La via dei commercianti e dell’essenza di Lavanda

Ancora un altro giro topini. Un giro più serio di quello dell’ultimo post ma senza perdere la magia come di una fiaba. Un lungo percorso della mia valle. Un sentiero nel quale possiamo ammirare tantissime cose e avere parecchi incontri. Sempre dal libro “U Camin” di Giampiero Laiolo, scopriamo un’altra meraviglia. Un percorso a volte tortuoso, a volte più lineare, dove un tempo, i nostri vecchi parenti, commerciavano cereali, carni e fiori. Mettetevi un paio di scarpe comode e venite con me. Attraverso questo scritto potrete percorrerlo perfettamente e rivivere la vita quotidiana di un tempo.

DA BADALUCCO A PIETRABRUNA

La mulattiera svolgeva una funzione politico-amministrativa e commerciale quale prolungamento della via trasversale tra Baiardo e la media Valle Argentina con Pietrabruna, Civezza e Porto Maurizio nonchè un utilizzo agropastorale collegando Badalucco con il Devin, Lona ed i pascoli dei monti Sette Fontane, Follia e Faudo. Questa direttrice fece la fortuna economica di Badalucco quando attorno al dodicesimo secolo il borgo si sviluppò ai piedi della rocca. Tramite questa via si negoziavano animali da carne e da lavoro, formaggi, uova, pollame, vino, lenticchie, grano, olio e da due secoli anche i noti fagioli. Ancora alcuni decenni or sono gli interessati uomini di Civezza protestarono a causa della nuova carrozzabile tra Pietrabruna e San Lorenzo che comportava l’esclusione di questo paese dall’itinerario verso Porto Maurizio con notevole danno economico. Sulla displuviale orientale del crinale, nei primi decenni di questo secolo, gli uomini di Pietrabruna e Boscomare piantarono nei gerbidi e nei prati la lavanda. Da circa un secolo comunque si produceva già essenza ricavandola dalla lavanda spontanea; la richiesta ed il relativo guadagno spinse a coltivarla selezionando varietà  sempre più produttive sino ad ottenere una varietà di lavandino che triplica la resa della lavanda vera anche se non può porsi qualitativamente in paragone con l’essenza estratta dalla pianta spontanea. Da alcuni decenni la profumeria di sintesi, le fitopatie, l’abbandono, il fuoco ed una pessima politica economica causarono una riduzione delle aree coltivate a lavanda con il risultato che oggi assistiamo al dissolversi di quest’attività (1).

Il Percorso

Ci accompagnano lungo la direttrice che da Badalucco conduce al Passo di San Salvatore i Badalucchesi Carassale Giacomo, Raibaudo Filippo, detto “Du Passo” e Boeri Filippo, dagli amici più semplicemente chiamato Nino U Biscau. La mulattiera lascia Badalucco al Ponte di Santa Lucia, la tradizione vuole che qui i viandanti invochino la santa affinchè  preservi loro la vista e l’udito. Dopo il ponte voltiamo a destra, attraversiamo il Vallone dei Rossi (detto anche Ruglietto) e salendo dolcemente lungo le campagne degli Ortai lasciamo il cimitero e l’Oratorio di San Bartolomeo. Dopo il Rio “Fascia Ciana” (Fascia Piana) incontriamo a sinistra una prima biforcazione della mulattiera; la via di sinistra ci porterebbe lungo la “Pineta dei Meelli” ( fragola- patronimico di un segmento della famiglia Panizzi) oltrepassa poi le Case del Passo, il “Crinale dell’Alberone”, il Casone di Dionisio, il Devin giungendo quindi al Passo della “Sotta da Folia”. Presso la citata biforcazione noi voltiamo a destra superando poco dopo la “Cappella de Spellaratti” (patronimico di un segmento della parentela Bianchi di Badalucco) entriamo nell’oliveto “da Pernixe”: queste edicole sacre conservano ancora pregevoli dipinti bisognosi d’immediato restauro. La valle tende a stringersi e farsi rocciosa e scoscesa. Dopo poche centinaia di metri i lecci sostituiscono gli olivi; la displuviale rocciosa che discende ripidamente dalla “Cresta dell’Alberone” ci sovrasta: il toponimo “Bosco de Caranche” (caranca- luogo scosceso) è di per sè esplicito. La linea di sprone che discende dall’Alberone, chiamata “i Termi”, è la terminazione storica sia del territorio comunale di Badalucco come della Podesteria di Taggia con quella di Triora: questo confine è tracciato da rocce naturali e da strutture litiche infisse (2). Giacomo mi ricorda che sulle pendici del Monte Faudo, sovrastanti il paese, le vipere sono stranamente molto rare mentre alcune testimonianze concorderebbero sulla presenza nella stessa zona di un rettile con “gambette e orecchie”. Oltrepassati i lecci ed un malandato pilone votivo giungiamo nelle Campagne dei Bregonzi e alle omonime case (Bregonzo è una deformazione di Bergonzo) dove Giacomo Carassale possiede un casone e relativa campagna. Superiamo in lenta salita le campagne dei “Campetti” e la “Cappelletta di Monte Isidoro” quindi attraversiamo il “Vallone del Passo” grazie ad un secolare piccolo ponte oggi in disuso essendo sostituito da un “passaggio carrabile”. Da questo punto una nuova rotabile ricalca per un tratto la vecchia mulattiera. La nuova via a fondo naturale prosegue in salita per alcune centinaia di metri sino alle due “Sorgenti dei Bastei” e all’omonima cappelletta (i Bastei sono un segmento della Famiglia Boeri). La mulattiera, qui detta “U Camin de l’Urmu” (Olmo- Case e Bosco dell’Olmo), si biforca conducendo rispettivamente verso Lona Alta e Lona Bassa. Noi proseguiamo superiormente sempre sulla nuova strada che ricalca la mulattiera lasciando i pochi casoni ancora esistenti. Ponendo attenzione all’aspro ed interessante paesaggio agrario risaliamo la “Muntà de l’Urmu” (Salita dell’Olmo) al cui vertice si distacca, a sinistra, un sentiero verso il Devin. Ancora un breve tratto e si giunge alle “Case Ciazze” dove troviamo un’altra “cappelletta”. Questa località che termina superiormente con il bosco ha un’unica generica denominazione: Lona. Questo soleggiato areale fu il territorio agricolo privilegiato di Badalucco, particolarmente vocato all’olivicoltura, alla viticoltura ed alla produzione d’ortaglie, compresi i famosi fagioli. Lasciamo quindi Lona per salire verso “l’Ubago del Castellaro” (ubago = luogo poco soleggiato), ampio bosco comunale di lecci e roveri, all’inizio del quale, a sinistra, troviamo una sorgente ed un “troglio” (vasca/abbeveratoio) detto “dei Soldati”. Proseguiamo attorniati da una fitta e bassa vegetazione; poco prima del limite superiore del bosco vi è un’altra sorgente detta la “Vena du Figu”. Quando giungiamo nella fascia prativa, presso il “Passo dei Porchi” dalla mulattiera si distacca, a destra, un sentiero che porta a Castellaro. Proseguendo nei prati ci viene incontro la “Ca’ du Dragu” ovvero la “Casa degli Agnesi”, bella struttura di casa colonica degradata dall’abbandono che ricorda ancora fortune migliori. Da qui poche centinaia di metri di salita ci separano dal passo e dall’omonimo Oratorio di San Salvatore. Dal Passo di San Salvatore ci accompagna Renato Castelli (della famiglia dei Cian” di Pietrabruna), floricoitore, cacciatore ed appassionato raccoglitore di funghi; conosce molto bene questi boschi perchè li vive ed ancor oggi non è raro che vi pernotti. L’oratorio campestre di San Salvatore recentemente restaurato dalla comunità di Pietrabruna coincide, non a caso, con il luogo d’intersezione tra la via di crinale e la trasversale di valle quale località di sosta, di preghiera e di riparo. Discendiamo lungo la via rotabile che ricalca per alcuni tratti la precedente mulattiera attraversando i gerbidi ed il rado bosco di querce di Gagliardo per giungere nel Vallone “du Bossa” (fitonimo, da bosso) dove v’e’ l’omonima casa e trogIio (vasca). Quest’area, quasi totalmente gerbida, era sino a pochi decenni or sono coltivata a grano, vite e lavanda. Continuiamo la nostra via lungo i campi di Carpe (fitonimo derivante da Carpino) sino all’omonima casa dove intersechiamo la vecchia mulattiera proveniente da Pietrabruna che proseguiva verso il Passo di San Salvatore parallela e di poco superiore all’attuale strada rotabile a fondo naturale. Presso la citata “Casa du Carpe” lasciamo la nuova via discendendo verso la Fontana dei “Campi Comen”; anche in questo tratto vi è una nuova strada interpoderale che in caso di difficoltà può sostituire la mulattiera sino alle campagne della “Ciana’” (luogo largo e pianeggiante). La vecchia direttrice discende dai Campi Comin oltrepassando un pilone votivo e l’Oratorio di San Rocco immerso negli olivi per giungere infine nel paese. Osservando la muratura di alcuni casolari periferici non ancora intonacati si evidenzia nella superficiale colorazione bruna dell’ossido di ferro la motivazione del toponimo “Pietrabruna” mentre la distribuzione urbana lungo la mulattiera ci indica l’importanza che questa aveva un tempo.

Note:

(1) –   Rovesti G. – La lavanda e le piante aromatiche e medicinali nella Provincia di Porto Maurizio

(2)- Dalla “Visita dei luoghi di Badalucco e Montalto fatta dai delegati Giobatta Veneroso e Cristoforo Spinola nell’anno 1652”:  <… giunti lontano da Badalucco circa un miglio di là dal fiume si sono visti due pilastri ossia rocche alquanto eminenti vicine l’una all’altra, quasi pilastri, ossia rocche, sono li termini che termina il territorio di Badalucco e Montalto …> Arch. Stato Genova – Busta Paesi 17/357; Riferimento tratto dalla Tesi di Laurea di Franco Bianchi  “Ricerca di Geografia Storica nel Territorio di Badalucco” Genova 1970

Avete visto? Quanta strada! Chissà che animaletto è quello con le orecchie e le zampette. Mi piacerebbe incontrarlo. Ora vi lascio riposare, dovete riprendervi per la prossima passeggiata che faremo. A presto!

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18 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Fabio
    Gen 09, 2013 @ 12:29:41

    Ciao Pigmy,
    sono tornato da qualche giorno, ma oltre a dei piacevolissimi ricordi la Ciociaria mi ha lasciato un virus influenzale che mi ha massacrato muscolatura e articolazioni, per cui mi sono collegato solo adesso al blog.
    Il bello è che oggi, al lavoro, è ripresa la produzione di cera depilatoria: secondo te quale essenza ci abbiamo messo per iniziare in bellezza il 2013? Ma la lavanda, ovviamente (peraltro l’olio essenziale di lavanda ci arriva da un’azienda di Imperia, tanto per sottolineare il legame fra questa pianta e la riviera di Ponente).
    Piuttosto, mi ci vuole qualcosa di ricostituente a effetto rapido: non è che con la tua topo-saggezza puoi darmi il consiglio giusto?
    Fabio – Zeneize since 1965 ancorché a mezzo servizio.

    Rispondi

    • topinapigmy
      Gen 09, 2013 @ 20:01:09

      Ma ciao! Ma buongiorno! Ma buon 2013!!! Sento però che ti sei divertito tanto, lo sento, lo sento… so che la Ciociaria, sa regalarti anche belle situazioni. La Lavanda… ce n’è tantissima qui da noi e abbiamo parecchie aziende che ne producono l’olio essenziale. Per la tua malsania invece, amico mio, peperoncino-miele, peperoncino-miele e peperoncino-miele. Buon anno ancora Fabio, sono felice del tuo ritorno!

      Rispondi

  2. silvano
    Gen 09, 2013 @ 13:07:33

    Mi hai fatto venire voglia di rileggermi questo fantastico libro.
    Hai citato un brano pieno di fascino , ovviamente per coloro che come me amano questo tipo di storie.
    Ciao , un abbraccio.

    Rispondi

  3. melodiestonate
    Gen 09, 2013 @ 13:26:07

    che bello questo post topina davvero interessante e poi la lavanda è così delicata come pianta……un abbraccione

    Rispondi

  4. pani
    Gen 09, 2013 @ 13:29:52

    troppo lungo…io in quattro passi arrivo verso la mia siepe di lavanda

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  5. stravagaria
    Gen 09, 2013 @ 14:20:54

    È vero la lavanda è splendida anche se il suo profumo è troppo intenso per me e mi fa venire mal di testa. Peccato che i campi di lavanda si siano ridotti, nel periodo della fioritura i colori sono impagabili. Bacioni

    Rispondi

    • topinapigmy
      Gen 09, 2013 @ 20:10:51

      A me non piace particolarmente la Lavanda però mi piacciono questi sentieri che un tempo, i nostri nonni, percorrevano per raccogliere questi fiori o per commerciare. Un bacio grande.

      Rispondi

  6. Miss Fletcher
    Gen 09, 2013 @ 16:09:07

    Io ce l’ho in terrazzo, diverse piante. In natura mi piace però la penso come Vivi, anche per me è un profumo un po’ troppo intenso, non è quello che fa per me!
    Baci!

    Rispondi

  7. lucianaele
    Gen 09, 2013 @ 18:15:22

    Adoro la lavanda, in tutte le sue versioni.
    Il profumo, il colore, le piantine……….
    E adoro leggere i tuoi post….sempre interessanti.
    Buona serata,
    Luciana

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  8. Museo della Lavanda - Carpasio
    Gen 10, 2013 @ 14:49:24

    Noi naturalmente adoriamo la lavanda, in tutte le sue sfumature di colori e profumi, e in tutti i suoi racconti. Ma adoriamo anche le tue storie. Complimenti.

    Rispondi

  9. Vaiale_IM
    Feb 06, 2013 @ 16:40:31

    Davvero delle belle parole…le nostre valli sono piene di sentieri che non vanno dimenticati! Dove posso trovare questo libro? Quanto costa? Se clicchi sul mio nome ti ho lasciato il link del mio account panoramio dove ci sono centinaia di foto sulla provincia di Imperia, di cui parecchie sono sulla Valle Argentina… se ti interessa puoi cliccare a destra sulle etichette, dove ho messo quella che contiene tutte le foto che ho scattato in Valle Argentina! Buon lavoro!

    Rispondi

    • topinapigmy
      Feb 06, 2013 @ 20:47:30

      Grazie per i complimenti Vaiale. M’informo e ti faccio sapere al più presto. Ti consiglio di comprarlo perchè è davvero un documento storico bellissimo. A presto!

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