Il mare della Valle Argentina

Tra poco arriveranno i turisti e le spiagge della mia Valle si affolleranno di gente. No, non sto dicendo che non amo i turisti, ma il mare, a me, piace guardarlo in solitudine. Amo molto la montagna e il bosco, ma anche il mare sa affascinarmi. E’ natura, non potrei  non adorarlo. Spesso mi siedo sulla sabbia e in beata solitudine, in compagnia del mio  cagnolone, rimiro e ammiro l’immensa distesa blu. E lui mi parla, mi spiega. Mi dice che oggi è arrabbiato, oggi è calmo, oggi è grigio, allegro, verde chiaro, ricco, malinconico, triste, dispettoso. Ogni giorno esibisce un lato diverso della sua personalità e a me piace sempre, indifferentemente. Diciamo, però,  che quando è calmo e paziente ha più voglia di starmi ad ascoltare. Sì, perchè è quasi come se anch’io gli parlassi.

Il mare mi piace tantissimo al tramonto. I colori che assume sono indescrivibili e in quel momento il suo più grande alleato diventa il cielo. Il mare che sostiene le barche e culla i pesci. Che s’infrange sugli scogli e che perpetuo bagna la spiaggia dorata. E allora a lui vorrei dedicare una poesia di Eugenio Montale, un poeta nato a Genova e che, con i suoi occhi, ha visto lo stesso mare che guardo io e che ogni giorno m’incanta.

Antico, sono ubriacato dalla voce
ch’esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare.
Come allora oggi la tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m’hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e svuotarsi cosi d’ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso.

Buon mare anche a voi topini!

M.