Piazza Duomo – tra l’antico Palazzo Boeri e la Chiesa Parrocchiale Barocca

A Badalucco, tra l’antico Palazzo Boeri e la Chiesa di Santa Maria Assunta e San Giorgio, prende vita ogni giorno Piazza Duomo.

Si tratta di una Piazza molto bella (, non ci crederete, ma è anche famosa) che permette di vedere la facciata principale della Chiesa, dalla lavorazione meravigliosa, e alti palazzi che affascinano e ti fanno sentire piccino.

Ma venite con me, vi spiego come arrivarci.

Dal centro del paese, e cioè da Piazza Marvaldi Antonio – Partigiano, prendiamo la via in ciottoli che affianca la grande chiesa, chiamata appunto Salita alla Chiesa.

Si fa presto a respirare un’aria diversa, impregnata di storia e antichità. Lungo questa salita si incrociano dei tipici carruggi molto caratteristici, come Via Cecilia, dove lo sguardo si perde tra volte di pietra, massicci portoni e piante appese alle pareti esterne di case umide, ma ben curate.

Da qui si può già notare Palazzo Boeri, un alto e nobile edificio, importantissimo per questa Piazza e per il borgo.

Si dice addirittura che in questa costruzione finisca, nei sotterranei, la discesa di un cunicolo segreto che permetteva la fuga a chi viveva nel Castello di San Nicola. Il Castello di San Nicola, posto in cima al monte che sovrasta Badalucco, poteva essere attaccato dai nemici, ma un tunnel collegato all’antico Palazzo sottostante dava la possibilità di scappare velocemente, tuffandosi giù per quella specie di scivolo e finendo dritti dritti in Piazza Duomo, attraversando dall’interno tutto il monte. Ovviamente da lì non si poteva certo risalire, ma Salita Boeri, piccola erta via omonima al Palazzo, consentiva la risalita quando il pericolo cessava.

E guardate: appesa a questa grande costruzione c’è ancora l’insegna dell’ “INTERURBANO AUTOMATICO”… non se ne vedono più molte, vero?

In Piazza Duomo batte il sole e qualche amico se lo acchiappa tutto volentieri. Ma….? Mi sta facendo la linguaccia? Screanzato! E dire che vado d’accordo pure con i gatti nonostante il mio essere topo. Bah, probabilmente aveva solo questo splendido sole negli occhi. Voglio sperare…

A Badalucco ci sono zone in cui il sole non entra nemmeno grazie a un gioco di specchi, tanto sono buie e nascoste.

Un cartello, attaccato a una delle case attorno a questo piazzale, spiega il tour bellissimo che vi raccontai anch’io, tempo fa: l’Anello della Madonna della Neve. Una passeggiata suggestiva e assolutamente da percorrere, tra piante di corbezzoli, brughi e roverelle per giungere poi a godere di un panorama mozzafiato.

Piazza Duomo risulta colorata grazie anche alle tinte dei muri delle case. Si tratta di quelle classiche liguri, che colorano i borghi di questa regione. Alcuni colori li abbiamo già visti attraverso alcune opere in Salita alla Chiesa; colori che mettono allegria e stupiscono.

Qui c’è persino una Madonnina protetta da sbarre e un cancello e circondata da tante piante e fiori.

M’incanto a vedere la facciata principale di questa chiesa parrocchiale. È in stile barocco risalente alla fine del 1600. Una vera meraviglia. Statue, tinte tenui, intagli… un vero spettacolo.

E quanto è alta! Anche il suo campanile è altissimo, ho quasi male al collo a forza di stare con il muso all’insù! Ma il suo punto di forza sono le colonne sovrapposte.

Si tratta di un edificio religioso assai importante. Pensate che in esso sono custodite opere del Maragliano, appartenente alla scuola del Bernini.

Da Piazza Duomo si può prendere Via Marco Bianchi, trovarsi così davanti al Municipio e inoltrarsi nel cuore del centro storico del borgo.

Non è una piazza enorme, ma è raccolta e intima. Sa di buono, di paese, di gente amica. Un punto di ritrovo per le persone, servito anche da esercizi pubblici e luogo nel quale festeggiare determinati avvenimenti. Ad esempio, so che spesso diventa sede di diversi concerti e la notte di Natale, dopo la messa di mezzanotte, è proprio qui che i badalucchesi e altra gente che giunge dalla vallata possono gustare una squisita e corroborante cioccolata calda tutti insieme.

Ma non posso concludere l’articolo senza farvi leggere prima una chicca scritta tempo fa da sanremonews, che ha intervistato l’architetto italiano Stefano Boeri, nipote di un uomo originario di Badalucco. Leggete qua che cosa rappresenta Piazza Duomo:  “Badalucco, Piazza Duomo tra le agora internazionali. L’architetto milanese Stefano Boeri ne parla”

Vi rendete conto? Si sa, sono molti i luoghi della mia Valle che quando entrano nel cuore non ne escono più e questo ne è un tipico e importante esempio.

Bene topi, direi che ora posso salutarvi. Mi intrufolo nel centro storico, perché ho intenzione, in futuro, di farlo conoscere anche a voi.

A presto! Un bacio da una delle piazze più conosciute della Valle Argentina.

E “messe in mustra” de Baäucu

Sono tante, tantissime topi e vi avviso subito che non le ho nemmeno fotografate tutte. Sono numerosissime e poi comunque non posso farvele vedere tutte io, dovete andarvele a godere dal vivo perché meritano tantissimo!

Ce n’è di tutti i tipi possibili e immaginabili e… Oh! Ma che sbadata! Non vi ho detto di cosa sto parlando! Scusate, mi sono fatta prendere da tanto fascino, tanta bellezza e soprattutto tanta bravura.

Ebbene, sto parlando delle stupende opere d’arte che si trovano in bella mostra per le vie e i carruggi di Baäucu (Badalucco). E sono una più bella dell’altra.

Dopo avervi presentato Piazza Etra, un intimo luogo di questo paese dove l’arte pura trionfa (se ve lo siete perso, potete cliccare qui) non posso non farvi osservare altre carinerie artistiche. Venite insieme a me, che ne vediamo qualcuna.

Badalucco è uno degli abitati più grandi della Valle Argentina e ha un centro storico ampio e ricco. Oggi, o meglio, da qualche anno, ricco anche di queste bellezze che si possono trovare appese, in quanto creazioni di argilla, o vetro, o porcellana, oppure dipinte direttamente sui muri.

Vogliono essere soltanto ammirate, ma a volte svolgono anche un ruolo importante, come quello di indicare la Bottega Artigiana che le realizza. E da qui si capisce bene come, in questo borgo, si possano anche visitare laboratori o centri nei quali si lavorano i materiali come una volta.

Tutte insieme, rendono questo dedalo di vie intricate davvero suggestivo e incantevole. E variopinto, anche! Dove neanche il sole osa entrare e i carruggi appaiono bui e sinistri, ci pensano loro a mettere allegria con i loro colori e le loro forme.

Guardate, guardate: non sono splendide? In vari stili e per tutti i gusti. Dall’astrattismo al realismo. Certe sono firmate riportando il nome dell’autore.

Alcune costruzioni sono completamente dipinte, o lo è una gran parte di esse, e su diverse pareti si possono leggere anche scritte che sanno di bello, di pace e di speranza.

Gli occhi si spalancano dietro ogni angolo e, dopo un po’ che si cammina, viene spontaneo aspettarsi la sorpresa… che non manca. Non ci sono zone prive di queste bellezze – messe in mustra – (messe in mostra).

Insomma, girovagando di qua e di là per questo bel borgo, non ci si annoia di certo, che siate patiti di arte o meno. Pure i piccoli topini, noto, rimangono estasiati e sorpresi e giocano a chi trova la prossima per primo.

Il centro storico, così antico e scuro, appare più allegro e certamente curato in modo migliore. Dove la luce, come ho già detto, non scalda e non illumina, ci pensano i colori e la dedizione che traspare da queste realizzazioni ad abbracciare affettuosamente il passante.

Splendidi trampolini per lanciarsi e tuffarsi appieno nella fantasia. Sì, perché da una soltanto di queste opere si può iniziare a viaggiare con l’immaginazione verso mondi sconosciuti che sanno di arcobaleno.

Ecco come rendere una semplice passeggiata tra carruggi in una camminata indimenticabile per le vie di un borgo. E già li sento i fuestei (turisti) una volta tornati a casa – Come si chiamava quel paese che abbiamo visitato pieno di opere d’arte per le vie?

Si chiamava Badalucco. Si chiama Badalucco!

Un bacio artistico a voi, topi!

Qui e là attorno a Aigovo e Carpenosa

Si arriva presto ad Aigovo e a Carpenosa, compagni da una vita. Pungenti come l’aria frizzantina che li accarezza, gentili come la pace che regna su di loro. Dal mare si tratta solo di quindici/venti minuti di strada. Sono due frazioni attorniate dai monti della mia Valle che tutti conoscono, situati subito dopo l’abitato di Badalucco.

Sopra di loro c’è San Faustino, un altro piccolo borgo che dall’alto del suo esistere, si guarda negli occhi con Glori.

Aigovo e Carpenosa, “il bivio”, dove arriva la SP 21bis, luoghi che divennero celebri qualche tempo fa, quando c’era l’intenzione di chiudere la strada per costruire una grande diga. Come raccontai in questo articolo,  venne realizzata un’altra strada, superiore, comunque utilizzata ancora oggi nonostante al lago artificiale non diedero mai il – Via! -.

Aigovo e Carpenosa, inseparabili, sono la porta di accesso per Agaggio Inferiore e, mostrando meno case di quest’ultimo, più paese. Hanno da offrire tanta natura bagnata dal Torrente Argentina che, nelle sua discesa a curve cieche, si mostra impetuoso e quasi trasparente. Molti, però, sono anche i tratti in cui si allarga, raddrizza e si mostra in tutto il suo splendore. Con i suoi fondali di ciottoli e tane, la sua sabbia grigia, i suoi massi chiari, le sue sfumature verdi come la giada.

Tanti i colori delle piante, in qualsiasi stagione, perché numerose sono le specie. E molte di loro stanno aggrappate alle rocce sotto strada.

Anche alcune dimore si trovano a strapiombo sul fiume ma non c’è molta distanza tra loro e quell’acqua fredda come il ghiaccio.

Un fiume attraversato un tempo da ponti in pietra, antichi, lunghi e stretti, oggi ricoperti dalla natura a imitare sentieri perduti nel bosco.

Qui, in questa umida conca della Valle Argentina. Passaggio obbligatorio per chi sale e per chi scende. Passaggio che collega il mare alle montagne.

Aigovo e Carpenosa, la brezza in mezzo ai monti pettinati. Le aperture del terreno, coltivate a vigna, fin dove si perde lo sguardo. Il verde vispo delle terrazze ordinate e lo spogliarsi degli alberi da frutta. Gli spazi vellutati, come prati a bordo strada.

I casoni che riportano a tempi che furono e, tutt’intorno, il creato sovrastato da un cielo limpido. Tinte bruciate al sole, spente dalla bruma, accese dalla stagione. I mutamenti della natura sono ben visibili qui, dove gli occhi possono viaggiare in lungo e in largo nei dintorni di questi luoghi, zona d’arrivo della strada antica.

I campi coltivati, il bosco selvatico e, col naso all’insù, ecco le cime dei monti che si mostrano austere e ci abbracciano. Come i cedri attorno alla piccola Chiesa di San Faustino, così chiamata proprio come la manciata di case sopra la nostra testa, sul crinale a Ovest.

Siamo a 626 mt s.l.m. e, alcuni tratti che possiamo guardare, hanno già qualcosa di selvaggio.

Qui, un sentiero che porta verso San Zan (San Giovanni) condurrà fino a Monte Ceppo, passando per Colla Bracca. Dovrò farlo un giorno questo tour e portare anche voi.

Ora, però, mi godo ancora questa pace, questa flora e questa atmosfera che solo Aigovo e Carpenosa sanno regalare. Come sanno regalare anche un delizioso torrone, proprio tipico di questi borghi. Ma questa è un’altra storia e sarà un altro articolo.

Un bacio topi!

A Badalucco nella piccola Piazza Etra

È una minuscola piazza, quella in cui vi porto oggi. Minuscola perché, più che come piazza, questo spazio nasce come punto panoramico. Una specie di terrazza di circa dieci metri quadrati, che si affaccia sui tetti di Badalucco e mostra le cime di alcuni monti, compresa la parte alta della facciata di una delle chiese più grandi del paese.

Questo luogo si chiama Piazza Etra e lo si può definire “giovane”, nel senso che è nato non molti anni fa, durante il periodo delle realizzazioni delle opere d’arte che abbelliscono il centro storico dell’abitato di Badalucco. Sono tutte opere bellissime ed è una meraviglia passeggiare per i carruggi e vedere certe creazioni. Case dipinte, muri disegnati, oggetti appesi alle pareti, alcuni disegnati, altri fatti in argilla o porcellana. Anche Piazza Etra manifesta molta beltà artistica.

Guardate i muri che la circondano. Guardate che splendore questi disegni che rappresentano grandi figure. Affascinanti, le donne nude, con quei capelli lunghi che sanno di grazia.

Guardate la loro altezza e il bianco, nonostante l’aggressività del tempo trascorso e le intemperie.

Per arrivare in Piazza Etra bisogna inoltrarsi nel centro antico e nel dedalo delle sue viuzze fino a giungere in Via Marco Aurelio. Da questa strada la si può già scorgere, laggiù in fondo. Un ampio dipinto attira l’attenzione.

Pochi gradini e ci si ritrova sospesi sopra case e altre vie.

Due grossi cespugli l’abbelliscono con il loro verde, che si staglia contro quel bianco intenso della facciata e una piccola fontanella, bianca anch’essa, mostra uno stile dolce e gentile con i suoi bordi arrotondati e le sue curve armoniose.

Sotto di noi una breve volta in pietra permette di vedere quel piccolo e buio carruggio che… chissà dove va a finire…

La ringhiera attorno a questo spazio sa di balconata. Il panorama non è quello che ci si può aspettare parlando di “punto panoramico”. Non si vede la vallata, né si scorge tutto il paese, ma si percepisce di essere in alto e le case attorno donano un senso di intimità raccolta. Io l’ho trovata una zona molto accogliente, dove si sta bene e ci si può anche riposare dopo aver salito scalini, percorso ciottolati e faticato per l’ascesa. Si sta bene, nel silenzio.

Cercando di informarmi per darvi più nozioni possibili, come di consueto, ho scoperto che i dipinti di questa piazza rappresentano scenari mitologici e questo era facilmente comprensibile, ma quello che mi fa piacere aver appreso è che sono stati realizzati da Massimo Paterna e Stefano Orlandini.

Ecco, ora quindi, se non ci sono errori nei risultati di questo mio investigare, posso indirizzare i miei complimenti ad artisti che meritano davvero un applauso.

Non vi resta, topi cari, che venir a visitare di persona questo luogo e ammirare con i vostri occhi tanta arte in tanta quiete.

Ah! E ovviamente, come già avrete capito, nessuna topo-mobile: qui si può solo zampettare, le meraviglie bisogna sudarsele!

Su! Su! Pigroni! Mettetevi in marcia che io intanto vado a prepararvi un altro articolo!

Squit!

Nella mia Valle è nato “U Baatu”

Oh! Come mi piace parlare di queste cose!

Topi carissimi, è con immenso piacere che oggi vi comunico una notiziona bellissima per grandi e piccini.

Nella mia Valle, e precisamente nel paese di Badalucco, è nato “U Baatu” nientepopodimenoche un luogo allegro e ben tenuto dove si può andare a prendere ciò che serve ma… senza pagare! “U Baatu” infatti, nel dialetto della mia zona, significa “Il Baratto” pertanto si “acquista” con lo scambio, proprio come si faceva un tempo, prima della creazione del denaro.

In pratica, si entra in questa specie di negozio, si prende quello che può servirci e si lascia ciò che abbiamo in casa, ancora in buono stato, ma che non usiamo o che per noi è inutile mentre invece può essere vantaggioso per un’altra persona.

Che meraviglia! Meno spreco, molto aiuto, molta generosità e gratitudine. Un insieme di splendide emozioni a coordinare questo luogo ricco e colorato. Sì perché al suo interno c’è davvero di tutto! Abbigliamento, complementi d’arredo, stufe, coperte, passeggini giochi… qualunque cosa cercate potete trovarla qui senza spendere neanche un soldo.

Inoltre, chi non ha nulla da lasciare può donare una semplice offerta per aiutare l’associazione, sarebbe carino farlo da parte di tutti ma chi non può permettersi neanche questo non deve preoccuparsi: può servirsi gratuitamente senza nessun problema prendendo soltanto senza lasciare nulla, ne’ soldi ne’ materiale.

Questo posto è nato proprio per aiutare chi ha bisogno e non può permettersi spese di alcun tipo ma anche per chi è alla ricerca di qualcosa che non ha. Non lo trovare bellissimo! E bellissima è anche la merce, ben catalogata e controllata dalle ragazze che si occupano di tutto questo. Ci sono addirittura cose nuove di pacca, mai usate! E ci sono cose per tutti: bimbi, uomini, donne… di qualsiasi età.

Questa fantastica idea si trova lungo il torrente Argentina. Appena entrati nel paese di Badalucco (con tanto di ampio e comodo parcheggio) dal ponte di Santa Lucia si scende sul lungo fiume dove una meravigliosa passeggiata, ricca di natura, vi porterà fino a “U Baatu”.

Che dire ancora? Non capisco cosa fate ancora qui! Su su, forza! Zampettate a Badalucco! Paese colmo di storia e antichità.

Se hai bisogno serviti. Questo posto è nato per te. Se non hai bisogno puoi invece contribuire. Porta ciò che non ti serve, puoi fare del bene!

Voglio sottolineare che le persone addette non percepiscono alcun contributo, il loro è solo generoso volontariato che effettuano dandosi i turni nel tempo libero, per questo, chi ne ha la possibilità, può offrire qualcosa anche a loro: per scaldarsi stando lì dentro ad esempio. E poi, non lo troverete sempre aperto proprio perché chi lo gestisce ha lavoro e famiglia, quindi, almeno per ora, potrete visitare “U Baatu” il martedì dalle 15:00 alle 17:00 e il sabato dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 15: alle 17:00.

Io mi sono già organizzata con Scoiattolo, Coniglio e Volpe, oggi stesso svuoteremo un po’ tane e il mulino!

A presto amici, scappo che ho molto da fare!

Squit!

Le vigne di Aigovo

Non possiamo certo dire di essere nelle Langhe, cari topi, ma guardate quanta meraviglia abbiamo nel nostro piccolo! Non sono forse stupende queste vigne, qui ad Aigovo? Guardate i colori, ammirate l’ordine! Che splendore!

Filari sgargianti e ben delineati. Complimenti a chi coltiva tanto ben di Dio!

Ce ne sono ovunque, soprattutto a bordo strada e, a volte, anche qualche unica pianta qua e là.

Sotto a uno splendido cielo, nell’apertura tra i monti, e lo sguardo vigile della località di San Faustino, queste vigne si mostrano in tutta la loro bellezza, riempiendo il paesaggio di foglie, frutta e profumo a seconda della stagione.

Riposano pacate osservando la Valle e le creste montuose sopra di loro. Si trovano infatti alla base di montagne che appaiono pompose, ricoperte completamente da alberi di molte specie: castagni, noccioli, roverelle, larici… Riposano nella totale tranquillità di questi luoghi.

È un piacere osservarle. Mettono di buon umore.

Sotto di loro il terreno è verde e aperto. Pianeggiante o appena scosceso.

Rametti striminziti, foglie larghe e stropicciate. Pali a sorreggere. Grappoli di varie forme e misure. Tronchi nodosi e grigi.

La strada le taglia e rende unica questa passeggiata, bella da percorrere sia a piedi che in auto.

Siamo ad Aigovo, una piccola frazione della Valle Argentina. Una meta conosciuta che apre le porte al cuore della Valle, subito dopo Badalucco. Appena sopra i 600 mt s.l.m., le vigne se la cavano ancora alla grande. E, in questa conca, spesso il clima è umido. Ma  l’ambiente è aperto e il sole ha il suo tempo per scorrere.

E quanto verde c’è! Che bellezza!

La dolcezza dei chicchi attira gli insetti e sono tante le bestioline che si possono incontrare qui, e sono anche assai indaffarate. Molte di loro sono alate e riposano lasciandosi accarezzare le ali dal venticello. Ali leggere, piccole, che iniziano a tremolare come veli.

I ragni la fan da padroni tra un filare e l’altro, possono davvero costruire splendide ragnatele. Hanno tutti gli appoggi che desiderano.

Ma anche merli e tordi non disdegnano l’ambiente e può capitare spesso di vedere un loro nido appoggiato alle vigne.

Le vigne di Aigovo, zampettando tra i colori e la pace.

Un bacetto a voi!

Fuori dal tempo ad Agaggio Superiore

Alcuni luoghi della mia Valle, soprattutto in certe stagioni, paiono come sospesi in un momento senza età. Ci sono posti che hanno la parvenza di essere simili ad Avalon, fuori dai canoni ordinari dello spazio e del tempo come noi li intendiamo.

Questa è l’impressione che fa Agaggio Superiore in questo periodo dell’anno, dove il vero, indiscusso protagonista resta il silenzio surreale che permea ogni cosa.

E’ una frazione di Molini di Triora e dista quattro chilometri da questo borgo. Ci si arriva da Agaggio Inferiore, si sale, si sale fino ad arrivare ai 702 metri sopra il livello del mare. E l’altitudine, qui, si fa subito sentire col suo freddo più intenso, gli sbuffi di vapore che escono dalle narici e dalla bocca quando si respira.

Tutto è sospeso, come vi dicevo. Neppure le foglie morenti sui rami osano più frusciare e quelle già abbandonate al suolo non scricchiolano, restano là, immobili, come se ogni cosa fosse vittima di un incantesimo.

Guardandosi intorno, parrebbe quasi abbandonato. Gli oggetti lasciati nei dintorni sembrano spettri di un tempo ormai perduto, ogni cosa permea una nostalgia palpabile, percepibile.

mollette bucato

E’ malinconico, Agaggio Superiore, con le sue finestre sbarrate, gli usci chiusi e quei tetti che gridano al cielo il loro bisogno di essere rimessi in sesto. Pietra e ciappe d’ardesia la fanno da padroni, e gli unici abitanti paiono essere gli animali, che ci salutano subito con affetto al nostro arrivo. Eppure nulla è come sembra, perché anche se qui tutto pare immobile e quieto, anche là dove il silenzio sembra sintomo di abbandono, c’è chi resiste come il timo aggrappato alla roccia e abita ancora nelle casette di Agaggio, con ritmi lenti, quasi come quelli di un tempo lontano. E c’è l’azienda Casciameia, che vende prodotti locali, ottimi vini e i tipici fagioli della vicina Badalucco.

Una volta c’era anche una bottega qui, come in ogni paese della mia Valle. E in quella stessa bottega abitava la famiglia che la gestiva. Un tempo era così: ci si accontentava di spazi modesti, qualche volta non si aveva neppure il lusso dei vetri alle finestre.

Oggi quella bottega è una casa che attende nuovi abitanti, nuove risate e rinnovati sorrisi.

La passeggiata nel piccolo borgo è piacevole, continuiamo a essere accompagnati da gatti e cagnoloni pronti a farci le feste, come se avessero rivisto un amico di vecchia data.

Ci abbandoniamo alle coccole di quel momento, ma poi continuiamo e raggiungiamo  Piazza San Carlo, dove svettano due chiese, l’una dirimpettaia dell’altra.

E qui diventiamo muti testimoni di un contrasto che quasi disorienta, un connubio tra vecchio e nuovo. C’è la chiesetta antica, con le mura di pietra, ormai fantasma di se stessa. E poi c’è la sua più nuova controparte, la facciata intonacata coi toni del cielo primaverile.

Ci sono anche qui, come ad Aigovo, i giochi per i bambini. E che bella l’altalena, in quel contesto di alberi, prati e panorami! Salirci è come darsi la possibilità di toccare il cielo con un dito, vestire per un istante i panni di una cinciallegra che guizza veloce da un ramo all’altro.

A proposito di boschi, quelli dei dintorni sono tutti di Castagno e i colori del re del bosco sono accesissimi in questo periodo. Una volta la popolazione di Agaggio viveva di castagne, si partiva presto al mattino per raccoglierle, lavorarle. Un po’ tutta la mia Valle viveva grazie a questa portentosa e generosa pianta, ve l’ho detto più volte. E faceva freddo in inverno, molto più di adesso. L’acqua ghiacciava nei catini durante la notte, e al mattino si doveva spaccare il ghiaccio per potersi lavare il viso.

Tempi duri, certo, e Agaggio li conserva tra le rughe delle sue case antiche, nella lapide dedicata ai caduti della guerra e in quella memoria bellica che permea ogni luogo della mia Valle con il suo grido di libertà che riecheggia ancora, rimbalzando da un borgo all’altro.

Adesso vi saluto, topi miei. Le gemme sugli alberi a novembre mi dicono che quello che sta per arrivare sarà un inverno lungo e freddo e devo ancora finire di preparare le mie provviste di articoli per voi.

Un bacio di brina dalla vostra Prunocciola.

Badalucco – Porta Santa Lucia in notturna

Oggi voglio farvi conoscere la porta di Badalucco in notturna, chiamata Porta di Santa Lucia. Vi ci porto di notte perché la trovo davvero molto suggestiva immersa nell’oscurità, e poi si affaccia su un panorama davvero stupendo, se visto in alla sola luce dei lampioni.

Troneggia sul meraviglioso Torrente Argentina, che brilla di più alla sera, luccicando grazie alle luci artificiali e soffuse del paese.

Porta Santa Lucia è infatti anche la porta di un ponte omonimo, il quale permette di arrivare in Regione Ortai attraversando il fiume, appunto.

Guardate che bellezza, che atmosfera intima e antica. Guardate che luminosità particolare offerta anche dalla luna.

Questa porta, anticamente entrata del borgo assieme ad altre quattro porte, è sorretta dal ponte romano ad archi diseguali che è stato costruito nel 1551 e ultimato nel 1606.

Si tratta della porta a Sud che permetteva l’entrata in paese da chi arrivava da Taggia o dal mare.

Una porta che è anche una piccola e assai minuta chiesetta e dedicata anch’essa alla Santa alla quale gli abitanti di Badalucco sono molto devoti, in quanto guaritrice degli occhi e dei problemi a essi legati. Sotto di essa infatti si trova una targa che riporta la seguente scritta “Divae Luciae Lux in Via Fa B. 1336 Rest. 1936″ che dovrebbe voler dire “Luce per Santa Lucia” o qualcosa di simile.

Attraversando questa porta e calpestando i ciottoli dei quali è formato il lastricato, si prosegue per un sentiero che conduce anche al cimitero, oltre che a un rinomato ristorante, “Il Ponte”, e un nuovo agriturismo, “L’Adagio”. L’attraversamento del ponte così amato, come simbolo dell’”ultimo viaggio”, rende questo luogo ancora più caro per i badalucchesi, nel mio dialetto chiamati anche baucogni.

Un tempo, questa porta si trovava tra mura difensive in grado di proteggere l’abitato dalle irruzioni dei nemici, ma oggi dei muraglioni del medioevo non è rimasto quasi più nulla.

Porta Santa Lucia accoglie chi entra in Badalucco e non si può non vederla. Innalzata sopra la strada, permette anche di far notare, al suo avvicinarsi, di una stradina recentemente rifatta che costeggia il fiume abbracciando il centro del paese e mostrando una natura meravigliosa.

Pare di essere ancora in tempi antichi. Le casette in pietra che si affacciano sul torrente sono davvero carine.

I Conti di Ventimiglia, tra i quali il famoso Oberto, scelse proprio Badalucco come luogo di residenza per molto tempo.

E’ un paese molto particolare e bello già solo per come accoglie i visitatori proprio grazie questa porta, che un tempo rappresentava il punto di accesso obbligato. La strada che si percorre oggi, infatti, non esisteva.

C’è silenzio attorno, ma questa zona è viva. C’è gente che porta il cane a spasso per l’ultimo giretto della giornata, c’è un vociare calmo che esce dai bar e qualche auto che passa lenta. Tutto è splendido ed è magnifico stare un po’ qui seduti, su queste panchine in pietra appoggiati a questo tavolino, proprio sotto Porta Santa Lucia.

Che ne dite, topi? M’invidiate un po’, vero, per questa serata prima di rientrare in tana? Lo so, ma sono stata brava e generosa, ho portato con me anche voi! Squit!

Candido Queirolo, eroe della Resistenza

Ho parlato molte volte della guerra che coinvolse anche la mia Valle e che vide protagonisti i miei convallesi in più occasioni e battaglie.

Tra gli eroi che fecero la Resistenza ce n’è uno che dà il nome a una via di Arma, una via centrale per di più, a sottolineare l’importanza di questo personaggio al quale è intitolata: Candido Queirolo.

Egli nacque a Taggia nel 1915. Si attivò molto, partecipando alle organizzazioni clandestine antifasciste a partire dal 1936 e negli anni Quaranta fu lui insieme a dei compagni a fondare i primi gruppi di partigiani della provincia di Imperia. Sempre in quegli anni, quando la guerra infuriava, cambiò il suo nome in Marco, con il quale assunse il comando di un distaccamento garibaldino molto attivo in ambito provinciale.

Queirolo combatté con successo a Briga Marittima e condusse i suoi uomini alla conquista della postazione nazifascista a Santa Brigida, presso Andagna.

Tuttavia le sue gesta non finiscono qui, topi, nossignore! Dopo un combattimento all’ultimo sangue, distrusse anche un’altra postazione nemica, quella di Stormina di Triora. Nel 1944 fu comandante insieme ad altri e guidò i garibaldini nello scontro di Carpenosa. A proposito di questo episodio, va detto che i nostri costrinsero alla fuga i nemici, che pure erano in maggioranza e avvantaggiati da un’equipaggiamento migliore. Che tempra, questi topi d’un tempo!

I suoi uomini combatterono anche nella presa di Molini e di Triora, così come in Valgavano, a Badalucco e a Carmo Langan.

Il 14 agosto 1944 Queirolo,  insieme ad altri Partigiani, era accampato vicino Bajardo, nel versante rivolto ad Apricale. Lì c’erano molti tedeschi. Si racconta che giunse sul posto un giovane, annunciando l’arrivo dei nazifascisti in paese. Queirolo allora, insieme a  Giuseppe Gaminera detto Garibaldi, che ha testimoniato questo racconto, decise di attaccarli. Si spostò nella zona dove presumeva che i nemici sarebbero passati per andare ad Apricale. Tuttavia, nell’udire le raffiche di mitra, i tedeschi non avanzarono, anzi, tornarono sui loro passi e si appostarono dietro una delle numerose chiese che si trovano nei miei luoghi. Queirolo corse verso il luogo degli spari e fu colpito da una raffica che lo ferì gravemente. Venne soccorso da un medico, ma le sue condizioni erano troppo gravi, tanto che morì poco dopo. Oggi il suo nome riposa, insieme a quello di altri compagni, su una lapide commemorativa nel borgo di Bajardo che recita così:

“Ad eternare nella storia il sacrificio dei garibaldini Marco, Alfredo, Blengino. Barbaramente trucidati dai nazifascisti il 14 agosto 1944 e in segno di riconoscimento a coloro che per la libertà del proprio paese seppero cadere da prodi. I cittadini di Baiardo questa lapide posero. Baiardo 14 agosto 1945.”

Insomma topi, quanta storia tra le mie montagne! Sono pronta a spolverarne altre per voi, squit! Torno a girovagare e intanto vi lascio uno storico e coraggioso saluto.

La vostra Prunocciola.

Domenico Giordano – le Pipe di Badalucco

Buongiorno Topi!

Oggi sono entusiasta perché vi porto a conoscere una persona davvero speciale che svolge una professione speciale anch’essa. E’ antica, molto, ma soprattutto è originale e ormai quasi introvabile in Italia. Mi piace raccontare di cose belle e quando queste  prendono vita nei miei luoghi, nella mia Valle, mi fa ancora più piacere parlarne. E’ proprio qui, infatti, nella splendida Valle Argentina e precisamente ai margini del paese di Badalucco, che possiamo incontrare Domenico Giordano, un artigiano d’eccezione che ha fatto della sua più grande passione il proprio mestiere.

Un uomo ospitale, affabile e disponibile che ama parlare del suo lavoro e al quale s’illuminano gli occhi mentre mostra le sue splendide creazioni.

Il signor Domenico, dalla gentilezza disarmante, mi ha accolta nel suo laboratorio dove crea con la radica delle pipe meravigliose.

Lo definiscono l’ultimo maestro dell’arte della creazione della pipa; realizza pezzi unici, completamente fatti a mano e di incredibile bellezza. In tutta Italia sono rimasti in pochi a eseguire quest’arte, pare si possano contare sulle dita di una mano.

Nel suo laboratorio, illuminato da una luce al neon e adiacente a un grande magazzino, l’odore di legno persiste e penetra nelle narici, soprattutto dove un grande mucchio di pezzi di radica viene bollito per eliminare i tannini e rimane bagnato fino al momento della lavorazione.

La radica è la parte basale del fusto di alcune piante e comprende le radici stesse. Grazie alla sua nodosità, alla sua resistenza e alle sue sfumature risulta perfetta per diversi oggetti e, per le pipe in particolare, quella di Erica arborea è l’ideale.

Si tratta, infatti, di un legno duro e pregiato. L’Erica è una pianta, a mio avviso stupenda, considerata in tempi antichi ricca di magiche virtù e dimora delle fate. Con i suoi rami si creavano scope (il suo nome deriva proprio dal termine greco Kalluno che significa “spazzare”) capaci di spazzare via non solo la sporcizia, ma anche tutte le negatività delle case, come vi ho già raccontato altre volte. Una pianta purificatrice che, arsa, allontanava gli spiriti maligni.

Le sue venature creano affascinanti fantasie su ogni pezzo e Domenico ne esalta il disegno e il colore soprattutto attraverso la levigatura, sicuramente la parte più lunga, ma anche quella più spettacolare del suo lavoro, dove non solo l’oggetto si liscia e prende forma, ma mostra tinte naturali che seducono soprattutto gli appassionati e i grandi intenditori.

In realtà, sono pezzi talmente belli che ammaliano anche chi se ne capisce poco come me. Ci sono pipe molto grosse, tozze, pesanti.

Altre, invece, sono più fini, delicate, dalla forma longilinea. Ce ne soo di più scure, di un mogano intenso, mentre le più chiare sono quasi color della sabbia. Tutto dipende dal tipo di lavorazione. Diverse hanno anche forme buffe e particolari rappresentando animali o altri oggetti.

Alcune hanno la zona di combustione molto larga, altre invece piccola e stretta, potrebbe starci un Toscano; ci sono individui che amano fumare il sigaro lì dentro, soprattutto per non sprecarne l’ultimo tratto.

Ci sono pipe curve e dritte, pesanti e leggere, dalla testa tonda o cubica, per tutti i gusti e tutti gli stili, da quello più elegante a quello più rustico.

Domenico mi ha fatto vedere come usa i suoi attrezzi, che sono tanti, ognuno per uno scopo ben preciso e tutti fermi ad attendere la sua abile mano pronta a realizzare qualsiasi cosa.

A me ha fatto questa magnifica seggiolina in soli due minuti. Ma grazie! Da un semplice pezzo di radice, ecco uscire fuori un carinissimo complemento d’arredo. E’ comodissima, nella mia tana mancava proprio! Un piccolo trono degno di una Regina come me.

Con una grande lama circolare ha tagliato e intagliato il tocco di legno rigirandolo da varie parti… et voilà, un mobile tutto mio, per me che non fumo la pipa, ma potrei sempre imparare… me ne farò fare una fashion.

Conosciuto non solo in tutto lo Stivale ma anche in diverse zone del mondo, il signor Giordano ha realizzato pipe davvero per chiunque, persino per noti personaggi che da lui hanno acquistato pezzi di grande valore.

I prezzi di alcuni elementi sembrano stratosferici, ma se si pensa alla lunga lavorazione che c’è dietro a ogni singola pipa, nessuna cifra può equiparare l’attenzione, la fatica e la fantasia che vivono dietro queste realizzazioni. Ovviamente, nel suo studio si possono trovare pipe per qualsiasi tasca e si possono naturalmente ordinare come più si preferiscono, anche se sono comunque già molte quelle in esposizione e tutte belle e caratteristiche.

Sempre col sorriso sulle labbra, Domenico, dalle origini meridionali ma ormai abitante della Valle Argentina da quando era bambino, si presta a raccontare anche diversi aneddoti. Racconta anche di come negli anni, attraverso le varie richieste, il suo lavoro si sia modificato. Ci rivela cosa si richiedeva un tempo e cosa, invece, si preferisca adesso.

Per lui non ci sono né problemi né differenze: da quando era solo un ragazzo gli basta creare ed esegue opere d’arte. Sulle pipe conosce davvero tutto, è piacevole starlo ad ascoltare. E’ buono e generoso, per niente avaro, soprattutto in fatto di consigli.

Riuscire a trasformare quella che può essere una grande passione, o un hobby, in una lunga avventura che dura una vita è il sogno di molti e l’augurio per tutti. Occorre accendere e mantenere attiva quella luce che ognuno di noi ha dentro, ma che sovente si soffoca per timori o ritenendo impossibile realizzarla. L’energia è alla base delle scelte, più della mente e, nel caso particolare di Domenico, anche se può essere sembrata la testa la padrona con il potere decisionale in mano, accompagnata da tanta voglia, a dire l’ultima parola è stato, ed è tuttora, il cuore.

Buon lavoro Domenico e grazie ancora! E un bacione a voi Topini!