Il Bosco delle Navette

… dei fiori, degli Abeti e dei Cavalli. Questo è il Bosco delle Navette. Un bosco che quasi confina con la mia Valle, in terra brigasca; è il bosco di Upega.

Upega è un paese che fa parte del Comune di Briga Alta ed è situata nella Val Tanaro. Siamo sul confine tra la provincia d’Imperia e quella di Cuneo. Potrei dire di fianco a me per un certo senso.

Questo bosco, si trova esattamente appena sopra Upega e si estende per 2.770 ettari.

Lo si può definire uno tra i più spettacolari e interessanti boschi delle Alpi Marittime.

Si chiama così perchè un tempo, con il legno dei suoi alberi, Larici e Abeti bianchi secolari, si costruivano le imbarcazioni tipiche liguri per la Repubblica di Genova, oggi, gli stessi alberi, sono tana di animali stupendi come Camosci, Lupi, Marmotte, Caprioli e Forcelli.

Siamo nell’Alta Valle Tanaro e, nel cuore e nei confini di questo bosco meraviglioso, si snodano due itinerari che offrono spettacolari vedute di una natura incontaminata e padrona.

Essi sono la Colletta delle Salse che regala piacevoli scorci e il pregio di vivere ambienti creati da un ecosistema di rara bellezza e il Colle delle Selle Vecchie che permette di godere di panorami particolari e suggestivi per chi ha gambe e volontà allenate.

Considerati i tratti esposti in prossimità di Cima del Ferà e i punti tra Selle Vecchie e Case Nivorina, il cui sentiero è ridotto a tracce non chiare, si consiglia la percorrenza ad escursionisti esperti e competenti della zona. Quindi è bene ch’io me ne stia buona buona dove sono e vi mostri il bosco dai lati che son riuscita a vedere.

Come ad esempio l’area pic-nic, attrezzata, del Giarretto presso il ponte della provinciale sull’omonimo torrente ricco di fiori colorati di un fucsia acceso e spighe dorate.

Un torrente che, scendendo, accarezza ninfee e felci.

Ma per fortuna non sono tutti come me e, questo bosco, è visitato tutti i giorni da alpinisti e amanti della mountain bike oltre che da chi ama camminare.

Siamo ai piedi di Cima Bertrand, un monte alto 2.481 metri.

Dall’area pic-nic parte una pista forestale che s’inoltra salendo nel Bosco delle Navette e raggiunge la rotabile ex-militare Monesi-Limone. Ma questo non è l’unico sentiero, varie mulattiere, stradine e tagliafiamme ci portano ognuna in un luogo incantato ed è facile poter fare piacevoli incontri. Mucche, Pecore e Cavalli vengono spesso a pascolare e a correre felici.

Per arrivare qui, abbiamo preso la Provinciale 6 e sorpassato prima Viozene e poi Upega. Abbiamo attraversato la piazzetta dei camper e la Sorgente della Salute dove l’acqua, freddissima, passa dentro a tronchi cavi.

Intorno a noi, alte falesie e un vero Canyon, ci facevano sentire piccolini come non mai. Quelle rocce austere, quegli alberi, quel silenzio. Rocce che sembrano volerci chiudere in una morsa mentre ci passiamo sotto e le guardiamo dal basso verso l’alto.

E immagino correre i Lupi, i nostri soldati a scavalcare quelle montagne come fossero semplici vie.

Quante grotte s’intravedono da qui. Rifugi da primo soccorso.

Il Bosco delle Navette, sorge qui, a 1.580 metri circa sul livello del mare. Dopo questi aspri monti, quasi ad addolcire un pò il territorio. E’ un Parco Naturale dal grande fascino e dalla lunga vita ricca di storia ed avventure. Basta pensare che accanto a lui passa una delle più famose Vie del Sale.

All’inizio del bosco la piccola chiesetta della Madonna della Neve ci accoglie. Immersa nel verde, da’ le spalle alle alte conifere e ai cespugli di Rododendri che circondano questo paesaggio incantato. Vicino a lei, un rifugio di pastori vende latte e formaggio prodotto dalle loro Pecore e, a far da guardia, due splendidi Maremmani che si mimetizzano tra i velli degli ovini. Vere Pecore brigasche, ricce, pelose, bianche come la neve.

Qui si sogna. Qui vi ho voluto portare perchè possiate rimanere affascinati.

Qui potete ascoltare ad occhi chiusi, la voce del bosco, il suo accogliervi e il suo salutarvi. Una voce che echeggia rimbalzando tra Cima Missun, Cima Bertrand e Colla Rossa. Una voce che chiede rispetto ma sa darne altrettanto. Un parlare interrotto solo, di tanto in tanto, da un ululare, un frinire, un bubbolare, un belare e uno scalpiccio di zoccoli che trottano felici.

Un abbraccio.

M.

Il corteo storico

Pronti a sfilare, topi? Vi siete vestiti? E allora dai, cominciamo.

Sotto lo sguardo critico dell’ Oratorio dei Ss. Sebastiano e Fabiano dei Bianchi, una realizzazione iniziata pensate già nel 1644 in Piazza Cavour, le coppe della premiazione stanno aspettando di andare in mano ai vincitori. Il premio andrà al rione che, per i costumi, per la trama della scenetta che ha scelto, per il modo di recitare e per la minuziosità dell’ambientazione avrà colpito particolarmente l’attenzione dei giudici.

Partiamo da via Soleri, conosciuta meglio come “U Pantan“, e sfiliamo davanti a tantissima gente. Le persone sono arrivate da ogni dove per vederci. Ma… forse è meglio che io mi faccia da parte per lasciar passare loro.

Ecco, me ne vado lassù, su quel muretto, così non avrò nessuno davanti a impedirmi la visuale.

Uh, eccoli! Wow, che vestiti! I primi due sono sicuramente dei nobili, guardate lui con che fierezza accompagna la sua dama. Sono solo i primi a sfilare, ma sono già uno più bello dell’altro. Appartengono al primo rione, ed essendo gli aristocratici, passano davanti a tutti gli altri. Ma non c’è solo sfarzo. Ecco spuntare un popolano, tiene stretta a sé la botte di vino e, mentre cammina, fa finta di essere ubriaco e barcolla. Viene  sorretto da due baldi giovani che gli indicano la retta via. Queste persone recitano anche durante il corteo, non solo nelle scenette in giro per le vie del paese. Mantengono la loro parte fino al momento della premiazione. Il pubblico sta già applaudendo e non ha ancora visto nulla. Ad ampliare la bellezza di questa manifestazione, ecco arrivare anche i cavalli, bardati, puliti e pettinati e questo lo è in particolar modo, con una splendida dama bianca sopra. Sarà sicuramente una principessa. È bellissima nel suo vestito candido e dorato, ha anche un vistoso gioiello appeso al collo. Con grazia, il suo accompagnatore la fa scendere da cavallo per accompagnarla vicino al palco. Anche lui, come cavaliere, è davvero niente male! Per rimanere nel tema del bianco, ecco spuntare addirittura un fantasma. Oh, ma è un meraviglioso fantasma. Una donna bionda, vestita con una tunica e i capelli lasciati sciolti. Il suo trucco è composto soltanto da pallida cipria e un velo nero sotto gli occhi. Tra le sue braccia stringe un neonato ed è anch’essa accompagnata da due uomini vestiti simili a lei. Nei suoi occhi c’è ancora finzione, recita. È brava, mantiene il personaggio nel quale oggi si è calata senza battere ciglio. Dopo di lei, ecco la sfilza delle nobildonne. E ce n’è davvero per tutti i gusti! Con i loro ampi abiti di velluto o ciniglia blu, rossi, verdi, viola e con il loro portamento, si distinguono, sono impeccabili. I loro gioielli ricoprono anche il capo e le coppie unite dal sacro vincolo del matrimonio indossano abiti simili. Ebbene sì, un tempo era usanza realizzare, con lo stesso pezzo di stoffa, il vestito sia a lei che a lui, per poter individuare con facilità lo stesso casato o lo stesso titolo nobiliare.

Sono tanti i Duchi e le Duchesse, i Conti e le Contesse, i Marchesi e le Marchese a sfilare nel corteo. LE coppie sono curate in tutto, anche nei più piccoli dettagli. E le stoffe sono molto pregiate, altro che Rossella O’Hara che si fa il vestito con la tenda! (Mitica). E, ovviamente, a proteggere chi comanda la città, non possono mancare le guardie, tutte con lo stesso vestito nero e la lancia affilata. A cambiare è solo la pettinatura. Sono rigidi, imperturbabili, fedeli al loro padrone, e sfilano davanti a un popolo che li osserva con timore. Ma le guardie, oltre a difendere i nobili, proteggono anche i cardinali, i prelati che hanno i loro soldati personali, con una divisa che si distingue tra le altre, armati anche di spada. Sono soldati di fiducia che li accompagnano ovunque, senza abbandonarli mai, mentre loro camminano a testa bassa, quasi a voler nascondere il volto.

Tutto è spettacolare e perfetto, dalla punta del cappello a quella degli stivali. Persino i vestiti dei bambini sono bellissimi. Anche loro hanno un copricapo adatto per l’occasione e anche loro hanno sfilato per tutto il paese.

In questo corteo sono stati rappresentati anche il Senato della Repubblica di Genova e il Vescovo di Albenga con la sua Corte. Il dominio genovese, ai tempi, era molto sentito ed è anche grazie a Genova se oggi abbiamo delle costruzioni così suggestive.

Il corteo ha iniziato a sfilare alle 15:30, partendo dalla salita di San Cristoforo, e alle 17:30 ci sarà la premiazione con gran finale e letture delle delibere. Questi personaggi hanno attraversato tutto il paese. Ma… chi ha vinto alla fine? Qual è stato il rione e, quindi, la scenetta che ha colpito di più i direttori di gara? Ve lo svelo subito.

Il rione San Dalmazzo, con la storia che vi ho raccontato precedentemente “U valun de me so Luisa“! Questo episodio deve aver toccato in particolar modo chi giudicava.

Il mio sottocoda è quadrato e segnato dalle pietre del muretto, non ce la faccio più, ma mi sono divertita un mondo e spero anche voi. Questa rievocazione storica mi ha fatto sentire un po’ topo di corte. E allora, amici topini, vi saluto, lasciandovi agli applausi del popolo che si è unito nel complimentarsi con il rione vincitore. E tutti hanno festeggiato fino a sera chiudendo, per quest’anno, una serie di manifestazioni che dura da giorni.

Un abbraccio,

la vostra Pigmy.

M.