Gli Scarponi: l’accessorio principale

Siete in tantissimi a seguirmi durante le mie escursioni e, molti di voi, mi chiedono spesso 《 Ma come fai? 》. Beh, innanzi tutto, devo ammettere che ci sono topi persin più in zampa di me ma è anche vero che, nel mio genere, io sono l’unica e la sola che riesce a trasformare una semplice passeggiata in un’avventura magica (eddai… fatemi vantare un pochetto!).

Naturalmente ciò mi riesce bene perché ho molta fantasia, amo la natura smisuratamente, sono curiosa e interessata ma… c’è anche un altro motivo che mi permette di portare a termine i miei percorsi. Un motivo un po’ più “concreto”. E, più che un motivo, direi un accessorio (doppio) indispensabile, ahimè, troppo sottovalutato.

Vi sto parlando dei miei amatissimi scarponi. Non potete non tener conto di questi copri zampa! Sono loro ad aiutarvi al massimo. Se non avete quelli giusti per voi è un bel problema.

Di scarponi infatti ce ne sono di vari tipi e modelli. Molto spesso le persone comprano il più carino o quello che appare più comodo alla vista o, addirittura, quello che costa meno. Ohi! Ohi! No! Non bisogna ragionare a questo modo con le calzature. Alcuni, ignari, invece, si fanno condizionare dal venditore ed escono poi dalla bottega con in mano un articolo sbagliato, adatto forse per alcuni trekking ma per altri no. Insomma, parlando con la gente che chiacchiera volentieri con me anche di scarpe e mi chiede consigli, o mi racconta le proprie disavventure, ho compreso esserci un po’ di confusione per quel che riguarda le calzature e trovo sia giusto dare qualche ragguaglio. Siamo pure nella stagione adatta alle scampagnate e dobbiamo quindi prepararci al meglio.
Per comprare un buon paio di scarponi non bisogna per forza spendere un intero stipendio ma non bisogna neanche andare a risparmio. È una spesa che si fa una volta e che durerà per molto tempo se valida. Inoltre, i vantaggi saranno così significativi che ringrazierete, ad ogni passo, quei soldi ben spesi. Con scarpe non adatte, o di materiale scadente, si può andare incontro a problemi anche seri.
Le vesciche o le abrasioni ad esempio. E credetemi che sono assai dolorose. Vi voglio vedere poi, a 1.800 metri d’altezza, in cima a un monte, dove non c’è nulla e con un dolore ai piedi impressionante che non vi permette neanche un passo.
Ok, gli scarponi non sono miracoli, occorre sempre portare con sé anche del materiale per proteggere i piedi, come cuscinetti o cerotti, soprattutto per escursioni molto lunghe. Fasciare i punti di maggior contatto evitando lo sfregamento e curare i propri piedi, anche tra un’escursione e l’altra, con una crema idratante e nutriente per la pelle, ma è vero che, gli scarponi, se poco validi, sono un vero danno.
Non  dimentichiamo inoltre che devono essere anche idrorepellenti. Soprattutto per quel che riguarda la tomaia ma anche la suola. Idrorepellenti e caldi.
La neve, l’umidità, l’erba bagnata, l’attraversamento di qualche rio… tutto questo non deve impedire il vostro camminare e, anche in questo caso, non è affatto piacevole, in inverno, ritrovarsi con piedi e calze, bagnati e ghiacciati, in ipotermia, nel bel mezzo di un bosco quando ci aspettano ancora parecchi km da affrontare.
Gli scarponi non devono neanche farci scivolare. Devono avere un’ottima tenuta, una tenuta attraverso la suola che, soprattutto nelle discese su roccia, con pietre e ghiaino, ci trattenga. Oppure su scogli scivolosi ricoperti da muschio e mucillagini. Non immaginate quanto sono pericolose le radici delle conifere se bagnate. Peggio del ghiaccio.
La suola migliore, in questo caso, è detta a “carrarmato”.
Badate che, avere calzature adatte, significa poter scoprire ogni cosa del meraviglioso mondo dell’escursionismo senza privarsi di nulla e la natura, si sa, ha tanto da mostrare.
I vostri scarponi dovranno sostenere anche la caviglia e arrivare quindi a ricoprire il malleolo per evitare storte o evitare che, camminando, qualcosa finisca nella scarpa o qualche rettile possa mordervi.
Per sentieri puliti si possono utilizzare anche calzature dal collo più basso ma io consiglio sempre quelle che chiudono anche la caviglia.
Non devono essere troppo rigide. Non si deve confondere la loro robustezza con la rigidità. Inoltre vanno curati. Un calzolaio di fiducia, attraverso prodotti appositi, saprà come mantenere al meglio i vostri scarponi o renderli persino più impermeabili in base al percorso che avete deciso di fare.
Vanno puliti alla fine di ogni tour e sistemati con cura, in inverno, se siete topi che camminano solo durante l’estate.
Per comprare un buon paio di scarponi dovreste prendervi mezza giornata di tempo, andare in un negozio specifico e provare parecchi modelli. Non si possono infatti regalare scarponi ad altri. Ognuno ha il proprio piede e la scarpa deve essere provata e riprovata. Facendo pochi passi ogni calzatura va bene ma quando si inizia a camminare per parecchi km la situazione cambia.
Attenzione anche alle calze. Se sono troppo spesse e formano pieghe si possono causare vesciche sui vostri piedi ma non sarà colpa degli scarponi. Se troppo sottili invece, a meno che non siano di materiale adatto all’escursionismo, non riescono a proteggere la pelle ne’ da ferite, ne’ dalle basse temperature. Anche le calze quindi, in base alla stagione, devono essere quelle più adatte.
Le unghie delle zampe, inoltre, vanno tenute sempre ben corte altrimenti potreste causarvi seri danni alle dita.
Ovviamente, quando si cammina, lo si fa con le gambe, con i piedi soprattutto, quindi è davvero assurdo non preoccuparsi di questa fondamentale parte del corpo.
Anche se meno belli alla vista, gli scarponi, meritano un occhio di riguardo. Anch’io li avrei voluti rosa ma non erano adatti alla forma della mia zampa e quindi ho dovuto prenderne un paio marroni ma molto professionali ai quali oggi sono tanto affezionata.
Come i colori anche i materiali cambiano e, per la loro scelta, potete consultarvi con il venditore spiegando a lui che tipo di camminate effettuate maggiormente. La parola “scarpa” deriva dal latino “scalpere” che significa “incidere o intagliare” in riferimento alle impronte che si lasciano sul terreno. Dovete quindi “incidere” al meglio, ad ogni vostro passo, il suolo che state rosicchiando metro dopo metro.
Io penso di avervi detto tutto ma se avete domande non preoccupatevi a chiedere.
Ora vado a pulire i miei scarponi perché devo prepararli per la prossima gita quindi vi abbraccio e vi aspetto al prossimo post!
Squit!

Incantevoli Contorni – e si ritorna a camminare –

Evviva! Proprio quel che si può definire una vera passeggiata. Finalmente! La prima dopo tanto tempo e, per farla ho scelto la campagna. WP_20150602_0244 km di natura che si svolge tutto intorno, a perdita d’occhio. Ve l’avevo promesso, ricordate? E’ stato bellissimo e quindi ve lo propongo sperando anche di farvi sorridere con le belle immagini che ho fatto per voi. Non vi servirà aver pranzato per camminare qui. WP_20150602_004Nella giusta stagione, per questa via, si trova davvero di tutto: albicocche, fragole, ciliegie, mirto, mele, ginepro, susine, more, tarassaco, finocchio. Un insieme di erbe e frutti da arricchire l’intera valle. Valle Steria, ad Est, di fianco alla mia. WP_20150602_026La via che percorriamo si chiama Via Imperia e congiunge i magnifici borghi di Villa Faraldi e Tovo e poi… poi volendo si, si scende fin giù a Chiappa e a San Bartolomeo al Mare e i chilometri aumentano ma non esageriamo oggi, magari la prossima volta. WP_20150602_029Partiamo quindi da Villa Faraldi che vi avevo già descritto qui https://latopinadellavalleargentina.wordpress.com/2012/03/10/villa-faraldi-accoglie-fritz-roed/, chiamata anche “la Piccola Atene dell’Arte” dopo aver gustato un ottimo pranzetto (e si, ormai si era mangiato) e dopo aver fatto interessanti e simpatici incontri. WP_20150602_015Un asino nato da sole 24 ore, trotta e sgambetta giù per le fasce e la mamma non lo molla mai di vista. WP_20150602_017E’ agile e vivace con un’espressione dolcissima dipinta sul muso e appena si ferma vuole subito ciucciare un pò di buon latte. E’ insieme a tanti amici e si diverte un mondo. WP_20150602_012Per la strada regna il silenzio. Sono solo le 14:30 e anche gli animali riposano. Non si sente davvero volare una mosca. La strada è asfaltata ma la vegetazione intorno mostra campagne, boschi e panorami mozzafiato. Laggiù si può anche vedere il mare. WP_20150602_018Siamo di poco sopra i 300 m. sul livello del mare ma l’aria e l’atmosfera sono nettamente diverse. I fiori parlano al posto degli insetti e degli uccellini che solo verso il tardo pomeriggio iniziano a farsi vivi. WP_20150602_028Ce ne sono davvero di tutti i colori: il giallo della ginestra e dell’elicriso, il fucsia del pisello selvatico, il bianco delle rose rampicanti, tantissime. E il verde. Quante tonalità di verde ci sono! WP_20150602_023Solo un piccolo rio tiene compagnia con il suo scrosciare delicato in una cascatella veloce e senza sosta. Ogni tanto una panchina offre riposo e scorci appaganti per lo sguardo ma io sono stata brava e ho sempre continuato a camminare. WP_20150602_022Ecco, quello che invece manca, e lo dico per chi volesse venire a passeggiare per di qua, è una fontanella per bere. Vi consiglio di munirvi d’acqua soprattutto nelle calde giornate estive. A metà percorso si giunge a Tovetto, una piccola frazione di Villa Faraldi, ancora più piccola di Tovo ovviamente, da come suggerisce anche il nome. WP_20150602_020Eccoli là, quello in alto è Tovo e quello più in basso Tovetto. WP_20150602_031Le poche case presenti sono molto carine e ben tenute, decorazioni di piante e fiori le rendono incantevoli e qualche cane, da dietro ai cancelli, ci guarda ma è anche lui troppo stanco per abbaiare e continua la sua pennichella.WP_20150602_025 Gli orti ordinati e ben tenuti sono uno spettacolo per gli occhi. Adorabili, sembrano quelli di una fiaba. Quanto lavoro, quanta dedizione da chi ancora vive come un tempo.WP_20150602_033 I miei cari muretti di pietra sono ben visibili in luoghi così sistemati a dovere. Si riconoscono bene i pomodori, i peperoni, gli zucchini, l’insalata e tanta altra verdura. WP_20150602_027La frutta invece, come vi spiegavo prima, è più selvatica e spontanea e cresce a bordo strada. Ce n’è di tante qualità ma naturalmente, in queste terrazze tipiche del mio mondo, a regnare sono sempre gli ulivi. WP_20150602_032 Tovo è la nostra meta d’arrivo e parlottando e osservando tutte le specie di flora presente, si raggiunge abbastanza in fretta.WP_20150602_035 Una volta arrivati, una Piazza si apre davanti a noi e su una lastra d’ardesia che circonda un monumento ai caduti in guerra, si trova scolpito il gioco della “Tela” che in molti probabilmente ricorderete, con a terra dei sassolini bianchi da utilizzare al posto delle pedine. WP_20150602_034Prima di tornare indietro una partita si può anche fare, perchè no? Il ritorno è stato più vivace. WP_20150602_040Ora gli animaletti sentivano più fresco e iniziavano le attività laboriose sospese al mattino. Insetti, gazze e merli ci hanno tenuto compagnia svolazzando di qua e di là. WP_20150602_036Troppo veloci per riuscire a fotografarli! E’ stata davvero una bella passeggiata ritemprante e rilassante. E io mi sento proprio di essere stata molto brava. WP_20150602_019Ora non mi resta altro da fare che cambiare meta e organizzarmi per una nuova missione. WP_20150602_039Vi aspetto alla prossima quindi, ovviamente verrete di nuovo con me. Un bacio!

Storia della giovane Elisabetta

Poche parole, pochi dettagli ma un vivo ricordo.

Cari amici, oggi vi voglio portare alla conoscenza di una storia triste, ma significativa, avvenuta tanti anni fa qui, vicino alla mia terra, in una terra brigasca, terra che tante volte vi ho nominato.

Oggi vi voglio parlare di Elisabetta. Della giovane Elisabetta e, se posso farlo, è merito del mio caro amico Bruno che dovrò prima o poi nominare mio personale aiutante in fatto di materiale da blog. Sorrido.

In realtà, questa storia, non mi rende felice purtroppo. Siamo a Carnino, nel Comune di Briga Alta, sul sentiero che da Carnino sale al – Passo delle Saline -, a circa due terzi della salita prima della Gola. Qui, si incontra la testimonianza in ricordo della morte di Pastorelli Elisabetta, avvenuta il 3 dicembre 1883, come dimostra l’immagine che vi ho postato. Una croce semplice e un cartello. Niente di più. Purtroppo, ne io ne Bruno siamo riusciti a trovare su internet o su libri altre informazioni, per cui, presumiamo, dai pochi indizi trovati, che la ragazza fosse di Carnino e che, come dice anche la targa sotto alla sua croce, sia morta assiderata nella tormenta.

Sì, una gelida tormenta se l’è portata via, quel lontano dicembre di tanti anni fa. “Mi immagino” mi racconta Bruno, “che avesse fatto un trasporto, portato un carico, tra Carnino e la Valle Pesio e fosse sulla via del ritorno. Era già inverno avanzato e forse si è avventurata lassù, a 2.174 metri del passo, spinta dalla necessità di guadagnare qualcosa quando i lavori in campagna erano finiti terminata la stagione“.

A quei tempi, il lavoro di trasporto dei carichi, e stiamo parlando principalmente di sale o formaggi o olio, era affidato anche alle donne, ovviamente più economiche e affidabili dei muli e, una giovane ragazza, non poteva stare a casa senza “rendere”, sino a quando non si fosse sposata e avesse iniziato a badare ai figli.

Ricordo quando la mia topo-nonna mi raccontava che andava a piedi, per la Via del Sale, in Francia, a vendere i carciofi. Era un viaggio straziante, lungo e faticoso. Questo oggi può sembrare assurdo ma, a quei tempi, era un bisogno e un ragionamento accettato da tutti e, necessariamente, anche dalle donne.

Continuando a parlare, il mio amico ricorda come ad esempio “…durante la Prima Guerra Mondiale, schiere di ragazze friulane venivano assoldate per portare i rifornimenti in montagna alle prime linee mentre, i pochi muli disponibili, erano in consegna ai soli militari per il trasporto delle munizioni ed esplosivi. Venivano pagate ogni volta che compivano un viaggio e ricevevano la paga al rientro se portavano a casa la pelle in quanto non sempre erano nascoste al fuoco austriaco“.

Era un lavoro pericoloso topi, ma considerato redditizio perché almeno pagato, tenendo conto che, nelle case, erano rimasti solo i vecchi e i bambini oltre le donne anziane che dovevano mandare avanti il focolare e la famiglia rimasta. 01 Verso p.so Saline

 

 

 

 

 

 

 

 

E alcune, come Elisabetta, salivano sulle vette con dei carichi che spesso superavano i 25 chili e là, trovavano gli uomini pronti ad accoglierle. Alcune, nel male, ben più fortunate della protagonista di questa storia, così facendo, hanno conosciuto colui che è poi diventato il loro marito e si racconta che siano sbocciate relazioni sentimentali degne di un romanzo nonostante la minaccia della morte sempre incombente. Morte che, a volte, era annunciata dal rumore dei minatori del genio austriaco che scavavano delle gallerie nella roccia, sotto le cime, per imbottirle di esplosivo e poi far saltare tutto, così come facevano i nostri genieri sotto le postazioni avversarie.

E’ la guerra amici. E quando c’è lei non ci può essere null’altro, nemmeno lì, tra quelle magiche terre. Urla, boati e scoppi tra le falesie. La terra tremava tra quelle Saline. Tra quelle stesse Saline in cui, in quel lontano dicembre di tanti anni prima, Elisabetta moriva. E ogni volta che passiamo da qui, rivolgendo un pensiero a lei, è come se lo rivolgessimo a tutte quelle persone che ci hanno preceduto, i nostri vecchi compresi, che hanno faticato tanto e, spesso, hanno dovuto sopportare tremendi dolori per essere liberi o per averci dato quello che abbiamo oggi. Con il loro sacrificio.

Un bacione topi dalla vostra Pigmy.

M.