Un Santuario e un Ristorante

Siamo di nuovo presso il ponte di Loreto, ma questa volta non è per parlarvi di lui.

Da come potete vedere in questa prima foto, a ridosso del monte, vicino al ponte, ci sono una chiesetta e una casa bianca; quella è una trattoria.

Basta. Non c’è altro, ma è proprio lì che oggi andremo, perchè anche loro, meritano una visita. Perchè sono da sole, si tengono compagnia assieme a qualche minuta casetta qua e là ma sanno offrire tanto. Fanno ovviamente parte del comune di Triora.

Il Santuario, nominato anche Santuario di Nostra Signora delle Saline, sta a significare e ricordare, lo smercio che si effettuava attraverso la Via del Sale che collegava la Valle Argentina con il Piemonte. Una delle tante Vie del Sale in quanto, sì, sono parecchie.

A questo Santuario, ogni prima domenica di settembre, i fedeli dedicano una festa e, nel corso degli anni, lo hanno riempito di voti e testimonianze di fede in onore alle grazie ricevute dalla Madonna.

Costruito interamente in pietra e appoggiato su una grande roccia, ci offre un artistico campanile che sembra un puzzle di sassi e, accanto a lui, possiamo godere di una vista spettacolare.

Al suo interno troviamo anche numerosi dipinti di Lorenzo Gastaldi, pittore del ‘600 e notiamo che, questo nome, non si accomuna solo ai quadri che lo abbelliscono ma anche ad una lapide, sulla parete esterna della chiesa a testimoniare che, quel luogo di preghiera, fu proprio fatto costruire dalla famiglia Gastaldi di Triora, nella prima metà del XVI secolo, come descrive anche nei suoi scritti, Padre Francesco Ferraironi nel 1913.

Questo Padre, sacerdote e grande conoscitore della Valle Argentina, ha fatto incidere e collocare tantissime targhe in Triora e nelle vicinanze e, il Santuario di Loreto, ne è la dimostrazione. Una bellissima insegna, in marmo bianco, del 1953, ad esempio, riporta una frase, in dialetto, nella quale si richiede protezione costante alla Nostra Signora : Madonna di Loreto, Madre Santa, prendetevi di noi tanta compassione, fate da intercezione presso Dio, essendo la nostra vera protettrice. Noi vogliamo la vostra benedizione, che ci guidi tutti finchè viviamo.

Leggendola nel nostro dialetto, potete notare le simpatiche rime.

Davanti al Santuario, sopra al portone sovrastato totalmente da un portico  in ardesia, c’è un bellissimo dipinto raffigurante gli Angeli che trasportano Maria, con Gesù neonato, contornata da nuvole.

La scritta in latino sta a significare un messaggio per ogni pellegrino: – Sotto questo tetto nessun voto va perduto. Da questa fortezza nessun uomo torna rattristato -.

E’ proprio di fronte a questa entrata che si erge il monumento in onore ai martiri della libertà della Valle Argentina e, in principal modo, a Gian Vittorio Guglielmo Vitto, Comandante della II divisione Garibaldi, mancato nel 2002.

Un grande masso, ornato di fiori, ne riporta il viso scolpito con massima precisione.

E’ dall’altra parte della strada invece che troviamo il piccolo ristorante di Loreto, il bar-trattoria, rappresentato da una semplice insegna, dove sopra sta scritto “Cucina Tipica Ligure” e niente di più.

A parte il mio rapporto di – odio/amore – con la proprietaria, dato che mi detesta perchè le fotografo le bacche degli arbusti fuori dal suo ristorante (potete capire di cosa sto parlando nel mio post “Sfatiamo un mito”), io adoro questo posticino, perchè è veramente tranquillo e la sua particolarità è che, a qualsiasi ora tu arrivi, puoi ordinare panini al salame a volontà. Si ok… ehm… con il salame, la signora è un pò tirchia ma… diciamo che le voglio bene lo stesso. Oh! Siamo liguri o no?

Ecco quindi giungere sul nostro tavolo fette di morbido pane di Triora, un tipico pane delle nostre parti, con del buon salume, accompagnato da una bottiglia di acqua fresca della sorgente e ottimo Dolcetto. Mi è d’obbligo, a questo punto, perdonare la tenutaria dai suoi sguardi malefici nei miei confronti e verso la mia fida macchina fotografica.

All’interno, questo modesto locale, arredato come un tempo erano le osterie montane, è colmo di fiori secchi, teiere di ogni tipo, pentole di rame appese, animali imbalsamati: una volpe, una testa di cinghiale, un tasso, degli uccelli e i pochi tavolacci di legno, che arredano la sala da pranzo, sono ricoperti da tovaglie a quadretti bianchi e rossi, colorando così in modo alpino e “alla buona”.

Ora, è inutile che sto a raccontarvi cosa non ho dovuto fare per fotografarvi la volpe che vedete nelle immagini. Non solo le capriole e i tripli salti carpiati, ma ho dovuto anche distrarre la ristoratrice. Se si arrabbia per le bacche selvatiche, figuriamoci per la volpe di sua proprietà!

Questa macabra immagine (lo so), può non essere piacevole e lo riconosco, ma così è abbellito questo luogo e come tanti altri d’altronde. Purtroppo è l’usanza. Io comunque me ne vado prima di venire impagliata anch’io. Il lato positivo è un delizioso e gustosissimo menù in un posticino alla buona, economico e isolato da traffico e rumori.

Vi saluto e scappo, alla prossima, vostra Pigmy.

M.

4 pensieri su “Un Santuario e un Ristorante

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