Le uova di Maga Gemma e la rinascita primaverile

Una sera di queste me ne stavo allegramente nella mia tana ad armeggiare con pennelli e nastrini di ogni sorta, in preda a uno dei miei momenti creativi. Mi ero completamente scordata che fosse quasi ora di cena, intenta com’ero a canticchiare, colorare e decorare quando ho sentito bussare alla porta. Coi baffi sporchi di giallo e viola, mi sono fiondata ad aprire, per trovarmi di fronte a nientepopodimenoché Maga Gemma in tutta la sua altezza.

«Oh, Maga Gemma! Che sorpresa vederti! È passato proprio tanto tempo dall’ultima volta» ho detto, cercando di ripulirmi dalla tempera con mal celato imbarazzo.

colorare

La Maga ha sorriso: «Oh, non preoccuparti dei tuoi baffi e delle tue zampe, Pruna. È bello vedere che un po’ di colore e rinascita sono giunti anche da te, nella tua tana. Posso entrare?».

Santa Ratta! Ero così intenta a pensare alla figuraccia che ne ho commessa un’altra lasciando la Maga sulla porta. Mi sono scostata per lasciarle posto: «Certo, certo! Sei sempre la benvenuta, lo sai!».

Maga Gemma è entrata guardandosi intorno con uno dei suoi sorrisi stampato in volto e ha posato un grande cesto su una delle mie sedie: il tavolo era apparecchiato con carte di giornale, bicchieri, pennelli, acquerelli, tempere e oggetti d’ogni sorta.

colori

«Ehm.. perdona il disordine, ma non aspettavo nessuno. Faccio subito un po’ di spazio, aspetta» ho detto, e già ritiravo ogni cosa con la velocità che si confà a ogni topino di campagna che si rispetti.

Maga Gemma, intanto, si era accomodata e continuava a guardarsi intorno, compiaciuta nonostante il caos creativo che regnava nella mia casetta.

Ho steso una bella tovaglia a quadretti sulla tavola, ponendovi sopra una pagnotta sfornata qualche ora prima e due bicchieri d’acqua di fonte, una brocca di vino rosso e le posate, poi ho lasciato che Gemma mi mostrasse il contenuto del suo cesto.

«Sono stata via tutto l’inverno, Pruna. Col freddo anche io ho bisogno del mio personalissimo letargo e quest’anno avevo diverse faccende da sbrigare nei riguardi di me stessa, ma con la Primavera ormai sopraggiunta… eccomi pronta a condividere di nuovo con te un po’ dell’antica saggezza che conosco ormai bene e che so essere apprezzata anche da te. Ti ho portato…» disse, scoperchiando il cesto dal canovaccio che ne teneva celato il contenuto. «… delle uova!»

«Oh, ma che meraviglia! E quante!» ho esclamato strabuzzando gli occhi. Per tutti i ratti grassi e matti! Per tutti i conigli selvatici e le lepri montane! Ce n’erano davvero in abbondanza: grandi, piccole, bianche, decorate, sode… di tutti i tipi, insomma.

uova sode

«Sai bene a quale festività gli umani si stiano avvicinando, giusto?»

Ho annuito: «La Pasqua, certo. E le uova sono proprio un simbolo di questa festa. Non le hai portate a caso, proprio com’è nel tuo stile».

uova pasqua

«Esatto, Pruna. L’uovo è un simbolo importante, assai utilizzato nell’antichità. Rimanda alla rinascita di questo periodo dell’anno, è un augurio di prosperità, fertilità e abbondanza, ma racchiude anche molto, molto di più…»

uova gusci

Ha preso un uovo dalla cesta e io ero già rapita dalla sua voce che sapeva sempre intessere storie meravigliose e incredibili, poi ha continuato:

«L’uovo, non avendo spigoli, è considerato senza inizio né fine, caratteristica che lo rende simbolo della perfezione divina. Per molte popolazioni antiche fu un uovo a generare l’intero Universo, con il tuorlo, simbolo solare e maschile di forza e vigore, e il bianco albume, che riassumeva le caratteristiche del liquido amniotico e, quindi, del femminile.»

tuorli e albumi

«Questa non la sapevo, devo ammetterlo. Molto interessante.»

«Ogni essere vivente nasce da un uovo, ci hai mai pensato?»

«Be’…» mi sono portata una zampa al mento, corrucciando lo sguardo. «I mammiferi generano da un ovulo fecondato e la stessa placenta nel grembo materno assume la forma di un uovo. E poi… insetti, pesci, uccelli, rettili e anfibi nascono da uova.» All’improvviso mi sono illuminata: «In effetti, anche le piante germogliano dalla schiusa di semi, che hanno forma… ovoidale!».

«Brava, Pruna, è proprio così. Ecco spiegata gran parte dell’importanza che nelle epoche passate veniva attribuita a questo contenitore di vita» proclamò, rimettendo l’uovo nel cesto. «Numerose filosofie e religioni antiche attribuivano a un uovo l’origine dell’intero Universo, alcuni popoli usavano porre un uovo nelle sepolture come augurio di rinascita e come simbolo di vita contrapposto alla morte.»

uovo cesto

Ero rapita dalla sua voce, come accadeva sempre quando veniva a trovarmi. L’ho lasciata continuare, non volevo interrompere il suo interessante racconto. Ha afferrato un uovo colorato d’oro e lo ha tenuto dritto davanti a lei mentre proseguiva:

«Per gli alchimisti è il recipiente simbolico che permette di fabbricare la Pietra Filosofale.»

uova bianche

«La promessa di vita eterna, quindi?»

«Sì, l’immortalità. Al termine della Grande Opera Alchemica di trasmutazione dal piombo in oro, dall’uovo schiuso si leverà la leggendaria Fenice e con essa l’anima finalmente libera dell’adepto. Al termine dell’opera alchemica, dunque, è da un uovo che esce l’uomo spirituale, completo e rinnovato, un uomo che fino ad allora era rimasto incubato nell’attesa di essere liberato in una nuova dimensione che trascende l’individualità e che si pone al servizio dell’umanità. La schiusa dell’uovo, quindi, corrisponde alla sua rinascita.»

uovo rotto

«Be’, niente di molto lontano dalla resurrezione cristiana, quindi» osservai.

«Hai fatto centro, Pruna! Stessa simbologia, proprio così. L’uovo racchiude in sé la realizzazione suprema data dalla consapevolezza di essere altro, di poter vivere nell’unione anziché nella separazione. Per gli alchimisti simboleggiava l’essere umano purificato e risorto a nuova vita, proprio come per i cristiani rappresenta la resurrezione del figlio di Dio, il Cristo risorto.»

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«Ed eccoci arrivate, quindi, all’imminente Pasqua…»

«A proposito della Pasqua, come sai cade ogni anno nel segno zodiacale dell’Ariete, con il quale inizia il nuovo anno astrologico che nell’antichità coincideva  spesso con l’inizio dell’anno legale. L’Ariete, con la sua forza tutta primaverile, spalancava – e spalanca ancora – le porte di un nuovo ciclo vitale, è simbolo della forza creativa che si rispecchia in Madre Natura. L’Ariete, con il suo impeto vitale, rompe gli involucri dei semi facendone scaturire la vita, fora il terreno permettendo alle piante di uscire finalmente in superficie e apre le corolle dei fiori. Insieme all’Ariete, l’uovo continua a essere simbolo di questa “uscita” a nuova vita.»

hepatica nobilis

«È tutto perfetto, insomma! E, ora che ci penso, anche in Valle Argentina ci sono tradizioni legate al periodo pasquale che prevedono l’uso delle uova… Al Santuario della Madonna del Ciastreo, per esempio, a Corte, intorno alla domenica di Pasqua si benedicono le uova sode durante la funzione religiosa e poi si consumano in compagnia nel cortile del santuario, lasciando che la terra si nutra con i gusci sbriciolati.»

santuario madonna ciastreo corte

«Ecco, infatti come sai è usanza da sempre regalarsi uova, in questa festività. Credo che tu, ora, possa comprendere il significato celato dietro questo gesto, un significato andato ormai quasi del tutto perduto, ma il gesto è sopravvissuto fino ai giorni nostri.»

«Stando a quello che mi hai detto, regalare uova è un grande augurio di rinascita per la persona alla quale si regala. Un augurio meraviglioso, direi, accompagnato anche dalla stagione appena nata nella quale ci troviamo!»

uova decorate

Maga Gemma ha annuito soddisfatta, poi ha sfoderato un sorrisetto vispo che di rado le ho visto sul viso: «E secondo te, cara Pruna, perché ti avrei portato un cesto traboccante di uova?».

A quella domanda retorica ho spalancato gli occhi: «Grazie infinite, Maga Gemma! E’ un regalo meraviglioso, davvero molto, molto gradito! Che bel cesto colmo di rinascita mi hai portato! Ma perdonami, ho una cosa da chiederti e non accetto rifiuti.»

«Va bene, non rifiuterò allora. Dimmi tutto, Pruna.»

«Condividiamole insieme: se, come mi hai insegnato tu, i simboli sono così importanti e agiscono su di noi, voglio che la rinascita portata da tutte queste uova sia anche tua, Maga Gemma!»

«E sia!»

E così, topi miei, ne abbiamo imparata un’altra anche oggi. Ce ne siamo restate a mangiare uova sode e di cioccolato e a chiacchierare per tutta la sera. Sono proprio contenta quando la Maga mi viene a trovare. E a voi, fedeli amici, dono virtualmente un altro cesto di uova, un cesto a ciascuno di voi che mi seguite sempre con affetto, e vi auguro una meravigliosa, ricca, strepitosa rinascita!

Un bacio di cioccolato a tutti.

Argentea Lunaria

Una strana pianta quella che vi presento oggi, topi miei.

Si chiama Lunaria (a volte Siliquette e bisogna dirlo alla francese, perché prende il nome dall’involucro dei semi che sembra una medaglia) e non è difficile comprenderne il perché: i suoi frutti a medaglia sono color argento, proprio come il nostro satellite.

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Spicca in mezzo ai ciuffi d’erba incolta, nei terreni abbandonati, è impossibile non notarla. Nasce anche ai bordi delle strade, nei prati umidi, tra le siepi e in generale non lontano dai piccoli corsi d’acqua. Non ama l’esposizione al sole, per questo si trova più facilmente dove ci sono i boschi e può nascere fino a 1000 mt s.l.m., pensate!

Fa parte della famiglia delle Brassicacee ed è una pianta biennale, un arbusto dal fusto forte e resistente che può raggiungere anche il metro d’altezza. Per via del suo aspetto, le sono stati dati diversi soprannomi, tra i quali Moneta del Papa ed Erba Luna.

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Adesso la vedete così, spoglia e argentata, ma nella bella stagione fiorisce e si colora di viola, bianco e rosa!

I semi di Lunaria, che si trovano dentro il frutto piatto e a forma ellittica, possono essere usati in cucina, sapete? C’è chi li trasforma in una specie di senape piccantina che serve a condire le insalate. Anche le foglie possono essere utilizzate, hanno un leggero retrogusto di cavolo e sono amarognole. Insieme ai frutti possono essere usate nei pinzimoni o ancora per insaporire le insalate.

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I suoi frutti sono anche ornamentali, potete raccogliere i rami di questa pianta per metterli nei vasi della vostra tana, son sicura che faranno un figurone! E quando è matura, cioè quando appare come se fosse “secca”, dura tantissimo tempo. Infinito direi…

Ovviamente, il suo aspetto ha fatto nascere diverse credenze sulla Lunaria che comprende diverse specie ma quella di cui vi sto parlando è la Lunaria Annua. Pare, infatti, che gli alchimisti credessero di poter trasformare il Mercurio in Argento proprio grazie a lei. Nei paesi anglosassoni viene associata al benessere e alla prosperità, mentre nel linguaggio dei fiori ricevere in dono la Lunaria significa essere incostanti. E poi, visto che il suo frutto somiglia molto alle monete, è divenuta anche simbolo della ricchezza materiale. Ecco perché era di buon auspicio possederne un rametto in tana: si pensava che proteggesse dal male e dalle miserie del mondo. Se ne regalava anche ai matrimoni affinché la coppia vivesse nell’agiatezza totale.

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Queste usanze forse vi sembrano assurde o molto lontane, ma vi assicuro che quando ero ancora una cucciola erano in voga e io non sono una bicentenaria!

Inoltre, grazie al suo color madreperla in base alla stagione, si pensava fosse la pianta preferita della Luna, la quale rifletteva su di essa le sue tinte affinché gli uomini potessero ammirarla a terra anche quando, nel cielo, le nubi la nascondevano.

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Ma mettendo da parte le leggende e le credenze, vediamo quali altre benefiche proprietà possiede questa pianta dall’aspetto semplice e quasi dimesso.

E’ ricca di vitamina C, topi! Ed è anche un antiossidante naturale, il che significa che previene l’invecchiamento precoce delle cellule. La Lunaria è diuretica, stomachica e antiscorbutica, e fare un decotto con foglie e radici è utile a depurare l’organismo. Mi raccomando però, come vi consiglio sempre, siate accorti e informatevi bene prima di usare i doni di Madre Terra.