L’officina ortopedica

Oggi topini voglio portarvi in un posto un pò particolare. Andiamo a Genova e in special modo nell’officina ortopedica Rizzoli. Ebbene si, tra i miei tanti interessi, mi occupo anche di questo. Mi occupo principalmente di dare aiuto, per quel che posso e serenità, a chi deve affrontare un’operazione come può essere l’amputazione di un arto. Come avevo già raccontato in uno dei miei primi articoli, spiegandovi cos’era la mia categoria “la zampetta bionica”, mi piacerebbe, senza alcun vanto, riuscire a dare informazioni o mettere in contatto chi può farlo meglio di me, tutto quello che è inerente a questo problema pre e post operatorio. Vedete, purtroppo questo tema è davvero difficile da affrontare e spesso, chi non conosce questo mondo, non riesce a trovare risposte alle sue domande e si trova a naufragare ramingo in un oceano di perplessità. E’ davvero un capitolo poco conosciuto. Oggi sono alla Rizzoli, ma essa non è l’unica officina ortopedica della Liguria. E’ forse la più conosciuta in regione, perchè è allacciata all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, dove luminari nel settore, effettuano questi interventi, purtroppo giornalmente. Il luogo e i locali non sono un granchè ma qui, è come essere davvero in un officina, dove però mani esperte, danno vita a un qualcosa che viene tolto, con cura e precisione. Si, lo so cosa state pensando. Che i luoghi che vi posto solitamente sono molto più intriganti e avete ragione, ma ambienti come questi non devono passare inosservati. Ci sono persone che ci trascorrono gran parte della loro nuova vita alla ricerca di quella vecchia e altre, che vivono qui, cercando di regalare ciò che gli viene permesso. Si, purtroppo l’asl non passa ogni cosa nemmeno ad un amputato. Per l’optimum bisogna pagare. Non voglio fare la moralista ma, per certe cose, la nostra Nazione è davvero strana. Entrarci, per la prima volta, fa un pò effetto. Si percepisce la sofferenza e l’inibizione che può dare un’invalidità, ma vedere tanto lavoro, permette anche di sapere come si può risolvere oggi, grazie ai marchingegni e alla tecnologia e agli studi di tante persone, che rimangono spesso dietro le quinte, come migliorare quello che prima, può sembrare strano, ma poteva essere un handicap ancora più grande. In quest’officina, dove potete vedere le macchine e gli arnesi utilizzati, non vengono fatte solo protesi ma vengono costruite anche sedie a rotelle, stampelle, busti, lettini e tutto il necessario per chi ne ha bisogno. Spero solo che siano sempre tanti i fondi a loro disposizione, in modo da potersi migliorare sempre di più e rendere ancora più efficenti i macchinari e i locali stessi, oggi, lasciati un pò andare. Si perchè anche le visite per le eventuali modifiche, vengono effettuate qua, e questo, inoltre, fa si che tra il paziente e il tecnico, nasca spesso un rapporto molto stretto anche perchè, in pochi, riescono a capire i vari fastidi o dolori che si provano come invece chi realizza queste opere. In questa particolare officina, che ha sede principale a Bologna, passeggiando per i corridoi si sente odore di pelle e colla, e la polvere di gesso bianco ti circonda nell’aria. Le stanze sono grandi e ci sono anche attrezzature da palestra per cercar di camminare e fare tutte le dovute prove. Alcuni stanzini sono colmi di pezzi e accessori di ogni misura e stampi e metri di ogni sorta. Si, purtroppo, ci sono ad esempio arti per adulti ma anche per bambini, sedie per grandi e per i più piccini, così come ci sono diversi materiali, più sofisticati in carbonio o idrorepellenti per andare in acqua, quelli più pesanti o quelli più leggeri. Insomma, fortunatamente, rispetto a tanti anni fa, quando veniva usato unicamente il legno, l’evoluzione ha fatto miracoli. Io son contenta di avervi fatto fare un giro da queste parti. Spero che anche voi, mi abbiate seguito con attenzione e soddisfazione nell’aver scoperto un mondo che, forse, ancora non conoscevate. Ora vi saluto ma vi aspetto per il prossimo tour. Come sempre la vostra Pigmy. Ciao!

8 commenti (+add yours?)

  1. Miss Fletcher
    gen 03, 2012 @ 17:19:22

    Questo è un argomento impegnativo, come lo è lavorare in questo settore. E’ molto difficile affrontare il dolore fisico e interiore, e vivere a contatto con persone che soffrono…non si può che avere grande stima di chi lavora in questi settori, siano essi medici, infermieri, fisioterapisti o altro…brava sorellina, ti mando un abbraccio!
    Quando torni a Zena, se hai qualche minuto libero, avvisa, eh… :-)

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    • topinapigmy
      gen 03, 2012 @ 17:23:28

      Infatti…. non li chiamo mestieri, le chiamo missioni e dovrebbe essere così per tutti. Prometto che la prossima volta ti avviso! E mi auguro di venire a Zena proprio con più di qualche minuto libero! Ogni volta è solo toccata e fuga, ecco perchè “ti sfrutto” per saperne qualcosa di più di questa città che solo ora comincio ad apprezzare e questo grazie a te!

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  2. topinapigmy
    gen 03, 2012 @ 17:40:13

    Non ci posso credere! Veramente?! Pensa, magari ci siamo anche incontrate…forse io ero fuori ad aspettare e tu sei passata di li…una veloce occhiata senza nemmeno farci caso e poi, alla sera, di corsa a scriverci! Ah!Ah!Ah!

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  3. bellombra
    gen 04, 2012 @ 11:13:49

    Ciao:) Grazie per essere passata dal mio blog e per i complimenti…anche il tuo non è certamente da meno!!!

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  4. Chagall
    gen 04, 2012 @ 15:09:33

    Precisando che quando si parla di queste cose la retorica è sempre dietro l’angolo, Pigmy, secondo me hai fatto bene a fare questo post. Lo hai fatto con delicatezza e non è da tutti.

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    • topinapigmy
      gen 04, 2012 @ 15:26:43

      Grazie Chagall, queste tue parole mi servono proprio. Sono quei tasti sui quali bisogna battere nel modo giusto e quindi il tuo commento lo tengo caro non solo come complimento ma soprattutto come consiglio da farne tesoro. Ti ringrazio.

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