Dove cadde Eugène

La maggior parte delle volte che percorro alcune delle mie strade, soprattutto i sentieri, mi viene spontaneo osservare il fiorellino rosa, l’albero alto e imponente, l’animaletto che sguscia via spaventato, la sua tana, il nido, ma non sempre mi rendo conto che i miei piedi, mentre io scruto l’orizzonte, stanno calpestando una chiazza di sangue, una ciocca di capelli, un vecchio schioppo, un bavero strappato… Già, no, non sono impazzita. Dove esattamente appoggiano le suole delle mie scarpe, lì, in quello stesso punto, anni prima, stava sdraiato un militare ucciso nel difendere la sua terra. Quella terra. Urla, fumo, bombardamenti. Quello c’era, mentre oggi si sente soltanto il ronzare di un’ape. Un altro palcoscenico e si possono immaginare i mercanti trasportare con i loro carichi muli formaggi, ortaggi e cereali. Con il loro asciugarsi la fronte e canticchiare inni d’incitamento. Oggi, uno stanco pastore alza la mano ad accompagnare il suo “Bona”, mentre ci saluta senza nemmeno guardarci. Un pastore. Probabilmente l’unico rimasto. Ricordate i pascoli di Drego oggi disabitati? (Nel mio post – Drego, il paesaggio fantasma) E Bregalla, Creppo, Realdo, Verdeggia, paesi che un tempo vivevano sulla pastorizia. Le sue pecore hanno precedenza su chiunque. Ad accompagnarlo un grosso cane. Sono loro. Sono i personaggi che hanno popolato e popolano tutt’ora le terre della mia valle che confinano con Francia e Piemonte per diventare brigasche. I crinali furono le prime vie dell’uomo verso le Alpi e la pianura padana. Da migliaia di anni sono percorsi da cacciatori, pastori, contadini e mulattieri. Batì Luro, il più vecchio pastore dei Lanteri di Realdo ci da una leggendaria visione, dell’abbandono del pastore dalle sue montagne. E allora, prendo ancora una volta in prestito le parole di uno scrittore. Uno scrittore gentile che, con il sorriso, mi ha regalato tanto sulla mia terra arricchendomi di conoscenza e vi racconto una storia. Una storia che ci permette di pensare quando andremo su questi sentieri, che oltre al fiore rosa, alla pianta e all’animale che fugge (esseri pieni di stima da parte mia e affetto), ci sono anche stati però dei nostri simili che hanno permesso a noi, la vita che conduciamo ora, grazie a grandi sacrifici del passato. Questa persona è Giampiero Laiolo al quale simpaticamente invidio tanto sapere.

Il crinale: la strada del pastore, del militare, del mercante e del mulattiere. Sui crinali s’elevarono dalla preistoria luoghi di culto poi riconsacrati da cristianesimo, oggi segni tangibili della continuità tra la nuova e l’antica fede. I crinali furono vie della fede ma anche percorsi di guerra. Nel 1794 su queste terre si affrontarono gli eserciti francesi e piemontesi. Le truppe rivoluzionarie erano comandate dal generale Massena. Tra i suoi ufficiali vi era un giovane corso, Napoleone Bonaparte. Il marchese Costa de Bouregard che dirigeva le difese sabaude trincerate lungo il crinale dei monti Saccarello e Frontè, ci ricorda quei drammatici momenti. Con lui combatteva il suo diciassettenne figlio Eugenio.

  Il 27 aprile i Francesi e Piemontesi si affrontarono lungo il ripido crinale. Si avviò la sparatoria e il suo crepitare andò a risvegliare le lontane postazioni nemiche. Repentinamente tutte le creste si coprirono di segnali, da tutte le parti accorsero i battaglioni che si srotolavano nella neve come grandi serpenti neri. L’accanimento di alcuni uomini incassati nella gola diede tempo di arrivare ai rinforzi e la mischia divenne ben presto generale con alternarsi di successi e  sconfitte. Respinti in un primo tempo, i Francesi ritornarono alla carica e lanciarono una colonna alla baionetta protetta da due pezzi da montagna. Il combattimento divenne allora una lotta corpo a corpo dove i repubblicani si mescolavano ai Piemontesi. Eugène assisteva il Capitano Pean. Dietro Eugène suo padre lo guardava. Il marchese avrebbe voluto che il mondo intero fosse là per ammirare il suo figliolo. I proiettili imperversavano. Tutto ad un tratto il conte di Saint-Michel, alla testa di un battaglione di guardie, piomba sul fianco dei repubblicani, essi indietreggiano; i granatieri reali, per un istante scossi, si riuniscono e caricano al grido di: -Viva il Re!-. Eugène marcia per una decina di passi e tutto d’un tratto s’abbatte nella neve. Suo padre lo osserva, il suo animo trepida. Eugène è fra le sue braccia. Il marchese non sa ancora se è morto o vivo. Il piccolo lo abbraccia e gli  mostra il sangue che scorre a fiotti dall sua ferita. Henry cerca di metterlo in piedi, il ragazzo si sforza, ma la sua gamba pende inerte. “Non posso” dice e ricade nelle braccia di suo padre. Due giorni dopo Eugène morì.

A Punta Santa Maria domina  il monumento al Redentore. Da lì si gode un’eccezionale panoramica sulle Alpi Liguri e Marittime. Monte Bego, il marguareis, il Colle di Tenda cuore alpino del Ponente Ligure. Il rapido e convergente degradare di queste montagne sul mare ha reso possibile la formazione di un territorio culturalmente omogeneo. I pastori liguri, provenzali e piemontesi che per millenni s’ incontrarono su queste montagne le chiamarono “la catena del mondo”. Un simbolismo cosmico che rappresenta il perno della loro vita. E nulla, che ci crediate o no, potrà far pensare il contrario. E oggi, ho imparato, quando cammino e i miei occhi scrutano quelle cime meravigliose, quelle infinite distese di fiori viola, e le poiane sorvolano quel mondo da lassù, chissà… forse lì, dove ora stò appoggiando i miei piedi, forse lì è caduto Eugène.  

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6 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. silvano
    Dic 20, 2012 @ 14:49:16

    Beh , che dire di questo post . Mi fa rivivere le stesse sensazioni che provo anch’io quando percorro i sentieri dei nostri monti , quando vedo casolari abbandonati ,terreni ormai incolti da anni. Non posso fare a meno di viaggiare con la fantasia e immaginarmeli ancora vivi , pieni di persone ed animali .
    Mi sembra a volte di sentirne ancora le voci .
    E tu mi dirai: ma che ti sei fumato……..
    Bacioni

    Rispondi

    • topinapigmy
      Dic 21, 2012 @ 20:10:54

      E allora caro Silvano vuol dire che ci siamo fumati la stessa cosa!! 🙂 Evidentemente è una strana erba qui della valle! A parte gli scherzi… sono felicissima che abbiamo le stesse sensazioni, davvero contenta. Un bacione grande!

      Rispondi

  2. stravagaria
    Dic 20, 2012 @ 14:51:19

    Ci sono luoghi che hanno visto scorrere molto sangue, ma se ci pensi ormai purtroppo sono tanti i luoghi dove é accaduto qualcosa di grave. Un bacione

    Rispondi

  3. lucianaele
    Dic 21, 2012 @ 10:46:11

    Buongiorno Topina.
    Sono giorni con mille cose da fare,
    non so se riuscirò ancora a passare da voi.
    Ma voglio fare un mondo di auguri a tutti.
    Buona Natale.
    Un abbraccione,
    Luciana

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