Da Triora a Sansone

Oggi vi farò fare un bel viaggetto tra i miei monti. È giusto ch’io vi faccia conoscere i miei luoghi perché sono posti stupendi e meritano di essere messi in mostra.

Questa volta – ma preparatevi perchè non sarà l’unica – andiamo nel bel mezzo della valle Argentina e percorriamo il tour del Passo della Guardia. Purtroppo le foto sono state scattate in una giornata un po’ nuvolosa, quindi vi prego di immaginare gli stessi ambienti incorniciati da un azzurro che toglie il fiato quando il cielo è sereno.

Partiremo da Triora, il paese delle streghe e,  facendo un giro a forma di ferro di cavallo, arriveremo fino a Sansone, dove potremo godere di tutta la pace che desideriamo. Incontreremo tantissimi e diversi tipi di territorio: dai boschi più verdi e fitti di conifere e noccioli a quelli più aspri, dove regnano rocce taglienti e la vegetazione scarseggia. Si possono trovare solo fili d’erba e qualche piccolo e selvatico garofano tra le pietre grigie. L’ardesia è la pietra più comune, con le sue sfumature più chiare o più scure, se ne trova ovunque.

Iniziamo allora. Come vi dicevo, partiamo da Triora che vi mostro qui sotto, ripresa dall’alto. Potete notare anche il suo cimitero arroccato nel punto più elevato. Quanta strada bisogna fare a piedi per raggiungerlo!

Qui è ancora tutto come un tempo e ogni cosa è ricca di fascino. Appena passato questo paese che, come ho detto prima, la storia vuole sia stato abitato dalle streghe tantissimi anni fa (ma dedicherò più avanti un post solo a questo argomento, perché ne vale la pena), ci troviamo davanti a una grande ex caserma abbandonata, al campo sportivo del paese e a dei recinti con bellissimi cavalli.

Il sentiero è ancora asfaltato, per il momento, e davanti a noi inizia ad aprirsi un mondo fantastico.

Guardando la strada che abbiamo innanzi, desideriamo continuare e vedere dove ci porta.

Allora ci giriamo per vedere cos’abbiamo dietro e rimaniamo estasiati dalla vallata che rimane sotto di noi.

Più su avremo panorami ancora più belli, quindi via: si parte!

Ecco la strada. Bella vero? La flora è già imponente e di un verde vivo. Notiamo che la natura ci offre subito alcuni dei suoi frutti selvatici, dolcissimi quelli da mangiare, mentre altri, non commestibili, sono belli ugualmente da fotografare. Ci sono anche le bacche e le more, che qui maturano a settembre a causa del clima. Ovviamente ce ne facciamo una scorpacciata mentre, estasiati, ammiriamo le valli che ci circondano.

Mentre l’aria si è già fatta più fresca e una poiana svolazza sulle nostre teste per poi sparire all’improvviso, osserviamo dall’alto i paesini appoggiati sui monti: Andagna, Glori, Corte.

Da qui possiamo vedere anche la strada che abbiamo percorso, che per ora è ancora poca. Quello che faremo è un tour di circa 2-3 ore, ovviamente soffermandoci ogni tanto, e di quasi 100km. Se preferite partire al mattino e tornare alla sera, fatelo tranquillamente: troverete ovunque posti per fermarsi a mangiare, con panchine e tavoli di pietra, prati dove stendere coperte o casette diroccate dove riposare.

Finito di arricchire i nostri occhi, ci inoltriamo piano piano nel bosco. Qui inizia lo sterrato e la montagna comincia a offrire il meglio di sè. Nei boschi che stiamo per percorrere troveremo Pino nero, Pino silvestre e Larici,  alti, altissimi e tutti attaccati uno all’altro.

Il sentiero è stato creato dall’uomo per la sua sopravvivenza, penso in tempo di guerra. Più su troveremo bunker e ripari, la cosiddetta Via degli Alpini.

Ecco l’inizio del bosco, mancano solo fate e qualche folletti, per il resto c’è tutto, soprattutto una pace incredibile. L’aria è più umida e si sente odore di funghi. Al posto delle magiche creature incontriamo invece parecchi motociclisti, con il quad o con la moto, e ognuno di loro ci saluta come vige la legge della montagna: si saluta sempre chi si incontra. È un pò come dire: «Se siamo qui, è perchè la stessa passione per i medesimi luoghi ci accomuna, quindi siamo amici!». È bellissimo: chi alza la mano, chi mostra solo le due dita in segno di vittoria, chi solleva il mento sorridendo. Ognuno a suo modo, ma nessuno passa indifferente.

Gli alberi sono così tanti da creare una penombra scura e, intorno a loro, una foschia biancastra li rende la scenografia ideale per qualche film fantastico. Interi boschi ricoprono i monti circostanti e il sole fatica a penetrare e scaldare il terreno.

Siamo nel bel mezzo del Passo della Guardia, tra poco si staglieranno davanti a noi altissime montagne e i boschi spariranno per lasciare spazio ai prati, luogo ideale per le marmotte. Oggi non abbiamo avuto molta fortuna con gli animali, non abbiamo visto granchè, ma questi luoghi sono popolati da rapaci, come aquile e gufi, da camosci dorati, senza considerare le capre e le pecore che pascolano su questi monti ogni giorno e offrono il latte e i formaggi che si possono acquistare nelle botteghe dei paesi della valle.

Il territorio cambia all’improvviso e anche il clima. Fa ancora più freddo, bisogna mettersi una maglia più pesante. Il naso inizia a essere freddo e umido come quello dei gatti.

Saliamo ancora lungo le strade militari. Vogliamo raggiungere Collardente per poi ridiscendere, volendo, a Colle Melosa, ma questa volta ci fermeremo prima. Delle montagne, guardandole dal basso, non se ne vede la cima. Sono altissime e sembra che le nuvole le stringano in un abbraccio. Ormai, la roccia è la padrona incontrastata e offre anche lei una bellezza particolare. Ricordatevi di sgonfiare leggermente le gomme dell’auto prima di buttarvi in questa avventura: ci sono tratti in cui le pietre sono davvero taglienti. Veri e propri spunzoni di roccia potrebbero rovinarvi la passeggiata montana forando una ruota troppo gonfia.

Saliamo ancora più su, raggiungeremo Sansone che sfiora i 1700 metri, quindi non stiamo fermia poltrire.

Rimettiamo in moto i nostri veicoli. Ormai il verde di prima è sparito, il colore che dipinge gli arbusti è un pallido giallo paglierino e anche l’erba è molto più chiara delle foglie incontrate poco prima. Sono così leggeri e sottili, che basta un lieve venticello per farli ondeggiare. I loro ciuffi si muovono tutti nella stessa direzione. Le rupi che ci circondano ci regalano l’eco ed è inutile dire che è quasi obbligatorio scendere ancora una volta dalla macchina e farsi due risate nell’udire la nostra stessa voce, più volte, rimbombare tra i monti.

Qualche ciclista estremo passa affaticato vicino a noi, sicuramente ci ha sentito, quindi, pieni di vergogna, ci nascondiamo in auto e ripartiamo.

Il rumore inconfondibile di un ruscello ci fa alzare gli occhi e con vediamo scendere l’acqua dalla montagna, si fa strada tra i ciuffi d’erba. È cristallina e freddissima. Scende da lassù, non vediamo nemmeno da dove, fino ad arrivare ai nostri piedi. Ha lo stesso odore della neve.

Dopo qualche curva, ecco davanti a noi il tunnel di Collardente, una galleria lunga 450 metri. La cosa buffa è che non è illuminata per niente. Quando si è dentro di essa, spegnendo i fanali, ci si ritrova nel buio più pesto e, credetemi, mette i brividi.

L’unico rumore è quello di alcune gocce d’acqua che cadono sul pavimento, infatti la galleria è molto umida. Una volta usciti, sembra di tornare a respirare e, davanti a noi, si affaccia nuovamente la vallata. Ancora una volta possiamo, girandoci indietro a guardare quanta strada abbiamo percorso e cosa c’era al di fuori del tunnel, com’era la montagna sopra le nostre teste.

Siamo quasi arrivati a destinazione. Continuando per questa via, potremmo anche andare a Cima Marta o a Col Bertrand ma la nostra meta è Sansone, un luogo ricco di prati e dove il verde torna a fiorire. E’ qui, infatti, che incontriamo un rifugio che produce formaggi ricavati dal latte delle sue pecore. È qui che possiamo raccogliere qualche fiore.

Ora non ci resta che decidere: andando dritti scenderemo poi da Colle Melosa e arriveremo a Molini, se giriamo a destra, alla prima, andremo a La Brigue, mentre proseguendoo e girando poco dopo l’incrocio che porta in Francia, andremo dove ho detto prima, e cioè ai Balconi di Marta e alla sua Cima, dove ancora oggi esistono postazioni della vecchia guerra.

Ma questi sono altri tour. Per ora ci fermiamo qua, a 1694 metri, nella tranquillità più assoluta.

Spero che questo viaggio vi sia piaciuto e mi seguirete anche negli altri.

Un bacio a tutti,

Pigmy.

M.

17 pensieri su “Da Triora a Sansone

  1. Tesoro, tu mi porti sempre in posti che adoro, Triora…grazie! E quelle strade, quanto tempo che non le percorro…mi emoziono sempre quando leggo questi tuoi post, anche perchè tu ci metti tanta passione, curi così bene i dettagli del tuo racconto, che sembra davvero di essere lì, grazie sorellina, buonanotte!

  2. Grazie! Che bei complimenti! E’ un piacere! Appena riesco, su Triora farò un post solo per lei (e tutto per te), con la lapide della strega Cabottina e tutti gli altri ruderi. E’ bella la mia valle vero? Te l’avevo detto che piano, piano ti ci avrei portata. E questo è ancora niente. Siamo un pò come la topina di campagna e quella di città visto che tu mi stai facendo appassionare a Genova. Buonanotte a te cara e grazie ancora.

    • Ma ciao! Benvenuto! Bello il tuo blog, …che sono subito andata a vedere. Molto più bello è l’averti incuriosito. Anche i tuoi racconti incuriosiscono, li leggerò. Noto, se può farti piacere, che cose in comune ne abbiamo TRE. Si, proprio TRE: ci piace fumare, ci piace scrivere e ci piace Tarantino. Anche se non rinuncio ai pomodori secchi. Direi che è un buonissimo inizio! Solitamente saluto i miei nuovi amici con uno Squit, tanto per rimanere in tema, forse per te, è un pò troppo educato, ma lungi da me l’offendere (o quanto meno, mai per prima) quindi, uno Squit e un abbraccio. Pigmy.

  3. Un territorio molto simile a dove abito io (che non vi svelerò mai buahahahah… ehm…) Solo che qui da me le streghe ancora ci stanno, ogni tanto si affacciano alla porta e ti gurdano di bieco che tu non puoi fare altro che affrettare il passo e toccare il ferro più vicino eh!:) Bellissimo posto, adesso lo cerco su google che mica lo so dove sta Triora:)

    • Ah!Ah!Ah! Che forte che sei! Tranquillo, le streghe non le hanno debellate tutte nemmeno qua da me! 😀 Triora è in provincia d’Imperia ma sicuramente avrai già trovato qualcosa su google. Se anche tu abiti in un posto simile allora dev’essere davvero bello! Scatta due foto se ti va! Sono luoghi che adoro…(da vedere….il trekking, ad esempio, non fa per me!). Un abbraccio.

  4. Ciao,
    è la prima volta che commento qui, quando succede mi pare d’essere sempre un po’ un intruso in casa d’altri.
    I paesaggi sono spettacolari. E sarei molto curioso di conoscere queste storie di streghe, quindi aspetto il post. Poi Valle Argentina e Passo della Guardia mi piacciono moltissimo come nomi, sembrano presi da un romanzo di letteratura fantastica.

  5. Se ti dico che è un onore averti qui mi credi? Spero di si. Ti conosco benissimo, ho sempre letto i tuoi commenti e spesso il tuo blog, segnalandolo anche ad una persona che è appassionata dei racconti che citi, che ama gli elfi e scrive. Se non ti ho mai commentato è solo perchè avendo un blog, meno “letterario” del tuo, pensavo non t’interessasse, invece, ti ringrazio molto per quello che mi hai scritto. Appena posso (mi manca il mezzo) tornerò a Triora, che conosco a memoria, ma sono sempre senza macchina fotografica e non posso rendervi l’idea ma, nel frattempo stò preparando un altro tour del quale ho già immagini. Grazie ancora Chagall, un primo squit tutto per te. p.s.=Nel mio blog non disturbi mai.

  6. Oddio, non mettermi in imbarazzo.
    Nel mio blog mi occupo di letteratura fantastica, ma non è che mi interessa solo quella. Io leggo di tutto e trovo che la cosa interessante della blogsfera sia venire, seppur in minima parte, a contatto con persone diverse che hanno passioni differenti dalle proprie.
    Ti ringrazio per le cose che hai detto, ovviamente mi fa piacere.
    E procurati la macchina fotografica quando puoi. Queste immagini che hai messo sembrano davvero prese dal regno delle fiabe.

  7. Ciao! Scusa il ritardo ma eri andato a finire negli spam. Innanzi tutto benvenuto, mi fa piacere ti piacciano questi luoghi e puoi star certo che la maggior parte delle persone li visita in camper. Ne vedo sempre tantissimi, ognuno con un cane legato fuori. Un’usanza del luogo probabilmente. Farò più avanti un post su Triora, vieni a visitarlo se ti fa piacere! Ciao, a presto!

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