Arma: passeggiata sul mare

Vi porto a passeggiare con me. Oggi siamo ad Arma, Arma di Taggia, e percorriamo questo lungo marciapiede alla scoperta di un paesaggio che poche volte vi ho mostrato in questo blog.

Purtroppo ne possiamo percorrere solo un pezzo… “lavori in corso” e quindi ci sembrerà breve. In realtà, è lunghissima come passeggiata, dal paese di Bussana arriva fino alla zona Bartumelin, verso Riva Ligure. Sì, alla foce del torrente Argentina.

E questa è la zona della Piazza della Darsena, del ritrovo dei pescatori che, con i loro pescherecci, attraccano e vendono il pesce, si salutano, si danno appuntamento per l’indomani, con il viso riarso dal sale. E’ questa la zona delle ancore di ferro, posizionate come monumento, oggi ossidate dal tempo, color della ruggine.

Delle Rose e delle Strelitzie (o Sterlizie) ci accompagnano con i loro folti cespugli e, in alcuni tratti, ci vengono incontro rami spogli di Tamerici. Rami che quando si tingono di verde, è un verde pallido il loro, vellutato, sembra impolverato. Rami che s’innalzano, verso il cielo chiaro, con poche nubi. E’ qui che cerca di toccar lo stesso cielo l’altissimo hotel Vittoria. Quattordici piani di albergo. Primo simbolo di modernità in un’Arma contornata da colline coltivate a Carciofi e Garofani e di vita rurale di splendide contadine.

E’ con la sua realizzazione che s’inizia a pensare ad uno sviluppo in altezza; è una costruzione troppo moderna per i tempi in cui è stato eretto. Stona per un certo verso, ma diventerà presto il simbolo indiscusso della Riviera e la sua “V”, illuminata sul tetto, si vedrà da molto lontano.

Si parte dal porto per arrivar fin qui; il piccolo porticciolo che non vi presento ancora, voglio dedicargli un intero post più avanti. Il piccolo porticciolo con le barchette che dondolano e di tutti i colori. Per arrivar sin qui, si attraversano i campi da tennis, dove ogni giorno si divertono persone di ogni età. Si viaggia perpendicolarmente a Via Marina e la sabbia rossa, fine come pulviscolo, che si solleva dal rimbalzo delle palline, va a finire ovunque. Qui c’è sempre molto vento topini, si sa, è la Liguria di Ponente.

Passeggiamo sul mare, sorpassiamo i locali notturni, la Bocciofila con la statua del giocatore che punta e mira, sopra i lunghi campi. Avanziamo e vediamo i giochi dei bambini, che funzionano sempre, estate e inverno, ricchi di grida gioiose. E le giostre girano.

E’ qui che i palazzi sembrano tutti uguali, i balconi, le tende, le tapparelle giù, non c’è vita ora, dormono. I proprietari, turisti che giungono da altri luoghi, devono ancora arrivare. Ecco i tipici bar che appoggiano sulla sabbia, con i dehors sul mare e le vele al posto degli ombrelloni, le siepi, i tavolini arancioni, che danno un tocco di colore a questo periodo più spento. Passiamo davanti all’Istituto Alberghiero dedicato a Eleonora Ruffini e i Bagni Comunali, di fronte, portano anch’essi lo stesso nome della patriota italiana.

Possiamo giungere fino a Piazza Marinella, la piazza delle manifestazioni che si trasforma; da semplice parcheggio a luogo di eventi storici e divertenti in determinate occasioni. E’ qui che i bambini recitano alla fine dell’anno scolastico, i cori cantano, le modelle sfilano. E’ qui che gli anziani si affacciano dal vecchio Miramare.

Che bellissimi scorci. Arma e poi Bussana Nuova e tutte le sue tinte. Il rosa, il giallino e, laggiù, il campanile della chiesetta di San Giuseppe, sempre a dirci che ore sono.

Una passeggiata accompagnata dal dondolio della corrente e delle onde che strusciano a terra. Pizzerie, gelaterie, ristoranti. Non si può camminare senza gelato in mano, qualsiasi stagione sia.

Ci si guarda attorno o si legge il giornale seduti comodamente su una panchina. Si possono contare le mattonelle a terra, color vermiglio; ogni quante piastrelle di questo colore ne risalta una bianca?

La passeggiata a mare percorsa scalza, correndo, camminando, quante volte ci son passata sopra. Si andava in spiaggia, si viveva lì, per tutta l’estate, dentro a quel manto azzurro e infinito. Di giorno, di sera, sulle sdraio ci si addormentava pure!

La passeggiata a mare, con il suo profumo di salsedine e i granelli di sabbia sparsi sul marciapiede, luogo d’appuntamento, vestiti bene, pronti ad affrontare una nuova serata andando avanti e indietro fino a tardi.

Un abbraccio topi, al prossimo tour!

M.

Senti che profumo ha l’Origano

Il suo nome deriva probabilmente da Oros Ganos e significa “bellezza della montagna” anche se può essere tranquillamente coltivabile in vaso. E’ una pianta molto robusta. Definendolo “bellezza della montagna”, si dice già molto su di lui.

Immagino lo conosciate tutti. Assomiglia al Timo, ma le foglie sono diverse e ci permettono di distinguerlo; più tondeggianti quelle dell’Origano, più a punta quelle del Timo. E la mia Valle ne è piena sapete? Bhè, bisogna saperlo cercare e trovare ma, ci sono alcuni punti, come ad esempio i dintorni del paese di Andagna, che ne hanno molto da offrire.

L’Origano, vero nome Origanum, fratello della Maggiorana chiamata nel nostro dialetto “Persa” e che vi farò conoscere più avanti, è una buonissima e profumatissima pianta aromatica usata sia fresca che essiccata per insaporire cibi come pizze, pomodori, arrosti, frittate ma, forse non tutti sanno che, il suo utilizzo può essere esteso anche al benessere e alla “cura” della persone che decide di trattarsi con erbe officinali. L’Origano è tra le più pregiate piante officinali che le terre mediterranee possano darci.

Le sue proprietà terapeutiche sono l’essere: antalgico, disinfettante, antisettico, analgesico, antispasmodico, espettorante, stomachico, rinfrescante e tonico. Il suo olio essenziale è molto usato nell’aromaterapia e nella cura di alcune malattie. Attenzione però, solo sotto controllo medico. E’ molto potente. Ottimo anche come principio attivo contro la cellute. I suoi infusi sono consigliati contro la tosse, le emicranie, i disturbi digestivi e i dolori di natura reumatica, svolgendo una funzione antinfiammatoria. E grazie al suo buonissimo e meraviglioso profumo, esso risulta anche molto utile nell’allontanare fastidiosi insetti come le formiche, le tarme e i tarli. E’ difficile infatti vederlo intaccato da parassiti. Solo raramente si assiste ad attacchi da parte di cicaline o afidi neri, ma mai particolarmente gravi. E allora perchè, non tenerne a tal proposito, un rametto nell’armadio? Assieme alla Mentuccia, farà odorare di fresco tutta la vostra biancheria proteggendola dalle golose e insaziabili bestioline.

E l’Origano, che fa parte della famiglia delle Labiatae, per le sue caratteristiche, è considerata una pianta che dà conforto, sollievo e salute. Infatti, nella medicina tradizionale, esiste l’emblema dove una cicogna tiene nel becco un rametto di Origano. Questa è un’antica leggenda secondo la quale, quando questo uccello soffriva di stomaco per aver mangiato cibi nocivi, si curava con l’Origano. Il suo aspetto elegante e delicato lo lega al mondo femminile e, nell’antichità, le donne lo coltivavano non solo come spezia ma anche quando avevano patito una delusione amorosa per alleviare il dolore; così come si credeva che, se una pianta di Origano coltivata sul davanzale si seccava, voleva dire che ci sarebbero state delle delusioni d’amore in famiglia.

Questa informazione, la trovate nel sito http://www.elicriso.it e, l’ho voluta citare perchè, le streghe della mia Valle, hanno sempre usato molto l’Origano quando si trattava di creare intrugli per l’amore e pozioni magiche verso l’amato (…o sfortunato?). Oh già… era una delle prime piante raccolte e messe nel gran pentolone. Nulla aveva la sua potenza. Quella sua profumazione, così forte, così indisponente e invadente da tener lontani diavoli e vampiri andava dritta dritta dov’era stata spedita. E il destinatario era ovviamente un poverello che, soffrendo di solitudine e credendo di aver annusato chissà cosa, si sarebbe lasciato fare qualsiasi angheria pur di non rimanere solo. L’Origano, persistente, cocciuto, ha proprio questo significato: non mollare mai. Essere persistente. Anche la sua vita è così.

Spesso nasce, dove tutto prima è morto; sulle rovine, i resti e alcuni ricordi di grandi e antiche civiltà. Regalate, a chi non deve cedere, un rametto di Origano, servirà a fargli capire che lo state aiutando a tenere duro e, siete assieme a lui, nella sua battaglia. Un profumo così buono che si dice sia stato creato dalla Dea Afrodite che ne aveva il giardino di casa pieno. E della Dea Afrodite c’è da fidarsi!

L’Origano è quella pianta che non manca mai in una casa e, il suo esserci, è così sentito, che le cuoche più raffinate diranno – Poco Origano, si sente troppo! E’ amaro! -. Io non potrei farne a meno. Quel suo sapore selvatico mi fa impazzire. Rende tutto più buono. Non datemi pizza senza Origano e nemmeno bruschette al pomodoro senza la sua presenza! E’ amaro quando è più vecchio; se troppo maturo, le sue foglie sono di un verde scurissimo.

Solitamente è una pianta che troviamo attaccata alle nostre rocce e non supera quasi mai i 50 centimetri d’altezza, in realtà, può raggiungere il metro ma è molto raro, inoltre, è meglio quello piccolo, è più tenero e meno forte come sapore. Dai piccoli fiorellini bianco-rosato, l’Origano arriva ad essere anche una bellissima pianta ornamentale per prati, pascoli e monti proprio come dice il suo nome. Chi l’ha detto che solo i fiori grandi abbelliscono?

Sapevate inoltre che Greci e Romani lo utilizzavano per rendere più belli i campi dei loro amanti? Ebbene sì e, per dirla tutta, anche i camposanti. Ci tenevano alle anime dei loro cari e pretendevano stessero in un luogo il più paradisiaco possibile anche qui, su questa terra. Era l’Origano che li accontentava. Era lui con la sua bellezza.

E allora topini, cosa volete di più? Oggi vi ho presentato il bello e il buono, un connubio che dura dai tempi dei tempi. Chiunque ne ha fatto uso. Volete per caso essere voi i primi a rifiutare tanto ben di Dio? Non credo proprio. Buon utilizzo allora.

Vi aspetto alla prossima puntata, la vostra Pigmy.

M.

Neve, Monti, Mare, Sole…

IMAG4860… questa è la mia Valle amici topi. In questi giorni amici topi. In questi giorni invernali di febbraio in cui, nonostante il sole, tutto par grigio, bianco, azzurro.

Questa è la mia Valle amici.IMAG4871 Un tappeto di sabbia bagnato dal mare, scendiletto di monti coperti di neve. E allora guardate, guardate e ditemi se potete crederci. Se potete credere che qui scende la neve, in questi stessi giorni e ci permette di zampettare allegri.

E ricopre Taggia, il suo storico panorama, gli alberi d’Ulivo, le alte serre, i monti ad Ovest e tutta la mia vallata, sempre più bianca, sempre più fredda. Scende arzilla, spensierata, disordinata in grossi fiocchi pomposi.

La neve… neve che scende sulle viole, senza guardare nulla, senza chiedere permesso. Che si posa dove decide lei. IMAG4891Non fa differenza con nessuno. Neve che ci vede a scattare foto e non ha voglia di perder tempo a mettersi in mostra. A star ferma, in posa, no… Neve, che rimane, si adagia, a riposare sui nostri boschi. Qui, sì. Qui, dove il tempo sembra essersi fermato. Ma due metri più in là? Due metri giusti,SONY DSC giusti non di più? Ah… e qui vi volevo!

Siete forse disposti a credermi ancora, adesso, topi? Siete disposti a pensare che queste foto sono state fatte nello stesso periodo? Potete pensarlo mentre strizzate gli occhi abbagliati da questo solo accecante? Potete pensarlo mentre vi par di sentir garrire qualche gabbiano?

Siamo sempre nella mia Valle topi, e qui, ogni cosa può accadere!

Ma conoscendovi, e immaginandovi stralunati al sol pensiero, ve ne do anche la prova. Non è solo perchè son buona, ma orgogliosa di mostrarvi una rarità.

Guardate bene questa foto. Questa foto qui a destra con questi palazzi in diagonale. Siamo sul mare vedete? Vedete SONY DSCin primo piano la sabbia e i cumuli di alghe di chi ancora non ha sistemato le spiagge? Vedete l’acqua che le accarezza sulla battigia? Gli stabilimenti, ancora in disuso. Adesso osservatela bene. Avvicinatevi allo schermo. Guardate laggiù, nello sfondo, tra il palazzo alto e quella pianta verde. C’è un monte, e quel monte topini, è ricoperto di neve. La sua punta si confonde con il bianco delle nuvole.

Basta mezz’ora. Mezz’ora soltanto per raggiungerlo. Ebbene si topi. Questo è il segreto. Io dalla spiaggia, Niky dai monti. QuestoSONY DSC è stato quello che i nostri occhi hanno visto. Questo è stato quello che abbiamo creato per voi. Questo è quello che si crede insolito ma, per noi, è più che normale. E questa volta, la neve, non ha insistito. Ha ricoperto poco, lo riconosco. Se avesse continuato, avrebbe fatto come nel ’84 o forse era l’86, non ricordo bene, ricordo solo le barche, completamente coperte di neve e l’acqua salata del mare che, sulla spiaggia, scioglieva la bianca signora onda dopo onda. Ancora più bianca di fianco all’azzurro cupo della grande distesa d’acqua. Ancora più soffice.

E da dove qui, tra le nubi, sono passati solo raggi di sole, lassù, dalla mia cara amica, è passato anche il gelo.

E noi vi salutiamo topi cari con un abbraccio forte e caldo.

M.

L’arte di Santi, le pietre colorate e la storia di Andrea

Andiamo ancora una volta a Castellaro topini. Quando, tempo fa, vi scrissi questo post https://latopinadellavalleargentina.wordpress.com/2011/12/28/la-chiesa-di-lampedusa/  sulla bellissima Chiesa castellarese di Nostra Signora di Lampedusa, arrivarci è una bellissimaSONY DSC passeggiata panoramica tra le altre cose, vi accennai alla storia che la fece diventare così importante, ma oggi, quella storia, voglio raccontarvela meglio. Raccontarvela e farvela vedere attraverso dei dipinti. Attraverso gli occhi di un artista.

Si narra, in questa vicenda, di un ragazzo, il suo nome era Andrea Anfossi. Un cittadino di Castellaro che fu catturato dai turchi durante un’invasione nel 1561SONY DSC e venne fatto schiavo. Passarono tanti anni e, durante una delle tante traversate, lottando in mezzo al mare contro le intemperie, giunsero all’isola di Lampedusa.

Lì, fu mandato dai pirati che lo tenevano prigioniero, a rifornirsi di legname e, proprio in quell’occasione, in mezzo ad una luce abbagliante che quasi lo accecò, scorse una tela raffigurante Maria e il Bambino. Quest’apparizione gli diede la forza di mettere in pratica il piano di fuga al quale stava pensando da parecchio tempo: da un tronco ricavò una sorta di imbarcazione e usò quella tela trovata come vela. Fuggì in mare diretto alla terra natia. Come fece non si sa. Potete vedere quello che vi sto raccontando inSONY DSC questa seconda immagine che vi posto.

Quanto navigò! L’affascinante storia continua e racconta che, giunse sulle coste liguri e, nel 1602, nella sua Castellaro, decise di costruire il famoso Santuario in onore della Madonna di Lampedusa che lo aveva protetto nel viaggio e salvato dai malvagi rapitori.

E oggi, cari topi, questa fantastica storia è raccontata anche sotto forma di opere d’arte da un artista di nome Santi, che vive dove ha vissuto il famoso Andrea. Ebbene si, nella stessa casa. Una casa semplice, dalla porta di legno e dalle piccole finestrelle e, sulla facciata principale, un’incisione nell’ardesiaSONY DSC del 2002, dice: “In questa casa visse Andrea Anfosso detto – Il Gagliardo – fuggito ai turchi dall’isola di Lampedusa con il quadro miracoloso della Madonna che poi offrì al culto del paese natio“.

E questa casa si trova in un carrugio del bel paesino, ricco di disegni, scritte e fiori che ricordano momenti importanti e ciò che contraddistingue questo fantastico borgo medioevale. Venite, vi porto a vederne qualcuna di queste belle opere.

Ovviamente, anche il carrugio porta il nome dell’eroe che, vedremo, cambia la vocale finale da O a I “modernizzandosi” col passare del tempo. Eccoci in vicolo A. Anfossi ed ecco le bellissime SONY DSCe colorate opere del Santi.

La prima che incuriosisce e rapisce i nostri occhi è quella dedicata a Tessa, presumo un lupo, o un cane, al quale l’artista era o è, molto affezionato non so… so solo che quei colori accesi, nel grigiore dell’umido cunicolo, ci fanno abbozzare il primo sorriso. Quel pelo è folto e lo sguardo di quella bestiola disegnata ci segue. Alcune minuscole chiazze bianche fan presupporre che sia anziana ma, magari, non è così. E’ comunque una meravigliaSONY DSC.

Poco sopra, altre due pietre sono ricoperte da tinte ancora più sgargianti e più vivaci della prima opera. Questa volta, le protagoniste sono delle meravigliose coccinelle su una foglia, simbolo di fortuna, e un caro pettirosso, simboloSONY DSC invece di bontà. Messaggi buoni, positivi, sempre ben graditi.

Questi dipinti rallegrano sempre di più man mano che avanziamo. Ma non ci sono solo pitture sulle pietre della grotta. Ci sono anche vere e proprie scenografie, paesaggi composti da nuvole, funghi, alberi e sole che, in un angoloSONY DSC, donano la vita. Piccoli paesaggi fuori dal comune. Che originalità.

Il privilegiato che si mette in mostra è un lungo ramo di bacche rosse. Dopo di lui e il suo personale palcoscenico, ricominciano i dipinti carichi e decisi e, quello che mi ha colpito di più, è quello raffigurante il paese di Castellaro e la chiesa di Lampedusa che prende SONY DSCun’intera parete del carrugio. Quanto verde e quanto azzurro in un solo colpo, così, appena girato l’angolo. Bum!

E quella lì disegnata è la mia Valle, la riconoscete? Con tutti i fiorellini… Oh, ma si! I fiori! Che sbadata, ancora non ve li ho mostrati, sapete, non ne sono sicura ma presumo che anche loro, siano una stupenda invenzione dell’artista. E anche loro, guardate che colori abbaglianti! Eccoli.

Rose rosse e bianche calle. Plastica, tulle, colla, elastici e fil di ferro, qualche brillantino e qualche pennellata di colore. Sono grandi, aperti, sembrano morbidi e profumati. Ce ne sonoSONY DSC molti e tutti, arricchiti da farfalle dello stesso colore. A Santi le farfalle piacciono molto sembrerebbe. Ne vediamo ovunque: farfalle, farfalle e ancora farfalle.SONY DSC Di ogni colore, nel cielo azzurro. Le ali spiegate a librarsi in un alto volo. Chissà, magari hanno accompagnato l’Andrea nel suo lungo viaggio! Bellissime.

Ma uno dei quadri che mi è piaciuto di più, e più mi ha colpito, è stato questo, posizionato in alto, sotto il tunnel del vicolo, dedicato alla grande scrittrice Virginia Woolf che recita: ” Cornovaglia Isola Godrevy” – La gitSONY DSCa al faro di Virginia Woolf. A me è piaciuto tanto. Quel mare azzurro, quel faro bianco, laggiù in fondo, su quell’isola. Quegli scogli e le piccole onde. L’acqua sembra brillare. Dona un senso di pace ed è contornato da una stella filante natalizia di SONY DSCun bordeaux acceso.

Siamo a Castellaro amici. Ancora una volta qui. Sembra di essere in un angolo delle meraviglie e invece è tutta la bravura di una persona che qui, ha trovato il suo sfogo e grazie al suo estro ha colorato (prediligento il colore blu) un’ala del paese.

Guardate qui, in questa foto, una parte della serie. Spero di avervi divertito anche questa voltaSONY DSC topini e fatto vedere qualcosa di interessante. Spero che anche questa volta, con la vostra solita sensibilità, abbiate colto l’amore che si cela ma che con attenzione si nota anche, di queste opere. La voglia di un uomo di abbellire SONY DSCcon la sua bravura e la sua fantasia. E allora posso salutarvi.

Lo farò con un forte abbraccio e vi aspetto per la prossima passeggiata perchè ho di nuovo altre sorprese per voi. A presto!

M.

La Farfalla: le sue ali, pagine di fiabe

Commento prettamente personale. Non ho mai creduto alla fine del mondo che avevano programmato per il 21 dicembre 2012. Ho sempre creduto piuttosto, e sperato, in una nuova Era nella quale mi auguro si possa essere tutti migliori. E si possa anche pensare in modo migliore. Una sorta di rinascita, di cambiamento, di quando ci si accorge che così non va.

Il simbolo per eccellenza di tutto questo è un animale davvero particolare. Bellissimo. La Farfalla.

Un insetto che conosce bene il miracolo della trasformazione. Da bruco a meraviglia alata.

Questo lepidottero invertebrato è compreso in un numerosissimo gruppo di specie. Le Farfalle della mia Valle sono tra le meno colorate di quelle che si possono incontrare in natura ma sono anch’esse stupende con delle tonalità e tocchi di colore indescrivibili. Vi è mai capitatomadagascar1 287 di vedere ad esempio quelle piccoline, azzurre, volare tutte insieme sopra ai Non Ti Scordar Di Me? Hanno un volo particolare. Veloce. Sono bellissime e quelle loro sfumature color acciaio le rendono luccicanti.

Alcune di loro, invece, grazie ai colori della polverina delle loro ali, si mimetizzano. Esse possono essere sia diurne che notturne, come le Falene, ma quest’ultime, meno conosciute e meno apprezzate, sono una razza che racconterò in un altro post.

Non è vero, come si dice, che la Farfalla vive dall’alba al tramonto e poi muore. E’ una credenza popolare. E’ vero che qualche razza, poche, vivono 48 ore non di più ma, la maggior parte di esse, pur avendo vita breve, arrivano spesso a godersi in vita tutta l’estate. Altre invece, potete credermi, vivono anche cinque o sei anni ma stiamo parlando di razze più grandi e che difficilmente troviamo originarie dei paesi Europei.

Nascono sempre nei periodi caldi dell’anno in cui non solo vengono al mondo ma, da adulte, si riproducono anche. Le uova vengono deposto sulle foglie delle piante (adorano l’Ortica e l’Edera) e possono essere in bolle singole o a grappolo e da esse nascono i bruchi, le larve, che si cibano delle stesse foglie sulle quali sono appoggiate.

I bruchi mutano tre o quattro volte la pelle e, per sorpassare l’inverno, con quella stessa pelle, formano le crisalidi. Sarà da lì che, la primavera successiva, con i primi tepori, uscirà la Farfalla completamente formata. A metamorfosi completata sarà considerato un insetto adulto e sarà pronto per svolazzare di fiore in fiore a succhiare con la sua linguetta, chiamata spiratromba, tutta attorcigliata, il nettare migliore.

Sono così golose e mangione da cibarsi di tutto il polline presente, addirittura rendendo a quel fiore impossibile la sua riproduzione. E’ per questo che servono in natura, per non far aumentare smisuratamente la procreazione di alcuni vegetali che sarebbero, altrimenti, un po’ troppo presenti. Sono purtroppo poche però le Farfalle che riescono ad arrivare a questa fase, in quanto, quando sono ancora larve, sono anche un ghiotto bocconcino per tantissimi predatori: anfibi, rettili, uccelli. Inoltre, il luogo dello stadio larvale, dev’essere ben soleggiato e privo di correnti d’aria quindi, se si taglia un albero, si può causare la morte di alcuni bruchi a causa di venti freddi dai quali non sono più riparati. Quell’albero, faceva loro da scudo.

La Vanessa, il Macaone, la Cavolaia, tutte Farfalle fantastiche che popolano i nostri boschi, i nostri prati, i nostri sentieri.

E quanti detti sono stati inventati sulla loro esistenza: “Rincorre le Farfalle” per intendere uno che perde tempo – “Ti faccio vedere la mia collezione di Farfalle” per riuscire a rimorchiare una donna – “Variopinta come una Farfalla” per far capire come una cosa sia coloratissima e poi ancora: “Chi tosto si credeSONY DSC ha l’ali di Farfalla”, “Non ti vantar Farfalla, tuo padre era un bruco”, “Scherzando intorno al lume che t’invita, cara Farfalla perderai l’ali e la vita”. Quanto significato in semplici modi di dire non trovate?!

La Farfalla amata e adorata da un’infinità di poeti a partire da Neruda, fino ad arrivare alla Dickinson, e poi Saffo e la Merini, tutti ipnotizzati dalla sua bellezza.

E pensate, esiste addirittura un movimento, chiamato “Effetto Farfalla” in cui si dice che, il minimo battito d’ali di una Farfalla, sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo. Questa è soprattutto una citazione orientale che ci fa capire come, a volte, da una cosa piccola può crearsi una cosa molto più grande e magari anche con gravi risultati. In quanti mondi è conosciuta! E sapete, è presente anche in tutte le mitologie del pianeta Terra.

E’ Psiche in quella greca, ossia la personificazione del respiro dell’anima, una realtà concreta; in quella azteca invece, la Farfalla ha gli artigli e il Papalot, dal quale ha preso il nome nel francese Papillon. Per i Romani era l’anima che usciva dal corpo. Nella mitologia irlandese, la Dea sposa del Dio Mider, era stata trasformata in una pozza d’acqua dalla prima moglie del Dio, gelosa di lei. Dalla pozza uscì un bruco che si trasformò in una magnifica Farfalla che tutti gli Dei decisero di proteggere poiché aveva poteri miracolosi. Anche qui, quindi è evidente, il simbolismo della vera essenza dell’essere liberato dall’involucro della materia. L’essenza dell’anima. La trasformazione. La rinascita. Di una Farfalla e di ognuno di noi. Per una nuova esistenza. Un nuovo senso della vita.

Ecco la fine di un mondo precedente per permettere al nuovo di prendere il suo posto. E ora, vi lascio con una frase letta a Collodi, sì, nel paese di Pinocchio e dei balocchi. Una frase che ha accarezzato la mia mente. Nicola Russo ha scritto su questi esseri incredibili una citazione molto carina e mi fa piacere condividerla con voi: “Un giorno un bambino avvicinò uno studioso che osservava una farfalla. Gli chiese cosa facesse e questi rispose – Voglio scoprire di cosa sono fatte le ali di una farfalla -. Il bimbo sorrise e disse – Sono fatte delle pagine delle favole che hai letto a tuo figlio – e volando se ne andò.”

Vi aspetto per il prossimo post, buon proseguimento a tutti.

M.

Castellaro, il paese medioevale

Castellaro SONY DSCtopini. Oggi vi porto qui a fare una splendida gita. A Castelà, come diciamo noi.

Il toponimo deriva da “castellari“, fortificazioni costruite dagli antichi Liguri in posizione sovrastanteSONY DSC.

Vi porto in questo paese dall’ancora calcata impronta medioevale e feudale.

Un paese in collina; in cima alle colline affacciate alla costa ligure a poco meno di 300 metri sul livello del mare.

Castellaro che troneggia tra gli Ulivi argentati degli altipianiSONY DSC intorno a noi e le infinite coltivazioni di palme. Due verdi completamente diversi, uno più spento e uno più acceso. Castellaro che è cresciuta e, da un pugno di case, è diventata una cittadella elegante e ben tenuta, variopinta dal grigio della storia e dai colori tenui e tipici della Liguria.

Negli ultimi cinquant’anni, sono aumentati anche i suoi abitanti, da 500 circa, a 1200 più o meno. Se fino a qualche anno fa, su Castellaro, nessuno avrebbe scommesso una lira, SONY DSCoggi si parla della Beverly Hills della Valle Argentina. No, non sto scherzando, mica tutti i paesi, qui da noi, ti aprono la porta d’ingresso, invitandoti ad entrare, con un campo golf da far acquolina a Tiger Woods sapete? E pensate, un prato immenso completamente a ridosso del mare!

Ma andiamo a conoscere meglio questoSONY DSC stupendo borgo. Il suo centro storico, ricco di viuzze, carrugi e pietre poste a formare le strade, mostra ancora tanta storia, risultando meraviglioso e simile a un labirinto. Innanzi tutto, quello che colpisce di Castellaro, già da lontano, quando se ne vede il panorama, è il bellissimo Palazzo Arnaldi del XIX secolo, un’architettura civile edificata in stile neogotico e con una grande piazza davanti. SONY DSCIn questa piazza oggi c’è un parcheggio, una bella fontana e un dipinto dedicato a Maria dove regnano le scritte in onore della Madonna di Lampedusa da parte dei pellegrini che sempre la ricordano e la ringraziano. Osserviamo ancora però il bellissimo palazzo. Un castellaro trasformato dalla famiglia Quaranta in un vero e proprio castello e, attorno ad esso, pian piano, cominciò a svilupparsi tutto il paese. La famiglia QuarantaSONY DSC, prese questo feudo dai marchesi di Clavesana prima che la Repubblica di Genova, nel 1228, lo assegnò ufficialmente a Bonifacio di Lengueglia aSONY DSCssieme ad altri territori circostanti.

Nella seconda metà del Cinquecento, lasciato senza difesa dagli Spinola, nuovi signori del borgo, ma residenti a Genova, fu attaccato dai pirati Saraceni che lo saccheggiarono e ne uccisero o rapirono gli abitanti (non se ne conosce la fine precisa ma rimase senza proprieSONY DSCtari) tant’è che, nei secoli, fu oggetto di aspre contese tra gli eredi degli Spinola fino alla fine del Seicento, periodo in cui passò nei domini di Marcantonio Gentile e di sua moglie Maria Brigida Spinola e vi rimase fino SONY DSCalla conquista da parte di Napoleone nel 1797.

Esso oggi è il luogo in cui si effettuano le conferenze, le riunioni ed è anche un centro polivalente comunale.

E che belli tutti gli araldi e i simboli che lo abbelliscono, non solo di Castellaro e della RepubblicaSONY DSC di Genova ma anche di tutte le altre terre attorno.

Di fronte a lui, su una casa rosa, c’è dipinta una meridiana e, una lastra di marmo bianco, porta i ringraziamenti a Vivaldi Domenico, primo Presidente della Società di Mutuo Soccorso della zona di Castellaro.

Non è il caso di mettersi i tacchi per venire a visitare questo borgo, i tacchi non sonoSONY DSC adatti a nessun paesino ligure che mantiene le viuzze inerpicate un tempo utili persino per difendersi meglio dai nemici.

I muri delle case sono freddi, in certi punti qui non ci batte mai il sole. Le case sono unite da piccoli archi di pietra ad unica volta e, i panni stesi, ricordano i tempi antichi.

La stradina che sale verso la Chiesa Parrocchiale di San Pietro in Vincoli è molto bella, permette di vedere laggiù, fino al mare, gran parte della Valle, e ancora fino a Pompeiana, un altro paesino della mia provincia. SONY DSC

Siamo sul puntale ad Est della Valle Argentina, un angolo meraviglioso e quello che vediamo ci toglie il fiato.

Aperto. Infinito. Appagamento totale per i nostri occhi.

Bellissima è anche questa chiesa eretta nel 1619 che, un giorno, vi farò conoscere meglio. Sono tante le Chiese qui in Castellaro senza contare quella di Nostra Signora di Lampedusa, la più importante e significativa di tutta la zona non solo del paese, che vi avevo fatto vedere SONY DSCqui, in questo post https://latopinadellavalleargentina.wordpress.com/2011/12/28/la-chiesa-di-lampedusa/ .

Spuntano campanili ovunque in questo villaggioSONY DSC. Rimango un pò qui, il sole batte sulla facciata principale di questa Chiesa donandole un colore ocra vivo. Un bagliore che esalta la tinta con la quale è stata pitturata. La sua porta è chiusa. Non possiamo entrare. I pini marittimi, la incorniciano in un verde cupo. Tutta la parete è piena di arte.

Quanta arte qui a Castellaro, quanto gusto c’è. Un giorno vi farò conoscere anche le opere di un artista che ha reso il paese SONY DSC molto colorato con le sue belle idee ma, oggi, vogliamo continuare a scovare luoghi che parlano di storia.SONY DSC

Ecco le prigioni ad esempio, (purtroppo chiuse, mi sarebbe piaciuto vederle) e la torre. Che fascino topini! Stiamo parlando di prigioni davvero in uso nel medioevo e di una vera torre di camminamento del castello della famiglia “Linguilia già dei Quadraginta” (i nomi che vi ho detto prima in lingua ancora più antica) del secolo XI. Questa torre è stata restaurata non molto tempo fa, nel 1999, ed era a pianta semicircolare. Che fascino! Sembra davvero di essere in quel tempo!

Si fanno ammirare anche le altre grate che trovi qui e là in vari edifici di tutto il paese, viene da chiedersi chissà chi c’è stato SONY DSCdietro a quelle sbarre. Da lì esce aria fredda e, guardandole, ci si ritrova avvolti da un’atmosfera misteriosa. Al loro interno è tutto buio. Buio pesto. Non si vede nulla, si può solo immaginare. Davanti alle barre di questa struttura, per non annoiarsi assolutamente, si trovano la Biblioteca Civica dedicata a Ivan Arnaldi e il Palazzo dei MarchesiSONY DSC Gentile e Spinola, risalente al secolo XVII. Un altro bellissimo edificio. C’è davvero tanto passato intorno.

E’ piacevole camminare per Castellaro, questi scorci lasciano a bocca aperta e, per qualsiasi bisogno, all’inizio del paese, “L’Osteria della Braia”, sarà un valido punto d’appoggio. Pizze, bevande e buon cibo. Potete camminare tranquilli topini.

Le mura di cinta, tutte rigorosamente in pietra, fanno un certo effetto. Non ne sono rimaste molte ma le poche restanti portano ancora la loro altezza e le fessure dalle quali le guardie e i soldati sparavano verso il nemico. Nessuno poteva avvicinarsi a quel mondo a sé. Le antiche mura, un orgoglioSONY DSC per i castellaresi. Li difesero dalle continue invasioni da parte dei Saraceni fino al 1797SONY DSC, anno in cui Napoleone Bonaparte, conquistò e abolì tutti i feudi liguri che iniziarono a far parte del Nuovo Governo Franco – Genovese della Repubblica Ligure.

Su Castellaro si potrebbe scrivere per ore e ore e passeggiando in lui si passeggia sempre con il naso all’insù.

Quest’oggi, le sue stradine a ciottoli sono deserte, ma due importanti feste raggruppanoSONY DSC le genti in questo paese in altri periodi dell’anno. La prima è quella dedicata alla Chiesa di cui vi parlavo prima, San Pietro in Vincoli, e la si festeggia il primo di agosto. L’altra invece, per Nostra Signora di Lampedusa, con tanto di SONY DSCprocessione, si effettua la domenica successiva all’8 di settembre. Queste sono due feste conosciute anche in gran parte del resto della Valle e, i partecipanti, sono sempre tantissimi.

Ma Castellaro è bella anche dal punto di vista geografico. Sì, da qui si può vedere dall’alto tutto il panorama di Taggia e lo scorrere fino al mare del Torrente Argentina, da qui si vedono anche, in lontananza: Colle d’Oggia e i Prati Piani dietro a Carpasio, il monte dei Vignai attraversato dalla strada dedicata a Don Aldo Caprile e, dietro la colla, c’è il Monte delle Sette Fontane. Esso è un monte che fa parte delle Alpi Liguri alto 781 metri. Il suo nome è dato dalla presenza di varie sorgenti che, insieme ad una morfologia quasi pianeggiante della sommità, ne fanno un habitat ideale per la pastorizia. Su questo monte inoltre ci sono moltissime “caselle”, delle costruzioni circolari in pietra a secco SONY DSCche, in passato, servivano da ricovero durante il lavoro nei campi e la stagionatura dei formaggi. Sono costruzioni tipiche della nostra zonaSONY DSC anche se ormai rare e vengono chiamate in dialetto “casui“.

Bella inoltre tutta la cresta ad Ovest delle montagne; le montagne della Maddalena, di Monte Ceppo e, più in su, di San Faustino. Per non parlar, come ho già detto prima, della splendida vista.

Le grida dei bambini che giocano ci rimbalzano nelle orecchie. Giù in fondo, all’inizio del paese, c’è un campetto da calcio e, per la strada che va’ a Pompeiana, si trovano anche i giochi per i più piccini.

Qui a Castellaro c’era anche un orfanotrofioSONY DSC tempo fa, trasferitosi mi pare più in giù, nel paese di San Remo.

A me non rimane più molto da dirvi se non quello di farvi ammirare alcune chicche che abbelliscono questo borgo come le statuine appese fuori dalle porte, i battacchi particolari e le cosine in creta, fatte a mano, create per abbellire gli ingressi. SONY DSCTanti i Soli e le Lune. La gente ci tiene a far bella figura.

Castellaro è ricco di dettagli che lo distinguono. Una vera meraviglia. Non c’è porta che non abbia un vaso di fiori colorato davanti. Avrei voluto fotografarveli tutti. Guardate i piloni, le targhe, le aiuole, i campanelli, tutti ricercati. Particolari. E come se non bastasseSONY DSC, per abbellire ancora di più la loro dimora, ecco la costruzione di divertenti miniature che fanno soffermare per essere osservate, messe lì, “puf!“, come un tocco artistico.

Mi ha colpito molto anche il lampione del palazzo che vi ho mostrato prima, Palazzo Arnaldi. Così antico, così arrugginito. Non ci vedo bene da qui ma sicuramente ci sarà anche qualche ragnatela. Sembra lì dai tempi dei tempi. E chissà, forse è davvero lì da quel passato. Quel passato che ancora oggi si può toccare con mano. Quel passato a volte scomodo, a volte no. Quegli stemmi, che ci ricordano a chi siamo appartenuti e a chi dovevamo obbedire. Che ci ricordano il nostro onore, le nostre battaglie e la ricchezza che oggi abbiamo dentro. SONY DSCPezzi di storia affiancati all’estroSONY DSC più moderno di chi vuol far apparire Castellaro come un bellissimo paese, originale, da scoprire angolo dopo angolo. E c’è riuscito.

Ora sono un po’ stanca. Se volete continuare a girare voi fate pure, io mi metto comoda, sopra a questa panchina di cemento e mattoni e mi godo il fresco, ciò che si mostra ai miei occhi e l’atmosfera che mi circonda. Socchiudendo le palpebre mi sembra di sentire anche i suoni e i rumori del tempo che fu. Il medioevo… e immagino mantelli sventolare al vento e sento il tintinnare di spade e ferraglie.

Sono contenta di eSONY DSCssere qui. Sono contentaSONY DSC di avervi fatto conoscere questo paese. Ora me lo godo in pace.

Vi saluto, aspettandovi per la prossima avventura, non mancate, mi raccomando.

Un bacio, la vostra Pigmy e un po’ di profumo da questa viola del pensiero che è qui vicino a me.

M.

 

La nostra Divina Commedia

Topi, scommetto che tutti voi avete studiato la Divina Commedia. Ebbene, ve lo ricordate il V canto? Esso si svolge nel Secondo Cerchio, dove sono puniti tutti i lussuriosi. Siamo, si presume secondo gli studi, nella notte tra l’8 e il 9 aprile del 1300. Questa traduzione di Federico Gazzo, riporta, in un antichissimo dialetto ligure, proprio un pezzo della Commedia di Dante Alighieri.

Qui, il titolo della sua opera in questo sito http://www.francobampi.it/zeneise/lengua/proposte/gazzo.htm in cui viene spiegato come si legge, come si scrive e come si pronuncia.

Padre Angelico Federico Gazzo
La «Divina Commedia» tradotta in genovese
Genova, 1909

DANTE ALIGHIERI

Divina Commedia – INFERNO:  Canto V

nella traduzione di Federico Gazzo (1845-1926):

 Dòppo d’avey da o mæ Dottô sentïo

nominâ i cavaggëi cu’e damme antighe

da’ pietæ vinto, sun quæxi smaxío:

e hò prinçipiòw: “Quarcösa voriæ díghe,

cäo Meystro, a quelli duï ch’insemme van,

portæ da o vento lêgii comme spighe

 

E a mi lê: ” Ti î vediæ quando sajan

ciù a noï d’ärente; e ti prêghili, allôa,

pe quello amô chi î porta, e lô vegniàn.”

Apeña o vento a noï o î arrigôa,

ghe daggo o crïo: “Öh, ànime affanæ,

parlæne, se nisciùn ve sèra a güa”.

 

Comme cumbiñe da l’amô ciammæ,

cu’ e sò äe averte e fèrme, a o düçe nïo

vêgnan per l’äja, da o soe voéy portæ;

da o roeo duv’ëa Didón, in çà d’asbrïo

cùran da noï, pe quell’ære maligno,

scì fòrte stæto o l’é o mæ amôôzo crïo.

 

“Öh ti animä’ graçiozo, e scì benigno,

che ti vegni a atrovâ, in te sto ære sperso

noï ch’hemmo tento o mundo de sanguigno,

se hæscimo amigo o Rè de l’ûnivèrso,

ô preghiêscimo noï per a tò paxe,

che ti hæ pietæ do nòstro mâ’ pervèrso.

 

De quanto a voï sentî e parlâ ve piaxe

stæmo a sentîve, e parliëmo con voï,

shiña che o sferradô, comm’aoa, o taxe.

Sëze a çitæ duve sun nasciûa ai doï

in sce a mariña duve o Pò o descende

pe finî in paxe insemme ai soe minoï.

 

L’Amô che in t’ûn coe fin lèsto o s’aççende,

o l’ha invaghïo ‘sto kì da mæ persoña

che m’han levòw; e ancon o moeo o m’offende.

No amâ chi n’amma, l’Amô o no perdoña!

Do sò piaxey lê o m’ha iñnamoä scì fòrte,

che ancon, ti ô veddi!…kì o no m’abbandoña.

 

L’Amô condûti o n’ha a ûña stessa mòrte:

Caiña a l’aspëta chi n’ha asciascinòw”.

Ecco quanto n’han dïto in sce a soe sòrte.

Sentìo o magon de questi, e o soe peccòw,

o mento kiño in sen, lì, mucco e basso,

shiña che o Poeta o me fa: “Ti ë alluow?”

 

Revëgno e diggo allôa: “Sun in t’ûn giaçço!

Quanti düsci penscëi, quanto dexìo

han portòw questi ao dolorozo passo!”

Pòi vorzéndome a lô cu’o coe abbrençoìo:

“Françesca! – esclammo – e peñe tò e i deliri

me fan cianze d’ûn cento tristo e pio.

 

Ma dimme, ao tempo di düsci suspiri,

cun cöse, e cumme v’ha conçesso Amô

che conoscésci i dûbbiozi dexiri?”

E allôa lê a mi: “No gh’é, no, maggiô dô

ch’arregordâ i feliçi dì, e a freschixe

in ta mizëja; e o ô sa o tò bon Dottô.

 

Ma pòi se de conosce a primma raïxe

do nòstro amô ti mostri tanto affètto,

comme quello fajö chi cianze e dixe.

Pe demôa, ûn dì lezéyvimo o libretto

de Lançilòtto, comm’Amô o l’ha vinto:

soli éymo lì, sença nisciùn suspètto.

 

Ciù e ciù vòtte i nòstri oeggi a n’ha suspinto

quella lettùa, e scolorìo a n’ha o vizo:

ma chi n’ha pòi derruòw o l’é stæto ûn pointo.

Ao lêze comme o suave fattorizo

baxòw o l’é stæto da scì illûstre amante,

questo, chi mai da mi o no sä divizo,

a bucca o m’ha baxòw tûtto tremante.

 

«Galiöto» scì! l’ëa o libbro e chi l’ha scrïto:

no gh’hemmo quello dì lètto ciù avante”.

Mentre ch’ûn spìrito questo o m’ha dïto

l’ätro o cianzéyva scì, che sença ciù

me sun sentìo mancâ da no stâ drïto,

e comme ûn còrpo mòrto hò dæto zù.

Anche in questo caso, si parla di una lingua così antica da essere difficile da tradurre anche per noi, però io la trovo bellissima. Padre Angelico Federico Gazzo, diceva sempre – Cume o zeneise o vegne da o latin -, ossia “come il genovese (il ligure) viene dal latino”. E da lì, ecco questa sua particolare traduzione.

Un abbraccio a tutti topini, alla prossima.

M.

Nonostante il freddo…

SonIMAG4604 più ferrata in nomi di piante mediterranee piuttosto che in nome di piante grasse, ma queste meraviglie, non potevo non farle vedere anche a voi.

Eh già! Guardate, nonostante il freddo, c’è già chi decide di combattere le intemperie e quasi con presunzione sta lì a godere del sole invernale che comunque, fortunatamente, non manca. E, ad essere sincera, scalda anche parecchio.

Ebbene, originarie di altri mondi, sono però ormai mie convallesi anche loro. Queste topini sono alcune delle meravigliose piante della mia socia Niky alle quali ha dedicato un angolino personale e grazie alle quali si è anch’essa stupita.IMAG4607 Questo messaggio floreale da parte loro è arrivato davvero piacevolmente in anticipo quest’anno. A me piacciono particolarmente.

Quei loro fiori sgargianti, grossi, che riempiono la vista. Sono davvero dei protagonisti. E non sono gli unici! Ce ne sono davvero molti, aspettiamo solo che fioriscano così Nikon (come chiamo la mia topoamica) ci manda delle altre splendide foto.

Alcune di queste piante sono meravigliose e turgide, altre invece, sono davvero buffe ma, messe insieme, in un unico mucchio, o sparse qua e là per la zona, possono diventare uno splendido arredamento da giardino. Mi fanno sorridere i pelucchi sottili e bianchi dei quali sono ricoperte le foglie. E’ una peluria così delicata che ricorda quella di un bimbo appena nato. Queste che vi mostro oggi, infatti, non hanno spine. Non sono pericolose!IMAG4609 Per noi topini è facile pungersi con quelle spine grosse e dure, sigh!

Ma quante tonalità differenti di verde hanno?! Sono magnifiche, quello chiaro, quello scuro, quello che sembra un pallido grigio… Nella mia Valle non c’è persona che non abbia almeno una di queste piantine e sono sicura che anche da voi tutti hanno almeno una pianta grassa sul terrazzo o nel giardino.

Come vi dicevo, IMAG4613non ne conosco tutti i nomi e mi dispiace (anche se la seconda, con il fiore bianco, dovrebbe essere una Crassula Ovata), per cui invito chiunque le conosca a dirmelo, so che da qualche parte c’è il pollice verde pronto ad aiutarmi. La mia socia, si è limitata a dirmi –Baci!-, eh già, mi direte, lei ci mette già il soggetto! Non posso pretendere troppo ecco…

Come darle torto, mi ha già regalato davvero queste spettacolari immagini di una natura che abbiamo di fronte a casa, convive con noi, ma spesso snobbiamo e nemmeno consideriamo. Ma come si fa a rimanere indifferenti a questo bianco screziato di rosa, o al rosso vermiglio che vi ho postato poco sopra?

Solitamente la pianta grassa, o succulente, è originaria dell’Africa (possiamo infatti immaginare quali bellezze può riservarci questo continente) ma oggi, è coltivata ovunque e, vicino a me, verso Bordighera, il giardino esoticoIMAG4614 “Pallanca” http://www.pallanca.it/it/html/giardinoesotico.html ve ne può far ammirare una bella sfilza.

Vi consiglio vivamente di venirlo a visitare e magari, attraverso il sito o chiedendo telefonicamente, potreste capitare nel momento più opportuno per quanto riguarda la fioritura di queste meraviglie e godere così di uno spettacolo davvero senza limiti.

Un abbraccio a tutti voi, buon fine settimana e buoni fiori, dalla vostra Pigmy.

M.

L’ombrosa frazione di Isola lunga

Ombrosa sì, su Isola lunga, il sole resta poco. Peccato, è così bella! Isola lunga, appena dopo Badalucco, SONY DSCè un insieme di case sparse qua e là, a far da scarpette ai piedi di Montalto. Fa proprio parte del Comune di Montalto. Che nome buffo porta! Sembra il nome di un paese fiabesco. Isola lunga in mezzo alla natura. Isola lunga che accompagna l’Argentina dalle acque più limpide che si possa immaginare. Ci si rispecchia dentro.

Dal vecchio ponte in pietra, di epoca romana, non si può giungereSONY DSC in macchina e allora, occorre passare solo dalla strada nuova. Ma a piedi, o in bicicletta, si può scavalcare il mio, (come sempre bellissimo) torrente, e si giunge in Località Panarda.

Qui, un monumento circondato da gradini di pietra ci accoglie rimanendo esattamente di fronte alla Chiesa dalla porta in ardesia. Un quadretto, dai colori sgargianti, rappresenta la Madonna col Bambino e in cima, una grossa palla di cemento perfettamente tonda. Al suo fianco, la stradina che costeggia il fiume, si restringe SONY DSCsempre più. Una staccionata protegge il nostro cammino.

Le alte rocce sono aspre e sovrastanti, friabili, troppo; una rete trattiene i frammenti di roccia che si staccano e che potrebbero essere pericolosi per chi decide di fare una passeggiata. Una delle più belle passeggiate della mia valle. Nella tranquillità più assoluta. Peccato, come dicevo a inizio post, la mancanza del sole. Già dal primo pomeriggio ce n’è pochissimo soprattuttoSONY DSC in inverno.

E sì, Isola lunga rimane proprio sotto il monte dominato dall’alto dalla Madonna delle Nevi, uno dei santuari più belli che abbiamo e che un giorno vi farò conoscere. Ah! Lui si che è baciato dal sole fino a sera! Verso fine articolo posterò una bella immagine dai colori dorati che accarezzano il monte.

Dai comignoli, l’odore dei Castagni e degli Ulivi che ardono nelle stufe impregnano l’aria. Profumano la zona e formano una nebbiolina azzurrognola sulle casette sparse qua SONY DSCe là.

Par di essere in un presepe e ogni dimora ha il suo orticello e il suo giardinetto davanti.

Isola lunga, costruita intorno a un bosco che, in alcuni punti, ostenta la sua presenza; ma com’è piacevole la sua ombra in piena estate! E che comodo, per gli abitanti di Isola lunga, allungarsi un attimo e poter raccogliere Nocciole e Castagne.

Un’unicaSONY DSC stradina attraversa questa frazione, in alcuni tratti, quasi buia. Chi ci vive è attento e guardingo, se arrivi a Isola lunga senza avvisare, ti guardano un pò tutti con sospetto ma è normale, la via è talmente stretta che se vuoi far manovra devi entrare nella proprietà altrui! Sfido io!

Isola lunga è un posticino ricco di angolini caratteristici e fantastici. Cascatelle, muretti in pietra, panchine e siepi la fan da padrona in quella che sembra quasi una Comunità.

Un paesino a sé, al di là del fiume, lontano da tutto, ma comodo ai servizi grazie ai ben equipaggiati Badalucco e Montalto.

Oh, e che belli gli uccellini che beccano in quei campi. Considerando il freddo che c’è, fanno molta tenerezza ma loro saltellano arzilli e felici mentre laSONY DSC fresca arietta gli spettina le piume. E qui il freddo, si sente un pò di più. Tanti i cellophane a proteggere rare piante o palme particolari che, in questa stagione, soffrono. Tanti i teli che ricoprono intere piantSONY DSCagioni. E di mimosa, ancora, nemmeno l’ombra. In certi punti della mia Valle invece, si iniziano a vedere dei microscopici boccioli. Meraviglia, la primavera è alle porte!

Mi piace guardare, qui a Isola lunga, i colori delle case. La mia Liguria è particolare in questo. Le tinte del rosa, dell’azzurro e del giallino, sono sempre presenti nei paesi sulla costa ma qui, non siamo vicino al mare. Esso non è distantissimo dalle spiagge ma di strada ce n’è! Eppure, anche qui, regnano vari colori. Non c’è monotonia e questo fa si che il luogo risulti più allegro e più appagante per l’occhio. Persino la Chiesa, laggiù in fondo, dall’altra parte della strada, è colorata da un bel ocra chiaro. E il verde; quanto verde c’è! Il terreno che da dietro circonda questo posto è prevalentemente roccioso. Pensate, dove qui potete tranquillamente seminare, due metri più in là, non è più possibile.

Peccato, il piccolo rio, sotto il bosco, sarebbe stato molto utile per l’irrigazione.

E a Isola lunga la vita scorre tranquilla. Non c’è frenesia, non c’è traffico, non c’è rumore. A sentirsi solo il fiume. Il fiume e il vento. Uh, qui il vento corre veloce! Discende come un bob in pista seguendo SONY DSCla conca della Valle e nessuno riesce a fermarlo. Freddo, violento ma lui, presumo, crede d’esser assai simpatico. E questa è Isola lunga topini. Nel nostro dialetto, Isola longa.

Isola felice. Sono contentSONY DSCa d’avervela fatta conoscere. Un altro cunicolo della mia grande tana. Un altro luogo dove aleggia la tranquillità delle stagioni che passano senza affanno ma rincorrendosi.

State pure voi, quanto volete, lasciatevi cullare da questo ambiente e questa atmosfera. Ascoltatene i rumori e inalatene i profumi.

Qui inoltre, il torrente, forma una delle anse più belle di tutta la zona di Badalucco. Una perfetta curva di acqua che è come uno specchio.

Io vi saluto, e vi aspetto SONY DSCdomani per condividere con voi altre sensazioni ed emozioni. Tenetevi pronti!

Un bacione topi. La vostra Pigmy.

M.