Metti una sera di mezza estate ad Arma

Nel periodo estivo Arma si trasforma, e lo fa soprattutto nelle sere di questi mesi caldi. A colorarla, ora, sono le tinte del crepuscolo: le regalano tinte tenui, paiono di velluto quando si adagiano sull’orizzonte, sul mare, e accarezzano con sfumature  morbide i profili della città.

Contrastano le sue case, le sue piante, i suoi numerosi panorami che si stagliano contro il cielo che in questa stagione è di un blu intenso.

Arma offre allo sguardo diverse vedute: il mare, le colline, i monti, l’infinito…

Oltre i colori tipici della Liguria sulle case costiere, il verde e l’azzurro sono i colori predominanti e, alla sera, diventano ancora più nitidi.

Non si possono non citare le nuances dei fiori: il Plumbago, l’Oleandro, la Bouganvillea, il Carpobrotus…

Tutto sembra una festa dai toni leggeri.

Ci sono orari in cui Arma si fa più silenziosa, abbracciata dall’afa di agosto che pare rendere tutto ovattato.

Solo dalle finestre aperte si ode il vociare delle televisioni accese o il ticchettio metallico delle posate che scontrano i piatti durante la cena. In queste particolari ore di quiete nemmeno i gabbiani osano garrire. Le spiagge sono deserte, dopo avere finito da poco di accontentare tutti con la loro sabbia dorata e le loro onde a infrangersi sulla battigia.

Sono ore che trascorrono veloci, lasciando il posto alla prima parte della notte. In questo momento prendono vita luci, suoni e abbagli.

Durante il tramonto, nonostante il sole prenda congedo con lentezza, Arma rimane splendente.

Continua, nel suo insolito chiarore notturno, a esistere tranquilla e pacifica, e in quel mentre sono tanti i ricordi che riemergono con nostalgia. È il momento del giorno in cui i suoi abitanti la osservano quasi in silenzio, ormai fermi e rilassati dopo le calde e frenetiche giornate. Poltrendo sui balconi, sfiniti per il gran caldo, osservano per ore panorami che ogni giorno hanno davanti, ma raramente contemplano. Lo dico in senso buono, pensando a chi mi dice divertito: “Ma sai che non mi ero mai accorto che lì c’era… “.

Le sere di Arma si riempiono persino di lustrini e paillettes; vengono sfoggiati sulla sua passeggiata in un andirivieni continuo, acceso e pacato al tempo stesso, uno sgambettio di godimento della brezza che ogni tanto, come un balsamo, passa ad accarezzare la pelle. Arma non è un paese spumeggiante, è per lo più tranquillo, quasi scostante, per questo certi eventi fanno furore, curati a puntino e fulgidi come bagliori.

Per apprezzare Arma occorre entrare nella sua anima, nell’anima di chi la nutre, di chi a essa tiene particolarmente e ne fa sbocciare tutte le bellezze. Se si riesce a notare questo, non si può non amarla. E’ così ostica a volte, così indisposta… ma tutto fa parte della sua natura ligure. Essere ligure, in alcune zone di questa striscia di terra che forma un sorriso all’incontrario, significa essere coriacei, saper affrontare le difficoltà, non lasciarsi sorprendere dalle bazzecole. Per stupire un ligure ci vuole molto, non si accontenta di poco, perché quel poco lo porta già nell’animo da tempo ed è il suo Tutto. I suoi occhi han già visto, la sua bocca ha già parlato, le sue orecchie hanno già udito. “Ora, o porti qui la meraviglia equivalente al tuo cuore, o di entusiasmo ho già il mio… grazie.”

Arma dice questo. E se vi può sembrare snob, sappiate che è l’esatto opposto: è saper trasformare il nulla in Bellezza pura. È saper creare dove nessuno regala niente. È saper andar avanti. Sempre.

Arma è una curva da attraversare. Offre ciò che ha a chi vuol vedere e, soprattutto in estate, viene messa alla prova. Alla fine della stagione appare quasi stanca o, forse, torna solo alla sua quiete. In alcune occasioni si riempie delle grida dei bambini, in altre del passo stanco degli anziani che respirano salsedine.

Arma alla sera asciuga i teli per l’indomani, per tornare in spiaggia a giocare, a nuotare, a correre… perché, forse, fino all’anno dopo non si potrà più.

I suoi punti di riferimento sono gli stessi, che sia giorno o notte non importa: la Fortezza, la chiesetta di San Giuseppe, la fontana, la Darsena, Piazza Chierotti…

I punti in cui ci si ritrova, sgattaiolando veloci dopo cena, con i capelli ancora umidi e la pelle che sa di bagnoschiuma.

E, infatti, ci sono odori nuovi, in queste sere. Profumi di pelli, aromi di cucine che lavorano di più, il sale del mare, la freschezza del crepuscolo… Mi piace Arma, alla sera, d’estate. Mi piace viverla in questi momenti, prima di tornare nel mio bosco.

Un affettuoso bacio a voi.

 

Annunci

Una Tana davvero particolare

Nei due articoli “La storia delle Api e del Miele I° e 2° parte” scritti tempo fa, vi avevo ben spiegato la vita di questi insetti meravigliosi. Così importanti per la natura e per noi da far esclamare al saggio Einstein la frase – Se le Api si estinguessero, all’uomo resterebbero solo 4 anni di vita -.

In effetti, il loro lavoro è molto utile a tutti essendo che, oltre a creare il dolce Miele, grande toccasana naturale, si preoccupano dell’impollinazione dei fiori e permettono quindi un rinnovo costante della flora. E’ un po’ come se il mondo vegetale esistesse grazie a loro e, di conseguenza, ne possiamo godere anche noi.

Instancabili insetti. Laboriosi fino allo stremo e, oggi, posso dimostrarvelo avendo visto di persona una parte del loro lavoro e della loro quotidianità. Mi trovavo nella periferia di Arma, nella tana di campagna di alcuni cari topoamici. Dopo pranzo ci accorgemmo che, dentro a delle fessure di plexiglass, che rivestivano una porta per renderla più resistente alle correnti d’aria fredda, alcune Api stavano creando qualcosa di veramente fantastico: il loro alveare. Che design moderno!

Sì. Tanti mucchietti, color ocra, divisi ordinatamente da delle righe nere, riempivano queste fessure che sembravano essere state fatte apposta per loro. Ma cos’erano questi mucchietti gialli? Nettare. Potevamo vedere bene le Api affaccendate, entrare giuste giuste nella loro grandezza dentro a questi tubicini vuoti e, completamente sporche del goloso polline, iniziare a pulirsi meticolosamente rilasciando cadere la polverina magica che poi pressavano in un mucchietto compatto.

Dapprima si vedeva arrivare una piccola nuvoletta color del sole che poi, scuotendosi e accarezzandosi, perdeva il colore e mostrava l’insetto che c’era al suo interno. All’inizio si puliva bene il muso e le zampe anteriori, poi, piano piano si voltava e si girava, si puliva la parte dietro e iniziava a pressare la polverina persa in basso contro il blocco già esistente.

Una volta raggiunta la misura ideale della “celletta” creava un ulteriore strato con saliva, feci e terriccio, dal colore scuro, che serviva come divisore tra una culla e l’altra prima di iniziare la costruzione della cella seguente. Una striscia di grumi neri. E prima di formare questa divisione, studiava bene la situazione! Indietreggiava, controllava, osservava probabilmente se la grandezza andava bene e poi – Si, ok, posso chiuderla e passare alla prossima! -. Incredibile.

E pensare che per formare un pezzettino di giallo, grande circa un centimetro quadrato, faceva avanti e indietro come minimo 20 volte per andare a sporcarsi nuovamente di polverina. Che dedizione e…. che voglia! Non oso immaginare quanto tempo abbiano impiegato a fare tutti questi che potete vedere nelle immagini! Ma tali scomparti, sono formati solo da polline? No.

Se guardate attentamente noterete in uno di essi un po’ di vuoto e un piccolo ovetto biancastro, semi trasparente. Lo avete visto? Nella riga più bassa dell’alveare. Ebbene, ogni cella ne conteneva uno e, vederli, era veramente emozionante. Uova che poi diventeranno larve e infine piccole, nuove Apette. Per me, aver potuto vivere questo avvenimento è stato davvero bello.

Sono stata fortunata grazie alla trasparenza della location scelta e ho potuto osservare per bene ogni cosa senza perdermi nulla. Ciò che maggiormente mi ha colpito è stato il loro duro lavoro. Come vi ho spiegato, facevano avanti e indietro in continuazione. In continuazione.

Io, al loro posto, alla seconda celletta ero già stanca morta. E che precisione! Che ordine! Non c’era uovo più scomodo di un altro. Lo spazio doveva essere uguale per tutti e tutti dovevano poter avere la giusta considerazione. Nessun privilegio. Ma dov’era l’Ape Regina? Ogni alveare ne ha una. Notammo che alcune fessure entravano all’interno dello stipite della porta e quindi probabilmente Sua Maestà, se ne stava comoda in qualche nascondiglio lì dentro.

Ebbene amici, la mia Valle è anche questo. Il mostrare scenari meravigliosi che non sempre è possibile vedere in prima persona o in primo topo come me. Poter conoscere i mondi che convivono paralleli al nostro ai quali spesso non badiamo e non facciamo attenzione. Eppure esistono e sono davvero pieni di vita.

Vi è piaciuta questa tana? Bene, allora vi farò conoscere anche le prossime che troverò in futuro. Sperando di poterne scoprire ancora.

Un bacione, buon week end!

M.

Arma com’era, Arma com’è

Arma topi cari è un paese che si sdraia sulla costa della Liguria di Ponente. E’ conosciuta meglio come Arma di Taggia ed è praticamente il primo centro della mia valle. Proprio sul mare. Arma è quel che si definisce tipicamente una località turistica, dove c’è l’aria buona e un clima invidiato da chiunque.SONY DSCAlcuni la definiscono cittadina ma per me è solo un paese. Un paese tranquillo, forse anche troppo. Anni fa mi veniva da dire che era anche molto bello, adesso no. E’ cambiata, non mi piace più come una volta ma, fortunatamente, qualcuno a pensato a tenercela immortalata per sempre in tutto quel suo splendore di parecchi anni fa, quando non era solo bella…, era splendida. SONY DSCA farci questo bellissimo regalo sono stati Alessandro Giacobbe e il mio amico Dino Pisano che hanno raccolto tutte le immagini di una vecchia Arma e le hanno racchiuse dentro un emozionante e grande libro intitolato proprio “C’era una volta… Arma“. I due appassionati hanno creato una vera opera d’arte. SONY DSCSi sono messi alla ricerca di foto che ritraggono i luoghi che ancora oggi viviamo, seppur diversi, e li hanno descritti con grande maestria raccontando anche qualche curiosità che, a me personalmente, ha fatto molto piacere scoprire. Questo libro è bellissimo. Pensate che l’avevo regalato a Topononno per il suo novantatreesimo compleanno e potete immaginare, per uno nato nel 1919, quanta è stata grande l’emozione nel rivedere i vecchi posti in cui giocava a bocce, portava il latte, aspettava la morosa, che i suoi occhi, dal vero, non avevano più potuto vedere a causa dello sviluppo urbano. SONY DSCDal canto mio invece, mi sono divertita a paragonare i luoghi di ieri con gli stessi di oggi, cambiati, mutati completamente ma pur sempre riconoscibili. Ho visto addirittura in certi angoli, alberi e piante ancora oggi esistenti; più grandi, più alti, ma ancora lì. E’ davvero cosa gradita per gli abitanti di Arma ma anche per chi ad Arma non vive ma ama questo genere di cose, credetemi che questo è un documento molto prezioso fatto con cura e passione. Arma, il suo Viale delle Palme, il suo Duomo, la sua Passeggiata a Mare, il suo Hotel Vittoria, tutti punti che la contraddistinguono. Era da tanto che volevo rendere omaggio ad Alessandro e a Dino perchè meritano davvero tanti complimenti. Le immagini però sono le mie, perdonate lo scempio, mi sono divertita a dargli un tono seppia e a metterci una cornice intorno, non voglio rovinarvi la sorpresa che hanno creato per voi i due autori, quindi vi consiglio vivamente di acquistarlo questo libro! Cosa dovete comprare? Ma eccolo qui:4la meravigliosa raccolta che porta in copertina la chiesetta di San Giuseppe e la Passeggiata del Mare che va verso la Fortezza. Direttamente da sanremonews. A presto topini, un bacione a tutti.

P.S.= Per chi fosse intenzionato a prendere il libro ma ha difficoltà a trovarlo, può contattarmi all’indirizzo mail di questo blog in “Contatti”.

Meteorologia ligure – intervista al Capitano Lidio Lanteri

Cari topi, tempo fa, scrivendo un articolo qui sul mio blog nel quale mi lamentavo del brutto tempo (essendo io amante del caldo e del sole) e nel quale pregavo il buon Giuliacci di darmi buone notizie, ricevetti qualche giorno dopo, una bellissima mail da parte di un meteorologo di Milano, Capitano dell’Aeronautica Militare, e amico proprio del nominato Colonnello.

Tale persona mi spiegò simpaticamente come invece avrei dovuto essere felice del clima che potevo fortunatamente vivere, non solo nei confronti della stragrande maggioranza di italiani ma addirittura persino nei confronti di chi vive la Liguria di Levante.

Ebbene, cari topi, la sorpresa ancora più grande è stato scoprire che questo meteorologo era anche originario proprio della mia Valle, e precisamente del paese di Corte che qui vi ho fatto conoscere https://latopinadellavalleargentina.wordpress.com/2012/09/10/tutti-a-corte/ e forse, proprio per questo, seguiva sempre il mio blog.

Topini, vi sto parlando del Capitano Lidio Lanteri.

img008

Qui, in questo documento che mi ha inviato, potete vedere la situazione climatica che vi spiegavo inerente alla Liguria e capire come, davvero, possiamo ritenerci così fortunati noi abitanti della meravigliosa Valle Argentina perchè viviamo in un angolo di paradiso.

E secondo voi, io potevo forse farmi scappare l’occasione di intervistare questo mio convallese per altro molto gentile e molto disponibile? Certo che no, e quindi, qui di seguito, eccovi le sue risposte alle mie curiose domande.

Buona lettura e buone nozioni sul nostro clima!

– Ciao Lidio, raccontami qualcosa di te, non sapevo di avere come convallese un meteorologo!

– Ciao Pigmy sai che mi metti in difficoltà? 🙂 Bhè, sono andato via da Corte nell’ottobre del 1947. I miei genitori si sono trasferiti nel primo paese della Valle, sul mare, Arma di Taggia e io, che avevo iniziato la V° elementare a Corte, ad Arma l’ho poi continuata e terminata con il maestro Carletti. Son partito volontario per andare nell’Arma dell’Aeronautica Militare nel 1954 e dopo ho fatto un corso per “Marconista Operatore” a Caserta. Nel 1955, finito questo corso, sono stato trasferito a Bergamo all’aeroporto di Orio al Serio, all’epoca sede del “Secondo Stormo Intercettori Diurni”. Successivamente trasformatosi in “Seconda Aerobrigata”, si andò tutti a Cameri-Novara. Sia qui che dov’ero prima, il mio compito era aerologista, cioè facevo osservazioni meteo sull’aeroporto. Nel mentre studiavo e riuscii a prendere prima la maturità e poi la laurea presso la Cattolica a Milano. Nel 1970, anno del mio matrimonio, ho vinto un concorso per Sottotenente in SPE (Servizio Permanente Effettivo) e venni inviato a frequentare l’ottavo corso di specializzazione in “Fisica dell’Atmosfera” a Roma dove, nel 1972, è nata mia figlia oggi mamma dei miei due splendidi e cari nipotini.

– Cavoli quanta strada Lidio! Complimenti! Hai praticamente iniziato giovanissimo e non c’era assolutamente la tecnologia di oggi. Negli ultimi anni, possiamo dire che siete arrivati ad ottenere una precisione incredibile sul clima. Quanto è utile l’utilizzo di mezzi tecnologici nel vostro lavoro? Possiamo usare il termine “indispensabili”?

– Per fare le previsioni è necessario saper assemblare una quantità enorme di informazioni come: temperatura, umidità, pressione, direzione e intensità dei venti e tanti altri fattori sia del suolo che in quota e, di conseguenza, alle varie quote di altitudini, informazioni che si stanno verificando nello stesso istante su una parte di continente. Pertanto, solo con la pratica, l’esperienza e la capacità, esse possono essere mediate e si può così proporre poi le previsioni. Certo, la tecnologia oggi aiuta enormemente, soprattutto aiuta nella tempestività, nella conoscenza, nella precisione, ma è l’uomo ad essere in possesso di studi competenti che lo portano a previsioni serie ed attendibili.

– Infatti, non sbagliavano nemmeno i detti dei nostri nonni vero Lidio? “Rosso di sera, bel tempo si spera” ad esempio… Anche i tuoi t’insegnavano così?

– Mio padre, uomo di montagna ma assai saggio, mi diceva: “chi si occupa del tempo diventa bugiardo” ma, si 🙂 alla fine della fiera…. rosso di sera!!!

– Che rapporto c’è tra te e il simpaticissimo Colonnello Mario Giuliacci? Raccontaci un aneddoto se puoi.

– Dopo il corso che ti spiegavo prima, trasferito all’aeroporto di Milano-Linate, incominciai a fare i turni in coppia con l’allora Tenente Mario Giuliacci, il mio maestro! Vedi, io sapevo tutto sulla meteorologia teorica ma fare le previsioni è un’altra cosa e, da Giuliacci, imparai molto come ovviamente anche da altri colleghi. Come ricordo ho il flash di quando venni messo in punizione con tre giorni di CPS (Camera di Punizione Semplice). Dovetti praticamente dormire per tre notti su un duro tavolaccio perchè mi avevano scoperto mangiare scomposto a tavola, ossia con i piedi incrociati 🙂 pensa te! Che tempi! Non c’entra con Giuliacci ma pensando a lui mi sono venuti in mente quei periodi e mi sono ricordato di come bisognava comportarsi…

– Tempi davvero diversi, hai ragione. Il tuo lavoro, se non erro, è legato all’Arma dell’Aeronautica Militare. Ad un giovane che oggi vorrebbe seguire i tuoi passi, cosa consiglieresti quindi? Quali sono i lati più belli e quelli più negativi del tuo lavoro?

– Ad un giovane, che posso dire? Di laurearsi in matematica o in fisica se vuole seguire queste orme, oppure, addirittura in medicina, non sai Pigmy quanto è importante l’incidenza della meteorologia sul fisico dell’uomo! E poi ovviamente, deve frequentare i corsi che credo ancora l’Aeronautica Militare bandisce. La cosa più brutta….. mmmhm… non saprei, la cosa più bella, beh, la nostra divisa!

– Ecco perchè sono meteoropatica! Ora ho una scusante! Correggimi se sbaglio: da un po’ di tempo si usa dire, quasi come fosse un motto ormai “Non ci sono più le mezze stagioni“, riferendosi alla primavera e all’autunno. A me non sembra. Forse tutto si è spostato senza basarsi su nomi di mesi o su date che ha assegnato l’uomo e non la natura. Sbaglio? Tu cosa ne pensi?

– Guarda, qualsiasi cosa accada, posso dirti una sola verità: “Dopo il cattivo tempo, arriva sempre il bel tempo”! E’ poco, è vero, ma provare per credere!

– Mi facevi notare, a seguito di un mio post e grazie al tuo documento: “Alcune gocce di meteorologia spicciola“, quanto siamo fortunati, meteorologicamente parlando, noi di questa parte della Liguria (di Ponente). Spiegaci meglio il perchè.

– Per ciò che riguarda la Liguria, quello che ho scritto sul documento, oggetto della presente chiacchierata, è verissimo. Le ragioni per le quali invece si forma una zona di bassa pressione sul Mar Ligure? Si sono fatte e si fanno tante ipotesi: le più diverse, le più fantasiose, fatte anche dall’illustre studioso italiano Dott. Ermini, mio caro amico. Ma ipotesi spesso contrapposte….!

– Quindi per questo ci sarà da studiare ancora un po’. Grazie Lidio, sei stato gentilissimo.

– Ciao Pigmy è stato un grande piacere. Evviva la Valle Argentina!

img009

Caro Lidio, io ti ringrazio infinitamente, è stato molto bello poter parlare con te e scoprire tutte queste cose. Grazie per avermi concesso quest’intervista e complimenti per il tuo amato lavoro. Grazie anche per la bella foto che mi hai inviato.

In questa immagine cari topi, potete vedere Lidio durante il giuramento di fedeltà alla Repubblica, in presenza del Capo del Servizio Meteo Generale A. Serra.

Che altro posso aggiungere? Che vivo in un angolo di paradiso, non posso proprio lamentarmi, ora, è più che confermato!

Un bacione a tutti, la vostra Pigmy.

M.

Arma: passeggiata sul mare

Vi porto a passeggiare con me. Oggi siamo ad Arma, Arma di Taggia, e percorriamo questo lungo marciapiede alla scoperta di un paesaggio che poche volte vi ho mostrato in questo blog.

Purtroppo ne possiamo percorrere solo un pezzo… “lavori in corso” e quindi ci sembrerà breve. In realtà, è lunghissima come passeggiata, dal paese di Bussana arriva fino alla zona Bartumelin, verso Riva Ligure. Sì, alla foce del torrente Argentina.

E questa è la zona della Piazza della Darsena, del ritrovo dei pescatori che, con i loro pescherecci, attraccano e vendono il pesce, si salutano, si danno appuntamento per l’indomani, con il viso riarso dal sale. E’ questa la zona delle ancore di ferro, posizionate come monumento, oggi ossidate dal tempo, color della ruggine.

Delle Rose e delle Strelitzie (o Sterlizie) ci accompagnano con i loro folti cespugli e, in alcuni tratti, ci vengono incontro rami spogli di Tamerici. Rami che quando si tingono di verde, è un verde pallido il loro, vellutato, sembra impolverato. Rami che s’innalzano, verso il cielo chiaro, con poche nubi. E’ qui che cerca di toccar lo stesso cielo l’altissimo hotel Vittoria. Quattordici piani di albergo. Primo simbolo di modernità in un’Arma contornata da colline coltivate a Carciofi e Garofani e di vita rurale di splendide contadine.

E’ con la sua realizzazione che s’inizia a pensare ad uno sviluppo in altezza; è una costruzione troppo moderna per i tempi in cui è stato eretto. Stona per un certo verso, ma diventerà presto il simbolo indiscusso della Riviera e la sua “V”, illuminata sul tetto, si vedrà da molto lontano.

Si parte dal porto per arrivar fin qui; il piccolo porticciolo che non vi presento ancora, voglio dedicargli un intero post più avanti. Il piccolo porticciolo con le barchette che dondolano e di tutti i colori. Per arrivar sin qui, si attraversano i campi da tennis, dove ogni giorno si divertono persone di ogni età. Si viaggia perpendicolarmente a Via Marina e la sabbia rossa, fine come pulviscolo, che si solleva dal rimbalzo delle palline, va a finire ovunque. Qui c’è sempre molto vento topini, si sa, è la Liguria di Ponente.

Passeggiamo sul mare, sorpassiamo i locali notturni, la Bocciofila con la statua del giocatore che punta e mira, sopra i lunghi campi. Avanziamo e vediamo i giochi dei bambini, che funzionano sempre, estate e inverno, ricchi di grida gioiose. E le giostre girano.

E’ qui che i palazzi sembrano tutti uguali, i balconi, le tende, le tapparelle giù, non c’è vita ora, dormono. I proprietari, turisti che giungono da altri luoghi, devono ancora arrivare. Ecco i tipici bar che appoggiano sulla sabbia, con i dehors sul mare e le vele al posto degli ombrelloni, le siepi, i tavolini arancioni, che danno un tocco di colore a questo periodo più spento. Passiamo davanti all’Istituto Alberghiero dedicato a Eleonora Ruffini e i Bagni Comunali, di fronte, portano anch’essi lo stesso nome della patriota italiana.

Possiamo giungere fino a Piazza Marinella, la piazza delle manifestazioni che si trasforma; da semplice parcheggio a luogo di eventi storici e divertenti in determinate occasioni. E’ qui che i bambini recitano alla fine dell’anno scolastico, i cori cantano, le modelle sfilano. E’ qui che gli anziani si affacciano dal vecchio Miramare.

Che bellissimi scorci. Arma e poi Bussana Nuova e tutte le sue tinte. Il rosa, il giallino e, laggiù, il campanile della chiesetta di San Giuseppe, sempre a dirci che ore sono.

Una passeggiata accompagnata dal dondolio della corrente e delle onde che strusciano a terra. Pizzerie, gelaterie, ristoranti. Non si può camminare senza gelato in mano, qualsiasi stagione sia.

Ci si guarda attorno o si legge il giornale seduti comodamente su una panchina. Si possono contare le mattonelle a terra, color vermiglio; ogni quante piastrelle di questo colore ne risalta una bianca?

La passeggiata a mare percorsa scalza, correndo, camminando, quante volte ci son passata sopra. Si andava in spiaggia, si viveva lì, per tutta l’estate, dentro a quel manto azzurro e infinito. Di giorno, di sera, sulle sdraio ci si addormentava pure!

La passeggiata a mare, con il suo profumo di salsedine e i granelli di sabbia sparsi sul marciapiede, luogo d’appuntamento, vestiti bene, pronti ad affrontare una nuova serata andando avanti e indietro fino a tardi.

Un abbraccio topi, al prossimo tour!

M.

Al di là del fiume

Cari topi, da Arma, che è il primo paese della Valle Argentina sito sul mare, per arrivare a Taggia, le vie percorribili in auto e più usate, sono ben tre.

C’è la via delle Levà, abitata, che passa attraverso le case, le vecchie Caserme, la Stazione dei Carabinieri, i bar, i panettieri.

Poi c’è la cosiddetta Super Strada, il grosso stradone che costeggia il Torrente Argentina, dall’argine sinistro, la Statale 548, che è la via che porta ai Centri Commerciali, al benzinaio, al lavaggio delle auto, al Campo Sportivo “Ezio Sclavi”.

La terza strada, invece, è quella – al di là del fiume – come usiamo dire noi.

Un magnifico viale di Pioppi, Malva e Tarassaco luogo preferito, un tempo, dalle coppiette innamorate. Oggi non più. I giovani della notte hanno dovuto cercarsi altri angoli. Questa strada è stata ristretta per far passare una ciclabile e, il senso di marcia, è diventato a doppio senso alternato. Non si può più rimanere parcheggiati a bordo strada sotto agli alberi a pomiciare e promettersi amore eterno.

Ma, da questo luogo, rimasto comunque ricco di fascino, i due paesi di Arma e di Taggia, ancora una volta collegati, donano di sè una parte che solitamente non vediamo. E com’è tutto più romantico e intimo – al di là del fiume -!

Le panchine di legno e i tavolini, le papere, la staccionata, le persone in bicicletta. Alcune corrono per tenersi in forma, altre hanno semplicemente portato il loro bambino che ora pedala con il triciclo.

Mio padre mi portava qui per insegnarmi a guidare la Vespa 250. Tutta rossa. Vermiglio. Parlo di vent’anni fa. Parlo di una strada che, ai tempi, non era certo asfaltata e mi sembrava di andare a 100 km all’ora tra i fiocchi dei Pioppi che mi sfrecciavano davanti.

E, – al di là del fiume -, ci sono anche i cavalli. Alcuni neri, alcuni bianchi. Passeggiano nel recinto e nel piazzale dell’agility. Un’intero maneggio, il Maneggio San Martino e i pony che si trastullano liberi e felici brucando le aiuole in mezzo alla via. Sì, in mezzo a quel cemento, hanno lasciato una bellissima e lunga striscia verde. Devo dire che hanno fatto un bel lavoro.

Io che son sempre contraria ai lavori di modernizzazione devo ammettere che questo mi è piaciuto.

Sì, ok, preferivo la polvere. Preferivo andare in bicicletta dovendo fare attenzione a non beccare qualche pietra ma correndo felice a paciugarmi in qualche pozzanghera.

Ora pozzanghere non se ne formano più ma, questo luogo, è comunque magico. Un mondo a sè.

I motori delle auto e dei clacson, che sfrecciano sulla grande strada di fianco, sono come attenuati da un’ovatta inesistente e qui si sta in pace. Non ci sono rumori fastidiosi, solo, d’estate, il canto dei grilli.

E che bello poter guardare l’acqua che scorre. L’acqua che più giù, alla foce, verso il mare, forma l’oasi delle anatre. L’acqua che scavalca i cespugli, che brilla sotto al sole. Che fa lo slalom tra le canne.

E l’aiuola per i cani, con i giochi appositi che misurano la loro agilità e la loro obbedienza. E il campo sintetico, da calcetto, da 7. E i giochi per i bambini: lo scivolo, la barca, l’altalena.

La zona qui, ha lo stesso nome del maneggio e uno storico cartello descrive la Cappella, anch’essa dedicata a San Martino, databile al secolo XI. Sì, – al di là del fiume -, c’è anche una piccola Cappella. Con titolo particolarmente antico, legato forse ai cistercensi del Convento, posto a monte della Riva di Taggia (Riva Ligure). Un luogo storico. Al suo interno si trovano dipinti murali quattrocenteschi, riferibili a diverse fasi decorative. Mmmhmm… besignerebbe andarla a vedere, ma un’altra volta.

Oggi voglio passeggiare. Oggi, che il tempo lo permette, cammino tra l’aria ormai fresca che passa tra i rami e un sole che, quest’anno, sta facendo di tutto per non andare via. Cammino, in questa via che collega il ponte di Taggia con Regione Prati e Pescine situata tra Arma e Riva.

Qui si può pensare, si può fantasticare e lasciare il mondo frenetico dietro le nostre spalle.

Un – arrivederci! – al prossimo post.

M.

Le vecchie Scuole Elementari di Arma

E’ qui che siamo andati tutti. I miei genitori, i miei zii, i miei cugini, gli amici, io.

La maestra di mia mamma, vecchina oggi di novant’anni, con la quale spesso passo ancora ore liete, ha lavorato qui. E scendevano anche dalla valle per venire in queste Scuole, nonostante le elementari, nei piccoli paesini, ci sono e c’erano eccome.

Queste sono le vecchie Scuole Elementari di Arma di Taggia e hanno accolto tutti noi finchè non sono state considerate pericolose. Potevano crollare da un momento all’altro. Così hanno detto. Quattro anni fa. E così, tutti i bambini sono stati trasferiti e uniti ai più grandicelli nelle Scuole Medie Inferiori del Viale delle Palme, sempre ad Arma.

E un pò mi dispiace. Mi dispiace perchè i ricordi all’interno di questo stabile sono infiniti. E’ in questo piazzale infatti, al di là della cancellata che, in cerchio, noi femminucce imitavamo la Lorella Cuccarini degli anni ’80 in “Vola“, pezzo che, ai tempi, aveva un successo pazzesco. In quel momento, ci era anche permesso dagli insegnanti, di toglierci il grembiulone blu con il colletto bianco.

E’ uno degli alberi di questo cortile che abbiamo piantato io e due miei amici occupandoci, ad otto anni, di un lavoretto di volontariato per la flora nella città: Ambiente Verde.

E’ qui che mi sono procurata il taglio nel ginocchio più grande e profondo ch’io mi sia mai fatta in vita mia e… – ciao pelle, ciao calzamaglia – e, il segno, lo porto ancora adesso.

Queste sono le vecchie Scuole. Le Scuole di Via Papa Giovanni XXIII conosciute ovunque nella mia zona e il loro nome è omonimo alla via. Le Scuole colorate di bianco e verde acqua. Le Scuole di Etta la cuoca. Rosalba, Walter, Giacomo i maestri. Salvatore il bidello. E tanti altri.

Scuole imponenti di giorno e di notte. E qui è andato mio padre e qui è andato mio figlio. Fino alla terza elementare. Ora chissà, chissà cos’accadrà. Le butteranno giù? Le lasceranno così? Cosa si formerà al loro posto? Dei giardini? Un grattacielo? Un parcheggio? Dei garages? Non lo so ma, fortunatamente, di loro ho tante foto. Le ho immortalate spesso così come, anni fa, immortalavano me assieme a tutta la mia classe. Quella mattina si andava a scuola tutti particolarmente belli e pettinati con cura. Arrivava il fotografo ed era una gran festa. C’era chi rideva a crepapelle, mostrando tutti i denti, chi invece, immancabilmente, rimaneva con gli occhi chiusi. Oggi, alcuni di loro, non ci sono più, altri li vedo spesso, altri ancora sono andati a vivere chissà dove. Ma quelle Scuole, sono sempre lì e con loro tutte le nostre giornate di allora.

Ci hanno visto crescere, giocare, ridere, piangere.

Il primo giorno che misi piede lì dentro, primo famoso giorno di scuola, ho pianto così tanto, ma così tanto che, alla fine, hanno dovuto farmi uscire prima. Ricordo ancora il maestro che spiegava le varie aule con allegria ed enfasi a noi nuovi arrivati ed io, urlavo come un’anima in pena. Piangevo da sentirmi male.

Ricordo la bellezza dell’aula di scienze, le serpi sotto spirito, lo scheletro del corpo umano da montare e smontare e i nostri esperimenti; ricordo quando abbiamo bruciato unghie e capelli, tagliati il giorno prima come compito, per vedere cosa ci rimaneva in mano.

L’aula di musica, la palestra, l’aula della pittura, la biblioteca…

Che Scuole meravigliose, con quelle lavagne dove il gesso strideva e dove venivano segnati i bravi e i birichini con tanto di crocette.

Queste scuole sono importanti per il paese di Arma, sono conosciute da tutti. Un punto di riferimento. La vita si è sempre svolta intorno a loro. I bar, le “Pizze-a-Pezzi”, i panifici, in tanti hanno aperto le attività accanto a questo edificio per poter dare la loro merenda ai bimbi quando suonava la campanella delle 10 e 30. Ora, alcuni hanno chiuso. Quei negozi, esistenti da anni, da che son nata, oggi non esistono più.

Queste Scuole lasciate andare, in stato di abbandono, piene di aghi di pino, nidi di gabbiani e colombi, che male per gli occhi e l’animo. E’ come se si fosse spenta una parte di Arma e chi passa di lì non può far a meno di guardare, di ricordare e sospirare.

Dietro di loro, l’Asilo invece funziona ancora, un altro caseggiato dedicato ai bambini, a quelli più piccoli. Il quartiere dei bimbi. Chi abita e ha abitato lì vicino ne deve aver avuto di pazienza! Durante le varie pause, si urlava a più non posso.

Le Scuole Elementari, la nostra prima vera sfida verso la vita, verso il crescere.

E noi siam cresciuti lì, dentro a quel cortile, sotto i Pini Marittimi, in mezzo ai palazzi, fantasticando su cosa avremmo fatto un giorno, chissà…

Un bacione a tutti, la vostra Pigmy.

M.

Una valle, una squadra, un calciatore

Cari topi, una delle squadre di calcio della mia valle si chiama anch’essa Argentina. Ce ne sono diverse, ma l’Argentina è quella che usa il primo campo che s’incontra salendo su per la vallata e, inoltre, come squadra, porta gli stessi colori del Milan, quindi mi piace particolarmente.

Questo campo, situato in zona Levà, tra Arma e Taggia, è dedicato a un grande calciatore che fu principalmente portiere della Lazio, ma giocò anche in altre squadre. Sto parlando di Ezio Sclavi. Grazie a Studio Vacuo, un post dedicato a quest’uomo è stato messo e apprezzato sul sito della squadra http://www.argentina-arma.it/ e oggi anche il quotidiano “La Stampa” lo ricorda.

Ebbene, dovete sapere che Sclavi, finita la sua carriera calcistica, divenne un pittore e oggi le sue opere dal “realismo magico” – in realtà astrattismo – si possono ammirare ad Arma, a Villa Boselli, che dedica a questo calciatore-artista tutte le sue sale, esponendo i suoi quadri.

Ma ecco cosa scrive il giornale:

“Il mito di Ezio Sclavi, leggendario portiere di Lazio e Juventus, rivive attraverso le sue opere pittoriche, in una mostra a Villa Boselli di Arma. Non filmati o foto di parate, ma una trentina di quadri che dipinse conclusa la carriera di calciatore, ottenendo consensi anche come artista. In esposizione ci saranno anche tre sculture di Osvaldo Poggio. La mostra sarà inaugurata sabato 31 marzo alle 17 e 30. Si chiuderà il 10 giugno. Ingresso 9/12 e 30 – 15 e 30/ 18 e 30, domenica solo al mattino. Sclavi nacque a Stradella (Pavia). Giocò 220 partite nella Lazio e una stagione nella Juventus. Nei bianconeri e in Nazionale (dove disputò 3 partite) era riserva di Combi, un mito del calcio italiano. Giocava all’occorrenza anche da centromediano e in attacco. E segnò anche dei gol. Operato due volte al menisco, partì volontario in Etiopia dove, come allenatore-giocatore (ma centravanti) vinse tre campionati di fila. Prigioniero tornò in italia dopo 13 anni. Si trasferì ad Arma, dove allenò l’Arma Juve, divenne pittore di buon livello e morì nel 1968. A lui è dedicato il campo dell’Argentina Arma….”

Meriterà sicuramente un post anche Osvaldo Poggio, il quale ha realizzato opere, come il monumento dei caduti di Arma, che abbelliscono questo paese che vi avevo fatto vedere nel post “Arma by night”.

Per ora godiamoci questa mostra, sarà un vero piacere.

Ezio Sclavi, venne soprannominato “Lo Smemorato”, poiché giocò un’intera partita con una commozione cerebrale. Quel giorno parò di tutto, nessuno riuscì a far andare la palla in rete, ma l’indomani, a causa della botta presa alla testa, Ezio non ricordava nulla di quella partita. Una partita, un portiere, del quale parlò tutta l’Italia.

Vostra Pigmy.

foto presa da laziowiky.org

M.

Il furto alla chiesetta dell’Alma

Questa, topi, è una storia da topogazzetta ufficiale.

Ve la ricordate, no? È la chiesetta dell’Alma o Arma, sotto la roccia, quella che avevo postato tempo fa.

Ebbene, l’altra sera ne hanno riaperto le porte per celebrare la messa serale. Ora fa più caldo, alla sera è ancora chiaro e i fedeli si sono voluti riunire sul mare per onorare i loro santi. Fin qui niente di strano. ma i religiosi hanno dimenticato la scatola delle offerte, che durante questa messa avevano riempito di soldini, su un tavolino adiacente alla finestra protetta da una grata che potete vedere nella foto. Era una piccola scatoletta di cartone.

Tornati dopo due giorni, si sono resi conto che qualche gaglioffo, con un gancio, ha avvicinato il tavolino bianco di plastica a quel pertugio per scippare il tesoro.

Ora, di sicuro loro sono stati poco arguti nel lasciare le offerte in bella mostra su quel ripiano, ma cari (si fa per dire) signori ladruncoli, quanto ci sarà mai stato dentro a una cassettina dell’elemosina? All’interno di una chiesetta piccola, piccola poi!

Si attaccano davvero a tutto. Hanno chiamato i Carabinieri. i quali non penso che riusciranno a  trovare i marrani protagonisti del fattaccio. Oggi tutta la passeggiata mare di Arma era triste e mortificata. Qui nella mia valle si soffre ancora per questi gesti inaspettati, ma cosa volete che vi dica? Non si può più stare tranquilli da nessuna parte, nemmeno in chiesa!

Che brutto vedere tanto scompiglio davanti a questo santuario. Stavo camminando allegramente con la mia amica fotografando il mare e, le donne uscivano dal luogo religioso con le mani tra i capelli. Erano proprio avvilite!

Che tempi! É meglio il bosco, ve lo dico io. Si picchia contro gli gnomi (lo gnomo maledetto, ve lo ricordate?), ma non si perde nulla e nessuno tocca niente!

Vostra Pigmy.

M.