Praseidimio

Ieri, mi è accaduta una di quelle cose solite, le coincidenza, che spesso mi accompagnano durante la giornata. Vivo nello stesso mulino in cui vivevo da bambina e quella che ora è la cameretta del mio topino, una volta era la mia. I mobili, non sono uguali ma al centro della stanza c’è lo stesso spazio vuoto che avevo io quando giocavo o ascoltavo le favole tramite il giradischi che mi regalavano i miei nonni materni. Quelle favole le ho ancora, come ho i libri di scuola e tante altre cose, ricordi per me troppo cari da buttare via. Sono infatti l’incubo dei miei familiari che vorrebbero un pò più di ordine e spazio. Di favole ne avevo veramente tante, intere raccolte ma, ricordo come se fosse ieri, quella che più di tutte mi ha colpito “Praseidimio”. Forse per le immagini o forse per la trama, quella fiaba era entrata in me tanto da farmela sognare la notte. Ora il mangiadischi non funziona più e sinceramente è sparito con il passare degli anni, ma i “Raccontastorie” cartacei, sono rimasti e chi ne fa largo uso è il mio topolino che, pigro com’è, preferisce ancora, alla tenera età di 10 anni, i racconti con le figure piuttosto che un bel “L’isola del tesoro” o “24mila leghe sotto i mari”. Fargli leggere un romanzo è una tragedia, di un’intera libreria gli e ne piaceranno si e no, 4 o 5. Fatto sta che ieri sera, mentre ero in sala e lui nella sua cameretta, mi chiama, vado e lo trovo sdraiato a pancia in giù sul pavimento, con le gambe incrociate e il libro aperto, davanti, per terra. Era nella stessa posizione in cui io leggevo quelle favole. – Mamma -, mi dice con un sorriso – C’è una favola belllissima, troppo forte, indovina qual’è? -. Poteva essere “La ragazza verde del lago”, “Von Krest il castiga galline”, “Il giullare mingherlino”, invece era proprio “Praseidimio”. Spontaneamente mi è venuto in mente di dirgli che era la mia favola preferita e topino, dicendomi che anche per lui era la più entusiasmante, mi mette alla prova per vedere se me la ricordavo. Gli dissi tutta la filastrocca a memoria e lui rimase senza fiato. In realtà non è niente di che come favola ma, probabilmente, colpisce ad una certa età. Una bella coincidenza che ieri sera mi ha riempito di ricordi lontani e, inoltre tutto, a inizio in un mulino. Insomma, ve la racconto: C’era una volta un mugnaio che non faceva altro che vantarsi e blaterava che lui macinava la farina più fine di chiunque altro, che la moglie faceva le torte migliori e che lui era capace di acchiappare anche mille topi in un giorno (!). Ma soprattutto si vantava di sua figlia Eloisa. Un giorno venne al mulino uno dei servi di palazzo, per prendere la farina per il panificio del Re. -Ma lo sai-, cominciò il mugnaio – che mia figlia, non solo è la più bella fanciulla del reame, ma è anche la più intelligente?…è così in gamba che riesce persino…persino a filare la paglia in oro!-. Il servo che sapeva quanto il Re amasse l’oro, quella sera gli raccontò la stupida vanteria del mugnaio. -Quel mugnaio è davvero presuntuoso- commentò il Re -gli insegnerò io a non raccontare bugie. Manda a prendere sua figlia. Vedremo subito se è capace di tramutare la paglia in oro-. E così le guardie reali andarono a prenderla. Quando Eloisa arrivò a palazzo, il Re la condusse giù per una scala buia fino alle cantine e a una piccola stanza. In un angolo c’erano un arcolaio e un mucchio di paglia. -Tuo padre dice che sei capace di filare oro dalla paglia- disse il Re -bè, allora fila questa paglia prima del tramonto, o farò gettare tuo padre in prigione per aver mentito!-. Eloisa cercò di spiegare, ma non ci fu verso. Il Re uscì dalla stanza e chiuse la porta a chiave. -Ma come posso filare la paglia in oro- singhiozzò lei -nessuno può farlo!-, mentre così si disperava, sentì una voce che le disse -Io posso farlo!-. Di fronte a lei era apparso l’ometto più buffo che avesse mai visto. Era poco più alto di un nano, con le orecchie a punta, il naso rosso, lunghi riccioli e una lunga barba. I suoi abiti erano rossi e verdi e portava un enorme cappello floscio con una lunga piuma di struzzo. -Tu puoi farlo?- esclamò Eloisa -e come?-. -Non preoccuparti del come, ma del cosa. Cosa mi darai in cambio se ti tramuto la paglia in oro?-, -Oh, qualunque cosa! Qualunque cosa tu voglia!-, -Il tuo braccialettino?-, -Si, si naturalmente- e così l’ometto si accomodò sullo sgabello e cominciò a filare. In pochi minuti aveva trasformato il mucchio di paglia in un centinaio di gomitoli d’oro puro. -Ora, mi devi dare il tuo braccialetto- disse. Eloisa rise e glielo diede, ringraziandolo più volte. -Niente, niente, sono contento di esserti stato utile- e con queste parole lo strano ometto si dissolse nell’aria. Al tramonto, quando il Re tornò, non riusciva a credere ai suoi occhi. Ma, preso com’era dall’oro, invece di ringraziare la fanciulla e di lasciarla tornare a casa, la rinchiuse nuovamente in cantina. Il mattino seguente la condusse in una stanza più grande. In un angolo c’era un mucchio di paglia ancora più grande del precedente con il solito arcolaio accanto. -Fila questa paglia per stasera- ordinò. E se ne andò sprangando la porta. Eloisa scoppiò in lacrime. -Oh! Cosa faccio ora! Se almeno quel meraviglioso ometto mi trovasse di nuovo!-, -Detto fatto! Eccomi qua!-, Eloisa si sentì così sollevata, che riuscì a malapena a sussurrare un -Meno male!-. -Cosa mi darai se filerò tutta questa paglia in oro?- chiese l’ometto. -Qualunque cosa, qualunque cosa!-, -Il tuo anello d’argento?-, -Ma si, certamente!-. E così l’ometto si accomodò sullo sgabello e cominciò a filare. In poche ore accanto al muro si ammucchiarono un migliaio di gomitoli di filo d’oro puro. -Ora, dammi il tuo anello-, disse l’ometto saltando giù dallo sgabello. – Apparteneva a mia madre, ma te lo do volentieri- e glielo diede ringraziandolo mille volte. Al tramonto quando il Re entrò nella stanza, fu entusiasta nel vedere tutto quell’oro. E non seppe decidersi a rimandare Eloisa a casa, finchè non lo avesse fatto diventare il re più ricco del mondo. E così, il mattino seguente la condusse in una stanza così grande che lei non ne aveva mai vista una uguale. Era stracolma di paglia fino al soffitto e in un angolo c’era il solito arcolaio. -Se riuscirai a filare tutto in oro per il tramonto- le disse -ti sposerò, altrimenti, resterai in prigione per sempre!-. -Non sarò così fortunata anche stavolta-, singhiozzò Eloisa -l’ometto non mi troverà più!-. -Non giurarci. Sono già qui! E cosa mi darai se filerò tutta questa paglia in oro e tu diventerai regina?-, -Qualunque cosa! qualunque cosa!…ma non ho più niente da darti-, -Qualcosa troverò!- e accomodatosi sullo sgabello si mise al lavoro, filando più velocemente del solito. Proprio mentre il sole lanciava gli ultimi bagliori, lui terminò di filare l’ultimo filo di paglia. L’enorme mucchio si era trasformato in un centinaio di balle di oro puro. Eloisa lo ringraziò infinitamente. -Eh, eh, ma ora dovrai darmi il primo bambino che ti nascerà!- gridò il nano con una risataccia -questo è il mio prezzo!-, -Ma se non sono nemmeno sposata?!- esclamò Eloisa. -Ma lo sarai presto. E io aspetterò…-, -Mah…-. Prima che potesse aggiungere un’altra parola, il nano sparì…e proprio mentre il Re faceva scattare la serratura della porta. Egli mirò e rimirò le balle d’oro. -Incredibile! Fantastico! Tutto ciò che tuo padre aveva raccontato è vero! E allora ti sposerò!-. Il reale matrimonio ebbe luogo una settimana dopo. Eloisa era così felice che presto dimenticò il nano e la promessa che gli aveva fatto. E quando nacque il suo primogenito, non si ricordava nemmeno più di lui. Ma un giorno, mentre sedeva con il bambino in braccio, l’ometto apparve all’improvviso. -Sono venuto a prendere la mia ricompensa- disse -il primo bambino che ti è nato-, -No! No! Ti darò tutto, la mia corona, il mio palazzo, qualunque cosa, ma non il mio bambino!-, -Me lo immaginavo- ghignò il nano -non vuoi mantenere la promessa. Ma lo dovrai fare… a meno che tu non riesca a indovinare il mio nome-, -Il tuo nome?-, -Si, il mio nome. Prova quante volte vuoi ma se in tre giorni non ci sarai riuscita, porterò via il bambino- e svanì prima che lei potesse ribattere. La povera Regina mandò i suoi messaggeri a raccogliere i nomi più inconsueti del reame. Sfogliò tutti i libri della biblioteca reale e quando l’ometto le comparve davanti all’improvviso, gli disse -Ti chiami forse Ferdinando? O Baldassarre? O Dagoberto o Isimbardo? O Giramondo o Dodo o Gil…?-, -No, no prova ancora- e dopo che lei ebbe snocciolato nomi per un’ora intera, il nano sparì. Il giorno dopo, essa pensò a tutti i nomi sciocchi che un nano avrebbe potuto mettersi e quando egli le ricomparve davanti, gli disse -Ti chiami forse Ginocchiatorte, o Falenanotturna… o Stinchilegnosi, o…-, – Acqua! Acqua! Acqua!- sogghignò l’ometto e dopo due ore di indovinelli le dette il suo ultimatum -Dovrai impegnarti di più domani. Sarà la mia ultima visita-. La Regina era prossima alle lacrime. Che cosa poteva fare? In quel momento, uno dei messaggeri bussò discretamente alla porta, stava tornando da una delle sue ricerche. -Sono andato ai confini del regno, mia signora- le disse -ho chiesto aiuto a tutti i maghi e alle streghe, ma inutilmente. Alla fine ero così stanco che mi sono sdraiato sull’erba e mi sono addormentato. Al mio risveglio ho notato la luce di un fuoco tra gli alberi e, avvicinandomi, ho visto un buffo nanerottolo che danzava intorno al fuoco. E cantava sempre lo stesso ritornello “Tricche, strumpa, mixo Praseidimio è il nome mio, ma non l’indovinerai come mi chiamo io…”-. La Regina era fuori di sé dalla gioia. Regalò al servitore un prezioso anello d’oro che portava al dito e lo ringraziò mille volte. Il giorno seguente, il nano apparve con un cesto per mettervi il bambino regale. -Avanti! Avanti! Indovina!- la incitò con sarcasmo -indovina il mio nome!-, -Ti chiami forse Matteo, o Marco, o Luca, o Giovanni? O Guglielmo, o Pietro, o Nicola, Filippo, Erminio, o… o forse Praseidimio?-, il nano lanciò un grido stridulo e lancinante e pestò i piedi per terra per la gran rabbia – Hai barato!- strillava -mi hai ingannato!-. A furia di pestare i piedi, fece un buco nel pavimento e ci precipitò! E questa fu la fine di Praseidimio. Vi è piaciuta? Sentire da bambini quella voce gracchiante e metallica uscire dall’apparecchio, faceva venire i brividi. Brividi che topino non ha provato ma evidentemente, questa favola, deve averlo colpito in qualche modo ugualmente. Chissà come! Ciao Pigmy.

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13 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Miss Fletcher
    Ott 11, 2011 @ 20:48:59

    Che tenerezza, la camera, il libro…anche con il mangiadischi che non c’è più.
    Che tenerezza che tuo figlio legge le tue stesse fiabe.
    Le fiabe sono sempre belle, hanno una magia…un senso di sorpresa, ti trasportano proprio lontano.
    Sono certa che quando Chagall leggerà questo post apprezzerà molto!
    Un abbraccio!

    Rispondi

    • topinapigmy
      Ott 11, 2011 @ 20:58:10

      Guarda non dirmi niente, tra me e Chagall, deve esserci qualcosa che non va a livello tecnologico solamente! Riesco a commentare i suoi post un giorno si e tre no, non capisco perchè. Comunque spero davvero gli piaccia. Si, questa storia delle stesse favole che leggevo io fa tenerezza anche a me e spolvera la mente! Abbracci sorellina!

      Rispondi

  2. Matteo
    Ott 12, 2011 @ 23:27:59

    Pigmy, ho notato che mi hai inserito nei link (grazie grazie!) però hai sbagliato indirizzo. Hai messo il link di un post e non il link alla home page! 🙂 Bacio

    Rispondi

    • topinapigmy
      Ott 13, 2011 @ 16:42:20

      Matteo…scusami, hai ragione! Ecco perchè ogni volta che vengo a trovarti picchio sempre li! Ma come faccio a essere così poco tecnologica…??? Abbi pazienza! Cercherò di rimediare. Un abbraccio! 😀

      Rispondi

  3. Deb
    Ott 13, 2011 @ 07:29:58

    Praseidimio! Me lo ricordo, quanto amavo i Raccontastorie! Grazie per averlo riproposto, è stato un po’ come tornare bambina. 😉
    E che bel cantuccio, qui al Mulino, molto accogliente. Buona giornata!

    Rispondi

    • topinapigmy
      Ott 13, 2011 @ 16:46:48

      Deb! Che piacere! Una brava scrittrice qui nel mio mulino….wow! Anche tu il Raccontastorie? Non posso crederci….pensavo di essere l’unica al mondo ancora con questi cimeli! Lo farò presente alla mia famiglia che esige spazio! Non ci comprendono. Era il nostro passatempo vero? E dimmi, anche a te Praseidimio aveva fatto lo stesso effetto che ha fatto a me? Era un poco inquietante a parer mio ma allo stesso tempo mi affascinava. Ciao Deb uno squit, come di buon uso e un abbraccio!

      Rispondi

  4. Rick
    Ott 13, 2011 @ 12:49:58

    Io il giradischi ce lo avevo arancio 🙂 ma che dico, ce l’ho ancora:)
    Poi mi è arrivato ilpicci e …

    Rispondi

    • topinapigmy
      Ott 13, 2011 @ 16:50:54

      Anche il mio era arancio! Che bello Rick! Con tutti i buchi sopra! E la maniglia per portarlo in giro! Ce l’hai ancora??? Io no….sigh! Però me lo ricordo come se lo avessi avuto fino a ieri. Il pulsantone nero per far uscire il disco, che a volte era durissimo, e la polvere che si andava a infilare nei famosi buchi…Son passati più di 25 anni, per me! Cavoli…Tienilo caro il tuo!

      Rispondi

  5. Miss Fletcher
    Ott 13, 2011 @ 17:37:51

    Anche io ce l’ho ancora…ma sai che non mi ricordo il colore? E ho anche tutte le fiabe sonore, quelle con libro e disco…bellissime!

    Rispondi

    • topinapigmy
      Ott 13, 2011 @ 19:28:22

      Si Miss? Che bello! Secondo me è arancione anche il tuo. Ma perchè sono l’unica a non averlo più! 😦 E invece le cassette delle favole che si tenevano dentro alla valigia rossa? Tutte numerate? Le avevi quelle? C’erano due o tre favole da una parte e dall’altra.

      Rispondi

  6. Deb
    Ott 13, 2011 @ 18:44:39

    Una brava scrittrice? O__O Dove?! Chi?! Presentamelaaa!

    Guarda, anche il mio giradischi era arancio. Mi sa che li hanno fatti in stock in quegli anni. Forse l’arancio andava particolarmente…
    Eh sì, Praseidimio mi inquietava un po’. Preferivo di gran lunga Aldo in Arcadia con l’aspirapolvere che russava. Stupenda! *__* Oppure Gorgo l’Orco. O ancora Gobbolino (che mi faceva sempre piangere, ‘na peeena!), Bastoncello (amavo Nonna Nodo e la ragnetta Abigaille!), Il giullare Mingherlino.. e be’, poi altre. Ricordo perfettamente TUTTE le voci narranti. Ricordo ancora alcune frasi intere, o canzoncine. Una delle mie preferite era questa: “Ti farò un regaloooo, quale sarà quel portentoooooo, un lucchetto d’oro o una chiave d’argentoooo”. Te la ricordi? *___*
    Dopo di me, i Raccontastorie sono stati ascoltati da mia sorella, di quasi undici anni più piccola, quindi puoi immaginare come ci divertivamo io, la mia bambolina parlante e un mondo favoloso in cui perdersi interi pomeriggi! 😉

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    • topinapigmy
      Ott 13, 2011 @ 19:56:52

      Noooo!!!! Mi hai fatto venire i brividi! Gorgo l’Orco e la canzoncella e Abigaille e Nonna Nodo……mamma mia. Ricordo anche quella di “Memo scemo Memo Memo scemo Memo….” e la bellissima voce della venditrice di manghi. Riguardo al mangiadischi mi sa che hai ragione tutti arancio e via! Riguardo alla brava scrittrice, bè, mi pare di avere ragione io invece! Io vedo sai?

      Rispondi

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