Soldano – perchè paese vuol dire…

Paese vuol dire “non essere soli”. “Famiglia”. Questo si legge entrando in questo borgo. Rimaniamo nelle valli attaccate alla mia. WP_20150705_045Sono anch’esse molto belle da scoprire e i loro paesi, tutti arroccati come nella Valle Argentina, offrono dei bei panorami. La nostra meta oggi sarà Soldano un comune di quasi mille anime lungo le rive del torrente Verbone. Un torrente che, se pur piccolo, tanti anni fa ha esondato rovinando gran parte del villaggio. WP_20150705_051Soldano fu fondato, prevalentemente con l’utilizzo della pietra, da un gruppo di profughi o di carcerati giunti da Ventimiglia (la cosa non è ben nota) e prende il nome dal Re Sultano dell’epoca, Imperatore arabo con il quale s’intrattenevano rapporti commerciali via mare e, ancora oggi, racconta tutta la sua storia passata. Basta osservarlo.WP_20150705_052Attraverso diverse iconografie e pergamene colorate, appese sotto ai suoi carrugi, un’idea che ho trovato simpaticissima tra l’altro, racconta la sua esistenza, i suoi perchè, la sua vita. Dalla mappa è comprensibilissimo che è stato costruito al solo scopo di difendersi. Probabilmente dai feroci Saraceni. WP_20150705_054Un labirinto ma non solo. Racconta della Porta Nord con tanto di grossi cardini che dava accesso dal monte e che obbligava il nemico ad entrar da sinistra e qui rimanere intrappolato. Racconta del Bivio con Vicolo Chiuso dal quale si accede alla prima fortificazione del borgo, antecedente pare addirittura all’anno 1000, facilmente difendibile perchè si trovava molto in alto e circondata da due torrenti. WP_20150705_060Un vicolo che spaventa, che mette timore. Da qui, dall’alto, veniva lasciato cadere olio o acqua bollente sul saccheggiatore nemico attraverso aperture che erano chiamate “bocche”. Brividi! WP_20150705_057Racconta della Piazza Nuova, la Piazza dove esiste anche l’Oratorio, la Piazza di San Giovanni Battista, divenuto anche patrono, che prima era solo un terreno coltivato e pieno di ulivi. WP_20150705_061San Giovanni Battista che da il nome persino alla nuova Chiesa, grande e imponente, colorata. E il Municipio, esteticamente abbellito con opere in stile trompe l’oeil.WP_20150705_062Racconta di dove passava il Rio Fullavin, proprio qui sotto, dove vedete ora questo praticello verde e gli scalini rossi. WP_20150705_067Un elemento basilare della struttura del “castrum”. Qui non c’era nessun ponte e non si poteva quindi arrivare al borgo se non attraversando a piedi o a nuoto il Rio. Cosa ardua. Si pensava ad ogni cosa. Si costruiva in base agli attacchi che non si dovevano subire! Tutto riporta ai castellari, alle fortificazioni. In effetti, sembra di essere dentro ad un guscio. WP_20150705_058Soldano, a soli 80 metri di altitudine, è silenzioso. WP_20150705_043Gli anziani passano il pomeriggio seduti sulle panchine e qualche giovane, al bar con gli amici, su umili sedie di legno di locali ancora di un tempo. Soldano ci spiega come si viveva una volta, persino i suoi colori sono rimasti gli stessi di sempre. WP_20150705_044Tante le guerre e le battaglie che lo sconvolsero. L’ultima nel 1944 ovviamente, quando venne occupato dalle truppe naziste che daranno alle fiamme molte case contando però fortunatamente, nel male, solo due vittime civili, un panettiere che stava facendo il pane da portare alla gente fuggita nelle campagne e un giovane ventenne che tentò di rientrare in paese per recuperare del denaro da utilizzare per la festa di san Luigi.WP_20150705_048 Tanti i domini che subì, primo fra tutti quello dell’Impero Napoleonico. Fu verso la metà del ‘700 che, a Soldano, venne fatta costruire una delle prime e più antiche scuole della zona. Venne edificata da Giò Battista Soldano che volle fare un regalo al parroco e ai ragazzi, alunni del paese. WP_20150705_049Un tempo Soldano era conosciuto soprattutto per la sua agricoltura. Era varia e molto ampia, adagiandosi anche sulle colline circostanti. Alcune opere in gesso dimostrano come la maggior parte degli abitanti si dedicavano a coltivare la terra. WP_20150705_050Uomini e donne. Agricoltori e contadine. Oggi invece si presta molto per la coltivazione di un particolare vigneto e produce il famoso Rossese di Dolceacqua, un vino conosciuto ovunque e prodotto in tutta la valle. I vigneti che scendono ricoprendo i pendii del monte appaiono ordinati e lussureggianti, di un bel verde acceso.WP_20150705_055 Il monte si chiama Cima Gian Domenico e arriva a 454 metri d’altezza. Oggi, tutto terrazzato. Soldano sta qui, a 5,6 km dal mare. Sta nel suo fresco, nel buio dei suoi carrugi e nel sole delle sue mura. Soldano non dimentica. WP_20150705_063Tanti sono nel borgo, sparsi qua e là, gli emblemi che obbligano a ricordare. Messaggi che celano sempre comunque un qualcosa di triste come un velo di malinconia. Persino il cercare di abbellire con operette originali è umile e povero. Piccole biglie. Semplici pietre.WP_20150705_053Ma Soldano la sua ricchezza ce l’ha intrinseca. E la porta riparata con orgoglio. Un bacione a tutti, alla prossima.WP_20150705_065

San Biagio della Cima – il paese di Biamonti

Conoscete lo scrittore Francesco Biamonti? Nacque qui in questo paesello di circa mille anime nel primo entroterra di questa mia Liguria. WP_20150705_001Questo paese, a 100 metri s.l.m. si chiama San Biagio della Cima. Qui, Biamonti, che nelle sue famose opere come: Vento largo, L’Angelo di Avrigue e Attesa sul mare racconta di una terra, la sua, aspra e corrosa dalla salsedine, nacque nel 1928 e vi morì nel 2001. WP_20150705_018Siamo nella Valle Nervia, una valle accanto alla mia e, il territorio è pressochè simile. Gli ulivi, il sole che bacia i colli e le case assemblate una su l’altra da scoprire, passo dopo passo, tra i carrugi poco illuminati da una luce che non penetra.WP_20150705_006 Il caldo fa dormire il paese e l’unico rumore è il ticchettio di una fontana che gocciola acqua dalla bocca di un leone scolpito nella pietra. Questo paese appartenne fino al 1700, ai Conti di Ventimiglia, città di frontiera poco più ad Ovest e, ancora oggi, le sue bellezze, ne raccontano la storia. WP_20150705_010Sembra di entrare in una pigna. In un alveare. Un labirinto. Alcuni antri mettono quasi timore.WP_20150705_011 Le viuzze si chiudono come capillari giunti alla meta e l’umidità rende fresco l’ambiente. Guardate i gradini, verdi di muschio.WP_20150705_025 Questo è il centro storico. Il centro protetto dove un tempo i nemici faticavano ad entrare. I locali sono chiusi. La Birreria, forse l’unica, scherzosamente, chiusa anch’essa, usa un deterrente simpatico contro gli avventori. WP_20150705_035Si passa sotto alle case, sotto ai panni stesi, sotto all’eco di una radio che probabilmente parla da sola.WP_20150705_004 Si respira l’aria della letteratura in strade nelle quali vige il silenzio ed è persino vietato suonare il clacson. I percorsi in onore di Francesco Biamonti, portano alla scoperta delle sue opere. WP_20150705_016C’è persino la sua casa. La casa nella quale è nato e vissuto e, previo appuntamento è visitabile assieme a tutti i suoi scritti. Si respira aria di opere che hanno saputo descrivere bene queste terre come ha saputo fare Montale precedentemente. WP_20150705_015Si parla di contrabbando, di fughe, di speranza. Un luogo che a tratti pare un presepe. Le sue cantine, le dimore, le pavimentazioni. Tutto è in pietra grigia. Monocolore. WP_20150705_007Ma alcuni scorci invece, sono abbelliti da fiori e piccole opere d’arte colorate.WP_20150705_028 Più o meno al centro del paese, una loggia che offre da sedersi, mette in mostra una tipica citazione ligure la quale traduzione è:WP_20150705_029 Piove, pioviggina, i gatti vanno nel mare, le donne sotto la terra e gli uomini in guerra -. Fa sorridere pur non essendo buffa, l’idea di questa scritta. WP_20150705_034Altri muri sono arricchiti da affreschi o lastre che indicano l’esistenza di ulteriori personaggi famosi e importanti in quel di San Biagio come l’abate Giuseppe Biamonti descritto come “astro fulgentissimo della classica e italiana letteratura”, probabilmente parente dello scrittore più recente che qui, in questa casa che vedete, è nato.WP_20150705_030 E il Prof. Francesco Macario esperto di ginecologia ed ostetricia. Oltre le targhe, a ricordarlo, persino un busto in bronzo ovviamente, anche in questo caso, il tutto è stato creato davanti alla sua abitazione. WP_20150705_026La Passiflora e il Plumbago sono in fiore tra le ombrose stradine. Sono loro a donare quei tocchi colorati in alcuni angoli del paese di cui vi parlavo prima. Salendo alcuni gradini e bagnandoci un pò dalle fontanelle che si trovano in giro, ci troviamo in una piccola piazza che ospita in vecchio Oratoria dell’Assunta. WP_20150705_005E’ antico e rispecchia appieno l’impostazione tipica degli Oratori confraternali liguri dalla forma architettonica a navata unica in pianta rettangolare. Il fuori, nonostante i vecchi e i preziosi dipinti sulla facciata principale, appare logoro e malconcio. Povero. Mentre l’interno, nasconde diverse ricchezze come un organo del 1850 creato da Nicomede Agati. Purtroppo non posso fotografarvelo. Questo Oratorio non è l’unica attrazione religiosa.WP_20150705_027 Le chiese di San Biagio della Cima sono diverse, come la Chiesa dei Santi Fabiano, Sebastiano e Biagio ma soprattutto, quella fuori paese, in cima al monte dietro il borgo, che in estate, diventa un luogo d’interesse per ammirar le stelle. E’ il Santuario di Nostra Signora Addolorata. WP_20150705_019Ed è stato passeggiando davanti ad una di queste architetture che scorgemmo un indicazione riguardo un’opera di Biamonti:WP_20150705_031I vecchi, ancora numerosi, erano tutti radunati sotto a un portico. La piazza era vuota -. Si. E’ un verso tratto da “L’Angelo di Avrigue”, la sua opera del 1983. Un paese da leggere. Da guardare nei minimi particolari. Osservate qui. WP_20150705_033Una lastra di cemento. Un numero. Una data. Niente di che. 1784. Ebbene è l’anno della Guerra di Successione Austriaca e, un anonimo agricoltore, incise questa data in ricordo di quel tragico periodo. Le truppe austro-sarde saccheggiarono questo paese distruggendo vigne e uliveti e riducendo, di conseguenza, la popolazione in un completo stato di miseria. Erano il loro unico sostentamento.WP_20150705_017 Ogni villaggio ha la sua storia. San Biagio della Cima, tra la sua frescura, il suo panorama, il suo essere cullato un pò dal mare e un pò dai colli, ha questa. Una storia scritta elegantemente, sottolineando l’importanza della lingua e della prosa. San Biagio della Cima, attraversato dal suo torrente, il Verbone, che trascina via con se tutti i brutti ricordi. Giù, sino al mare poco distante. WP_20150705_024Un paese dal lungo passato. Si pensi che pare essere stato uno dei primi nuclei abitativi del Medioevo, vissuto da fuggitivi e nomadi francesi: i “passeurs” come li chiamava Biamonti nelle sue storie. WP_20150705_014Coloro che volevano attraversare il confine. Coloro che lasciavano la loro vita. E per oggi, in senso metaforico, vi lascio anch’io ma prima, vi riporto alcune parole scritte da lui stesso.WP_20150705_002 Io mi vado a preparare per il prossimo tour, nel quale ovviamente, verrete con me. Spero vi siate divertiti. Buona giornata a tutti.

WP_20150705_009« Il confine non è tra Italia e Francia: coinvolge tutti i vecchi, ancora numerosi, erano tutti radunati sotto a un portico. La piazza era vuota o il Mediterraneo. Ci sono tre grandi personaggi nel Mediterraneo: il Golfo di Genova (Montale); il Golfo di Marsiglia (Valéry), e il Golfo di Orano (Camus) che hanno creato una civiltà letteraria legata alle cose, in cui le cose parlano al posto dell’uomo. I loro paesi diventano aspri e emblematici di una civiltà umana legata a una sorta di corrosione dell’esistenza, quella che provoca il salino. È una civiltà data dalla luce e dal sapere, dalla lucidità e dalla corrosione ».WP_20150705_021

(Francesco Biamonti)

Incantevoli Contorni – e si ritorna a camminare –

Evviva! Proprio quel che si può definire una vera passeggiata. Finalmente! La prima dopo tanto tempo e, per farla ho scelto la campagna. WP_20150602_0244 km di natura che si svolge tutto intorno, a perdita d’occhio. Ve l’avevo promesso, ricordate? E’ stato bellissimo e quindi ve lo propongo sperando anche di farvi sorridere con le belle immagini che ho fatto per voi. Non vi servirà aver pranzato per camminare qui. WP_20150602_004Nella giusta stagione, per questa via, si trova davvero di tutto: albicocche, fragole, ciliegie, mirto, mele, ginepro, susine, more, tarassaco, finocchio. Un insieme di erbe e frutti da arricchire l’intera valle. Valle Steria, ad Est, di fianco alla mia. WP_20150602_026La via che percorriamo si chiama Via Imperia e congiunge i magnifici borghi di Villa Faraldi e Tovo e poi… poi volendo si, si scende fin giù a Chiappa e a San Bartolomeo al Mare e i chilometri aumentano ma non esageriamo oggi, magari la prossima volta. WP_20150602_029Partiamo quindi da Villa Faraldi che vi avevo già descritto qui https://latopinadellavalleargentina.wordpress.com/2012/03/10/villa-faraldi-accoglie-fritz-roed/, chiamata anche “la Piccola Atene dell’Arte” dopo aver gustato un ottimo pranzetto (e si, ormai si era mangiato) e dopo aver fatto interessanti e simpatici incontri. WP_20150602_015Un asino nato da sole 24 ore, trotta e sgambetta giù per le fasce e la mamma non lo molla mai di vista. WP_20150602_017E’ agile e vivace con un’espressione dolcissima dipinta sul muso e appena si ferma vuole subito ciucciare un pò di buon latte. E’ insieme a tanti amici e si diverte un mondo. WP_20150602_012Per la strada regna il silenzio. Sono solo le 14:30 e anche gli animali riposano. Non si sente davvero volare una mosca. La strada è asfaltata ma la vegetazione intorno mostra campagne, boschi e panorami mozzafiato. Laggiù si può anche vedere il mare. WP_20150602_018Siamo di poco sopra i 300 m. sul livello del mare ma l’aria e l’atmosfera sono nettamente diverse. I fiori parlano al posto degli insetti e degli uccellini che solo verso il tardo pomeriggio iniziano a farsi vivi. WP_20150602_028Ce ne sono davvero di tutti i colori: il giallo della ginestra e dell’elicriso, il fucsia del pisello selvatico, il bianco delle rose rampicanti, tantissime. E il verde. Quante tonalità di verde ci sono! WP_20150602_023Solo un piccolo rio tiene compagnia con il suo scrosciare delicato in una cascatella veloce e senza sosta. Ogni tanto una panchina offre riposo e scorci appaganti per lo sguardo ma io sono stata brava e ho sempre continuato a camminare. WP_20150602_022Ecco, quello che invece manca, e lo dico per chi volesse venire a passeggiare per di qua, è una fontanella per bere. Vi consiglio di munirvi d’acqua soprattutto nelle calde giornate estive. A metà percorso si giunge a Tovetto, una piccola frazione di Villa Faraldi, ancora più piccola di Tovo ovviamente, da come suggerisce anche il nome. WP_20150602_020Eccoli là, quello in alto è Tovo e quello più in basso Tovetto. WP_20150602_031Le poche case presenti sono molto carine e ben tenute, decorazioni di piante e fiori le rendono incantevoli e qualche cane, da dietro ai cancelli, ci guarda ma è anche lui troppo stanco per abbaiare e continua la sua pennichella.WP_20150602_025 Gli orti ordinati e ben tenuti sono uno spettacolo per gli occhi. Adorabili, sembrano quelli di una fiaba. Quanto lavoro, quanta dedizione da chi ancora vive come un tempo.WP_20150602_033 I miei cari muretti di pietra sono ben visibili in luoghi così sistemati a dovere. Si riconoscono bene i pomodori, i peperoni, gli zucchini, l’insalata e tanta altra verdura. WP_20150602_027La frutta invece, come vi spiegavo prima, è più selvatica e spontanea e cresce a bordo strada. Ce n’è di tante qualità ma naturalmente, in queste terrazze tipiche del mio mondo, a regnare sono sempre gli ulivi. WP_20150602_032 Tovo è la nostra meta d’arrivo e parlottando e osservando tutte le specie di flora presente, si raggiunge abbastanza in fretta.WP_20150602_035 Una volta arrivati, una Piazza si apre davanti a noi e su una lastra d’ardesia che circonda un monumento ai caduti in guerra, si trova scolpito il gioco della “Tela” che in molti probabilmente ricorderete, con a terra dei sassolini bianchi da utilizzare al posto delle pedine. WP_20150602_034Prima di tornare indietro una partita si può anche fare, perchè no? Il ritorno è stato più vivace. WP_20150602_040Ora gli animaletti sentivano più fresco e iniziavano le attività laboriose sospese al mattino. Insetti, gazze e merli ci hanno tenuto compagnia svolazzando di qua e di là. WP_20150602_036Troppo veloci per riuscire a fotografarli! E’ stata davvero una bella passeggiata ritemprante e rilassante. E io mi sento proprio di essere stata molto brava. WP_20150602_019Ora non mi resta altro da fare che cambiare meta e organizzarmi per una nuova missione. WP_20150602_039Vi aspetto alla prossima quindi, ovviamente verrete di nuovo con me. Un bacio!

E qui ora comandiamo noi!

…dissero i Romani dopo aver sconfitto i Galli in questa meravigliosa zona. E per sottolinearlo e non dimenticare, costruirono un imponente monumento conosciuto con il nome di Trofeo delle Alpi. WP_20150509_025Bianco, alto, impressionante. Enorme. Visitabile da vicino per chi vuole ma fino a fine maggio non si entra oltre alle 16:30. Sono rimaste di lui alcune colonne e alcune pietre che incantata mi son chiesta come abbiano fatto a portare fin lassù. WP_20150509_030Si può definire il Colosseo Francese. Un luogo di grande interesse. Chiamato anche Trofeo d’Augusto, proclama la gloria di Augusto appunto, che celebra la sua vittoria su vari popoli alpini, ed è il cimelio che conserva la più lunga iscrizione latina scolpita conosciuta nella storia antica.WP_20150509_029 Continuiamo quindi il nostro giro nella vicina Francia amici. Oggi siamo nell’entroterra, nell’entroterra di Monte Carlo e precisamente a La Turbie, un paesino veramente bello, forse uno dei più belli ch’io abbia mai visto. E qui Augusto ha lasciato altre testimonianze come la strada intitolata a lui, la famosa Via Julia Augusta, eccola. WP_20150509_018Una via consolare romana che collegava Roma con Arlès attraversando proprio la costa meridionale della Gallia. La Turbie è un comune francese di circa 3.200 abitanti. I suoi carrugi sono caratterizzati da casette ben curate con un ingresso incantevole.WP_20150509_022 Fiori, dipinti, statue. Tutto ordinatamente assemblato come a voler dare un rigoglioso benvenuto. E ci son proprio tutti ad accogliere! WP_20150509_027La pavimentazione delle strade è antica e, a illuminarla, ci pensano dei lampioni in ferro battuto appesi qua e la’ per il paese. WP_20150509_016Il suo punto di forza però è sicuramente il panorama dal quale si può vedere un incredibile mare, tutta la città di Monte Carlo sottostante e le colline fiorite a destra e a sinistra arricchite da villette con tanto di giardino e piscina. Numerosi i personaggi storici e famosi legati a questo borgo oltre all’Imperatore che ho citato prima.WP_20150509_020 Personaggi come Rudolf Nureyev che qui ha avuto la sua residenza per parecchi anni, Lucien-Jean Barbera benefattore del paese e stimato professore al quale è stata dedicata la biblioteca,WP_20150509_021 il Principe Alberto di Monaco ovviamente, possidente di alcuni edifici e la bellissima, elegante e raffinata Grace Kelly, sua mamma. Perché? Perché per arrivare a La Turbie, si percorre la strada D37.WP_20150509_031 La stessa strada in cui l’attrice e Principessa di Monaco incontrò la morte a bordo della sua Rover 3500S V8. In uno dei tornati definito oggi “il gomito del diavolo”, Grace, assieme alla figlia Stèphanie, perse il controllo della sua auto e cadde nel dirupo. La stessa strada nella quale anni prima, girò assieme all’attore Cary Grant, il film “Caccia al Ladro” del regista Alfred Hitchcock. Grace-in-caccia-al-ladro-da-gucciandgyoza.blogspot.com_Eccoli, splendidi tutti e due. E dietro a loro il panorama di cui vi parlavo. Che luoghi emozionanti! Pieni di fascino, storia, folklore e cultura.WP_20150509_015 In pochi chilometri quadrati si ha la possibilità di passare ore intere di vario interesse senza mai annoiarsi. E basterebbe anche solo fermarsi e ammirare.WP_20150509_028 I negozietti caratteristici che vendono souvenirs e le botteghe di frutta e verdura che nelle cassettine di legno espongono anche fiori colorati. I bar, le taverne, i campi per il gioco della Petanque, i giardini per i bambini. WP_20150509_017Le stradine da percorrere a piedi per vivere un’atmosfera che non si respira ovunque. I gatti che tengono compagnia durante le passeggiate a meno che non abbiano voglia di starsene distesi al sole nella quiete di questa località. WP_20150509_019La Turbie che dalla sua vetta comanda e osserva, che lascia senza parole. Una perla della Costa Azzurra. Ricca di virtù da mostrare: la Fontana dedicata al re Carlo Felice di Savoia e l’Acquedotto da lui restaurato, le chiese, gli oratori, la Cava Romana, in questo paese si potrebbero fare mille reportage.WP_20150509_023Non vedo l’ora di tornarci, considero la giornata trascorsa in questo luogo, meravigliosa e ovviamente, in una sola giornata, non ho davvero potuto vedere tutto quello che offre. WP_20150509_024E’ veramente un borgo dal fascino che rapisce, bellissimo, vi consiglio di venire a visitarlo di persona e documentarvi su quello che amereste visitare o rischierete di perdervi qualche meraviglia.WP_20150509_026 Un abbraccio a tutti e… al prossimo tour.

photo caccia al ladro thedress.it

Il Forte di Santa Tecla

Oggi si va sul mare in quel di San Remo. Le serate iniziano a riscaldarsi ed è piacevole passeggiare con un cono gelato in mano. L’acqua scura e illuminata dalla luna schizza sul vecchio molo, è il molo dell’antico Quartiere Marina dove un tempo, alcune rovine ancora lo testimoniano, qui si lavoravano i metalli e l’olio.WP_20150503_005 E’ il punto in cui sorgeva il vecchio borgo ai pressi della foce del torrente San Francesco. Ampie sale sotterranee e no, permettevano agli artigiani di compiere lavori duri e faticosi in un passato che ancora ci riguarda. Che è nostro. Par di sentire distintamente il picchiettio, il vociare, il battere. Poi, tutto venne distrutto. WP_20150503_007Era il 1755 e qui, bisognava creare delle prigioni. Silenziare quei rumori di quotidianità. Grandi e spesse prigioni indistruttibili. O meglio, una Torre di Controllo, all’inizio. Qui dove le vie di fuga, circondati dal mare, risultavano praticamente impossibili con tutte le guardie e le imbarcazioni sempre vigili a vegliare che il nemico ne’ arrivasse, ne’ scappasse. WP_20150503_008Esatto, le “Antiche Prigioni”, così ancora, i sanremaschi, chiamano il Forte di Santa Tecla, un bene molto importante per la Città dei Fiori adiacente alla mia valle. Un Forte ovviamente costruito per volere della Repubblica di Genova che con il suo avanzare fece arrendere il paese al suo volere. Fu trasformato in Carcere Giudiziario dopo l’Unità d’Italia ma in realtà era stato fatto sorgere proprio qui, sul mare, attaccato al piccolo e vecchio porticciolo, come tanti altri bastioni, per difendere questa parte di Liguria dalle insurrezioni dei nemici. WP_20150503_009E sto parlando di uno dei pochi edifici di stampo militare rimasti intatti in Liguria. Chiamato antecedentemente Forte di San Giorgio, subì il cambiamento del nome quando, al posare della prima pietra per edificarlo, venne sotterrata anche una reliquia della Santa morta martire e ancora oggi ricordata.WP_20150503_010 Tanti i lavori di restauro e gli interventi oggi per renderlo un vero e proprio museo in grado di attirare i turisti e raccontare di una storia che ci appartiene e ci insegna il nostro passato. E di notte è davvero suggestivo. Illuminato artificialmente da quelle luci color fucsia sa di mistico e austero. WP_20150503_012Per edificarlo vennero abbattuti il vecchio Bastione, la chiesetta dei Santi Mauro ed Erasmo e 13 case confiscate. Grossi pali di legno vennero inseriti nelle fondamenta a causa di un terreno sabbioso e franabile, ma li si era deciso e così fu. Qui, dove il primo borgo della Marina era sorto e viveva. Dove ciottoli e mattoni pieni delineavano le stradine di un tempo. Dove il fabbro, il falegname, il pescatore vivevano le loro giornate.WP_20150503_014Ora, quelle ampie facciate di pietra mettono suggestione. I cannoni tutt’intorno e le spesse grate davanti alle finestre. Oltre esse, il buio più profondo. In alto, feritoie e merli permettevano a soldati armati di colpire rimanendo nascosti e un grosso e pesante portone era l’accesso alla Torre. Si vede chiaramente che un tempo qui doveva esserci per forza una sorta di ponte levatoio.WP_20150503_015Non c’erano, di fronte a lui, i bar e le gelaterie che oggi donano alla via un paesaggio allegro e luminoso, un tempo c’era il mare, il silenzio, l’attenzione. Una meta turistica d’eccellenza per la città. Una meta che impone a ricordare chi ci ha preceduto. Un abbraccio Pigmy.

Ancora nella vicina Francia

Oggi vicina, vicina davvero. Siamo a Mentone. WP_20150411_001Praticamente attaccati all’Italia, anzi, ad essere precisa un tempo qui era tutta terra italiana. Oggi non più, per cui si sorpassa il luogo dove una volta esisteva la frontiera e ci si lascia alle spalle il cartello della bella Italie circondato da stellette bianche. WP_20150411_003Lasciamo Ventimiglia e la piccola frazione di Latte per arrivare qui, dove l’atmosfera è diversa, indubbiamente. Non migliore, non peggiore. Diversa. Alla nostra sinistra il mare e una parte di Liguria che si lascia baciare dallo stesso, alla nostra destra invece, questo piccolo paesino che arranca fin sulle prime colline. WP_20150411_004Palazzine ordinate e dai chiari colori sul fronte mare, in bella vista, a lasciarsi ammirare. Annodati vicoli e tinte più calde in quelli che sono i carrugi che si, esistono anche qua. Stradine nodose che avanzano curiose tra case spesse, pesanti, vicine, attaccate le une alle altre. WP_20150411_005Alcuni archi in pietra le uniscono del tutto pur essendo esse di fronte come a specchiarsi in un riflesso. Assomiglia molto ai miei paesini del Ponente però devo dire che i localini, sono ancora più graziosi e invitanti. E quanti tipi diversi ce ne sono! Si può spaziare tra la cucina indiana e quella marocchina o scegliere ottimo pesce fresco come forse siamo più abituati. WP_20150411_006Mi piace conoscere ricette internazionali ma il mio occhio vispo si è posato su una delle tante lavagnette ben esposte fuori a descrivere il menu: “Insalata tiepida di Capesante e Crema di Gamberi”…… sei mia! E non ho sbagliato! Una prelibatezza! WP_20150411_007Tutt’intorno è molto tranquillo, la gente passeggia serena, posso vederla dai vetri trasparenti. Fontane, palazzi e ciotoli rendono la serata romantica e ricca di emozioni. Una bella passeggiata a fine cena è quello che ci vuole per godere di questo bel paesaggio ascoltando le onde che lo accarezzano. WP_20150411_008Giardini ben curati, golosi gelati acchiappa-turisti, vetrine accese e grandi bastioni di un tempo che fu, regalano a Mentone un fascino particolare. WP_20150411_009Le luci soffuse che emanano un arancio chiaro, la rendono persino un pò misteriosa, nella sua eleganza, nella sua quiete. E quanti profumi dalle spezie d’Oriente! Quanti colori! WP_20150411_010Quante lingue diverse si sentono liberarsi nel vento che soffia su questo paese. Un vento che arriva dal mare, che scuote le barche appisolate nel porto e s’intrufola spedito per i vicoli bui. WP_20150411_011Menton dove tutto qui è già francese, ogni cosa, ogni suono, ogni vita. E allora Salut! Vi aspetto per la prossima promenade.

Una bella promenade……in Nizza Vecchia

Oggi ce ne andiamo a zonzo in un posticino davvero particolare e direi “fuori dal mondo”. Se avete piacere di venire con me, vi porto a Nizza, in un particolare quartiere di Nizza. E’ la parte di Nizza Vecchia, un borgo che si dipana tra vicoli e corridoi dal fascino antico e Provenzale. WP_20150328_006Pare essere in un racconto di Biamonti. Antichi palazzi, pescatori, caratteristici locali, botteghine di souvenirs, quadri antichi e borse di pelle. Tanti gli italiani, persino i nomi delle viuzze sono scritte sia in francese che in nizzardo, lingua che assomiglia molto al dialetto ligure. WP_20150328_009Si arriva in questo luogo dove il tempo sembra essersi fermato, andando giù, fin sul mare, fino al Porto, se si arriva dall’Autostrada. Un grande monumento ai caduti, imponente, bianco ed elegante, si troverà alla nostra destra ricordando ai suoi cari uomini, che hanno dato la vita per la Francia, che il loro nome e la loro gloria, non verranno mai dimenticati. WP_20150328_003Cactus, mammillarie ma anche aromi come lavanda e timo, nascono spontanei sulle rocce sopra di lui e intorno, degli splendidi giardini ben tenuti. Alla nostra sinistra invece, l’infinito mare che, alla sera, colorandosi di nero, IMG-20150329-WA0007fa risaltare le luci di Nizza su tutta la sua riva in quella che è una delle passeggiate più lunghe della Cote d’Azur. Sabbia e piccoli sassi, permettono alle onde d’infrangersi dolcemente. WP_20150328_026Gli aerei che si vedono partire e innalzarsi in volo dall’aeroporto laggiù, sono impressionanti. Numerosi, e sfiorano l’acqua. Su questa Promenade, la gente corre, va in bicicletta, sui pattini e c’è anche chi si ferma e intona qualche canzone. Giocolieri e maghi, sono a vostra disposizione. WP_20150328_028Se non volete salire fin sulla rocca del Castello, arrampicandovi tra una flora tipica del luogo e un ambiente rustico che vi farà apprezzare l’atmosfera mediterranea, non dovete preoccuparvi, troverete tanto divertimento anche qui. E che fascino la meridiana dipinta a terra regolata dalla luce del sole. Enorme, una meraviglia. Le nostre ombre, unite, si disegnano sopra di lei.WP_20150328_030 Due grandi archi invece, ci permettono di abbandonare questa zona più moderna e inoltrarci nel fascino più totale e tipico di questi luoghi. Immediatamente ci troviamo in Cours Saleya. Il Corso.WP_20150328_022Qui la gente è diversa, si preoccupa meno dello sport e di tenersi in forma, qui si gira con i sacchettini in mano pronti ad acquistare qualche carineria. Qui è tutto un vociare, da colui che vende fiori nel mercato giornaliero, al cameriere che cerca di invitarti a mangiare nel suo locale. E come locali, credetemi, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Tutti magnifici, divertenti coi loro dehors ma anche eleganti. WP_20150328_016Ognuno di loro ha del pesce fresco sui bancali ricoperti di ghiaccio e anche ostriche, giovani e turgide, saporite e molluschi e tutto quello che occorre per soddisfare i palati dei più esigenti. WP_20150328_017Pesce fresco, ottimo. Profumato, cucinato in tutti i modi.WP_20150328_018Ma anche buona carne. Filetti alla griglia senza neanche un filo di grasso, spessi e cotti alla perfezione come il cliente desidera.WP_20150328_020 Le tavole vengono apparecchiate in modo perfetto con tanto di glacière per gustare ottimi vini bianchi. E mangiando, si ammirano gli acquisti fatti nei carrugi al pomeriggio. WP_20150328_024Spezie introvabili come il pepe di Sichuan o quello nero della Jamaique dal profumo meno giovane. Il Tandoori per un tocco indiano sulle nostre tavole e il sale pregiato della Camargue, non lavorato e quindi naturale. Ma ancora bon-bon coloratissime alla Verbena, al Mandarino, all’Eucalipto per la tosse. E che dire degli orecchini dei quali mi sono innamorata che rappresentano il bellissimo Frangipani? Stupendi, per 5 Euro, ne è valsa la pena non trovate? Presi in un bellissimo bazar, strapieno di cose, da incanto. E qui, qui c’è davvero di tutto, in alcuni locali si può addirittura prendere il tè e fumare il narghilè. Ma infatti, che sbadata, mi sono dimenticata di raccontarvi che prima della cena c’è stato ovviamente l’aperitivo, WP_20150328_014un cocktail analcolico e un immancabile Kir Royal, si possono gustare dei tanti e tipici Cafè, della zona. I tavoli minuti, i posacenere a pubblicizzare il Cynar, si, si, proprio come ai vecchi tempi. Locali dai quali è impossibile vedere il sole. E no, qui non può entrare.WP_20150328_010 Le chiese e i grandi palazzi d’epoca non glielo permettono. E che simpatici i posters vintage e i disegni sulle pareti dei Bistrot. WP_20150328_007Questo si, questo è proprio un altro mondo. Numerosissimi in questo via vai di gioia e ilarità. A passeggiare nella completa beatitudine. Oh si! Potete stare sereni. Soldati dell’esercito camminano per le vie assicurando la tranquillità più totale. Bhè, si sa, è proprio nelle zone vecchie dei paesi che gli spacci, le risse e diversi tafferugli, possono avere vita. Ma l’esercito garantisce e ci si può divertire. WP_20150328_008Ah! Nice! La bella Nizza. Affascinante. Che alla sera si colora e i giovani danno vita a piazze e piazzette. La Nizza un pò retrò. IMG-20150329-WA0004Misteriosa, orgogliosa, a disposizione. E allora cin cin Nizza! Salut! A te. Grazie per questa splendida giornata. E dopo l’ultimo drink, si torna a casa. WP_20150328_023Vi saluto, ma preparatevi per il prossimo tour! Smack!

Allegria a Dolcedo

E qui sono tutti amici, come una grande famiglia. Qui c’è sempre allegria e voglia di fare. Circa 1.500 abitanti che si aiutano, organizzano, inventano, si divertono. Siamo a Dolcedo, in provincia e sopra Imperia, in questa bella Liguria di Ponente a due passi dalla mia valle. Siamo anche a due passi dal mare e circondati da un azzurro cielo e un verde dalle sfumature argentee.WP_20150222_026 Il paesino, collocato nella parte di entroterra chiamata Val Prino, è circondato da ulivi e mimose e bagnato dal torrente omonimo alla valle e dal rio Boschi. Piccolo e caratteristico questo borgo, che in dialetto noi chiamiamo Duceu, è attorniato da tante minuscole frazioni come Bellissimi, Isolalunga e Lecchiore.WP_20150222_006 Intorno al XII secolo e prima ancora, fu proprietà di diversi conti e marchesi fino a divenire, nei primi anni del 1600, parte della comunità di Porto Maurizio, ossia quella che tutt’ora è la parte di Imperia più ad Ovest. Furono però solo i monaci Benedettini a coltivare gli ulivi, insegnando quest’arte anche alla popolazione. Crearono anche frantoi e tutte le apparecchiature dell’epoca, atte a produrre quel che è diventato oggi l’Oro della vallata. Un paese che ha sempre avuto voglia di fare, come vi dicevo prima, pieno di allegria. Guardate ad esempio in chi mi sono imbattuta.WP_20150222_008 Sentivo buona musica. Degli strani tizi che cantano e suonano a meraviglia! Oh! Ma sono i Long Island Band! Conosciutissimi in questa zona! Urlano al vento le cover più popolari che ci siano, mi vien voglia di ballare, sono bravissimi ma non posso, devo continuare il mio tour e sotto le note di “Have you ever seen the rain“, un pezzo forte dei Creedence Crealwater Revival, mi allontano.WP_20150222_015 Lascio qui davanti, qualcun altro a scatenarsi! Gente che saltella felice e bimbi che giocano con oggetti antichi che oggi, non si vedono più. WP_20150222_012Sembra di essere nel paese delle meraviglie. Le persone sono accoglienti e le case intorno di una bellezza tipica e caratteristica della mia regione. Si affacciano sulla strada principale alcune. Altre invece sono tutte da scoprire nella parte più intima e centrale del paese. WP_20150222_005E’ la parte che porta al torrente costeggiato da una mulattiera che, se percorsa, fa giungere sino a un prato usato per feste e sagre d’estate. WP_20150222_031Per arrivare a questa stradina, si può passare dagli scalini dei carrugi e trovarsi negli angoli classici di questi borghi, sotto le case, di fronte alle cantine e alle vecchie stalle, oppure si può attraversare un enorme portone che collega due piazze, quella del paese a quella della chiesa.WP_20150222_028 La chiesa medievale di San Tommaso Apostolo che subì un restauro nei primi anni del 1700 così significativo da cambiarle completamente lo stile. WP_20150222_029Bellissima sia fuori che dentro. Parecchio grande. Tutta colorata da un bel blu vivace e un oro sgargiante. WP_20150222_035Ma non è l’unica chiesa. Tra chiesette, cappelle e oratori, come quello di San Lorenzo dotato di due piccoli campanili (che potete vedere nella seconda foto di questo post), Dolcedo è sicuramente uno dei paesi con più architetture religiose di tutta la valle. WP_20150222_021 Ma torniamo nei carrugi. Dove le case sono ancora abitate. Dove risuonano i rumori di pentole che sbattono e fuoriescono dalle finestre aperte profumi deliziosi di una cucina che permane. Gli abiti stesi attraversano queste piccole viuzze da parte a parte, rimanendo sospesi nell’aria umida che sale dai vicoli ombrosi.WP_20150222_027 Il rumore del torrente rieccheggia tra le vicine pareti, fredde, spesse, spezzate di tanto in tanto da porte massicce in legno o scale di pietra. Scorre veloce spumeggiante e formando piccole cascatelle, sopra i massi, sopra l’erba, tra le piante. WP_20150222_030E si può notare la sua bellezza da parecchi punti di Dolcedo perchè anche la strada principale, che lo attraversa, passa sopra al fiume.WP_20150222_024 Ed è bellissimo vedere i piccoli ponti in pietra, le case di vari colori sulle sue rive. Gli alberi coraggiosi che ci vivono di fianco e noto che, grazie ad alcune scalette, si può scendere ancora più vicino a lui. La strada principale è molto larga e subito dopo la curva divide il paese in due. WP_20150222_023Divide anche la grande piazza formandone due più piccole. In una di queste, quella più a valle, c’è uno spazio molto carino nel quale sono stati costruiti una splendida fontanella a più strati e una statua raffigurante il busto di un uomo dallo sguardo severo che ahimè, non ho capito chi è. WP_20150222_010So soltanto che ai suoi piedi, sui suoi gradini, si siedono assieme bambini e ragazzi per giocare e chiacchierare. WP_20150222_011Le bandierine appese sopra di lui, immagino siano un rimasuglio di Carnevale, ma son così carine che io le lascerei tutto l’anno. Dolcedo ha davvero un’atmosfera tutta sua. WP_20150222_022Le corti di case imponenti, realizzate con l’amica pietra, lo incorniciano di un verde cupo, intenso. Tanti, in questa stagione, sono gli alberi ancora spogli, ma prevedo un Dolcedo ancora più lussureggiante con l’arrivo della primavera in quanto piante, ce ne sono davvero molte. Sbucano tra le abitazioni appiccicate tra loro quasi a formare uno scudo. Uno scudo che, a prima vista, sembra impenetrabile. WP_20150222_034Arroccate una su l’altra. Unite, sembrano un caseggiato unico. Il guscio stesso del paese. Allora, vi è piaciuto Dolcedo? A me molto. WP_20150222_043Ora direi che dobbiamo rincasare però, è arrivata la luna e il paese inizia ad essere avvolto dall’oscurità e da una fantastica tonalità di lilla, ma anche da un’atmosfera molto particolare grazie ai suoi lampioni e alle finestre accese. Buon riposo topi, alla prossima.

Nei giardini, di notte

E potevo forse andarmene da Monte Carlo, dalla Rocca, senza passare prima dai meravigliosi Giardini di San Martino? Ricordate il Principato di Monaco nel quale vi portai giorni fa? Ci ritorniamo. Voglio ancora farvi vedere una cosa. Un parco bellissimo che ospita numerosissime specie di piante grasse e non, ma soprattutto fiori.SONY DSC Fiori bellissimi e colorati. Questa volta, vedremo questi giardini in un contesto particolare. Un contesto creato dal tramonto. La luce fioca della sera non mi ha permesso meravigliose foto, accontentatevi per favore, vi prometto un reportage migliore eSONY DSC al sole ma, in notturno, credetemi, l’atmosfera è comunque fantastica. Non c’è folla a quest’ora, solo moscerini e farfalline che danzano frenetici intorno alle luci.SONY DSCNon saprei dirvi il nome di queste piante, non saprei dirvi da che paese arrivano o qualcosa di scientifico come spesso faccio, mi limito a godere di questa strana passeggiata e, ad acchiappare maggiormente la mia attenzione, ci pensano le statue in bronzo. Più suggestive che di giorno. SONY DSCRiflettono la luminosità in modo discreto e, i personaggi rappresentati, sotto l’oscurità, appaiono più vulnerabili. Le sfumature di luce, disegnano delle espressioni in più sui loro volti. Intorno alle siepi che circondano le strette viuzze utili per la visita, si apre un panorama surreale; lo stesso che vi mostrai nel post precedente su Monte Carlo. SONY DSCQuesto giardino è pubblico, non bisogna pagare nulla per venirci ma, per i topini, è l’ideale visto che accoglie anche una grande vasca di pesciolini rossi, Papiri e Ninfee. Qua e là, qualche panchina, che rimane all’ombra durante le calde ore del giorno, permette un fresco riposo sotto a pergolati di Rose e altri rampicanti.SONY DSCMaestose fontane possono rinfrescare in caso di bisogno ma ormai, in autunno, non si soffoca più e, anche tutte queste belle piante, dalle foglie lucide e turgide, lo dimostrano. Tutto assume un’altra vita. Mi sento come in un luogo surreale. Le strade buie, chissà cosa ci sarà più in là. Flora, tanta flora che ci fa ammirare esemplari rari e alcuni anche giganteschi come gli alberi sopra le nostre teste.SONY DSC Ma che belli i giardini di notte! Così silenziosi, eleganti e intimi. Il rosa delle 17:00 pomeridiane, ha lasciato il posto a un blu cupo e le tinte del parco sembrano per assurdo, ancora più vive, più forti. Le foglie, come vi dicevo, appaiono nitide, brillanti, sfavillanti. Le colonnine in pietra si nascondono ma sembrano anch’esse, appena lucidate e pulite.SONY DSC Le lastre di pietra nelle aiuole rischiarano splendendo i piccoli prati curati con precisione e dedizione. La maestria dei giardinieri si sente così forte che pare di riuscire a toccarla. SONY DSCLa corteccia appare argentata e la luna, già alta nel cielo, dona quel pizzico finale di magia in più. Questo parco è all’inizio della Rocca e si affaccia direttamente sul mare. Lo spettacolo è incredibile quando i colori lo permettono e sembra, sporgendosi un poco di più, di poter toccare l’acqua scura. SONY DSCDi fronte a noi, l’orizzonte più ampio e intorno, quando il buio aumenta ulteriormente, le figure più strane, ci indicano il luogo in cui ci troviamo.SONY DSC Ma non abbiate paura, il tutto è un insieme emozionante. E divertente.SONY DSC Spero di aver divertito anche voi topi. So che anche qui, molti di voi, sono probabilmente già stati ma, se così non fosse, vi suggerisco di segnarvi quest’ulteriore meta. Un’altra tappa che merita. SONY DSCUn bacione grande e una buona giornata.

Sulla Rocca di Monaco

Questo luogo lo conoscerete sicuramente in molti ma è una gita che non può mancare nel mio blog. E’ come un punto d’arrivo; chiunque, di noi, è andato almeno una volta nella sua vita a vedere il Palazzo Grimaldi, il Palazzo dei Principi di Monaco ma oggi, ci andremo insieme. SONY DSCIl castello è posizionato sulla Rocca ossia in un punto altissimo, sopra Monte Carlo, dal quale si può godere di un panorama meraviglioso. Da qui possiamo ammirare la distesa azzurra del mare, le colline retrostanti liguri e francesi e il riparato e intimo porto di Fontvieille, ubicato ai piedi della Rocca verso la parte orientale.SONY DSC Un porto giovane, nato nel 1966 e arricchito dallo Zoo dei Principi, dal Museo della Filatelia e della Numismatica e dal Museo dell’Automobile, nel quale risiede anche l’auto di Grace Kelly. Grace Kelly in Grimaldi, una donna che mi è sempre piaciuta tantissimo, nonchè Principessa appunto, di Monaco. Chissà quante volte si è affacciata da questo muretto di pietra, incorniciato da vecchi cannoni, per godere di queste visioni mozzafiato. Qui infatti, proprio al centro della piazza della Rocca, risiede il bellissimo Palazzo.SONY DSC Un edificio dalle tonalità chiare e difeso da mura, torri e guardie che tutto il giorno camminano avanti e indietro per garantire la protezione totale alla Famiglia Reale. SONY DSCGuardate, potete vedere il sentiero consumato del su e giù di questi ragazzi che, impeccabili sia nel modo che nella divisa, percorrono tutto il giorno. SONY DSCAlcune invece, stanno ferme davanti ai portoni e non permettono a nessuno, di oltrepassare le grandi catene di confine. Davanti al portone principale, enorme, le due guardiole, sono l’unica sede di questi guardiani e dietro a quella porta, si sviluppa tutto l’abitato con tanto di Cappella e piscina. A viverci ora, regnando, è il figlio maschio di Grace, Alberto II, anche Marchese di Baux, salito al trono, dopo la morte del padre, Principe Ranieri III, adorato da tutti i monegaschi. SONY DSCQuest’ultimo, rimase vedovo prematuramente dopo la scomparsa della sua amata e bellissima moglie Grace che morì in un incidente stradale il 14 settembre del 1982. Una famiglia abbastanza sfortunata che vive e ha vissuto in un posto da favola. Guardate topi, guardate queste immagini, sembra di essere in un altro mondo. Qui tutto è meraviglioso. SONY DSCSi cammina su mattoncini rossi che si intersecano a piastrelle d’ardesia e, insieme, salgono e scendono percorrendo la piccola città. Siamo nella parte vecchia, la parte che accoglie importanti monumenti, Cattedrali antiche, il Museo Oceanografico e palazzi dalle importanti sculture. SONY DSCSculture maestose e che meritano lunghe osservazioni. SONY DSCSiamo nella parte di città impreziosita da statue, fontane, magnifici negozietti pieni di souvenirs e profumi speziati che ricordano Nizza Vecchia.SONY DSC Anche le lastre indicanti le vie la ricordano. Il dialetto nizzardo, molto simile al nostro, è sparso ovunque in questo luogo. Leggete, anche qui, i vicoli coperti, sono chiamati carrugi e questo è il carrugio della chiesa, “carrugiu d’à geija”. SONY DSCI proprietari dei ristorantini tipici e accoglienti aspettano i clienti addobbando deors colorati e graziosi dall’aria provenzale mentre, i trompe l’oeil sulle facciate delle case, fanno credere quel che non è.SONY DSC La parte di questa città qui sulla Rocca, è tremendamente affascinante. Le viuzze si snodano con una poetica aria vintage e, in alcuni punti, sembra di essere in un borgo ancora medievale che ha mantenuto tutte le caratteristiche di quel tempo.SONY DSC Ci vengo sempre volentieri. E’ a pochi minuti dalla mia valle e ne approfitto. Entrei in continuazione in tutte queste botteghe che rapiscono letteralmente.SONY DSC Mi guardo intorno, ci sono oggetti preziosi e semplici soprammobili, ci sono monete e opere d’arte, ci sono gadgets della Ferrari e di Monaco. E ci sono i ricami, la Lavanda, gli utensili. E i lampioni. SONY DSCI lampioni che con la loro luce fioca, donano un’atmosfera surreale. E ci sono le campane, attaccate alle chiese che suonano a festa. SONY DSCLa Rocca, è sempre piena di gente che fotografa queste meraviglie. Gente che si sofferma a guardare i particolari, gente che spera di veder passare qualche nobile personaggio, gente che attende lo spettacolo del cambio della guardia, una cerimonia che si può ammirare tutte le mattine poco prima di mezzogiorno. SONY DSCPer questo evento, un’intera folla si apposta intorno al palazzo, vicina ai vecchi cannoni e ai mortai che, con a fianco montagne di vecchie palle di ferro, offrono postazioni per foto molto suggestive.SONY DSC In quel momento la Rocca, diventa deserta. Tutti sono davanti al Palais du Prince, un Palazzo, una vecchia fortezza conquistata nel 1215 da Francesco Grimaldi che, travestito da monaco, entrò nell’edificio costruito dai genovesi. SONY DSCMa il vero fascino su questo paese, Monaco, chiamato anticamente dai fenici Monoike, scende alla sera, quando le persone iniziano a ritirarsi, le strade diventano più solitarie e di lui s’impradonisce il rosa. SONY DSCTutto assume un colore pastello, un colore fiabesco e, dal lato Est, si può ammirare ulteriore bellezza. Che emoziona.SONY DSC Uno spettacolo per gli occhi. Un altro porto, quello più grande, più conosciuto.SONY DSC Laggiù il Luna-Park dove il Natale si sente già. Di fronte a noi i palazzi, la collina, le luci, i colori. Ancora rosa che bacia il mare e il cielo circondando i monti. SONY DSCE al calar della sera, anche il Palazzo si accende di tutto il suo splendore e si prepara al riposo. SONY DSCSpero che questo giro vi sia piaciuto topi e, per chi non ci fosse ancora stato, potrebbe essere una buona occasione per farci un pensierino. Un bacione grande.

Voci precedenti più vecchie

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