Glori, un mucchietto di case

Glori è un piccolo paese della Valle Argentina. È paesino in cui le case sembrano ammucchiate e si può girare solo a piedi. Tra il labirinto dei suoi carruggi, salendo e scendendo gradini di pietra e cemento, un’auto non potrebbe mai passare.

Glori sa di felicità, di casa. Per raggiungerla si sale, si sale, si sale. In realtà si arriva a 590 metri circa sul livello del mare un’altitudine non così considerevole, rispetto ad altri paesi della mia Valle, ma è così immediata l’altezza che si guadagna con la macchina, che sembra quasi di toccare il cielo.

Il panorama da lassù è fantastico, meraviglioso. Un’ampia parte della mia Valle si offre ai nostri occhi. Nella foto vi mostro esattamente il punto in cui sarebbe dovuta comparire la diga; vedete anche voi che sarebbe stato un vero peccato, avrebbe ricoperto tutto… (questa faccenda ve l’avevo spiegata tempo fa nel post “No alla diga!”).

A dare il benvenuto ai visitatori pensa l’agriturismo “Gli Ausenda”, un caratteristico locale all’inizio del villaggio e a conduzione familiare dove si viene trattati come  signori. Se chiedi un bicchiere di vino, te ne viene dato mezzo litro e il caffè è ancora fatto con la moka. In questo locale si possono degustare i tipici prodotti della mia zona con tanto di sfumatura occitana. Sono proprio i gestori di questo locale che, insieme al parroco del paese, tengono nascosta al sicuro la chiave del Santuario di Glori,  ma la cosa bella è che te la danno più che volentieri, se gliela chiedi in prestito, a patto di non accendere candele:  essendo tutto in legno, c’è pericolo di incendio.

E così passeggi fino al Santuario, in mezzo alle case con le loro aiuole colorate e profumatissime, attraversando poi un ponte immerso nella vegetazione. Per arrivare a questa chiesa, infatti, c’è da fare una piacevole passeggiata di circa 20 minuti tra gli ulivi e i castagni. Un signore, avvicinandosi alla mia coppia di amici, dopo aver scambiato due parole, domanda loro: «Siete sposati o fidanzati?»

«Sposati» rispondono.

E lui di rimando: «Ah! Allora va bene. Se siete mariai (spopsati), in venti minuti ci arrivate… da fidanzati, invece, non vi sarebbero bastate due ore!»

In certi periodi dell’anno, infatti, quando c’è poca gente, la passeggiata risulta essere sufficientemente imboscata… Che vecchietto simpatico!

Indicandoci una discesa di cemento, ci ha spiegato che d’inverno, per passare di lì, deve indossare le mutande di acciaio. Il lastrone di ghiaccio che si forma, infatti, lo fa cadere ogni anno e i resistenti slip lo riparano dalle botte all’osso sacro! Quante risate ci siamo fatti con questo signore, gran tifoso della Milano-San Remo che, poco tempo fa, è passata sul nostro pezzo di mare.

Le parole d’ordine di Glori sono affabilità, cortesia e ospitalità e le rispettano tutti, ma proprio tutti! Non sempre nei paesi di montagna si incontrano persone così aperte al dialogo e alloos cambio, ve lo posso assicurare. Qui, inoltre, la primavera è arrivata in anticipo. Gli alberi fioriti sbucano tra i tetti d’ardesia, tipici della mia zona. Le casette in pietra hanno un tocco di colore grazie ai geranei parigini vermigli, che cadono in voluminose chiome.

A Glori si assapora la pace della vita. I suoi carruggi somigliano a grotte, sembra diessere in un altro mondo. Le sue coltivazioni sono orti ordinati che danno colore alla montagna. Ciuffi di Finocchio selvatico, Semprevivi viola e gialli e Scarpette della Madonna fanno parte di una flora classica della mia valle, e a Glori se ne trova a volontà.

Sempre dedicate alla Madonna, oltre ai nomi dei fiori, ci sono le edicole votive poste a bordo strada, come quella che vi lascio qui a fianco.

In questo paese non abitano in molti, si contano in tutto una quarantina di persone, si conoscono tutte. Tante sono le case estive, invece, spesso abitate da tedeschi e francesi che arredano queste dimore, dentro e fuori, in modo molto originale.

Passeggiando per le viuzze, notiamo lastre di ardesia sulle facciate delle case, sono come piccole e immobili scenette che raccontano di Glori a chi visita il borgo. Ne svelano i segreti e danno ricche informazioni. Questa qui a lato, per esempio, parla dell’altitudine di questo villaggio, frazione del  comune di Molini di Triora. A proposito di lastre e pietre, sopra questo borgo medievale c’è un insieme di tumuli e massi che, si dice, indichi la caduta degli antichi Liguri, periti in una battaglia contro i Romani avvenuta proprio in questi luoghi nel 180 a. C.

Siamo sull’Alpe di Baudo, una cima che rimane proprio dietro Glori per andare nella vicina frazione di Fontanili. Da questo versante, se non avessimo i monti davanti, potremmo vedere Carpasio, il paese del quale vi ho parlato tante volte. Ma continuiamo la nostra perlustrazione per Glori. Una cosa che mi ha colpito molto è stata la piazzetta della chiesa. Avete presente quelle enormi piazze, con tutti i portici intorno, che si vedono nelle grandi città? Ebbene, immaginatevi la stessa cosa, ma in miniatura. E’ stupenda, piccola com’è, larga un metro e lunga due, con tutti i portici ai lati e la chiesetta a regnare indisturbata. Un edificio meravigliosa, che non è il Santuario di cui vi parlavo prima con, all’interno, la copia della Madonnina di Lourdes; questa è la chiesa del paese, circondata da case e fiori. È piccola come la sua piazza e quando suonano le campane,  sembra di averle dentro casa. Sì, Glori è così, è un paesino tutto ammucchiato. Le case sembrano messe una sull’altra. È questa la classica tattica dei tempi di guerra: si costruiva in questo modo per poter sconfiggere il nemico o, per meglio dire, giocare sul suo non conoscere il luogo e farlo sentire come intrappolato in un labirinto.

L’unico rumore che si sente, oltre al rintoccare delle campane, è il ronzio degli insetti, felici per via di tutto questo nuovo nettare portato dalla primavera.

Vi consiglio davvero di venire a Glori: la sua pace vi ritemprerà e la sua bellezza appagherà sicuramente i vostri occhi, come avrete capito da questo post.

La mia missione, quindi, per oggi è finita.

Io vi abbraccio e vi lascio: devo andare a preparare la prossima topoavventura-argentina.

Uno squittissimo a tutti dalla vostra Pigmy.

M.

13 pensieri su “Glori, un mucchietto di case

  1. Quanti bei posticini! Una gita al giorno…toglie ogni malanno di torno. Ps. Lo sai vero che il datario del tuo blog va per i fatti suoi? oggi segna martedì 25… O forse nella valle argentina avete un calendario tutto vostro? Misteri telematici mi sa…

    • Oh Stravy, quanto ridere! Sono diventata matta a capire com’era possibile che segnasse martedì! Ahaahaaa! Non ci credo! Mi hai fatto girare come una matta! 🙂 No perchè sai io sono così “tecnologicamente sveglia” che poteva anche essere! Solo dopo ho letto il tuo secondo commento. Sei fortissima ma certo che ti volgio ancora come amica! Sei matta come me! Andremo d’accordo per forza!

  2. Certo che tra Stravy che dà i numeri e tu che le vai dietro, siam messi bene!
    Questo paesino è fantastico, e anche i suoi abitanti direi…quel signore che vi ha chiesto se siete sposati o fidanzati, quanto ridere!
    Conosco Glori solo dalle tue splendide immagine e davvero quelle pietre, quella chiesetta, le stradine strette, come tu dici, sanno di casa…e poi io amo i paesetti ammucchiati!
    Bravissima Pigmy, questo giretto è stato fenomenale!
    Baci!
    PS. Certo che mi sento a casa mia qui, è quasi un anno che ogni giorno ci leggiamo e ci scriviamo, non è poco direi…ti voglio bene tesoro!

    • Uh Miss! Quanto bene anch’io ti voglio! Quasi un anno davvero, ma ti rendi conto?! Sono stata contenta che ti sia piaciuta Glori è davvero un paesino magnifico. Guarda si, tra me e Stravy non ho parole, siamo messi bene davvero! Un bacionissimo, grazie, grazie, grazie!

    • Sei contento? Ti ho trovato la parolina che ti va bene questa volta, visto? Adesso brontolerai un pò di meno? 🙂 Adesso vado a vedere tutte le parole del mio dialetto che assomigliano al tuo e poi ti scrivo una lettera così non mi troverai più da ridire! 🙂

    • Allora, ho capito che devo bocciarti e farti ripetere l’anno. Con tutto il rispetto per i genovesi ma io sono più imperiese che genovese. Più precisamente della Valle Argentina e se tu fossi stato più attento, te ne saresti accorto. Sono ligure ma non sono di Genova, mi avrai confuso con Miss Fletcher; a questo punto guarderò la mia offesa a quanto sale e vedremo il da farsi. Non capisco come si possa confondere una topina come me con un’investigatrice! (Miss, se stai leggendo, non preoccuparti, devo solo farmi valere un pò).

      • UH! E’ vero, dovevo dire “voi liguri”! Ma non vorrai mica dirmi che tra Genova e Imperia cova del rancore, eh?

  3. Haha…Povero Pani! Come sei messo male! Guarda che la topina ti mette in riga, eh?
    Allora facciamo così, oltre all’esame in dialetto aggiungiamo un test di geografia ligure, solo per te…. 😉

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