Lo sformato ligure di bietole, una ricetta antica

Topi, lo so che alcuni di voi stavano aspettando questo mio articolo, soprattutto chi di voi mi segue su Facebook. Infatti, vi avevo messo l’acquolina in bocca facendovi vedere le bietoline spontanee che crescono intorno al mio mulino e che ho raccolto prontamente per realizzare proprio questa ricetta.

E’ un piatto antico e, devo dirlo senza modestia alcuna, con gli ingredienti offerti dalla mia terra viene proprio squisito!

bietole spontanee

La qualità di bietole che andremo a usare è proprio quella spontanea, alcuni la snobbano perché meno dolce di quella a costa larga, ma io l’adoro proprio per il suo gusto amarognolo che la rassomiglia vagamente alla cima di rapa. Be’, per questa ricetta tutta contadina io ho usato un chilo di queste bietole. Eh sì, ne servono tante, perché è l’ingrediente principale dello sformato di cui vi sto parlando.

Laviamo bene le foglie, poi arrotoliamole insieme e tagliamole a striscioline, un po’ come si fa per le tagliatelle, per intenderci.

soffritto

A questo punto mettiamo in una padella un po’ di cipolla e olio extravergine di oliva taggiasca e accendiamo il fuoco, facendo soffriggere per qualche istante, poi versiamo dentro la padella le bietole e le lasciamo cuocere con il coperchio, mescolando di tanto in tanto. Quando saranno cotte e diminuite di volume, le faremo raffreddare, poi le strizzeremo con le zampe, per eliminare tutta l’acqua in eccesso, o per lo meno la maggior parte.

sformato bietole ligure

Prendiamo dunque una scodella e al suo interno mescoliamo le bietole insieme a tre uova, 100 gr di ricotta (se vi piace, potete usare quella di pecora, più gustosa di quella vaccina), 100 gr d parmigiano grattugiato, circa 60-80 gr di mollica di pane bagnata nel latte o nell’acqua (con quello di Triora viene una meraviglia, ne uso addirittura anche la crosta, sminuzzata al coltello), mezzo spicchio d’aglio tritato e un po’ d’olio.

pane di triora

Mescoliamo bene tutto, amalgamando gli ingredienti. Il pane di Triora dà allo sformato un gusto più rustico, per questo ve lo consiglio e per questo vi dico che i sapori della mia terra sono irriproducibili altrove.

sformato ligure bietole

Dopo aver mescolato tutto, ungiamo una teglia con olio e la cospargiamo di pane grattugiato, poi ci versiamo il composto e lo cospargiamo con altro pan grattato, irrorando poi la superficie di olio. A questo punto non ci resta che infornarlo per quaranta o cinquanta minuti a 200°C.

sformato bietole ligure2

Vi assicuro che fa il suo figurone. E’ una ricetta nutriente, è vero, ma come ogni pietanza antica doveva servire a sostenere gente sempre dedita al lavoro che ogni giorno affrontava fatica e sacrificio. E’ probabile che la ricetta sia stata modificata con il tempo e che appartenesse al menù delle festività o di alcuni periodi dell’anno, poiché non si aveva una grande disposizione di uova, formaggi e derivati, come invece siamo abituati oggigiorno.

sformato ligure bietole3

Ad ogni modo resta un piatto molto amato nella mia tana e in quella dei topi vicini, che l’hanno gustata con piacere e ne hanno apprezzato il sapore.

Ora vi saluto, topi! Vado a scrivere un altro squit per voi.

Miglio e Semi di Zucca, non ci crederete ma vi rendono felici!

E si perchè si dice che alimentarsi bene sia uno dei primi traguardi per arrivare alla felicità. E allora non aspettiamo! Prepariamo subito un gustoso pranzetto che ci farà sorridere. Immagino già le vostre facce ma…. provare per credere! Un piatto semplicissimo ma molto nutriente e sano. Io lo preparo in questo modo:

in un colino sciacquo il miglio che, se vi è possibile, vi consiglio di acquistare in un negozio di alimenti biologici. E che non sia precotto per cortesia!WP_20150413_002

Nel mentre, in una terrina, metto a soffriggere: cipolla (tagliata alla julienne), curry, un pò d’aglio ed erbe aromatiche a piacere. In questo caso c’era timo, alloro, salvia, prezzemolo, dragoncello, erba cipollina e due foglie di menta (non di più perchè la menta si sente parecchio!).WP_20150413_003

Il tutto inumidito da un pò di buon Olio Extra Vergine d’Oliva Taggiasca. E scusate se sottolineo il nome dell’oliva ma ne vale la pena e chi lo conosce lo sa.WP_20150413_004

Quando la cipolla assume il color dell’oro, aggiungo il miglio e un bel pò d’acqua. Tanta acqua ci vorrà quindi, preparatevene un pò da parte o vi si attacca tutto. Assorbe più del riso. Ovviamente potete anche usare il brodo ma io quel giorno ho usato l’acqua per fare prima ed è venuto buonissimo lo stesso. Salo con del Sale Rosa dell’Himalaya perchè sono fissata col Sale e ne ho di diversi tipi. Il Sale Rosa himalayano non sala molto per cui mettetecene tranquillamente di più e regolatevi a vostro piacimento. WP_20150413_005Quando il miglio è quasi cotto, all’incirca dopo 20/25 minuti, ecco uno degli ingredienti principali. I semi di zucca tostati e non, dipende da quelli che vi piacciono di più. I miei non lo erano. Mescolo per benino e dopo pochi attimi spengo il fuoco. Un altro filo d’olio in uscita, come direbbe un vero cuoco, e una spolveratina di prezzemolo per gli appassionati di questo gusto.

Ecco bella e pronta una delle ricette più salutari al mondo. E credetemi, è davvero buona!

Vivace come un Peperoncino!

Passeggiando nella campagna della mia amica Niky, si può incontrare anche lui che, come una famosa star, si lascia fotografare mettendosi in posa.

E’ il Capsicum topini, il Capsicum Annuum, più comunemente conosciuto con il nome semplice ma vivace di Peperoncino.

E noi, questa bacca, la usiamo tutti i giorni, sotto forma di olio, di polvere, di piccoli frutti, in tanti nostri piatti. Lo sbricioliamo quando è secco, lo affettiamo quando è fresco, l’importante è che riusciamo a dare ai nostri cibi, quel po’ di piccante che non guasta mai.

Ma conosciamo davvero tutte le doti di questa pianta? Ci siamo mai chiesti se, forse, l’uso che ne facciamo è un po’ sprecato? Io me lo sono chiesta e le risposte che mi sono data le volevo condividere con voi, se vi va ovviamente.

Come sempre, affascinata come sono da questo mondo, ho voluto andare oltre al suo usufrutto culinario, per capire più cose di lui. Ma vi dirò tutto, tranquilli, mettetevi solo comodi e leggete.

Vedete, questa pianta, appartenente alla famiglia delle Solanaceae è, presumo, una delle più antiche. Si lo so che ve l’ho già detto di tante tante altre piante ma, questa, è antica davvero.

Essendo molto generosa, visto che i suoi frutti si possono raccogliere sia durante l’estate che durante l’autunno e si possono far seccare per l’inverno, è riuscita a farsi utilizzare da tutti, fin dalla nascita dell’umanità, e per tutto l’anno.

E’ stato il nostro Cristoforo Colombo, navigante genovese, a portarla qui, ma si sa che fin dal 5500 a. C. veniva usato da messicani e indiani d’America.

Infatti, il Peperoncino, oggi è coltivato in tutto il mondo ma è originario proprio del Nuovo Continente. Ma per che cosa veniva usato? Beh, innanzi tutto è un grande disinfettante, un vasodilatatore e tiene lontani i batteri e i virus del raffreddore e di varie malattie che possono colpire l’apparato respiratorio e digerente, è inoltre un eccezionale condimento e con lui si possono creare anche liquori e tisane.

Avete mai provato a prepararvi questo fantastico thè caldo da bere nelle fredde sere invernali?: Camomilla, un poco di Peperoncino e un cucchiaino di Miele al posto dello Zucchero. Sentirete che bontà e come vi farà stare meglio!

Però, anche del Peperoncino, così come di molti altri cibi, bisogna non abusarne. In tal caso, può provocare serie ustioni o vesciche nella zona orofaringea e infiammazioni, per non parlare di chi ne è allergico, che potrebbe andare incontro ad allergie alimentari molto gravi.

Per il resto non ha controindicazioni e le infiammazioni di cui solitamente è accusato, il Peperoncino, non le fa venire anzi le fa passare.

Solo gli uccelli sono insensibili alla capsaicina, la sostanza piccante, non avendo i nostri termorecettori, noi mammiferi invece, possiamo non gradirla.

E noi italiani non siamo gli unici ad usarlo. La cucina indiana e quella thailandese, ad esempio, ne fanno largo uso, mentre da noi, ne è ricca la cucina delle regioni meridionali. Famosissimi infatti sono i Peperoncini della Calabria.

Sono tante le specie di Peperoncino, dal più piccante del mondo a quello più leggero e contengono tutti ferro, flavonoidi, calcio e vitamina C.

Inoltre, così facile da coltivare e così abbondante, poteva comodamente essere usato anche dai non benestanti. Per anni infatti venne chiamato “la droga dei poveri” che lo utilizzavano contro i reumatismi, gli attacchi di asma e di tisi, patologie delle quali erano spesso vittime.

In estetica si sa che, la sua azione rubefacente e stimolante, scalda le zone fredde del corpo riattivando così la circolazione e tonificando i leggeri rilassamenti della maturità.

Ma la potenza del Peperoncino, non la si nota solo in ambito culinario, officinale o estetico. Vi basta guardare i nostri napoletani che hanno Peperoncini appesi ovunque! E sì! Perchè esso è il simbolo della fortuna. Quel suo essere così forte, al solo annusarlo, lo ha fatto diventare, nel corso degli anni e dei secoli, un importante scaccia-malocchio e avversità. Ma, allo stesso tempo, nella magia nera, è usato per rendere l’eventuale formula magica più poderosa.

Le mie amiche streghe, ad esempio, lo utilizzavano per rendere l’intruglio urticante al nemico e, forse, per creare oggi lo spray al Peperoncino, come arma non letale, hanno preso spunto proprio da loro. Per le streghe però, il Peperoncino, era anche considerato uno dei più potenti afrodisiaci in natura e quello dovevano mangiare gli amati che si ribellavano. Poverini! E quante volte si è ritrovato ad essere il protagonista di interi romanzi essendo se stesso o assumendo le forme di una metafora che spesso siamo abituati ad usare.

Il Peperoncino: quel pizzico di sale, di brio, nella vita. Romanzi bellissimi come quello di Vito Teti “Storia del Peperoncino” che, attraverso lui, può raccontare la sua vita e ricordare le giornate della sua gioventù nella calda regione calabrese.

“Peperoncino, Cannella e un pizzico di magia” di Simona Rivelli in cui Giovanna, la protagonista, una donna di mezza età con una vita normalissima, si trova davanti a un importante bivio e deve prendere la giusta decisione.

Per non parlare poi dello scrittore James Joyce che, ghiotto di Peperoncino, scrisse a proposito di questa infuocata pianta: “Dio ha creato l’alimento, il diavolo il condimento”. E tanti tanti altri ancora.

E’ una pianta bella anche quando è ancora in fiore. Quei suoi fiorellini bianchi, quasi a pallina, lo rendono una pianta elegante e fine. Il Peperoncino, la spezia del diavolo, la si paragona anche al Dio Marte, Dio di ferocia e sangue. Il suo essere piccante e il suo colore rosso, evidenziano il carattere e la personalità di Ares come nessun’altra pianta potrebbe fare meglio.

Bello, corposo, grande, lungo, più piccino, si adatta anche a bouquet e composizioni di prima classe sia da maturo che da acerbo, quando da un verde erba passa al giallo canarino per divenire, infine, di un bel carminio.

Belle sono le collane realizzate con esso. Tutte da ammirare quando viene messo ad essiccare appeso con lo spago. Collane che colorano i pergolati e le campagne di tinte accese e infuocate. Un bel trio: le pannocchie di Mais, le trecce di Aglio e le collane di Peperoncino. E, a questo punto topi, spero proprio di avervi dato qualche notizia su di lui che ancora non sapevate.

L’ultimo consiglio che posso darvi è quello di consumarne di più in inverno che non d’estate, ma non c’è problema se durante le giornate afose avete voglia di quel po’ di piccante. Noi, in estate, amiamo mangiare quelli tondi, ripieni di tonno o acciughe, messi sott’olio.

Una vera delizia per il palato! Un abbraccio.

M.

Presuntuosa Cipollina

Solo Niky, a mio avviso, poteva avere nel suo orto, un’erba Cipollina così bella e rigogliosa.

Guardatela, sembra un insieme di eleganti fiori da bouquet. E si, devo svelarvi un segreto sulla mia amica: è una bravissima cuoca e tutto quello che può servire per preparare ottimi pranzetti lei deve averlo a portata di mano.

L’Erba Cipollina immagino sia tra i suoi ingredienti preferiti, in quanto, questo vegetale rende i piatti gustosi e particolari. E’ una spezia davvero fuori dalla norma!

E’ per questo che, signora Cipollina, si vanta un pochettino nel suo mondo di piante aromatiche e si crede di essere chissà chi, ma tutti i torti non ce li ha.

L’Allium Schoenoprasum, questo il suo vero nome, difficilissimo, fa parte del genere delle Amarillidacee e della famiglia delle Liliaceae ed è innanzi tutto antichissima. Come lei, anche la Cipolla, l’Aglio e il Porro, appartenenti allo stesso genere, erano conosciuti fin dai tempi dei Romani e dei Greci.

Il suo nome deriva da “irritante” e direi che questo termine le si addice in tutto per tutto. Persino il suo profumo è pungente.

Nasce da un bulbo, i suoi fiori sono a ciuffo e di colore viola. Uno splendido violetto chiaro.

Ha bisogno di parecchia acqua. I suoi delicati tronchetti, al loro interno, sono vuoti, proprio per poter fare rifornimento di liquidi. Ama infatti le zone umide e le regioni più a nord. Nasce un pò ovunque però e, nella mia Valle, abbiamo anche quella di specie alpina, un pò più delicata di quella più comune.

Le sue proprietà sono tantissime, lo sapete che ve le cito sempre. Tra le più importanti, posso dirvi che è antisettica, ipoglicemizzante, cardiotonica e, per la sua azione disinfettante, risulta anche essere un ottimo vermifugo e funghicida. Inoltre essa è parecchio ricca di sali minerali. Ne contiene davvero tanti e in grande quantità.

Io la chiamo il “Prep” del prato, proprio come la pomata. Quella pomata che ha più anni di me ma la si usa ancora. E’ ideale infatti da passare su scottature solari e punture d’insetti. E provate anche a usarla se avete l’acne, vi darà delle soddisfazioni! E’ semplice, ne pestate un pò dentro ad una ciotola e poi, l’intruglio ottenuto, ve lo spalmate sul viso. Se sentite bruciare in modo troppo fastidioso però, sciacquate subito.

Il significato del suo nome indica “qualcosa di caldo” ossia, che si sente, che c’è e infatti, l’erba Cipollina, indica armonia ed equilibrio. Quando ci sono queste due cose tutto è perfetto! E la signora Cipollina crede di essere altrettanto praticamente!

Ma parliamo anche di cucina perchè c’è una ricetta che vi vorrei svelare davvero sfiziosa! La salsa di erba Cipollina! E’ molto semplice, dovete triturare l’erba e farla rosolare con un cipollotto tagliato fine fine e la noce moscata. Aggiungete farina e acqua quanto basta per ottenere la giusta densità. Latte e burro. Salate e pepate. Una volta fredda, aggiungete, solo se vi piace, dello yogurt. E’ buonissima! Adatta per le insalate, da spalmare sul pane o da usare come la maionese.

L’Erba Cipollina topi, nasce spontanea, non stupitevi quindi se nel vostro giardino ieri non c’era e oggi si. Anzi, consideratevi fortunati! Ad esempio, se viveste in qualche nordico paese, sareste addirittura considerati dei privilegiati. I folletti buoni sapete, portano sempre con loro dell’Erba Cipollina per sconfiggere quelli più pestiferi! Secondo me potreste provare anche voi se si avvicina qualche impertinente! Addirittura c’è chi la trita e la lascia poi cadere davanti alla soglia di casa. Tiene lontani gli spiriti maligni e poco desiderati.

L’Erba Cipollina è buona da usare fresca, appena colta, oppure secca e sbriciolata. Ottenerla così non è difficile. Una volta raccolta fatene dei mazzi, legateli e appendeteli a testa in giù al sole. Niente forno e niente sacchetto di carta, datemi retta! Così facendo avrete tutto l’anno a disposizione dell’ottima erba cipollina da usare quotidianamente.

Anche per fare il bagno ad esempio! Si! Riempite la vasca e fate poi cadere nell’acqua, i pezzettini della vostra erba ottenuti, un pò come se fossero sali da bagno. Quando uscirete vi sentirete più freschi e più profumati e… sentitevi anche tranquilli, non puzzerete di cipolla! Un bacione!

M.