Ad Arma di Taggia, la morte sospetta di Tranquillo

Era il 25 agosto del 1962 quando nella pacifica cittadina di Arma di Taggia, primo paese della Valle Argentina, affacciato sul mare, accadde un fatto che scosse tutti gli abitanti e lasciò perplessa l’Italia intera.

Purtroppo, anche nella mia Valle, sono accadute cose molto spiacevoli e questa storia, realmente successa, non è a lieto fine ed è anche molto strana.

Si tratta della morte di un signore, un certo Tranquillo Allevi, chiamato “Tino” dagli amici più intimi, che ricevette per posta un pacco davvero particolare. Fu la moglie di Tino a ritirare quella scatola incartata in modo sgarbato e frettoloso ma il mittente era la nota azienda San Pellegrino e quindi poteva contenere qualcosa di importante.

Marito e moglie pensarono ad un’opportunità lavorativa, ottima a quei tempi. Diventare dipendente di una ditta così importante non era da tutti e furono contenti di aver ricevuto quel regalo.

Ma cosa c’era in quella scatola? Ebbene, quel pacco conteneva una bottiglietta di liquido analcolico prodotto da quella azienda che, in quegli anni, era conosciuta con il nome di Società Anonima delle Terme di San Pellegrino.

Assieme alla bottiglia c’era un biglietto indirizzato a “Tino” Allevi e sul quel foglio veniva dichiarato proprio il sogno del signor Tranquillo, cioè divenire rappresentante di quella specifica bevanda che pareva un Bitter.

Ovviamente però, quella bibita doveva essere assaggiata dal signore in questione, il quale, successivamente, avrebbe potuto parlare con un incaricato mandato dall’azienda proprio per decidere l’assunzione.

Felice e soddisfatto, il destinatario, prima di aprire la bottiglia chiamò due suoi carissimi amici che facevano i commercianti perché voleva condividere con loro la buona notizia e l’avvenimento. Questi, potevano inoltre essergli d’aiuto, dal momento che lui era abituato a vendere solo formaggi, e grazie a loro poteva avere un giudizio sicuramente più preciso.

I due amici accettarono l’invito e, una volta giunti a casa del signor Allevi, vennero a conoscenza di tutta la vicenda. Come promesso, Tranquillo versò in tre bicchieri la bevanda, brindò e tracannò tutto d’un fiato con l’animo di voler festeggiare. Quella bevanda però era talmente amara che i due compagni di Allevi non riuscirono che a berne soltanto qualche goccia ma, verso le 22:30, dopo solo mezz’ora l’aver ingurgitato quel liquido, tutti iniziarono a sentirsi poco bene e ad avere forti crampi allo stomaco.

Tino era, dei tre, quello che stava più male. Vennero portati d’urgenza all’ospedale ma, purtroppo, per Tranquillo Allevi non ci fu nulla da fare e morì per avvelenamento acuto procurato da una sostanza sconosciuta.

I medici supposero si trattasse di Stricnina un potente veleno usato persino per uccidere vari animali.

I due amici del protagonista di questa triste vicenda riuscirono a sopravvivere grazie alla lavanda gastrica e anche per il fatto che avevano mandato giù solo un sorso di quella strana e letale bibita.

Ma poteva la ditta San Pellegrino volere la morte di Tranquillo o essersi sbagliata nel confezionamento di bottiglie?

Gli inquirenti iniziarono le ricerche analizzando soprattutto il pacco arrivato per posta e la casa del povero signore. Come mai quella specie di scatola di biscotti, utilizzata per trasportare la bottiglia, non aveva nessun marchio San Pellegrino? E perché la San Pellegrino si sarebbe dovuta rivolgere proprio al signor Allevi di Arma di Taggia che vendeva formaggi?

Ebbene, purtroppo Topi, ci ritroviamo davanti a un caso di omicidio e quello che fece subito capire questo fu il nomignolo “Tino”, scritto a macchina, su quel biglietto di cui vi accennavo prima. Un diminutivo usato soltanto da chi Tino lo conosceva bene.

Si scoprì presto che il pacco fu spedito da Milano ma anche la San Pellegrino era un’azienda lombarda e, quindi, si era ancora lontani dalla verità. Tuttavia, le ricerche iniziarono ad indirizzare gli inquirenti verso la pista dell’omicidio passionale.

All’improvviso si iniziarono a puntare le luci sulla moglie della vittima, la signora Renata Lualdi, proprio colei che ritirò il pacco quella mattina. Qui si apre un nuovo palcoscenico che vede la moglie di Allevi come una donna bella e affascinante ma sola e trascurata dal marito, per cui divenuta adultera stando alla ricostruzione della Magistratura.

Si dice che gli amanti della signora Renata furono diversi ma quello con il quale la donna aveva trovato un po’ di felicità sembrava essere un giovane veterinario di un Comune lombardo; il Dott. Renzo Ferrari. Pare addirittura che i due conducessero una relazione clandestina già da quando la famiglia Allevi viveva a Novara, paese d’origine, e che il trasferimento ad Arma di Taggia fu voluto proprio dal signor Tranquillo nella speranza di allontanare la moglie dall’amante.

La strategia di Tino Allevi funzionò perché, i due amanti, a causa della distanza e del poco tempo a disposizione da trascorrere assieme, raffreddarono il rapporto portando la signora Lualdi a trovare un altro amante per dimenticare Renzo.

Il Dottore però, nonostante la passione venuta meno, non accettò di essere sostituito e decise di incontrare Tranquillo per proporgli un affare un po’ bizzarro: 4.000.000 di vecchie Lire in cambio della moglie.

A quel punto, Tranquillo Allevi, rispose al rivale in amore che non poteva e non doveva essere lui a scegliere al posto della moglie ma sarebbe stata la stessa Renata a fare la sua scelta. Una proposta che Renata Lualdi rifiutò e questa sua decisione mandò in bestia il signor Renzo.

L’unica chance che restava al veterinario lombardo era uccidere Tranquillo al fine di avere la signora tutta per sé.

Le prove schiaccianti e l’accusa della stessa Renata condussero all’arresto e all’ergastolo del Ferrari che si è sempre dichiarato innocente. Venne poi graziato dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga nel 1986.

Questo assassinio venne nominato dalla Stampa del tempo “l’Omicido del Bitter” e portò al famoso detto, che ancora oggi si sente nella parlata popolare, e recita << Tranquillo è morto ammazzato >> in risposta a chi ci dice << Ma stai tranquillo! >> senza però infondere nessuna fiducia.

Questo articolo è stato scritto raccogliendo le testimonianze di chi ricorda il fatto e ricercando articoli e video in rete, per cui, se ci fossero degli errori sarei lieta di saperli. Inoltre qui https://m.dagospia.com/quando-dicono-tranquillo-ha-fatto-una-brutta-fine-1962-una-folle-storia-di-corna-153355 potete vedere anche le foto dei protagonisti di questa macabra vicenda.

Avete capito Topi? Un noto proverbio è nato proprio in questo luogo, all’inizio della mia splendida Valle, ma la sua nascita è costata cara ad un uomo che desiderava diventare il rappresentante di una famosa azienda italiana e assicurare così benessere a se stesso e alla sua famiglia. Che storia…

Vi mando un bacio silenzioso nel rispetto di tutti i protagonisti di questa vicenda. Alla prossima!

La filastrocca della strega-Topina

Prunocciola streghetta

Tremano foglie e trema la pelle,

in questa notte senza le stelle:

si chiama Halloween per i bambini,

Samhain la chiamano i Celti vicini,

qui nella Valle precede Ognissanti:

è una festa con nomi per tutti quanti.

E’ notte di streghe, alla Cabotina,

che fanno baldoria da sera a mattina.

Ci sono mostri da Arma a Verdeggia

e restano in vita finché non albeggia.

Di zucche e scope, cappelli e decori

si addobbano i borghi dai mille colori.

Triora e Molini, da sempre stregate,

si vestono a festa, le esagerate!

E gli altri centri, più piccoli e quieti,

nascondono scheletri sotto i tappeti.

Ma in lungo e in largo, in Valle Argentina,

fate attenzione alla brava Topina:

veste di viola o di nero? Chissà,

magari qualcuno avvistarla potrà.

Indossa il cappuccio o forse un cappello?

Avrà la scopa oppure l’ombrello?

Svuotata di polpa e intagliata è la zucca:

dolcetto, scherzetto o toma di mucca?

Quel che è certo per questa serata

è che è una festa davvero stregata.

E voi, amici cari, siate leggeri:

gli spettri leggono i vostri pensieri!

Abbandonatevi ai divertimenti,

e per una volta siate contenti.

La Topina della Valle Argentina

“Due estati, un inverno”

Topi, quello di oggi è un articolo un po’ fuori dal comune.

Sapete che mi piace parlarvi degli scrittori della mia terra o che ne cantano le lodi nei loro scritti, per cui eccomi di nuovo qui a presentarvi un progetto particolare di cui fa parte anche la mia amata Valle Argentina.

Lo scrittore Marco Uggé, approfittando dell’appartamento che i familiari possiedono ad Arma, nel 2007 è venuto nel Ponente ligure per restaurare la parrocchiale di S. Sebastiano, ad Artallo. Lo scrittore e decoratore è rimasto in Riviera ben tre anni e sapete bene tutti che, una volta messo piede in questo lembo di terra che è la Liguria, difficilmente si può dimenticare l’accoglienza del mare giocondo e l’abbraccio delle sue montagne. Nel suo periodo di permanenza nei luoghi di cui vi parlo sempre nei miei articoli, Marco ha scoperto al contempo proprio il Mar Ligure grazie alla pesca in apnea e le Alpi Marittime insieme alla mia amatissima Valle Argentina. Tornato nella bassa lodigiana da cui già proveniva e avendo intessuto amicizie qui in terra ligure, Marco ha inventato la storia contenuta in “Due estati, un inverno”.

mar ligure bussana

Ma vediamo di conoscere qualcosa di più riguardo la sua storia.

Tanto per cominciare, topi, il romanzo di Marco Uggé fa parte di un progetto editoriale moderno ideato da Bookabook, una casa editrice che prima di pubblicare i libri dei suoi autori attua delle campagne di crowfunding: gli autori selezionati dalla casa editrice devono raggiungere 200 preordini in 100 giorni delle loro opere, conquistando quindi la fiducia di 200 lettori. Acquistare in prevendita il romanzo di Marco significa dunque puntare sull’autore e permettergli di realizzare il suo sogno, quello di vedere effettivamente pubblicata la sua storia. Trovate tutte le informazioni al riguardo sul seguente sito: https://bookabook.it/libri/due-estati-un-inverno/

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Intanto, visto che si parla di posti che conosco, vi lascio dei brevi estratti dal suo testo.

“Alle prime luci del mattino, da uno sperone a picco sul mare, un uomo possente ma dai modi gentili si godeva la brezza marina, mentre con la solita meticolosa cura andava occupandosi di un piccolo angolo di paradiso.

giardino piante grasse

A ridosso del promontorio, dove la via tra Arma e Bussana s’eleva nel punto più alto, una curva pare voler far prender fiato alla strada ormai stanca d’inerpicarsi su per la costa. In questo angolo ritagliato tra cielo e mare, Alceste aveva piantato un piccolo giardino mediterraneo o meglio, come spesso accade tra gli amanti, lui l’aveva trovato… o forse era il giardino che aveva trovato lui; ad ogni modo era nata una simbiosi tra questo omone dai modi gentili e la terra baciata dal sole e sferzata dal mare. Così, insieme alle piante di aloe, erano spuntati cactus, crassule, euphorbie ed altre varietà della macchia mediterranea.

pianta grassa

[…] Era una mattina come tante, una di quelle mattine che spesso ti regala la Riviera di Ponente in estate.

 

Il mare calmo per quanto permetta l’esposizione costiera della zona, era animato da infiniti bagliori di luce che riflettevano lo smuoversi di piccole onde; la marea in entrata permetteva catture ed a queste pensava Luca mentre col motorino sfrecciava verso la darsena di Arma.

mare arma di taggia

Nella sua mente gli auspici per una buona pesca erano stimolati dal solito profumo che le mattinate ponentine ti regalano a piene mani; solo chi ha vissuto qui per qualche tempo capisce di cosa parlo: è un misto di salsedine, sabbia, olio, fiori, il tutto sferzato e rimescolato dall’aria frizzante delle Alpi Marittime che si scontra e si miscela con quella del Mar Ligure.

mare bussana

[…] Lo scoglio di Bussana è una zona costiera del paese omonimo che, a poche centinaia di metri da Arma, fa parte in realtà del comune successivo. Posto all’estremo ovest del golfo di Arma stesso, si erge su un terrapieno naturale di roccia modellata nel tempo dai venti e dalle mareggiate. Gli elementi, come la mano possente di uno scultore, hanno staccato un grande masso che franando in epoche remote nel mare ai piedi del faraglione, lo ha ben coronato come un puntino sulla i.

Per concludere, ecco anche la trama di “Due estati, un inverno”:

Estate 2015. Quale mistero si nasconde a bordo della Tristana, yacht a vela abbandonato nella rada tra Arma di Taggia e Bussana di Sanremo? E chi ha ucciso a colpi di pistola il povero Mario Acquarone, pescatore subacqueo trovato morto sulla spiaggia di Costa Balena? A questo e ad altri interrogativi saranno costretti a rispondere Luca D’Arrigo, Luca Risso e Michele Fantoni, tre giovani amici inseparabili, con la passione per la pesca in apnea. In questo luogo della spensierata stagione che si aspettavano, i tre dovranno districarsi in una complicata e pericolosa avventura che, oltre a vederli protagonisti, li confronterà con uno spregiudicato trafficante d’armi e un gruppo di spietati ex-mercenari. La vicenda copre l’arco temporale di due estati e un inverno e ha come palcoscenico la suggestiva Riviera Ligure di ponente, col suo sole perenne, il suo mare sempre blu e quel cielo che nel mare si rispecchia, così tanto grande e così tanto azzurro da sembrare finto.

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Che ne pensate, topi? Non vi sembra interessante? Resto sempre molto affascinata dal modo di vedere il mondo in cui vivo da parte di scrittori e artisti che decidono di omaggiare la mia terra.

Io adesso vi saluto, vado a leggere qualche nuova avventura da raccontarvi.

Un saluto dalla vostra topo-lettrice Prunocciola.

Ad Arma, le spiagge della Valle

Come ogni fiume e ogni torrente del mondo, anche l’Argentina sfocia nel mare in quella che è chiamata “zona della Darsena”, ad Arma di Taggia. Si immette nel Mar Ligure, un mare chiaro dal carattere deciso che ha scolpito e intagliato nel tempo, col suo andirivieni, paesaggio e abitanti.

Un mare che si infrange contro scogli scuri, moli sistemati dall’uomo nell’ultima metà dello scorso secolo e spiagge chiare, color maggese, che accolgono spesso folate di forti venti nonostante il clima mite che perdura a ogni stagione.

Quella che si presenta è una spiaggia sabbiosa che nel 2016 ha ottenuto il conferimento della Bandiera Blu dalla FEE-Italia (Foundation for Environmental Education).
Arma, con le sue spiagge, risulta essere una zona bella e pittoresca del Golfo Ligure e la passeggiata a mare che costeggia i lembi di sabbia è lunga quanto tutto il paese.
In queste zone, i gabbiani sono i padroni assoluti, sorvolano gridando sulle teste di chi passeggia pigro, per poi tuffarsi nell’acqua e lasciarsi cullare dalle onde. Anche i piccioni bazzicano sulla sabbia tiepida e le loro impronte sono inconfondibili.
Un bello svago e un gran vantaggio anche per gli amici a quattro zampe degli armaschi, i quali possono scorrazzare liberi e giocare con un’onda e con l’altra, soprattutto durante la stagione invernale.
Anch’io mi diverto molto sulla morbidezza di questo terreno. E mi diverto a rincorrere le alghe essiccate al sole che svolazzano rapite dalle correnti.

Su queste spiagge si possono trovare anche molte cose interessanti. È la corrente a portarle. Come gli splendidi pezzi di legno, levigati dall’acqua, dalle forme più stravaganti. Solo la fantasia può dare un senso a certe sagome bizzarre, ma il divertimento è assicurato.
Per non parlare di sassolini e conchiglie: ce ne sono per tutti i gusti!
È bello vedere le persone anziane ritemprarsi al profumo di salsedine e al rumore soave del mare.
Se ne stanno lì, seduti per ore, a contemplare l’infinito azzurro. È in questo infinito che si può scorgere la Corsica in base a determinate condizioni meteorologiche.
I più attivi, invece, e anche più giovani, sono decisamente più sportivi, ma questa zona balneare offre spunti interessanti per l’attività fisica. Immaginatevi cosa vuol dire correre o camminare sulla spiaggia con un panorama come questo. C’è anche chi può praticare nordic-walking, uno stile di camminata molto salutare che si esegue con i bastoncini.
E che meraviglia quando queste spiagge vengono baciate dai colori delle albe e dei tramonti! Nessun pittore riuscirebbe a creare qualcosa di più bello… no, no.
Le sfumature si riflettono sulla sabbia beige e l’accendono di toni caldi e nutrienti.
Nutrono lo sguardo e il cuore.
Le spiagge di Arma, un luogo meraviglioso di cui godere, nella pace e nella quiete, preludio di una Valle incredibile che offre tutto.
Uno zampettante bacio marino topi, alla prossima!

Le vite antiche di Borniga

Pronti? Oggi si zampetterà parecchio. Andremo in Alta Valle Argentina, in terra brigasca e precisamente a Borniga… una metropoli! Scherzo. Un pugno di case, non di più, è pronto ad accoglierci, e dovete credermi: dire che è magnifico è riduttivo. Una borgata montana assai suggestiva che ricorda un presepe, che dona una pace incredibile dove la vita si svolge come un tempo, placida e lenta, e la natura attorno riesce ancora a mostrarsi vera e spettacolare come fosse piena di gioia.

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Vi avevo già fatto conoscere questo minuscolo villaggio in questo post: “Angoli di Tibet a Borniga, in Valle Argentina“, ma ho altre cose da dirvi, più antiche e più storiche, perciò serve ripartire.

Borniga (Bornighe o Burnighe nel dialetto del luogo) è rimasta a noi, alla Valle Argentina e alla Liguria, laddove terre smembrate dalla Seconda Guerra Mondiale vennero date alla Francia o al Piemonte.

alta via realdo borniga

Siamo sull’Alta Via dei Monti Liguri e Borniga è un bellissimo punto panoramico. Siamo in un luogo dalla bellezza indescrivibile, come per la vicina Realdo e le zona del Pin e Abenin che circondano Borniga, le quali fecero innamorare persino autori come Italo Calvino (che quassù fece anche il partigiano) e Francesco Biamonti, che scrissero di questi luoghi introducendone i paesaggi nei loro romanzi. Zone che furono, per questi scrittori, vere muse ispiratrici. Un altro scrittore assai più recente e nostro contemporaneo ha fatto di queste zone selvagge e a tratti impervie lo sfondo perfetto per il suo romanzo, Giacomo Revelli, di cui vi parlerò prossimamente.

borniga realdo

Borniga, che in Valle ora si può raggiungere anche a piedi da un vecchio sentiero che parte da Creppo, il quale è stato ripulito tempo fa da dei volontari, oltre a una natura selvaggia mostra panorami infiniti. E’ infatti definito La Finestra della Valle, essendo anche uno dei punti più alti.

paesaggio borniga

Da qui partivano molti muli a scendere, per vendere legna o carbone, ma anche frutti e vari doni della terra, o a salire trasportando pietre e materiale valido per la costruzione delle dimore che, da come potete vedere, sono state realizzate con materiali del tutto naturali.

case borniga

E’ una zona ricca di ardesia, questa, e si è trasportata per lungo tempo sulle strade sterrate che attraversano i territori intorno a Borniga. Di ardesia, come vi ho già detto altre volte, è costituita la copertura della maggior parte delle case della Valle Argentina, ma essa serviva anche per i tavoli da biliardo.

Particolari donne di Triora, le nostre amatissime bazue (streghe), durante la notte aiutate solo dalla luce fioca della luna, si mettevano in marcia di buona lena per giungere fin qui, dove una terra incredibilmente ricca di elementi naturali donava loro erbe e altri ingredienti, più rari altrove, utili ai loro incantesimi.

rosa canina

Donne che passeggiavano tra boschi e sentieri, in quegli anni, assai popolati da lupi. Il loro ululato riecheggiava nelle notti buie per tutta l’Alta Valle. Lupi che tendevano agguati a una pecora assai particolare… Mi riferisco alla pecora brigasca, una specie ovina autoctona, proprio di qui.

Pecora Brigasca

Siamo sul versante sinistro del torrente Argentina e lo scenario è incantevole. Sappiamo che laggiù in basso gli abitati di Loreto e Cetta ammirano i monti nei quali stiamo sostando.

Da questi luoghi partono diversi sentieri, tutti panoramici, che attraversano zone selvagge, impervie a dagli scenari mozzafiato. Il Gerbonte è a due passi, così come la vicinissima Francia.

Boriga dintorni

E proprio qui, sotto le nostre zampe, proprio dove oggi sorge questo stupendo paesino, sappiamo esistere una cavità importantissima per la Valle Argentina perché risalente al periodo Neolitico. Si tratta di un corridoio sotterraneo chiamato “Arma della Gastea” dove un tempo venivano seppelliti i defunti e nel quale nei nostri tempi moderni sono stati rinvenuti frammenti di oggetti dell’epoca, come pezzi di bronzo o conchiglie. Ci pensate? Appartenenti al mare, ovviamente!

dintorni borniga realdo

“Arma della Gastea” o anche “Arma Mamela” (vi ricordo che il termine Arma deriva da Barma, ossia Grotta, come vi raccontai per il primo paese sul mare della Valle e cioè Arma di Taggia) si trova a Borniga, nel Vallone Durcan, e nessuno ha mai potuto scoprire quanto sia profonda.

Ma non è finita qui. Sempre in questa zona, un’altra cavità chiamata “Buco del Diavolo” mostra decorazioni e utensili e ha permesso anch’essa di rinvenire ossa di uomini primitivi. I resti ritrovati qui si trovano oggi al Museo Civico di Sanremo, altri reperti si possono ammirare invece nel Museo Etnografico e della Stregoneria di Triora.

naturna dintorni borniga

Insomma, siamo davvero in un fulcro archeologico, topi! E quelle che vi sto raccontando non sono le sole grotte conosciute, ce ne sono molte altre utilizzate soprattutto come sepolcri.

Vi immaginavate tanta storia in un posto come questo, che sembra solo natura? No. Migliaia e migliaia di anni fa era abitato, e lo è stato per tantissimo tempo, divenendo palcoscenico di diverse culture e civiltà.

Un bacio antico, topi miei.

Metti una sera di mezza estate ad Arma

Nel periodo estivo Arma si trasforma, e lo fa soprattutto nelle sere di questi mesi caldi. A colorarla, ora, sono le tinte del crepuscolo: le regalano tinte tenui, paiono di velluto quando si adagiano sull’orizzonte, sul mare, e accarezzano con sfumature  morbide i profili della città.

Contrastano le sue case, le sue piante, i suoi numerosi panorami che si stagliano contro il cielo che in questa stagione è di un blu intenso.

Arma offre allo sguardo diverse vedute: il mare, le colline, i monti, l’infinito…

Oltre i colori tipici della Liguria sulle case costiere, il verde e l’azzurro sono i colori predominanti e, alla sera, diventano ancora più nitidi.

Non si possono non citare le nuances dei fiori: il Plumbago, l’Oleandro, la Bouganvillea, il Carpobrotus…

Tutto sembra una festa dai toni leggeri.

Ci sono orari in cui Arma si fa più silenziosa, abbracciata dall’afa di agosto che pare rendere tutto ovattato.

Solo dalle finestre aperte si ode il vociare delle televisioni accese o il ticchettio metallico delle posate che scontrano i piatti durante la cena. In queste particolari ore di quiete nemmeno i gabbiani osano garrire. Le spiagge sono deserte, dopo avere finito da poco di accontentare tutti con la loro sabbia dorata e le loro onde a infrangersi sulla battigia.

Sono ore che trascorrono veloci, lasciando il posto alla prima parte della notte. In questo momento prendono vita luci, suoni e abbagli.

Durante il tramonto, nonostante il sole prenda congedo con lentezza, Arma rimane splendente.

Continua, nel suo insolito chiarore notturno, a esistere tranquilla e pacifica, e in quel mentre sono tanti i ricordi che riemergono con nostalgia. È il momento del giorno in cui i suoi abitanti la osservano quasi in silenzio, ormai fermi e rilassati dopo le calde e frenetiche giornate. Poltrendo sui balconi, sfiniti per il gran caldo, osservano per ore panorami che ogni giorno hanno davanti, ma raramente contemplano. Lo dico in senso buono, pensando a chi mi dice divertito: “Ma sai che non mi ero mai accorto che lì c’era… “.

Le sere di Arma si riempiono persino di lustrini e paillettes; vengono sfoggiati sulla sua passeggiata in un andirivieni continuo, acceso e pacato al tempo stesso, uno sgambettio di godimento della brezza che ogni tanto, come un balsamo, passa ad accarezzare la pelle. Arma non è un paese spumeggiante, è per lo più tranquillo, quasi scostante, per questo certi eventi fanno furore, curati a puntino e fulgidi come bagliori.

Per apprezzare Arma occorre entrare nella sua anima, nell’anima di chi la nutre, di chi a essa tiene particolarmente e ne fa sbocciare tutte le bellezze. Se si riesce a notare questo, non si può non amarla. E’ così ostica a volte, così indisposta… ma tutto fa parte della sua natura ligure. Essere ligure, in alcune zone di questa striscia di terra che forma un sorriso all’incontrario, significa essere coriacei, saper affrontare le difficoltà, non lasciarsi sorprendere dalle bazzecole. Per stupire un ligure ci vuole molto, non si accontenta di poco, perché quel poco lo porta già nell’animo da tempo ed è il suo Tutto. I suoi occhi han già visto, la sua bocca ha già parlato, le sue orecchie hanno già udito. “Ora, o porti qui la meraviglia equivalente al tuo cuore, o di entusiasmo ho già il mio… grazie.”

Arma dice questo. E se vi può sembrare snob, sappiate che è l’esatto opposto: è saper trasformare il nulla in Bellezza pura. È saper creare dove nessuno regala niente. È saper andar avanti. Sempre.

Arma è una curva da attraversare. Offre ciò che ha a chi vuol vedere e, soprattutto in estate, viene messa alla prova. Alla fine della stagione appare quasi stanca o, forse, torna solo alla sua quiete. In alcune occasioni si riempie delle grida dei bambini, in altre del passo stanco degli anziani che respirano salsedine.

Arma alla sera asciuga i teli per l’indomani, per tornare in spiaggia a giocare, a nuotare, a correre… perché, forse, fino all’anno dopo non si potrà più.

I suoi punti di riferimento sono gli stessi, che sia giorno o notte non importa: la Fortezza, la chiesetta di San Giuseppe, la fontana, la Darsena, Piazza Chierotti…

I punti in cui ci si ritrova, sgattaiolando veloci dopo cena, con i capelli ancora umidi e la pelle che sa di bagnoschiuma.

E, infatti, ci sono odori nuovi, in queste sere. Profumi di pelli, aromi di cucine che lavorano di più, il sale del mare, la freschezza del crepuscolo… Mi piace Arma, alla sera, d’estate. Mi piace viverla in questi momenti, prima di tornare nel mio bosco.

Un affettuoso bacio a voi.

 

Una Tana davvero particolare

Nei due articoli “La storia delle Api e del Miele I° e 2° parte” scritti tempo fa, vi avevo ben spiegato la vita di questi insetti meravigliosi. Così importanti per la natura e per noi da far esclamare al saggio Einstein la frase – Se le Api si estinguessero, all’uomo resterebbero solo 4 anni di vita -.

In effetti, il loro lavoro è molto utile a tutti essendo che, oltre a creare il dolce Miele, grande toccasana naturale, si preoccupano dell’impollinazione dei fiori e permettono quindi un rinnovo costante della flora. E’ un po’ come se il mondo vegetale esistesse grazie a loro e, di conseguenza, ne possiamo godere anche noi.

Instancabili insetti. Laboriosi fino allo stremo e, oggi, posso dimostrarvelo avendo visto di persona una parte del loro lavoro e della loro quotidianità. Mi trovavo nella periferia di Arma, nella tana di campagna di alcuni cari topoamici. Dopo pranzo ci accorgemmo che, dentro a delle fessure di plexiglass, che rivestivano una porta per renderla più resistente alle correnti d’aria fredda, alcune Api stavano creando qualcosa di veramente fantastico: il loro alveare. Che design moderno!

Sì. Tanti mucchietti, color ocra, divisi ordinatamente da delle righe nere, riempivano queste fessure che sembravano essere state fatte apposta per loro. Ma cos’erano questi mucchietti gialli? Nettare. Potevamo vedere bene le Api affaccendate, entrare giuste giuste nella loro grandezza dentro a questi tubicini vuoti e, completamente sporche del goloso polline, iniziare a pulirsi meticolosamente rilasciando cadere la polverina magica che poi pressavano in un mucchietto compatto.

Dapprima si vedeva arrivare una piccola nuvoletta color del sole che poi, scuotendosi e accarezzandosi, perdeva il colore e mostrava l’insetto che c’era al suo interno. All’inizio si puliva bene il muso e le zampe anteriori, poi, piano piano si voltava e si girava, si puliva la parte dietro e iniziava a pressare la polverina persa in basso contro il blocco già esistente.

Una volta raggiunta la misura ideale della “celletta” creava un ulteriore strato con saliva, feci e terriccio, dal colore scuro, che serviva come divisore tra una culla e l’altra prima di iniziare la costruzione della cella seguente. Una striscia di grumi neri. E prima di formare questa divisione, studiava bene la situazione! Indietreggiava, controllava, osservava probabilmente se la grandezza andava bene e poi – Si, ok, posso chiuderla e passare alla prossima! -. Incredibile.

E pensare che per formare un pezzettino di giallo, grande circa un centimetro quadrato, faceva avanti e indietro come minimo 20 volte per andare a sporcarsi nuovamente di polverina. Che dedizione e…. che voglia! Non oso immaginare quanto tempo abbiano impiegato a fare tutti questi che potete vedere nelle immagini! Ma tali scomparti, sono formati solo da polline? No.

Se guardate attentamente noterete in uno di essi un po’ di vuoto e un piccolo ovetto biancastro, semi trasparente. Lo avete visto? Nella riga più bassa dell’alveare. Ebbene, ogni cella ne conteneva uno e, vederli, era veramente emozionante. Uova che poi diventeranno larve e infine piccole, nuove Apette. Per me, aver potuto vivere questo avvenimento è stato davvero bello.

Sono stata fortunata grazie alla trasparenza della location scelta e ho potuto osservare per bene ogni cosa senza perdermi nulla. Ciò che maggiormente mi ha colpito è stato il loro duro lavoro. Come vi ho spiegato, facevano avanti e indietro in continuazione. In continuazione.

Io, al loro posto, alla seconda celletta ero già stanca morta. E che precisione! Che ordine! Non c’era uovo più scomodo di un altro. Lo spazio doveva essere uguale per tutti e tutti dovevano poter avere la giusta considerazione. Nessun privilegio. Ma dov’era l’Ape Regina? Ogni alveare ne ha una. Notammo che alcune fessure entravano all’interno dello stipite della porta e quindi probabilmente Sua Maestà, se ne stava comoda in qualche nascondiglio lì dentro.

Ebbene amici, la mia Valle è anche questo. Il mostrare scenari meravigliosi che non sempre è possibile vedere in prima persona o in primo topo come me. Poter conoscere i mondi che convivono paralleli al nostro ai quali spesso non badiamo e non facciamo attenzione. Eppure esistono e sono davvero pieni di vita.

Vi è piaciuta questa tana? Bene, allora vi farò conoscere anche le prossime che troverò in futuro. Sperando di poterne scoprire ancora.

Un bacione, buon week end!

M.

Arma com’era, Arma com’è

Arma, topi cari, è un paese che si sdraia sulla costa della Liguria di Ponente.

E’ conosciuta meglio come Arma di Taggia ed è praticamente il primo centro della mia Valle. Proprio sul mare.

Arma è quel che si definisce tipicamente una località turistica, dove c’è l’aria buona e un clima invidiato da chiunque.SONY DSCAlcuni la definiscono “cittadina” ma per me è un paese. Un paese tranquillo, forse anche troppo. Anni fa era forse molto più bella di adesso. Ora è cambiata ma, fortunatamente, qualcuno a pensato di tenerla immortalata per sempre, in tutto quel suo splendore, quello di parecchi anni fa, quando non era solo bella… era splendida. SONY DSCA farci questo bellissimo regalo sono stati Alessandro Giacobbe e Dino Pisano che hanno raccolto tutte le immagini di una vecchia Arma e le hanno racchiuse dentro un emozionante e grande libro intitolato proprio “C’era una volta… Arma“.

I due appassionati hanno creato una vera opera d’arte. SONY DSCSi sono messi alla ricerca di foto che ritraggono i luoghi che ancora oggi viviamo, seppur diversi, e li hanno descritti con grande maestria raccontando anche qualche curiosità che, a me personalmente, ha fatto molto piacere scoprire. Questo libro è bellissimo. Pensate che l’avevo regalato a Topononno per il suo novantatreesimo compleanno e potete immaginare, per uno nato nel 1919, quanta è stata grande l’emozione nel rivedere i vecchi posti in cui giocava a bocce, portava il latte, aspettava la morosa, che i suoi occhi, dal vero, non avevano più potuto vedere a causa dello sviluppo urbano. SONY DSCDal canto mio invece, mi sono divertita a paragonare i luoghi di ieri con gli stessi di oggi, cambiati, mutati completamente ma pur sempre riconoscibili. Ho visto addirittura, in certi angoli, alberi e piante ancora oggi esistenti; più grandi, più alti, ma ancora lì. E’ davvero cosa gradita per gli abitanti di Arma ma anche per chi, ad Arma, non vive ma ama questo genere di cose, credetemi che questo è un documento molto prezioso fatto con cura e passione. Arma, il suo Viale delle Palme, il suo Duomo, la sua Passeggiata a Mare, il suo Hotel Vittoria, tutti punti che la contraddistinguono. Era da tanto che volevo rendere omaggio ad Alessandro e a Dino perchè meritano davvero i miei più sinceri complimenti.

Le immagini però sono le mie, perdonate lo scempio, mi sono divertita a dargli un tono seppia e a metterci una cornice intorno, non voglio rovinarvi la sorpresa che hanno creato per voi i due autori, quindi vi consiglio vivamente di acquistare questo libro! Cosa dovete comprare? Ma eccolo qui:4la meravigliosa raccolta che porta in copertina la chiesetta di San Giuseppe e la Passeggiata del Mare che va verso la Fortezza.

A presto topini, un bacione a tutti.

M.

 

Meteorologia ligure – intervista al Capitano Lidio Lanteri

Cari topi, tempo fa, scrivendo un articolo qui sul mio blog nel quale mi lamentavo del brutto tempo (essendo io amante del caldo e del sole) e nel quale pregavo il buon Giuliacci di darmi buone notizie, ricevetti qualche giorno dopo, una bellissima mail da parte di un meteorologo di Milano, Capitano dell’Aeronautica Militare, e amico proprio del nominato Colonnello.

Tale persona mi spiegò simpaticamente come invece avrei dovuto essere felice del clima che potevo fortunatamente vivere, non solo nei confronti della stragrande maggioranza di italiani ma addirittura persino nei confronti di chi vive la Liguria di Levante.

Ebbene, cari topi, la sorpresa ancora più grande è stato scoprire che questo meteorologo era anche originario proprio della mia Valle, e precisamente del paese di Corte che qui vi ho fatto conoscere https://latopinadellavalleargentina.wordpress.com/2012/09/10/tutti-a-corte/ e forse, proprio per questo, seguiva sempre il mio blog.

Topini, vi sto parlando del Capitano Lidio Lanteri.

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Qui, in questo documento che mi ha inviato, potete vedere la situazione climatica che vi spiegavo inerente alla Liguria e capire come, davvero, possiamo ritenerci così fortunati noi abitanti della meravigliosa Valle Argentina perchè viviamo in un angolo di paradiso.

E secondo voi, io potevo forse farmi scappare l’occasione di intervistare questo mio convallese per altro molto gentile e molto disponibile? Certo che no, e quindi, qui di seguito, eccovi le sue risposte alle mie curiose domande.

Buona lettura e buone nozioni sul nostro clima!

– Ciao Lidio, raccontami qualcosa di te, non sapevo di avere come convallese un meteorologo!

– Ciao Pigmy sai che mi metti in difficoltà? 🙂 Bhè, sono andato via da Corte nell’ottobre del 1947. I miei genitori si sono trasferiti nel primo paese della Valle, sul mare, Arma di Taggia e io, che avevo iniziato la V° elementare a Corte, ad Arma l’ho poi continuata e terminata con il maestro Carletti. Son partito volontario per andare nell’Arma dell’Aeronautica Militare nel 1954 e dopo ho fatto un corso per “Marconista Operatore” a Caserta. Nel 1955, finito questo corso, sono stato trasferito a Bergamo all’aeroporto di Orio al Serio, all’epoca sede del “Secondo Stormo Intercettori Diurni”. Successivamente trasformatosi in “Seconda Aerobrigata”, si andò tutti a Cameri-Novara. Sia qui che dov’ero prima, il mio compito era aerologista, cioè facevo osservazioni meteo sull’aeroporto. Nel mentre studiavo e riuscii a prendere prima la maturità e poi la laurea presso la Cattolica a Milano. Nel 1970, anno del mio matrimonio, ho vinto un concorso per Sottotenente in SPE (Servizio Permanente Effettivo) e venni inviato a frequentare l’ottavo corso di specializzazione in “Fisica dell’Atmosfera” a Roma dove, nel 1972, è nata mia figlia oggi mamma dei miei due splendidi e cari nipotini.

– Cavoli quanta strada Lidio! Complimenti! Hai praticamente iniziato giovanissimo e non c’era assolutamente la tecnologia di oggi. Negli ultimi anni, possiamo dire che siete arrivati ad ottenere una precisione incredibile sul clima. Quanto è utile l’utilizzo di mezzi tecnologici nel vostro lavoro? Possiamo usare il termine “indispensabili”?

– Per fare le previsioni è necessario saper assemblare una quantità enorme di informazioni come: temperatura, umidità, pressione, direzione e intensità dei venti e tanti altri fattori sia del suolo che in quota e, di conseguenza, alle varie quote di altitudini, informazioni che si stanno verificando nello stesso istante su una parte di continente. Pertanto, solo con la pratica, l’esperienza e la capacità, esse possono essere mediate e si può così proporre poi le previsioni. Certo, la tecnologia oggi aiuta enormemente, soprattutto aiuta nella tempestività, nella conoscenza, nella precisione, ma è l’uomo ad essere in possesso di studi competenti che lo portano a previsioni serie ed attendibili.

– Infatti, non sbagliavano nemmeno i detti dei nostri nonni vero Lidio? “Rosso di sera, bel tempo si spera” ad esempio… Anche i tuoi t’insegnavano così?

– Mio padre, uomo di montagna ma assai saggio, mi diceva: “chi si occupa del tempo diventa bugiardo” ma, si 🙂 alla fine della fiera…. rosso di sera!!!

– Che rapporto c’è tra te e il simpaticissimo Colonnello Mario Giuliacci? Raccontaci un aneddoto se puoi.

– Dopo il corso che ti spiegavo prima, trasferito all’aeroporto di Milano-Linate, incominciai a fare i turni in coppia con l’allora Tenente Mario Giuliacci, il mio maestro! Vedi, io sapevo tutto sulla meteorologia teorica ma fare le previsioni è un’altra cosa e, da Giuliacci, imparai molto come ovviamente anche da altri colleghi. Come ricordo ho il flash di quando venni messo in punizione con tre giorni di CPS (Camera di Punizione Semplice). Dovetti praticamente dormire per tre notti su un duro tavolaccio perchè mi avevano scoperto mangiare scomposto a tavola, ossia con i piedi incrociati 🙂 pensa te! Che tempi! Non c’entra con Giuliacci ma pensando a lui mi sono venuti in mente quei periodi e mi sono ricordato di come bisognava comportarsi…

– Tempi davvero diversi, hai ragione. Il tuo lavoro, se non erro, è legato all’Arma dell’Aeronautica Militare. Ad un giovane che oggi vorrebbe seguire i tuoi passi, cosa consiglieresti quindi? Quali sono i lati più belli e quelli più negativi del tuo lavoro?

– Ad un giovane, che posso dire? Di laurearsi in matematica o in fisica se vuole seguire queste orme, oppure, addirittura in medicina, non sai Pigmy quanto è importante l’incidenza della meteorologia sul fisico dell’uomo! E poi ovviamente, deve frequentare i corsi che credo ancora l’Aeronautica Militare bandisce. La cosa più brutta….. mmmhm… non saprei, la cosa più bella, beh, la nostra divisa!

– Ecco perchè sono meteoropatica! Ora ho una scusante! Correggimi se sbaglio: da un po’ di tempo si usa dire, quasi come fosse un motto ormai “Non ci sono più le mezze stagioni“, riferendosi alla primavera e all’autunno. A me non sembra. Forse tutto si è spostato senza basarsi su nomi di mesi o su date che ha assegnato l’uomo e non la natura. Sbaglio? Tu cosa ne pensi?

– Guarda, qualsiasi cosa accada, posso dirti una sola verità: “Dopo il cattivo tempo, arriva sempre il bel tempo”! E’ poco, è vero, ma provare per credere!

– Mi facevi notare, a seguito di un mio post e grazie al tuo documento: “Alcune gocce di meteorologia spicciola“, quanto siamo fortunati, meteorologicamente parlando, noi di questa parte della Liguria (di Ponente). Spiegaci meglio il perchè.

– Per ciò che riguarda la Liguria, quello che ho scritto sul documento, oggetto della presente chiacchierata, è verissimo. Le ragioni per le quali invece si forma una zona di bassa pressione sul Mar Ligure? Si sono fatte e si fanno tante ipotesi: le più diverse, le più fantasiose, fatte anche dall’illustre studioso italiano Dott. Ermini, mio caro amico. Ma ipotesi spesso contrapposte….!

– Quindi per questo ci sarà da studiare ancora un po’. Grazie Lidio, sei stato gentilissimo.

– Ciao Pigmy è stato un grande piacere. Evviva la Valle Argentina!

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Caro Lidio, io ti ringrazio infinitamente, è stato molto bello poter parlare con te e scoprire tutte queste cose. Grazie per avermi concesso quest’intervista e complimenti per il tuo amato lavoro. Grazie anche per la bella foto che mi hai inviato.

In questa immagine cari topi, potete vedere Lidio durante il giuramento di fedeltà alla Repubblica, in presenza del Capo del Servizio Meteo Generale A. Serra.

Che altro posso aggiungere? Che vivo in un angolo di paradiso, non posso proprio lamentarmi, ora, è più che confermato!

Un bacione a tutti, la vostra Pigmy.

M.

Arma: passeggiata sul mare

Vi porto a passeggiare con me. Oggi siamo ad Arma, Arma di Taggia, e percorriamo questo lungo marciapiede alla scoperta di un paesaggio che poche volte vi ho mostrato in questo blog.

Purtroppo ne possiamo percorrere solo un pezzo… “lavori in corso” e quindi ci sembrerà breve. In realtà, è lunghissima come passeggiata, dal paese di Bussana arriva fino alla zona Bartumelin, verso Riva Ligure. Sì, alla foce del torrente Argentina.

E questa è la zona della Piazza della Darsena, del ritrovo dei pescatori che, con i loro pescherecci, attraccano e vendono il pesce, si salutano, si danno appuntamento per l’indomani, con il viso riarso dal sale. E’ questa la zona delle ancore di ferro, posizionate come monumento, oggi ossidate dal tempo, color della ruggine.

Delle Rose e delle Strelitzie (o Sterlizie) ci accompagnano con i loro folti cespugli e, in alcuni tratti, ci vengono incontro rami spogli di Tamerici. Rami che quando si tingono di verde, è un verde pallido il loro, vellutato, sembra impolverato. Rami che s’innalzano, verso il cielo chiaro, con poche nubi. E’ qui che cerca di toccar lo stesso cielo l’altissimo hotel Vittoria. Quattordici piani di albergo. Primo simbolo di modernità in un’Arma contornata da colline coltivate a Carciofi e Garofani e di vita rurale di splendide contadine.

E’ con la sua realizzazione che s’inizia a pensare ad uno sviluppo in altezza; è una costruzione troppo moderna per i tempi in cui è stato eretto. Stona per un certo verso, ma diventerà presto il simbolo indiscusso della Riviera e la sua “V”, illuminata sul tetto, si vedrà da molto lontano.

Si parte dal porto per arrivar fin qui; il piccolo porticciolo che non vi presento ancora, voglio dedicargli un intero post più avanti. Il piccolo porticciolo con le barchette che dondolano e di tutti i colori. Per arrivar sin qui, si attraversano i campi da tennis, dove ogni giorno si divertono persone di ogni età. Si viaggia perpendicolarmente a Via Marina e la sabbia rossa, fine come pulviscolo, che si solleva dal rimbalzo delle palline, va a finire ovunque. Qui c’è sempre molto vento topini, si sa, è la Liguria di Ponente.

Passeggiamo sul mare, sorpassiamo i locali notturni, la Bocciofila con la statua del giocatore che punta e mira, sopra i lunghi campi. Avanziamo e vediamo i giochi dei bambini, che funzionano sempre, estate e inverno, ricchi di grida gioiose. E le giostre girano.

E’ qui che i palazzi sembrano tutti uguali, i balconi, le tende, le tapparelle giù, non c’è vita ora, dormono. I proprietari, turisti che giungono da altri luoghi, devono ancora arrivare. Ecco i tipici bar che appoggiano sulla sabbia, con i dehors sul mare e le vele al posto degli ombrelloni, le siepi, i tavolini arancioni, che danno un tocco di colore a questo periodo più spento. Passiamo davanti all’Istituto Alberghiero dedicato a Eleonora Ruffini e i Bagni Comunali, di fronte, portano anch’essi lo stesso nome della patriota italiana.

Possiamo giungere fino a Piazza Marinella, la piazza delle manifestazioni che si trasforma; da semplice parcheggio a luogo di eventi storici e divertenti in determinate occasioni. E’ qui che i bambini recitano alla fine dell’anno scolastico, i cori cantano, le modelle sfilano. E’ qui che gli anziani si affacciano dal vecchio Miramare.

Che bellissimi scorci. Arma e poi Bussana Nuova e tutte le sue tinte. Il rosa, il giallino e, laggiù, il campanile della chiesetta di San Giuseppe, sempre a dirci che ore sono.

Una passeggiata accompagnata dal dondolio della corrente e delle onde che strusciano a terra. Pizzerie, gelaterie, ristoranti. Non si può camminare senza gelato in mano, qualsiasi stagione sia.

Ci si guarda attorno o si legge il giornale seduti comodamente su una panchina. Si possono contare le mattonelle a terra, color vermiglio; ogni quante piastrelle di questo colore ne risalta una bianca?

La passeggiata a mare percorsa scalza, correndo, camminando, quante volte ci son passata sopra. Si andava in spiaggia, si viveva lì, per tutta l’estate, dentro a quel manto azzurro e infinito. Di giorno, di sera, sulle sdraio ci si addormentava pure!

La passeggiata a mare, con il suo profumo di salsedine e i granelli di sabbia sparsi sul marciapiede, luogo d’appuntamento, vestiti bene, pronti ad affrontare una nuova serata andando avanti e indietro fino a tardi.

Un abbraccio topi, al prossimo tour!

M.