Una passeggiata a Bosco

Si, non nel bosco, a Bosco. Bosco è un piccolo paesino di una ventina di anime. E’ una frazione di Casanova Lerrone. Oggi andiamo un pò più verso levante, in provincia di Savona. Siamo vicini a Ortovero a due passi da Albenga e Bosco, d’in cima alla sua collina, domina su tutta la valle. Circondato da tantissimi ulivi rimane esattamente davanti ad un bosco e la tranquillità che lo circonda è unica. Siamo a 320 metri sul livello del mare e siamo sul versante sinistro del torrente Lerrone che da il nome anche all’omonima valle. Il paese, come tutte le altre piccole frazioni dei dintorni, si basa economicamente su olio e vino con anche la coltivazione di ortaggi e frutta come pesche e susine. Ad accoglierci una Madonna in una cappella “custode e regina del luogo” come indica la targa in marmo su di essa. A Bosco la vita scorre tranquilla. Gli abitanti, contadini, svolgono le loro attività e c’è anche chi ha deciso di aprire un agriturismo e una fattoria didattica nella quale gli animali, capre, asini, pavoni, tacchini e galline sono mantenuti divinamente. Si vogliono mettere anche in posa per fare le foto e guardate come sono belle e i capretti, di 40 giorni, appena svezzati, guardate che pelo candido hanno e che cornine simpatiche. Bambi e Fiocco, così sono stati battezzati i due fratellini che saltellano come trottole e ancora cercano la mamma. Le capre saranno più di venti e ognuna ha un nome. A fare il giro nel paese, fino ad arrivare a questo agriturismo che si chiama “Pè pasciun” (per passione) c’è Bim Bum Bam, un simpatico micio di tre mesi che non si stacca da noi ma, di farsi fotografare, proprio non ne vuole sapere, accontentatevi del suo lato posteriore e potete credermi se vi dico che era affettuosissimo e aveva un pelo che pareva cotone, grigio con sfumature quasi rosa. Quando nella mia valle, al mattino, ci sono circa 5°/6°, li ce ne sono sempre 3 o 4 di meno, fa un pò più freddo e respirando, si sente l’aria fredda e pura che entra nei polmoni. L’acqua però, in questa zona, è buonissima e lo si capisce oltre che bevendola, anche dal pane che viene fatto e dalle verdure che hanno un sapore buonissimo. Ci sono ancora tante cose, qui a Bosco, rimaste come un tempo. L’insegna del telefono, vecchia, come anni fa, mi riporta alla memoria di quand’ero ragazzina, quando ancora si usavano i telefoni con i gettoni nei bar o nelle cabine. In alcuni scorci, bellissime piante rampicanti avvolgono i muri, alcuni appartenenti a vecchie dimore, altri ruderi che rendono questo posticino antico, quasi medioevale. Anch’esso, come la maggior parte dei paesi della mia valle, dal 1250 appartenne alla Repubblica di Genova per divenire poi della Repubblica Ligure prima dell’800, dopo che Napoleone Bonaparte occupò questi luoghi durante la dominazione francese. Per essere un borgo molto piccolo, ha ben due chiese, una delle quali, la principale, ha un campanile particolare molto appuntito che altissimo, svetta sopra ogni cosa e il suo orologio è, stranamente, indietro di mezz’ora. Davanti al portone principale inoltre, una bellissima scultura rappresentante un santo e un angelo che, essendo in rilievo, assume differenti espressioni a seconda di come lo guardiamo e dal lato in cui viene visto. Nell’aria a Bosco, non si può fare a meno di sentire motoseghe e colpi d’accetta, la gente si fa la legna, i termosifoni qui sono un lusso che pochi hanno e, in cielo, vola fumo dai camini che sa di buono. Il sabato e la domenica si passano così, a fare cataste, a raccogliere piccoli rametti per accendere il fuoco o a costruirsi quella parte di muro crollata o inesistente. E per loro sono giorni di festa. Non lavorativi. La gita è stata bellissima, abbiamo passeggiato con i nostri cani giù per un sentiero fino al torrente e abbiamo potuto notare la presenza di volpi e tanti altri animali. Per vivere qui ci vuole passione. Non direi coraggio, passione è il termine giusto. Scordiamoci il servizio del bus o altre comodità e, per chi lavora nelle città come Alassio o Albenga, si tratta di dover, tutte le mattine, mettersi in auto e raggiungerle (spalando neve in inverno) e per loro è come andare in una metropoli. Quando poi però alla sera rientrano nelle loro case, niente è più pacifico per loro. Le case, per la maggior parte in pietra e ognuno con il suo orticello davanti. Nessuno qui a Bosco compra al mercato i doni della terra! Non ci sono ville ne castelli, tutte case modeste ma tutte belle e fatte a mano da chi ci vive dentro, dai padri che si sono fatti aiutare dai figli o dagli amici del paese. Ci ritornerò, mi sono davvero divertita un mondo. E’ bello camminare in posti come questo quindi, seguitemi sempre, vi ci porterò. Di nuovo qui o da un’altra parte. Uno squit a tutti.

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