Fuori dal tempo ad Agaggio Superiore

Alcuni luoghi della mia Valle, soprattutto in certe stagioni, paiono come sospesi in un momento senza età. Ci sono posti che hanno la parvenza di essere simili ad Avalon, fuori dai canoni ordinari dello spazio e del tempo come noi li intendiamo.

Questa è l’impressione che fa Agaggio Superiore in questo periodo dell’anno, dove il vero, indiscusso protagonista resta il silenzio surreale che permea ogni cosa.

E’ una frazione di Molini di Triora e dista quattro chilometri da questo borgo. Ci si arriva da Agaggio Inferiore, si sale, si sale fino ad arrivare ai 702 metri sopra il livello del mare. E l’altitudine, qui, si fa subito sentire col suo freddo più intenso, gli sbuffi di vapore che escono dalle narici e dalla bocca quando si respira.

Tutto è sospeso, come vi dicevo. Neppure le foglie morenti sui rami osano più frusciare e quelle già abbandonate al suolo non scricchiolano, restano là, immobili, come se ogni cosa fosse vittima di un incantesimo.

Guardandosi intorno, parrebbe quasi abbandonato. Gli oggetti lasciati nei dintorni sembrano spettri di un tempo ormai perduto, ogni cosa permea una nostalgia palpabile, percepibile.

mollette bucato

E’ malinconico, Agaggio Superiore, con le sue finestre sbarrate, gli usci chiusi e quei tetti che gridano al cielo il loro bisogno di essere rimessi in sesto. Pietra e ciappe d’ardesia la fanno da padroni, e gli unici abitanti paiono essere gli animali, che ci salutano subito con affetto al nostro arrivo. Eppure nulla è come sembra, perché anche se qui tutto pare immobile e quieto, anche là dove il silenzio sembra sintomo di abbandono, c’è chi resiste come il timo aggrappato alla roccia e abita ancora nelle casette di Agaggio, con ritmi lenti, quasi come quelli di un tempo lontano. E c’è l’azienda Casciameia, che vende prodotti locali, ottimi vini e i tipici fagioli della vicina Badalucco.

Una volta c’era anche una bottega qui, come in ogni paese della mia Valle. E in quella stessa bottega abitava la famiglia che la gestiva. Un tempo era così: ci si accontentava di spazi modesti, qualche volta non si aveva neppure il lusso dei vetri alle finestre.

Oggi quella bottega è una casa che attende nuovi abitanti, nuove risate e rinnovati sorrisi.

La passeggiata nel piccolo borgo è piacevole, continuiamo a essere accompagnati da gatti e cagnoloni pronti a farci le feste, come se avessero rivisto un amico di vecchia data.

Ci abbandoniamo alle coccole di quel momento, ma poi continuiamo e raggiungiamo  Piazza San Carlo, dove svettano due chiese, l’una dirimpettaia dell’altra.

E qui diventiamo muti testimoni di un contrasto che quasi disorienta, un connubio tra vecchio e nuovo. C’è la chiesetta antica, con le mura di pietra, ormai fantasma di se stessa. E poi c’è la sua più nuova controparte, la facciata intonacata coi toni del cielo primaverile.

Ci sono anche qui, come ad Aigovo, i giochi per i bambini. E che bella l’altalena, in quel contesto di alberi, prati e panorami! Salirci è come darsi la possibilità di toccare il cielo con un dito, vestire per un istante i panni di una cinciallegra che guizza veloce da un ramo all’altro.

A proposito di boschi, quelli dei dintorni sono tutti di Castagno e i colori del re del bosco sono accesissimi in questo periodo. Una volta la popolazione di Agaggio viveva di castagne, si partiva presto al mattino per raccoglierle, lavorarle. Un po’ tutta la mia Valle viveva grazie a questa portentosa e generosa pianta, ve l’ho detto più volte. E faceva freddo in inverno, molto più di adesso. L’acqua ghiacciava nei catini durante la notte, e al mattino si doveva spaccare il ghiaccio per potersi lavare il viso.

Tempi duri, certo, e Agaggio li conserva tra le rughe delle sue case antiche, nella lapide dedicata ai caduti della guerra e in quella memoria bellica che permea ogni luogo della mia Valle con il suo grido di libertà che riecheggia ancora, rimbalzando da un borgo all’altro.

Adesso vi saluto, topi miei. Le gemme sugli alberi a novembre mi dicono che quello che sta per arrivare sarà un inverno lungo e freddo e devo ancora finire di preparare le mie provviste di articoli per voi.

Un bacio di brina dalla vostra Prunocciola.

Alberi e panorami di Carmo del Corvo

Topi, quella che vi faccio fare oggi non è una vera e propria scarpinata. L’aria si è fatta fredda e io per una volta ho preferito salire sulla mia Passepartout per avvicinarmi di più ai luoghi che voglio mostrarvi.

Il naso gelato e i baffi ghiacciati, ci mettiamo sulla topomobile e saliamo su, sopra Triora, sulla strada che porta al Passo della Guardia. Ci fermiamo più o meno in località Gorda Soprana, perché voglio godere insieme a voi della vista dei monti e assaporare i colori del bosco.

Lasciamo l’auto in uno spiazzo che pare dividere a metà la Valle Argentina, perché da qui c’è davvero un panorama spettacolare e mozzafiato. Si vedono il Gerbonte, Cima Marta, il Toraggio e il Pietravecchia, e poi anche il Saccarello.

gorda soprana - carmo del corvo

Dalla parte opposta, invece, abbiamo gli abitati di Corte e Andagna, Passo della Guardia, il Passo della Mezzaluna e poi giù, fino al Faudo. Si vede tutto, si abbraccia l’immensità delle creste velate d’azzurro e sui monti più alti si scorge già una piccola spruzzata di neve.

valle argentina

Tira vento, lo sentite? Ma non lasciamoci intimorire.

Mi piace guardare i raggi del sole che filtrano dall’alto, disegnando scie luminose sulle pendici delle montagne.

valle argentina carmo del corvo

Abbandoniamo la topomobile a bordo strada e ci inoltriamo nel bosco, sulla sinistra, in direzione di Carmo del Corvo. In questi luoghi pascola il bestiame, si sente anche ora il tintinnio dei campanacci. Pecore e vacche sono ancora qui a cibarsi delle ultime erbe rimaste, prima che arrivi la neve a ricoprirle. Ed è proprio questo loro cibo a insaporire i formaggi della mia Valle, dal gusto unico e inconfondibile.

Il bosco di cui vi parlavo non è fitto, ma a tratti si apre in scorci ampi sul baratro che è la Valle Argentina, vista da quassù. Si respira l’atmosfera selvaggia di questi luoghi, è tangibile, e già entrando nel bosco di Pini viene spontaneo abbassare il tono di voce.

 

E quei Pini sono inframezzati da chiazze brulle di macchia mediterranea, dove a farla da padroni sono il Ginepro, il Timo e la Lavanda, i cui cespugli sono ancora ben visibili, nonostante la sua stagione sia trascorsa da un po’.

timo

Qui, nella bella stagione, si trova facilmente anche l’Iperico. L’Estate, da queste parti, fa ronzare le api e gli impollinatori all’impazzata, così affaccendati nel suggere il nettare dai fiori profumati. E non mancano neppure i tafani, quando nelle vicinanze c’è il bestiame.

Eppure ora tutto pare come addormentato, anzi no, sembra tutto in attesa. La Natura riposa e sospira, attende il momento del sonno profondo che le spetterà a breve, quando giungerà l’Inverno col suo abbraccio di candido gelo.

funghi

Sul terreno, adesso, è tutto uno spuntare di funghi, piccoli, grandi, dalle forme più disparate. Sono state le ultime piogge a farli spuntare così generosi.

E alzando il muso all’insù non si può non meravigliarsi di fronte allo spettacolo offerto dalle foglie baciate dal sole!

autunno valle argentina

Raggiungiamo un punto panoramico, Triora è là sotto quella sporgenza, ma da qui non si vede. Ci sono Querce giovani a farci compagnia, insieme ai Lecci e alle Felci ormai ramate.

valle argentina2

E allora me ne resto seduta qui per un po’, su una roccia scaldata dal sole e col naso gocciolante per il freddo. Si sentono i versi dei Caprioli, qui ce ne sono tanti, e alla fine uno mi passa addirittura alle spalle, balzando via come un fulmine.

quercia valle argentina

Infine, dopo essere rimasta per un po’ ad ammirare il dipinto autunnale che si è spiegato per me e per voi, me ne torno indietro, alla topomobile, che il sole sta calando e so che a breve tingerà di rosa certi scorci che voglio mostrarvi prima di lasciarvi andare.

Salgo su Passepartout, la metto in moto e inizio la discesa, finché non trovo la luce giusta al momento giusto, lo scatto perfetto.

Clic!

passo della mezzaluna

Il Passo della Mezzaluna incorniciato dall’ombra scura delle foglie… e un’altra mezzaluna che s’affaccia nel cielo.

Poi non dite che non vi voglio bene.

Vi saluto topi, torno in tana a zampettare sulla tastiera per voi. Un abbraccio panoramico dalla vostra Prunocciola.

Angoli di Valle – Molini, Triora, Langan

Ci sono delle zone, nella mia Valle, che permettono di vivere momenti indimenticabili solo lasciandosi ammirare.

Quante volte impazziamo meravigliati dalla bellezza della scenografia di un film? Quante volte vorremmo essere in quei luoghi che stiamo vedendo e invidiamo gli attori? Quante volte pensiamo che non sia possibile che esista davvero tanta meraviglia su questo pianeta?

Ebbene topi, oggi voglio mostrarvi degli angoli della Valle Argentina che trasportano direttamente sul set di un film fantasy dove, soltanto per una questione di sfortuna, non sono riuscita a immortalare uno gnomo o una fata dei boschi. Li chiamerei: fantangoli se non vi dispiace.

Non siamo in Irlanda e nemmeno in Scozia, siamo sempre qui, vicino al mio mulino, in un piccolo spicchio della Liguria di Ponente. Gironzoliamo precisamente tra il paese di Molini, quello di Triora e poi andiamo ancora più su, verso Langan. Siamo nei boschi e negli abitati precedenti alla zona denominata “Alta Valle Argentina”, dove la natura è meno aspra e accoglie nel suo modo unico.

Guardate. Queste immagini parlano da sole. Ovviamente tanto splendore è dato anche dall’atmosfera. Un’atmosfera che la mia Valle può mostrare in autunno. Un po’ di bruma per il mistero, un goccio di umidità per lo scintillio e toni caldi per colorare l’ambiente come farebbe un pittore capace.

La mancanza del vento rende tutto più stabile e immobile in modo da poter essere maggiormente visto e percepito. Proprio così: percepito. Non si può infatti non entrare dentro a tanta arcana natura con tutti noi stessi, che siamo umani o animaletti.

Un fascino che lascia stupiti e fermi, proprio come lui.

L’aria è statica, preponderante. Avvolge tangibilmente e si vive uno degli abbracci più belli che si possano ricevere: quello di Madre Terra.

Ogni volta che in questo periodo esco alla ricerca di qualche ghianda da mangiare, rimango affascinata e rapita da questo palcoscenico che sa di mistero e devo poi affrettarmi a fare ritorno in tana. Il buio arriva presto in questa stagione circondando il mio mondo. I rami degli alberi diventano arabeschi che disegnano strane e bizzarre figure contro il cielo e alcuni animali notturni, come i rapaci, rendono il tutto ancora più incredibile. Da pelle d’oca. Sicuramente, uno di questi giorni, vedrò sbucare da dietro un tronco Harry Potter. Tutto sembra un segreto, un posto enigmatico da perlustrare lentamente.

Il manto di foglie a terra, morbido e bagnato, attutisce i rumori e il silenzio regna sovrano.

Per chi non vede con i propri occhi, pare impossibile possano esistere luoghi così in una regione d’Italia e invece è tutto reale, anche se magico e fantastico, ed è tutto vivibile, assaporabile e tutto mio.

Se volete seriamente vivere un film, cari topi, abbandonate il divano, la televisione e le casse stereo. Mettetevi un comodo paio di scarpe alle zampe e venite qui.

Gli abitanti del Piccolo Popolo vi stanno aspettando, in autunno, nei dintorni di Molini, di Triora e di Langan, sempre nella Valle Argentina.

Un bacio elfico a voi.

La nebbia a gl’irti colli

In Valle Argentina le stagioni si susseguono e si rincorrono più vistosamente che in città. La Natura, qui da me, offre spettacoli spesso unici e gli stessi paesaggi sono sempre diversi, spesso sembrano adattarsi agli stati d’animo dei viandanti, soprattutto se tra quei viandanti ci sono io, lo ammetto.

La mia Valle è bellissima in tutte le stagioni, ormai lo sapete: che ci sia la pioggia, la neve o la nebbia non importa, Lei è sempre meravigliosa e vestita di un abito nuovo e sgargiante.

loreto valle argentina autunno

Ogni giorno è diverso in questa Valle incantata e magica, anzi no, che dico?! Per tutte le castagne! Ogni ora riserva le sue sorprese!

Adoro la Valle in Estate, sapete tutti che è la mia stagione preferita, ma anche l’Autunno non scherza. In questo periodo i colori degli alberi che si preparano al freddo sono pittoreschi e creano spettacoli a dir poco meravigliosi. Qualche volta, poi, il cielo viene a far visita alla Terra, baciandola e carezzandola con le sue volubili figlie: le nuvole! Che terra selvaggia e aspra, la mia… tutto è Natura nuda, semplice e schietta. Tra timide cascate, monti che sfiorano il cielo, paesini nascosti e alberi dai mille colori, è un posto degno di una delle tante fiabe tradizionali che ci venivano raccontate quando eravamo topini abbracciati alla mamma o alla nonna.
Oggi metto al collo la mia topo-reflex, prendo la topo-mobile e me ne vado a scattare qualche foto in giro per la mia bella Valle. Superata Triora, mi fermo al Ponte di Loreto e… guardate che scatti!

valle argentina autunno nebbia

loreto triora nebbia
torrente argentina autunno

Le nuvole basse avvolgono i monti, cambiando forma di secondo in secondo, di minuto in minuto. L’umidità è palpabile e la nebbiolina leggera rende ancora più vivi i colori delle foglie tremule e instabili appese agli alberi. Le tane qui intorno sembrano un rifugio davvero accogliente in una giornata come questa, i camini sbuffano fumo, chissà che calduccio lì!

triora valle argentina nebbia

Adoro l’odore della legna bruciata che si spande nell’aria e avvolge chi passeggia nelle vie, chi percorre le strade… è un odore evocativo, un profumo che mi trasporta in un mondo tutto mio. La stessa sensazione mi è offerta dalla nebbia: misteriosa, incorporea eppure prepotentemente presente. Aleggia tra gli alberi come un fantasma e ogni volta che me la ritrovo accanto, ogni volta che serpeggia tra le mie zampe carezzandomi con il suo gelido alito le orecchie e la coda, mi fa sentire in pace, in un mondo dove esiste solo la Natura e dove tutto diventa possibile.

Gli alberi che si sono già spogliati del loro manto, per accogliere il Generale Inverno, protendono i loro rami verso il cielo e, data l’umidità, qualche gocciolina d’acqua si posa su di essi, formando tanti piccoli cristalli appesi ai rami.

alberi autunno
In un modo o in un altro, gli alberi la fanno sempre da padroni in questi luoghi: in Inverno il loro intrico di rami ci trasmette la nostalgia per la bella stagione, quasi ci intimorisce in modo reverenziale, ricordandoci di fare silenzio per non disturbare la Natura che sta dormendo e riposando dopo le randi fatiche estive. In Estate invece, i rami sono colmi di foglie fresche, verdi e brillanti, che ci offrono riparo dal caldo e trasmettono gioia ed euforia a chi si ferma sotto di essi.

Insomma, un vero spettacolo la Natura della mia Valle! Non mi stancherò mai di descriverla e dipingerla con le mie parole per voi, perché ogni volta che mi reco nei luoghi che tanto amo e conosco così bene, riesco sempre a trovarli diversi e mi sorprendo per ogni cambiamento che la Natura offre al mio sguardo di topina.

Detto questo, topi miei, scendo dalle nuvole (purtroppo) e vi saluto, sperando che questo piccolo articolo d’Autunno vi abbia regalato l’atmosfera ovattata della nebbia.

San Giovanni dei Prati profuma d’Autunno

Topi, oggi vi porto con me in uno dei posti che più mi piacciono della mia Valle.

A dire il vero, ci troviamo a cavallo tra le Valli Nervia e Argentina, nel territorio di Molini di Triora. Siamo a San Giovanni dei Prati e il nostro tour inizia da un prato verde che in questa stagione andrà lasciando il posto a un beige tenue. Vedete la chiesetta del Duecento, piccola, in pietra? E’ davvero un gioiellino.

La terra ha un odore molto forte e si presenta già più riarsa rispetto ai mesi estivi mostrando zolle nude e pulite. L’aria è frizzante in questa stagione, ma è destinata a diventare ben più fredda, anzi, congelata! Brrr, già mi tremano i baffi e la coda al pensiero!

Le narici captano odore di umidità, c’è profumo di foglie e subito la fragranza autunnale raggiunge i polmoni, insinuandosi in ogni cellula, nel cuore e nell’anima. Credo che, inspirando profondamente l’aria di questi luoghi, sia facile dimenticare ogni cosa, è un’aria pura, che ritempra e rinvigorisce.

Lasciamoci la chiesetta alle spalle, vi va? Proseguiamo insieme di qualche passo, poi svoltiamo a sinistra, imboccando il sentiero largo e piano che si inoltre nel bosco.

L’atmosfera boschiva è accogliente, gli alberi ci avvolgono in un abbraccio verde  cangiante, mentre l’aria fresca imporpora le gote. L’Autunno qui si fa sentire e la Natura si sta preparando per affrontare i lunghi mesi di sonno invernale.

Si riescono a scorgere i piccoli, grandi cambiamenti che in città faticano ad arrivare, con le sue nubi di fumo e i suoi cumuli di cemento: il silenzio è sacro, qui, non esiste rumore al di fuori dei nostri passi e del fruscio del venticello fresco che accarezza le fronde.

Il terreno è umido sotto le zampe e un tappeto di foglie morbide e colorate ci fa strada nella boscaglia, coprendo il sentiero.

Una piccola chioccia, rinchiusa nella sua casetta, se ne sta comoda su una foglia arancione, nel bel mezzo del sentiero. Visto che da qui passano anche le topo-mobili, la sposto ai margini dello sterrato, così che non perda l’orientamento.

Procedendo sul percorso, il bosco si infittisce e gli alberi si impongono sempre di più. Mi fermo a guardarli, ad assaporarne i profumi. Mi piace restare qui ad ascoltare i passi della loro danza nel vento e le parole del loro canto. Le chiome verde-arancio coprono il cielo grigio, offrono protezione al sottobosco e sembrano sussurrare canzoni antiche e dimenticate. Infine una nebbiolina leggera scende dai monti, avvolgendo tutto nel suo abbraccio fresco.

Volete vedere come saranno i monti visti da qui tra qualche tempo? Eccoli, ve li mostro. Ricoperti di neve!

Avete mai fatto caso al fatto che la nebbia renda ancora più vivi i colori tutto intorno? E’ come se, per timore di essere spazzati via dal nulla che avanza, tutti gli elementi naturali si impegnino a brillare di più, si aggrappino ai loro colori per farli risaltare sullo sfondo bianco che avanza: Sono qui, mi vedi? Non sei solo, ci sono anche io!, paiono sussurrare i tronchi, le foglie, le rocce e il terreno. Passeggiando nella nebbia, ci si sente fuori dal mondo, in un luogo senza tempo dove non esiste altro se non la nostra presenza unita a quella degli alberi della foresta. L’aria è sempre più fresca, il bosco sempre più buio. Che ne dite, torniamo indietro? Resterei sempre qui, ma la tana mi aspetta.

Ritorniamo per la stessa strada fatta all’andata, passando cioè dal Campo Sportivo di Molini dove il Tarassaco ai bordi della via inizia a mostrare i suoi soffioni e non più il fiore giallo e intenso di poco fa.

Lasciamo la chiesetta, il suo piccolo campanile che s’innalza verso la luna ancora alta nel cielo del mattino.

Una chiesetta che, sul suo retro, mostra una lastra in gesso raffigurante una candida Madonna con gli occhi chiusi.

Una chiesetta che sarà di nuovo pronta ad accoglierci la prossima volta che torneremo qui, a San Giovanni dei Prati.

Alla prossima gita, topini!

Un abbraccio silvano dalla vostra Prunocciola.

Il divino nella Vite, nell’Uva e la Vendemmia

Topi cari, l’estate ci abbandona e i suoi colori sgargianti si spengono per lasciare posto a tinte più scure. In tutta la Valle e le sue zone limitrofe le aree collinari sono cariche degli acini succosi e tondi dell’Uva, uno dei frutti autunnali per eccellenza. Com’era divertente, quando ero topina, schiacciarli con le zampe per aiutare con la vendemmia! Una vera gioia, una di quelle che difficilmente si possono dimenticare.

vite e uva

Ebbene, proprio una manciata di sere fa è venuta nella mia tana Maga Gemma. L’ho invitata per condividere con lei l’abbondanza del mio raccolto ed è stata entusiasta di  unirsi a me. La mia tavola era imbandita: non mancavano piatti a base di zucca, mele e frutta secca, ma l’attenzione della Maga era rivolta interamente verso quello che è divenuto il vero protagonista della serata…

«Il tuo vino è squisito, Pruna. Ah, la Vite… che pianta divina!» mi ha detto sorseggiando dal bicchiere.

vino rosso

«Sono proprio contenta che ti piaccia, lo abbiamo fatto io e topo-papà. Non è molto, perché non abbiamo una vigna ampia, ma quel poco che ricaviamo è prezioso, lo usiamo per le occasioni speciali, come questa per esempio.»

«Ti ringrazio, Pruna. Davvero molto gentile da parte tua. Un tempo, così come oggi, il vino era considerato una bevanda sacra, legata al Divino: per questo mi fai ancor più onore offrendomelo con la generosità che ti contraddistingue.»

 

«In effetti, ora che ci penso, il vino insieme al pane non manca mai sulle tavole della Valle…»

«Esatto. E come accade sempre, dietro ogni abitudine ci sono origini e motivi ormai quasi dimenticati.»

«Il pane e il vino sono simboli importanti della religione cristiana, alla quale gli abitanti della Valle sono molto devoti. Credo sia noto a tutti il significato di questa usanza… no?»

Gemma ha annuito: «Hai ragione, certo. Ma persino nella gestualità e nelle parole della religione si celano significati più profondi di quelli che siamo abituati a cogliere in superficie. Fin dall’antichità la Vite è stata assunta come simbolo della divinità, dell’amore e della purezza. Si sono celebrate feste e cerimonie in onore di questa pianta e dei suoi frutti…»

vite

«Parli dell’antica Grecia?»

«Certo, ma non solo.» ha puntualizzato sorseggiando ancora un po’ dal calice. «La Vite divenne uno dei simboli per eccellenza dell’immortalità, sai perché?»

Ho riflettuto un secondo prima di darle la mia risposta: «Be’, i frutti della Vite sfamano esseri umani e bestioline d’ogni genere. E poi dall’Uva si produce il Vino e quest’ultimo viene consumato abitualmente da tutti. Non è difficile trovare la sua analogia con il ciclo di vita, morte e rinascita.»

«Brava, topina!» ha detto soddisfatta. «La Vite ci racconta proprio questo. Ci parla del ciclo delle stagioni, della Trasformazione alla quale nessuno è immune e che coinvolge tutti gli esseri viventi del pianeta. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Lo stesso atto della vendemmia, per esempio, rappresentava nell’antichità la morte, il disfacimento del corpo. Il Vino che si ricava da tale procedimento, necessiterà di buio e temperature basse per essere chiarificato e divenire limpido, come noi lo beviamo. Freddo e assenza di luce sono, guarda caso, due elementi che associamo per antonomasia alla morte, ma l’antica saggezza racchiusa anche nella Vite e nel Vino ci insegna che questi due elementi sono necessari per giungere all’essenza delle cose. Accade nella morte fisica, ma anche simbolicamente nelle avversità che tutti siamo chiamati ad affrontare. Si scende metaforicamente in quelli che chiamiamo gli inferi per poi ascendere al paradiso, al regno celeste.»

damigiana vino

Ero affascinata dall’interpretazione di Maga Gemma, i miei occhi brillavano di meraviglia: «Insomma, niente di diverso da quello che tocca a tutti noi in questa stagione appena cominciata, quella autunnale: attraverseremo il buio e il freddo del prossimo Inverno, per rinascere rinnovati in Primavera, in un ciclo che si ripete sempre e che noi bestioline conosciamo molto bene!».

Maga Gemma ha sorriso: «Esatto, Pruna. Non esiste il tempo dei fiori, se prima non viene il tempo del seme: il momento del buio, del riposo, di un’energia che si concentra all’interno per poi manifestare la bellezza della vita all’esterno.»

A quel punto, restava un solo piccolo nodo da sciogliere nella mia testolina di sorcio: «Maga Gemma… che mi dici, allora, del fatto che i cristiani associno il Vino al sangue?»

vino bianco e rosso.jpg

«Una domanda davvero interessante, la tua. Vedi, Pruna, come immaginerai il Vino è diventato sinonimo del sangue per via del suo colore e le sue caratteristiche. E’ il sangue di Cristo offerto per l’umanità. Non siamo abituati a pensare in questi termini, ma il sangue rappresenta la gioia, quella di vivere in armonia con il Creato e le sue leggi, tant’è che perdere sangue, sia esso in piccole o grandi quantità, equivale a perdere un po’ di quella vita preziosa che ci è stata donata. Il sangue che Cristo ci offre è la sua gioia, la gioia di chi vive seguendo i suoi principi. E quella gioia è offerta con amore a tutti noi. Possiamo attingere in ogni istante al suo calice, ma troppo spesso lo dimentichiamo.»

«Wow!» ho esclamato.

vite dipinta

La Maga ha continuato: «Ma il simbolismo in sé nasce dal fatto che, come sai, Gesù ha sempre accettato la volontà del Dio suo Padre “barcollando” molto raramente in fatto di Fede. Ebbene, la prima volta che ebbe paura fu proprio durante la sua notte passata nel Getsemani, nell’uliveto, dove sapeva bene che le guardie sarebbero andato a prenderlo da lì a poco per crocifiggerlo. In quel momento Gesù esclamò: “Padre, tu che puoi tutto, allontana da me questo calice!”, ma subito si riprese e continuò: “Tuttavia, sia fatta la tua volontà, non la mia”. La sua angoscia, Pruna, era così forte e tanti erano il suo spavento e la sua sofferenza che si dice abbia sudato sangue. Quel suo sudore, talmente concreto e intriso di terrore, aveva i bagliori rossi e purpurei del sangue. Lo stesso sangue, sostituito dal Vino, che ancora oggi viene offerto. Ancora una volta, la Fede totale e assoluta verso Dio aveva prevalso in quel cuore puro. Quello venne considerato dai teologi un momento catartico della vita del Messia.»

«Cavoli… non conoscevo questa precisazione. Però, tornando al discorso della gioia… Be’ mi pare proprio di capire che, ancora una volta, gli esseri umani si facciano tanti problemi, quando in realtà avrebbero la soluzione a portata di mano, sotto i loro occhi, dico bene? Basterebbe solo comprendere di avere dentro una riserva preziosa di gioia e amore, per non focalizzarsi sempre e solo sulle cose negative.»

«Hai detto proprio bene, amica mia. Pensaci tu a ricordarlo, ora però propongo un bel brindisi.» ha detto, alzando il calice.

«Alla gioia!»

«E all’Amore, di cui dobbiamo ricordarci sempre.»

«E sia!»

Unitevi a noi, topi! Brindiamo insieme! In alto i calici, allora, e… Cin cin!

Mele e Magie di Cloristella

Topi, in questo periodo le mele stanno maturando sugli alberi e io, da brava topina, faccio scorta per la stagione più fredda, realizzando composte e mangiandone  in grande quantità. Un giorno ero nel bosco a raccogliere questi frutti portentosi quando udii non lontano da me una voce…

«Grazie, Madre Terra, per tutti i tuoi doni.

Ti offro questi semi: che il tuo ventre non li abbandoni.

Offro frutti di abbondanza alle tue creature,

cosicché attraversino l’inverno più sicure…»

Chi altri poteva parlare in rima, se non… «Strega Cloristella!»

Al mio richiamo, la vidi spuntare da dietro un cespuglio, con in mano una borsa ricolma di semi: «Oh, ecco la topina! Proprio te cercavo, bestiolina!»

«Me?!» domandai perplessa.

La strega mi raggiunse, porgendomi una manciata di semi di girasole: «Ecco qui, questi sono per te. Stai preparando le provviste per l’Inverno, vero?»

«Grazie, Cloristella! Che pensiero gentile! Sì, certo, sono previdente come ogni anno.» Notai subito dopo la scia che lasciava dietro di sé, una riga di semi e granaglie. «Attenta, la tua borsa deve essere bucata, stai perdendo tutto!»

La sua risata cristallina invase il sottobosco, pareva il canto di un uccello: «Nessun buco nella mia sacca, topina, tranquilla! Sto solo provvedendo a svolgere il mio compito, come ogni anno e ogni stagione.»

«Cioè?»

«Sta per arrivare l’Equinozio d’Autunno e come ogni anno dedico del tempo a ringraziare la Natura per tutti i doni elargiti durante l’Estate. Me ne vado in giro per sentieri a donare semi e offerte a voi piccoli abitanti del bosco, così che possiate raccoglierli e stiparli nelle vostre tane. E’ il mio modo di ringraziare la Natura e il cerchio della vita, un modo come un altro per aiutare, servire, ringraziare per ciò che ho ricevuto.»

«Ah, ecco! Eri tu a lasciare quelle scie squisite di semi, anche gli anni scorsi! Grazie, Cloristella! Sai che il mio amico Scoiattolo è sopravvissuto grazie alle tue offerte, lo scorso inverno? Qualcuno, forse un Ghiro, è entrato nella sua tana e ha sgranocchiato tutte le sue provviste, ma poi, scavando per terra, ha trovato un vero tesoro sotto la neve… erano le tue ghiande!»

«Sono proprio contenta di aver salvato una vita, topina. Che bella notizia!» lo sguardo le cadde poi nel mio cesto: «E… cosa vedo lì? Mele!»

«Sì, sto facendo scorta. Ne vuoi un po’?»

mela

«No, no, tienile per te, ne raccoglierò presto anche io. Mi sono molto utili, sono frutti davvero magici.»

«Come le usi? A me piace fare la marmellata e le torte dolci, le metto anche nei risotti per smorzare alcuni gusti forti e nelle insalate! Sono davvero squisite!» dissi, leccandomi i baffi.

mele2

Carezzò le foglie degli alberi lì intorno come se ne fosse la fata madrina, lisciava la corteccia, poi lasciava cadere sulle radici qualche granaglia. Mentre svolgeva il suo compito, disse: «Io tengo da parte ogni suo seme, topina. Li conservo per gli incanti d’amore, la gente me ne chiede sempre tanti e quale frutto, meglio della Mela, può risolvere i problemi di cuore? Anzi, voglio fare con te un giochino, se ti va.» si bloccò di colpo, guardandomi con occhi un po’ furbetti.

Il suo sguardo vispo mi incuriosì: «Ci sto!»

«Dammi una mela del tuo cesto, allora.»

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Gliela porsi e lei, estraendo dalla tasca un coltellino, canticchiò: «Un, due, tre: l’amor non fa per me. Quattro, cinque, sei: un amore ce l’avrei! Un seme si è tagliato: il mio amore è travagliato. Se i tagliati sono due, ahimé, resterai soltanto te.»

«Cloristella, non ci ho capito una prugna secca di quello che stai dice…»

«Ssst!» mi zittì. «E’ un momento delicato, questo!» e tagliò a metà la Mela. La guardò, poi si chinò alla mia altezza per mostrarmi qualcosa all’interno del frutto: «Un, due, tre: l’amor non fa per me! Topina, i semi della Mela sono dispari, questo significa che… mi dispiace, ma ancora per un po’ nessun topino entrerà nel tuo cuore.»

«Oh Signur! Era questo, il giochino? Santa Ratta, io chissà che mi credevo!» dissi.

mele

«Be’, è solo una piccola divinazione, una delle tante che si fanno con le Mele. Di questa pianta uso tutto, non butto via nulla! I fiori in Primavera mi servono per tisane e intrugli, in Inverno la taglio a fette da far seccare per appenderle nella mia casa e realizzare talismani… e uso le foglie per l’abbondanza e la sua legna per il fuoco dei rituali sacri. Il legno di Melo è utile anche per gli incanti di longevità. Tutto, di questa pianta, parla di salute, lunga vita, abbondanza e saggezza! Pensa: il termine “pomata”, che nell’antichità indicava un medicamento in generale, deriva proprio da “pomo”. Questo ci fa capire che importanza abbia questo frutto.»

«Davvero molto interessante, Cloristella! I tuoi rimedi mi incuriosiscono sempre. Senti un po’… una mela al giorno…» ma non mi lasciò concludere il celebre proverbio.

albero di mele

«A proposito, uno dei miei incanti preferiti con la mela è quello di tagliarla in tre e passarla sopra la parte dolorante. I tre spicchi, poi, vanno seppelliti.» aveva gli occhi scintillanti di entusiasmo, ormai che aveva cominciato a raccontare tutti gli usi della Mela, chi poteva più fermarla?

«Questa non la sapevo! Come mai si seppelliscono?» le domandai.

«Perché si dice che siano in grado di prendersi carico del dolore del malato. Il malessere viene trasferito alla Mela, che poi viene seppellita. E Madre Natura sa sempre come trasformare ciò che per gli esseri umani (ma anche per gli animali) è uno scarto.»

«Ah, ho capito. Grazie per tutte queste curiosità!»

«Non c’è di che, cara topina. Ora, però, ti saluto: devo continuare a offrire il mio aiuto!» mi disse, indicando la sacca piena di semi.

«Certo, certo! E grazie ancora per tutti i doni che hai fatto anche a me in questi anni, anche se non sapevo fossi tu.»

Mi lasciò canticchiando, saltellando via con l’allegria di una farfalla variopinta e dandomi l’idea per un articolo da scrivere per voi.

Alla prossima, topi!

Frutti d’Autunno in arrivo

Topi, che la bella stagione ci sta salutando ve lo devo proprio dire? Santa Ratta, anche quest’anno l’Estate se ne va, lasciandoci nostalgici e già malinconici per tutte le giornate che non trascorreremo più all’aperto, fuori dalle tane, e per tutti i tuffi al mare o ai laghetti che dovranno aspettare un anno prima di essere goduti.

Ma a risollevarvi un pochetto gli animi c’è la vostra topina, alla quale i musi lunghi non piacciono affatto, proprio no!

Fatevi piccini come me e seguitemi, dunque: ho da farvi vedere un po’ di cose che allieteranno i vostri sguardi e… soprattutto le vostre pance!

L’Estate va via, è vero, ci saluta come ogni anno, ma guardate che eredità lascia dietro di sé! Ovunque è un tripudio di frutti succulenti, quelli che potremo gustare in mille modi, con tante ricette diverse e molto presto, anche!

ricci castagne

Le Castagne sono incubate in gusci spinosi, non ancora pronte ad affacciare il loro volto scuro al mondo. Quante scorpacciate ci aspettano! Le caldarroste sono un piatto che non manca sulle tavole della mia Valle, non si smetterebbe mai di mangiarle. E poi possiamo metterle nelle zuppe, nei risotti, nelle torte… insomma, che bontà! Tra l’altro devo dirvi che sono fonte di sali minerali e hanno un alto valore energetico. Quest’ultima non è una cattiva caratteristica, e mi rivolgo soprattutto alle topine che tengono alla linea e hanno paura di mettere su qualche chilo in più… Madre Natura, infatti, non lascia niente al caso, nulla è donato senza motivo. I frutti di questo periodo dell’anno, come le Castagne per l’appunto, ci consentono di mettere da parte le forze e le energie che ci serviranno durante l’Inverno, quando siamo più soggetti ad acciacchi e debolezze. Tra l’altro, care topine, le Castagne contengono anche l’acido folico, molto consigliato quando si è in dolce attesa (e non in attesa del dolce, non facciamo confusione per favore!). Sono utili anche a chi soffre di anemia e sono ricche di fosforo, sempre amico del sistema nervoso.

Rimaniamo nel bosco e… uh, topi, guardate! Anche le Nocciole stanno maturando! Le avete già mangiate fresche, colte dal ramo? Che buone, mamma topa! Hanno quel gusto dolce e leggermente asprigno, soprattutto se ancora acerbe.

nocciole

Quante scorpacciate facevo da cucciola con topomamma e topopapà! Devo dire che non è facile trovarle integre… gli Scoiattoli, infatti, si danno un gran daffare a rosicchiarne i gusci e a fare provviste, ma provateci, non costa nulla. I Celti le consideravano i frutti della saggezza per eccellenza. Hanno mille… anzi no, che dico? milioni di proprietà, tanto che dovrebbero essere consumate quotidianamente da tutti, ma proprio tutti!

Antitumorali, antiossidanti, ottime per la salute cardiovascolare e per il sistema nervoso, sono un vero toccasana. Anche di queste la mia Valle è piena.

E ora lasciamo un attimo il bosco e spostiamoci in campagna… volete vedere cosa ci regalano l’orto e il frutteto in questo periodo? Eccovi accontentati!

zucche orto

Le belle Trombette sono ingiallite, ingrossate, diventando Zucche panciute buone in ogni maniera. E non dite che non vi piacciono, per tutti i corbezzoli e le corbellerie del mondo! E’ un alimento così versatile che mi pare proprio impossibile che non esista su tutto il globo terracqueo una ricetta in grado di accontentare i palati anche dei più schizzinosi.

zucca gialla

Grigliatela a fette sottili sulla piastra, conditela con olive taggiasche sottolio, aggiungete olio extravergine di oliva e poi sale, pepe, menta, aglio… uh, Santa Topa, mi lecco già i baffi e l’acquolina è scesa dal muso fino alle zampe, me le son bagnate tutte! Potete aggiungere aceto e persino funghi e pinoli per una ricetta più gustosa. Provate! Provate e abbiate il coraggio di dirmi che non è una bontà.

zucca

E poi sformati, torte salate e dolci, primi piatti, zuppe, contorni, gnocchi… dai, sbizzarritevi! Lo sapete che ha davvero pochissime calorie? Ecco, ho fatto breccia nel vostro cuore… ehm, volevo dire pancia. E poi è benefica per l’intestino, facilissima da digerire e aiuta a dormire bene, soprattutto se si soffre d’insonnia, per le sue proprietà sedative.

E ora alziamo lo sguardo, topi, che non è ancora finito il nostro salutare tour alla scoperta dei frutti autunnali.

L’Uva si tinge di viola, sempre più acini colorano di tinte scure la vigna. Tra poco sarà tempo di vendemmia!

uva

Ne parleremo presto, ma intento vi dico che è un frutto energizzante e ricco di minerali, ottimo come diuretico e per chi soffre di stitichezza. L’Uva, però, per quanto buona e salutare, non va consumata in caso di diabete, coliti, gastriti e problemi di digestione. Anche lei è antitumorale e si prende cura dei vasi sanguigni.

Sugli alberi, invece, le Mele, i Cachi e gli agrumi abbandonano pian piano il colore verde per assumere tinte più sgargianti, ma senza troppa fretta.

 

A proposito di Cachi e di Madre Natura… topi, ma lo sapete che la vitamina C contenuta in questi frutti è in grado di rinforzare il sistema immunitario, prevenendo così i malanni di stagione? Un vaccino naturale, insomma! Ah, riguardo a questi frutti la mia topomamma mi dice sempre che quando era topina insieme agli altri suoi coetanei usava fare un giochino simpatico: si tagliava a metà (in verticale) il seme di un Caco e si poteva predire il clima della stagione fredda. Il germoglio contenuto nel seme assume la forma di posate in miniatura, perfette per noi topi.

Ebbene, se si trovava il cucchiaio, è prevista tanta neve e tanta pioggia per l’Inverno. Se si trova la forchetta, invece, l’Inverno sarà mite, mentre se si trova  il coltello, preannuncia tanti venti gelidi.

Provate anche voi a fare questo gioco, è divertente! Alcuni topi, però, mi dicono che, soprattutto nei Cachi da supermercato, non è possibile distinguere le posate all’interno del seme, a volte quest’ultimo non è neppure presente. Insomma, provate con Cachi autentici, mi raccomando!

Io adesso vi saluto, vado a scrivere un nuovo articolo per voi. Vedo e prevedo grandi abbuffate questo Autunno, sia di articoli che di frutti, sia chiaro! Un bacio energetico a tutti voi.

Dai granai della Valle alla tavola: la trasformazione del grano e di te

Topi, qualche volta capita che, anziché invitarla io, sia Maga Gemma in persona a chiedermi di andare da lei a consumare un pasto salutare e genuino. E, cercate di capirmi, come posso rifiutare tanta gentilezza?

Ebbene, ieri ho avuto il piacere di essere ospitata a casa sua. Mi sono seduta al suo tavolo, avvolta dai rivoli di fumo dell’incenso, e mi sono preparata ad ascoltare quello che avrebbe voluto insegnarmi. Quando si parla di Maga Gemma, infatti, c’è sempre qualcosa da imparare, statene certi!

tavola apparecchiata - occasione speciale

«Mia cara topina, sai perché ti ho invitata da me, oggi?»

Ho scosso la testa, così lei ha continuato: «Perché desideravo parlarti di una cosa che credo sia molto importante.»

«So che può sembrare strano, detto da me, ma sono tutt’orecchie!» ho ribattuto.

La Maga ha sorriso: «Molto bene. Come sai, la Natura può essere nostra Maestra in moltissime occasioni. Nessuna creatura terrestre può sottrarsi alle sue regole e ai suoi influssi, che influenzano ogni cosa. A dire il vero, volendo essere precisi, non è solo la Terra a influenzare le creature che la abitano: i pianeti, le stelle e l’Universo intero hanno potere sull’Esistenza.»

Pendevo già dalle sue labbra, topi! Non ho fiatato, l’ho lasciata continuare, perché volevo capire dove volesse arrivare con quei discorsi grandiosi.

«Adesso, per esempio, ci troviamo in un momento dell’anno molto particolare…»

I suoi occhi mi hanno interpellata, così ho cercato di dire la mia: «Sì, siamo in Estate!»

«Esatto, piccola amiche. Ma anche l’Estate ha in sé diverse energie.»

Questa Maga mi fa sudare freddo, con le sue domande a trabocchetto: «Be’, è la stagione dei frutti…» ho risposto.

«Proprio così, ma è anche molto altro. Conosci il motto “Come sopra, così sotto; come dentro, così fuori; come l’Universo, così l’Anima“?»

Ho riflettuto un attimo su quella specie di indovinello appena ascoltato, poi ho scosso la testa: «No, non mi pare di averlo mai sentito.»

«Era proprio qui che volevo arrivare. Forse non avrai mai udito le parole umane di cui ti ho resa testimone poco fa, ma sono sicura che tu in realtà le conosca profondamente: sei una bestiolina e, come tale, sei molto sensibile ai cambiamenti della Natura, molto più di quanto lo siano gli esseri umani, ormai offuscati dai loro pensieri e spesso dormienti. Il moto del nostro pianeta intorno al Sole ha fatto sì che il nostro emisfero lo scorso giugno entrasse nella stagione in cui ci troviamo tuttora, l’Estate. L’energia dapprima euforica di questo periodo, data dal Sole che con i suoi raggi ci scalda e permette alla Natura di rinascere, ora, sul finire di luglio, assume sfumature differenti. E’ tempo di trasformare i doni preziosi della Natura, lo sai bene anche tu.»

«Ah sì, è vero! E’ tempo di conserve e provviste, sia per gli esseri umani che per noi animali del bosco.» ho detto entusiasta, credendo di essere entrata meglio nel discorso che voleva farmi la Maga.

Grano

«Proprio così. Ed è la Trasformazione, quella di cui voglio parlarti oggi.» Dicendo così, mi ha porto del pane fragrante. Era tiepido, sfornato da poco, e aveva un profumo e un aspetto indescrivibili. «Per lungo tempo, qui in Valle Argentina, le coltivazioni di grano hanno arricchito i pendii delle montagne con il loro colore oro. Che tinta meravigliosa, topina! Quello del grano è l’oro della rinascita, del Sole che sorge al mattino con tutte le sue potenzialità. E’ la nuova Vita in tutta la sua prorompenza.»

«Il mattino ha l’oro in bocca, come dice il detto popolare!»

«Esatto, ed è davvero così. Come ti dicevo, il grano era protagonista indiscusso dei nostri luoghi…»

«Sì, non per niente Triora era il granaio della Repubblica di Genova» l’ho interrotta per la seconda volta.

farina

Maga Gemma ha annuito: «E non solo! Tutta la Valle abbondava di una qualità di grano particolare e unica per le sue proprietà. Il nostro grano sfamava gran parte della Liguria, e arrivava fino alla Francia. Questa ricchezza si traduceva anche in un’infinità di mulini, i quali funzionavano grazie allo scorrere del torrente Argentina e alla forza della sua acqua. Ora non esistono più, ma un tempo il grano veniva macinato nei numerosi mulini che hanno dato il nome al borgo di Molini di Triora, ma ce n’erano anche in altre località della Valle. Lì si macinava il grano che con fatica veniva raccolto e trebbiato, è in quei luoghi che avveniva la prima Trasformazione: dal chicco si ricavava la farina, e la farina è l’ingrediente essenziale di una pietanza che, come abbiamo già avuto modo di dire io e te, viene consumata quotidianamente.»

pane grano valle argentina

«Certo, il Pane!» ho esclamato.

«Oh, bene! Il Pane è la seconda Trasformazione.» A questo punto, ha spezzato la profumata pagnotta, sfoggiandone l’interno. Aveva lievitato proprio bene, perché l’impasto era ben forato e leggero. «Il Pane, per la gente di questi luoghi, era una ricchezza. Era ed è ancora un vanto, un simbolo di abbondanza e ringraziamento. Col Pane sulla tavola si rendeva Grazie a Madre Terra per il raccolto appena svolto, ma anche a Dio, che permetteva all’uomo di sopravvivere grazie ai doni della Terra che lui concedeva ai propri figli.»

spezzare il pane

«Nel Vangelo al quale gli umani si affidano si dice che Gesù spezzò il Pane e rese Grazie, dicendo che esso è il corpo del figlio di Dio offerto in sacrificio per l’umanità.» La Maga, con quel gesto, mi aveva ricordato le parole che ho udito tante volte recitare passando nelle vicinanze delle chiese. Anche se una topina come me non appartiene alle religioni degli uomini, non ho potuto fare a meno di notare l’analogia tra Gemma e le gestualità dell’eucarestia.

«Ecco, brava, hai fatto proprio una bella considerazione. Il Pane è il corpo della Terra, possiamo leggere così questo passo del Vangelo. E il corpo della Terra, come sapevano bene le antiche popolazioni, è anche quello di Dio, dell’Energia Universale che tutto pervade. E’ un corpo trasformato, poiché dal seme è stata tratta la farina per plasmare poi una forma nuova. E arriviamo così alla terza e ultima Trasformazione…» Mi ha offerto una metà di quel suo pane invitante e io l’ho preso tra le zampe tremanti di emozione. «Riesci a dirmi quale sia? Non mangiarlo, aspetta ancora un momento.»

pagnotte

«Credo… forse la terza Trasformazione avviene dentro di noi?»

«Bravissima! Con il gesto di portarci il Pane alla bocca, introduciamo in noi il frutto della trasformazione, dell’abbondanza e della gratitudine. Ecco la chiave per attraversare nel modo più giusto questo periodo dell’anno. Purtroppo non tutti lo sanno, ma sono sicura che tu saprai fare in modo di divulgare questa importantissima conoscenza. Mangiando il Pane con consapevolezza, possiamo portare dentro e fuori di noi la trasformazione che vogliamo vedere avverata. Ci poniamo nella condizione di ricevere abbondanza, ma possiamo ottenerla davvero nella nostra vita solo se utilizziamo l’ingrediente fondamentale: la Gratitudine. “Spezzò il Pane e rese Grazie”, dice il Vangelo. Se si è in grado di ringraziare per ciò che non si è ancora ottenuto, per ciò che si possiede già e, meglio ancora, ringraziare incondizionatamente, avverrà in noi la terza trasformazione. Come in alto, così in basso: i moti celesti hanno condotto la Terra e i suoi abitanti in questo periodo stagionale, e noi risentiamo delle sue energie. Come dentro, così fuori: mangiando il Pane, che è il frutto della trasformazione, possiamo trasmutare la nostra realtà interiore ed esteriore. Come l’Universo, così l’Anima: l’Energia di questo momento ci spinge a ringraziare e a godere appieno di quello che abbiamo conquistato con fatica. Ti è più chiara, ora, l’affermazione che ti avevo presentato all’inizio?»

«Sì, Maga Gemma, ed è veramente fantastica! Ora il Pane assume per me un significato nuovo, ancor più importante. Grazie per questa condivisione, ti sono profondamente grata.»

«Brava, vedo che ti sei messa sulla giusta lunghezza d’onda per la serata che avevo in mente. Mangiamo, ora. E ricorda: queste caratteristiche si protrarranno fino al periodo autunnale, quando ci sarà un nuovo simbolo trasformativo di cui parlare…»

«… il Vino!»

«Esatto. Buon appetito, piccola amica. E che la tua Trasformazione sia grandiosa!»

Con quelle parole, Maga Gemma ha toccato delle corde talmente profonde dentro di me da lasciarmi senza squittii. Il suo augurio, topi, lo rivolgo a voi quindi. Fate tesoro di quello che avete imparato fin qui, mi raccomando!

I miei monti

Le stagioni vanno e vengono, topi miei, com’è giusto che sia, ma ogni Primavera è diversa dall’altra, così come ogni Estate, Autunno e Inverno.

Gironzolando in lungo e in largo per la Valle, non ho potuto fare a meno di notare i cambiamenti della Natura intorno a me. Quei monti che ora sono di un verde smeraldo molto acceso fino a una manciata di settimane fa erano protetti da una coperta candida, soffice e spessa. Quasi non ci si crede!

monte Faudo

E come cambiano, i colori… La mia Valle è una vera tavolozza d’artista, nessuna sfumatura viene dimenticata da Madre Natura.

Nella stagione in cui ci troviamo, le montagne sono verdi, dicevo. Si notano i toni diversi degli alberi, si distinguono su uno stesso versante latifoglie e conifere, ma il confine non è netto. Si mescolano in modo perfetto e armonioso, come in un quadro del puntinismo.

Quando giunge l’Estate con le sue giornate aride e roventi, tutto inizia a sbiadire, assumendo i toni di una foto color seppia. I pascoli alti si stancano del tanto brucare del bestiame, divengono color paglierino, e anche il verde sui clivi si affievolisce e poi, pian piano, si spegne.

montagne realdo valle argentina

In Autunno tutto si riaccende; che colori, topi miei! Non ce la farei a descriverli tutti, neppure in un libro: oro, vermiglio, verde, senape, arancione… ognuno con le sue sfumature. Anche nel periodo autunnale si distinguono i diversi alberi sulle montagne, ma in questo caso altro che puntinismo! I monti paiono mosaicati, ogni pianta è una tessera mutevole, cangiante.

montagne valle argentina

Con l’Inverno tutto si spegne di nuovo, persino i sempreverdi perdono il loro vigore. Il marrone della terra prevale, tuttavia, se la neve scende copiosa come quest’anno… che spettacolo, topi! I rilievi montuosi somigliano a panna montata, oppure a pandoro ricoperto di zucchero a velo. I paesini di pietra diventano allora soggetti di cartoline che farebbero invidia a quelle di mete più ambite, come il Trentino o la Valle d’Aosta.

Sono i miei monti, non posso non amarli. Li adoro in ogni stagione e voglio farveli conoscere più da vicino. Non tutti, perché non basterebbe un blog intero, ma almeno quelli che ho frequentato negli ultimi mesi.

Quello che vi mostro qui sotto è il Gerbonte con i suoi 1727 metri di altezza, e scusate se è poco. Fiero, imponente, lo si vede da Triora, da Realdo, da Verdeggia, ma anche da Colle Melosa. Lo notate, il suo sgargiante abito autunnale?

Monte Gerbonte

Poi c’è il mantello bianco di Monte Ceppo. C’è silenzio, lassù, è il posto ideale per ascoltare il vento. Soffia forte, è un luogo esposto, ma che panorami! Ci troviamo a 1505 metri sul livello del mare. La cima glabra di questo monte è riconoscibile tra mille. Ci sono affezionata, sapete? E’ la prima, piccola vetta che ho conquistato, ormai anni fa, per questo ha un posto speciale nel mio cuore.

Monte Ceppo

Dirigendoci a Passo Teglia (1385 m.s.l.m.), poi, si dispiega davanti a noi un panorama notevole, che spazia dal Mar Ligure alle cime del Toraggio (1973 m.s.l.m.) e del Pietravecchia (2038 m.s.l.m.). Pare strano, ma è proprio così. E’ una peculiarità della Liguria, forse poche altre zone italiane godono di scorci e viste pari a quelle dei luoghi in cui vivo. Ogni posto ha i propri vanti, quello del Ponente ligure è l’avere una grande varietà di ambienti in uno spazio relativamente circoscritto.

passo teglia

Continuando il nostro tour, ci innalziamo sul Monte Grai (2012 m.s.l.m.) e allora qui, topi miei, inizio a sciogliermi dall’emozione. Guardate che dipinto perfetto! Ci troviamo esattamente a metà tra le valli Nervia e Argentina e, a fare da divisore, vediamo il Lago artificiale di Tenarda. E’ un luogo indescrivibile, sembra di poter abbracciare gran parte del Ponente con lo sguardo. Si vede chiaramente il Monte Trono (776 m.s.l.m.), sulle cui pendici è adagiata Triora. E poi, laggiù, il Passo della Mezzaluna (1454 m.s.l.m.) è ben pronunciato.

monte grai - lago tenarda - valle argentina - val nervia2

Le montagne che abbracciano la mia Valle e le fanno da cornice sono bellissime, sono sicura che converrete con me. Ogni volta che mi trovo in luoghi così alti e solitari mi sembra di toccare il cielo con un dito e di assaporare la vera essenza della vita che scorre. Quando si guardano le cose dall’alto, tutto assume una prospettiva nuova e quei giganti di roccia che, visti dal basso, incutevano quasi timore, dalla cima di una vetta appaiono come amorevoli protettori di un luogo che, se non esistessero, sarebbe assai diverso.

Io vi saluto, topi! Un abbraccio montuoso dalla vostra Pigmy.