Lo Stornello, poco gentile, ma molto bello

“Vola Stornello a pungoloooo
Vola stanotte e diglieloooo
Mentre lei dorme lassù
Zitto zitto zitto così, dille tutto ciò che sai tuuu…”

Così cantava un umano di nome Claudio Villa diversi anni fa. La mia topo-zia amava molto questo cantante e oggi mi ritorna alla mente lei e il suo canticchiare, quando vedo nel cielo tutti questi Stornelli che proprio ora sorvolano i cieli della Liguria.

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Sono tornati a trovarci già da quasi due mesetti, perché nella mia splendida terra sono maturate le olive e loro ne sono davvero ghiotti! Giungono sempre in questo periodo dell’anno. Mentre i miei convallesi (e non solo loro) indaffaratissimi, si preoccupavano di abbacchiare gli ulivi e produrre del buon olio extra vergine d’oliva, se la dovevano vedere con questi simpatici – ma anche un po’ ingordi – amici.

L’oliva taggiasca è davvero tra le migliori al mondo, e mi sa che anche questi volatili sono dei buongustai.

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Lo Stornello o Storno Comune (Sturnus vulgaris) infatti è un piccolo uccelletto lungo circa 20 centimetri, con la caratteristica di cambiare i colori di piume, becco e zampe durante l’estate e l’inverno. Non è considerato un uccello migratore, in quanto non effettua lunghi viaggi in base al cambio delle stagioni, ma è vero che alcuni si spostano, in Italia, dalle regioni più meridionali a quelle più settentrionali in base al clima e al periodo. Inoltre, durante le estati afose, amano vivere nelle cavità fresche delle rocce per poi preferire la campagna e la città in base ai frutti che offrono durante l’autunno. Frutti come olive, appunto, o pinoli, o nespole, ma anche i piccoli insetti appartengono alla loro dieta.

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Lo Stornello ha un modo di fare allegro e vivace, ma non bisogna farsi illudere dal suo simpatico umore. È infatti considerato uno dei maggiori uccelli invasivi di tutti i tempi. E le povere automobili a volte lo sanno bene, se parcheggiate sotto a una pianta dove loro hanno deciso di costruire il loro nido momentaneo.

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E poi che supponenti sono! Vi assicuro che hanno un caratterino niente male! Tse’! Io li conosco bene, lo sapete. Tempo fa, col battipanni, ho dovuto scacciarli dal Pino che ho accanto alla tana. Avreste dovuto vedere con quanta presunzione mi stavano riempiendo la soglia di… beh, ecco, avete capito. E senza neanche chiedermi il permesso! Voglio dire… è vero che in natura non ci sono proprietà private, ma l’educazione… suvvia! E poi tutto quel loro ciciarare proprio mentre dovevo andare a dormire… Sono peggio di Serpilla! Senza contare che né Scoiattolo e nemmeno Picchio avevano più accesso al Pino, perché loro se ne erano appropriati. Oh, belin! E voglio un po’ vedere!

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Lo Stornello è piccolo, ma molto resistente, coraggioso e longevo. Inoltre, grazie ai suoi voli acrobatici e incredibili che effettua in stormo, nell’alto dei cieli, riesce a prendersi gioco anche di avversari e predatori come falchi e poiane. È difficile anche per questi splendidi rapaci star dietro ai volteggi degli Stornelli ed è per questo che i signorini preferiscono scendere sul mare, anziché inoltrarsi in Alta Valle, quando possono.

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Un merito, però, bisogna darglielo e riguarda proprio i suoi voli. Tanti, tantissimi esemplari che si muovono veloci e leggiadri all’unisono, tutti assieme, nell’azzurro del cielo. Si gettano in picchiata per poi tornare su, verso l’alto, sfidando correnti e venti, abili e aggraziati. Si girano rapidi, e altrettanto veloci si rigirano. Lo stormo si allarga e poi si restringe. Si allunga, crea forme. A volte persino a cuore, altre come nubi nere, o ancora come onde del mare sospese nel vuoto. Che meraviglia! Uno spettacolo unico e meraviglioso!

Ma basta, basta! Non fatemi dire altro, altrimenti, se mi sentono, se la credono e se la tirano. La smetto qui. Fate finta ch’io non vi abbia raccontato nulla.

Ora però devo salutarvi, perché sento un ciarlare dietro al mulino… saranno mica tornati? Corro a dare un’occhiata. Squit! Alla prossima.

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La Farfalla: le sue ali, pagine di fiabe

Commento prettamente personale. Non ho mai creduto alla fine del mondo che avevano programmato per il 21 dicembre 2012. Ho sempre creduto piuttosto, e sperato, in una nuova Era nella quale mi auguro si possa essere tutti migliori. E si possa anche pensare in modo migliore. Una sorta di rinascita, di cambiamento, di quando ci si accorge che così non va.

Il simbolo per eccellenza di tutto questo è un animale davvero particolare. Bellissimo. La Farfalla.

Un insetto che conosce bene il miracolo della trasformazione. Da bruco a meraviglia alata.

Questo lepidottero invertebrato è compreso in un numerosissimo gruppo di specie. Le Farfalle della mia Valle sono tra le meno colorate di quelle che si possono incontrare in natura ma sono anch’esse stupende con delle tonalità e tocchi di colore indescrivibili. Vi è mai capitatomadagascar1 287 di vedere ad esempio quelle piccoline, azzurre, volare tutte insieme sopra ai Non Ti Scordar Di Me? Hanno un volo particolare. Veloce. Sono bellissime e quelle loro sfumature color acciaio le rendono luccicanti.

Alcune di loro, invece, grazie ai colori della polverina delle loro ali, si mimetizzano. Esse possono essere sia diurne che notturne, come le Falene, ma quest’ultime, meno conosciute e meno apprezzate, sono una razza che racconterò in un altro post.

Non è vero, come si dice, che la Farfalla vive dall’alba al tramonto e poi muore. E’ una credenza popolare. E’ vero che qualche razza, poche, vivono 48 ore non di più ma, la maggior parte di esse, pur avendo vita breve, arrivano spesso a godersi in vita tutta l’estate. Altre invece, potete credermi, vivono anche cinque o sei anni ma stiamo parlando di razze più grandi e che difficilmente troviamo originarie dei paesi Europei.

Nascono sempre nei periodi caldi dell’anno in cui non solo vengono al mondo ma, da adulte, si riproducono anche. Le uova vengono deposto sulle foglie delle piante (adorano l’Ortica e l’Edera) e possono essere in bolle singole o a grappolo e da esse nascono i bruchi, le larve, che si cibano delle stesse foglie sulle quali sono appoggiate.

I bruchi mutano tre o quattro volte la pelle e, per sorpassare l’inverno, con quella stessa pelle, formano le crisalidi. Sarà da lì che, la primavera successiva, con i primi tepori, uscirà la Farfalla completamente formata. A metamorfosi completata sarà considerato un insetto adulto e sarà pronto per svolazzare di fiore in fiore a succhiare con la sua linguetta, chiamata spiratromba, tutta attorcigliata, il nettare migliore.

Sono così golose e mangione da cibarsi di tutto il polline presente, addirittura rendendo a quel fiore impossibile la sua riproduzione. E’ per questo che servono in natura, per non far aumentare smisuratamente la procreazione di alcuni vegetali che sarebbero, altrimenti, un po’ troppo presenti. Sono purtroppo poche però le Farfalle che riescono ad arrivare a questa fase, in quanto, quando sono ancora larve, sono anche un ghiotto bocconcino per tantissimi predatori: anfibi, rettili, uccelli. Inoltre, il luogo dello stadio larvale, dev’essere ben soleggiato e privo di correnti d’aria quindi, se si taglia un albero, si può causare la morte di alcuni bruchi a causa di venti freddi dai quali non sono più riparati. Quell’albero, faceva loro da scudo.

La Vanessa, il Macaone, la Cavolaia, tutte Farfalle fantastiche che popolano i nostri boschi, i nostri prati, i nostri sentieri.

E quanti detti sono stati inventati sulla loro esistenza: “Rincorre le Farfalle” per intendere uno che perde tempo – “Ti faccio vedere la mia collezione di Farfalle” per riuscire a rimorchiare una donna – “Variopinta come una Farfalla” per far capire come una cosa sia coloratissima e poi ancora: “Chi tosto si credeSONY DSC ha l’ali di Farfalla”, “Non ti vantar Farfalla, tuo padre era un bruco”, “Scherzando intorno al lume che t’invita, cara Farfalla perderai l’ali e la vita”. Quanto significato in semplici modi di dire non trovate?!

La Farfalla amata e adorata da un’infinità di poeti a partire da Neruda, fino ad arrivare alla Dickinson, e poi Saffo e la Merini, tutti ipnotizzati dalla sua bellezza.

E pensate, esiste addirittura un movimento, chiamato “Effetto Farfalla” in cui si dice che, il minimo battito d’ali di una Farfalla, sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo. Questa è soprattutto una citazione orientale che ci fa capire come, a volte, da una cosa piccola può crearsi una cosa molto più grande e magari anche con gravi risultati. In quanti mondi è conosciuta! E sapete, è presente anche in tutte le mitologie del pianeta Terra.

E’ Psiche in quella greca, ossia la personificazione del respiro dell’anima, una realtà concreta; in quella azteca invece, la Farfalla ha gli artigli e il Papalot, dal quale ha preso il nome nel francese Papillon. Per i Romani era l’anima che usciva dal corpo. Nella mitologia irlandese, la Dea sposa del Dio Mider, era stata trasformata in una pozza d’acqua dalla prima moglie del Dio, gelosa di lei. Dalla pozza uscì un bruco che si trasformò in una magnifica Farfalla che tutti gli Dei decisero di proteggere poiché aveva poteri miracolosi. Anche qui, quindi è evidente, il simbolismo della vera essenza dell’essere liberato dall’involucro della materia. L’essenza dell’anima. La trasformazione. La rinascita. Di una Farfalla e di ognuno di noi. Per una nuova esistenza. Un nuovo senso della vita.

Ecco la fine di un mondo precedente per permettere al nuovo di prendere il suo posto. E ora, vi lascio con una frase letta a Collodi, sì, nel paese di Pinocchio e dei balocchi. Una frase che ha accarezzato la mia mente. Nicola Russo ha scritto su questi esseri incredibili una citazione molto carina e mi fa piacere condividerla con voi: “Un giorno un bambino avvicinò uno studioso che osservava una farfalla. Gli chiese cosa facesse e questi rispose – Voglio scoprire di cosa sono fatte le ali di una farfalla -. Il bimbo sorrise e disse – Sono fatte delle pagine delle favole che hai letto a tuo figlio – e volando se ne andò.”

Vi aspetto per il prossimo post, buon proseguimento a tutti.

M.

Il simpatico Vlady

Pum! si sentì contro l’anta dell’armadietto. La luce della stanza lo aveva attirato un po’ troppo a sè.

Purtroppo, così inaspettatamente, si era senza macchina fotografica e il cellulare ha fatto del suo meglio. Accontentatevi.

Un po’ stordito e affaticato se ne stava lì. Le alette ungulate piantate a terra. Il muso immobile, anche quel suo naso arricciato era immobile. Solo l’occhio seguiva preoccupato i movimenti intorno a sè. Un topo con le ali. Un mio parente. In famiglia lo chiamiamo Icaro.

Topini e topine ecco a voi il Conte Vladimir. Un piccolo Dracula.

Povero! Che botta ha preso! Va bene, va bene, lo ammetto, non è il Brad Pitt del regno animale però, aspettate, non siate precipitosi, toglietevi dalla testa tutte le credenze popolari che si hanno su di lui e ascoltatemi. Lo sapete che stiamo parlando di un animale eccezionale? Ebbene sì.

Il Pipistrello, conosciuto come essere repellente, mordace e sanguinario, non è altro che una creatura spettacolare e performante in ogni parte del suo corpo.

Allora, innanzi tutto:

1) Non si attacca ai vostri capelli, nè dovrete tagliare la vostra chioma. Il loro infallibile radar naturale, che li guida, permette loro di evitare qualsiasi ostacolo, anche l’uomo.

2) Non vi verranno ad acciecare, non essendo gli uccelli delle streghe; non è loro interesse, nè tanto meno vi orineranno sulla testa lasciandovi calvi. La loro pipì, tra l’altro, non è acido muriatico, anche se puzzetta parecchio.

3) Non sono demoni volanti come hanno voluto farci credere con il romanzo di Bram T. Stoker “Dracula”, nè hanno il potere di scacciare gli spiriti maligni come tanti contadini hanno sempre creduto catturando, uccidendo, essiccando e appendendo alle porte i poveri Pipistrelli imbalsamati.

E chi più ne ha più ne metta. Insomma, all’incontrario, invece è proprio l’uomo, ad essere il nemico più temibile di questi Chirotteri e non viceversa. Un uomo che, a causa di superstizioni, credenze e scarsa conoscenza, li minaccia ed elimina. Inoltre, con l’uso smoderato di pesticidi, non solo lascia il nostro amico senza cibo, ma lo avvelena proprio. Oh già topi! Forse non lo sapevate ma con un Pipistrello che svolazza in giardino, nessun insetto potrà più disturbarvi. E’ un fantastico mangione.

Ma nonostante il suo cibarsi e il suo essere un mix tra topo e uccello, il Pipistrello appartiene alla famiglia dei Mammiferi. Sì! I suoi cuccioli, appena nati, appesi alla mamma, si nutrono di latte. Uno per volta ovviamente, nel senso che, non fanno più di un cucciolo a parto (di solito).

A causa delle ali chiare, nella zona interna, questo esserino non mi è sembrato una comune Nottola, il più tipico dei Pipistrelli della nostra zona, direi invece un Albolimbato ma, di specie, ce ne sono molte è solo che non le conosco tutte.

Il mio interesse comunque era più mirato a farvi conoscere meglio questo simpatico compagno estivo e notturno. In inverno va decisamente in letargo. Perbacco, non facciamoci abbindolare dalle favole! Avrei molta più paura di un Gufo arrabbiato che è sempre proposto nei racconti fantastici come un animale saggio e tranquillo, anzichè di un Pipistrello che, con una mano, eventualmente, posso scacciare.

E… udite, udite, tra non molto v’insegnerò anche a creare un habitat adatto a loro nel vostro giardino o nella vostra campagna accanto a casa! (Ma anche no! Direte voi…) Ma si! Vedrete che una volta che avrete simpatizzato andrete d’accordo, ne sono sicura.

Pensate che alcuni Pipistrelli possono arrivare a vivere anche quasi 40 anni! Passerete una vita insieme pensate! Ok, vi prendo un po’ in giro però, seriamente parlando, lo sapete qual’è il significato del Pipistrello? No, non in Europa dove è discriminato. Per esempio in Oriente, i Pipistrelli assumono un significato del tutto diverso da quanto espresso da altre culture. Fortuna, ricchezza, prosperità sono infatti termini che si collegano direttamente a loro anche sotto l’aspetto di immagini e dipinti.

Ma una cosa carina ce la racconta l'”Associazione della Tutela dei Pipistrelli”: la credenza secondo cui ai Pipistrelli è dato il dono dell’immortalità, ad esempio, è da collegarsi al fatto che questi animali vivono nelle grotte; le stesse grotte dei “Santi Eremiti”, gli 8 Immortali, i quali, secondo la Storia antica della Cina, vivevano sulle montagne, in caverne isolate cibandosi del “latte delle grotte” che altro non era che l’acqua che gocciolava dalle bianche stalattiti e che avrebbe avuto la prerogativa di concedere longevità. Analogamente, il Pipistrello che coabitava con loro, avrebbe posseduto la dote di allontanare la morte. I Cinesi consigliano ancora oggi che, se si vuole diventare “immortali”, occorre cibarsi di uno di questi animali…! Non solo, ma spesso, nei matrimoni, venivano regalati agli sposi oggetti con raffigurati due pipistrelli, come augurio di una doppia felicità che doveva durare tutta la vita.

Che ne pensate? Storcete ancora il naso al solo vedere queste creature? Ma su dai, in fondo, siete topini anche voi!

Ah, ci tengo a dire che il piccolo nella foto, si è poi ripreso e, fuori, ha ricominciato a volare.

Vabbè, vi dò un bacio…. sul collo (ih!ih!ih!) a tutti!

M.