Il Monastero del Carmelo

Carissimi topini, in questo periodo, come avrete visto, sono un pò latitante. Ebbene, dati alcuni giorni di vacanza dai vari impegni di studio e di lavoro che ho, ne ho approfittato per andare un pò in giro e, la prima meta che ho deciso di intraprendere è stata una bellissima visita al Monastero delle suore Carmelitane di San Remo. Ho fatto questo e, con immenso piacere, per prima cosa, per fare una sorpresa, un regalo, alla persona che so che mentre sta leggendo questo post sarà felice, (visto che poverina stava aspettando da tanto tempo) e poi, se proprio ve la devo dire tutta, credetemi, è stata una scoperta davvero affascinante. Esso è una vera e propria opera d’arte dell’architettura, dell’età contemporanea. Dopo essere giunta, con il mio topo marito, davanti ai due cancelli che ci sono, per ben tre volte (c’era sempre la messa e non si poteva disturbare), siamo riusciti a farci aprire da una suora all’inizio un pò sulle sue e refrattaria a fornirci qualche spiegazione, poi però, vedendoci davvero interessati, ci ha concesso qualche minuto del suo tempo. Purtroppo non ci ha permesso di entrare nei locali delle monache, ne tanto meno di scattare foto, quindi perdonatemi se non avrete immagini inerenti all’interno (tranne una o due che ho rubato), ma proprio non ce l’hanno concesso. Quel giorno poi, essendo il giorno dell’Immacolata, erano probabilmente molto prese. Quello che alla fine però ci ha raccontato, ci ha lasciato davvero di stucco. Questa costruzione fu realizzata negli anni 1958-’59 dal famosissimo architetto contemporaneo Giò Ponti, per chi non lo sapesse, sarebbe colui che ha realizzato il “Pirellone” di Milano. Quest’opera, si dice, sia stata per l’architetto la sua migliore riuscita. Ci teneva tantissimo a costruire, prima di morire, un edificio sacro e religioso, era il sogno della sua vita e infatti, appena la Madre Superiora dell’epoca, Jean Marie Bernard lo chiamò, lui rispose immediatamente e affermativamente. La bellezza e la particolarità del luogo, tolto il meraviglioso parco che lo circonda, ordinato e pulito, sta nella chiesa. Pensate, questo grandissimo designer l’ha realizzata in modo tale che, dall’entrata, guardando l’altare, intorno si vedono solo pareti, ma se, dall’altare, si guardano i fedeli, si vedono solo vetrate immense e nemmeno un muro. La suora, ridendo, confessa che, tenerle pulite è un vero sacrificio. Questo perchè la pianta dell’edificio ha la forma come di un abete stilizzato, in cui la parte laterale dei rami rappresenta le vetrate e la parte inferiore degli stessi rami invece, i muri bianchi. Ok, lo so, perdonatemi, non sono una giornalista di riviste di architettura. Credetemi però che è davvero uno spettacolo. Accade quindi che chi ascolta la voce del Signore, non può venire distratto da nulla, mentre invece, chi la pronuncia, può espanderla a tutto il cosmo. Questo è il significato di tale forma. Tanta luce, tanta luminosità. Inoltre sono stati sapientemente usati due colori fondamentali, il bianco e l’azzurro e c’è un perchè. Il bianco è il colore della Madonna, mentre l’azzurro è il colore della meditazione, essendo, l’ordine di queste suore, un ordine contemplativo. L’azzurro lo si può trovare anche nelle piastrelle rettangolari di ceramica di Faenza, completamente dipinte a mano, con pennellate orizzontali e sfumature blu e azzurro intenso, che rivestono tutta la sacrestia e il dormitorio delle monache. L’azzurro in certi luoghi non si era mai visto e dovettero stipulare una conferenza vera e propria per far accettare a tutti una tinta così originale. Solo il parquet del coro è color legno chiaro ed è stato simpatico scoprire che, tale pavimento, apparteneva ad una pista da ballo che lo ha regalato a loro quando hanno costruito questa struttura. Esse poi, lo hanno levigato e reso lucido come uno specchio. I due colori predominanti sono anche stati usati per realizzare le immagini della via crucis e il magnifico dipinto che descrive la storia e la vita del profeta Elia. Stessa cosa per i due grandi dipinti che raffigurano i due fondatori di quest’ordine, San Giovanni della Croce e Santa Teresa d’Avila. Pensate che questi quadri sono stati degli esperimenti; si, perchè essendo stati fatti su ceramica su ferro, non si sapeva come avrebbero reagito i colori, infatti, il velo di Santa Teresa che doveva essere nero è poi risultato viola. Anche la Madre Superiora di oggi, suor Anna, è un architetto e ha contribuito all’allestimento di questa sua “casa” riprendendo anche la vita passata dell’ordine al quale appartiene. Nel 1901 ad esempio, tutte le monache sono state mandate via dalla Francia per stabilirsi in questa vallata ma prima, hanno subito tantissime persecuzioni religiose e vennero addirittura tenute prigioniere dentro a delle celle soterranee. Ebbene, una di queste grate, originale dell’epoca che, racchiudeva le sue sorelle, Suor Anna l’ha voluta come oggetto d’arredamento e l’ha fatta posizionare sul presbiterio, proprio dietro l’altare. – Per non dimenticare -, ci racconta la suora che ci ha fatto da Cicerone, spiegandoci anche come hanno sempre vissuto in povertà anni addietro, nonostante il lusso che si può riscontrare in questi locali. Ci spiega infatti che Papa Pio XII, ha vietato loro di chiedere l’elemosina. Possono ricevere le offerte, ma se vogliono guadagnare soldi devono contribuire e non chiederli. E’ per questo che grazie all’agrumeto dietro all’edificio che curano con tanto amore, realizzano ottime marmellate. Di tutti i gusti ma quella all’arancia, si dice sia la migliore. Queste confetture, vengono vendute nello spaccio del convento e anche nei negozi della provincia, dai quali, queste suore tecnologiche, ricevono gli ordini tramite mail. Ridendo, ci spiega che si sono dovute adeguare ai tempi. E’ parlando di tutto ciò che hanno fatto e che fanno che ci porta davanti all’affresco della Madonna, a grandezza naturale, che era un tempo rinchiuso nel corridoio delle loro celle. Hanno voluto trasportarlo dietro all’altare e metterlo in bella mostra davanti a tutti i pellegrini per omaggiare la madre di Gesù ringraziandola del miracolo concessogli. Infatti, nel Medio Evo, le Carmelitane si sono salvate dalla peste proprio grazie a Maria che le guidò fuori la pandemia e via dalla pestilenza. Mentre racconta questi episodi, alla nostra suora si illuminano gli occhi chiari. E’ piccolina, magra, il velo le arriva fino al fondoschiena ma si capisce che è un tipetto tosto. Purtroppo non può trattenersi ancora con noi e quindi ci lascia ancora ammirare la sua chiesa ma per non disturbare più di tanto ce ne andiamo salutandola e ringraziandola. Lasciamo questo posto accogliente e ricco di storia, nonostante la modernità con il quale è stato costruito. Questo monastero si trova in collina, prendendo la via Padre Semeria che porta all’autostrada e gode di una vista mozzafiato. Si affaccia sul mare e domina su tutta San Remo. Ad aiutarci a rompere il ghiaccio con la monaca che ci ha aperto infatti, sono state proprio le musiche che giungevano fino li, dal Luna Park sottostante ed è satto comico, entrare in un luogo, dove c’è scritto “silenzio” ovunque, accompagnati da musiche “tunz tunz”. Salutiamo il Pastore Tedesco che ci abbaia dal cancello e ce ne andiamo. Quel luogo ci ha comunque regalato pace e ci ha fatto scoprire una tecnica dell’architettura che stupisce davvero. Mi auguro di avervi portato in un altro bel posto anche oggi. Vi mando un forte abbraccio a tutti ma, alla mia dolce amica Miss Fletcher, questa volta, un pò più stretto. Ciao, Pigmy.

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4 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Miss Fletcher
    Dic 10, 2011 @ 16:33:02

    Eccoloooo….che tesoro sei Pigmy, poverina, hai dovuto persino tornarci!
    E che reportage, che ricchezza di particolari…io tutte queste notizie mica le conoscevo, c’era tanto da dire, e tu lo hai fatto. Poverina la suora, tallonata dalla topina 🙂 ! Bello scoprire tutti questi dettagli…sai, io ho solo il ricordo di me bambina, di quando andavamo in questo monastero a comprare le marmellate. Tu le hai prese? Ma che bel regalo sorellina, grazie, grazie, sei stata proprio brava…un bacio grande grande!

    Rispondi

    • topinapigmy
      Dic 10, 2011 @ 18:34:42

      Prego Miss, figurati, mi spiace per le foto ma puoi trovare qualcosa su internet. Mi spiace solo averti fatto aspettare così tanto, scusami, ma posso assicurarti che quando prometto qualcosa la mantengo. Sono felice che ti sia piaciuto. Spero di aver arricchito il tuo ricordo da bambina e poi, credimi, è proprio un bel posto e un’opera d’arte.

      Rispondi

  2. topinapigmy
    Dic 11, 2011 @ 00:15:11

    Oh Miss, bene, sono proprio contenta!

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