I Gatti di San Biagio

E come ogni paese che si rispetti, anche qui, sempre qui, a San Biagio della Cima, un mucchio di gatti popolano il borgo. Nelle ore pomeridiane si dedicano prevalentemente al riposo per poi svegliarsi verso sera e iniziare altre attività di caccia e di lavoro come al mattino. WP_20150705_003Ognuno di loro ha la sua espressione, persino dormendo e, all’ombra di Crassule e Plumbaghi, sognano corse senza freni. Si tengono puliti tutto il tempo leccandosi e strofinandosi e ti guardano, ognuno a modo suo. C’è quello che apre un solo occhio e ti scruta di traverso e quello più impaurito che invece si mette sull’attenti spalancando le palpebre come fanali abbaglianti. WP_20150705_038C’è quello che gradisce due coccole e sta volentieri a farsi accarezzare emettendo rumorose fusa mentre altri, più timidi, abbassano le orecchie con fare minaccioso se solo provi ad avvicinarti. Che buffi sono. Sotto ai carrugi scuri i loro occhi sembrano piccole lanterne luminose che ti scrutano con fare sussiegoso o preoccupato dall’alto verso il basso. WP_20150705_039Nessuno è deperito e anche il loro pelo è bello. Lucido e pettinato. Probabilmente vengono trattati bene e sembra quasi che ad essi piace ricambiare la generosità degli abitanti. Oh, si! Fanno un mucchio di mestieri aiutando la popolazione! WP_20150705_005C’è il micio parroco che, vestito in abito talare, con tanto di collarino ecclesiastico bianco, aspetta tranquillo i fedeli sui gradini della chiesa e micio attacchino, che appiccica manifesti ovunque litigando con il vento. WP_20150705_041Una vera scocciatura incollarsi il pelo, mica vuole farsi la ceretta lui! E poi c’è micio vedetta. Poteva mica mancare? Questi borghi hanno messo tutta la loro vita in mano alle vedette dai tempi più antichi e, ancora oggi, funziona così. WP_20150705_042Ecco, probabilmente ha visto qualcosa, speriamo nulla di preoccupante per il villaggio. Compagni di strada fantastici. Simpatici e partecipi. Appartengono al borgo e quando si va via, si pensa anche a loro che rimangono nel cuore. Bianchi, neri, tricolore, tutti sfoggiano la loro personalità, i segni del loro passato e la curiosità verso l’avvenire. Ascoltano le campane che in questi luoghi ancora segnano il tempo e rincorrono le api che svolazzano di fiore in fiore. Mettono allegria e sono molto numerosi. Una ricchezza per San Biagio della Cima. Una piacevole cornice parlando da passante. Avevo già parlato tempo fa dei gatti di un altro paese, forse, se non ricordo male di Castelvittorio. Questi sono diversi. Sono di una valle più a Ovest! Vi lascio in loro compagnia, io corro a preparare il prossimo articolo. Un abbraccio e un miao questa volta anzichè uno squit!

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Storia del Gatto Contadino

Potete chiamarlo come vi pare: Minù, Fifì, Lulù, Micio, Ciccio, tanto lui arriva sempre. Passa le sue giornate in campagna a controllare che tutto funzioni per il meglio. E’ giunto nella campagna di Topononno già qualche tempo fa. Non gli piace stare in casa, lui è un gatto selvaggio, un gatto che – ‘a da puzzà – come si dice, pieno di entusiasmo e voglia di fare. SONY DSCControlla la disposizione delle verdure, osserva se i frutti maturano e si da sempre un gran da fare nei dintorni dell’orto. E’ sempre molto fiero del suo operato e passa senza sosta le ore a lavorare come un matto. SONY DSCTaglia la legna, riempie la carriola, annaffia, appende le pannocchie di mais per farle essiccare e darle poi alle amiche galline, si preoccupa di…. SONY DSCvabbè, si, ogni tanto di distrae un pò, però….. SONY DSCEhi! Allora! Sto dicendo a tutti che lavori sodo dal mattino alla sera! Che ci volete fare…. abbiate pazienza! Zueni d’ancoi!! (Giovani d’oggi!). Ogni tanto bisogna tirare un pò le redini. E come vi dicevo, con le galline va molto d’accordo, soprattutto quando si tratta di giocare con loro a nascondino tra i ciuffi di erba alta. Ecco si, preciso, lui va d’accordo con loro, non ho detto che loro vanno d’accordo con lui… Voglio dire, mica si accontenta di lucertole e topolini. – La campagna è mia e qui comando io! -, sembra dire imperativo. In realtà è molto buono, diffidente con chi non conosce ma il suo carattere è amorevole.SONY DSCSempre mezzo scorticato e con un occhio più chiuso dell’altro pare un brigante. Cosa non fa lo sa solo lui. Ma vi assicuro che fa anche tenerezza quando va a pisolare sotto al Nocciolo o all’ombra della Barbabietola. E quando ti guarda con quegli occhioni pigri che fanno immaginare la stanchezza provata. Eh si! La terra è bassa! Il lavoro in campagna è duro, si sa, ma lui sembra non essersi ancora pentito di aver fatto questa scelta e oggi, è pieno di amici e frutti della terra. SONY DSCAnche il cane Yuky è diventato suo grande compagno e insieme fanno persino la guardia. E questo è un micio che a me piace molto. Al di là del suo manto dai colori chiari e solari a seconda di come la luce lo accarezza, è uno di quei mici che non patisce niente. L’essere schizzinoso non sa certo cosa voglia dire. E dalla campagna può scendere giù fino al torrente. E vicino al torrente si sa, zanzare, girini, gerridi, ogni stagione è buona per divertirsi! SONY DSCCredete forse che patisca il contatto dell’acqua? Ma lui è un Cat-Marine! Probabilmente ha anche delle doti anfibie. Non patisce proprio nulla! Se ve lo dico! Vedete? Ha pure il campo di allenamento militare: il percorso di zucche che abilmente deve schivare e magari può usare come liane…. ovviamente. E nelle immagini di prima, in cui si rotolava a terra contento, mi dice che in realtà si stava allenando per la trincea! Mai pensar male di gatto contadino! SONY DSCOgni sua azione è stata ben ponderata prima! La campagna è sempre piena di nemici, bisogna stare all’erta e non calare mai la guardia. Dormiamo tutti sogni tranquilli da quando c’è lui, vigile, nel nostro territorio. Poteva forse mancare la sua presenza anche in questa mia tana virtuale? SONY DSCCertamente no. Felice di avervelo fatto conoscere cari topi. Non abbiate paura. E’ un buon gatto. E fa parte anche lui di questa larga, bella e buffa famiglia!SONY DSC Un bacione, alla prossima!

Una Tana davvero particolare

Nei due articoli “La storia delle Api e del Miele I° parte” e “La storia delle Api e del Miele 2° parte” che avevo scritto tempo fa, vi avevo ben spiegato la vita di questi insetti meravigliosi. Così importanti per la natura e per noi da far esclamare al saggio Einstein la frase – Se le Api si estinguessero all’uomo resterebbero solo 4 anni di vita -. In effetti, il loro lavoro, è molto utile a tutti essendo che, oltre a creare il dolce Miele, grande toccasana naturale, si preoccupano anche dell’impollinazione dei fiori e permettono quindi un rinnovo costante della flora. E’ un pò come se il mondo vegetale esistesse grazie a loro e, di conseguenza anche noi. Instancabili insetti. Laboriosi fino allo stremo e oggi, posso dimostrarvelo avendo visto di persona una parte del loro lavoro e della loro quotidianità. Mi trovavo nella casa di campagna di alcuni cari amici e ci accorgemmo che dentro a delle fessure di plexiglass che rivestiva una porta per renderla più resistente alle correnti d’aria fredda, alcune Api stavano creando qualcosa di veramente fantastico: il loro alveare. Si. Tanti mucchietti, color ocra, divisi ordinatamente da delle righe nere, riempivano queste fessure che sembravano essere state fatte apposta per loro. WP_20150406_007Ma cos’erano questi mucchietti gialli? Nettare. Potevamo vedere bene le Api, entrare giuste, giuste nella loro grandezza dentro a questi tubicini vuoti e, completamente sporche del goloso polline, iniziare a pulirsi meticolosamente rilasciando cadere la polverina magica che poi pressavano in un mucchietto compatto. Dapprima si vedeva arrivare una piccola nuvoletta color del sole che poi, scuotendosi e accarezzandosi, perdeva il colore e mostrava l’insetto che c’era al suo interno. All’inizio si puliva bene il muso e le zampe anteriori, poi, piano, piano si voltava e, come potete vedere in questa seconda foto, che ritrae il momento in cui sta per girarsi, si puliva la parte dietro e iniziava a pressare la polverina persa in basso contro il blocco già esistente. WP_20150406_011Una volta raggiunta la misura ideale della “celletta” creava uno strato con saliva, feci e terriccio, dal colore scuro che serviva come divisore prima di iniziare la costruzione della cella dopo. Una striscia di grumi neri. E prima di formare questa divisione, studiava bene la situazione!WP_20150406_012 Indietreggiava, controllava probabilmente se la grandezza andava bene e poi – Si, ok, posso chiuderla e passare alla prossima! -. Incredibile. E pensare che per formare un pezzettino di giallo grande circa un centimetro quadrato, faceva avanti e indietro come minimo 20 volte per andare a sporcarsi nuovamente di polverina. Che dedizione e…. che voglia! Non oso immaginare quanto tempo abbiano impiegato a fare tutte queste che potete vedere nelle immagini! Ma questi scomparti, sono formati solo da polline? No. Se guardate attentamente in questa foto qua sotto, noterete in uno di essi un pò di vuoto e, un piccolo ovetto biancastro, semi trasparente.WP_20150406_014 Lo avete visto? Nella riga più bassa dell’alveare. Ebbene, ogni cella ne conteneva uno e, vederli, era veramente emozionante. Uova che poi diventeranno larve e infine piccole, nuove Apette. Per me, poter vivere questo avvenimento è stato davvero bello. E avendo la fortuna che il tutto stava avvenendo in un contenitore trasparente ho potuto osservare per bene ogni cosa senza perdermi nulla. Ciò che maggiormente mi ha colpito è stato il loro duro lavoro. Come vi ho spiegato, facevano avanti e indietro in continuazione. In continuazione. Io, al loro posto, alla seconda celletta ero già stanca morta.WP_20150406_015 E che precisione! Che ordine! Non c’era uovo più scomodo di un altro. Lo spazio doveva essere uguale per tutti. E tutti dovevano poter avere la giusta considerazione. Nessun privilegio. Ma dov’era l’Ape Regina? Ogni alveare ne ha una. Notammo che alcune fessure entravano all’interno dello stipite della porta e quindi probabilmente Sua Maestà, se ne stava comoda in qualche nascondiglio li dentro. Ebbene amici, la mia valle è anche questo. Il mostrare scenari meravigliosi che non sempre è possibile vedere in prima persona. Poter conoscere i mondi che convivono paralleli al nostro ai quali non badiamo e non facciamo attenzione. Eppure esistono e sono davvero pieni di vita. Vi è piaciuta questa tana? Bene, allora vi farò conoscere anche le prossime che troverò in futuro. Sperando di poterne scoprire ancora. Un bacione, buon week end!

Gino

In questo anno cari topini, me ne sono capitate un po’ di ogni, tra le quali anche questa. Si, avete già capito dalle immagini. Lui è Gino. Ora ha 8 mesi. WP_20140701_029Quando la mia amica Niky ce lo ha dato a giugno per il compleanno di topomarito, sapendo che sarebbe stato più che gradito e il signorino qui presente era stato rifiutato dalla mamma (poi ho anche capito il perché), aveva appena 15gg. WP_20140711_002Come ha fatto a salvarsi la vita da due gattoni maschi adulti che volevano farne una pallina, lo sa solo lui (ma poi ho capito anche questo). Topomarito, emozionatissimo, quando lo vede mi dice che desidera per il SUO gatto un nome più che importante, ricco di personalità. Tutti gli imperatori, i grandi re, i capotribù della storia, mi sono giunti alla mente e srotolavo nomi a tutto andare ma nessuno riusciva a colpire il suo interessa finchè poi, alla fine, esausta da quel microbo lungo 10cm che mi stava facendo scervellare dissi – E chiamalo Gino allora! -. Ecco il nome perfetto che stava cercando. Ecco il nome nobile, austero e notevole che il SUO gatto meritava. Gino. E Gino fu.WP_20140727_001 E Gino fu talmente tanto che anche quando gli dicevamo –No!- dopo che ne aveva combinato una delle sue, anziché imparare, era semplicemente convinto che lo stessimo chiamando. Si perché vedete amici topi, voi dovete saperlo, io capisco che può sembrarvi retorica ma credetemi che non è così: questo gatto, non è normale.WP_20140727_005 No, non lo è veramente. Voglio dire, da buona topina che sono, di gatti ne ho avuti per così nella mia vita. Maschi, femmine, trovatelli, mezzi morti, sani e vegeti, orfani, non orfani, insomma, di tutte le mene e di tutte le specie ma io vi assicuro che persino San Francesco mi avrebbe detto – Pigmy….. ahimè, questo micio non è normale -. WP_20140727_006Vi dico che persino sua mamma lo ha rifiutato. No, no, questa volta non facciamocene una colpa; Mamma Gatta ha avuto in seguito tutta la mia comprensione ve lo assicuro. Lei aveva già capito. Mica non aveva latte sufficiente? O una crisi post partum…. No! Lei aveva subdorato di aver partorito l’Attila del Regno Felino. Appena arrivato a casa, sempre lungo 10cm appena, ci rendiamo conto che come gattino, era parecchio sveglio. WP_20140806_001Vi ripeto, conosco moooolto bene i miei antagonisti come topo. Mi soffermai a credere però che si trattasse di una spiccata intelligenza naturale. Ma dopo soli tre giorni dovetti già ricredermi. Ora, era lungo 10,2cm e i miei due porcellini d’india ne erano già altamente terrorizzati. Con una zampa lunga quanto un mio mignolo cercava con tutte le sue forze di acchiappare la mela all’interno della loro gabbia e se loro facevano tanto che scappare impaurite, egli si attaccava alle sbarre e iniziava a sibilare col pelo dritto a testa in giù come un pipistrello inferocito.WP_20140807_002 Aveva ragione lui! Da notare che le mie cavie convivono serenamente con il cane e con la MIA gatta da anni, senza alcun problema. La MIA gatta infatti, non ha mai dimostrato fastidio nemmeno per criceti o uccellini che porto a casa per curare (all’inverso di quando è fuori, si sa), ma quando vede Gino inizia ad emettere soffi e brontolii che diventavano via, via veri ruggiti. E pensate che dopo tutto questo avvertimento Gino se ne fa forse un problema? Per tutta risposta, il nuovo arrivato, fin dal terzo giorno, prende la rincorsa e le salta sulla schiena per poi lasciarsi cadere con i piccoli artigli protratti, in modo tale da eliminare, alla MIA piccina offesa, praticamente la metà del pelo che ha e che poi raccolgo a batuffoli per tutta la casa accarezzandola. Lui, nel mentre, con sussiego, se ne sta già studiando un’altra del tipo, attaccarsi a peso morto alla sua coda come un barattolo di latta. L’effetto è lo stesso. WP_20141020_001Ora immagino abbiate capito anche voi perché i due gattacci adulti di prima non sono riusciti a fargli nulla. Topomarito è passato dal – Ma guarda sto patatino che strano modo di giocare ha? Chissà quante ne ha viste! -, al – Pigmy! Gino ha il diavolo in corpo!! -. Oh si! Le mie Orchidee? Di 10, me ne sono rimaste 3. Secondo lui, ogni pianta è erba-gatta. E dire che dovrebbero avere un istinto naturale.WP_20141029_002 Di suppellettili? Neanche più l’ombra. Le scarpe? Per noi sono diventate un op tional e potete ben vedere anche voi che si tratta di un gatto non di un cane. Anche perché dovete sapere che il signorino, se stiamo a casa la sera (e dobbiamo quindi obbligatoriamente giocare con lui), allora rimane sveglio e di notte dorme, ma se per caso decidiamo di uscire e quindi lui si annoia, dorme prima, e…. alla notte, non vi dico. WP_20141108_001Non vi dico nemmeno le litigate per pappa e cassettina dei bisogni con la MIA Giuggiola. Lui, impertinente e spavaldo, le si attacca alla collottola dandole più fastidio di qualsiasi altra cosa. Curioso come pochi. Persino quando si tira lo sciacquone del gabinetto deve andare a vedere quale magolamagamagia sta accadendo all’interno del WC. WP_20141127_004Fai la doccia? E lui si tuffa nella vasca all’interno della quale ancora non ha capito che c’è l’acqua che lui detesta. Immaginatevi quindi il risultato di lui che fradicio salta via e corre per tutta la casa. Fai la lavatrice? E devi accertarti più e più volte che non ci sia finito dentro, dato un dramma sfiorato tempo fa. Leggi nel letto? Prova a voltare la pagina del libro se sei capace. Da nascosto non si sa dove, balza all’improvviso artigliandoti la mano. Tutto il giorno, tutto il giorno. Azzanna gli stinchi al cane. Pretende di rosicchiare i fili elettrici. Ruba le spugne per lavare i piatti trasportando acqua ovunque e facendone poi mille pezzi. Saltella sulla tastiera del computer quasi facendotelo apposta. Insomma, prima di andare a dormire, dobbiamo passare un’ora a togliere tutto ciò che può essere di suo gradimento, comprese le calamite attaccate al frigo. Tra l’altro, sbadato com’è, prende botte a destra e a manca ma mica capisce. Adesso ad esempio, sta pretendendo di saltare da una poltroncina a terra, fin su al secondo letto a castello dove Topina ha una specie di capanna con tanto di sbarra davanti. E’ già due volte che cade rumorosamente al suolo, scappa e poi torna fiero col petto in fuori guardando il letto lassù come a sfidarlo. Ovviamente, la seconda volta si è portato giù anche cuscino e metà coperte. E dire che la maggior parte del tempo la passa fuori a sfogarsi! Dove: toglie la terra dai vasi, sradica piante, rompe sacchetti dell’immondizia, spinge via con le zampe le mattonelle, si arrampica in cima alle persiane e poi urla perché non è più capace a scendere. Insomma, per la serie “si cede GRATUITAMENTE simpaticissimo gatto con tanto di assegno di mantenimento mensile incorporato!!!”. Ok? Ok che? Ok no. No perché alla fine comunque io sotto, sotto, penso di avere ancora un pezzettino di cuore per lui. Anzi no guardate, lo confesso. Gli voglio bene. Ok l’ho detto. Ma dimenticatevelo subito. E’ solo che…. che quando viene a dormire solo dove sono io, quando faccio il bagno e lui mi aspetta sul bordo della vasca (la massa d’acqua, quella la conosce a confronto della doccia), quando lo chiamo e arriva, quando con la testa s’infila sotto il palmo della mia mano, quando lo sgrido e facendo finta di niente mi si siede accanto sperando ch’io non lo veda, quando faccio ginnastica e lui vuole farla con me, quando piange perché esco sul terrazzo a stendere, quando mi viene in braccio e mi ciuccia una ciocca di capelli, quando misura la lunghezza della sua zampa a confronto di un mio piede, quando sta a guardarmi innamorato mentre mi vesto al mattino, quando pretende di passarmi lui il pennello del phard sulle guance o sceglie il colore per il mio ombretto, quando mi perde gli orecchini ma poi dopo giorni me li riporta felice…. Per tutto questo si, lo ammetto, gli voglio bene. WP_20150213_003E’ il gatto più vivace che ho conosciuto nella mia vita ma posso dire con sicurezza che è anche il più affettuoso. Il MIO Gino.

La colorata magia dell’Acquario

SONY DSCAh! Che fascino! Con i topini li abbiamo già girati tutti. Piacciono, non c’è che dire. Agli adulti dispiace vedere dei pesciolini rinchiusi in teche di vetro ma i bambini s’incantano, come forse facevamo anche noi da piccoli. Tutti quei colori, quel frenetico movimento, quegli sguardi incuriositi che escono da piccole tane sott’acqua. SONY DSCSono tanti e, vicino a me, ce ne sono moltissimi compreso quello di Genova che è uno dei più grandi, se non il più grande d’Europa. D’Italia sicuramente. Esso è anche arricchito da una sala per i Colibrì e da una biosfera con stupendi fiori, pesci e uccelli. Tra l’altro, riguardo a questo Acquario, vi dico anche che, se la fanno ancora, una volta al mese, questa struttura propone la “Notte con gli Squali”, offrendo a un massimo di 35 ragazzi per notte di dormire davanti alla vasca degli squali, passando un’intera notte all’interno dell’acquario, per scoprire tutto sul comportamento notturno dei suoi abitanti.SONY DSC Ma io oggi vi porto nell’Acquario di Montecarlo. Più piccolo, ma davvero bello, con tanto di museo e ricostruzioni. Il suo vero nome infatti è Museo Oceanografico. In nemmeno un’ora, possiamo godere di questo spettacolo. Inaugurato nel 1910, dal suo fondatore il Principe Albert I, questo eccezionale Museo, dedicato a tutte le scienze del mare, è un capolavoro di architettura monumentale.SONY DSC E’ situato dentro un Palazzo bellissimo arricchito da marmo, legno e vetro. La sua maestosa facciata domina il mare, a picco, da 85 metri e i pesci marini, vengono alimentati direttamente dalle acque della Costa Azzurra. Per la sua costruzione sono occorsi pensate, undici anni di lavoro e 100.000 tonnellate di pietra.SONY DSC Nelle sue imponenti sale, aperte al pubblico su due piani e tutti i giorni, dal mattino alla sera, sono presenti collezioni incredibili di fauna marina, raccolte proprio dal Principe Alberto, e numerose specie di scheletri tra cui quello di una balena di 20 metri. SONY DSCSi possono inoltre osservare modelli di navi-laboratorio del Principe e sottomarini vecchissimi ma un tempo realmente funzionanti, realizzazioni artigianali, il tutto utilizzando prodotti del mare. Nella parte sotterranea invece, ecco il famoso “Acquarium” che offre al visitatore l’affascinante spettacolo di una fauna e una flora marina esuberante. Le specie più rare di pesci dai mille colori, provenienti da tutti i mari del globo, guizzano in 90 vasche.SONY DSC E qui i topini sono nel loro regno. Se la parte precedente era pura scienza, biologia e zoologia, qui c’è solo da divertirsi e da rimanere estasiati. Un mondo di silenzio sommerso, ma anche di bellezza. I piani inferiori ancora, fino al livello del mare, sono riservati, su una superficie di 2000 mq, a laboratori scientifici di ricerca costantemente in funzione ma a noi non serve andare lì. Da qui, non ci muove più nessuno. SONY DSCE allora vai con “Nemo” il Pesce Pagliaccio. “Guarda mamma, è proprio lui! E dov’è Doris? Eccola, eccola!” e le tinte vivaci iniziano a roteare su e giù. Il giallo e il blu del Pesce Chirurgo, il bianco e il marrone della Murena Zebrata, l’ocra acceso del Pesce Farfalla, l’argenteo della Cernia, un arcobaleno. SONY DSCE poi ancora squaletti, tartarughe, gamberetti, meduse e persino le vasche tattili con dentro le pazienti razze che si lasciano toccare o arrivano se si picchietta piano sulla superficie dell’acqua. E poi i Piranha, che paura! Che muso imbronciato e che espressione col grugno hanno! SONY DSCChe simpatici invece i Pesci Coltello, piatti, piatti, sottili, sottili, sembrano davvero delle lame. E questi? Guarda, sembrano Sardine e si muovono tutte insieme quasi a tempo di musica. Ci sono pesci velenosi come il Tetraodon, il Pesce Palla, e quelli invece più curiosi e spavaldi come l’Haemulidae o Pesce Grugnitore. SONY DSCTutti hanno una caratteristica. All’acquario di Montecarlo non ci sono pesci enormi come in quello di Genova ma il fascino è assicurato ugualmente potete credermi. Non dimenticate infatti che, oltre tutto, sul vasto tema del mare, sono stati realizzati dei filmati da Jacques-Yves Cousteau e proiettati in continuazione nel ricco scenario della “Sala delle conferenze”. Un salone molto grande. SONY DSCMa non è tutto! A rendere ancora più suggestivo questo luogo, una splendida e ampia terrazza offre un panorama magnifico che si estende dalla riviera italiana fino al massiccio dell’Esterel e dalla quale si può vedere tutta Montecarlo. SONY DSCSiamo sulla Rocca. Proprio in cima; e da qui volendo si può visitare tutta la parte alta di Monaco compreso il Castello che offre il breve spettacolo del cambio della guardia. Ma torniamo giù, ci sono ancora tante cose da vedere, ci sono i Coralli e le Meduse, le rocce e gli Anemoni che fluttuano in quell’acqua cristallina mostrando tutti i loro colori sgargianti. SONY DSCE come sembrano leggeri! Così armoniosi, con le bollicine che li solleticano. A vederli sono molto tranquilli e, a proposito di ciò, vorrei fare un appello, consentitemelo ma è una cosa che davvero non sopporto: “Cari genitori, potreste per cortesia fare in modo che il vostro figlioletto eviti di picchiare con i pugni contro i vetri delle vasche???!!! Grazie!”.SONY DSC Lo so, vi sembrerà retorico e stupido ma sarò andata in cento acquari, cento volte e, ogni volta, c’era qualche bambino che urlava massacrando i vetri per spaventare queste creature. Cosa ancora più grave, il genitore dietro di lui, se la rideva. Questi poveri pesci già son chiusi sottovetro ancora sbattergli contro… E’ così divertente? Non mi sembra ma cambiamo discorso, oggi voglio solo presentarvi una cosa bella. SONY DSCCi sono anche le sale parto sapete? Si. Qui nascono i piccoli pesciolini e alcuni sono davvero minuscoli. E’ anche grazie alle nascite che, in questo Museo, si possono trovare sempre cose nuove, esemplari mai visti prima, e queste sono ottime scuse per tornarci. SONY DSCMi ha fatto piacere vedere gli acquari tenuti bene anche se alcuni, a mio parere, sono un pò piccoli. Sopra ognuno, una spiegazione dettagliata racconta tutta l’origine dell’animale che ospita, da dove arriva, di cosa si nutre e qual’è solitamente il suo carattere. E non sono storie sapete? SONY DSCSono molto evidenti a volte le varie personalità e, in alcuni casi, sembra quasi ci sia il boss che comanda tutti. Una sorta di gerarchia come esiste anche negli esseri terrestri. Gli Squali, che se ne dica, sono i più tranquilli e pacifici, anche tra di loro. SONY DSCTra l’altro, l’ultima realizzazione dell’acquario, è proprio la sua “laguna degli Squali” che svela, in una vasca gigante di circa 450 m3, non solo questi esemplari ma un’intera barriera corallina dalla bellezza indescrivibile. Sono microuniversi questi che mozzano il fiato. Sono meravigliosi. SONY DSCViene voglia di nuotare insieme a loro. Bhè, non proprio con tutti. Vicino ad alcuni, non metterei neanche il dito! Alcuni pesci mangiano i topini sapete? I Branzini nei nostri porti, ne vanno matti e qui, c’è un intero reparto dedicato ai pesci del Mar Mediterraneo e vicini alle nostre coste: il Sarago, la Girella, il Cefalo, l’Orata e che bello vederli nuotare.SONY DSC Quando li peschiamo non possiamo ammirare tutta la loro bellezza; le sfumature dei loro toni di grigio, la pinna dorsale alzata come una cresta, i loro movimenti rapidi e scattanti, i loro occhi vivaci che guizzano di qua e di là.SONY DSC Sembrano così lontani da noi, così strani, ma stupendi. Venite a vedere se anche per voi è così. Se vi fanno questo effetto. Io spero che questa gita vi sia piaciuta e, se vi và di viverla fisicamente, qui a Monaco, in Avenue Saint-Martin, proprio a ridosso dell’azzurro mare, SONY DSCc’è un nuovo mondo che vi aspetta e, con tutto il contorno di una delle più belle zone della Costa Azzurra, potrà farvi passare un’intera giornata indimenticabile. Vi mando un bacione con le bolle… se riesco a farle.SONY DSC

In mezzo alle Pecore

SONY DSCIn questo tempo con voi ho parlato di tanti animali ma, mi è venuto in mente, che non vi ho mai nominato loro: le Pecore. Eppure anche loro appartengono alla mia valle. Oh si! Ce ne sono tantissime e di diverse razze. Oggi, ve le voglio presentare. Sono così mansuete, così simpatiche e paurose. Uh! Quanto sono paurose. Basta avvicinarsi e inizia un fuggi, fuggi generale, ma é bello vedere che vanno tutte nella stessa direzione anche durante la fuga. E si perchè stanno sempre tutte insieme. E’ difficile che una Pecora si allontani dal suo gregge. L’unione fa la forza. A me piacciono molto e trovarmi in mezzo a loro non mi fa paura. Certo, in quel mentre, comandano loro e, se decidono di non farti passare, non passi. SONY DSCCon la loro flemma, che alternano a balzi veloci e incredibili, stanno lì a brucare fino a che il pastore non arriva per mandarle via. E a volte, credetemi, possono passare delle intere mezz’ore. Mangiano un pò di tutto, di vegetale ovviamente, non sono certo schizzinose. Foglie, germogli, fiori, tutto fa brodo.SONY DSC In Italia, è la Sardegna la regione con più alto numero di Pecore ma, come vi dicevo prima, nella parte alta della mia valle, se ne possono incontrare molti esemplari. Pecora, che è scientificamente chiamata Ovis Aries, prende il nome da Pecus che, in latino, significa animale da pascolo di piccola taglia. In realtà però, questo nome, indica soltanto la femmina perchè il maschio può essere chiamato Ariete o Montone mentre il cucciolo Agnello.SONY DSC Il loro mantello, che produce la lana con la quale si possono creare capi di abbigliamento, può essere più o meno pregiato a seconda della razza e le razze sono davvero molte. E’ morbido, un piacere da toccare, anche se a certe persone può dare fastidio l’odore forte che emana. Sono costantemente sorvegliate da cani, detti cani da pastore, che le guidano, sgridandole se occorre, verso la giusta via e, alla sera, le fanno rincasare all’ovile. E’ bellissimo e affascinante vederli al lavoro, sempre attenti e responsabili come dei gendarmi e alcuni, si arrabbiano sul serio.SONY DSC La Pecora però, non fornisce solo lana. Al di là della sua carne, con la quale si possono cucinare diversi piatti (il più famoso sono le rostelle, gli arrosticini abbruzzesi), essa ci da il suo buon latte dal quale si ricava un formaggio delizioso. Il latte è chiamato latte pecorino e, pur essendo molto simile come gusto a quello della mucca, è però molto più grasso e più proteico.SONY DSC La Pecora si tiene su grazie a quattro zampe lunghe ed esili formate da ossa che portano lo stesso nome di quelle degli esseri umani ma, i loro balzi, noi non siamo certo capaci di farli. I giovani Agnelli poi, sono dei veri maestri in questa attività. Anche per la Pecora, mi piace descrivere il significato che ha acquisito nei tempi questo animale e, al di là dei termini e paragoni che sono oggi considerati offensivi, in realtà, questa bestiola è il simbolo della vita tranquilla e serena. Forse, è proprio per questo che l’usanza dice di contare le Pecore per addormentarsi.SONY DSC Per gli Indiani d’America e per tanti altri popoli fin dall’antichità (pensate che sono più di 6.000 anni che l’uomo vive in compagnia delle Pecore) essa era addirittura considerata un dono degli Dei, in quanto grazie a tutti i regali che poteva offrire, la gente non avrebbe mai patito ne’ il freddo, ne’ la fame.SONY DSC Da lì, sono nate anche tante parabole riportate fino ai giorni nostri che hanno usato la Pecora come significato di tante morali. Il Cristianesimo poi, ha davvero preso la Pecora come simbolo per tantissimi termini e racconti. Sono tantissimi i modi di dire, le citazioni e le frasi che vedono come protagonista questo animale. Una di queste frasi, mi piace particolarmente e volevo segnalarvela. A presto topini, buona giornata:SONY DSC

“Chi non ha mai visto gli agnellini giocare, non avrà mai un’immagine chiara della gioia che può pervadere la vita. Si inseguono in gruppi, sterzano, cambiano direzione, saltellano sulle zampe anteriori e posteriori, se c’è un punto più alto nel pascolo, una roccia, un tronco abbattuto, un fontanile, fanno a gara a saltarvi sopra e questo per loro è il massimo divertimento, e poi di nuovo riprendono a rincorrersi, ogni tanto si affrontano e si caricano a testate, simulando l’età adulta. Poi le madri li richiamano, e allora è tutto un correre, un raggiungere con misteriosa abilità, tra la folla del gregge, la propria genitrice, uno spingere con testa, un vibrare di codine soddisfatte. Sul pascolo scende allora il tenero silenzio della poppata”.

(Susanna Tamaro)

Tra un pò andrà a sonnecchiare

E ci starà circa 6 mesi! Dev’essere un mio lontano parente, è un roditore come me. Il suo nome scientifico è simpaticissimo; si chiama Glis Glis. Cari topi, la mia socia Niky è tornata al lavoro (finalmente) e insieme, abbiamo deciso di farvi conoscere questo simpatico animaletto. Non abbiate paura, è un amico non un rivale. E’ così tenero e dolce! Può essere addomesticato molto facilmente sapete? Ma quando sono così liberi nel loro ambiente naturale, io preferisco. DSC_1401-1State guardando un cucciolo di Ghiro, una delle creature del bosco più simpatiche che la natura abbia creato. Quelle sue orecchiette quasi sproporzionate e quasi sempre fredde, e quei suoi occhi grandissimi, gli donano un aspetto indifeso e coccoloso. Il suo pelo è morbidissimo e anche se può avere movimenti impacciati, da sembrare spesso un imbranato (come quando sbatte contro le cose), è in realtà veloce e scattante. Pigro si, ma non è un Bradipo. Anche da adulto, è piccolissimo. Una trentina di centimetri in tutto; eh si, ma solo la coda è lunga 15! Stà in una mano, proprio come me. E’ morbido e profuma di bosco, di nocciole, di muschio. Il suo pelo è per la maggior parte grigio ma sul ventre spicca una macchia bianca che lo distingue. Il naso invece è sempre rosa, soprattutto negli esemplari giovani dove questo rosa non si è ancora…sbiadito. Le sue zampette riescono a stringersi forte attorno a quello che afferrano e questo permette al Ghiro di avere una solida base per le arrampicate. E’ un animale prevalentemente notturno (lo dicono i suoi grandi occhi) e, nelle passeggiate al chiar di luna, raccoglie i suoi cibi preferiti che sono: le castagne, le bacche, le nocciole e anche i funghi. E che fiuto e che sensibilità ha nel riconoscere i funghi commestibili da quelli velenosi! Un vero maestro. E dove vive lui, di funghi, ce ne sono parecchi in quanto abita le zone temperate di tutta Europa e gran parte di Asia e ad un’altitudine molto ampia, dai 500 metri sul livello del mare circa, fino ai 1200. Se preso in mano, il Ghiro, tende a tenersi stretto a un dito quasi come una piccola scimmietta e con quel suo sguardo tenero, scruta chi lo stà osservando. Se accarezzato sulla nuca, bhè, immaginate voi cosa può fare… addormentarsi, è ovvio!DSC_1399-1 Questo cucciolo, scambiandola forse per il tronco di un albero, ha provato ad arrampicarsi sulla gamba del mio amico Davide ma poi ha visto che non c’erano rami e quindi ha preferito altre mete. Ma è stato un pò lì, fermo, a guardare. Per nulla impaurito. Un vero amore. Se penso che in alcune zone d’Italia sono mangiati mi prende male anche se non sono vegetariana. Ma non discuto nessun uso e costume. Esistono varie ricette tradizionali per piatti a base di Ghiro, soprattutto originarie della Calabria ma non solo, per esempio il Ghiro arrosto, è cucinato in Lombardia. Veniva cacciato fin dal tempo dei Romani sapete? Veniva fatto ingrassare dentro a degli otri e poi mangiato come antipasto. Tuttavia, essendo un animale la cui caccia è vietata, ogni consumo alimentare è da ritenersi illegale. Anche perchè non ce n’è sono più tantissimi come una volta ma nella mia valle possiamo ritenerci fortunati. La loro presenza non manca. Non scherzo se vi dico cosa è successo ad una mia amica che vive nelle alte colline della Valle Argentina; il Ghiro si è creato il nido nell’armadio di lei, e mò vallo a disturbare! Immaginatevi la scena e lui tranquillo come un pascià. Sono molto contenta di avervelo presentato, ora se prima non lo conoscevate adesso si e, se doveste vederne uno, sappiate che avete davanti un esserino grazioso, amabile e affettuoso. Un bacione a tutti.

I ghiri
Nella tana, babbo ghiro
fa: “Ron ron, dunque dormite!”.
E i ghirini, tutti in giro:
“Ron ron ron, sì sì, dormiamo!”.
Sbadigliando, mamma ghira,
fa un sorriso: “Bravi figli!”.
La famiglia si rigira
e ron ron, si riaddormenta.
C’è là fuori la tormenta!
C’è là fuori il freddo inverno!
“Sì, ron ron, che ce ne importa?
Noi dormiamo qui all’interno!”.

La poesia arriva dal sito lapappadolce.net -imparare coi bambini-.

Il mio grosso grasso incontro montano

A voi è mai capitato di gironzolare nei verdi prati dei monti e fare un incontro come questo? Si, voglio dire, un incontro un pò particolare e soprattutto… ravvicinato!  Come potete vedere amici topini, ho passato un pomeriggio con dei simpatici Maiali. I Maiali sono agressivi spesso, ma sanno essere anche docili, socievoli e soprattutto, tra di loro, molto affettuosi. Venite con me, ve li presento.SONY DSCSono chiamati comunemente Maiali o Porci ma il loro nome scentifico è Sus Scrofa Domesticus. Se vogliamo essere ancora più precisi possiamo dire che è però solo la femmina ad essere chiamata scrofa mentre il maschio è chiamato verro. E’ un mammifero ed è, possiamo dire, onnivoro. Il colore della pelle e delle setole, e qui potete vederne di due tipi, è dato dalla pigmentazione. Quello che vedete rosa, e che è il maiale più comune, è semplicemente depigmentato.SONY DSC Ne esistono però di altri colori come quelli neri o quelli pezzati e possono avere il pelo più lungo o quasi assente. E’ un pelo duro il suo chiamato appunto setola. E’ un animale tenuto da conto e presente, pensate, anche nell’oroscopo cinese; le persone nate in alcuni anni e quindi appartenente al segno del Maiale come quelli del 1947, 1959, 1971, 1983, 1995 o 2007 sono quindi SONY DSC“galanti, e nobili. Avranno veri amici sempre al loro fianco”. E un pò di nobiltà, nella sua goffaggine, il Maiale ce l’ha davvero. Bhè insomma non vi sembra un pò regnare in una fattoria? Lui è il Re della fattoria! Non capisco molto perchè, in parecchie zone del mondo, il suo nome viene usato più per offendere che non per elogiare. Gli piace gironzolare, lavarsi nel fango e sonnecchiare al sole.SONY DSCE’ così che si tiene pulito mentre la maggior parte della gente associa il suo nome allo sporco e alla schifezza. Prima si rotola nel fango e poi lo fa asciugare. Quando secco, si scrosta dalla sua spessa pelle, porta via anche lo sporco. Un imbrattamento salutare. Si fa uno scrub! Non storcete ‘sto naso… pensate che gli esseri umani, per far la stessa cosa, pagano fior di quattrini nelle SPA e dall’estetista!SONY DSC Il Maiale è un animale che se anche non lo da a vedere è molto curioso. Pensate che, questi esemplari, appena ci hanno visto, si sono avvicinati subito alla macchina. Il timore non gli ha permesso di venirci proprio sotto al muso ma li ho visti vogliosi di fare la nostra conoscenza e, con un pò di calma e pazienza, ciò è accaduto. SONY DSCChe buffi che sono! Con quel naso umido, moscio e tozzo che usano, grugnendo, quasi come un aspirapolvere e quel codino che vorrebbe scodinzolare ma proprio non riesce. Sono cugini primi con il Cinghiale che, nella mia valle, è popolarissimo. SONY DSCBestie possenti, pesanti, dalla forte stazza. Pensate che il Maiale più grosso del mondo è arrivato a pesare ben 900 kg e ad essere lungo 2,5 mt. Queste sono cifre da record ma posso assicurarvi che non sono per niente piccoli. Grandi e anche molto intelligenti.SONY DSC I Maiali non sono per niente stupidi e, come la maggior parte degli animali, sanno riconoscere presto chi gli vuol bene e chi no. Potrà sembrarvi strano ma sono tanto sensibili. Adesso però è bene lasciarli un pò stare, non vorrei disturbarli troppo e approfittare della loro tolleranza. In fondo, siamo in casa loro.SONY DSC Perciò vi saluto cari topini e saluto anche loro con una carezza sul muso.

Lumachina, Lumachina dove vai?

Lumache che girano la mattina, acqua assai vicina.

Un proverbio che si sente dire molto spesso nella mia valle. Cari topi, oggi vi voglio parlare di un piccolo esserino che mi è davvero simpatico.DSC_1076 La Lumaca. E’ così buffa. Prende la vita con tutta calma e poi, ogni centimetro che fa, annusa e gusta con quei suoi cornini altezzosi  che si ritirano offesi al minimo sfioramento. Mi piace tantissimo guardarle. A molti fanno senso perchè sono bavose, emettono infatti un liquido colloso e trasparente che serve all’animale come lubrificante, per evitare di ferirsi durante gli spostamenti o durante il rientro in tana, spesso veloce.DSC_1079 La sua tana è un guscio calcareo che lei si porta sul dorso costantemente e, la forma a spirale di questo carapace conferisce, a questa bestiolina, anche il suo vero nome che è Chiocciola. Appartiene alla famiglia dei molluschi ed è anche commestibile.IMAG7940 Sua cugina, la Limaccia, quella senza guscio, chiamata da noi “bauscia” (bava-bavosa), se ingoiata viva, aveva la capacità di guarire dall’ulcera allo stomaco grazie proprio agli enzimi della sua bava.IMAG7942 E questo veniva fatto spesso, durante la seconda guerra mondiale, quando non c’erano altri mezzi. Ma, (per modo di dire) la bava di Lumaca, nella mia terra, e precisamente a Molini di Triora, è anche un ottimo liquore che assume il nome di “Latte di Lumaca”  proprio perchè questo paese è famoso per la sua sagra delle Lumache. IMAG7945Si dice fosse un ottimo elisir che usavano le nostre streghe. E non ci crederete ma le nostre amiche sono anche utili per la cheratinizzazione della nostra pelle e per cicatrizzare eventuali ferite se fatte strisciare sulla cute. Una connettivina naturale in poche parole. La Chiocciola è un animale dal carattere assai cauto e molto timido. IMAG7950Ricordo che quand’ero bambina, le prendevo, le mettevo in una scatola da scarpe e, ogni tanto, le davo delle foglie di lattuga da mangiare. Amano l’Insalata, la Piantaggine, la Bardana, il Tarassaco e, con i miei amici, gli facevamo fare le corse per vedere quale arrivava prima stuzzicandole il codino (che poi sarebbe il piede) con una foglia.IMAG7955 Povere Lumache, se ci ripenso! Con quella loro casetta a conchiglia che andava di qua e di là. Il suo significato è molto semplice da immaginare. Quel suo andare tranquillo indica pacatezza e riflessione, soprattutto nelle scelte importanti della vita. Equilibrio e sessualità serena e felice. Legato a questo, non dobbiamo scordarci che essa, rappresenta anche la fecondità. E’ infatti un animale molto prolifico che partorisce lentamente delle uova grandi come piselli standoci anche tutto il giorno. A volte, tra l’uscita di un uovo e l’altro, può passare anche un’ora.IMAG7967 Non amano il freddo; in inverno infatti si rifugiano nel loro guscio per starci tutta la stagione e, per proteggersi ulteriormente, creano una membrana all’entrata del loro carapace. Essa le protegge dal clima rigido e dai piccoli insetti predatori. E’ difficile infatti che una Lumaca diventi adulta. Nonostante sia completamente trasparente in giovane età, essa è un bocconcino prelibato per uccelli e altri animali… compreso l’uomo, che le mangia anche adulte. IMAG7972Quelli che noi chiamiamo “Ciuin”, ossia quelle Chiocciole dal guscio bianco con la striscia nera, sono le più buone, perchè rimangono piccole e quindi tenere. E sono molto, molto proteiche. Come vi dicevo, non amano l’inverno ma amano invece la pioggia, o meglio, l’umidità.IMAG7976 Dopo che ha piovuto infatti, si possono vedere scorrazzare per le foglie e nei prati a bere, rinfrescarsi e mangiare. E che fastidiose sono a volte per fiori e verdura! Non hanno pietà. Divorano tutto. La loro voracità rimane impressa e distinta sulle foglie di parecchi ortaggi. Ma nonostante tutto, non si può non volergli bene e non sorridere quando se ne vede una. E nella mia valle, è un animale molto conosciuto e molto apprezzato che prendiamo anche molto in considerazione in detti e proverbi. La sapete quella di quando uno è tradito dalla moglie? Ossia cornuto? Noi usiamo dire: “è come un cesto di lumache”.  Io vi mando un bacio e me ne vado, pian, pianin a fare un giro insieme a loro… devo sempre aspettarle, uffi!

Ringrazio Niky per queste belle immagini.

E lei è tutta mia!

PensavateSONY DSC ad una convivenza impossibile tra topo e  gatto? Vi sbagliavate, io e lei, conviviamo da 9 anni amandoci, litigando e rispettandoci a vicenda. Sarò retorica ma è il mioSONY DSC tesoro. Le voglio un bene dell’anima. E’ gatta a tutti gli effetti. Una fetecchia, befana di prima categoria, ma anche un dolcissimo batuffolo che non si dimentica mai di noi. Topini e topine, ecco a voi la mia bellissima Giuggiola. E’ o non è uno schianto?! Di lei mi fa impazzire il fatto che ci riconosce. Voglio dire, lo so che sembrerà banale ma quando sono in casa e i topini o topomarito escono, passano tante persone sotto la nostra strada. Quando però torna uno di loro, posso anche essere io, e non dico con la macchina, a piedi, lei inizia a miagolare e ci viene incontro. SONY DSCAnche se la chiamo arriva. Strano per un gatto. Giuggy convive anche con altri animali di questa pazza tana ma è lei la regina e le fa piacere che gli altri lo capiscano e ne tengano sempre di conto, con le buone o con le cattive, altrimenti, si sente in obbligo a dover sfoggiare le sue piccole, minute unghie, (lunghe solo mezzo metro minimo) e tirare arpate ovunque. 8 kg di gatta, vi sembrano pochi? Lei può bere e può mangiare nella ciotola del cane ma il cane non può permettersi di avvicinarsi alla sua. Quando ne ha voglia lei, le coccole le da’ e le prende a chiunque e da chiunque, ma quando non è il momento, non lo è e basta. Non ci sono mezze misure. Può arpionarti in un secondo, ma con noi non usa gli artigli, o può dormirti tuttaSONY DSC la notte con il suo dolce peso sulla pancia, e ora che fa caldo è proprio un privilegio! Fuori invece, ahimè, con le sue vittime non ha pietà. I miei piccoli simili, che noi chiamiamo comunemente “castagnole”, le lucertoline, i passerotti. Con lei non trovano lunga vita. Gli spettacoli cruenti mi si presentano davanti molto spesso e provo a spiegarleSONY DSC che questi regali non m’interessano, visto che lei me li fa e miagola guardandomi come a chiedere di essere ringraziata. A volte invece, si diletta nel tiro al volo e, con grande rischio anche, afferra gabbiani o tortore in planata. Piume ovunque. E si perchè, nonostante il suo peso, è agilissima. La mia splendida gatta nera. Conoscendomi, un giorno di aprile di 9 anni fa, un signore mi chiama e mi dice -Pigmy, ho una micetta che la mamma non accetta. E’ nata il 26 marzo, ha 18 giorni e secondo me non stà molto bene-. Alla faccia del “non star molto bene”. Quando la vidi, i muscoli mimici del mio volto si attorciglSONY DSCiarono; non perchè mi facesse ribrezzo ma per com’era denutrita, spelacchiata, cisposa, inerme. Era più di là che di qua, altrochè! La presi tra le mani, non pesava niente, e con un pò di disprezzo dissi a quel signore che l’avrei tenuta io e che poteva anche andare. Ce l’avevo con lui, non doveva arrivare a quei livelli, “piuttosto portala in un canile, o dagli qualcosaSONY DSC tu da mangiare”, giudicavo. Lo so, non si dovrebbe, ma l’ho fatto, l’ho giudicato e anche male. Andai a comprare omogeneizzati di carne per bambini, latte in polvere, uova e olio di fegato di merluzzo. Imboccandola con le siringhe che avevo in casa, iniziai la mia lunga trafila nel cercare di far star bene quella piccola micia. Iniziò presto a mangiare in modo vorace. SONY DSCSi faceva venire il singhiozzo, come i bambini, e dovevo fare attenzione. Tutto in piccole dosi. Ne voleva ancora ma dovevo cercare di dividere i micropasti in più volte durante il giorno piuttosto che farle venire un coccolone tutto di colpo. Persino il vermifugo lo divorava come se fosse pappa. Non defecava peròSONY DSC, e rischiava così il blocco intestinale. “Come avrebbe fatto la sua mamma?”, ma certo, con la lingua, leccandola per stimolarla e pulirla. Presi così un foglio di scottex e con quello le accarezzai il sottocoda. Mi lavò subito con due gocce di pipì e fu una soddisfazioneSONY DSC perchè era anche molto disidratata. Il latte, non sapeva nemmeno cosa fosse. Quel signore aveva provato con i croccantini ma lei non li mangiava…. “e ci credo!”, “li succhiava al massimo!” mi dicevo sempre più arrabbiata. Poi finalmente, dopo tre giorni di cibo, ecco la tanto attesa cacchina. Il tutto bagnandoglSONY DSCi e strofinandogli delicatamente gli occhi con garze e camomilla per togliergli il muco. Ciò non bastò però e dovetti arrivare a usare anche il collirio. Nelle orecchie invece, penso abbia avuto una discarica intera. Le zampette erano 4 stuzzicadenti. SONY DSCVi dico solo che per poter camminare, si aggrappava con le zampe anteriori alle fughe delle piastrelle e si trascinava, non aveva l’uso delle zampe posteriori quasi per niente. Non miagolava, rantolava solo. Era proprio unSONY DSC carciofo. Dopo 10 giorni, le cose iniziarono ad andare meglio. Lei si nutriva ma quelle piccole piaghe che aveva sul corpo non guarivano. Si, c’erano anche quelle. Con il veterinario cambiammo medicamento ma per farlo meglio, mi consigliò di raderla. Avete letto bene. Sembrava un maori. SONY DSCAnzi no, una della tribù dei piedi-neri. La testa mezza pelata, mezza no e il corpo a chiazze. Uno sfacelo di gatta. Mio padre quando la vedeva era orripilato. Mi diceva sempre che una cosa così brutta non l’aveva mai vistaSONY DSC. Poverina… Purtroppo non ho foto di quel periodo ma potete credermi era veramente una ciofeca. Guardatela adesso invece. La Germania è piena di sue foto. Ogni tedesco che passa sotto casa nostra le fa una foto da tanto che è bella. E’ attiva, guerrigliera, curiosa, forte, ruffiana.SONY DSC E’ la mia micia e oggi, mio padre quando la vede la chiama così: -Amore mio, sei arrivata? Bella di papà, lo sai che sei la gatta più bella di tutte?-, e con la sua grande mano le prende tutta la testa e gliela strizza affettuosamente. E così, alla fine l’avete conosciuta. Lei, la regina SONY DSCdella mia tana. Una gatta tutta da scoprire e che ogni giorno è una sorpresa. Lei, che fa tanto la dura e poi scappa quando sente un tuono. Lei che tronfia cammina per casa e ogni cosa è sua. Che spesso mi fa urlare e poi arriva, accoccolandosi vicina sul divano o saltandomi sulla tastiera del computer. E sul suo muso è appariscente l’espressione che indica questo pensiero: “speriamo si sia dimenticata di quello che ho combinato prima!”. La mia Giuggiola, che non ama farsi fotografare, che è tutta nera con una macchietta bianca sul collo e una sulla pancia, che ha gli occhi color smeraldo, che dorme stravaccata e ti annusa il naso, che strofina il suo muso alle mie gambe, che mi dice prima se piove o se c’è il sole, che mi vuole un bene dell’anima, pienamente corrisposto. Ecco, ho voluto farvela conoscere. Ora posso salutarvi e mandarvi un bacino.

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