A Badalucco nella piccola Piazza Etra

È una minuscola piazza, quella in cui vi porto oggi. Minuscola perché, più che come piazza, questo spazio nasce come punto panoramico. Una specie di terrazza di circa dieci metri quadrati, che si affaccia sui tetti di Badalucco e mostra le cime di alcuni monti, compresa la parte alta della facciata di una delle chiese più grandi del paese.

Questo luogo si chiama Piazza Etra e lo si può definire “giovane”, nel senso che è nato non molti anni fa, durante il periodo delle realizzazioni delle opere d’arte che abbelliscono il centro storico dell’abitato di Badalucco. Sono tutte opere bellissime ed è una meraviglia passeggiare per i carruggi e vedere certe creazioni. Case dipinte, muri disegnati, oggetti appesi alle pareti, alcuni disegnati, altri fatti in argilla o porcellana. Anche Piazza Etra manifesta molta beltà artistica.

Guardate i muri che la circondano. Guardate che splendore questi disegni che rappresentano grandi figure. Affascinanti, le donne nude, con quei capelli lunghi che sanno di grazia.

Guardate la loro altezza e il bianco, nonostante l’aggressività del tempo trascorso e le intemperie.

Per arrivare in Piazza Etra bisogna inoltrarsi nel centro antico e nel dedalo delle sue viuzze fino a giungere in Via Marco Aurelio. Da questa strada la si può già scorgere, laggiù in fondo. Un ampio dipinto attira l’attenzione.

Pochi gradini e ci si ritrova sospesi sopra case e altre vie.

Due grossi cespugli l’abbelliscono con il loro verde, che si staglia contro quel bianco intenso della facciata e una piccola fontanella, bianca anch’essa, mostra uno stile dolce e gentile con i suoi bordi arrotondati e le sue curve armoniose.

Sotto di noi una breve volta in pietra permette di vedere quel piccolo e buio carruggio che… chissà dove va a finire…

La ringhiera attorno a questo spazio sa di balconata. Il panorama non è quello che ci si può aspettare parlando di “punto panoramico”. Non si vede la vallata, né si scorge tutto il paese, ma si percepisce di essere in alto e le case attorno donano un senso di intimità raccolta. Io l’ho trovata una zona molto accogliente, dove si sta bene e ci si può anche riposare dopo aver salito scalini, percorso ciottolati e faticato per l’ascesa. Si sta bene, nel silenzio.

Cercando di informarmi per darvi più nozioni possibili, come di consueto, ho scoperto che i dipinti di questa piazza rappresentano scenari mitologici e questo era facilmente comprensibile, ma quello che mi fa piacere aver appreso è che sono stati realizzati da Massimo Paterna e Stefano Orlandini.

Ecco, ora quindi, se non ci sono errori nei risultati di questo mio investigare, posso indirizzare i miei complimenti ad artisti che meritano davvero un applauso.

Non vi resta, topi cari, che venir a visitare di persona questo luogo e ammirare con i vostri occhi tanta arte in tanta quiete.

Ah! E ovviamente, come già avrete capito, nessuna topo-mobile: qui si può solo zampettare, le meraviglie bisogna sudarsele!

Su! Su! Pigroni! Mettetevi in marcia che io intanto vado a prepararvi un altro articolo!

Squit!

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Taggia di notte e la sua atmosfera

È un’atmosfera a tratti surreale quella che si vive e si percepisce nel paese storico di Taggia, quando il sole lascia il posto alla luna e alle stelle e il cielo si scurisce fino a diventare quasi nero.

I lampioni diffondono una luce soffusa, in alcuni luoghi più bianca e chiara, in altri ha le sfumature dell’oro e del giallo paglierino. Un giallo che permea le case, le vecchie costruzioni, i monumenti, rendendo il paesaggio ancora più misterioso e antico.

Anche se la Valle Argentina inizia già dal mare e dal paese di Arma, è subito dopo Taggia che spalanca visibilmente le sue porte e, in questo paese, se ne sente già l’aria e la magia.

La brezza rende nitida la visione e, grazie ai colori mono-tono che si stagliano contro l’oscurità, tutto assume il magico sentore di fiaba.

Camminiamo su ciottoli di fiume usati anni fa per realizzare le stradine che ci portano tra una casa e l’altra. Pavimentazioni tipiche dei miei luoghi.

Su alcuni portoni, in legno massiccio, le lastre di ardesia mostrano bassorilievi davvero ammirevoli. Per la maggior parte di essi il tema è a sfondo religioso o nobile appartenenti a vecchi casati.

Percorriamo Vico Gallione, attraversiamo Piazza della Santissima Trinità, osserviamo la Chiesa di Santa Lucia, saliamo da U Pantan e visitiamo vari Rioni.

Gli scorrimano, dove esistono, sono in ferro e sono anche ghiacciati. Si sale e si scende passando sotto a portici che sembrano delle grotte dove anche i soffitti sono stati costruiti con pietre tondeggianti.

Si possono immaginare più facilmente, senza il vivo viavai giornaliero della gente indaffarata, personaggi medievali che camminano, lavorano, si appostano o fanno la guardia davanti ai bastioni.

Si possono immaginare cavalli bardati scendere le gradinate in pietra, guidati da aitanti cavalieri, oppure intravedere donzelle che corrono via veloci, a rincasare, data l’ora ormai tarda.

C’è anche qualche gatto. Nero naturalmente! E di quale colore poteva essere, altrimenti?

Sì, Taggia di notte riporta a un tempo che fu. Un tempo che lei ha vissuto davvero e che oggi possiamo solo immaginare fantasticando. Ma l’ambiente ci aiuta molto.

Il torrente Argentina è meno silenzioso senza i rumori di auto e voci.

Qualche pipistrello volteggia veloce attorno ai bagliori e tiene compagnia alle falene.

Tutto muta. Tutto è diverso rispetto a qualche ora prima. C’è anche più freschezza e forse più malinconia passeggiando in quella tranquillità e osservando tutta quella storia e quelle stelle attorno a noi. Le persiane sono ormai chiuse da un pezzo; a ciondolare fuori rimangono piante e panni stesi.

Mancano i fuochi, sparsi per strada, una volta più presenti e, come molti di voi sapranno, grande salvezza per il paese. Ogni tanto però, in qualche via, si sente l’odore di legna bruciata, pronta a scaldare, o a cucinare succulenti pranzetti per l’indomani.

Qualche carruggio così stretto, buio e angusto mette quasi paura. Sale stretto nello scuro più assoluto e, anche questo dedalo di viuzze, aiutò spesso i tabiesi contro i saccheggiamenti dei Saraceni che, ovviamente, il luogo non lo conoscevano, mentre gli abitanti di Taggia ne sapevano ogni angolo a memoria.

In effetti, se guardate le immagini, a prima vista questi angoli sembrano tutti uguali ma, se osservate con attenzione, sono ognuno diverso da un altro. Belli vero?

Sono molto contenta di aver lasciato il bosco questa sera per recarmi qui. E’ tutto così suggestivo! Mi piace, c’è pace, mi sento a mio agio anche se, devo dire, a volte mi intimorisco a vedere certe ombre. A causa delle luci fioche, alcune figure, diventano enormi e sembrano orchi giganteschi.

Invece sono solo persone. Persone silenziose come il loro paese.

Direi che anche per me è giunto il momento di andare a fare silenzio, in tana, e di fare molti sogni nei quali i protagonisti saranno sicuramente damigelle, cavalieri, Re e cocchieri.

Un bacio in notturna topi, a presto!

I signori gatti di Badalucco

Sono una topina fuori dal comune, ormai dovreste saperlo.

Alla vostra Pigmy, i gatti piacciono davvero tantissimo! E con me si comportano bene, sapete? Non ci pensano neanche a tirar fuori gli artigli.

In passato vi ho fatto vedere i mici della mia amica Nicky, uno più bello dell’altro, oggi, invece, voglio parlarvi di quelli che si possono ammirare in uno dei primi paesi della mia Valle: Badalucco.

Se ne stanno in mezzo ai carruggi, vivono così, senza grandi pretese, si direbbe… Eppure ci sono topi che pagherebbero per avere la vita che conducono loro, spaparanzati sul ciottolato, ben curati, ben nutriti e con un paesaggio come quello di cui possono godere loro ogni giorno!

badalucco

Il torrente Argentina è il vero sovrano di Badalucco, lo attraversa e forma anche una breve, ma larga cascata che è possibile ammirare dal paese. E loro, gatti fortunati, godono di tutti questi panorami e paesaggi. Chi sta meglio, topi miei?

Ma se l’Argentina è il vassallo di Badalucco, i gatti sono i suoi valvassori!

gatti badalucco

Guardate questo qui sopra, rosso e bianco. E’ un coccolone mai visto. Se ne sta sempre nei pressi del fiume, vicino ai lavatoi, e ti accompagna per un tratto, quando passi dalle sue parti. Si struscia addosso a te, ti guarda con quei suoi occhi dolci, si fa fare mille carezze e poi, quando capisce che stai per proseguire oltre il suo territorio, ti saluta e se ne va.

Poi ci sono quelli che trascorrono il loro tempo a sonnecchiare sul selciato davanti la chiesa, alcuni addirittura nei vasi o sui gradini di pietra dell’edificio religioso.

E religiosi lo sono anche loro! Chi ha un gatto nella sua tana potrà confermarlo. I mici hanno i loro riti quotidiani, le loro abitudini alle quali non possono proprio rinunciare. Son fatti così e, in fondo, non sono poi tanto diversi dagli esseri umani.

Passeggiando per i carruggi del paese con al collo la mia macchina fotografica, a un certo punto ci capita di alzare lo sguardo e… oh! Eccone un altro!

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Ha un pelo così bello da fare invidia, non trovate? Ci osserva dall’alto, senza scomporsi troppo per la nostra presenza né per le foto che vogliamo scattare per immortalare i suoi occhi, il suo muso e la posizione in cui si trova. Se ne sta su un davanzale, più precisamente dentro un bel vaso, che dà quasi sul tetto di un’abitazione vicina. I gatti non amano farsi fotografare, sono proprio fetenti in questo. Non appena prendi il toposmartphone con discrezione e accedi all’applicazione per scattare la tanto agognata foto… si assiste a un fuggi fuggi tale che non ci si spiega che cosa mai abbiano visto.

Questo qui, invece, pare dire: “Avanti, fammi una foto! Anzi no, due, tre. Sono qui apposta.” Che comportamento insolito!

Procediamo la nostra passeggiata lungo il torrente, poi facciamo ritorno alla topomobile, ma le sorprese feline non sono finite.

Su un’ape car, infatti, c’è un gattone che quasi quasi farebbe invidia ai due precedenti. Anzi, sembra la fusione tra di loro. Non appena ci vede, scende dalla sua postazione d’onore e ci viene a salutare in tutta fretta, quasi avesse ritrovato degli amici di vecchia data.

A pochi metri da lui/lei, un altro gatto se ne sta sdraiato sull’arco di accesso a una casa. Disturbato dalla nostra presenza, si alza, si stiracchia e si strofina il pelo sui rampicanti per dare un’occhiata.

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Che accoglienza calorosa offrono, i mici di Badalucco! Se avete bisogno di concedervi un po’ di coccole, sapete dove andare, perché loro non ve le negheranno.

Un bacio felino dalla vostra Pigmy.

 

 

Le porte di Valloria, tutta un’altra storia -parte 1°-

E allora eccoci, anzi, ri-eccoci, amici rattini (che bellissima accoglienza mi avete fatto ieri!). Finalmente posso di nuovo accompagnarvi un po’ in giro per i miei amatissimi eSONY DSC bellissimi luoghi. E posso evadere, sconfinare… Sono così contenta di essere di nuovo tra voi, che oggi lo farò: me ne andrò a zonzo un po’ più in là, oltre la mia tana, oltre la mia Valle. Vi farò perdere! Ma no, tranquilli… Voi dovrete solo rilassarvi e aprire gli occhi. Aprirli tanto e godervi lo spettacolo. Uno spettacolo certo non da tutti i giorni. Uno spettacolo di porte. SONY DSCGuardatele bene, quelle di questo post, topi cari. Questa è pura arte e anche un’originalissima idea.

Diversi artisti, infatti, si radunano una volta all’anno per pitturare, nel loro stile e come meglio credono, le porte delle dimore di questo bellissimo villaggio sopra Imperia: Valloria. Non vi sembra una fantastica invenzione? Ci vuole davvero poco per trasformasre un paese normalissimo in una meta turistica ricercata! Eh, sì. A vedere Valloria arrivano da ogni dove, e ne vale la pena, perché ha un bel panorama ricco di ulivi e sole, e si può godere della quiete che c’è. E allora, che abbia inizio il nostro tour e, insieme, ammireremo questa meravigliosa sfilza di opere d’arte.

Partiamo dall’inizio del paese, più precisamente dalla chiesa, una bellissima chiesa parrocchiale, dedicata ai Santi Gervasio e Protasio SONY DSCe da un simpatico museo: “Il Museo delle cose Dimenticate”, creato all’interno dell’Oratorio di Santa Croce. I nostri occhi vengono subito colpiti dai primi tratti di pittura. E’ un’opera di Maria Assunta Alterio, scultrice e pittrice napoletSONY DSCana e, il titolo della sua creazione è proprio “Omaggio a Valloria”. Qui, possiamo ammirare tutta la sua creatività e la sua sensibilità. Una Dea bianca che ci osserva con l’espressione malinconica sotto un arco di pietre, qui, in Piazza Mario Bottino. Ci voltiamo e un’aquilaSONY DSC, che fuoriesce da un’altra porta, sembra spiccare un volo improvviso. Un altro tratto, un altro artista. La nostra gita ha appena avuto inizio e già capisco che nessuno può fermarci. Sono 139 le porte di case, stalle e magazzini che, d’estate, vengono pitturate e io voglio farvene vedere il più possibile. E allora scendiamo e poi saliamo per questi ripidiSONY DSC vicoli e gradini tipici liguri. Abbassiamo la testa in questi carruggi dove nemmeno al sole è permesso entrare. I tacchi non sono decisamente ammessi. Qualche ciuffo d’erba tra un ciottolo e l’altro e qua, in questi angoli bui, ci sono degli interrutori messi appositamente per permettere d’illuminare le opere, se premuti. E’ l’unico luogo in cui i bimbi non vedono l’ora torni il buio per cliccare di nuovo la luce e permettere a tutti di ammirare con entusiasmo. Ed iniziano i colori, quelli più tenui dalle tinteSONY DSC pastello e quelli più accesi dell’astrattismo e il surrealismo. E iniziano i sospiri e le meraviglie. E le mani di quei bimbi che toccano, quasi con timore… “sarà vero?”, sembran dire. E s’immedesimano in questo bimbo dipinto sull’uscSONY DSCio di una casa. E’ Simone che pesca con la sua canna di bambù, e questa porta s’intitola proprio “I sogni di Simone”. E’ un’opera di Salvatore Giuliana, artista nato nel 1960 a Riesi e sempre voglioso di provare e studiare tecniche nuove.

Alcune porte sembrano così reali da trarci in inganno, ma… come può un fiore stare appeso in aria o un fiume scorrere lì, dietro quella sedia? A Valloria è tutta una magia e non ci si annoia mai. L’idea di dipingere le numerose porte che si affacciano per questi vicoli del piccolo abitato è stata, come dice un trafiletto appeso all’inizio del paese, sicuramente la carta vincente per una notorietà che da tempo ha travalicato i confini locali: circa un centinaio di artisti, con una tecnica e un tema hanno segnato e realizzato con la loro bravura, questo museo all’apertoSONY DSC visitabile sempre e gratuitamente sia di giorno sia in notturna, per assaporarne le bellezze di ambedue i momenti. “La fantasia dei naif, il realismo dei figurativi, i sogniSONY DSC e la magia degli astratisti, l’ironia dei grafici, hanno creato a Valloria un caleidoscopio di colori e di indubbie emozioni che non è affatto difficile recepire. Queste porte, divenute opere d’arte, simbolicamente si aprono e inviano un messaggio di sincera ospitalità”. Ma cosa ci sarà dietro questeSONY DSC porte? Splendide famiglie, splendide persone, semplici, ma liete e orgogliose di vivere dietro tanta beltà. E per giocare non c’è che l’imbarazzo della scelta: a chi piace il blu che sembra risucchiarci al suo interno? SONY DSCO il rosso che pare incandescente? E la pacatezza del tenue rosa o del morbido giallino. Ognuno, qui, ha il suo colore, può fare la sua scelta. Meraviglia per gli occhi e per il cuore. E oggi sono tante, lo so, ma come potevo scegliere? Non ce l’ho fatta e, per questo, ve le propongo quasi tutte, un numero esagerato. Potevo scartarneSONY DSC qualcuna? Decisamente no. Se sono qui, è grazie al consiglio del mio caro amico Bruno e devo fargli vedere che le porte le ho viste tutte! Deve sapere di avermi consigliato un luogo davvero stupendo nel quale passare una giornata meravigliosa. Fatelo anche voi! Grazie Bruno! E mi soffermo a guardare alcune immagini che ritraggono il pittore Franco Mora, proprio mentre dipinge una delle tante porte di quesSONY DSCto paese. Un pittore che, nella sua vita, ha dipinto tantissime tele e più di 250 murales dalla Valle D’Aosta alla Sicilia. La sua opera per Valloria SONY DSCs’intitola: “Una scala per il Paradiso” ed è questa che vedete, tutta azzurra. Una scala che va verso un cielo turchese e ha una luna come dondolo. E qui invece? C’è una porta o è una strada che continua? E quest’uomo… da dove è uscito? Mi fanno impazzire i trompeSONY DSC l’oeil, sembrano veri, così reali. Impressionanti. Fan battere il cuore. Emozionano. Mi sposto per far passare… ma chi? Che cosa? Vedo una fontana e pare addiritturaSONY DSC di sentire lo scrosciare dell’acqua a fare da sottofondo a due amanti che ballano il tango. Quanta passione in questo dipinto… Quasi m’incanto a osservarlo. Per loro è come se il mondo si fosse fermato. Hanno gli occhi socchiusi. non hanno bisogno di nient’altro. Una bellissima targa, sotto un carruggio, riporta questa frase che si adatta benissimo a loro: “Tanta gente è triste perchè non ha il superfluo“. Una frase di Corrado Camandone, riportata su questa lastra dorata nel 2007. Parole vere, che mi faSONY DSCnno sorridere. I miei occhi non hanno punti vuoti. C’è ancora tanto, tantissimo da vedere, ma per oggi, cari topi, vi lascio ad ammirare queste bellissime immagini. La nostra passeggiata non è finita. Domani verrete a vedere le altre sorprese che ci aspettano. Ogni porta è un mondo a sé, una personalità, un racconto… Ora riposate le zampe, vi voglio in forma! Su, su! Poche rugne. Coooosa?! Chi è che ha detto “Pigmy, non potevi stare via ancora un po’?!”? Bacioni!

M.