Il Redentore

Cari topini, oggi andiamo in un posto dal panorama fenomenale. Anzi, dai tanti panorami. Sì, perché saliremo su, in cima alla Valle Argentina, e da lì potremo vedere ben tre vallate: una ligure, una piemontese e una francese.

Partiamo ancora una volta da Triora, ma, anziché continuare dritto, prendiamo a destra per Monesi, una strada sterrata b-e-l-l-i-s-s-i-m-a. Ci ritroviamo immediatamente circondati da roccia e prati, sembra quasi che gli alberi si siano offesi e se ne stiano tutti nel versante ovest. In realtà questo accade perché siamo già alti di quota, circa 1500 metri d’altezza, dove la vegetazione si adegua all’ambiente.

Ci stiamo dirigendo alla statua del Redentore, una scultura di bronzo rappresentante il Signore che domina, dalla cima di una montagna, tutto il mondo! Esatto, sembra davvero che sorvegli tutta la Terra.

Il pascolo d’alta quota è un simbolo della Valle Argentina. Anche qui, infatti, incontriamo le nostre amiche pecore, tipica fauna del luogo. Tuttavia, posso assicurarvi la presenza di tassi, molto difficili da fotografare: sono paurosi e molto timidi, un po’ come noi topini. Potremmo, inoltre, ritrovarci circondati da lepri variabili selvatiche, marmotte e, più avanti, scendendo e attraversando il bosco prima di Monesi, anche la pernice bianca!

Per vantare qualche pillola ornitologica, vi posso dire che tra i passeriformi, è possibile notare in questi luoghi il Culbianco, il Luì piccolo e lo Spioncello. Sono uccellini sempre in movimento e dai nomi davvero originali.

Anche le mucche e i cavalli sono presenti. Se ingrandite questa foto potete ammirarli durante il riposo e, nel mentre, notare dove vivono i pastori in questa valle, isolati completamente, ma in un paesaggio fantastico.

È in queste cascine che producono latte e formaggi a volontà. Come vedete, il terreno sta per diventare più verde,  ma dobbiamo prima attraversare la galleria del Garezzo, da noi chiamata comunemente, du Garesu. È una galleria lunga solo 60 metri e sarà lei a introdurci nel bosco che vi dicevo prima.

Per ora, l’unico fiore che vediamo è la lavanda profumata.

In questo momento siamo a 1795 metri, ora scenderemo un po’ per poi risalire fino al cielo!

Eccoci sotto le fronde finalmente.

Nonostante l’altitudine, il sole c’è e si sente. Non c’è luogo migliore per abbronzarsi e un po’ d’ombra ci fa piacere.

Qui possiamo apprezzare la flora, drasticamente cambiata.  Nel bosco, attraversabile in auto, possiamo trovare la rosa canina, bacche di ginepro e lamponi, arbusti che riescono a sopravvivere grazie alla lontananza dei pascoli: gli ovini, infatti, fanno piazza pulita ovunque!

Gli alberi che ci circondano sono il maggiociondolo alpino, l’acero di monte, il sorbo montano, il sorbo degli uccellatori e, ovviamente, non possono mancare i più comuni frassino e nocciolo. Il sole che prova a penetrare dai rami ci regala lo spettacolo di righe trasversali luminose che attraversano le piante ma, nonostante tutto, il manto del sottobosco è umido e costituisce un’ideale culla per funghi buonissimi. 

Sorpassato questo tratto, chiamato Case Penna, eccoci a Monesi, un piccolo paesino di 1310 metri d’altezza. Come vi preannunciavo, siamo scesi, ma non preoc-cupa-tevi: torneremo su! Di fronte a Monesi c’è un altro piccolo borgo chiamato Piaggia, e voi non potete immaginare quanti ricordi mi si affollano nella testa, avendo trascorso in questi luoghi due mesi, un’ estate, quando ero più piccola.

Pur essendo apprezzati nei mesi estivi, questi due paesini vengono popolati soprattutto d’inverno dagli appassionati di sci. Gli impianti sciistici, che ora vedete come immensi prati, li ritroveremo anche al Redentore e, se fossimo in gennaio, in un contesto completamente diverso, sarebbero coperti di candida neve. Tutto il verde che vedete dovete immaginarlo di un bianco argentato che ricopre ogni cosa.

Sorpassiamo Monesi tramite tornanti e ritorniamo nei pascoli, ricominciando la nostra salita. Dopo poche curve, ecco un puntino, lassù, sulla punta del monte. Ci fa capire che manca poco.

Sulla cima che sembra disegnata e colorata con i pastelli, si staglia la microscopica, per ora, figura della statua, la nostra meta (mi sa che dovrete anche qui, ingradire la fotografia, questa valle è così immensa che gli spazi sono davvero infiniti).

Siamo già così in alto da poter vedere, nel versante ligure in fondo alla valle, una chiesetta solitaria in miniatura posta dietro una grande abetaia, ma questo è ancora niente! Invece,  girandoci verso destra, possiamo ammirare la vallata francese e giù, giù in fondo, il paese di La Brigue, al centro della valle.

Due falchetti si rincorrono in voli circolari, ma riuscire a centrarli con l’obbiettivo è quasi impossibile. La catena montuosa più chiara che circonda questa vallata è il primo tratto delle Alpi Marittime. Fa caldo, ma la l’aria così fresca e pulita fa prudere il naso ed è come se entrasse a raffreddare la fronte.

Su questi monti si possono trovare i bucaneve e le stelle alpine. Sì, cari topini, a proposito di alpini, devo dirvi che ritroveremo, vicino al Redentore, rifugi e ruderi inerenti alla guerra, oggi considerate opere in memoria delle Alpi. È qui, sul Monte Saccarello, 2200 metri, dove vedete quel pilone sulla cima, che esiste una vera e propria batteria. È la batteria del Monte Saccarello, con tanto di casermette, postazioni e ben quattro cannoni. Fu realizzata nel 1900 per controllare il Monte Bertrand e Collardente. Dietro alle barbette si trovano ancora la riserva, il ricovero per i soldati e la casetta di legno che riparava le polveri dall’umidità. Era attrezzata più per la difesa che per l’attacco, collegata ad altre numerose caserme a ridosso del crinale nel tratto Passo Tanarello – Passo di Garlenda. Per chi ama queste rovine è il luogo ideale.

Si tratta di una bella scarpinata, oggi non abbiamo tempo di visitare con attenzione questo posto, quindi continuiamo il sentiero sulla nostra sinistra, sterrato ma più breve, che ci porterà – eccola laggiù! – alla nostra statua.

Passiamo di fianco al rifugio San Remo, una piccola baita di assi di legno sulla strada.

Siamo arrivati. Il Redentore si erge davanti a noi, che lo guardiamo con il naso all’insù. Alla sua base ci sono tante targhe, ma quella che vi ho postato mi sembra la più significativa.

Tale immensità lascia tutti senza fiato e questa volta, ad arricchire il tutto, abbiamo il cielo di un azzurro intenso, senza nemmeno una nuvola.

Ecco a voi Il Redentore! Questa statua è stata costruita il 5 agosto del 1901 e ogni anno, in quella data e da 110 anni, si rinnova l’appuntamento per la festa del Redentore che vede come protagonisti innumerevoli alpini, oltre che,  ovviamente, tantissima gente che arriva da ogni dove. Questa statua rappresentante il Cristo si trova esattamente tra la provincia di Imperia e quella di Cuneo.

Era il 1900 quando papa Leone XIII, durante la messa della vigilia di Natale in San Pietro, dichiarò di voler dedicare il XX secolo proprio al Redentore. Fu così che ogni regione italiana si preoccupò di rappresentare, sulle proprie vette più alte, statue, croci o monumenti che lo rappresentassero. Con la forza delle braccia e con l’aiuto dei carri, trainati da buoi, costruirono la nostra, nel ponente ligure. Chi ha scolpito questo viso l’ha fatto in modo così preciso e accurato da riuscire a renderlo espressivo, ma… cosa vedono quegli occhi? Ve lo mostro subito.

I panorami sono vasti e variegati, la valle, poi, è incantevole. La bellissima Valle Argentina si trova esat-ta-mente davanti al suo sguardo. Se fino ad ora ve l’avevo fatta vedere dal basso verso l’alto, questa volta potete notare come si mostra all’inverso. Anzi, vi presento anche da qui una chicca: uno dei paesini più graziosi, visto dall’alto della mia valle, Verdeggia, con tutti i suoi tetti in “ciappe di ardesia”, sembra proprio un presepe ed è abitato, nella stagione fredda, da una sola famiglia e dal gestore dell’albergo.

Ora, da questo posto magnifico, dobbiamo scendere e tornare nella nostra tana, prendendo un’altra strada.

Passeremo da San Bernardo di Mendatica e faremo il Col di Nava, ma questa è una sorpresa per la prossima volta e sarà anch’esso un post con immagini spettacolari come queste, che mi auguro tanto, vi siano piaciute.

Buon divertimento e buona passeggiata a tutti, cari topini!

Vostra Pigmy di montagna.

M.

23 pensieri su “Il Redentore

  1. Cara Topina di montagna, questo posto splendido mi mancava!
    Anche perchè è una bella scarpinata, come dici tu, e io sono pigrerrima su per monti del genere è dura riuscire a trascinarmici!
    E poi, scusa, mi ci porti già tu 🙂 !
    Brava sorellina, splendido post!

    • Ma Miss si va in macchina! Tranquilla! Grazie per i complimenti, si, si, io ti ci porto e son felice che ti piacciono anche se credevo conoscessi anche questo….dopo la chiesetta dell’Arma, pensavo di non riuscire a stupirti più!. P.s. =riconosco di essere una rompi ma volevo solo avvisarti che non c’è stato modo di riuscire a commentarti ieri su Oscar Wilde, oggi invece sul salone del mare si! Boh…chi ci capisce!

  2. Uh, i falchi! Ma non ti facevano paura? E se poi ti catturavano, Topina?
    La statua è meravigliosa! Ha un’espressione “potente”. È l’unica parole che mi viene in mente.

    • In effetti, mi sono dovuta intrufolare sotto un carciofo selvatico perchè non mi vedessero…ma l’ho scampata bella…pfui. Per le foto grazie a te, per tutti i complimenti che mi fai ogni volta!

  3. mi piace un sacco la prima foto e i paesaggi, mostrano tutta la loro potenza. Io ci son venuto tante volte su in piemonte eh andavo a Gattinara una cittadina a qualche km da Vercelli. Gattinara è una città del vino ci abitavano i miei zii:)
    Belle zone davvero, anche se lì era un po’ tutto pianeggiante ma bastava andare verso il monte rosa eh…:)

    • Il Monte Rosa ha un fascino tutto particolare, bellissimo… Sono contenta però che i miei monti ti piacciono e anche i paesaggi che sembrano tutti uguali ma credimi che non è così. Riguardo il vino è vero, in Piemonte ci sono ottimi vini, io personalmente no ma tanti liguri però non li cambierebbero con il nostro Pigato. Vabbè, va a gusti, come sai io ad esempio preferisco il Traminer che non è ne ligure ne piemontese!

  4. Ecco Rick….per l’appunto….visto cosa ha appena scritto Miss? Qui è così! Miss, ma lo sai che il mio nonnino, che fa il vino, nel mulino, in quel di Albenga, aveva vinto la targa d’oro come miglior Pigato della zona?

  5. Chapeau al nonnino, caspita!
    Senti sorella, io avrei una richiesta, se me la puoi esaudire, please….io mi ricordo, quando ero piccola, che andavo sempre a comprare le marmellate da certe Suore, sopra Sanremo, credo carmelitane Scalze…ecco, non è che per caso quando passi di lì, se ci passi, fai due foto per tua sorellina 🙂 ? E racconti un po’ del monastero? Eh….mi piacerebbe tanto!

  6. Urca, cavoli! Avevo i frati capuccini qua vicino a me con padre Onorio, ma se vuoi le carmelitane scalze va bene. Non sono molto informata su di loro, quindi dovrò fare una vera e propria ricerca. Questo lo sottolineo perchè qualora vedessi il post sappi che sarà interamente dedicato a te con passione!!!! Solo un favore devo chiederti. Non ho l’auto in questi giorni, quindi dovrai aspettare un pò (15 gg circa), ma te lo prometto. p.s.=sempre che esista ancora!

    • Che buono! Il Traminer, il Thurgau e il Greco di Tufo! Me li ha fatti conoscere mio marito e come bianchi sono i miei preferiti. Non dirlo a Miss ma il Pigato a me non piace, anche se nella mia famiglia tutti ne vanno matti! Sssst…e non dirlo nemmeno a mio nonno!

  7. Sister il Traminer e il Thurgau piacciono anche a me! Ma il Pigato…beh, che dire!
    Ma comè che siamo finiti a parlare di vini come degli sbevazzoni sotto un post intitolato il Redentore 🙂 ???? Mah, sarà colpa di Rick, sicuramente…dolce notte!

    • si , era davvero un grande il mio nonno “Pipa” e sono felice di averlo vissuto qualche anno!!! Tu lo sapevi vero che lui c’era…. ne avevamo parlato una di quelle volte lassù sopra il cieolo!!!!

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