Sotto Porta Barbarasa, punto difensivo

Oggi andiamo a vedere un po’ di storia, topi, e uso il verbo “vedere” perché andiamo a osservare una testimonianza del passato.

Andiamo quindi a Taggia, che di punti storici e antichi ne ha ancora molti da mostrare. Tra questi, sono tante le porte tra i carruggi che raccontano di un mondo oggi a noi sconosciuto, ma che i nostri antenati hanno invece vissuto tra guerre, razzie e soprattutto nel cercare vari mezzi per difendersi.

Taggia - carruggio

Primo in assoluto fra tutti questi mezzi era progettare e costruire la zona abitata del paese in modo strategico, per far sì che il nemico rischiasse di perdersi (non conoscendo quel luogo intricato come una ragnatela) e si rendesse vulnerabile e controllabile. Per questo motivo i borghi venivano costruiti con case strette tra loro, una sopra l’altra come a sembrare un guscio, a formare stradine anguste; il paese veniva cintato da mura, alte e forti, costantemente osservate da guardie e sentinelle pronte a dare l’allarme in caso di bisogno.

Taggia - scorcio

Per accedere al borgo, quindi, e per oltrepassare queste mura, venivano costruite aperture dette proprio “porte”, un tempo chiuse da massicci portoni, attraverso le quali si entrava e si usciva. A Taggia tali porte sono numerose: Porta del Colletto, Porta Pretoria, Porta Barbarasa… e qui mi fermo.

Tra Salita Littardi e Strada Asilo Infantile, ecco questo arco che oggi mostra i segni degli anni passati. Questa porta si erge tra palazzine colorate, contrafforti rinforzanti e una strada in ciottoli di fiume, un tempo percorsa da muli e uomini a cavallo.

Siamo esattamente all’interno del meraviglioso centro storico del paese, un labirinto in certi punti umido e scuro, dove le vie sembrano grotte, anziché strade. I panni stesi ravvivano i punti grigi e segnalano vicinanza tra gli abitanti, dove i vestiti di uno rimangono appesi davanti alla casa dell’altro.

Taggia - contrafforti

Porta Barbarasa venne costruita nel XVI secolo e ancora adesso si può notare sopra di essa la camera difensiva. Vicino, troviamo una piccola piazzetta e una diramazione di vari altri carruggi. C’è un silenzio quasi inquietante, ma assai gradevole, che permette alla fantasia e all’immaginazione di cavalcare proprio come come quegli animali che trottavano qui.

Taggia - contrafforti2

Solo qualche piccione osa disturbare con il suo svolazzare che riecheggia sotto i portici. Non è difficile pensare a soldati, spade e scudi. Tutte quelle pietre mostrano un paesaggio medievale. Anche la volta è in pietra. Lastre in vista che richiamano a secoli passati.

Mi godo questa pace pomeridiana, l’ora della siesta, mi sento ispirata e scrivo a voi.
Alla prossima topi! E… – Alto là! Chi va là?! -…. ok scherzavo.

E “messe in mustra” de Baäucu

Sono tante, tantissime topi e vi avviso subito che non le ho nemmeno fotografate tutte. Sono numerosissime e poi comunque non posso farvele vedere tutte io, dovete andarvele a godere dal vivo perché meritano tantissimo!

Ce n’è di tutti i tipi possibili e immaginabili e… Oh! Ma che sbadata! Non vi ho detto di cosa sto parlando! Scusate, mi sono fatta prendere da tanto fascino, tanta bellezza e soprattutto tanta bravura.

Ebbene, sto parlando delle stupende opere d’arte che si trovano in bella mostra per le vie e i carruggi di Baäucu (Badalucco). E sono una più bella dell’altra.

Dopo avervi presentato Piazza Etra, un intimo luogo di questo paese dove l’arte pura trionfa (se ve lo siete perso, potete cliccare qui) non posso non farvi osservare altre carinerie artistiche. Venite insieme a me, che ne vediamo qualcuna.

Badalucco è uno degli abitati più grandi della Valle Argentina e ha un centro storico ampio e ricco. Oggi, o meglio, da qualche anno, ricco anche di queste bellezze che si possono trovare appese, in quanto creazioni di argilla, o vetro, o porcellana, oppure dipinte direttamente sui muri.

Vogliono essere soltanto ammirate, ma a volte svolgono anche un ruolo importante, come quello di indicare la Bottega Artigiana che le realizza. E da qui si capisce bene come, in questo borgo, si possano anche visitare laboratori o centri nei quali si lavorano i materiali come una volta.

Tutte insieme, rendono questo dedalo di vie intricate davvero suggestivo e incantevole. E variopinto, anche! Dove neanche il sole osa entrare e i carruggi appaiono bui e sinistri, ci pensano loro a mettere allegria con i loro colori e le loro forme.

Guardate, guardate: non sono splendide? In vari stili e per tutti i gusti. Dall’astrattismo al realismo. Certe sono firmate riportando il nome dell’autore.

Alcune costruzioni sono completamente dipinte, o lo è una gran parte di esse, e su diverse pareti si possono leggere anche scritte che sanno di bello, di pace e di speranza.

Gli occhi si spalancano dietro ogni angolo e, dopo un po’ che si cammina, viene spontaneo aspettarsi la sorpresa… che non manca. Non ci sono zone prive di queste bellezze – messe in mustra – (messe in mostra).

Insomma, girovagando di qua e di là per questo bel borgo, non ci si annoia di certo, che siate patiti di arte o meno. Pure i piccoli topini, noto, rimangono estasiati e sorpresi e giocano a chi trova la prossima per primo.

Il centro storico, così antico e scuro, appare più allegro e certamente curato in modo migliore. Dove la luce, come ho già detto, non scalda e non illumina, ci pensano i colori e la dedizione che traspare da queste realizzazioni ad abbracciare affettuosamente il passante.

Splendidi trampolini per lanciarsi e tuffarsi appieno nella fantasia. Sì, perché da una soltanto di queste opere si può iniziare a viaggiare con l’immaginazione verso mondi sconosciuti che sanno di arcobaleno.

Ecco come rendere una semplice passeggiata tra carruggi in una camminata indimenticabile per le vie di un borgo. E già li sento i fuestei (turisti) una volta tornati a casa – Come si chiamava quel paese che abbiamo visitato pieno di opere d’arte per le vie?

Si chiamava Badalucco. Si chiama Badalucco!

Un bacio artistico a voi, topi!

Via Soleri, o meglio… “U Pantan”

Cari topi, oggi andiamo a conoscere una delle vie principali di Taggia, anzi, quasi sicuramente, la via più storica e più famosa diSONY DSC questo antico borgo ligure che apre le porte alla mia splendida Valle.

Oggi, subito dopo la trentatreesima edizione della sua festa più importante, in onore di San Benedetto Revelli, vescovo di Albenga, ci troviamo qui, proprio in questa grigia via ancora medioevale. Qui si svolge la vita del paese. E’ il cuore pulsante del paese. Lo è sempre stato. E’ via Soleri topini, la via dei portici, SONY DSCchiamata da tutti noi “U Pantan“.

E’ la via parallela a via Ruffini, qui risiedono i più antichi negozi e i più antichi palazzi. Da qui arriva il profumo dei canestrelli e, durante le manifestazioni principali, anche quelli della Mimosa e della Lavanda.

Qui abbiamo il “via” verso il ricco centro storico. Una strada che inizia dal Palazzo Carrega, del XVI secolo, e finisce nell’importante Piazza Cavour facendoci incontrare, se zampettiamo sul ciottolato di pietra e sassi, le case dei Curlo e degli Spinola, anche queste del XVI secolo, i palazzi Vivaldi e la residenza degli Anfossi, quella dei Reghezza, dei Pastorelli, degli Asdente e di tanti altri politici e patrioti. Qui, addirittura, tanti gli atti indimenticabili accaduti.

Qui, da una di queste finestre rosa, Andrea Costa, politico italiano fondatore del socialismo, parlò al popolo “…del suo diritto e della sua forza perchè sia ricordo e sprone” come sta scritto sulla lastra, di marmo bianco, che identifica la dimora.

E infine, arrivati ormai alla Piazza, ecco l’Oratorio dei Santi Sebastiano e Fabiano dei Bianchi. I BianchiSONY DSC erano una confraternita legata ad un movimento penitenziale della fine del Trecento. Questa sede, bellissimo edificio religioso sul “Pantan“, è stata inizialmente collocata dai primi studi, nel XV secolo. L’Oratorio, oggi così bello, è il frutto di un importante ricostruzioneSONY DSC iniziata attorno al 1644 ma, la sua prima edificazione è stata dichiarata nel 1454. Al suo interno, sono numerose le opere d’arte. La più importante, il crocifisso sull’altare maggiore di epoca quattrocentesca. Tanta la sua maestosità.

Siamo in via Soleri topini e, come dice anche il cartello B, siamo nel principale percorso monumentale della città, ricco di aspetti sociali e commerciali.

Questa strada si sviluppa, verso il quattrocento, con le dimore delle famiglie più importanti della città. Ha visto e vissuto importanti ripristini dopo il terremoto del 1887 e, oggi, mantiene un fascino raro. La popolazione lo sta riscoprendo. In molti, negli ultimi anni, hanno restaurato diversi appartamenti in questo passaggio. Un passaggio proibito al sole. L’aria è scura,SONY DSC fresca, si dà una certa importanza. Spesso, l’umidità, la fa da padrona, in uno scenario che ci riporta indietro nel tempo.

Il tempo dei simboli, degli stemmi appesi SONY DSCdai colori sgargianti, dei casati, dei lampioni in ferro battuto che bisognava accendere a mano, delle targhe arrugginite e il gocciolar perpetuo della condensa. L’anima di Taggia signori topini o forse, guerrieri, soldati, legionari, messeri, mercanti, cosa preferite esser per un giorno? Quale animo vorrebbe affacciarsi dal vostro animo giunti in questa memorabile strada? Vi lascio sognare.

Qui, sotto le vecchie insegne e i numeri civici di diversi stampi. I portali scolpiti a mano con pazienza certosina. Qui, dove ancora si possono trovare le macellerie e le mercerie di un tempo. E i panni stesi che fanno allegria. “U Pantan“, dove il torrente Argentina, con i suoi straripamenti creava pantanoSONY DSC; ecco il suo nome. Una via impercorribile ai tempi. Oggi invece è persino partenza per giungere fino alla Maddalena, a dorso di mulo o di cavallo, per la festa dell’Eremo che vi avevo fatto conoscereSONY DSC qualche tempo fa.

Via Soleri, la via delle alte finestre che nascondono mille mondi misteriosi e che lasciano intravedere luce giallognola dal di dentro. Via Soleri, la via che Giovanni Ruffini, nel suo celebre romanzo “Il Dottor Antonio” (del 1855) la faceva definire “la Regent Street” dei taggesi, per il volume di traffici commerciali e finanziari che vi si svolgevano.

E’ un percorso tanto elegante quanto robusto, lungo il quale si fondono quasi tutti gli stili architettonici che si leggono nella stratigrafia edilizia di Taggia. Potete trovare alcune di queste definizioni nel bellissimo sanremopromotion.it mentre, se v’interessano, alcune SONY DSCnozioni storiche sul figlio della famosa Eleonora Ruffini, Giovanni, potete trovarle in questo mio post https://latopinadellavalleargentina.wordpress.com/2012/12/29/eleonora-curlo-ruffini-i-suoi-figli-e-taggia/ 

A questo punto vi lascio sognare davvero. Rimanete ancora un po’ se volete, respirate quest’aria che in nessun altro luogo potrete respirare.

Io, vado a prepararvi la prossima avventura. Un bacio.

M.