Soldano – perchè paese vuol dire…

Paese vuol dire “non essere soli”. “Famiglia”. Questo si legge entrando in questo borgo. Rimaniamo nelle valli attaccate alla mia. WP_20150705_045Sono anch’esse molto belle da scoprire e i loro paesi, tutti arroccati come nella Valle Argentina, offrono dei bei panorami. La nostra meta oggi sarà Soldano un comune di quasi mille anime lungo le rive del torrente Verbone. Un torrente che, se pur piccolo, tanti anni fa ha esondato rovinando gran parte del villaggio. WP_20150705_051Soldano fu fondato, prevalentemente con l’utilizzo della pietra, da un gruppo di profughi o di carcerati giunti da Ventimiglia (la cosa non è ben nota) e prende il nome dal Re Sultano dell’epoca, Imperatore arabo con il quale s’intrattenevano rapporti commerciali via mare e, ancora oggi, racconta tutta la sua storia passata. Basta osservarlo.WP_20150705_052Attraverso diverse iconografie e pergamene colorate, appese sotto ai suoi carrugi, un’idea che ho trovato simpaticissima tra l’altro, racconta la sua esistenza, i suoi perchè, la sua vita. Dalla mappa è comprensibilissimo che è stato costruito al solo scopo di difendersi. Probabilmente dai feroci Saraceni. WP_20150705_054Un labirinto ma non solo. Racconta della Porta Nord con tanto di grossi cardini che dava accesso dal monte e che obbligava il nemico ad entrar da sinistra e qui rimanere intrappolato. Racconta del Bivio con Vicolo Chiuso dal quale si accede alla prima fortificazione del borgo, antecedente pare addirittura all’anno 1000, facilmente difendibile perchè si trovava molto in alto e circondata da due torrenti. WP_20150705_060Un vicolo che spaventa, che mette timore. Da qui, dall’alto, veniva lasciato cadere olio o acqua bollente sul saccheggiatore nemico attraverso aperture che erano chiamate “bocche”. Brividi! WP_20150705_057Racconta della Piazza Nuova, la Piazza dove esiste anche l’Oratorio, la Piazza di San Giovanni Battista, divenuto anche patrono, che prima era solo un terreno coltivato e pieno di ulivi. WP_20150705_061San Giovanni Battista che da il nome persino alla nuova Chiesa, grande e imponente, colorata. E il Municipio, esteticamente abbellito con opere in stile trompe l’oeil.WP_20150705_062Racconta di dove passava il Rio Fullavin, proprio qui sotto, dove vedete ora questo praticello verde e gli scalini rossi. WP_20150705_067Un elemento basilare della struttura del “castrum”. Qui non c’era nessun ponte e non si poteva quindi arrivare al borgo se non attraversando a piedi o a nuoto il Rio. Cosa ardua. Si pensava ad ogni cosa. Si costruiva in base agli attacchi che non si dovevano subire! Tutto riporta ai castellari, alle fortificazioni. In effetti, sembra di essere dentro ad un guscio. WP_20150705_058Soldano, a soli 80 metri di altitudine, è silenzioso. WP_20150705_043Gli anziani passano il pomeriggio seduti sulle panchine e qualche giovane, al bar con gli amici, su umili sedie di legno di locali ancora di un tempo. Soldano ci spiega come si viveva una volta, persino i suoi colori sono rimasti gli stessi di sempre. WP_20150705_044Tante le guerre e le battaglie che lo sconvolsero. L’ultima nel 1944 ovviamente, quando venne occupato dalle truppe naziste che daranno alle fiamme molte case contando però fortunatamente, nel male, solo due vittime civili, un panettiere che stava facendo il pane da portare alla gente fuggita nelle campagne e un giovane ventenne che tentò di rientrare in paese per recuperare del denaro da utilizzare per la festa di san Luigi.WP_20150705_048 Tanti i domini che subì, primo fra tutti quello dell’Impero Napoleonico. Fu verso la metà del ‘700 che, a Soldano, venne fatta costruire una delle prime e più antiche scuole della zona. Venne edificata da Giò Battista Soldano che volle fare un regalo al parroco e ai ragazzi, alunni del paese. WP_20150705_049Un tempo Soldano era conosciuto soprattutto per la sua agricoltura. Era varia e molto ampia, adagiandosi anche sulle colline circostanti. Alcune opere in gesso dimostrano come la maggior parte degli abitanti si dedicavano a coltivare la terra. WP_20150705_050Uomini e donne. Agricoltori e contadine. Oggi invece si presta molto per la coltivazione di un particolare vigneto e produce il famoso Rossese di Dolceacqua, un vino conosciuto ovunque e prodotto in tutta la valle. I vigneti che scendono ricoprendo i pendii del monte appaiono ordinati e lussureggianti, di un bel verde acceso.WP_20150705_055 Il monte si chiama Cima Gian Domenico e arriva a 454 metri d’altezza. Oggi, tutto terrazzato. Soldano sta qui, a 5,6 km dal mare. Sta nel suo fresco, nel buio dei suoi carrugi e nel sole delle sue mura. Soldano non dimentica. WP_20150705_063Tanti sono nel borgo, sparsi qua e là, gli emblemi che obbligano a ricordare. Messaggi che celano sempre comunque un qualcosa di triste come un velo di malinconia. Persino il cercare di abbellire con operette originali è umile e povero. Piccole biglie. Semplici pietre.WP_20150705_053Ma Soldano la sua ricchezza ce l’ha intrinseca. E la porta riparata con orgoglio. Un bacione a tutti, alla prossima.WP_20150705_065

Annunci

Ancora nella vicina Francia

Oggi vicina, vicina davvero. Siamo a Mentone. WP_20150411_001Praticamente attaccati all’Italia, anzi, ad essere precisa un tempo qui era tutta terra italiana. Oggi non più, per cui si sorpassa il luogo dove una volta esisteva la frontiera e ci si lascia alle spalle il cartello della bella Italie circondato da stellette bianche. WP_20150411_003Lasciamo Ventimiglia e la piccola frazione di Latte per arrivare qui, dove l’atmosfera è diversa, indubbiamente. Non migliore, non peggiore. Diversa. Alla nostra sinistra il mare e una parte di Liguria che si lascia baciare dallo stesso, alla nostra destra invece, questo piccolo paesino che arranca fin sulle prime colline. WP_20150411_004Palazzine ordinate e dai chiari colori sul fronte mare, in bella vista, a lasciarsi ammirare. Annodati vicoli e tinte più calde in quelli che sono i carrugi che si, esistono anche qua. Stradine nodose che avanzano curiose tra case spesse, pesanti, vicine, attaccate le une alle altre. WP_20150411_005Alcuni archi in pietra le uniscono del tutto pur essendo esse di fronte come a specchiarsi in un riflesso. Assomiglia molto ai miei paesini del Ponente però devo dire che i localini, sono ancora più graziosi e invitanti. E quanti tipi diversi ce ne sono! Si può spaziare tra la cucina indiana e quella marocchina o scegliere ottimo pesce fresco come forse siamo più abituati. WP_20150411_006Mi piace conoscere ricette internazionali ma il mio occhio vispo si è posato su una delle tante lavagnette ben esposte fuori a descrivere il menu: “Insalata tiepida di Capesante e Crema di Gamberi”…… sei mia! E non ho sbagliato! Una prelibatezza! WP_20150411_007Tutt’intorno è molto tranquillo, la gente passeggia serena, posso vederla dai vetri trasparenti. Fontane, palazzi e ciotoli rendono la serata romantica e ricca di emozioni. Una bella passeggiata a fine cena è quello che ci vuole per godere di questo bel paesaggio ascoltando le onde che lo accarezzano. WP_20150411_008Giardini ben curati, golosi gelati acchiappa-turisti, vetrine accese e grandi bastioni di un tempo che fu, regalano a Mentone un fascino particolare. WP_20150411_009Le luci soffuse che emanano un arancio chiaro, la rendono persino un pò misteriosa, nella sua eleganza, nella sua quiete. E quanti profumi dalle spezie d’Oriente! Quanti colori! WP_20150411_010Quante lingue diverse si sentono liberarsi nel vento che soffia su questo paese. Un vento che arriva dal mare, che scuote le barche appisolate nel porto e s’intrufola spedito per i vicoli bui. WP_20150411_011Menton dove tutto qui è già francese, ogni cosa, ogni suono, ogni vita. E allora Salut! Vi aspetto per la prossima promenade.

Caccia ai dipinti

 

Il paese di Castellaro, nel quale vi portai tempo fa. Qui, è molto bello scoprire, angolo dopo angolo, alcuni vecchi dipinti ancora visibili che arricchiscono il borgo e le case. Essi non avvisano, compaiono all’improvviso: sopra un muro, tra due finestre, sotto ad una balaustra, obbligandoci spesso ad alzare lo sguardo.SONY DSC Altri invece, si nascondono nei vicoli bui e bisogna fare attenzione per poterli scovare. I temi che ricalcano sono svariati. Ci sono quelli dedicati alla caccia, gli affreschi religiosi, che ritraggono spesso la Sacra Famiglia, alcuni inerenti alla natura e uno, che ovviamente non poteva mancare, riprende lo stemma del Comune che, suddiviso in quattro settori, è araldicamente descritto così: SONY DSCnel primo, di rosso, all’olivo sradicato, d’oro, con dodici frutti, d’argento; nel secondo, d’argento, alla croce a bracci rossi; nel terzo, d’azzurro, al castello in argento, merlato alla ghibellina, murato di nero, con due torri riunite a cortina di muro, poggiante su una pianura verde; nel quarto, d’oro, al tralcio di vite verde, posto in banda, con due grappoli d’uva, pampini e due foglie“. Se andate su Wikipedia, potete vederlo anche voi.SONY DSCE’ proprio una specie di caccia al tesoro. Tra i carrugi di questo soleggiato paese circondato dagli ulivi e baciato dal sole e dal vento, si possono ammirare queste opere risalenti, alcune, a tantissimi anni fa. I castellaresi li hanno lasciati in bella mostra e diversi, li abbelliscono ulteriormente mettendoci davanti piante e fiori. Non so da chi sono stati fatti, ho provato a cercare su internet ma non ho trovato nulla, ciò non m’importa, mi spiace semplicemente non rendere omaggio ai vari autori ma sono ugualmente notevoli.SONY DSC Sono molto belli da vedere e alcuni, da toccare. Quello che mi ha maggiormente colpito è stato quello rappresentante dei cavalli bianchi al galoppo nell’acqua. Un fiume forse. Quel rosa-arancio sullo sfondo è un colore molto caldo e luminoso che da l’idea di poter entrare nel dipinto. E’ un’immagine molto grande questa che permette di essere vista molto bene e da vicino. Quasi magico. SONY DSCAlcuni, così consumati dalla pioggia e dal vento. Alcuni, così in alto da farsi riscaldare dai raggi del sole. Qui nella mia valle l’arte c’è. Ce n’è molta, anche se può non sembrare, bisogna solo avere la voglia di cercarla. Non è solo chiusa in un museo, non è solo dentro alle Chiese, è tra noi, vicinissima, potente, ma così discreta da passare spesso inosservata. E io, oltre ad osservarla, la metto in mostra a tutti voi. Un bacione topini.

Montalto Ligure, sentinella della valle

 

SONY DSCMontalto Ligure, qui nella valle Argentina, proprio sopra Passo Vena è considerato sentinella della valle a causa della sua magnifica posizione.SONY DSC Arroccato su una collina, in posizione centrale, può scorgere gran parte della vallata e, notare quindi, l’eventuale caso di pericolo. Parlo di un tempo, di quando la mia valle era saccheggiata spesso da Barbari, Saraceni e nemici, come ormai sapete anche voi. SONY DSCMa questo bellissimo paese, di circa 360 abitanti e di 315 metri sul livello del mare, è anche nominato “paese romantico”. Andiamo a scoprire il perchè. Bhè, non ci vuole molto a capirlo. Dalle sue case, dai suoi vicoli, dalla sua atmosfera, scaturisce una sensazione di mistero, fascino e romanticismo che rapisce letteralmente. SONY DSCMontalto è bello. Punto. Quel suo groviglio di strade ed emozioni ti prende e ti fa suo. Non può non piacerti e non puoi fermarti. SONY DSCOgni angolo, ogni scalino, ogni scorcio dev’essere visto dai tuoi occhi curiosi. Perchè questo ti fa nascere: curiosità. Non puoi farne a meno. Camminare per Montalto però, è anche una bella fatica.SONY DSCLe stradine inerpicate in salita non hanno pietà delle nostre zampe e, visto che al suo interno non si può naturalmente parcheggiare, mi chiedo come facciano gli anziani che abitano in cima al paese. Tutte le case sono in pietra. L’ombra è la protagonista più presente e assoluta.SONY DSC Quei portici romanici e quei collegamenti tra una casa e l’altra, spessi e voluminosi, non lasciano passare la luce. I panni stesi, sotto ai carrugi, creano come un unione tra gli abitanti di una casa e l’altra. Anche i vasi dei fiori e le siepi hanno come la stessa funzione.SONY DSC I suoi terra-cielo sono infiniti, attaccati, uno dopo l’altro, alcuni, completamente ricoperti di edera o vite selvatica e, intorno, i verdi monti della vallata, i castagni, la ginestra, i carpini, i lecci, il cielo terso e giù in fondo, il Torrente Carpasina che s’incontra con il più grande e principale, l’Argentina. E laggiù, il mulino. A popolare questi luoghi tante ghiandaie, gli scoiattoli, i cinghiali e i tassi. SONY DSCCose che dal paese assolutamente non vedi. Un bar, come quelli di una volta. Un ristorante “La Finestrella di Montalto” che propone piatti tipici. Un monumento ai caduti. SONY DSCQuesto è quello che Montalto offre appena si giunge. Ma andando a perlustrare meglio, tra una dimora e l’altra, eccoci arrivare in un punto da non sottovalutare: L’Oratorio di San Vincenzo e la Chiesa di San Giovanni Battista, uno in pietra, l’altro rivestito da intonaco color salmone.SONY DSC Questo angolo è davvero suggestivo, da sotto una roccia si passa in una grande piazza tutta in ciotoli e dove sono appesi alle pareti gli stemmi di alcune famiglie.SONY DSC Il campanile, altissimo, che svetta sopra ogni cosa, ci guarda da lassù.SONY DSC Nel 1794, Montalto venne invaso dalle truppe francesi di Messena e tutti e due, questi edifici religiosi del ‘400, vissero le barbarie che il paese subì.SONY DSC Ma non era facile espugnare Montalto topini.SONY DSC Questo borgo, costruito con astuzia come un labirito, permetteva ai suoi abitanti, i montaltesi, di nascondersi nel punto giusto e battere il nemico. Questo bellissimo villaggio si trova dopo Badalucco e prima di Carpasio, sulla starda che porta a Prati Piani e a Colle d’OggiaSONY DSC e offre, a chi si vuol sposare, una bellissima loggia che presto vi farò conoscere. E le botteghe degli artisti sono davvero simpatiche.SONY DSC E’ il paese del Santuario della Madonna dell’Acquasanta che vi avevo fatto conoscere tanto tempo fa. Se vi và, potete digitarlo nel mio “cerca”, è inutile ch’io vi metta il riferimento qui, tanto non funziona. E’ il paese delle olive e delle castagne e, poco sopra, dei campi di lavanda. Splendido per passarci un fine settimana o anche una breve vacanza.SONY DSC Certo, bisogna amare questi luoghi ricchi di meraviglioso territorio circostante, storia e cultura. In estate è bellissimo da vivere anche grazie alle sagre, alle commedie all’aperto e alle attività che vengono svolte.SONY DSC Per molti, è il paese più affascinante della mia valle. E poi c’è pace qui, tanta pace. Tutti si trastullano beati soprattutto in estate.SONY DSC I gradini di ardesia rimangono freschi e donano sollievo a chi  ci si siede sopra. Era tanto che volevo farvi conoscere questo borgo e finalmente ci son riuscita in una calda giornata di agosto. SONY DSCNon c’è nessun rumore. Due donne chiaccherano a voce bassa nella corte lasciando la porta di casa aperta. Sventolano quelle tendine-zanzariera per impedire alle mosche di entrare. Mi sembra di essere tornata indietro nel tempo. Anche i lampioni per la strada sono come quelli antichi anzi, antichi lo saranno davvero. SONY DSCC’è anche chi ricama, chi parlotta sotto ai pioppi in piazza e chi ansima per la fatica trasportando grossi pesi sulla testa. Ci osservano come se fossimo dei marziani. SONY DSCSubito sono titubanti ma basta rivolgere loro una parola e magari anche in dialetto che te li fai amici e non smettono più di parlare e spiegarti. Li capisco. Chissà quante ne hanno vissute un tempo! Poi, spariscono e non li vedi più.SONY DSC In quale dei mille angolini si saranno cacciati. Qui ci si perde. E a voi topini piacerebbe perdervi in Montalto? Non abbiate paura, la strada per casa, alla fine si trova e, i gatti che lo popolano, e sono molti, sono tutti buoni.SONY DSC A questo punto io vi saluto con un abbraccio e vi aspetto per la prossima passeggiata, andremo a vedere un luogo davvero carino. Un bacione a tutti e un -ciao- da Montalto.SONY DSC

Via Soleri, o meglio… “U Pantan”

Cari topi, oggi andiamo a conoscere una delle vie principali di Taggia, anzi, quasi sicuramente, la via più storica e più famosa diSONY DSC questo antico borgo ligure che apre le porte alla mia splendida valle. Oggi, subito dopo la trentatreesima edizione della sua festa più importante in onore di San Benedetto Revelli, vescovo di Albenga, ci troviamo qui, proprio in questa grigia via ancora medioevale. Qui si svolge la vita del paese. E’ il cuore pulsante del paese. Lo è sempre stato. E’ via Soleri topini, la via dei portici, SONY DSCchiamata da tutti noi “U Pantan”. E’ la via parallela a via Ruffini, qui risiedono i più antichi negozi e i più antichi palazzi. Da qui arriva il profumo dei canestrelli e, durante le manifestazioni principali, della mimosa e della lavanda. Qui abbiamo il “via” per il ricco centro storico. Una strada che inizia dal Palazzo Carrega del XVI secolo e finisce nell’importante Piazza Cavour facendoci incontrare, se zampettiamo sul ciottolato di pietra e sassi, le case dei Curlo e degli Spinola, anche queste del XVI secolo, i palazzi Vivaldi e la residenza degli Anfossi, quella dei Reghezza, dei Pastorelli, degli Asdente e di altri tanti politici e patrioti. Qui, addirittura, tanti gli atti indimenticabili accaduti. Qui, da una di queste finestre rosa, Andrea Costa, politico italiano fondatore del socialismo, parlò al popolo “…del suo diritto e della sua forza perchè sia ricordo e sprone” come stà scritto sulla lastra di marmo bianco che indentifica la dimora. E infine, arrivati ormai alla Piazza, ecco l’Oratorio dei Santi Sebastiano e Fabiano dei Bianchi. I BianchiSONY DSC erano una confraternita legata ad un movimento penitenziale della fine del Trecento. Questa sede, bellissimo edificio religioso sul “Pantan”, è stata inizialmente collocata dai primi studi, nel XV secolo. L’Oratorio, oggi così bello, è il frutto di un importante ricostruzioneSONY DSC iniziata attorno al 1644 ma, la sua prima edificazione è stata dichiarata nel 1454. Al suo interno, sono numerose le opere d’arte. La più importante, il crocifisso sull’altare maggiore di epoca quattrocentesca. Tanta la sua maestosità. Siamo in via Soleri topini e come dice anche il cartello B, siamo nel principale percorso monumentale della città, ricco di aspetti sociali e commerciali. Questa strada si sviluppa verso il Quattrocento con le dimore delle famiglie più importanti della città. Ha visto e vissuto importanti ripristini dopo il terremoto del 1887 e oggi, mantiene un fascino raro. E la popolazione la stà riscoprendo. In molti, negli ultimi anni, hanno restaurato diversi appartamenti in questo passaggio. Un passaggio proibito al sole. L’aria è scura,SONY DSC fresca, si dà una certa importanza. Spesso, l’umidità, la fa da padrona, in uno scenario che ci riporta indietro nel tempo. Il tempo dei simboli, degli stemmi appesi SONY DSCdai colori sgargianti, dei casati, dei lampioni in ferro battuto che bisognava accendere a mano, delle targhe arrugginite e il gocciolar perpetuo della condensa. L’anima di Taggia signori topini o forse, guerrieri, soldati, legionari, messeri, mercanti, cosa preferite esser per un giorno? Quale animo vorrebbe affacciarsi dal vostro essere giunti in questa memorabile strada? Vi lascio sognare. Qui, sotto le vecchie insegne e i numeri civici di diversi stampi. I portali scolpiti a mano con pazienza certosina. Qui, dove ancora si possono trovare le macellerie e le mercerie di un tempo. E i panni stesi che fanno allegria. “U Pantan”, dove il torrente Argentina, con i suoi straripamenti creava pantanoSONY DSC; ecco il suo nome. Una via impercorribile ai tempi. Oggi invece è persino partenza per giungere fino alla Maddalena, a dorso di mulo o di cavallo, per la festa dell’Eremo che vi avevo fatto conoscereSONY DSC qualche tempo fa. Via Soleri topini, la via delle alte finestre che nascondono mille mondi misteriosi e che lasciano intravedere luce giallognola dal di dentro. Via Soleri topini, la via che Giovanni Ruffini, nel suo celebre romanzo, “Il Dottor Antonio” (del 1855) la faceva definire “la Regent Street” dei taggesi, per il volume di traffici commerciali e finanziari che vi si svolgevano. E’ un percorso tanto elegante quanto robusto, lungo il quale si fondono quasi tutti gli stili architettonici che si leggono nella stratigrafia edilizia di Taggia. Potete trovare alcune di queste definizioni nel bellissimo sanremopromotion.it mentre, se v’interessa, alcune SONY DSCnozioni storiche sul figlio della famosa Eleonora Ruffini, Giovanni, potete trovarle in questo mio post https://latopinadellavalleargentina.wordpress.com/2012/12/29/eleonora-curlo-ruffini-i-suoi-figli-e-taggia/   E a questo punto vi lascio sognare davvero topi. Rimanete ancora un pò se volete, respirate quest’aria che in nessun altro luogo potrete respirare. Io, vado a prepararvi la prossima avventura. Un bacio.

Conoscere Civezza dirimpettaia della Valle Argentina

Sul montSONY DSCe Faudo convergono i crinali che risalgono le valli Argentina e Prino, che racchiudono  al loro interno anche la valle del San Lorenzo, valle governata dall’alto, dal bellissimo e soleggiatissimo borgo di Civezza. E’ probabile che da questo luogo si raggiungesse soprattutto, proprio la valle Argentina, tramite il passo di San Salvatore e la vicina costa presso la foce del San Lorenzo. E si sa, anch’essa come i paesi della mia valle, fu molte volte invasa e saccheggiata da Turchi e Saraceni. E’ a Civezza che si finisce passando per i miei prati, i miei monti, i miei boschi. Un percorso costiero d’altura la collegava direttamente a Pompeiana, Castellaro, Taggia. Nomi che già conoscete. Leggete cosa si può trovare nel libro di Luciano L. Calzamiglia e Giampiero Laiolo intitolato: Civezza- borgo collinare tra le Valli del Prino e del San Lorenzo  “Ci sono pervenuti gli accordi per l’uso dei pascoli del monte Follia e delle “Terre Comuni”, una estesa zona di prati e di boschi, tra i confini di Carpasio, Taggia e SONY DSCl’Argentina concessa nella prima metà del XIII secolo da conte Oberto di Ventimiglia, signore di Badalucco, alla communitas di Porto Maurizio. Civezza non solo faceva parte di questa comunità, ma è il borgo posto sul principale percorso che conduce a quelle terre, che erano i migliori pascoli, boschi, castagneti e il granaio della comunità. Tale concessione comitale fu duramente contestata per secoli dagli uomini di Montalto e di BadaluccoSONY DSC e di questo contenzioso ci è pervenuta una consistente documentazione relativa a quel territorio e al suo utilizzo. La via di crinale che da Civezza porta a  Santa Brigida e al passo di Vena accresce la sua funzione quando, nel 1259, gli eredi del già citato Oberto, «conte» di Badalucco, tramite Ianella Advocatus, cedono il loro feudo alla Repubblica. Genova organizzò le terre della media e alta valle Argentina in poSONY DSCdesteria, sottoponendola al suo vicario generale della Riviera occidentale residente in Porto Maurizio. Questa via, pertanto, venne ad assumere anche una funzione di collegamento ad uso amministrativo che conservò per i successivi cinque secoli“. E allora andiamolo a conoscere meglio questo paese. Civezza, paese dipinto, vi accorgerete perchè appena ci metterete piede. Siamo nello stesso paese in cui a Natale vi portai a vedere quel meraviglioso presepe, ricordate? E’ un paese bellissimo che mantieneSONY DSC le caratteristiche liguri di uno storico passato e quindi, merita d’esser presentato. Paese particolarissimo. Guardate bene le immagini che vi posto e noterete che le sue stradine, le sue vie, si distinguono ulteriormente dai borghi vicini. Ancora più chiuse, più dritte, molto ben tenute. Civezza si sviluppaSONY DSC in alto a 220 metri sul livello del mare e si svogle intorno a una principale via, lunghissima sua spina dorsale. Baciato dal sole insistentemente e circondato dagli ulivi più folti, esso è stato costruito più nell’entroterra per proteggerlo da chi ne voleva far razzia. Nel 1564 ad esempio, fu saccheggiato dal pirata turco Dragut (famoso anche nel blog della mia amica ligure Miss Fletcher dearmissfletcher.wordpress.com), celebre nella mia Riviera per le sue razzie e rapimenti in vari borghi marinari e persino montani e molti civezzini subirono le più violente angherie di codesto corsaro. Proprio per contrastare il violento fenomeno furono erette le famose cinque torri d’avvistamento del paese, ancora oggi in parte conservate nella loroSONY DSC integralità. E oltre al pirata, che morì un anno dopo aver deturpato questo villaggio, fu la volta nel 1796, durante la Campagna d’Italia, di Napoleone Bonaparte. E oggi Civezza è il paese dei ciottoli, dei carrugi piastrellati da mattonelle rosse e sassi grigi. E’ il paese delle lastre d’ardesia che indicano sempre simpaticamente la via: “Carugiu de bazue” (carruggio delle streghe). Domina, colorato,SONY DSC inconfondibile, con delle tinte liguri molto forti, accentuate. Con i suoi vicoli che non lasciano passare un solo filo d’aria e i suoi gradini. Tanti. A passare per queste strade, come ci dimostrano anche i dipinti che man mano andrò presentandovi, i circensi, i giocolieri e gli acrobati del “Circopaese”, tutti gli anni topini, il primo di maggio. Una delle feste principali assieme al Plenilunio di agosto. Se volete divertirvi, in questi giorni, non vi annoSONY DSCierete di certo considerando anche i bellissimi mercatini dell’artigianato che vi coinvolgeranno. Queste feste si svolgono per tutto il villaggio; e guardate che meraviglia: la piazzetta del Comune, Piazza Marconi con, al centro, la bellissima fontana di pietra e i ciclamini, il B&B – La locanda del gufo -, le case in cerchio, tutt’intorno, i monumenti. E case importanti, come quella di Aurelio Saffi, uomo di Forlì, che è stato un patriota e un politico italiano; un’importante figura del Risorgimento, un politico di spicco dell’ala repubblicana radicale incarnata da Giuseppe Mazzini, diSONY DSC cui è considerato l’erede politico. Nato nel 1819 e morto nel 1890, durante il suo esilio, intorno al 1850, dimorò proprio qui, rifugiato, in questa casa rosa, come testimonia quest’ardesia appesa alla pareteSONY DSC. Un secolo esatto dopo invece, Civezza, subì un significativo spopolamento. Dopo la seconda guerra mondiale, parecchi se ne andarono, chi a cercar fortuna, chi a cercar lavoro, chi a rifarsi una vita. Civezza non venne intaccata in modo brutale dalla guerra e dalle sue armi confronto ad altri borghi della mia provincia ma, ciò bastò a far allontanare da lei, la popolazione.  Solo da una ventina d’anni circa, le persone stanno capendo la sua bellezza e vogliono tornare a conoscerla e viverla ogni giorno. Il monumento dei caduti, davanti all’oratorio di San Giovanni Battista, all’inizio del paese però, riporta comunque una serie di nomi di dispersi e deceduti e, intorno a lui, quattro proiettili di artiglieria pesante, molto particolari, gli fan da cornice. A Civessa, come si dice in ligure, risiede una centenaria scuola elementare statale. Una scuola particolare. Questa scuola elementare è, da decenni, motivo d’orgoglio per l’intera popolazione. Le classi sono uniche e gli alunni di tutte le età stanno assieme. Questo potrà sembrarvi strano ma, il sistema, funziona bene, tanto da diventare una tradizione radicata ormai da decenni. Peccato che, tale istituzione, probabilmente per mancanzaSONY DSC di presenze, stà rischiando la chiusura. Un gran peccato. Oltre alla scuola, una farmacia; un’unicSONY DSCa farmacia a Civezza. Un paese piccolo, di 650 anime. Un’Associazione Culturale, la San Marco, ricavata laddove una volta c’era un antico mulino. In queste ampie sale, sono oggi ospitati oggetti risalenti l’attività contadina e culturale di un passato medioevale ormai scomparso. Un’esposizione visibile durante le feste di cui vi parlavo prima. Questo Forum Polivalente, possiamo chiamarlo, offre anche rappresenSONY DSCtazioni teatrali, esposizioni pittoriche, conferenze e tantissime altre attività solitamente con l’unico scopo di fare della beneficenza. Un’altra cosa carina da vedere qui a Civezza è il passaggio ipogeo, ripristinato nel 2003, con ancora i due originali tronchi dSONY DSCi colonna a inizio percorso, dell’antica parrocchiale del XV secolo. E’ questo passaggio che ci permette di arrivare in cima alla cresta dove un belllissimo panorama, arricchito da piantagioni di ulivo, si prospetta innanzi a noi. Là davanti, proprio di fronte, ecco Costarainera, a destra Torre Paponi e più in su, si sa, Pietrabruna. Ma Civezza è il più vivace di tutti. Gli sportelloni dei contatori disegnati da mani esperte e fantasiose e i muri, guardate, leSONY DSC meridiane, allegria per i nostri occhi. Civezza, circondata da stradine di campagna che ti portano su, in luoghi magici e sconosciuti dai quali volendo si può scendere fino a Imperia – Porto Maurizio. Civezza, circondata da simpatici animali, gli scuri asini e le bianche pecore dal muso nero che brucano tutto il giorno. Civezza che un tempo era sul mare, accanSONY DSCto a San Lorenzo ma poi, come ci informano le prime testimonianze, con la distruzione del villaggio da parte dei pirati di Frassineto, i civezzini decisero di rifare il loro nucleo abitativo molto più in su, in una zona riparata dai colli. Sotto Civezza passa oggi l’Autostrada dei fiori e questo dovrebbe farvi capire la sua posizione, simile a quella della nostra Castellaro. Tutt’intorno a lei le fasce, le tipiche terrazze liguri coltivate, vento e sole, sole e vento, è una pacchia qui lavorare la terra e raccoglierne i frutti. E che frutti. Squisitezze da mettere sulle nostre tavole. E anche l’aria è buona qui: l’aria dei monti e del mare. Insomma a Civezza potete trovare ogni cosa, vi voglio lasciare infatti con un ultima chicca su questo paese, la descrizione di questo paese da parte del nostro scrittore e poeta Francesco Biamonti: “Civezza. Che volete di più? Paese in mezzo agli ulivi e alto sul mare; per arrivarvi si passa in una sinfonia di tronchi di rami; l’orizzonte si apre, oltre che sul mare, su altri paesi dai nomi bellissimi, Pietrabruna, Boscomare, su crinali che se ne vanno lontano, SONY DSCcome melodie su flutti d’argento; le case e le piazzette sono antiche, di un’intimità raggrumata nel vento. C’è un che di sospeso, di dolce, di lieve, una vertigine che viene dalla luce in ascesa. Più su del paese, più su degli ulivi si stende la macchia mediterranea con strade polverose e chiese e sentieri e ovili rosi dai cespugli. La grazia, che sotto era fragile, si fa rude, SONY DSCsi accorda fuori del tempo alla forza del mare. Poiché le prime alture, bisogna pur dirlo, sono le più indifese, di un equilibrio che se si tocca si rompe. Collocata su un costone, arenatavi come una barca, Civezza è fragile e leggera, una nuvola che vi si accosti sembra trascinarla.Basta un palazzo sghembo per offenderla, e una macchina che passi in un vicolo disturba i morti. È un paese che ha bisogno di vivere intatto come un ricordo. Di che sia frutto questa bellezza rimane un mistero: vicoli e cascate di ulivi non bastano a spiegarlo. Che venga dal fatto che ha, sotto, la luce instabile del mare e, sopra, quella più ferma di un paesaggio montano?”. Che altro aggiungere? Venite a Civezza, sarete i benvenuti. Un bacione, la vostra Pigmy.

Strava… gante Bussana Vecchia: il paese dove il tempo si è fermato

Cari Topi, è anche giusto ch’io vi spieghi com’è Bussana Vecchia visto che vi ci mando in passeggiata e visto che voglio raccontarla alla mia cara amica Stravagaria http://stravagaria.wordpress.com/ .  Forse alcuni di voi conoscono già questo paesino vicino a San Remo ma attaccato ad Arma di Taggia, per quelli che invece non sanno di cosa stia parlando, eccomi qua. Per un soffio, non appartiene alla mia valle ma a Valle Armea ed è comunque collegato appunto alla cittadina di Arma. E’ un paese spettacolare. Ha una storia alle sue spalle ricca di avvenimenti e lunga tanti anni ed è uno dei borghi più caratteristici che io abbia mai visto. Possiamo quasi definirla la Saint-Paul de Vence della Liguria. Non smetterei mai di ammirarla in tutti i suoi angolini e fotografarla. Una modella senza precedenti. La prima cosa che stupisce, in questo piccolo villaggio della provincia d’Imperia, è come sia assemblato. Arroccato su una collina e i suoi carrugi a far da labirinto. Le sue viuzze a ciottoli sono un circuito quasi impenetrabile contornato da case una più particolare dell’altra, o semplicemente avvolte dalla vite rossa, o con qualche cosa di fantasioso appeso fuori. Case di Italiani ma anche di Olandesi e Tedeschi, purchè artisti; artisti nel cuore e nel sangue. Case costruite ancora con il metodo romano. Vado spesso in questo posto, da che son bambina. Si mangia bene nelle uniche due osterie esistenti e la cosa che mi piace di più è che quando sei lì, sei amico di tutti. Si mangia, si canta, si beve, tutti in compagnia, anche tra sconosciuti. Lì non conta l’apparenza, vai vestito come vuoi, nessuno ti giudica. Tutto ovviamente avviene nel rispetto del prossimo e nel rispetto degli animali che, a Bussana Vecchia, sono accettati ovunque e liberi di circolare come e dove vogliono per tutto il paese. Sono i cocchi di tutti. Nessun’altro per il resto, invade troppo il tuo territorio ma si sta insieme, e per una sera, si è coinvolti in uno stile di vita che oggi tendiamo a scostare molto da noi. Purtroppo. Ti ritrovi a parlare con un inglese, o con un tedesco, o un francese senza capire nulla di quello che ti dicono e viceversa, ma ridi e ti diverti un mondo. Noi della zona soprannominiamo questo villaggio “il paese degli artisti” e infatti, potete vedere qua, in queste immagini, quanto è caratteristico e persino stravagante. Quella caffettiera gialla appesa al muro ad esempio, è un portacenere. Nulla viene lasciato al caso. Geniali! E che meraviglia passeggiare tra le tante botteghe di artigianato e laboratori d’arte. Botteghe colorate dai mille stili diversi e al loro interno, tante le opere. Tutto quello che si vende è fatto a mano ed è un pezzo unico. C’è chi crea e propone le sue candele, le sue collane, i suoi fiori fatti di carta, le sue borse di lana cotta, le piccole sculture ma soprattutto, a Bussana Vecchia, ci sono i pittori e i loro studioli sono piccoli negozietti dai muri spessi e la luce fioca. Pittori che arrivano da ogni parte del mondo e alcuni di loro hanno segnato molto Bussana in modo indelebile. Per alcuni, sono state anche dedicate delle vie e il loro nome è stato scritto su lastre di ardesia appese ai muri di pietra come per Peter Van Wel, nato il 28 agosto del 1946 e mancato il 5 febbraio del 2008. Pittori disposti a farti un ritratto, pittori che vedono quel borgo in un modo tutto loro, pittori astratti, realisti, cubisti. Ma l’arte trapela ovunque in questo paese senza tempo, dove nemmeno gli orologi hanno più le lancette. Un tempo che si è fermato e regna sovrano. E tu ti giri, ti guardi intorno e oltre alle tele dipinte scopri i mosaici, i mosaici fatti di cocci, gli specchi rotti che riflettono la tua immagine più volte, il Museo “Il Giardino tra i Ruderi”, i cesti di vimini, il ferro battuto, il legno intarsiato. Ogni cosa. E a Bussana non manca nemmeno uno dei più grandi venditori di bonsai della zona. Li crea, li cura, li fa nascere e realizza opere straordinarie, veri giardini e boschi in miniatura. E se si và nella giusta stagione, si possono ammirare addirittura i piccoli alberi con i microscopici fruttini attaccati. Quello che però attira maggiormente l’attenzione del turista è l’andare a visitare la chiesa, anzi le due chiese, semicrollate nel terremoto del 23 febbraio del 1887, un mercoledì delle ceneri. Un terremoto che ha raso al suolo l’intera collina. Sono rimaste in piedi soltanto le pareti esterne degli edifici religiosi e i campanili che dominano su tutto il paese, il resto, si è frantumato, uccidendo ahimè, parecchie persone che stavano proprio seguendo la messa in quel mentre. Ancora oggi, guardandole si provano dei brividi. Essere al centro di esse e poter guardare il cielo sopra di noi pare impossibile. Esserci “dentro” e calpestare l’erba alta sembra fantascientifico. Su alcune pareti, delle scritte. Sigle di giovani che han voluto mettere la loro firma. Dentro a una delle due chiese ci sono delle strutture che mantengono in piedi i muri e un cancello non ci permette di entrare. E’ pericolante. Ancora si possono vedere gli affreschi da quel che rimane. Il rosso, il viola, l’azzurro, traboccano da storiche pareti che sembrano di gruviera. Ancora si può notare dove c’erano l’altare e l’oratore. Ancora le nicchie dei Santi e le acquesantiere. E una di queste chiese, la più grande, è quella dedicata alla Madonna delle Grazie e rinnovata in stile barocco nel 1600 ma prima, questa struttura era medievale e nominata di Sant’Egidio, realizzata pensate, nel lontano 1404. Anche il suo castello, ormai del tutto in rovina, appartiene a quell’epoca. Bussana, come gli altri paesi del mio territorio, apparteneva a una Repubblica di Genova che governava questo splendido posto. E Genova aveva visto bene rubandola alla Corte di Ventimiglia. Ogni angolo di questo piccolo paese è un’opera d’arte, è tutto da fotografare e fa impressione pensare che nel 1894 si spopolò del tutto rimanendo un paese fantasma per più di cinquant’anni. Ed è proprio a causa di questo terremoto che venne poi costruita un’altra Bussana, Bussana Nuova, giù al mare. Ma voglio ancora soffermarmi sulle chiese. Voglio rimanere ancora un pò qua sotto questo cielo terso e raccontarvele. Sono opere meravigliose, spero che le immagini rendano quello che vorrei farvi capire. Ogni casa, a prima vista mezza distrutta, è in realtà la culla della fantasia di chi ha deciso di abitarci e qui dentro, anche se nessuno più ci vive, la fantasia galoppa felice. E io mi sento piccola. C’è una brezza leggera. Una brezza come quel giorno maledetto che ha inghiottito con sè tantissime anime; ma quel giorno, avevano raccontato i superstiti, quella brezza diventò presto un vento forte e violento. Sospiro e continuo il mio tour. Vado a cercare altri angoli caratteristici per voi ma qui, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Tutti mi salutano. Sono simpatici. Hanno le loro regole e si aiutano l’un con l’altro, sono molto uniti. Sono come una grande comunità. E scordatevi di venire qui e pensare di poter dettar legge, il loro regolamento ce l’hanno già e alla base di tutto c’è la libertà. A Bussana Vecchia infatti non guardano nulla, non guardano i tuoi vestiti, la tua auto, la tua pettinatura, notano solo cosa apprezzi di loro e del loro paese. O per lo meno, di quello che ne resta, che hanno comunque saputo mantenere o forse addirittura trasformare in un mondo a sè. Vedete, magari notano se rimanete indifferenti davanti a un cancello come questo, che è poi una porta d’entrata fantastica, o uno scorcio così bello perchè no, non si può far finta di niente. E qual’è il più bell’angolo? Boh! E’ impossibile scegliere. Come è impossibile non notare i dettagli: i merletti sui lampioni, le gargoyle e strane statue che richiamano il diavolo. Dentro ai muri, un pò nascoste, sembrano osservarti. Bussana Vecchia, rimasta senz’acqua, senza luce, senza gas, con la luminosità soltanto della sua magia e i suoi 66 abitanti. Bussana Vecchia a 200 metri sul mare. E tutto scorre e tutto sembra essersi fermato in questo piccolo paese che persino l’Autostrada dei Fiori indica come località turistica e bella da vedere. Dove c’è aria umida e fresca. Dove una sedia, un pezzo di legno, un tubo di ferro, diventano un’architettura particolare, un’opera d’arte. Questa è Bussana Vecchia e a chi non l’ha mai vista consiglio vivamente di venirla a visitare. Ne rimarrà entusiasta. Verrà a visitare il più bel paese sulle colline rocciose di San Remo fondato in antica epoca romana, con l’originario nome di Armedina, simile alla valle che la ospita. Spesso colpita e saccheggiata dai Longobardi a monte e dai Saraceni dal mare, ha saputo tener duro e questo piglio, questa dignità, ancora si notano. Una terra circondata da terrazzamenti colmi di ulivi e agrumi, una terra che fino a poco tempo fa ospitava piccoli allevamenti di bestiame. Una terra che viveva di se stessa, come ora, ma in modo diverso. Mi auguro che questa passeggiata che vi ho fatto fare in un’entroterra che non è mia per un solo soffio, vi sia comunque piaciuta. Spero di avervi fatto sognare, di avervi fatto respiare quest’amosfera e di avervi portato là, in quel paese in cui tutto scorre ma il tempo, sembra essersi fermato. Un bacione a tutti, la vostra Pigmy.

Il fascino di Triora: il paese delle streghe

Ed eccomi alla descrizione della chicca della mia valle. Chi conosce la Valle Argentina ed anche il mio blog, sicuramente si era già chiesto come mai non avevo ancora parlato di questo paese. Ma vedete, di Triora, ne parlano tutti. E’ famosissimo. A me piace farvi scoprire i posti invece meno, come si dice, “gettonati”, ma molto importanti. Però vedete topi, Triora è considerato uno dei borghi più belli d’Italia e i motivi sono tanti. Triora ha una storia ricca e affascinante di fatti realmente accaduti e di leggende che l’hanno resa famosa ovunque. Ebbene no, non si può non parlare di Triora. Triora è un paese a 780 metri sul livello del mare. Domina gran parte della vallata. Verso Sud si può ammirare dall’alto Molini mentre a Nord, si vedono i paesi di Andagna e di Corte. Sembrano piccolissimi da qui. E’ un borgo circondato da meravigliosi monti alti e austeri e orti ordinati che formano verdi puzzle, nel quale vivono circa 400 persone (molte meno rispetto agli ultimi anni dell’800 in cui i residenti erano più di 3.000) e offre alberghi e negozi che sono caratteristici e molto originali. Come si arriva in Triora si respira un’atmosfera particolare. L’insegna di marmo che ci accoglie alla fermata dell’autobus recita “Chi qui soggiorna, acquista quel che perde”. Famoso per le storie di stregoneria, permette di vivere come dentro una fiaba. Nel centro storico non si può passare in auto, la macchina bisogna parcheggiarla fuori paese e proseguire a piedi per i viottoli e i carrugi dove le case sono state costruite direttamente sulla roccia. Alcuni di questi passaggi sembrano vere e proprie caverne e spesso sboccano in corti ordinate e pulite che le padrone di casa mantengono vivaci con ortensie, orchidee e geranei, ben accuditi. Trieua, così si chiama in dialetto, è il comune più esteso della provincia d’Imperia. Fan parte del suo territorio infatti anche i paesi di Verdeggia, Bregalla, Cetta, Creppo, Realdo, Monesi e altri dei quali non vi ho ancora parlato. Divenuta appunto famosa per le vicende riguardanti le streghe, Triora ha saputo mantenere questa tradizione che è cresciuta sempre di più. Ogni giorno infatti, si può passeggiare per il sentiero dove un tempo vivevano le bazue (streghe) e arrivare fino al luogo di Cabotina, la casa principale delle megere. Si può visitare il museo etnografico sulla stregoneria, che si trova all’inizio del paese, si possono acquistare streghette e gatti neri di ogni tipo e in estate, quest’anno precisamente il 22 agosto, si può partecipare a Strigora, una festa di spettacoli e mercatini tutti dedicati a queste donne, un tempo ritenute, amiche del diavolo. Ma le manifestazioni che si svolgono a Triora sono molte altre come “Triora West”, il prossimo week-end, dove si ci veste come cow-boys e si passeggia a cavallo e la sagra del fungo a settembre. Tutto ciò fa si che il paesaggio di Triora sia diverso dagli altri a cominciare dai ruderi davvero affascinanti. Esistono ancora i torrioni di vedetta, tra i più importanti, quello di San Dalmazzo, che offre un panorama spettacolare; nome anche dell’adiacente chiesa, rimasto ancora quasi del tutto integro e rivestito oggi da una rigogliosa edera. Ma erano ben cinque le fortezze che difendevano questo paese, rendendolo un nucleo fortificato e inespugnabile. I trioresi erano comunque un osso duro a prescindere dalle cinta protettrici, nemmeno l’esercito piemontese dei Savoia riuscì a conquistare il borgo e, devoti a Genova, che li teneva sotto la sua ala, battagliavano a suo favore contro chiunque, senza paura. La più grande dimostrazione di ciò, la diedero contro Pisa, nella battaglia della Meloria nel 1287.  Tennero sempre duro; solo i nazisti della seconda guerra mondiale riuscirono a raderla quasi del tutto al suolo, bruciando interi quartieri tra il 2 e il 3 luglio del 1944. Nonostante tutto si ripresero e ricostruirono parte del loro paese ridisegnando anche un nuovo territorio anche se meno vasto di quel che era un tempo. Nel bene e nel male Triora era situata in un punto strategico che faceva gola a molti e la Repubblica Genovese non voleva rinunciare alla sua perla.  E oggi Triora ci appare così. Misteriosa, antica e ogni suo angolo può raccontarci una storia. Il Castello, i suoi ruderi testimonano appunto la tenacia di questi abitanti; il fortino divenuto oggi il Camposanto e conserva parte delle mura di cinta; l’oratorio di san Giovanni Battista vera e propria pinacoteca che, custodisce, fra altre opere, quadri del Cambiaso e dei Gastaldi ed una statua maraglianesca. E poi ancora la splendida chiesa collegiata di Nostra Signora Assunta, antichissima, ricca di opere d’arte trecentesche di gran valore e altre chiese, tante, ognuna caratteristica. Case natie di personaggi divenuti noti e legati a questo paese come Francesco Moraldo maggiordomo dell’avvocato Donati che salvò, durante la guerra, la vita a due bambini ebrei, Monsignor Tommaso Reggio arcivescovo di Genova, proprietario della stessa casa che appartenne agli annalisti della Repubblica di Genova, Sebastiano Torre fondatore di un noto istituto educativo di Lione e più si ci inoltra tra queste viuzze più si fanno nuove scoperte tutte dettagliate da lastre bianche di marmo. Case nobili, che ti riportano indietro nel tempo. Per scoprire queste dimore, si deve passare sotto questa porta denominata  “Portico del Masaghìn” così detto dal locale del vicino Comune precipitato nel 1887 dove erano conservati i viveri e il sale del paese. Questo portico, che da accesso alla piazza principale, fu aperto nel 1893. Ma sono tanti i portali. E’ un pò come se Triora fosse cresciuta poco per volta. Si “apriva una porta” e si andava avanti. Oggi sono questi luoghi ad essere la maggior risorsa di Triora. Non si praticano più commercio, se non quello dell’ardesia, pastorizia e agricoltura. Esso vive grazie al turismo, un turismo che arriva in massa e che nemmeno loro, i trioresi, si aspettavano così numeroso. Ad essere famoso è addirittura il suo pane, conosciuto proprio con il nome di Pane di Triora. Un particolare pane dalla forma rotonda che mantiene, a differenza di altri, la sua bontà per parecchi giorni e a comprarlo arrivano da tutta la vallata. Un pane cotto al forno. A Triora c’è ancora il forno comunale situato appunto in Vico del Forno e conosciuto come “granaio della Repubblica”. Esso rappresenta appunto una delle attività principali del posto. Il simbolo di questo paese è il Cerbero, il Cerbero dalle tre teste, dalle tre bocche, che ha dato anche il nome al paese “tria ora”, ma perchè sia stato scelto lui come emblema non si sa. Forse i tre torrenti che confluiscono nel principale? L’ Argentina? O per il ramificarsi dei carrugi, le strette e contorte vie che, seppur danneggiate gravemente dagli ultimi avvenimenti bellici, meritano una visita in quanto spesso, sono formati dalla pietra nera di questo territorio. Triora è realmente un paese tutto da scoprire e non vi basterà starci solo una giornata anche se può sembrare di si. Il suo vero incanto è da cercare nei suoi meandri, tra le sue strade, sotto a quei tetti e ci vuole tempo. Tempo e passione e… perchè no… anche un pò di coraggio. Eh si, perchè presto, vi porterò nella casa delle streghe! Ma non preoccupatevi, vi divertirete e conoscerete ancora più profondamente questo bellissimo e suggestivo borgo tra i monti. Tremate, tremate, le streghe son tornate!

Elogio agli Ulivi

Bhè insomma, vi continuo a parlare degli Ulivi che colorano tutta la mia Valle e parecchia Liguria. E allora rendiamoli protagonisti per questa volta!

Sono loro a dare il nome alla mia Valle (molto probabilmente) proprio grazie al colore argenteo delle foglie. Sono loro ad essere il simbolo indiscusso dei miei paesi.

Si trovano nelle rotonde, scolpiti nell’Ardesia, dipinti sui muri delle case, come corona di statue ed è strabiliante vedere come tanti poeti hanno elogiato, nelle loro opere, proprio l’albero dell’Ulivo conosciuto anche come albero della pace.

Questo lo si può notare nel piccolo paese chiamato Villa Faraldi che vi ho descritto nel post precedente.

Siamo sopra il bellissimo borgo di Cervo Ligure e, in questo pittoresco paese, passeggiando per le sue viuzze, si possono leggere frasi di Virgilio, Shakespeare, Montale, Platone, appese ai muri, su lastre di lavagna.

Ogni pietra riporta un ramoscello d’Ulivo su di essa in bassorilievo e, i poeti, lo hanno reso protagonista di indimenticabili poesie.

Queste frasi immortalate per sempre, ci accompagnano in questi vicoli colorati e, leggerle, riscalda il cuore. Ti senti a casa.

Tante sono nella mia zona le strade cosiddette “dell’olio” e tanti sono gli oleifici.

Persino gli Stornelli, a milioni, vengono a trovarci in un certo periodo dell’anno proprio per potersi cibare di questi frutti dai quali ricaviamo il dorato elisir.

Questa pianta, che appartiene alla famiglia delle Oleacee, in questo periodo, sta offrendo una nuova vegetazione più chiara, non si parla ancora di fioritura ma di ripresa vegetativa dopo l’inverno.

Questo fa si che le nostre colline assumono parecchie tonalità di verde e di grigio in questa stagione per poi colorarsi di arancio durante la raccolta, a causa delle reti che gli agricoltori piazzano sotto tutta la coltivazione.

Sorprendentemente sono bellissimi gli Ulivi secolari.

Queste storiche piante del Mediterraneo, a volte storte, a volte scavate, a volte enormi, pare impongano al silenzio, alla quiete, al rispetto.

Un Ulivo può mancare come il mare per chi è nato circondato da queste piante meravigliose e longeve. Con quelle chiome, quel loro peso, quell’essere perenni.

E leggete, leggete che muse ispiratrici sono state capaci di essere. Per chiunque le abbia conosciute.

E se qui, nella Liguria di Ponente, c’è tutto questo sentimento per loro, mi chiedo cosa può aver ricevuto questa pianta in suo onore nelle altre regioni d’Italia dove la produzione di olio e la loro presenza, sono nettamente maggiori rispetto a noi. 

Un paese intero pieno di lapidi commemorative.

Un borgo bellissimo che vi ho fatto conoscere meglio perchè meritava di essere visitato.

Per ora vi lascio alla lettura di questi stralci di poesia, vi lascio a questo tripudio, a termini incisi e affettuosi da chi ha saputo, solo con le parole, rendere un omaggio fantastico.

Buon proseguimento, io vado ad aspettare di poter raccogliere due olive per  metterle in salamoia.

Ma non è finita. Di Villa Faraldi, ho ancora una cosa da mostrarvi ma non vi dico nulla, ovviamente è una sorpresa.

Un forte abbraccio, vostra Pigmy.

M.

abbandono abitanti acqua adulti aereo affetto affettuosa affreschi africa Agaggio aghi aglio agricoltura agriturismo Agriturismo Pe' pasciun Aigovo alberi alcool ali alimentazione alimento alpini altare Alta Valle Argentina altri tempi alveare amanti America amica amiche amici amico amore andagna Andrea Anfossi angoli angora animaletto animali anni anno antica antiche antichità antico antipasti anziana anziani api aquila arancia arazzi arbusto archi archibugi architettura arco arcobaleno ardesia arenaria Argallo argentina argento aria Arma Arma di Taggia armi arte artista artisti Arzene atmosfera auguri austera auto autunno avventura azzurro bacche Bacco Badalucco baffi bambina bambini bambù banana bar barche barche a vela barista basilico bastione Bastione della Biscia bazue beagle befana bella bellezza bello Benedetto Revelli biancheria bianco biancospino biberon biblioteca bici blog blu Blue bocce Bordighera borgo boschi bosco bosco delle navette botte bottega botteghe boy scouts Bregalla brodo bronzo Brugo bruno bunker Bussana Bussana Vecchia Cabotina caccia cacciatori cachi caduta caduti caffè Calabria calcio calda caldo Caligola calma camion camminare camomilla campagna campana campanile campi Campo Marzio cancello cane cani cannella cannoni canzoncina canzoncine canzone canzoni capelli capolavoro cappelletta cappelli capre Carabinieri carciofi Carpasio carpe koi Carpenosa carrugi casa cascatelle case Case Rosse casette castagne castagni Castellaro castello cavalli celti cemento cerchio cervello Cervo chiesa chiesetta chilometri chitarra Ciabaudo ciappe cielo Cima Marta cimitero cinema cinghiale cinghiali cipolla città civetta Claudio Porchia clima coccole coda collane Colle Melosa collina Collodi colonia colore colori coltivazioni commissario compleanno Comune comunità coniglio consigli consiglio degli anziani contadini coppa coppia cordialità cornice correre Corsica Corte corteccia cortile credenze croce Crocus cucciolo cucina cucina ligure cultura cuneo cunicoli cuore cura curry danza decoupage dedica Dei dessert dialetto. diavoli Diavolo dicerie difesa diga dimore Dio Dionisio dipinti disinfettante divertimento Doge dolce Domenico Cotta donna donne Dragut Drego Dresda eco Eden edera Egitto egizi Eleonora Curlo Ruffini emozione emozioni energia entroterra equilibrio erba erbacce erbe erbe aromatiche erbe officinali Erli estate età Eugenio Montale Euphorbia euro Europa evento Ezio Sclavi Fabio Fabrizio De Andrè facebook faggio falene falesia falesie famiglia fango fans fantasma farfalle Fata Morgana fata turchina fatto a mano fattoria fattoria didattica favole febbraio femmina ferrovia festa Festa di San Benedetto festeggiamenti festival fiaba fichi fienile figli filastrocca filastrocche film finestra finocchio fiocchi fiore fiorellini fiori fioritura fiume flora focaccia focolare foglie folletti fontana fontane fontanella foresta formaggi formaggio formiche forno fortezza fortificazione fortificazioni fortuna forza foto fotografia fragoline selvatiche Francesco francesi Francia frasi frati freddo fresco friscioi frusta frutti fucile funghi fuoco furgari fusa gabbia gabbiani Gaia galleria gatti gatto Gavano gelato gelo Genova geografia Gesù ghiaccio ghiro giallo Giampiero Laiolo giardini giardiniere giardinieri giardino ginepro Gino giochi gioia giorni giovani Giuseppe Giuseppina Gli Ausenda Glori gnomi gocce gola Grace Kelly gradi gradini grappa grata Grattino grazie Greci grigio grotte guanti guardie guerra gufo guscio habitat Halloween hobby hotel Giovanna idratante il sentiero dei nidi di ragno immagini Imperia India indigeni infinito Inghilterra insalata insegna insegne insetti interno intrugli inverno Italia Italo Calvino jazz Kalanchoe labirinto laghetti laghetto laghetto dei noci laghetto delle noci lago Laiolo lampadario Lampedusa lampioni lamponi Lanterna lapide larice larve latte Lattuga lavagna lavanda lavatoio lavoro lecci legna legno leone Leopardi letargo letto Levà Libereso Libereso Guglielmi libro ligure liguri Liguria limone limoni liquore Loreto Lourdes lucciole luce Lucertola lucertole luci Lucy Luisa lumache luna lupo macchia Madonna Madonna della Neve Madonnina madre maggiociondolo mail Malva mamma mandorlo mangiare manifestazione mano manto marchesi mare margherita Marguareis mari Maria marinai Marina Militare marito marmellate marmo martire marzo Massimo Centini matrimoni medici medico medievale medioevo meditazione melanzane mele menta meraviglia mercatino meridiana meteo mia micia micio microcosmo miele Milano militari miracoli miraggio Mirial mistero mitologia moglie Molini Molini di Triora molo Monaco mondi mondo monete montagna montagne Montalto Montalto Ligure monte Monte Carlo Monte Ceppo Monte FAudo Monte Saccarello monti monumenti monumento Monviso mostra mucche mucillagini mulattiere muli mulino munizioni mura murales muro muschio museo museo della lavanda musica muso Napoleone Bonaparte naso natale natura nebbia negozio nemici nenia nero nettare neve Nikon Niky ninfee ninna nanna nipoti Nizza Nocciola noccioli nocciolo nome nomi nonna nonno Nord notte notturno novi ligure nuotare Nuvola nuvole occhi occhiali oli olio olive taggiasche ombra onde operai operatore opere oppio oratorio orchidee ordinanza oriente origano orizzonte oro orti Ortica orto Ortovero ospedale Osvaldo Poggio pace padre Padre Pio paesaggio paese palazzi palco pallone palme panchina panchine pancia pane panna panorama Pantan Pantano Papavero papà paradiso parchi parco Parigi parole pascoli pascolo Pasqua passato passeggiata passeggiate passi passione passioni pastore pastori patate patologia pavimenti paziente pecore pelo Pepe peperoncino percorso pescatori pesce pesche pesci pesto petali petanque pezzi pianta piante piante grasse piatti piatti tipici piatto piazza pie piedi piemontesi pietra pietre pietre. Pieve di Teco Pigmy pini Pinocchio Pino Silvestre pioggia piove pirati pittori pitture Plinio Podestà poesia poeta poeti polizia polline Pompeiana ponente ponte ponte di Loreto ponte romano ponti popolo porta porte post potassio pozioni d'amore prati prato preghiera premio presepe prete prezzemolo prigioni prigionieri primavera Principe Alberto principessa profumo pronto soccorso proprietà protezione proverbi pulci quadri quercia quiete raccolta ragazzi raggi rami razze re Realdo Redentore regali regalo regione regioni regole Repubblica di Genova ricamo ricci ricercatore ricerche ricetta ricette ricordi ridere rievocazione storica rifugio rinfrescante rio ripieno ristrutturazione Rocca rocce roccia roditore Roma romane Romani rosa rose rosmarino rosso roveto rovi rovine ruderi ruggine rugiada ruscello Russia sabbia saggezza Salamandra sale sali minerali salita salsa salsedine salute salvataggio salvia san benedetto San Bernardo San Biagio della Cima sano San Pietro SanRemo San Remo sanremonews Santa Brigida santa lucia santuario saraceni Sardegna Savona sax scale scalogno scarpe scarpette della Madonna schiuma scioglilingua scogli scoglio scoiattolo scopo sculture scuola scuole secolo seconda guerra mondiale sedie selvatico semi semplicità semprevivi sentieri sentiero sentinella sera Shakespeare siepi significato simbolo smeraldo socia Socrate sogni soldati sole sorriso Sospel souvenirs spezie spighe spine Spinola spocchioso spruzzi squadra stagioni stanze statua statue statuti Stella stelle stemma storia strada streghe strumenti stufa Sud suore superba superstizioni Taggia tana tane tarassaco te teca tecnica tedeschi tempo temporale tenda terra terra brigasca terrazze terrazzo terremoto terrore testa testamento tetto Tigro timo tinte tisana tisane tomba topi topina topine topini topino tornante torre torre Bernice torre di Pisa torrente torrente Argentina torri torta torture Tovetto Tovo tradizioni traduzione tramonto tranquillità trifoglio Triora trote Trudy truppe tuffi Tunisi tunnel U Camin uccelli uccello ulivi ulivo umidità umile unione università universo uomini uovo upega uva vacanza valle Valle Argentina Valle Arroscia Valle d'Aosta valli Valloria Val Tanaro vasi vegetale veleno Ventimiglia vento verde Verdeggia verdure Vergine vermi vestiti vestito vetrine vetro Via del Sale viagra via Soleri vicoli vigili Vignai villa Villa Boselli Villa Curlo Villa Faraldi vino vino rosso Viola viole violette Viozene Virgilio virtù viso vita vitamine vitello viuzze voce volare volpi Wikipedia zafferano zampe zampette zanzare zenzero Zerni Zeus zia zucche zucchero zucchini

Webmaster

Pautasso Design Inc.