Dai Cubi al Garezzo sul manto nevoso

Con il termine “I Cubi”, in Valle Argentina, si intende la zona dal Passo della Guardia fornita di panche e tavoli atti a ricevere persone che hanno voglia di fare un bel pic nic godendo di un’atmosfera meravigliosa, immerse totalmente nella natura.

In questo periodo però è difficile poter godere di queste comodità, essendo ch’esse sono completamente ricoperte dalla neve.

Si prosegue pertanto, sopra a quel manto bianco, soffice e luccicante.

Si prosegue fino al Colle del Garezzo arrivando al Ciottu de e Giaie (Ciotto dei Torrenti).

Sembra di essere dentro ad una di quelle palle di vetro piene d’acqua, omini e puntini di polistirolo che si muovono dolci, se si scrolla quella sfera trasparente.

I rumori sono ovattati e sopra ogni cosa regna lei: la candida Signora.

Tutto ha un altro aspetto. Nuovo. Dalle sfumature cangianti.

I fruscii dei pezzi di neve ghiacciata che cadono dai rami diventano tonfi sordi al suolo.

Alcuni fili d’erba sono completamente immersi nel ghiaccio e, assieme all’acqua divenuta solida, formano strane figure bizzarre. Anche le gocce che cascano dai profili rocciosi sono adesso stalattiti fredde.

Rocca Barbone sembra il teatro di una fiaba. Il suo cappello è bianco e la severa falesia che la distingue appare ora ancora più aspra, colorata da quel grigio scura che risalta maggiormente.

Ancora pochi passi, percorro gli stessi metri fatti dai Camosci prima di me e posso godere di un panorama mozzafiato.

In primo piano vedo il Monte Pellegrino, meno imbiancato rispetto alle montagne alle quali do la schiena e, dietro di lui, si staglia davanti ad un mare color oro e azzurro Monte Bignone, solo e snello.

Zampetto per quella strada innevata senza sentire alcuna fatica, è tutto così bello che mi sento leggera come un piccolo insetto.

Il sole, prima dell’arrivo della foschia, scalda e brucia la mia coda ma è gradevole lasciarsi baciare da lui a quelle temperature.

Tutto è assolutamente bianco attorno a me. Alcuni riflessi azzurri delineano strane forme a terra.

Cumuli formati da neve, erba e vento sembrano il suolo di un altro pianeta e si immaginano extra-terrestri avanzare. Invece no, è sempre la mia splendida Valle Argentina che sa regalare scenari incantevoli e ogni volta diversi.

Sopra la mia testa volano indaffarati tantissimi Corvi Imperiali e Gracchi Alpini.

Sono così numerosi che mi par strano, tra loro, distinguere anche una coppia di aquile che subito si allontana.

Sono vivaci, forse affamati. Totalmente neri eppure riflettono così tanto la luce della Grande Stella da sembrar color argento.

Mi rendo conto di essere circondata anche da diversi Camosci.

Le mamme con i loro piccoli hanno formato un gruppetto che, tranquillo, si gode il sole su un prato bianco.

Alcuni invece passeggiano alla ricerca di cibo.

Altri ancora sbucano curiosi e un po’ impauriti dalle rocce e dai cespugli spogli mostrando a malapena il muso. 

E poi c’è chi sceglie comode postazioni per un riposino in totale relax, senza voler essere disturbato da nessuno. Davanti a me, intanto, si apre un nuovo scenario.

Il Poggio di Goina sovrastato da U Zimun (il Cimone) candido e tondo.

Dietro di loro, alla mia sinistra, lo splendore è dato da Alpi Liguri alle quali sono molto affezionata. Il noto Passo della Mezzaluna, completamente avvolto dal mantello immacolato, racchiuso tra Cima Donzella e Cima Arborea e, poco oltre quest’ultimo monte, l’adorato Carmo dei Brocchi. Alto, possente, austero e bianco anch’esso.

In mezzo al Passo svetta con un piglio di simpatica superbia persino Pizzo Penna.

Di fronte a me, dopo il Monte Faudo, una distesa azzurra e brillante indica il mare ed è impressionante vederlo da qui, stando con le zampe in mezzo alla neve, su questi alti monti.

Ora sono sotto al Monte Frontè.

Posso vedere la Madonna ricoperta dai fiocchi gelidi. Un forte contrasto con tutti quei pennuti neri, come il carbone, che le volano attorno.

Alcuni punti di questo tragitto possono risultare pericolosi in questo periodo dell’anno. Piccole o grandi slavine possono cogliere di sorpresa e alcuni pezzi di roccia possono spaccarsi e cadere nel vuoto. Occorre quindi evitare di stare sotto agli speroni di roccia e portarsi dove gli ambienti si aprono mostrando un territorio che gli occhi faticano a credere vero da tanto che è bello.

Le zampe scendono in quell’ovatta di 20 o 30 centimetri ed è bene avere un’attrezzatura adatta come scarponi e pantaloni impermeabili e ghette.

Si potrebbe anche ciaspolare ma non è così alta, ci si cammina dentro tranquillamente.

Le zampe fanno nuovi movimenti. È ovviamente diverso avanzare su questo terreno, meno stabile rispetto a quello estivo, ma è comunque piacevole.

Noto che anche il Gallo Forcello, del quale vedo le orme, la pensa come me. Dev’essersi divertito qua.

Era da parecchio che non vedevo il Colle del Garezzo con questo abito.

La neve, la vera protagonista, è bellissima, e riesce a far risplendere ulteriormente un mondo che già trovo affascinante di per sé.

Spero sia piaciuto anche a voi in questa sua nuova veste, così vi saluto sapendo di lasciarvi una graziosa visione.

Ma le mie avventure con la bianca Signora non sono finite qui. Aspettatemi perché ve ne racconterò e mostrerò delle altre.

Per adesso vi mando un bacio candido e vi aspetto per sgattaiolare ancora, assieme a voi, in diversi palcoscenici gelidi ma affascinanti della mia Valle.

Il Corbezzolo – Vivi e colora il tuo mondo

Poi qualcuno osa dire che l’Autunno è una stagione triste e spenta, poco colorata… Ma meno male che c’è qui la vostra Prunocciola, pronta a mostrarvi la Natura come la vedete di rado!

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Cari topi, in questo periodo dell’anno i monti e la Natura tutta si colora di tinte assai calde e accoglienti, complici anche le giornate ancora per lo più terse e molto tiepide. Ed è in questo momento che giungono a maturazione anche dei frutti coloratissimi, che inondano i sentieri offrendo ulteriore bellezza agli occhi, come se non fosse già tanta quella offerta dai generosi Castagni dalle foglie d’oro, dai colori bronzati dei Larici, dalle tinte solari e delicate delle faggete e di tante, tantissime altre piante che fanno i fuochi d’artificio pur di farsi notare.

Sto parlando del Corbezzolo, il cui nome scientifico è Arbutus unedo, pianta appartenente alla famiglia delle Ericaceae. I suoi frutti paiono palline natalizie di colore giallo-arancio quando sono immaturi e rosso quando invece giungono a maturazione.

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La pianta è sempreverde e vanta la presenza in contemporanea di fiori e frutti sui rami. I suoi colori prevalenti (il verde delle foglie, il bianco dei fiori e il rosso dei frutti) la assimilano alla bandiera italiana, e per questo motivo ne è divenuta il simbolo patrio. Fu nell’Ottocento che assunse il significato di unità nazionale.

Plinio il Vecchio, naturalista e filosofo romano, riteneva i corbezzoli talmente insipidi che a suo parere era impossibile mangiarne più di uno, ecco spiegata la derivazione del nome scientifico della specie – “unedo” -, che deriverebbe da “unum” (= uno) e “edo” (= mangiare).

I suoi colori vivaci lo accostano alla Vita, e infatti è una pianta assai longeva, tanto da poter divenire addirittura plurisecolare. Cresce anche rapidamente, e con questo Madre Natura ci vuole lanciare un messaggio importante: chi sa colorare la propria esistenza, chi guarda con gioia ai colori, alla positività, cresce (e vive) con più facilità.

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Il verde è il colore del cuore secondo le discipline orientali, è la tinta che più di ogni altra riguarda l’energia d’Amore Incondizionato che permea ogni cosa nel Creato. E, in effetti, è il colore di Madre Natura… chi sa amare più e meglio di lei? Qualcuno lo attribuisce anche alla speranza, ma una creaturina del bosco come me non conosce questa emozione: noi bestioline, insieme alle piante e a tutti gli elementi naturali, non siamo soliti sperare, semplicemente siamo, esistiamo e agiamo, senza aspettative. Ecco perché per me il verde del Corbezzolo – e di tutte le altre piante meravigliose della Valle e del pianeta – rappresenta la Vita, la gioventù delle tenere foglie appena spuntate sui rami e dalla terra.

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Che dire, poi, del bianco? E’ la Purezza per antonomasia, la pagina ancora bianca prima di essere scritta, il principio di ogni cosa, l’insieme di tutti i colori esistenti e la tinta attraverso la quale si esprime la Luce… e, ancora una volta, la Luce è… Vita!

Giallo, arancio e rosso sono invece colori legati al Sole, al fuoco, quello della creazione e del calore fisico, avvolgente e prorompente. Anche in questo caso sono tinte strettamente legate alla Vita. Ed ecco che allora il Corbezzolo, racchiudendo in sé tutti questi colori, non fa che rimarcare, evidenziare e sottolineare con allegra e sfacciata enfasi il suo essere così profondamente legato alla Vita gioiosa, all’esistenza terrena.

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A proposito di fuoco… è una pianta originaria del Mediterraneo, e la terra lambita da questo meraviglioso mare è battuta dal Sole e spesso viene investita da incendi. Ma tutto in Natura è perfetto, topi, per cui questa mamma amorevole su cui poggiamo tutti le zampe ha escogitato un modo efficace e geniale per far sopravvivere le proprie creature durante manifestazioni apparentemente così estreme e violente. Come il Cisto, infatti, il Corbezzolo possiede una “memoria” di fuoco. Cosa significa? Vuol dire che si infiamma molto facilmente e questo gli permette di far passare velocemente le lingue infuocate sopra le proprie radici, in modo tale da preservarle intatte. In pratica la parte alta della pianta si incendia e si incenerisce molto in fretta, e dunque le fiamme, non avendo altro da “mangiare”, passano oltre. Le radici restano integre e da lì a breve il Corbezzolo rigetterà, concimato dalle sue stesse ceneri come l’Araba Fenice, crescendo velocemente come solo lui sa fare! Una meraviglia, insomma! Se non è Vita questa…

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Il Corbezzolo ha dimensioni arbustive, arrivando a raggiungere però fino ai 10 metri di altezza. I suoi fiori a grappolo sono ricchissimi di nettare, particolarmente apprezzato dalle mie amiche api, soprattutto se quando la pianta fiorisce – ovvero tra ottobre e novembre – non sono ancora giunti i primi freddi a farle rintanare. Il miele di Corbezzolo, molto pregiato, aromatico e amarognolo, è l’ultimo a essere prodotto prima del riposo invernale.

I frutti, come già dicevo, hanno forma sferica tanto da apparire come colorate palline decorative, sono grandi circa due centimetri e sono molto carnosi, possiedono in superficie dei tubercoli che danno alla bacca la sembianza di una pralina ricoperta di granella. Maturano tra ottobre e dicembre e non tutti ne amano il sapore e la consistenza, come ricordava Plinio, eppure in molti lo apprezzano, soprattutto per l’utilizzo in diverse preparazioni, tra cui le confetture.

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Se non lo apprezzano gli esseri umani, altrettanto non si può dire delle bestioline! In particolare esiste una farfalla che adora nutrirsi dello zucchero presente nei frutti, ne fa grandi scorpacciate, e per questo motivo la bellissima Charaxes jasius è meglio conosciuta più semplicemente come farfalla del Corbezzolo.

Se ne ricavano, oltre alle marmellate, anche vini, liquori, acquaviti e dolciumi.

Un tempo le sue foglie, ricche di tannini, erano utilizzate anche per conciare le pelli.

Il Corbezzolo cresce in mezzo alla macchia mediterranea, motivo per cui è più facile trovarlo sui sentieri costieri o che si affacciano quasi sul mare. Personalmente ne ho visti davvero molti sulle alture di Sanremo, tra San Romolo e Monte Caggio, così come anche tra Verezzo e i Prati di San Giovanni. Ama ambienti semiaridi, a un’altitudine che va fino agli 800 metri sul livello del mare, e cresce tra i cespugli, nei boschi in cui domina il Leccio o anche nei sottoboschi di pinete litoranee.

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Un’antica leggenda latina narra del salvataggio di un neonato da parte della ninfa Carna avvenuto grazie a un ramo di Corbezzolo. Per questo motivo la pianta è divenuta una delle piante che si dice respingano le streghe, soprattutto nella notte di San Giovanni (24 giugno).

I toscani l’hanno addirittura adottata nel gergo come esclamazione di meraviglia: “corbezzoli!”, dicono. E in effetti, topi, io non riesco proprio a dare loro torto. E’ una pianta assolutamente meravigliosa!

Un bacio tricolore a tutti voi.

Viene chiamata la Bianca Signora

E non é la mia cara amica amica Maga Gemma!

Un giorno, un umano, un certo Gianni Agnelli, proferì una frase che la dice lunga. Egli affermò: “La signora di classe non è quella che quando passa fa fischiare, ma quella che fa calare il silenzio” e io sono proprio convinta che l’imprenditore intendeva rivolgersi a lei, la Bianca Signora.

La neve, topi! La neve della Valle Argentina. Oh, sì! Ne sono convinta, perché nessun altro, come lei, riesce a far calare così il silenzio. Tutto tace sotto il suo candido manto. È fredda, bagnata, gelata ma affascina tantissimo.

Ci basta pensare e osservare i suoi cristalli, i famosi fiocchi di neve, per comprenderne il fascino e la bellezza. Non ce n’è uno uguale all’altro, sapete? Hanno simmetrie complesse e incredibili che vedono artefici il vento, il microclima, l’atmosfera e molte altre caratteristiche meteorologiche e chimiche che, già a livello molecolare, in qualche modo lavorano nei confronti della loro formazione.

Ricoprono ogni cosa, senza pietà, ma con pacatezza e gentilezza.

Salvo durante le tempeste, è ovvio!

Si adagiano indifferenti sulle ciappe, sui sentieri, sugli alberi e sui monti e, proprio su questi ultimi, si riposano fino a primavera inoltrata.

 Tutto assume un colore talmente chiaro da abbagliare, soprattutto se raggiunto dai raggi del sole ed è proprio in quel momento che la Valle Argentina brilla come un diamante!

Nella zona dell’Alta Valle non si può parlare di neve perenne. I pascoli, in estate, manifestano il loro verde sgargiante e i monti sembrano di velluto, ma sicuramente la Bianca Signora persevera di più che a quote basse.

Un tempo era davvero raro vederla avvicinarsi al mare. Fenomeno che accadeva quasi in modo straordinario. Ultimamente, invece, ogni inverno mette a dura prova anche gli abitanti delle coste e di inizio Valle. I topini sono molto felici per questo, mentre i topi più grandi, se devono muoversi con le loro topomobili o lavorare all’aperto, lo sono decisamente un po’ meno.

Anche loro però non possono fare a meno di notare tanto splendore!

La mia Valle è bella anche quando a vestirla è questa Signora dal carattere austero, ma lieto al tempo stesso.

Si dice che abbia anche la capacità di ripulire l’aria, permettendoci così di respirare purezza. Un valido aiuto per Pini, Abeti e Larici che fanno di tutto per darci ossigeno rigenerato. Più di molte altre piante, le conifere, come già vi ho detto altre volte, hanno il potere di disinfettare l’aria. I polmoni del bosco. Un bosco che ora appare diverso.

Tutto offre un’atmosfera differente grazie a quel manto. Tutto è calmo e addormentato. In realtà, però, sotto la protezione offerta proprio dalla neve, nella profondità della terra, c’è comunque vita. Una vita che pare non esistere, ma palpita e si prepara ogni giorno al lieto evento che incontrerà all’inizio della bella stagione e del primo tepore. Sarà il giorno in cui si mostrerà al mondo, salutando la Bianca Signora, che tornerà a farci visita l’inverno successivo.

E allora, topi, io vi saluto con un bacio ghiacciato e rimango ancora un po’ qui, a godermi questa splendida, candida vista e a fare anche due capriole in questa specie di bambagia, fredda ma divertente.

Vi aspetto al prossimo articolo! A presto!

I miei monti

Le stagioni vanno e vengono, topi miei, com’è giusto che sia, ma ogni Primavera è diversa dall’altra, così come ogni Estate, Autunno e Inverno.

Gironzolando in lungo e in largo per la Valle, non ho potuto fare a meno di notare i cambiamenti della Natura intorno a me. Quei monti che ora sono di un verde smeraldo molto acceso fino a una manciata di settimane fa erano protetti da una coperta candida, soffice e spessa. Quasi non ci si crede!

monte Faudo

E come cambiano, i colori… La mia Valle è una vera tavolozza d’artista, nessuna sfumatura viene dimenticata da Madre Natura.

Nella stagione in cui ci troviamo, le montagne sono verdi, dicevo. Si notano i toni diversi degli alberi, si distinguono su uno stesso versante latifoglie e conifere, ma il confine non è netto. Si mescolano in modo perfetto e armonioso, come in un quadro del puntinismo.

Quando giunge l’Estate con le sue giornate aride e roventi, tutto inizia a sbiadire, assumendo i toni di una foto color seppia. I pascoli alti si stancano del tanto brucare del bestiame, divengono color paglierino, e anche il verde sui clivi si affievolisce e poi, pian piano, si spegne.

montagne realdo valle argentina

In Autunno tutto si riaccende; che colori, topi miei! Non ce la farei a descriverli tutti, neppure in un libro: oro, vermiglio, verde, senape, arancione… ognuno con le sue sfumature. Anche nel periodo autunnale si distinguono i diversi alberi sulle montagne, ma in questo caso altro che puntinismo! I monti paiono mosaicati, ogni pianta è una tessera mutevole, cangiante.

montagne valle argentina

Con l’Inverno tutto si spegne di nuovo, persino i sempreverdi perdono il loro vigore. Il marrone della terra prevale, tuttavia, se la neve scende copiosa come quest’anno… che spettacolo, topi! I rilievi montuosi somigliano a panna montata, oppure a pandoro ricoperto di zucchero a velo. I paesini di pietra diventano allora soggetti di cartoline che farebbero invidia a quelle di mete più ambite, come il Trentino o la Valle d’Aosta.

Sono i miei monti, non posso non amarli. Li adoro in ogni stagione e voglio farveli conoscere più da vicino. Non tutti, perché non basterebbe un blog intero, ma almeno quelli che ho frequentato negli ultimi mesi.

Quello che vi mostro qui sotto è il Gerbonte con i suoi 1727 metri di altezza, e scusate se è poco. Fiero, imponente, lo si vede da Triora, da Realdo, da Verdeggia, ma anche da Colle Melosa. Lo notate, il suo sgargiante abito autunnale?

Monte Gerbonte

Poi c’è il mantello bianco di Monte Ceppo. C’è silenzio, lassù, è il posto ideale per ascoltare il vento. Soffia forte, è un luogo esposto, ma che panorami! Ci troviamo a 1505 metri sul livello del mare. La cima glabra di questo monte è riconoscibile tra mille. Ci sono affezionata, sapete? E’ la prima, piccola vetta che ho conquistato, ormai anni fa, per questo ha un posto speciale nel mio cuore.

Monte Ceppo

Dirigendoci a Passo Teglia (1385 m.s.l.m.), poi, si dispiega davanti a noi un panorama notevole, che spazia dal Mar Ligure alle cime del Toraggio (1973 m.s.l.m.) e del Pietravecchia (2038 m.s.l.m.). Pare strano, ma è proprio così. E’ una peculiarità della Liguria, forse poche altre zone italiane godono di scorci e viste pari a quelle dei luoghi in cui vivo. Ogni posto ha i propri vanti, quello del Ponente ligure è l’avere una grande varietà di ambienti in uno spazio relativamente circoscritto.

passo teglia

Continuando il nostro tour, ci innalziamo sul Monte Grai (2012 m.s.l.m.) e allora qui, topi miei, inizio a sciogliermi dall’emozione. Guardate che dipinto perfetto! Ci troviamo esattamente a metà tra le valli Nervia e Argentina e, a fare da divisore, vediamo il Lago artificiale di Tenarda. E’ un luogo indescrivibile, sembra di poter abbracciare gran parte del Ponente con lo sguardo. Si vede chiaramente il Monte Trono (776 m.s.l.m.), sulle cui pendici è adagiata Triora. E poi, laggiù, il Passo della Mezzaluna (1454 m.s.l.m.) è ben pronunciato.

monte grai - lago tenarda - valle argentina - val nervia2

Le montagne che abbracciano la mia Valle e le fanno da cornice sono bellissime, sono sicura che converrete con me. Ogni volta che mi trovo in luoghi così alti e solitari mi sembra di toccare il cielo con un dito e di assaporare la vera essenza della vita che scorre. Quando si guardano le cose dall’alto, tutto assume una prospettiva nuova e quei giganti di roccia che, visti dal basso, incutevano quasi timore, dalla cima di una vetta appaiono come amorevoli protettori di un luogo che, se non esistessero, sarebbe assai diverso.

Io vi saluto, topi! Un abbraccio montuoso dalla vostra Pigmy.

A presto verdi monti!

Consiglio: per leggere al meglio questo post, cliccate prima play sul video e poi partite pure nella lettura e nella visione di queste immagini. Direi che è l’ideale no?

Ah… topini… permettetemi questo inizio con Heidi ma qui proprio ci voleva. Ora dovrò aspettare parecchi mesi sapete prima di rivederli così i monti. SONY DSCGià, cambieranno completamente il loro colore che, dal verde quasi fluorescente diventerà bianco, candido. Candido come la neve. Adesso, in questo mese un po’ bislacco, ci sono solo le nubi a scurirli ma presto ci sarà anche il bianco manto. Non fa nulla, ogni stagione ha le sue bellezze ma queste foto volevo regalarvele. SONY DSCVolevo farvi vedere questo paradiso terrestre perchè a me emoziona, fa luccicare gli occhi e sono certa che sa regalare splendide emozioni anche a voi. Guardate, non è una gran meraviglia? Tutta quell’erba soffice e fresca. Le aspre falesie in lontananza, il ruscello che divide i prati e fiori, fiori, fiori, tanti fiori a colorare questo mio incredibile stupore. SONY DSCQuelle tante tonalità vive che sono piene di luce propria. Potrei stare qui per giorni interi, non mi stancherei mai. Non mi stancherei di vedere la terra e il cielo che quasi si toccano, non mi stancherei di ascoltare tutti i suoni della natura e il suo silenzio, di sentire, dentro al corpo, la sua maestosità.

Qui, a regnare, ci sono le Api, gli Uccelli, le Marmotte. I falchi si sentono i protagonisti di questo palcoscenico.SONY DSC Con le loro urla, ci obbligano a guardare in aria curiosi e a strizzare gli occhi. Le mucche emettono il loro muggito e, l’eco, lo porta lontano fino a sbattere contro le pareti rocciose, laggiù. C’è il sole e c’è l’aria che accarezza delicatamente. Posso camminare, ruzzolare, far capriole, sono libera. SONY DSCSono le prime Alpi, sono vicine a me, posso viverle come voglio. E sono altre le persone che vogliono far parte di questi luoghi. C’è chi va a cavallo, chi in bici, ognuno sceglie la sua via, l’importante e starsene qui e godere di questa parte di mondo. Ah! Meraviglia! Come può esistere tanto splendore? SONY DSCQueste cime che vorrebbero grattare il cielo o anche solo sfiorarlo, e quell’erba che le ricopre come una colata di crema al pistacchio su un dolce. Star qui è come essere su un altro pianeta. Non riesco a credere che tra pochi chilometri rivedrò le auto, le strade asfaltate, sentirò i clacson e la gente che grida.SONY DSC E’ un po’ come tuffarsi in acqua e lasciarsi andare sotto di essa, in apnea, senza sentire nulla. Verdi monti, un po’ dolci, un po’ rudi, quanto mi mancherete! L’aria qui è frizzantina, anche in piena estate, ma non fa freddo, la si gode volentieri. Quest’atmosfera sa anche riscaldare.SONY DSC Capite cosa voglio dire? L’aria qui ti circonda, sa di buono. Chiunque lo percepisce. E aspetterò maggio con ansia per tornarci. Vedete, in inverno, questi posti sono realmente impraticabili. E’ impossibile giungere qui con qualsiasi mezzo. L’unica cosa possibile è l’attesa. SONY DSCMa posso sempre guardare queste splendide immagini. Foto chiare, nitide. Sapete, alla sera qui, spesso scende la nebbia ad appannare questa veduta, ma in queste ore del giorno davvero nulla può disturbare. Tutto è perfetto, semplicemente perfetto. SONY DSCE tutto questo lo posso avere in breve tempo. Pochi chilometri dal mare ed eccomi qua, come tante volte vi ho già detto. Un altro dei pregi di questa strana ma bellissima regione che abito. Saliamo dalla costa e andiamo verso Nord-Ovest.SONY DSC E ci troviamo qui, in questo Eden dove oggi ho voluto portare anche voi. Le pietre, anche quelle nel ruscello, sembrano granelli di zucchero, ognuna ha la sua forma e, con quelle più grandi, si può creare una pila da lasciare a bordo strada che indica “anch’io sono stato qui!”.SONY DSC Lo fanno in tanti. E’ un mezzo simpatico che, in qualche maniera, unisce anche le persone. Chi riuscirà a fare la torre di sassi più alta? E’ una questione di equilibrio. Però, ora topi, è arrivato proprio il momento di andare. Andare e lasciare il posto ai primi Bucaneve e ai primi Crocus che vedo già rannicchiarsi nel terreno per l’inverno, pronti a sbucare appena sarà il loro tempo.SONY DSC Lasciamo che gli abitanti possano farsi la loro scorta di ciccia per la fredda stagione. Lasciamo tutto così com’è, a maggio torneremo e rivedremo questa meraviglia. Lasciamo tutto così com’è e chiediamo di aspettarci. Io vado, ne approfitto, un’aquila sta scendendo a valle.SONY DSC Un bacione amici, vi auguro una buona giornata e… alla prossima!

M.

Così bianco che più bianco non si può

OggiSONY DSC si sale topi! Si va in su, sulle vette delle mie montagne. Così in su da vedere anche il mare dall’alto! Si va verso Ciabaudo, i Vignai e poi si gira a destra, si prende la strada Don Aldo Caprile, si attraversano la sbarra, le casette dei tedeschi e ci si ritrova SONY DSCdavanti al Monte Faudo, sopra Montalto e laggiù, si sa, Pompeiana, Riva Ligure, Arma di Taggia si mostrano a noi lontane. E lui, eccolo, in tutto il suo splendore. Bianco, come… come la neve. Bianco, così bianco, che più bianco non si può.

E’ il bellissimo Santuario della Madonna della Neve. Mi lascia senza parole. Così rigoroso, così austero ma il suo candore loSONY DSC rende anche umile e ospitale. Tutt’intorno, i castagni meravigliosi fanno ombra a chi percorre la stradina o a chi vuole riposare su una delle panchine attorno a lui. Panchine semplici, in legno. La strada che ho percorso. invece, ci offriva gustosi corbezzoli e il buon profumo balsamico di roverelle e rosmarino. Una strada pulita che sembra un sottobosco ed è incantevole percorrerla, fosse anche solo per vedere la distesa azzurra, laggiù oltre il viadotto dell’Autostrada dei Fiori. Una strada nella quale fa capolino un timido sole, tra le fronde.

Siamo sul Monte Carmo, oltre la chiesetta di San Bernardo, sopra Badalucco, un bel paese

mediSONY DSCevale. Siamo davanti ad uno dei più bei santuari di tutta la mia Valle. La tradizione vuole che questa magnificenza sia stata eretta per volontà di un cieco del borgo che, guarito da un’apparizione divina e tornato a vedere, voleva rendere grazie a Nostra Signora Maria per il miracolo ricevuto dedicandole un santuario.

La costruzione iniziò quindi nel XVI secolo e, da subito, fu meta per molti fedeli che accorrevano da ogni paese della zona tanto che, nel 1625, fu necessario un ampliamento. SONY DSCEra ogni giorno più bello. NSONY DSCon si poteva non visitare. Proprio durante questi lavori fu posta sopra l’altare (che oggi non riesco purtroppo a farvi vedere bene) la statua della Madonna; successivamente, nel 1680, fu costruita un’icona raffigurante lo Spirito Santo con sant’Agata, sant’Apollonia, i santi Cosma e Damiano che, i fedeli del luogo, sono soliti invocare per chiedere la guarigione dalle malattie. SONY DSC

Nel 1903, il numero sempre crescente di pellegrini che arrivavano al santuario, costrinse alla ricostruzione ex- novo dell’iSONY DSCntero edificio, con la costruzione delle due cappelle laterali, del pronao e della casa del cappellano.

Oggi, possiamo ammirare la statua della Madonna della Neve in un’icona di legno, mentre, nella cappella di destra, è stato posto un piccolo monumento ai caduti della Seconda Guerra Mondiale.

La festa della Madonna della Neve è il 5 agosto e l’effige di Maria viene celebrata con riti solenni e una processione per le vie del paese di Badalucco fin sul monte Carmo. Ed è una festa molto coinvolgente. Le persone si affollano a pregare accanto alle edicole sacre che ricordano la Via Crucis e, sparse qua e là, possiamo leggere tutte le targhe che riportano ringraziamenti e ricordi. Tra tutte, quella della classe ’33, è quella che si raddoppia, sia su una lastra di marmo che su una pietra di ardesia a terra. Le alSONY DSCtre invece, facendo omaggio alla Madonna della Neve, ringraziano tutto il popolo badalucchese e Monsignor Orengo. Anche quel marmo è bianco come lei. E come la statua che la rappresenta, oltre ad esSONY DSCsere all’interno della chiesa, la troviamo incastonata nella facciata principale e per la strada che abbiamo percorso, recintata da una cancellata nera. Sempre lei. Sempre a tenere in braccio il Bambin Gesù. Bellissima. Candida. Con un’espressione serena sul volto.

Voglio andare a fare un giro tutt’intorno. Alla festa partecipano sicuramente in tanti perchè ci sono lunghe tavolate e, in un angolo, materiali per l’evento.

Ovunque, posti a sedere.

Nel giSONY DSCardino anteriore, una specie di tavolo rotondo in cemento riporta la seguente scritta “Berio Nicola e Settimo fu Gio’ Batta Meccanici Oneglia“, presumo che anche questo sia un omaggio.

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E prima di lui, proprio sul davanti, una splendida e alta croce in pietra e ferro, sta a segnalare la sacralità del luogo. Continuo a girare alla ricerca del campanile. SONY DSC Quando lo trovo, mi accorgo che non è imponente come me lo credevo rispetto al santuario. E’ piccolo, umile, passa quasi inosservato ma è stupendo. Non è bianco come il resto della chiesa; è fatto di mattoni pieni, mattoni color vermiglio e delle piccole volte lo abbelliscono ulteriormente. La sua campana, minuta, lassù, batte sotto a dei merletti realizzati con mattoni e pietre. Gareggia con un pino verso l’alto ma mi sa che lui ha finito di crescere. Sotto, sembra ci siano le porte della canonica. Presumo sia soltanto una residenza estiva. Chi può vivere qui in inverno? Non c’è anima SONY DSCviva!

Le porte sono pesanti, in metallo, e ad abbellirle ci pensano dei cerchi dorati con all’interno una croce. Dall’altro lato, invece, m’innamoro del porticato. Retto da colonne rivestite di ciappe, lo trovo bello e romantico. Il lastricato in terra, riprende la fantasia e i materiali delle pareti divenendo così un edificio appariscente allo sguardo. E tutta quella pietra, si sa, arricchisce gli occhi. SONY DSC

 

 

 

Immagino questo posto in inverno, ricoperto di neve, e mi dico che se a questo luogo hanno conferito il nome di “Madonna della Neve”, un valido motivo ci sarà.

E tutti i monti intorno a lui. Le fronde degli abeti più in alto. Magari ci verrò a fotografarlo pieno di fiocchi ghiacciati e ve lo mostrerò. Cosa ne dite? Bene topi, spero di avervi allietato anche questa volta e avervi fatto fare un bel giro.

Io ora SONY DSCriposo le zampette perchè la prossima volta dovremmo camminare di nuovo.

Ricordatevi, quest’annoSONY DSC ad agosto, se non sapete cosa fare, la mia Valle vi attende qui, sul Monte Carmo, in una delle cerimonie più sentite. Io vi saluto, vado a spaccare due pinoli perchè ho visto che qui ce ne sono molti. E sono golosissimi! Un bacione grande amici!

M.

La buona Milla

Milla, Millina… chi non la conosce? A chi non piace? A pochi. La ingurgitiamo da che siamo piccoli cuccioli.

La Camomilla, signori topini, è una delle piante più conosciute, più ricche di proprietà e più usata al mondo.

Della famiglia delle Asteraceae, la Matricaria Chamomilla, ha già di suo un nome veramente particolare e che la dice lunga. Un insieme di termini in un solo nominativo come: Utero, Mela, Terra; sì, essa profuma come la Mela, calma i dolori mestruali e le contrazioni uterine ed è una delle figlie del terreno più antiche.

Questa bellissima pianta aromatica è diffusa principalmente in Europa ed in Asia ma è ormai naturalizzata anche negli altri continenti.

E il suo profumo è importantissimo: nell’aromaterapia, questa pianta, viene impiegata per armonizzare il quinto chakra o, più adeguatamente, il chakra della gola, perché il colore azzurro-blu di quest’essenza è intenso come il colore di questo centro d’energia ed è ottimale per infiammazioni alla gola, tonsilliti e raucedine ma, nella psicosomatica, risulta in grado di far parlare con tranquillità, senza trattenere dentro cose che potrebbero nuocere, con la giusta diplomazia ed eleganza. Non si farà così alcun male a chi le riceve (se questa può essere una preoccupazione) e non si farà del male a se stessi buttandole fuori.

Cresce spontaneamente nei prati, in aperta campagna e soprattutto nella mia Valle ma non supera quasi mai i mille metri sul livello del mare e, spesso, quando nasce vicino agli orti e ai bordi dei sentieri, può essere infestante.

Essa ha un ciclo di vegetazione che è primaverile o estivo a seconda del clima, con fioritura in tarda primavera e nel corso appunto dell’estate. È una specie rustica che si adatta anche a terreni poveri, moderatamente salini e acidi.

Fortunatamente è molto forte e non patisce quasi nulla cosicchè possiamo usufruire di tutte le sue doti, in qualsiasi momento dell’anno.

Oh già, la Camomilla, si presta benissimo ad essere essiccata mantenendo tutte le sue proprietà di Regina tra le piante officinali.

Io non posso elencarvi tutti i suoi principi, sono davvero molti, sappiate però che è adatta ad una pelle sensibile e anche a quella dei bambini. E’ principalmente decongestionante, antinfiammatoria, antispasmodica, antimicrobica, antiulcerogenica, cicatrizzante e antifebbre. E potrei andare avanti all’infinito.

Ebbene sì, potete notare come non sia solo la pianta conosciuta come la pianta della “Buonanotte“, anzi, la definirei la pianta che, per eccellenza, aiuta a digerire e a rilassare tutto il nostro apparato digerente. E se n’erano già accorti in tempi antichi. Oh sì! Nel papiro di Ebers, del 1.500 a. C., è documentato il suo uso fin dai tempi degli Egizi che la dedicavano a Ra, il gran Dio del sole e viene descritta costantemente negli antichi erbari tramandati sino a noi.

E’ stata utilizzata anche da Ippocrate, Aristotele, Socrate, il medico Galeno e così via, sino ai nostri giorni. Le nostre streghe, ne hanno fatto largo uso. I Greci la coltivavano non solo come uso medicinale ma anche per difendere le loro piantagioni da eventuali malattie o parassiti aumentando il turgore della loro frutta e verdura. Nel Medioevo, invece, veniva usata per schiarire i capelli e, ancora oggi, in erboristeria, possiamo trovare ottimi shampoo che donano alla nostra capigliatura, se già è di chiare tonalità, delle sfumature ancora più dorate. Per non parlare di chi acquista gli schiarenti alla Camomilla nel cercare di rendere quasi invisibili antipatiche pelurie. Attenzione, diventano sì chiari i peli ma duri come setole! In questo la Milla non dev’essere molto aggraziata probabilmente. O saranno gli altri componenti dell’emulsione ma vi consiglio di non esagerare.

E che bella è quando tinge di giallo e di bianco i campi assieme ai tocchi rossi dei Papaveri! Come pennellate qua e là.

Ma qual’è il suo senso? Il suo significato? Nella simbologia dei fiori quest’erba è la rappresentazione della forza contro le avversità, quindi, oltre ad essere dolce e amorevole, la pianta dona la giusta forza per combattere contro le ostilità della vita quotidiana. E infatti, non si abbatte facilmente. Perchè? Ma perchè Milla vi insegna la calma, vi mostra la pazienza, le vere forze della vita. Forze che spesso perdiamo ma, grazie a lei, possiamo ritrovare. E’ la pianta dei veri valori per così dire.

La Camomilla, così campestre ma anche così romantica. Molto simile alla Margherita ma con un nettare più sporgente e dei petali più piccoli, più corti.

La Camomilla, il sole dei fiori, quel calore sorridente che mette allegria. Quieta ma allegra. Un simpatico fiorellino. E di quanta ne avremmo bisogno in questi periodi di vita così frenetica e senza stop!

Usatene quanta ne volete, anche per prendere un buon sonno e per fare un ottimo risveglio, da riposati, l’indomani. Non abusatene se già siete persone più che tranquille però! E prendete l’abitudine, dopo una cena magari troppo pesante, di bervi una bella Camomilla, amara e molto calda. Provate e vi sentirete subito meglio. Inoltre, rilasserete i vostri organi che hanno tanto lavorato.

Un bacione a tutti, la vostra Pigmy.

M.

La bellezza pura del Giglio

Il Giglio è un fiore particolare. Nella mia Valle non c’è comare che nella sua corte non abbia questo bellissimo fiore, in vaso, in giardino… ovunque.

Il suo nome deriva dal celtico e vuol dire bianco, come simbolo di purezza e splendore. La sua è una bellezza pulita.

In realtà, oggi se ne trovano di tutti i colori e ognuno ha il suo significato. Quelli che vi mostro sono: il Giglio giallo o Cytronella, che significa nobiltà, il Giglio arancio screziato o Davidii che simboleggia ricchezza e orgoglio, e il Giglio rosa e bianco o Superbum che rappresenta la vanità.

Questo fiore, conosciuto anche con il nome di Lilium, e appartenente alla famiglia delle Liliaceae, ed è originario di diverse parti del mondo: Asia, Europa, America.

La nostra tradizione cristiana vuole che provenga dalla Palestina e ne simboleggia la Madonna, Vergine, pura, immacolata, maestosa. E’ il fiore religioso per eccellenza; il Sosan Sahor, Giglio in ebraico, lo è diventato addirittura tramite un editto papale del XVII secolo.

Un’antica leggenda narra che Maria scelse come uomo della sua vita Giuseppe, proprio perchè lo vide con un Giglio in mano, ed è per questo che San Giuseppe è spesso accompagnato da un bastone ricoperto di Gigli. Oggi, però, non è più solo emblema di castità come un tempo, (appartenuto anche a tanti altri santi della nostra religione, come Sant’Antonio, San Luigi, etc…), ma anche di dignità e nobiltà d’animo. Lla mitologia vuole che il Giglio sia nato da una goccia di latte caduta dal seno della madre di Ercole (Giunone o Alcmena, non è chiaro), mentre allattava il figlio prediletto di Giove ancora in fasce.

Siate felici, quindi, se qualcuno vi regala un Giglio, soprattutto voi topine. I maschi potranno pavoneggiarsi come gagliardi, arditi, coraggiosi, distinti… ma voi feminucce, nel riceverlo,, dovrete pensare che è come se vi stessero dando un bigliettino con sopra scritta la frase: “Sei la mia Regina”. Regina di virtù, forte, fiera, elegante, dall’animo pulito.

Se, come immagino, vi farete prendere da tanta gioia, state solo attente nell’abbracciare il donatore a non scontrare gli stami del fiore; i vostri abiti si macchieranno in modo irreparabile. Indelebile è anche il suo profumo:  è persistente, deciso.

Alto fino a un metro e mezzo, il Giglio è un bulbo e le sue radici sono perenni e capaci di rinnovarsi ogni anno per sbocciare durante la primavera o l’estate e regalarci la loro bella visione. I petali, chiamati in realtà tepali, si alternano con i sepali per donarci una meraviglia colorata. I tepali si alternano tra loro, uno sopra, uno sotto e così via a formare la corolla.

Anche il Giglio ha delle proprietà terapeutiche, anche se non se ne conoscono tantissime e, per la maggior parte, sono da utilizzare in modo esterno, se non per il decotto fatto con il bulbo, che risulta essere diuretico ed espettorante. E’ bene usare il bulbo solo in autunno, quando ha completamente finito la fase di fioritura. Il resto di questo fiore può essere utilizzato su ferite, eczemi e dermatiti perchè ha capacità astringenti, decongestionanti e cicatrizzanti.

Mi sembra di vederlo, così nobile e altero, farsi largo tra i germi della nostra lesione e, con tono imperativo, dichiarare: “Oderint dum metuant” alla maniera di Caligola.

Il Giglio è così: può essere tanto bello quanto autoritario. Non per niente stiamo parlando di un fiore abituato a difendere e che in natura deve proteggersi con l’unica arma a sua disposizione: la beltà, mettendosi in mostra. Deve avere per forza questo carattere. E’ lui. lo specchio per le allodole. Innalzandosi così tanto sopra gli altri fiori ed essendo affascinante, fa calare in secondo piano tutti gli altri fiorellini. Accade, allora, che gli altri fiori, bellissimi ma infestanti, non vengano esageratamente fatti riprodurre dagli insetti,  ma rimangano comunque difesi, mentre lui può essere impollinato e creare altri Gigli.

Quanti sono i pittori che lo hanno dipinto! Tantissimi, davvero. Tiziano, Lippi e Botticelli lo raffiguravano spesso in immagini sacre.

Io non potevo fare altro che immortalarlo per voi e per me, con la mia macchina fotografica. E’ meraviglioso. Un’emozione per gli occhi.

Un abbraccio di purezza dalla vostra Pigmy.

M.

Benvenuta Primavera!

Si. E’ arrivata. In silenzio, discreta, senza nemmeno farsi sentire. Non ha fatto nemmeno un rumore. Ma non rimane nascosta, invisibile. Non può. Ciò che porta con sè esplode. In un tripudio di colori, di delicatezza, di armonia. Un trionfo alla gioia, alla luminosità. Chiunque la festeggia. E noi topi, la vediamo in ogni cosa. Anche nel verde più rigoglioso delle foglie.

Un verde più estroverso, meno gentile, meno pallido di un mese fa. Ma è inutile, anche a noi, come a voi esseri umani, ciò che colpisce più di tutto sono gli alberi in fiore e i loro colori.

Piante, arbusti, cespugli che si vestono a festa per onorare questa stagione.

E allora eccoli i Mandorli, i Peschi, i Ciliegi, i Susini tutti fioriti!

Fiori di una delicatezza incredibile. Basta guardarli che, i loro petali, si staccano e cadono dolcemente sul terreno da tanto che sono delicati. Basta un piccolo soffio di vento che passa a trovarli.

Allo stesso tempo però hanno una forza indescrivibile e sapete perchè? Perchè quando erano ancora solo piccoli germogli sono riusciti a sopravvivere al gelo. Un gelo importante quest’anno. Si sono aggrappati alla vita con i loro butti teneri e pelosetti e, da lì, non si sono più mossi.

Instancabili, tra poco, ci daranno anche i loro frutti.

Tra di loro, nella mia Valle, spiccano tantissime ed enormi piante selvatiche di Mimosa. Il loro giallo acceso le fa distinguere da tutto il resto e, passarci sotto, sembra volersi far piovere addosso piccoli pallini di cotone colorato. Come si può rimanere insensibili a tanto fascino? Come si può passare e non notare tanta meraviglia?

Anche i fiori dei prati e dei campi sembrano cantare un inno di felicità mostrandoci tinte forti che colpiscono. C’è il viola cupo, l’arancio intenso, il blu ciano e il rosso carminio.

Ci salutano le Primule che torneranno il prossimo inverno e lasciano il posto ai fiori selvatici.

E’ come se la natura dovesse andare ad un importante ricevimento. E’ come se volesse farsi ascoltare, farsi vedere. E per me è tutto. E’ come una divinità.

Rimango estasiata da tanta bellezza.

E allora, visto che proprio in questo periodo possiamo notarla meglio, impariamo a rispettarla di più questa natura che ci circonda.

Benvenuta Primavera! Sono felice che tu sia arrivata. La tua Pigmy.

M.

Una giornata sui prati… bianchi!

Non ho mai capito perchè questa località si chiama Prati Piani. Di prati, in realtà, ce ne sono pochissimi e tutti piccoli. E quei pochi che ci sono non sono nemmeno piani, bensì, in discesa. Bah! Non fa nulla, il posto è comunque stupendo.

D’estate, immaginatevi distese immense di verde chiaro. E’ l’erba che ricopre i monti! Ma c’è anche quello più scuro, delle Conifere.

D’inverno, distese… bianche.

Volevo mostrarvi come appaiono le coltivazioni tipiche della Liguria, le cosiddette terrazze, sotto la neve. Sembrano dei giganteschi scalini sporchi di polvere bianca e quello che rimane delle viti, dei piccoli rametti spogli e rinsecchiti, fa quasi tenerezza.

Siamo a circa 1.100 metri d’altitudine e, la temperatura, alle quattro del pomeriggio è a meno 7°.

Il sole sta già per calare ma fortunatamente non c’è vento.

E lui che solitamente, gelido, rovina le giornate fischiando prepotente. Non oso pensare durante la notte a quanto può scendere la temperatura. Il freddo è pungente. Tutto è ghiacciato. I lastroni di pietra, delle montagne che circondano la strada, sono ricoperti da stalattiti di ghiaccio. Sembra che tutto si sia fermato per uno schiocco di dita di Mago Tempo. Vita non ce n’è. Solo le nostre risate si sentono in tutta la Valle. Nemmeno un misero moscerino osa volare di questi tempi. Il silenzio è assoluto. Mi aspetto di sentire gocciolio di neve che si scioglie ma, nulla, nemmeno quello.

Siamo sopra Carpasio per la strada che va a Colle d’Oggia e a San Bernardino ma, se si va giù, verso destra, si può arrivare, pensate, alla città di Imperia.

La neve ricopre ogni cosa. I vecchi ruderi, ricoperti dal suo manto, sembrano ancora più antichi e solitari.

Verso la colonia di Prati Piani, aperta solo in estate ai ragazzi, cerchiamo una distesa ampia di neve. Topino e Topina vogliono rotolarsi e scendere utilizzando lo slittino ma, nonostante il freddo, la neve è troppo soffice e il loro programma svanisce sprofondando in 50 cm di candidi fiocchi ad ogni passo. Pare però che non si siano annoiati nonostante tutto. Con capriole, tuffi e rincorse a tutto andare, si sono divertiti tantissimo. Non aspettavano altro e, la cosa bella, per noi, è che siamo potuti giungere fin qui in solo mezz’ora di macchina.

La mia valle è così. Inizia dal mare che potete vedere nell’immagine qui sotto, offrendo spiagge, sole e attività più cittadine e finisce con la montagna, prima più collinare, e poi più aspra, dove ti regala un ambiente completamente diverso ma pur sempre magnifico. Dipende dai gusti.

E noi, abbiamo passato un pomeriggio meraviglioso.

Mi ha fatto piacere portarvi sulla neve insieme a me, una neve che non poteva mancare qui, dopo aver ricoperto quasi tutta l’Italia, adesso però preparatevi per la prossima avventura.

A presto e state al calduccio, dicono che ne arriverà ancora e che il freddo che abbiamo sentito è ancora nulla confronto di quello che sta per arrivare.

A tal proposito sappiate che, se qualche volta non riuscite a leggermi, è solo perchè mi si sono congelate le zampette.

Aiutoooo! Pigmy.

M.