Un luogo in miniatura

Vedete la chiesetta in cima al monte, nella foto? Ecco, oggi dobbiamo andare proprio fin lassù.

 È la piccola chiesa della Regina di tutti i Santi, e si trova in un luogo chiamato Pallera.

Abbiamo sorpassato Argallo, il paese che vi ho fatto conoscere qualche giorno fa. Da qui si potrebbe andare dritti, dritti a Case Rosse o a Zerni, oppure ancora raggiungere Monte Ceppo, che ormai conoscete anche voi.

Questa chiesa è molto apprezzata dalle persone che vivono in questa zona, ma anche i giovani, che sono andati a vivere in città e che qui hanno ancora la famosa casa dei nonni, non cambiano luogo per festeggiare battesimi o matrimoni.

Don Rubino ha spesso un gran da fare. In estate, inoltre, il suo portico e il suo piazzale circondato da panchine in ardesia offrono davvero una collocazione ideale per stare tutti in allegria godendo anche dell’ombra delle acacie tutt’intorno. Siamo a circa 700 metri sul livello del mare e ci troviamo nel comune di Badalucco. Dalle grate davanti alle finestrelle provo a fotografare l’interno dell’edificio. Solo grazie al flash riesco a vedere qualcosa. È tutto buio, ma… che meraviglia! L’ambiente è ordinatissimo, vedo un vangelo sul leggio e un campanello da suonare appeso al muro e, dietro il crocefisso, un grande dipinto che ritrae la madonna con il bambino. Maria è presente anche sotto forma di statua in tanti altri angoli di questa chiesa, ma, se non scatto foto, non riesco proprio a vedere nulla.

Ah, i santuari di montagna! La cura con la quale è stato fatto questo rifugio religioso è davvero particolare, se lo si nota in tutti i suoi dettagli e lo si osserva attentamente. Il campanile, ad esempio, è reso unico e ravvivato da mattonelle pitturate di bianco, giallo e rosso intorno alle campane e, in cima, come a voler toccare il cielo, c’è un’ulteriore croce, piccolissima, in ferro. Non solo: sul davanti, a contornare il tetto e il portico, sono stati messi mattoni pieni e pietre dorate. Come tocco finale, invece, a colpire il mio sguardo, c’è un’altra croce, completamente formata da pietre tonde incastonate nell’intonaco. Un simbolo fatto così non l’avevo mai visto sulla parete di una chiesa. Solitamente, da noi, nei centri storici dei paesi, usano fare queste lavorazioni sulle pavimentazioni stradali dei quartieri pedonali.

Andiamo a scoprire, dunque, che cosa nasconde questo Santuario.

C’è una stradina che lo circonda e dietro ecco il cimitero. Non esagero nel dire che è sicuramente il camposanto più piccolo ch’io abbia mai visto. Nella foto sembra lungo, ma vi assicuro che non lo è per niente. Qui tutto è minuto! Si presenta molto ordinato anche lui e, sotto la neve, leggo sulle lapidi date storiche, antiche: 1882, 1890, 1901… Quanti anni! Che dire ancora? Nulla, se non che anche questo è un altro posto magico della mia Valle. Vi saluto, quindi, e vi preparo un’altra gita.

Alla prossima, topini!

M.

Argallo – il piccolo paese delle Meraviglie

Topetti, oggi vi porto a…? Fiato alle trombe! Argallo! Ebbene si, merita.

Siamo nel Comune di Badalucco e siamo a 640 metri sopra il livello del mare.

Argallo è una manciata di case lanciate sulla cresta della montagna Pallarea e rimaste in piedi. 

Il suo nome deriva probabilmente dalla voce “Arx-Galli” ossia, Fortezza dei Provenzali.

Per arrivarci abbiamo preso la strada che porta ai Vignai e, percorrendola, si può raggiungere anche il Monte Ceppo e discendere a San Giovanni dei Prati.

I paesini vicini ad Argallo, Ciabaudo e Zerni, sono, come lui, quasi disabitati.

Ad Argallo risiedono stabili solo due famiglie, tutti gli altri, sono di nazionalità tedesca e vengono qui solo in estate.

Siamo in una piccola sottovalle della valle Argentina: Valle Oxentina e, il ruscello, omonimo, la percorre tutta fin sotto a questo monte dove è stato costruito questo splendido paesino. Un monte che arriva a toccare, con la sua punta, i 1.100 metri.

Il panorama che ci offre è stupendo, tutta la zona dell’Oxentina si mostra a noi e, allungando lo sguardo, possiamo notare laggiù in fondo l’alto Monte Faudo con le sue antenne e la neve che ancora lo ricopre.

Andiamo però a visitare il centro del paese, arrampichiamoci su. Si, uso il termine arrampicarci perchè solo poche auto riescono a salire fin qui; quelle molto piccole, oppure, si può arrivare con delle moto o dei motocarri. Noi, avendo una macchina più grande, siamo obbligati a parcheggiarla per la strada e raggiungere le case attraversando gli orti coltivati e ordinati in modo meticoloso.

Il mio toposocio di questa escursione parte all’arrembaggio e io dietro a scattare foto a destra e a manca incantata dalla natura che mi circonda.

Piano piano passiamo sopra ad un piccolo ponticello di legno, scavalchiamo qualche gradino in pietra, ci abbassiamo per evitare rami di alberi in testa e camminiamo tra piantagioni splendide di Ulivi. Tranquilli, il percorso sembra roccambolesco ma vi assicuro che è molto divertente e soprattutto salutare. L’aria che si respira qui è più che pulita, del tutto incontaminata e non tira il forte vento che tirava poco più giù, nonostante l’altitudine.

Qualche uccellino viene a salutarci, sembra davvero di essere dentro ad una fiaba. Eccoci giungere nel paese e già la prima casa, una bellissima casetta con una verandina e un gazebo in legno, con tavolino e sedie in Ardesia, ci da il benvenuto. Accogliente direi!

Ci accorgiamo subito che l’atmosfera è particolare. Non c’è nessuno ma, nell’aria, si sente come un senso di cordialità. Vi sembrerà assurdo ma ci sentiamo meno soli qui che non in una grande città dove nessuno ti guarda e nessuno sa chi sei e anche chi ti conosce fa finta di nulla. Sembra di essere in una comunità.

Immediatamente notiamo la cura e la particolarità che contraddistingue le abitazioni. Saltano all’occhio i colori tipici della Provenza, il giallo, l’azzurro, il bianco e il blu e le porte delle case sono circondate da simpatiche statuette o piatti decorati o mattonelle colorate con divertenti scritte. Le persone ci tengono molto a scrivere il loro nome sulla loro dimora e, per le vie del paese, ci sono veri e propri cartelli di legno che indicano la strada per “Casa Tizio” o “Casa Pincopallino”.

Ognuna ha la sua particolarità. C’è la famiglia che ama l’olio d’oliva e sotto al portico è piena di bottigliette e damigianette pitturate, quella invece amante dei gatti che ha mici di ogni materiale, quella che preferisce dei nanetti con Biancaneve, stabili nel giardinetto, e così via…

Ad arricchire questo borgo non sono però solo le casette ben curate; anche i ruderi hanno il loro fascino. Ancora imponenti e ricchi di storia mi lasciano a bocca aperta. Osservandoli attentamente si scorge tutta la lavorazione dell’epoca. Meravigliosi. Meravigliosi i loro tetti, i loro massi accatastati uno sull’altro, i loro finestroni, le loro travi, le loro altezze e quelle stalle ormai abbandonate che un tempo erano rifugio di animali da pascolo.

Un tempo i pastori portavano le loro bestie fin sui monti dietro la chiesa della Pallera, la chiesa della Regina di tutti i Santi.

Spesso incontriamo per terra lastroni di ghiaccio ma solo tra le case dove il sole fa fatica ad entrare.

Mi dicono i contadini della zona che, rispetto al paese più sopra, cioè Zerni, qui ad Argallo ci sono ben 15 giorni di differenza. Cosa vuol dire 15 giorni di differenza?

In pratica, ad Argallo, fa leggermente più caldo e si semina ogni cosa sempre 15 giorni prima rispetto al paese dopo. Pignoli calcolatori fantastici! Eppure credetemi che si tratta di 1 km appena!

Sopra al paese, in regione Batolo, sorgono delle opere in pietra, riconducibili a terrazzamenti fortificati e individuati come gli antichi accampamenti dei Provenzali. Inoltre, bellissimi sono i dipinti o le sculture, sempre in pietra, appese ai muri del paese.

Ovviamente non poteva mancare un altarino dedicato alla Madonna, protettrice di tutte le borgate della mia Valle, e una cosa che mi ha colpito molto è stata una piccola fontanella, nella piccola piazzetta, a disposizione di tutti, con una saponetta “in dotazione” per lavarsi i panni o le mani in tutta libertà.

Qui ad Argallo c’è anche un caratteristico Agriturismo, funzionante solo nella stagione estiva e bellissime da vedere sono le fonti Marsaglia. Si tratta di un acquedotto che, l’ingegnere Giovanni Marsaglia, nel 1883, riuscì a costruire in un solo anno con tanto di parco intorno, ma questo, amici topi, sarà un altro post.

Ora vi lascio riposare, per oggi, avete scarpinato abbastanza. Ripulitevi le zampette e preparatevi, tra non molto si riparte per una nuova avventura.

La vostra instancabile Pigmy.

M.