Lo Spaudo e il Ciaravuglio

SONY DSCPensate forse gagliardi cavalieri, di poter venir nella valle Argentina, prender la damigella che più vi aggrada e andarvene tranquillamente come se nulla fosse accaduto? E quelli che rimangono? Come fanno con una possibilità in meno di maritarsi? E voi signorine? Per voi la situazione non cambia. Il bel giovanotto, da voi scelto, va pagato, in un modo o nell’altro. Queste son le regole nella mia valle. Sedetevi comodi allora che vi racconto come dovete fare. Eviterete di essere rincorsi e presi a pallettoni come è successo a parecchi, molti anni, prima di ora:

Allora, innanzi tutto bisogna dividere bene l’uomo dalla donna. Il primo deve rispondere alla cosidetta legge come consuetudine e tradizione, molto nota fino al secolo scorso, che risponde al nome di Spaudo (U Spaudu); per la seconda invece, rimane tutto uguale tranne il nome di questo “pagamento”, che viene così a chiamarsi Ciaravuglio (U Ciaravuju). Lo Spaudo è il più conosciuto dei due. Era solitamente l’uomo, il cacciatore, che andava in cerca della donzella prediletta piuttosto che l’inverso. Questa usanza del riscatto, per chi decideva di maritare una ragazza della Valle Argentina, era da corrispondersi ai coetanei della fanciulla che, ora, vedevano svanire la loro opportunità di matrimonio, con una compaesana. E solo loro potevano decidere l’ammontare della pena. Il riscatto, era da corrispondersi solitamente in denaro, cibi e bevande oppure, per quanto riguardava le femmine, scambiandosi giornate di lavoro. E al debitore conveniva non venir meno! In tanti sono stati rincorsi con lo schioppo e, una volta, c’è scappato anche il morto. Non solo, ma fin tanto che costui non si decideva ad aggiustare i conti e pagare il debito, veniva disturbato tutte le notti da gruppi di ragazzi del paese che, a turno, e sotto la sua finestra, si scambiavano per cantare a squarciagola, “serenate” ben poco apprezzabili verso il povero malcapitato. Un malcapitato che qui da noi assumeva il nome di “fuesteu” (Il Forestiero). E dello Spaudo, ne parla anche il Secolo XIX ritenendolo un’usanza importante: “… Si tratta di un’usanza che interessa e individua la solidità dell’unione comunitaria. Unità che si rompe momentaneamente quando un matrimonio con un forestiero comporta da parte di una giovane, l’abbandono del paese cui viene tolta una possibilità di matrimonio… I giovani, coetanei della sposa, giungono armati alla cerimonia: gli spari sono segno di allegria, ma all’origine testimoniano la volontà di scaricare le armi non essendo ostili al nuovo venuto, lo sposo”. Tutto si conclude con bevute di acqua e di vino e con l’offerta di una sommetta da parte del neosposo ai ragazzi. …”. Uno Spaudo finito in bellezza questo raccontato dal quotidiano. L’ultimo nella mia zona, mi sembra di aver capito attraverso varie ricerche e racconti, è accaduto in Badalucco nel 1990. Il riscatto, al neosposo, è costato seicentomila lire. Normalmente, mentre viene pagata questa specie di penale, gli scapoli rimasti, vanno a gustare un pezzo della tipica Sardenaira in un ristorante in onore dello sposo e brindano alla sua salute. Questo retaggio medievale nasce da una consuetudine che proibiva ai contadini di contrarre matrimonio al di fuori del feudo perché ciò, causava un indebolimento demografico in alcune zone e in tempi in cui il problema era la mancanza di popolazione. Ma purtroppo, spesso, non ci si ferma lì. In alcune regioni e in alcuni periodi degli anni che furono, lo Spaudo (che saprete, non è esistito solo qui da me), anzichè un avvenimento simpatico da poter festeggiare, si trasformava in una vera e propria violazione dei diritti familiari e della persona che, col tempo, fortunatamente, andò attenuandosi. Da alcuni vecchi statuti, guardate addirittura cosa si legge: da SanRemo “De non percutiendo sponsos vel sponsas” – Non si picchi né lo sposo né la sposa -. Da Albenga (si faceva di peggio) “Nemo audet proicere lapides citronos aut alia res” – Nessuno osi lanciare pietre o cedri, quando sono davanti all’altare -. Da Lingueglietta, in ultimo, si scopre che, oltre alle pietre (lapides) usavano pugni e ceffoni (cum pugillo sive manu)… usciti fuori della chiesa gli sposi certamente venivano ammazzati! Io penso che per attutire tale usanza si pensò bene di offrire un lauto banchetto ai giovani pretendenti della sposa. La rappresaglia dei competitori, contro il vincitore nella lotta d’amore, si è trasformata presto nella classica bustarella, soffocando così la rivalsa. Preparatevi quindi, mettete da parte i vostri risparmi se decidete di venire a contrattare da queste parti, non si sa mai cosa potrebbe capitarvi altrimenti. Un bacione, alla prossima!

Ringrazio gli anziani che si sono prestati a raccontarmi queste storie, ringrazio Bruna e Giampiero che hanno vissuto queste vicende nel paese di Montalto Ligure e alcune nozioni sono state prese da spaudos.blogspot.

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22 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Fabio
    Gen 11, 2013 @ 14:53:12

    Vista la mia poco felice esperienza matrimoniale mi terrò alla larga dalle topine, pardon dalle donzelle, della Valle Argentina: fra riscatti e schioppettate sembra di essere nel Far West.
    Verrò senz’altro a trovarti, ma piuttosto mi rimetterò la fede nuziale al dito al fine di scoraggiare sin da principio ogni eventuale pretendente !!
    Fabio – Zeneize since 1965. Mogli e topine dei paesi tuoi.

    Rispondi

  2. stravagaria
    Gen 11, 2013 @ 14:58:14

    Fortuna che non ho figli maschi terrò il “malloppo” per la dote delle ragazze…ops non si usa più 😀
    comunque queste usanze sono veramente interessanti! Bacetti

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    • topinapigmy
      Gen 11, 2013 @ 22:20:03

      Guarda che mi han detto che ora vogliono rimetterla in voga per le donne lombarde…. scherzo!!! 😀 Grazie Stravy, sono contenta che ti sia interessato questo post di tradizioni.

      Rispondi

  3. dolceuragano
    Gen 11, 2013 @ 18:32:16

    Buon fine settimana, pigm, un abbraccio con amicizia Carla

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  4. Miss Fletcher
    Gen 11, 2013 @ 20:30:10

    Se questo lo legge Rick dalle tue parti non ci viene mai più, già tutti lo vogliono accasare e lui non ne vuole sapere, pensa se finisce per innamorarsi di una di lì!

    Rispondi

  5. pani
    Gen 11, 2013 @ 21:56:25

    sei veramente uno spassu. Perfino U Ciaravuju!
    Te l’ho già chiesto? Ma Cuccureddu veniva da lì?

    Bella storia, credo che non sia sparita del tutto. Altro che retaggio medioevale.

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    • topinapigmy
      Gen 11, 2013 @ 22:23:43

      Ma smettila Cuccureddu!!!! Piantala! Guarda lo sapevo che arrivavi, lo sapevo! Smettila che non sono sono sarda. Cuccureddu… ma poi da dove ti è uscito cuccureddu vorrei sapere….

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    • topinapigmy
      Gen 11, 2013 @ 22:39:30

      Mai sentito… Certo che sono giovane! A chi credi di commentare? A una sorcia anziana? Lo sai che Cuccuruddu però m’ispira, quasi, quasi ci tiro fuori un’articolo… sembra il nome di un uccello tropicale tipo il tucano…

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  6. Niky
    Gen 12, 2013 @ 09:48:49

    Ma pensa te…. Io mica lo sapevo! Ah ah ah hai sempre da insegnare qualcosa!

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  7. silvano
    Gen 12, 2013 @ 16:21:54

    Per ” U ciaravuju ” qui a San Remo si intendevano gli schiamazzi fatti dai ragazzi sotto le finestre dei vedovi che si risposavano.
    Ciao.

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    • topinapigmy
      Gen 13, 2013 @ 13:44:54

      Ecco vedi… chissà… può essere… trattasi comunque di baldoria sotto casa del poverino maritato. Grazie per questa tua precisazione, probabilmente, a seconda del paese, con l’andar del tempo, ha assunto aspetti, appena diversi. Un abbraccio.

      Rispondi

  8. Dea Silenziosa
    Gen 15, 2013 @ 20:31:48

    Topina, è inquietante che solo gli abitanti della valle potessero decidere l’ammontare del risarcimento: mi viene da chiedere se potevano decidere risarcimenti talmente grossi da ..scoraggiare lo sposo e mandare all’aria il matrimonio! 😮 😉

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  9. Dea Silenziosa
    Gen 16, 2013 @ 00:09:46

    Mah, in verità forse l’ho detta una cavolata: da quello che scrivi le richieste non sembrerebbero esose.. però c’è di mezzo anche lo schioppo quindi un dubbio m’era venuto… su qualche eventuale scoraggiamento, fra l’una e l’altra cosa 😀
    Abbraccio ricambiato

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