La Topina e le streghe della Valle Argentina in un progetto universitario

Oh topi, ma guardate che me ne succedono davvero delle belle! L’ultima proprio qualche giorno fa, in cui in una mail, una giovane studentessa ligure ha voluto intervistarmi (un’intervista a me… a me! Ma che bello!) per un progetto universitario che coinvolgerà anche la Sicilia e la Sardegna.

Tale progetto si occupa di indagare le figure femminili del nostro passato e, di conseguenza, anche le leggende e le superstizioni nate nel tempo. Io sono stata ben felice di dare il mio contributo e quindi vi lascio qui di seguito l’intervista per intero, così che possiate goderne anche voi. Ringrazio ancora Nicoletta e le sue colleghe di corso per avermi coinvolta!

  1. Conosci qualche leggenda che abbia come protagonista una strega?

Ci sono molte storie e leggende legate alle streghe nella zona in cui abito, molte delle quali sono realmente accadute. Alcune sfumano nella superstizione e nelle credenze popolari, ma l’entroterra della Liguria di Ponente pullula di questo genere di racconti. Da me, a seconda delle zone, le streghe sono chiamate “bàzue” “bagiue” o “bàzure”, e nel cuore delle Alpi Liguri, in Valle Argentina, vantiamo la presenza di quella che è definita “la Salem d’Italia”: Triora. Il borgo è famoso per essere stato protagonista di processi alle streghe da parte dell’Inquisizione, che qui fu particolarmente severa. Una storia molto sentita e ricordata è quella di Franchetta Borelli, che fu torturata e resistette a diverse ore di cavalletto, nonostante la sua età avanzata. Famosa è rimasta la sua frase: “Stringerò i denti e diranno che rido”, tramandata e documentata fino ai giorni nostri. Franchetta sopravvisse alle torture e al giogo dell’Inquisizione, fu rilasciata, ma il suo corpo restò segnato nel profondo, portandone le conseguenze per gli anni che le restarono da vivere. Il suo caso è emblematico perché apparteneva alla nobiltà, e questo suscitò non poco scalpore nel borgo e in tutta la Repubblica di Genova, alla quale Triora apparteneva. Altra storia legata alle streghe di Triora è quella delle sorelle Isotta e Battistina Stella, entrambe processate. Di Isotta sappiamo che non resse alle torture e morì. Un’altra donna torturata uscì di senno e si gettò dalla finestra di Palazzo Stella, nella Piazza della Collegiata (quella centrale al borgo, che reca lo stemma della città, il Cerbero). La leggenda  dice che il corpo della donna non fu mai ritrovato. C’è poi la storia di un’altra figura femminile triorese, tale Magdalena, di cui si sa poco, ma ai tempi del processo alle streghe di Triora era una ragazzina in età adolescenziale. In molti dicono che fu istruita alle arti magiche da sua madre, strega esperta e di alto livello, anche lei imprigionata e torturata come la figlia. In alcuni scritti compare l’accusa a una donna, interrogata e torturata perché si diceva che stesse imparando l’alchimia da un giovane medico del posto. Si dice che i fantasmi di queste streghe che furono accusate, torturate e che morirono durante il processo si riuniscano ancora oggi nei luoghi che le hanno viste protagoniste. Per quanto riguarda le streghe più in generale, ancora oggi, in certe zone, gli anziani credono che avere i capelli rossi per una donna sia segno di stregoneria. Anche il manto delle mucche, dalle mie parti, non poteva avere sfumature rossicce, tant’è che la razza bovina che produce i formaggi delle mie zone ha il pelo bianchissimo, tanto era radicata questa superstizione. Fino al secolo scorso si credeva che le bàzue potessero maledire il bestiame e tormentare i neonati con il loro malocchio. Ci sono diversi racconti popolari al riguardo, ogni famiglia ha il proprio che si tramanda da generazioni. Ci sono poi anche le storie e le dicerie legate ai luoghi, come Lago Degnu (nel territorio di Molini di Triora), una polla d’acqua profonda contornata da fitti boschi, un tempo impenetrabili, che si credeva fosse luogo prediletto per il Sabba che le bàzue facevano con il Demonio in persona. Ci sono poi il Lavatoio del Noce e la Fontana di Campomavue a Triora, dove le streghe lanciavano il malocchio e dove si racconta che una bàzua in particolare diede un saggio consiglio al capostipite di una famiglia che sarebbe diventata tra le più facoltose del paese, proprio grazie al buon consiglio della donna. Altro luogo legato alle streghe trioresi è la Cabotina, antico forte di cui oggi restano i ruderi, situata ai margini più poveri del borgo. Qui si dice si riunissero le streghe per i loro malefici.

  1. Sai se esistono altre versioni?

La storia di Franchetta è reale e documentata, ma sono sorte leggende che la vedono come protagonista, sussurrate un po’ a mezza voce, come a voler favoleggiare su un personaggio che è divenuto simbolo di una lotta importante. C’è chi dice che sia vissuta a lungo dopo le torture, forse proprio grazie alle sue conoscenze della magia; alcuni ipotizzano si sia trasferita altrove, in un borgo non lontano, e che qui abbia fondato una stirpe di donne sapienti e conoscitrici della stregoneria. Lo stesso si dice delle altre donne che furono incarcerate e torturate insieme a lei, di alcune si racconta siano morte al rogo, anche se pare non ci sia testimonianza di alcun rogo di streghe in Valle Argentina. Di tutte le accusate non vi è più traccia negli archivi, ad oggi ancora non abbiamo certezze riguardo l’epilogo del processo, e questo ha permesso a molti di fantasticare sull’accaduto. Esistono anche tante versioni delle superstizioni legate al malocchio perpetrato ai danni di bambini e del bestiame, ognuno ha la propria. Ci sono storie di neonati che non smettevano di piangere per via di un maleficio e che ritrovavano la calma solo dopo che la strega, smascherata, veniva intimata di smettere o dopo l’azione di una contro-fattura da parte di qualche altra buona donna conoscitrice di rimedi magici. Ci sono anche storie riguardanti le pecore che, per via di una fattura ricevuta, non producevano più latte, o scappavano senza motivo, irrequiete.  Non conosco tutte le versioni che sono state raccontate sulle storie che riguardano le streghe, ma di sicuro ne esistono di diverse.

  1. Come l’hai conosciuta? Te l’ha raccontata qualcuno?

La storia di Franchetta, di Isotta e Magdalena è famosa e l’ho conosciuta al Museo Etnografico e della Stregoneria di Triora. Da lì mi sono poi documentata su alcuni testi. Le leggende e le storie legate al bestiame e ai luoghi le ho conosciute leggendo dei libri sulla stregoneria locale e grazie ai racconti orali della nonna di una cara amica.

  1. Se ti è stata raccontata, ti è stata raccontata in lingua italiana o in dialetto?

A me in italiano, ma la nonna della mia amica le raccontava in dialetto.

  1. E tu l’hai raccontata a qualcuno o la racconteresti a qualcuno? Se sì, in italiano o in dialetto?

Io racconto tutto quello che posso per non spezzare quel filo magico che ci lega al passato. Le racconto in italiano perché tra chi mi segue non tutti sanno parlare o comprendono il dialetto. Tramando queste storie in particolar modo sul mio blog, cosicché siano fruibili dal maggior numero di persone, ma mi è capitato anche di leggerle ad alta voce davanti a diversi ascoltatori.

  1. Credi che ci sia un fondo di verità in questa leggenda?

Quella di Franchetta, delle sorelle Stella e di Magdalena, come già detto, sono storie vere, documentate da testi originali consultabili. Per quanto riguarda invece le altre leggende, credo fosse solo la paura della gente dell’epoca ad alimentare certe storie, un po’ anche per invidia. È vero, però, che le donne d’un tempo si tramandavano la conoscenza delle erbe e delle energie naturali; erano guaritrici e levatrici, e si sa che la loro posizione fosse molto pericolosa. Non era difficile che qualche loro paziente o che la puerpera morissero, e a quel punto diventava semplice pensare subito a malefici e fatture. Non credo nella superstizione. Credo piuttosto nel fatto che ognuno sia artefice del proprio destino e che l’uomo sia in grado, con il proprio pensiero e le proprie emozioni, di creare la propria realtà. Le presunte conseguenze del malocchio, quindi, così come delle fatture, sono per me provocate dalla convinzione degli effetti negativi e del male che si poteva ricevere da altri. In sostanza, ognuno si attirava ciò su cui poneva di più la propria attenzione. Per quanto riguarda le storie e le dicerie legate ai luoghi, in particolar modo quelli con una forte presenza dell’acqua (come Lago Degno, lavatoi e fontane), moltissimo tempo fa nelle mie zone era praticato il culto delle fonti e delle acque, che si credevano presiedute da divinità femminili benevole. Credo che le donne accusate di stregoneria in epoca medievale praticassero culti più antichi, o che semplicemente mantenessero vive le conoscenze legate a tempi remoti di cui s’era già persa la traccia. Difficile risalire alla verità, ma credo che un fondo di realtà ci sia in queste storie, anche se il significato è stato travisato dal cristianesimo e dalla paura della gente dell’epoca.

  1. Per quanto riguarda le fate, invece, conosci qualche leggenda che abbia come protagonista una fata?

Nelle zone in cui vivo si parla poco di fate, ed è un argomento di cui io stessa vorrei sapere di più. La Liguria, infatti, è più famosa per le sue storie di streghe e fantasmi, che non per altri abitanti soprannaturali. Tutto quello che so è che alcuni luoghi sono legati a queste figure, come il Bosco di Rezzo, nel territorio di Imperia, che viene spesso soprannominato Bosco delle Fate. C’è uno scoglio misterioso tra i comuni di Badalucco e Montalto-Carpasio, ancora una volta intitolato alle fate, ma il motivo di tale appellativo si è perso nel tempo. Alcuni storici non ufficiali affermano che un tempo la Valle Argentina fosse soprannominata la Valle delle Fate, ma non si sa da dove e da cosa derivi tale appellativo. So che la Liguria ha in comune con la Sardegna una figura femminile che sosta sulle rive dei torrenti, lavando panni insanguinati. In Sardegna le chiamano Panas e sono donne morte di parto, qui da noi, invece, sono simili alle Banshee irlandesi e sono descritte come fate piangenti e addolorate che fingono di provare strazio per attirare gli ignari uomini di passaggio, al fine di farli impazzire e annegare per poi nutrirsi della loro energia vitale. C’è poi un’altra leggenda legata alle fate che abitano le grotte. Anche questa caratteristica le accomuna alla “vicina” Sardegna, che ha le Janas, ma le nostre fate delle grotte sono ancora una volta di natura malevola. Pare si pettinino di continuo e che non possano perdere il loro magico strumento, pena la perdita della strada di casa. Non aiutano volentieri gli uomini, tutt’altro, ma se questi ultimi aiutano loro, sono disposte ad elargire doni e consigli.

  1. Sai se esistono altre versioni?

Purtroppo no, conosco solo quelle che ho raccontato.

  1. Come l’hai conosciuta? Te l’ha raccontata qualcuno?

Ho conosciuto queste storie sui libri e tramite racconti lasciati sul web da conterranei.

  1. Se ti è stata raccontata, ti è stata raccontata in lingua italiana o in dialetto?

In italiano.

  1. E tu l’hai raccontata a qualcuno o la racconteresti a qualcuno? Se sì, in italiano o in dialetto?

Anche qui, vale la stessa risposta che ho dato alla domanda n. 5.

  1. Credi che ci sia un fondo di verità in questa leggenda?

Anche in questo caso, mi trovo a ipotizzare che il fondo di verità legato a queste storie sia sempre l’antico culto legato a divinità femminili che era particolarmente sentito nelle zone più interne delle valli dell’imperiese. Ci sono molte grotte sulle alture della Valle Argentina, così come anche nella vicina Val Roya. In tali grotte sono stati trovati reperti archeologici importanti che testimoniano il culto dei defunti e della Madre Terra da parte degli uomini primitivi che abitarono queste zone. La grotta era principalmente luogo di sepoltura, sono stati trovati scheletri in posizione fetale, il che fa pensare all’intento di far tornare i cari estinti nel ventre, nel grembo materno della Terra. Tale culto sopravvisse a lungo, insieme a quello delle fonti di cui parlavo poco fa, e, per sradicarlo, il cristianesimo inventò storie di demoni, streghe e fate malvagie, affinché la gente temesse ciò in cui aveva fermamente creduto fino a poco tempo prima.

  1. Credi di essere superstiziosa? Credi che nel tuo paese/città/regione ci sia una forte superstiziosità?

Io non lo sono, ma nella mia zona c’è ancora chi crede alle antiche dicerie e pratica scongiuri, soprattutto nei paesi.

  1. Credi che la superstizione possa giustificare la nascita delle leggende?

Di alcune sì, quasi sicuramente. Prendendo, ad esempio, la storia delle fate lavandaie, immaginiamo che essa sia nata in epoca cristiana, quando la chiesa cercò di estirpare il culto delle acque – e quindi di divinità femminili – che si praticava con convinzione in Valle Argentina. A questo punto, per via del nuovo culto imposto, iniziarono a circolare superstizioni – e quindi leggende – riguardo certi luoghi. Per esempio, dalle mie parti si diceva che le fonti fossero presiedute da draghi (lo testimonia il toponimo della Fonte Dragurina sul Monte Toraggio), e il drago per il cristianesimo era un altro aspetto del demonio e del male. Questa mia tesi la deduco anche dal fatto che in queste zone l’evangelizzazione fu molto capillare, e si può notare dalla grandissima quantità di santuari, chiesette e cappelle sparse in tutti gli anfratti della vallata. E, guarda caso, sorgono quasi tutti vicino a delle fonti e sono dedicati quasi tutti alla Madonna o a sante. Senza contare che a Triora è stato chiamato addirittura un pittore illustre ad affrescare i muri di una chiesetta di montagna, quella di San Bernardino (i dipinti sono attribuiti al Canavesio, anche se non sono firmati), lo stesso che affrescò la vicina Notre Dame Des Fontaines a La Brigue che le è valso il soprannome di “Sistina delle Alpi”. Perché scomodare così tante forze ed energie per una valle piccola e sperduta, mi vien da pensare? Doveva esserci un motivo ben preciso, e secondo me non si discosta tanto dal voler distogliere l’attenzione del popolo dal culto delle antiche divinità femminili, legate all’acqua, alla terra e alla fertilità.

  1. Credi che le leggende si stiano estinguendo?

Credo che l’essere umano abbia un atavico bisogno di raccontare storie e di tramandarle. Purtroppo, però, mi trovo a dover dire che c’è una certa chiusura in questo. Sono in molti a non voler raccontare, vuoi per paura, per superstizione o semplicemente per una scarsa propensione personale, e trovo sia un peccato, perché molto del patrimonio orale va perdendosi. La nota positiva, però, è che sono in molti a volerlo riscoprire, a ricercarlo e a raccoglierlo.

Allora, topi? Che ve ne pare? Io sono proprio contenta di aver avuto questa opportunità. Un grazie a Nicoletta e un bacio a voi!

 

La colorata magia dell’Acquario

SONY DSCAh! Che fascino! Con i topini li abbiamo già girati tutti. Piacciono, non c’è che dire. Agli adulti dispiace vedere dei pesciolini rinchiusi in teche di vetro ma i bambini s’incantano, come forse facevamo anche noi da piccoli. Tutti quei colori, quel frenetico movimento, quegli sguardi incuriositi che escono da piccole tane sott’acqua. SONY DSCSono tanti e, vicino a me, ce ne sono moltissimi compreso quello di Genova che è uno dei più grandi, se non il più grande d’Europa. D’Italia sicuramente. Esso è anche arricchito da una sala per i Colibrì e da una biosfera con stupendi fiori, pesci e uccelli. Tra l’altro, riguardo a questo Acquario, vi dico anche che, se la fanno ancora, una volta al mese, questa struttura propone la “Notte con gli Squali”, offrendo a un massimo di 35 ragazzi per notte di dormire davanti alla vasca degli squali, passando un’intera notte all’interno dell’acquario, per scoprire tutto sul comportamento notturno dei suoi abitanti.SONY DSC Ma io oggi vi porto nell’Acquario di Montecarlo. Più piccolo, ma davvero bello, con tanto di museo e ricostruzioni. Il suo vero nome infatti è Museo Oceanografico. In nemmeno un’ora, possiamo godere di questo spettacolo. Inaugurato nel 1910, dal suo fondatore il Principe Albert I, questo eccezionale Museo, dedicato a tutte le scienze del mare, è un capolavoro di architettura monumentale.SONY DSC E’ situato dentro un Palazzo bellissimo arricchito da marmo, legno e vetro. La sua maestosa facciata domina il mare, a picco, da 85 metri e i pesci marini, vengono alimentati direttamente dalle acque della Costa Azzurra. Per la sua costruzione sono occorsi pensate, undici anni di lavoro e 100.000 tonnellate di pietra.SONY DSC Nelle sue imponenti sale, aperte al pubblico su due piani e tutti i giorni, dal mattino alla sera, sono presenti collezioni incredibili di fauna marina, raccolte proprio dal Principe Alberto, e numerose specie di scheletri tra cui quello di una balena di 20 metri. SONY DSCSi possono inoltre osservare modelli di navi-laboratorio del Principe e sottomarini vecchissimi ma un tempo realmente funzionanti, realizzazioni artigianali, il tutto utilizzando prodotti del mare. Nella parte sotterranea invece, ecco il famoso “Acquarium” che offre al visitatore l’affascinante spettacolo di una fauna e una flora marina esuberante. Le specie più rare di pesci dai mille colori, provenienti da tutti i mari del globo, guizzano in 90 vasche.SONY DSC E qui i topini sono nel loro regno. Se la parte precedente era pura scienza, biologia e zoologia, qui c’è solo da divertirsi e da rimanere estasiati. Un mondo di silenzio sommerso, ma anche di bellezza. I piani inferiori ancora, fino al livello del mare, sono riservati, su una superficie di 2000 mq, a laboratori scientifici di ricerca costantemente in funzione ma a noi non serve andare lì. Da qui, non ci muove più nessuno. SONY DSCE allora vai con “Nemo” il Pesce Pagliaccio. “Guarda mamma, è proprio lui! E dov’è Doris? Eccola, eccola!” e le tinte vivaci iniziano a roteare su e giù. Il giallo e il blu del Pesce Chirurgo, il bianco e il marrone della Murena Zebrata, l’ocra acceso del Pesce Farfalla, l’argenteo della Cernia, un arcobaleno. SONY DSCE poi ancora squaletti, tartarughe, gamberetti, meduse e persino le vasche tattili con dentro le pazienti razze che si lasciano toccare o arrivano se si picchietta piano sulla superficie dell’acqua. E poi i Piranha, che paura! Che muso imbronciato e che espressione col grugno hanno! SONY DSCChe simpatici invece i Pesci Coltello, piatti, piatti, sottili, sottili, sembrano davvero delle lame. E questi? Guarda, sembrano Sardine e si muovono tutte insieme quasi a tempo di musica. Ci sono pesci velenosi come il Tetraodon, il Pesce Palla, e quelli invece più curiosi e spavaldi come l’Haemulidae o Pesce Grugnitore. SONY DSCTutti hanno una caratteristica. All’acquario di Montecarlo non ci sono pesci enormi come in quello di Genova ma il fascino è assicurato ugualmente potete credermi. Non dimenticate infatti che, oltre tutto, sul vasto tema del mare, sono stati realizzati dei filmati da Jacques-Yves Cousteau e proiettati in continuazione nel ricco scenario della “Sala delle conferenze”. Un salone molto grande. SONY DSCMa non è tutto! A rendere ancora più suggestivo questo luogo, una splendida e ampia terrazza offre un panorama magnifico che si estende dalla riviera italiana fino al massiccio dell’Esterel e dalla quale si può vedere tutta Montecarlo. SONY DSCSiamo sulla Rocca. Proprio in cima; e da qui volendo si può visitare tutta la parte alta di Monaco compreso il Castello che offre il breve spettacolo del cambio della guardia. Ma torniamo giù, ci sono ancora tante cose da vedere, ci sono i Coralli e le Meduse, le rocce e gli Anemoni che fluttuano in quell’acqua cristallina mostrando tutti i loro colori sgargianti. SONY DSCE come sembrano leggeri! Così armoniosi, con le bollicine che li solleticano. A vederli sono molto tranquilli e, a proposito di ciò, vorrei fare un appello, consentitemelo ma è una cosa che davvero non sopporto: “Cari genitori, potreste per cortesia fare in modo che il vostro figlioletto eviti di picchiare con i pugni contro i vetri delle vasche???!!! Grazie!”.SONY DSC Lo so, vi sembrerà retorico e stupido ma sarò andata in cento acquari, cento volte e, ogni volta, c’era qualche bambino che urlava massacrando i vetri per spaventare queste creature. Cosa ancora più grave, il genitore dietro di lui, se la rideva. Questi poveri pesci già son chiusi sottovetro ancora sbattergli contro… E’ così divertente? Non mi sembra ma cambiamo discorso, oggi voglio solo presentarvi una cosa bella. SONY DSCCi sono anche le sale parto sapete? Si. Qui nascono i piccoli pesciolini e alcuni sono davvero minuscoli. E’ anche grazie alle nascite che, in questo Museo, si possono trovare sempre cose nuove, esemplari mai visti prima, e queste sono ottime scuse per tornarci. SONY DSCMi ha fatto piacere vedere gli acquari tenuti bene anche se alcuni, a mio parere, sono un pò piccoli. Sopra ognuno, una spiegazione dettagliata racconta tutta l’origine dell’animale che ospita, da dove arriva, di cosa si nutre e qual’è solitamente il suo carattere. E non sono storie sapete? SONY DSCSono molto evidenti a volte le varie personalità e, in alcuni casi, sembra quasi ci sia il boss che comanda tutti. Una sorta di gerarchia come esiste anche negli esseri terrestri. Gli Squali, che se ne dica, sono i più tranquilli e pacifici, anche tra di loro. SONY DSCTra l’altro, l’ultima realizzazione dell’acquario, è proprio la sua “laguna degli Squali” che svela, in una vasca gigante di circa 450 m3, non solo questi esemplari ma un’intera barriera corallina dalla bellezza indescrivibile. Sono microuniversi questi che mozzano il fiato. Sono meravigliosi. SONY DSCViene voglia di nuotare insieme a loro. Bhè, non proprio con tutti. Vicino ad alcuni, non metterei neanche il dito! Alcuni pesci mangiano i topini sapete? I Branzini nei nostri porti, ne vanno matti e qui, c’è un intero reparto dedicato ai pesci del Mar Mediterraneo e vicini alle nostre coste: il Sarago, la Girella, il Cefalo, l’Orata e che bello vederli nuotare.SONY DSC Quando li peschiamo non possiamo ammirare tutta la loro bellezza; le sfumature dei loro toni di grigio, la pinna dorsale alzata come una cresta, i loro movimenti rapidi e scattanti, i loro occhi vivaci che guizzano di qua e di là.SONY DSC Sembrano così lontani da noi, così strani, ma stupendi. Venite a vedere se anche per voi è così. Se vi fanno questo effetto. Io spero che questa gita vi sia piaciuta e, se vi và di viverla fisicamente, qui a Monaco, in Avenue Saint-Martin, proprio a ridosso dell’azzurro mare, SONY DSCc’è un nuovo mondo che vi aspetta e, con tutto il contorno di una delle più belle zone della Costa Azzurra, potrà farvi passare un’intera giornata indimenticabile. Vi mando un bacione con le bolle… se riesco a farle.SONY DSC