I ponti della strada “di sotto”

E oggiSONY DSC topi, dopo avervi fatto conoscere la strada “di sotto”, una delle due strade dopo Badalucco, vi chiedo di guardarla più attentamente perchè vorrei farvi vedere i suoi numerosi e caratteristici ponti o… purtruppo si, per alcuni, quel SONY DSCche ne rimane. La pietra è, come vedrete, sempre la grande protagonista, soprattutto in quelli più antichi, in quelli romani o in quella dei miei antichissimi antenati; pietra nuda, visibile, dalle studiate proporzioni ma, in quelli creati dai miei convallesi più recentemente, è rivestita a volte da cemento. Un cemento che spesso occorre a costruire anche il SONY DSCmuretto di protezione. Alcuni si mimetizzano in questa stagione con i colori della natura spoglia, annoiata, svestita, una natura che lascia trasparire tinte spente. Alcuni, ingoiati dall’edera e dalla vegetazione. Alcuni, non servono più a nulla, sono solo ricordi, altri invece, sono la strada che continua, a zig-zagSONY DSC  sopra al torrente. E quanto è bello qui il mio torrente! Come scende sicuro sotto a questi ponti che ci sorreggono. E solo a guardarlo, si sente che è freddo. Lo dicono le sfumature che ha. Sfumature di vario verde e vario azzurro, metallico. Lo dice il suo boato, il suo rombo che assorda. I ponti, i loro piloni che toccano il torrente, sono ricoperti di muschio cupo e in alcuni tratti, i pesci, cercano di pulirli come dei bravi lavavetri. Succhiano quella molle erbetta tutto il giorno. Dev’essere saporita. E ce n’è per tutti. Sono piloni veramente enormi, chi ha costruito questi ponti, voleva assicurarsi che resistessero a qualsiasi peso. Sono ponti ad arco. Non sono lunghissimi, quindi qui nella mia valle solitamente si trovano ad una sola arcata e lo sapete chi, prima dei Romani, capì il metodo giusto per costruireSONY DSC i ponti in questo modo? Gli Etruschi. Ah, ah. E grazie a questa tecnica potevano costruire di tutto, non solo passerelle e cavalcavia. Ma i Romani, furono ottimi allievi e, come loro, i Liguri, seppero fare della pietra una vera celebrità. Qualsiasi cosa, a partire dai mitici ormai muretti in pietra, che dividono le particolari coltivazioni a terrazzaSONY DSC della Liguria. I Liguri, erano davvero abili a seguire i maestri del Grandi Impero, mi spiace solo che alcune tecniche oggi, sono sempre più rare e vanno perdendosi. E pensare che stiamo parlando di un’arte considerata sacra, pensate. Il “sommo maestro” (così era chiamato colui che governava la costruzione di un ponte), doveva infatti oltre che realizzare, saper valutare di avere roccia in abbondanza e calcolare bene dove far appoggiare le spalle del ponte evitando che alluvioni o piogge intense, potessero distruggerlo. Sono tutti ponti infatti che resistono al tempo da secoli e secoli. Ci pensate? E senza l’aiuto di collanti, se non un pò di argilla, come già vi avevo spiegato neiSONY DSC miei post antecedenti sui ponti della mia valle. E’ ovvio però che una manuntenzione dovrebbero farla. Pare però che a pochi importa e purtroppo, questo è il risultato.SONY DSC Consideriamo inoltre che la seconda guerra mondiale non ha certo aiutato la situazione. Quelle che vedete in queste immagini, sono le due parti di un antichissimo ponte ad unica arcata, al quale è crollato la parte centrale. Ok, ho capito, è bene ch’io mi avvicini un pò di più per farvi vedere meglio. Ci riuscite così? Eccolo, spezzato nettamente a metà. E’ impressionante e mi ci gioco qualcosa che in mille passano di qua davanti senza notare questo rudere rimasto. Che è anche significativo a mio parere. Sembra cheSONY DSC un gigante lo abbia preso e tranciato come un panino. E adesso? Come si fa ad andare da una parte all’altra? La casetta che vedete alla destra delle foto è oggi raggiungibile da una viuzza laterale, ma vi ho lasciato di stucco eh? Dite la verità. Quanti ragazzi hanno provato a tuffarsi in estate da questi spuntoni di pietra per scendere giù nel fiume che in questo punto è parecchio profondo? Bhè, qui i “senza paura”, non hanno che l’imbarazzo della scelta e presto vi farò conoscere aSONY DSCnche gli altri ponticelli perchè mostrarveli tutti in una volta era impossibile. In questo punto sono davvero numerosi. Però che fascino, che meraviglia. Guardate che larga la spalla di appoggio. E tanto più doveva essere lungo l’arco, tanto più grande doveva essere il pilone sostenitore. E lui ora non c’è più, lasciando lo spazio ad un panorama magnifico. Guardate che bella l’acqua che scorre veloce e impetuosa, ma fa paura guardarla da qui, sembra che il rimasto, possa non reggermi. Evitiamo, è meglio. E poi, queste rovine sono così affascinantiSONY DSC che è un piacere ammirarle da qui e rimango incantata. E spero che ammirarle sia piaciuto anche a voi amici. Perciò topi cari io ora vi saluto, vado alla scoperta di altri angolini fantastici e segnati dalla storia della mia valle e oltre. Scorci che possano rendervi nota la mia terra. Vado a fotografare altri ponti. Poche cose sono affascinanti e caratteristiche come loro, non trovate anche voi? E allora aspettatemi, tornerò presto. Un bacione! E, a proposito… state tranquilli, se venite nSONY DSCella mia valle, non abbiate paura a salire sopra uno di loro. E’ meraviglioso attraversarli, starci sopra e guardare giù che cosa accade. Datemi retta, potete stare tranquilli! Squit!

16 pensieri su “I ponti della strada “di sotto”

  1. i ponti sono una gran bella cosa. Quando giocavo con la sabbia era una delle cose che mi piaceva fare di più. Poi arrivava sempre qualcuno che, sbram, li “tranciava come un panino”

    • 🙂 …qualche gigante? Non dev’essere semplice fare i ponti con la sabbia. Io che sono una femminuccia, facevo le torte. Fare i ponti mi sembra troppo difficile, affascinante ma difficile. Bravo, Pani…

  2. fare i ponti era semplicissimo, bastava fare una dorsale di sabbia e poi scavarci il foro. E se facevi le piste nella sabbia era uguale: tappavi la pista e ci facevi il foro.
    E sì che i topi dovrebbero intendersene di buchi…

  3. Certo che vedere queste magnifiche opere in pietra e poi confrontarle con quel mostro , anche se indispensabile , di ponte a Loreto………….. Beh il confronto non regge. Chissà perchè l’uomo moderno sembra avere smarrito il senso della bellezza. D’accordo , Rosy Bindi non potrà diventare la Bellucci , però con un pò di restauro , magari da lontano…………….se uno non ci vede tanto bene……….

    • Ah! Ah! Ah! 😀 Quanta ragione hai! Però Silvano, quando ho iniziato a leggere questo tuo commento credevo mi parlassi di Montalto poco sopra al punto da me postato. Ma ti rendi conto che obrobrio hanno fatto tra quel mega parcheggio in cemento e il palo della ricezione per i cellulari? Mi hanno rovinato la skyline del paese romantico!!! Sigh! Mostruoso…

  4. Cara Topina, avrai capito quanto mi appassionano le antiche architetture e i sistemi di costruzione del passato 😉
    E anche il senso estetico, degli antichi.. 😀
    Il ponte spezzato, quel troncone che ne è rimasto, fa una certa impressione!
    Ciao! 😉

    • Ciao Aurora, non capisco perchè il mio blog ti ha messo in moderazione, porta pazienza, è un matto! Si, hai ragione, l’antica architettura ha un fascino particolare e spesso ci lascia perplessi come il ponte spezzato. Sono contenta ti siano piaciute queste costruzioni della mia valle, ce ne sono ancora molte e pian piano te le farò vedere tutte. Baci.

  5. Hai ragione, me l’ero dimenticato . Quel parcheggio a Montalto grida vendetta .
    Non capisco come si possa approvare un progetto del genere in un paesino medioevale . Complimenti vivissimi agli architetti e a coloro che lo hanno benedetto con le loro firme . Ci vorrebbe il protagonista della canzone di De Andrè ” Il bombarolo ” per porre fine a questo obbrobrio di cemento armato.

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