L’arte dei muretti a secco

La Liguria, come ogni altra regione, ha diverse particolarità che sono sue personali. Che non ha nessuno, solo lei. Una tra queste, è il metodo della coltivazione. Diverso, particolare.

La Liguria è una regione lunga e stretta, questo si sa. Non si ha lo spazio di evadere in immensi campi coltivati a perdita d’occhio, come sono invece le meravigliose piantagioni del Piemonte, della Lombardia, dell’Emilia o della Toscana, che sono qui, tutte intorno a noi. E quindi, ci voleva un metodo nuovo. Cosa contraddistingue questo metodo particolare e meticoloso, sono le famose terrazze. Fasce di terra lunghe, delimitate da muretti di pietra che non sono solo semplici muretti ma vere opere d’arte. Mi piace usare questo nome. Il perchè è presto detto: riuscireste voi a far star insieme tante pietre, una sull’altra, per anni e anni, e senza l’utilizzo di collanti? Ebbene sì, questi particolari muretti, appartenenti ad un’architettura prettamente rurale, stanno su senza l’aiuto di nessun sostegno. La bravura è solo in quelle mani che riescono a far mantenere alle pietre una giusta solidità e un equilibrio al solo posizionarle.

E stiamo parlando di pareti, alte solitamente un metro o due, che reggono benissimo quintali di terra. Reggono quintali di terra sotto la pioggia, contro il vento, inaridendosi al sole cocente. Non solo, recintano anche il raccolto e, spesso, esso risulta molto ordinato e ben suddiviso.

Il sito della Riviera dei Fiori, la parte della Valle Argentina che si affaccia sul mare, ci può fornire una dettagliata spiegazione di quello che sono queste opere d’arte realizzate dai nostri antenati, in quanto si occupa di tutto il nostro territorio e grazie al loro studio e a qualche vecchietto che ha voglia di parlare, posso raccontarvi qualcosina inerente a questo simbolo prettamente ligure.

I muretti a pietra fanno parte del patrimonio ambientale e umano della Liguria oltre che, naturalmente, della stessa Valle Argentina. Le colline, che degradano ripidamente verso il mare, con la presenza improvvisa di monti austeri dietro di loro, non avrebbero certamente lo stesso fascino se l’uomo non le avesse rese coltivabili grazie alle cosiddette fasce. E non si tratta solo di bellezza territoriale ma anche di utilità vera e propria.

Purtroppo,  questa pratica è in disuso e, spesso, gli antichi terrazzamenti vengono abbandonati, oppure i muretti sostituiti con i molto più invasivi muri in cemento che sono davvero “pugno in un occhio” anche se costruiti con precisione e dedizione.

A parer mio, non hanno lo stesso valore. Per fortuna c’è ancora chi, animato da una forte passione, ma non sono più molti (ahimè), tenta di far sopravvivere questa pratica alle nuove tecnologie e all’incombere del tempo.

Ed è proprio l’artista che ci svela alcuni segreti di quest’arte, non solo per la bellezza del creare dal nulla ma anche perchè l’arte viene mostrata anche quando uno di questi muretti è semplicemente da riparare in un punto. E, credetemi, non è per niente semplice.

Osservando il lavoratore si può cogliere, innanzi tutto, tanta maestria e tanta precisione. Il primo passo consiste nel ripulire il vuoto che si crea dopo la frana (sbalanca), separando le pietre dalla terra. Successivamente, si preparano le fondamenta con uno scavo di circa mezzo metro, disponendo le pietre in modo che non scivolino in avanti e che possano sostenere il peso della parte in elevazione. Si procede, quindi, selezionando le pietre migliori, ossia quelle ben squadrate e di dimensioni maggiori, che costituiranno e andranno a sostenere il primo piano del muro. Una delle parti più importanti. Gli altri massi, di qualità e dimensione inferiore, saranno sistemati sul retro, come riempimento degli interstizi, pressati bene col martello. Ricordatevi, sempre senza cemento, ne’ colla, ne’ stucco.

Livellato il primo piano, si passa ai piani superiori, facendo attenzione a posare le pietre due o tre centimetri più indietro, rispetto alla fila sottostante, in modo da dare la corretta inclinazione al muro che deve pendere verso i monti (per capirci) e appoggiarsi contro terra, diminuendone lo spessore man mano che il muro cresce in altezza, tenendo sempre presente che è importante poggiare una pietra grande su almeno due sottostanti perché il muro risulti più resistente. Si continua così a salire fino ad ottenere l’altezza che vi dicevo prima.

Non sono altissimi quindi ma lunghi, molto lunghi. Quanto lavoro se si pensa che tutta questa regione è coltivata in questo modo. La mia Valle ne è piena. Anni di duro e duro lavoro e tanta passione. Oggi godiamo di queste strutture del passato ma c’è stato chi le ha costruite e, spesso, ci camminiamo sopra senza rendercene nemmeno conto.

Con questo post mi sembrava come di complimentarmi con chi ha sudato tanto, e con chi ancora lo fa, perchè è proprio grazie a queste costruzioni che possiamo avere oggi, nella nostra terra, un’agricoltura che ci permette anche di sopravvivere.

E costruire non significa solo posizionare. Vuole anche dire trasportare, spesso a mano, pesi indescrivibili. Teniamone da conto. Non dimentichiamoci mai di questo gran lavoro che è stato capace di contraddistinguere un’intera terra e un intero popolo.

Io vi mando un abbraccio e vi aspetto per il prossimo post.

Vostra Pigmy.

M.

12 pensieri su “L’arte dei muretti a secco

    • Ecco. Proprio perchè io avevo evitato di dirlo, ovviamente ci hai pensato tu! Grazie Stravy di averlo citato. Cioè,… io due ore a scrivere che resistono negli anni e che son fatti con tanta dedizione e bla, bla, bla e tu subito…..zac! Perfetto! Posso cancellare il post ora? In pratica gente, quello che ha voluto dire la mia amica Starvagaria è che questi muretti resistono finchè non passo io, ma state tranquilli liguri perchè tanto io mi muovo poco (altrimenti crollerebbe la Liguria intera!). Detto questo,…un bacione anche a te Stravy! 😀 (GIURO CHE STO’ RIDENDO COME UNA MATTA STRAVY, MI HAI FATTO MORIR DAL RIDERE CHE MI E’ ANCHE ANDATA L’ACQUA PER TRAVERSO!!!) Un bacio davvero! 🙂

  1. Oh, ma questo post è bellissimo!
    Grazie di averlo fatto, i muretti a secco sono una vera e propria arte, patrimonio della cultura contadina della nostra regione, hai fatto bene a ricordare l’opera e il lavoro di tanti liguri…bravissima!
    Un bacione!

    • Cara Miss,…animo sensibile… no scusa ma stò ancora ridendo per la schiettezza di Viv. Mi ha fatto piegare in due. A parte gli scherzi si, era giusto secondo me dare loro l’importanza che meritavano perchè sono davvero delle opere d’arte. Bellissime e molto significative. E poi sono anche un pò nostri no? Un bacione a te.

  2. Beh, Cara Topina , con questo post con me sfondi una porta aperta.
    Ho avuto la fortuna di imparare quest’arte, perchè di arte si tratta, dal mio povero papà. Mi ha insegnato pazientemente tutti i segreti di questo delicato lavoro , per fare si che questi muri a secco , oltre ad essere di bell’aspetto fossero anche robusti e duraturi. Ormai è da molto che non mi dedico più a questo passatempo, perchè oggi di questo si tratta, ma sono sicuro che saprei ancora cavarmela discretamente .
    Ovviamente i miei figli non sanno neanche di cosa stia parlando e questi segreti, se così si può dire , nella mia famiglia finiranno con me, Sigh.
    Ottimo post .
    Ciao Silvano

    • Silvano, mi credi se ti dico che per me è un onore saper di conoscere una persona che ancora oggi è capace a creare queste particolari strutture? Sono veramente felice però, ti devo sgridare… insomma…, anzichè postare foto di muretti bellissimi ma fatti da sconosciuti, sarei stata felice di mettere immagini di muretti fatti da te! Sei uno dei pochi rimasti lo sai? Che bello. Hai ricevuto da tuo padre un grande regalo a parer mio. Grazie per i complimenti e complimenti anche a te. Buona serata!

  3. Ciao Pigmy!!! Che bel post evocativo che hai fatto… tutta questa fatica e il lavoro degli anni passati da lasciare ai posteri!!! Certo poi… appena ho letto il commento di Viv… ahahahahahhaha mi sono sbellicata dalle risate, sei troppo forte!! Ti abbraccio e ti do un bacino 😉

    • Che ridere Cuky! Ieri Stravy mi ha fatto morir dal ridere. Io una vita a scrivere ‘sto post con tutte le parole giuste e cercando dia dare ai muretti ciò che meritavano e arriva lei. Boom! La prima che commenta! Un elefante di memoria, non si lascia scappare nulla! 😀 Cosa vuoi che ti dica? Mi ha fatto davvero tanto ridere. Sono contenta comunque che ti sia piaciuto! Bacetti.

  4. Nei bei tempi in cui ero ancora studente, un’estate ho partecipato ad una vacanza di volontariato alle Cinque Terre per recuperare dei muretti a secco. Che fatica! che caldo! e che lavoro complesso e meticoloso! Ho imparato a rispettare quest’arte antica, e poi imparare a fare un po’ di fatica fisica fa sempre bene. Un abbraccio!

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