Un formaggio da K2!

Topi! Sono venuta a conoscenza di una cosa che mi ha fatto vibrare i baffi di orgoglio!

La mia Valle non smette mai di stupire, è proprio vero.

Nel mio girovagare ho scoperto, infatti, che il formaggio d’alpeggio delle mucche del Saccarello nel 2004 è stato selezionato come alimento fondamentale per ben due spedizioni italiane di alpinisti sul K2. Ma ci pensate?  Il latte munto sulle mie montagne è arrivato fino in Nepal. Roba da non credere!

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Il K2, tra l’altro, è la seconda vetta più alta del mondo dopo l’Everest, ma è considerata la più difficile da scalare. All’evento era stato dedicato persino un articolo su La Stampa, in cui si sottolineava che, quello di portare nello zaino il tipico formaggio triorese, non fosse un capriccio o una questione di gola, visto che per chi si appresta ad affrontare percorsi così estremi l’alimentazione è studiata, programmata, calcolata da esperti.

Il formaggio di mucca d’alpeggio è lavorato a crudo, è stagionato e avvolto in teli di lino e viene affinato in cantine su assi di legno. Dopo due mesi di stagionatura, assume un sapore caratteristico, con retrogusto mandorlato e ha un inconfondibile profumo di funghi porcini e fieno. Questo suo sapore delicato unito alla particolare fragranza è dato dall’alimentazione delle mucche, costituita da foraggi freschi arricchiti dalle erbe aromatiche montane. Io mi lecco già i baffi. Ha proprietà organolettiche per le quali è unico in tutta la Liguria.

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Ci sareste dovuti essere, il giorno in cui mi è giunta notizia di questo primato culinario che non sapevo la mia Valle avesse.

Ero con topoamica, stava sorseggiando una tisana al lampone nella mia tana, quando mi è tornata in mente la sensazionale scoperta di quel giorno.

«Per tutti i topi, devo dirti una cosa! Ho una notiziona!»

«Avanti, dimmi. Hai fatto la scoperta del secolo, finalmente?» mi ha chiesto lei.

Non appena, però, le ho detto del formaggio, degli alpinisti, del K2 e di tutto il resto, topoamica ha posato la tazza e mi ha guardata come fossi ammattita.

«Che c’è?», le ho domandato confusa.

«Belin, Pruna! Dal tono che avevi, credevo tu avessi trovato il Sacro Graal della Valle Argentina. E invece te ne stai qui, a parlarmi di tome!»

«Ma… guarda che il K2 è una cima importante!»

«Sì, sì. Già ti ci vedo, sul tetto del mondo con la toma nostrana tra le zampe!»

E’ finita tra le risa di entrambe e, dopo un allegro battibecco, ho anche promesso che il Sacro Graal lo troverò, almeno topoamica smetterà di prendermi per una mangia-tome.

E voi? Sapevate di questo primato della Valle Argentina?

Io vi saluto, topi. Vado a scalare… il Monte Trono, così il formaggio me lo compro direttamente a Triora, che mi è venuta l’acquolina in bocca. E poi, ormai, voglio proprio conoscere il gusto di questa prelibatezza!

A presto.

Prunocciola

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Pappa sana: Il Grano Saraceno

Quanti di voi stanno storcendo il naso e dicendo “bleah“? Ebbene topini cari, lasciatevelo dire, siete in errore. Orsù, la cioccolata è più buona, come no. Il salame è più buono, perbacco! La pastasciutta, ricca d’intingoli, certamente. Ma ce la vogliamoSONY DSC dare una pulizia a stè panze almeno una volta all’anno o no? Che poi, insomma, non è nemmeno questo gran sacrificio… credetemi, non vi stò mica dicendo di mangiare… che so… il pane di segale ecco! Lo conoscete il pane di segale?! Quel coso nero, duro, che sembra un mattoncino, già tagliato a fette, avete presente? E cavoli! Farà anche bene, ma da deglutire è davvero tremendo! Lo mangio ogni tanto ma, con un po’ di fatica, lo ammetto.

Invece il grano, questo spettacolare e piccolo frutto della terra, oltre ad essere salutare è anche buono! – Non è vero -, direte voi. Allora forse non siete riusciti ad accompagnarlo con i giusti elementi che riescono a renderlo buono. Ok, topi, posso crederlo e, a questo punto, non mi resta altro che descrivervi il mio metodo. Vi premetto che questo, è il modo più semplice. Cioè quello di quando arrivi a casa alla sera e non sei ancora riuscita a preparare nulla da mettere sotto i denti.SONY DSC Figuriamoci se ci perdiamo un po’ di più. Diventerebbe davvero goloso.

Bene, allora dai, mi preparo, taglio a rondelle sottili uno scalogno e lo metto in un tegame con un filo d’olio e due o tre foglie di salvia. Non farò sfumare con del vino bianco perchè voglio fare una ricetta salutare ma, l’idea, ve l’ho data ugualmente.

Tanti di voi possono usare, a questo punto, il dado. Io sono contraria al dado che si compra, sia vegetale che di carne, e quindi, o uso il dado che mi faccio io, o non uso dadi e vado giù di spezie.

Aggiungo infatti un po’ del mio caro curry e una punta di noce moscata. Gli amanti della macrobiotica non mancheranno di mettere il miso, una polpa di soja, sale e orzo (buona e salutare che funziona come un dado).

La migliore variante è quella con la verza. Tagliata fine, a striscioline, è ottima per accompagnare il nostro Grano. Questa volta io non l’ho messa ma, che sia chiaro, potete unire ogni verdura che volete.

Butto in pentola il Grano. Prima l’ho risciacquato in un colino sotto l’acqua fredda corrente e ora ha fatto un sordo ssssh… all’interno del recipiente.

Il fuoco è sempre al minimo, cerco di far tostare il Grano più che posso prima di aggiungere l’acqua. Acqua che poi dovrò mettere obbligatoriamente ma, mezzo bicchiere per volta, non di più e, prima di mettere l’altra, mi accerterò che la prima si sia ben prosciugata.

Salo e, la mia chicca sono i semini salati di sesamo. A noi topini piacciono tantissimo! Sono una prelibatezza! Il mio Grano, in tutto, ha cotto poco più di venti minuti ed era quello decorticato. Ma questo lo sentite a vostro piacere. In questo caso, niente ammollo il giorno prima. SONY DSC

Una volta cotto, verrà versato su di lui un filo d’olio crudo extra vergine (poco mi raccomando) e, abbellito con qualche guarnizione, oltre ad essere buono, piacerà alla vista e a tutto il vostro organismo potete starne certi! Anzi, se starete in silenzio, sentirete i vostri organini ringraziarvi più volte!

Oh si roditori… vedete, il Grano Saraceno, originario dall’India, è ricco di sali minerali, come il ferro, lo zinco e il selenio e irrobustisce tantissimo le pareti dei nostri vasi sanguigni riducendo il rischio di emorragie nelle persone affette da ipertensione e migliorando la microcircolazione nelle persone con insufficienza venosa cronica, per non parlare dei capillari che si spaccano nelle gambe delle donne o sul viso.

L’unica controindicazione che il Grano Saraceno possiede è quella che gli si può essere fortemente allergici ma, sono state rare, in Europa, le reazioni allergiche verso di lui.

Esso, inoltre, grazie alla sua capacità di fornire energia e vigore, può essere introdotto anche in diete per sportivi, per donne in gravidanza e per persone anziane ma, datelo senza paura anche ai vostri bimbi in crescita, magari al posto del pane (per chi soffre di epistassi per esempio è l’ideale).

Insomma, potete fidarvi, è un ottimo alimento. Dopo avervi dato questi consigli, io vi saluto e vi aspetto per il prossimo post. Bacioni!

M.

Il grande Libereso

Ah topi, sedetevi tranquilli perchè oggi voglio parlarvi di un uomo. Si, si è un umano! Un umano molto particolare e mi auguro vogliate conoscerlo perchè, datemi retta, ne vale la pena.

Voglio parlarvi di un grande botanico, un umanista, un amante della natura. Voglio parlarvi del giardiniere di Italo Calvino. Lui è Libereso Guglielmi.

Prima di cominciare, vi segnalo questa splendida pagina che parla di lui http://www.trafioriepiante.it/infogardening/poltrona/LiberesoFioreBocca.htm. Leggete questa bellissima intervista. Grazie alle sue stesse parole e al lavoro svolto da Paolo Cottini, possiamo conoscere meglio questo personaggio.

Libereso vive vicino a me, in un giardino di San Remo. Ovviamente non sa nemmeno chi sono ma, a me, piacerebbe tantissimo incontrarlo. Mi piacerebbe ascoltarlo, rubargli un pò della sua saggezza e della conoscenza che ha sulle piante.

E’ insegnante, ricercatore, scrittore, pensatore. Della flora conosce ogni segreto. Conosce la pianta terapeutica e quella alimentare. Conosce come vivono e perchè esistono. Ne conosce l’intelligenza e lo scopo.

Si nutre egli stesso di quei fiori che, il suo più grande maestro, Mario Calvino, gli ha mostrato.

Il suo modo di dire “Mangiare il Giardino” è molto affascinante e, per chi vuole provare a cucinare qualche particolare ricetta, può acquistare il libro “Oltre il Giardino – le ricette di Libereso Guglielmi” a cura di Claudio Porchia.

Attivo dal mattino alla sera e, arzillo più che mai, pur essendo una persona molto tranquilla, dopo essere stato capogiardiniere all’Università di Londra e botanico per la famiglia Calvino appunto, oggi, pur di non star fermo, mantiene conferenze ovunque e, a San Remo (IM), insegna ai bambini delle Scuole Elementari a disegnare i fiori, la sua più grande passione. E pensate che è nato nel 1925. Da non credere. E’ meraviglioso.

Ma tutte queste cose topi, sono indizi su di lui che potete trovare tranquillamente anche sul web. Io invece vorrei comunicargli la mia stima personale e credere che, un giorno, passerò con lui un intero pomeriggio. Si, sarebbe nulla, ma a me già basterebbe. Sarebbe l’uomo che potrebbe farmi passare una delle giornate più belle della mia vita. Pensate che, per molti miei amici, Italo Calvino è lo scrittore preferito e mentre io invece, adoro le piante e tutto il grande mondo in cui vivono del quale se ne conosce solo una minima parte. Libereso, a questo mondo, ha dedicato la vita intera.

Ti abbraccio forte Libereso e spero davvero un giorno, di poterti guardare, mentre con quella tua voce pacata mi spieghi tutti quelli che, per me, sono ancora segreti. Spero anche di poter passeggiare con te che, con il tuo bastone, mi indichi le piantine commestibili da raccogliere e assaggiare. Tua Pigmy.

Foto presa da genova.montelocale.it

M.