San Biagio della Cima – il paese di Biamonti

Conoscete lo scrittore Francesco Biamonti? Nacque qui in questo paesello di circa mille anime nel primo entroterra di questa mia Liguria. WP_20150705_001Questo paese, a 100 metri s.l.m. si chiama San Biagio della Cima. Qui, Biamonti, che nelle sue famose opere come: Vento largo, L’Angelo di Avrigue e Attesa sul mare racconta di una terra, la sua, aspra e corrosa dalla salsedine, nacque nel 1928 e vi morì nel 2001. WP_20150705_018Siamo nella Valle Nervia, una valle accanto alla mia e, il territorio è pressochè simile. Gli ulivi, il sole che bacia i colli e le case assemblate una su l’altra da scoprire, passo dopo passo, tra i carrugi poco illuminati da una luce che non penetra.WP_20150705_006 Il caldo fa dormire il paese e l’unico rumore è il ticchettio di una fontana che gocciola acqua dalla bocca di un leone scolpito nella pietra. Questo paese appartenne fino al 1700, ai Conti di Ventimiglia, città di frontiera poco più ad Ovest e, ancora oggi, le sue bellezze, ne raccontano la storia. WP_20150705_010Sembra di entrare in una pigna. In un alveare. Un labirinto. Alcuni antri mettono quasi timore.WP_20150705_011 Le viuzze si chiudono come capillari giunti alla meta e l’umidità rende fresco l’ambiente. Guardate i gradini, verdi di muschio.WP_20150705_025 Questo è il centro storico. Il centro protetto dove un tempo i nemici faticavano ad entrare. I locali sono chiusi. La Birreria, forse l’unica, scherzosamente, chiusa anch’essa, usa un deterrente simpatico contro gli avventori. WP_20150705_035Si passa sotto alle case, sotto ai panni stesi, sotto all’eco di una radio che probabilmente parla da sola.WP_20150705_004 Si respira l’aria della letteratura in strade nelle quali vige il silenzio ed è persino vietato suonare il clacson. I percorsi in onore di Francesco Biamonti, portano alla scoperta delle sue opere. WP_20150705_016C’è persino la sua casa. La casa nella quale è nato e vissuto e, previo appuntamento è visitabile assieme a tutti i suoi scritti. Si respira aria di opere che hanno saputo descrivere bene queste terre come ha saputo fare Montale precedentemente. WP_20150705_015Si parla di contrabbando, di fughe, di speranza. Un luogo che a tratti pare un presepe. Le sue cantine, le dimore, le pavimentazioni. Tutto è in pietra grigia. Monocolore. WP_20150705_007Ma alcuni scorci invece, sono abbelliti da fiori e piccole opere d’arte colorate.WP_20150705_028 Più o meno al centro del paese, una loggia che offre da sedersi, mette in mostra una tipica citazione ligure la quale traduzione è:WP_20150705_029 Piove, pioviggina, i gatti vanno nel mare, le donne sotto la terra e gli uomini in guerra -. Fa sorridere pur non essendo buffa, l’idea di questa scritta. WP_20150705_034Altri muri sono arricchiti da affreschi o lastre che indicano l’esistenza di ulteriori personaggi famosi e importanti in quel di San Biagio come l’abate Giuseppe Biamonti descritto come “astro fulgentissimo della classica e italiana letteratura”, probabilmente parente dello scrittore più recente che qui, in questa casa che vedete, è nato.WP_20150705_030 E il Prof. Francesco Macario esperto di ginecologia ed ostetricia. Oltre le targhe, a ricordarlo, persino un busto in bronzo ovviamente, anche in questo caso, il tutto è stato creato davanti alla sua abitazione. WP_20150705_026La Passiflora e il Plumbago sono in fiore tra le ombrose stradine. Sono loro a donare quei tocchi colorati in alcuni angoli del paese di cui vi parlavo prima. Salendo alcuni gradini e bagnandoci un pò dalle fontanelle che si trovano in giro, ci troviamo in una piccola piazza che ospita in vecchio Oratoria dell’Assunta. WP_20150705_005E’ antico e rispecchia appieno l’impostazione tipica degli Oratori confraternali liguri dalla forma architettonica a navata unica in pianta rettangolare. Il fuori, nonostante i vecchi e i preziosi dipinti sulla facciata principale, appare logoro e malconcio. Povero. Mentre l’interno, nasconde diverse ricchezze come un organo del 1850 creato da Nicomede Agati. Purtroppo non posso fotografarvelo. Questo Oratorio non è l’unica attrazione religiosa.WP_20150705_027 Le chiese di San Biagio della Cima sono diverse, come la Chiesa dei Santi Fabiano, Sebastiano e Biagio ma soprattutto, quella fuori paese, in cima al monte dietro il borgo, che in estate, diventa un luogo d’interesse per ammirar le stelle. E’ il Santuario di Nostra Signora Addolorata. WP_20150705_019Ed è stato passeggiando davanti ad una di queste architetture che scorgemmo un indicazione riguardo un’opera di Biamonti:WP_20150705_031I vecchi, ancora numerosi, erano tutti radunati sotto a un portico. La piazza era vuota -. Si. E’ un verso tratto da “L’Angelo di Avrigue”, la sua opera del 1983. Un paese da leggere. Da guardare nei minimi particolari. Osservate qui. WP_20150705_033Una lastra di cemento. Un numero. Una data. Niente di che. 1784. Ebbene è l’anno della Guerra di Successione Austriaca e, un anonimo agricoltore, incise questa data in ricordo di quel tragico periodo. Le truppe austro-sarde saccheggiarono questo paese distruggendo vigne e uliveti e riducendo, di conseguenza, la popolazione in un completo stato di miseria. Erano il loro unico sostentamento.WP_20150705_017 Ogni villaggio ha la sua storia. San Biagio della Cima, tra la sua frescura, il suo panorama, il suo essere cullato un pò dal mare e un pò dai colli, ha questa. Una storia scritta elegantemente, sottolineando l’importanza della lingua e della prosa. San Biagio della Cima, attraversato dal suo torrente, il Verbone, che trascina via con se tutti i brutti ricordi. Giù, sino al mare poco distante. WP_20150705_024Un paese dal lungo passato. Si pensi che pare essere stato uno dei primi nuclei abitativi del Medioevo, vissuto da fuggitivi e nomadi francesi: i “passeurs” come li chiamava Biamonti nelle sue storie. WP_20150705_014Coloro che volevano attraversare il confine. Coloro che lasciavano la loro vita. E per oggi, in senso metaforico, vi lascio anch’io ma prima, vi riporto alcune parole scritte da lui stesso.WP_20150705_002 Io mi vado a preparare per il prossimo tour, nel quale ovviamente, verrete con me. Spero vi siate divertiti. Buona giornata a tutti.

WP_20150705_009« Il confine non è tra Italia e Francia: coinvolge tutti i vecchi, ancora numerosi, erano tutti radunati sotto a un portico. La piazza era vuota o il Mediterraneo. Ci sono tre grandi personaggi nel Mediterraneo: il Golfo di Genova (Montale); il Golfo di Marsiglia (Valéry), e il Golfo di Orano (Camus) che hanno creato una civiltà letteraria legata alle cose, in cui le cose parlano al posto dell’uomo. I loro paesi diventano aspri e emblematici di una civiltà umana legata a una sorta di corrosione dell’esistenza, quella che provoca il salino. È una civiltà data dalla luce e dal sapere, dalla lucidità e dalla corrosione ».WP_20150705_021

(Francesco Biamonti)

Arzene, da dove puoi toccare il cielo

Oggi topi vi porto in un piccolissimo, minuscolo borgo della mia valle. Non aspettatevi la classica foto che ritrae un gruppo di case incastonate come una perla in una montagna. Ad Arzene il gruppo di case non c’è. Le case sono davvero quattro in croce. Due allevatori, che producono grazie alle loro mucche, del buon latte e del buon formaggio e un contadino. D’estate altri due signori hanno la casa e la vanno ad abitare ma la cosa finisce lì. Tutto questo però rende Arzene un paradiso. Le poche case sono interamente fatte di pietra così come i loro tetti, tutti ricoperti di ciappe, lastre di ardesia, tipiche dei miei luoghi. Qui, non si sente nemmeno volare una mosca. Si arriva ad Arzene superando Montalto e continuando per Carpasio ma, prima di giungere in quest’ultimo paese, bisogna girare a destra prendendo una strada che passa attraverso i boschi di castagni.SONY DSC E’ una strada asfaltata ma molto tranquilla che i pochi abitanti tengono pulita anche in inverno. E’ la stessa strada che porta a Costa, un’altra piccola frazione ma per andare ad Arzene si continua a girare a destra e si sale su, verso il cielo.SONY DSC Una volta arrivati, la vallata ci mostra la sua bellezza, le chiesette sperdute, che dalla strada principale proprio non si possono vedere, si possono ora notare come puntini tra il verde e laggiù, di fronte a noi, Carpasio. SONY DSCNoi siamo al di qua della montagna, sotto agli alberi, dove la possibilità di parcheggiare è data a soli quattro veicoli. SONY DSCQuesto è lo stesso punto nel quale c’è una fontana, una grande fontana grande, in pietra, dalla quale esce una limpidissima acqua. Attaccate a lei, a incorniciarla, tante piantine umide. E come per la fontana, la pietra è il principale materiale con il quale sono state costruite tutte le case di Arzene. Ad accompagnarla, solo il legno.SONY DSC Arzene, il paese di pietra. L’atmosfera è unica. Il silenzio, la brezza, gli odori. Qui ad Arzene nascono tantissime varietà di piante officinali e alimentari come la Citronella, il Finocchietto selvatico, il Dragoncello ma non solo. Qui, dove è sceso ormai l’autunno SONY DSCcome nel resto della Valle Argentina, ci sono dolcissimi Fichi, screziati di verde e viola scuro,SONY DSC piccole Mele dal profumo intensoSONY DSCe buonissima Uva. Zuccherina. E’ chiamata Uva Fragola. I tralci sembrano secchi ma i grappoli blu palesano la vita. Guardate questi acini, sembrano mirtilli appesi!SONY DSC I sentieri che passano per le case sono in terra battuta sporcati o arricchiti da foglie secche e sassolini ma solo un gattino bianco e nero ci tiene compagnia. SONY DSCNon c’è nessuno in giro ma sento il rumore di una motosega che si libera nell’aria. Qualcuno sta preparando la legna per l’inverno e, nel tardo pomeriggio si può iniziare a sentire il profumo del fumo della legna che esce dai comignoli e se ne sente anche quasi il calore. Quando arriva la fredda stagione ad Arzene si sente molto. Siamo a 732 metri sul livello del mare; siamo in un mondo meraviglioso. Da qui si ammirano gli alberi che ricoprono le montagne e i pascoli che tra poco saranno completamente bianchi.SONY DSC Attorno alle dimore ci sono diverse stalle, magazzini per gli attrezzi e tettoie che riparano gli oggetti. Anche queste cose sono in pietra, ancora pietra, come i muretti che formano le terrazze e quindi gli orti di chi li coltiva. E che ordine. SONY DSCLe campagne sono ordinatissime, ben tenute e pulite. Tutte ben delineate e con la terra arata e fresca. L’erba secca dell’estate è stata tolta. Incantano lo sguardo. E ci sono le zucche e gli alberi da frutta.SONY DSCSono piccole e strette le mulattiere che dividono le coltivazioni e in una di queste possiamo vedere la piccola chiesa di Arzene.SONY DSC Ebbene si, c’è anche una chiesetta che sarà 3 x 3 ma con tanto di campanile. E’ davvero graziosa. SONY DSCTutta bianca, con il tetto uguale alle case e un portoncino di legno. Davanti a lei, per terra, un ciottolato quadrato composto da mille sassolini neri alcuni lucidi come l’ematite.SONY DSC Gli abitanti di Arzene ci tengono molto alla loro chiesa. Di fronte, dall’altro lato della mulattiera, affacciata sui pascoli, una semplicissima croce in legno sta lì a simboleggiare il luogo sacro.SONY DSC Due chiodi e due pezzi di trave. Null’altro. Essere qui è un sogno, a me piace tantissimo anche se ci si sente un pò invadenti. Ad ogni passo è come entrare in casa di qualcuno, non si capisce dove iniziano e finiscono le proprietà. E’ un tutt’uno. SONY DSCQuel sentiero in realtà potrebbe tranquillamente essere il viottolo che divide l’abitazione dal giardino. Ma noi veniamo in pace, vogliamo solo godere di questa bellezza e Arzene si lascia ammirare in tutto il suo splendore. SONY DSCE’ una composizione tra natura e costruzioni da parte di un uomo che non ha voluto rovinare nulla di ciò che lo circonda.SONY DSC Si denotano il rispetto, l’umiltà e la quiete. Gli alberi non venivano tagliati dove doveva passare una creazione umana e alcuni sono poi nati tra un tetto e l’altro. Nessuno si da fastidio. In alcune pareti si possono notare grandi chiavi di ferro. SONY DSCErano chiamate così alcune barre ferrose intersecate nei muri, perchè erano poste negli incastri tra i mattoni o le pietre per far si che le pareti non crollassero. Facevano da collante. Una sicurezza in più nei confronti della stabilità della casa.SONY DSC Tra queste case non ci si passa con le auto e nemmeno con i trattori, solo a piedi e, un tempo, con i muli. SONY DSCSu e giù per queste gradinate caratteristiche ma molto ripide. Spesso erano all’esterno delle abitazioni e servivano per accedere da un piano all’altro dell’alloggio che una volta, la casa costruita contro terra, poteva avere tre piani verso il lato anteriore ma solo due in quello dietro. E quante volte sono state fatte a piedi dalle lavandaie che scendevano al fiume per lavare i panni. Che fatica. Al ritorno, piene di vestiti bagnati, pronti per essere stesi. Salire, salire e ancora salire ma una volta qui, si può toccare il cielo con un dito. SONY DSCQui, dove a graffiarti le gambe ci sono i Brughi e i Roveti dalle bacche rosse. SONY DSCCi sono petali tenui e pelosi per ripararsi dal gelo e che timidi, provano a dimostrare un pò di arancione.SONY DSC Ci sono tinte che ravvivano una tela altrimenti troppo spoglia, dove solo il verde vivo si staglia contro l’aria. SONY DSCQuesto è il paese di Arzene, così sperduto che addirittura nella mia valle c’è gente che non lo conosce o non l’ha mai visto, così nascosto da essere uno dei più intimi borghi che la mia valle accoglie. SONY DSCSono contenta di avervici portato, spero che questa passeggiata sia piaciuta anche a voi.SONY DSC Arzene, il paese di pietra. Ecco Arzene topi, un fiore fucsia tra il grigiore di questo presepe. SONY DSCUn bacione a tutti.

Montalto Ligure, sentinella della valle

 

SONY DSCMontalto Ligure, qui nella valle Argentina, proprio sopra Passo Vena è considerato sentinella della valle a causa della sua magnifica posizione.SONY DSC Arroccato su una collina, in posizione centrale, può scorgere gran parte della vallata e, notare quindi, l’eventuale caso di pericolo. Parlo di un tempo, di quando la mia valle era saccheggiata spesso da Barbari, Saraceni e nemici, come ormai sapete anche voi. SONY DSCMa questo bellissimo paese, di circa 360 abitanti e di 315 metri sul livello del mare, è anche nominato “paese romantico”. Andiamo a scoprire il perchè. Bhè, non ci vuole molto a capirlo. Dalle sue case, dai suoi vicoli, dalla sua atmosfera, scaturisce una sensazione di mistero, fascino e romanticismo che rapisce letteralmente. SONY DSCMontalto è bello. Punto. Quel suo groviglio di strade ed emozioni ti prende e ti fa suo. Non può non piacerti e non puoi fermarti. SONY DSCOgni angolo, ogni scalino, ogni scorcio dev’essere visto dai tuoi occhi curiosi. Perchè questo ti fa nascere: curiosità. Non puoi farne a meno. Camminare per Montalto però, è anche una bella fatica.SONY DSCLe stradine inerpicate in salita non hanno pietà delle nostre zampe e, visto che al suo interno non si può naturalmente parcheggiare, mi chiedo come facciano gli anziani che abitano in cima al paese. Tutte le case sono in pietra. L’ombra è la protagonista più presente e assoluta.SONY DSC Quei portici romanici e quei collegamenti tra una casa e l’altra, spessi e voluminosi, non lasciano passare la luce. I panni stesi, sotto ai carrugi, creano come un unione tra gli abitanti di una casa e l’altra. Anche i vasi dei fiori e le siepi hanno come la stessa funzione.SONY DSC I suoi terra-cielo sono infiniti, attaccati, uno dopo l’altro, alcuni, completamente ricoperti di edera o vite selvatica e, intorno, i verdi monti della vallata, i castagni, la ginestra, i carpini, i lecci, il cielo terso e giù in fondo, il Torrente Carpasina che s’incontra con il più grande e principale, l’Argentina. E laggiù, il mulino. A popolare questi luoghi tante ghiandaie, gli scoiattoli, i cinghiali e i tassi. SONY DSCCose che dal paese assolutamente non vedi. Un bar, come quelli di una volta. Un ristorante “La Finestrella di Montalto” che propone piatti tipici. Un monumento ai caduti. SONY DSCQuesto è quello che Montalto offre appena si giunge. Ma andando a perlustrare meglio, tra una dimora e l’altra, eccoci arrivare in un punto da non sottovalutare: L’Oratorio di San Vincenzo e la Chiesa di San Giovanni Battista, uno in pietra, l’altro rivestito da intonaco color salmone.SONY DSC Questo angolo è davvero suggestivo, da sotto una roccia si passa in una grande piazza tutta in ciotoli e dove sono appesi alle pareti gli stemmi di alcune famiglie.SONY DSC Il campanile, altissimo, che svetta sopra ogni cosa, ci guarda da lassù.SONY DSC Nel 1794, Montalto venne invaso dalle truppe francesi di Messena e tutti e due, questi edifici religiosi del ‘400, vissero le barbarie che il paese subì.SONY DSC Ma non era facile espugnare Montalto topini.SONY DSC Questo borgo, costruito con astuzia come un labirito, permetteva ai suoi abitanti, i montaltesi, di nascondersi nel punto giusto e battere il nemico. Questo bellissimo villaggio si trova dopo Badalucco e prima di Carpasio, sulla starda che porta a Prati Piani e a Colle d’OggiaSONY DSC e offre, a chi si vuol sposare, una bellissima loggia che presto vi farò conoscere. E le botteghe degli artisti sono davvero simpatiche.SONY DSC E’ il paese del Santuario della Madonna dell’Acquasanta che vi avevo fatto conoscere tanto tempo fa. Se vi và, potete digitarlo nel mio “cerca”, è inutile ch’io vi metta il riferimento qui, tanto non funziona. E’ il paese delle olive e delle castagne e, poco sopra, dei campi di lavanda. Splendido per passarci un fine settimana o anche una breve vacanza.SONY DSC Certo, bisogna amare questi luoghi ricchi di meraviglioso territorio circostante, storia e cultura. In estate è bellissimo da vivere anche grazie alle sagre, alle commedie all’aperto e alle attività che vengono svolte.SONY DSC Per molti, è il paese più affascinante della mia valle. E poi c’è pace qui, tanta pace. Tutti si trastullano beati soprattutto in estate.SONY DSC I gradini di ardesia rimangono freschi e donano sollievo a chi  ci si siede sopra. Era tanto che volevo farvi conoscere questo borgo e finalmente ci son riuscita in una calda giornata di agosto. SONY DSCNon c’è nessun rumore. Due donne chiaccherano a voce bassa nella corte lasciando la porta di casa aperta. Sventolano quelle tendine-zanzariera per impedire alle mosche di entrare. Mi sembra di essere tornata indietro nel tempo. Anche i lampioni per la strada sono come quelli antichi anzi, antichi lo saranno davvero. SONY DSCC’è anche chi ricama, chi parlotta sotto ai pioppi in piazza e chi ansima per la fatica trasportando grossi pesi sulla testa. Ci osservano come se fossimo dei marziani. SONY DSCSubito sono titubanti ma basta rivolgere loro una parola e magari anche in dialetto che te li fai amici e non smettono più di parlare e spiegarti. Li capisco. Chissà quante ne hanno vissute un tempo! Poi, spariscono e non li vedi più.SONY DSC In quale dei mille angolini si saranno cacciati. Qui ci si perde. E a voi topini piacerebbe perdervi in Montalto? Non abbiate paura, la strada per casa, alla fine si trova e, i gatti che lo popolano, e sono molti, sono tutti buoni.SONY DSC A questo punto io vi saluto con un abbraccio e vi aspetto per la prossima passeggiata, andremo a vedere un luogo davvero carino. Un bacione a tutti e un -ciao- da Montalto.SONY DSC

In quel di Valloria…

SONY DSCVi avevo promesso che avrei presto dedicato un post a questo splendido paese. Ve lo avevo promesso quando vi parlai di una sua grande, particolare e affascinante caratteristica – le sue porte dipinte. Qui SONY DSChttps://latopinadellavalleargentina.wordpress.com/2013/05/29/le-porte-di-valloria-tutta-unaltra-storia-parte-1/ e qui  https://latopinadellavalleargentina.wordpress.com/2013/05/30/ancora-porte-di-valloria-tutta-unaltra-storia-parte-2/  Una caratteristica che, ricordo, vi era piaciuta molto. E in tanti, avrete già capito di cosa stò parlando. Esatto. Valloria. Il SONY DSCbellissimo borgo sopra Imperia dal quale si può ammirare tutta la vallata. Valloria deve il suo nome a Vallis Aurea in latino, cioè “valle dell’oro”: perché l’olio, dal colore dell’oro appunto, è stata la ricchezza di questo borgo dalle origini sicuramente molto antiche, fino a pochi decenni fa. 360 abitanti nel 1750, 30 dopo la crisi degli anni 1950 e ’60: Valloria non riuscì a riconvertirsi dall’olivicoltura alla SONY DSCfloricoltura come invece fecero altri villaggi più marittimi, ed ecco inziare un lento spopolamento. Oggi, anche grazie alle iniziative di riqualificazione del borgo, nate con l’Associazione “le tre fontane” (amici di Valloria), le nuove generazioni ritornano; e c’è una crescente presenza di SONY DSCstranieri e turisti nel corso dell’anno (un grazie và ovviamente all’idea delle porte dipinte che permettono un affluenza di persone davvero importante). Ancora negli anni ’50, durante le lunghe veglie invernali, si raccontava che il borgo fu SONY DSCfondato dagli abitanti della vicina località Castello, in fuga da una invasione di formiche così numerose e voraci da assalire addirittura i bimbi nelle culle! Ora, di Castello restano solo alcuni ruderi, tra cui si notano le stradine che corrono tra le case e il Pozzo di Stonzo, villaggio di cui restano visibili ancora molte tracce. Valloria è vicina di casa della mia valle ma appartiene al Comune di Prelà e, per andarci, bisogna prendere la strada diretta a Dolcedo, altro borgo SONY DSCforse più conosciuto. Un consiglio che vi do è quello di guardare questo bellissimo sito che potrà spiegarvi tutto ciò che v’interessa sapere http://www.valloria.it/index.html  E’ o non è una meraviglia?! E passeggiare in questo paese dona una pace e una quiete indescrivibili. Tutto si svolge, anzi si srotola, come una matassa, tra carrugi, strette stradine, SONY DSCgradini scoscesi e corti. Certo, non è riposante fare su e giù per il paese, ma è così carino e tutto assemblato che lo sforzo vale. La sua bellissima chiesa, la fontana, la piazza e il Museo Delle Cose Dimenticate, si trovano all’inizio del SONY DSCpaese, saranno le prime cose che vedrete e sono belle e storiche. La maggior parte delle case è molto curata: ha davanti tanti vasi di fiori, tante pitture, oltre alla porta d’ingresso, i numeri civici sono originali e artistici. Sembra di essere in un paesaggio fiabesco. Un paesaggio che fa di tutto per vivere, per cercare la fama che merita. I suoi abitanti dedicano le giornate al suo sviluppo, cercando di farlo conoscere a più gente possibile e, devo dire, che stanno facendo un ottimo lavoro. Tante le manifestazioni e le sagre, da questo deriva il detto “A Valloria si fa baldoria” per indicarne il divertimento. Non fa che aspettarvi amici. Questo paese avvolto dalle colline imperiesi, non vede l’ora d’invitarvi e lasciarsi scoprire angolo dopo angolo. Io fossi in voi non mi farei attendere. Valloria è arte e natura. Fiaba e musica. Tutto ciò che cercate in un solo luogo. Un baciotto topini e buona Valloria!

P.S.= In quanti di voi ricordano le figurine della Lavanderina e di Calimero della settima foto? Quelle della Miralanza. Io ero piccolissima, si trovavano nel detersivo. Qualcuno ne ha fatto magnificamente un quadro.

Le porte di Valloria, tutta un’altra storia -parte 1°-

E allora eccoci, anzi, rieccoci amici rattini (che bellissima accoglienza mi avete fatto ieri!). Finalmente posso di nuovo accompagnarvi un pò in giro per i miei amatissimi eSONY DSC bellissimi luoghi. E posso evadere, sconfinare. Sono così contenta di essere di nuovo tra di voi che oggi lo farò. Me ne andrò a zonzo un pò più in là. Oltre la mia tana, oltre la mia valle. Vi porterò a perdere! Ma no, tranquilli… Voi dovrete solo rilassarvi e aprire gli occhi. Aprirli tanto e godervi lo spettacolo. Uno spettacolo certo non da tutti i giorni. Uno spettacolo di porte. SONY DSCGuardatele bene le porte di questo post topi cari. Questa è pura arte e anche un’originalissima idea. Diversi artisti, si radunano una volta all’anno per pitturare, nel loro stile, e come meglio credono, le porte delle dimore di questo bellissimo villaggio sopra Imperia: Valloria. Non vi sembra una fantastica invenzione? Visto quanto ci vuole poco per rendere un paese normalissimo, in una meta turistica ricercata? E si. A vedere Valloria arrivano da ogni dove, e ne vale la pena. Ne vale la pena vedere il suo bel panorama ricco di ulivi e sole, ne vale la pena godere della quiete che c’è. E allora, che abbia inizio il nostro tour e, insieme, ammireremo questa meravigliosa sfilza di opere d’arte. Partiamo dall’inizio del paese, dalla chiesa, una bellissima chiesa parrocchiale, dedicata ai Santi Gervasio e Protasio SONY DSCe da un simpatico museo: “Il Museo delle cose Dimenticate”, creato all’interno dell’Oratorio di Santa Croce. I nostri occhi vengono subito colpiti dai primi tratti di pittura. E’ un’opera di Maria Assunta Alterio scultrice e pittrice napoletSONY DSCana e, il titolo della sua creazione, è proprio “Omaggio a Valloria”. Qui, possiamo ammirare tutta la sua creatività e la sua sensibilità. Una Dea bianca che ci osserva con l’espressione malinconica sotto un arco di pietre qui, in Piazza Mario Bottino. Ci giriamo e un’aquilaSONY DSC, che fuoriesce da un’altra porta, sembra spiccare un volo improvviso. Un altro tratto, un altro artista. La nostra gita ha appena avuto inizio e già capisco che nessuno può fermarci. 139 sono le porte di case, stalle e magazzini che, d’estate, vengono pitturate e io, voglio farvene vedere il più possibile. E allora scendiamo e poi saliamo per questi ripidiSONY DSC vicoli e gradini prettamente liguri. Abbassiamo la testa in questi carruggi dove nemmeno al sole è permesso entrare. I tacchi, decisamente non sono ammessi. Qualche ciuffo d’erba tra un ciottolo e l’altro e qua, in questi angoli bui, degli interrutori messi appositamente, ci permettono d’illuminare le opere, se premuti. E’ l’unico luogo in cui i bimbi non vedono l’ora torni il buio per cliccare di nuovo la luce e permettere a tutti di ammirare con entusiasmo. Ed iniziano i colori. Quelli più tenui dalle tinteSONY DSC pastello e quelli più accesi dell’astrattismo e il surrealismo. E iniziano i sospiri e le meraviglie. E le mani di quei bimbi che toccano, quasi con timore… “sarà vero?”, sembran dire. E s’immedesimano in questo bimbo dipinto sull’uscSONY DSCio di una casa. E’ Simone che pesca con la sua canna di bambù, e questa porta, s’intitola proprio “I sogni di Simone”. E’ un’opera di Salvatore Giuliana, artista nato nel 1960 a Riesi e, sempre voglioso di provare e studiare tecniche nuove. Alcune porte sembrano così reali da trarci in inganno ma… come può un fiore stare appeso in aria o un fiume scorrere lì, dietro quella sedia? A Valloria è tutta una magia e non ci si annoia mai. L’idea di dipingere le numerose porte che si affacciano per questi vicoli del piccolo abitato, è stata, come dice un trafiletto appeso all’inizio del paese, sicuramente la carta vincente per una notorietà che da tempo ha travalicato i confini locali: circa un centinaio di artisti, con una tecnica e un tema hanno segnato e realizzato con la loro bravura, questo museo all’apertoSONY DSC visitabile sempre e gratuitamente sia di giorno sia in notturna, per assaporarne le bellezze di ambedue i momenti. “La fantasia dei naif, il realismo dei figurativi, i sogniSONY DSC e la magia degli astratisti, l’ironia dei grafici, hanno creato a Valloria un caleidoscopio di colori e di indubbie emozioni che non è affatto difficile recepire. Queste porte, divenute opere d’arte, simbolicamente si aprono e inviano un messaggio di sincera ospitalità”. Ma cosa ci sarà dietro questeSONY DSC porte? Splendide famiglie, splendide persone, semplici, ma liete e orgogliose di vivere dietro tanta beltà. E per giocare non c’è che l’imbarazzo della scelta: a chi piace il blu che sembra risucchiarci al suo interno? SONY DSCO il rosso che pare incandescente? E la pacatezza del tenue rosa o del morbido giallino. Ognuno qui ha il suo colore, può fare la sua scelta. Meraviglia per gli occhi e per il cuore. E oggi sono tante lo so, ma come potevo io scegliere? Non ce l’ho fatta e, per questo, ve le propongo, quasi tutte, un numero esagerato. Potevo scartarneSONY DSC qualcuna? Decisamente no. Se sono qui, è grazie al consiglio del mio caro amico Bruno e devo fargli vedere che le porte le ho viste tutte! Deve sapere di avermi consigliato un luogo davvero stupendo nel quale passare una giornata meravigliosa. Fatelo anche voi! Grazie Bruno! E mi soffermo a guardare alcune immagini che ritraggono il pittore Franco Mora, proprio mentre dipinge una delle tante porte di quesSONY DSCto paese. Un pittore che, nella sua vita, ha dipinto tantissime tele e più di 250 murales dalla Valle D’Aosta alla Sicilia. La sua opera per Valloria SONY DSCs’intitola: “Una scala per il Paradiso” ed è questa che vedete, tutta azzurra. Una scala che va’ verso un cielo turchese e ha una luna come dondolo. E qui invece? C’è una porta o è una strada che continua? E quest’uomo… da dove è uscito? Mi fanno impazzire i trompeSONY DSC l’oeil, sembran veri, così reali. Impressionanti. Fan battere il cuore. Emozionano. Mi sposto per far passare… ma chi? Che cosa? Vedo una fontana e par addiritturaSONY DSC di sentire lo scrosciare dell’acqua a far da sottofondo a due amanti che ballano il tango. Quanta passione in questo dipinto. Quasi m’incanto ad osservarlo. Per loro è come se il mondo si fosse fermato. Hanno gli occhi socchiusi. Non hanno bisogno di nient’altro. Una bellissima targa, sotto ad un carrugio, riporta questa frase che si adatta benissimo a loro “Tanta gente è triste perchè non ha il superfluo“. Una frase di Corrado Camandone, riportata su questa lastra dorata nel 2007. Parole vere, che mi faSONY DSCnno sorridere. I miei occhi non hanno punti vuoti. C’è ancora tanto, tantissimo da vedere ma per oggi, cari topi, vi lascio ad ammirare queste bellissime immagini. La nostra passeggiata però non è finita. Domani verrete a vedere le altre sorprese che ci aspettano. Ogni porta è a sè. Ogni porta è come un mondo, una personalità, un racconto. Ora riposate le zampe, vi voglio in forma! Su, su! Poche rugne. Coooosa?! Chi è che ha detto “Pigmy, non potevi stare via ancora un pò?!”? Bacioni!

Una fontana, una chiesa e una porta

Oggi, andiamo nella località più antica, presumo, di questo paese. Una fontana, una chiesa e una porta topini. Tre luoghi assai famosi in quel di Taggia. Tre tappe SONY DSCda non sorpassare, ne sottovalutare, senza prima essersi fermati a capire dove siamo. Una vasca di pietra guardate. Sembra quello e nulla più. Semidistrutta, che sarà mai? Ahi, ahi, fermi! Non è certo un qualcosa di banale sapete? Questa è una splendida fontana quattrocentesca eretta in questo paese nel 1555. E’ la fontana dell’antico acquedotto di Taggia, punto di arrivo di un canale tardomedievale che dava acqua alla parte alta (e oggi anche la più vecchia) di questo bellissimo e storico borgo. Venne qui posizionata per volere del Podestà Melchiorre Da Monleone e, in Taggia, c’èSONY DSC probabilmente un’altra vasca appartenente allo stesso periodo situata tra il quartiere di Piazza Grande, all’angolo tra Via Littardi e la salita di Via Nicolò Calvi, in quanto si dice che le vasche “ordinate” fossero due. Davanti a lei, uno dei vicoli più impervi del paese, un ciottolato grigio che sale, senza remore. Si è circondati dalla pietra pura, dalla storia, le cose antiche, dal sole caldo e, qualche passo dopo, anche dagli ulivi. E’ un bellissimo e vecchioSONY DSC campanile quello che vediamo tra i rami di un verde militare. Un campanile che sembra di pietra calcarea che riveste i mattoni pieni. Una campana, in ottone ormai ossidato, fa pandan con le fronde degli alberi a noi cari e, una magra e sottile croce, pende leggermente all’indietro. E’ la campana che risuonava negli orti e nelle fasce coltivate da sempre. Il panorama inizia ad essere bellissimo. Un muraglione e poi eccola, bianca, come una chiesa messicana, la piccola chiesa di Santa Lucia. Una chiesa che a vederla da fuori sembrerebbe inusata da tantissimo tempo. Il portone in legno, è devastato, fatiscente, persino pasticciato. Le pareti esterne, godono davvero di ben poca manutenzione ma, nonostante tutto è affascinante. Una chiesa in bilico su ampi gradini di mattonelle granata e piatti sassi, le sbarre alle finestre in spesso ferro battuto SONY DSCe, di fianco, un muro di epoca romana. Essa viene considerata uno dei titoli più antichi tra tutte le chiese di Taggia. L’aspetto attuale, come recita il cartello di latta verde che la descrive, è frutto di ricostruzioni cinquecentesche rinnovate da interventi barocchi. Vi è ancora oggi, al suo interno, conservata in modo esemplare, l’originale ed elegante acquasantiera di un tempo e, in cima al suo modesto altare, un bellissimo ed enorme dipinto. Oggi, questa chiesa, è sede della Compagnia di SantaSONY DSC Maria Maddalena. Questa topini, è la prima chiesa costruita dagli abitanti di Taggia. Una chiesa costruita fuori dalle mura di protezione, ardentemente desiderata ma, al di qua dei muraglioni non c’era abbastanza spazio. Questa chiesa, si trova tra due porte importantissime: Porta Soprana, più distante, in cima al paese e che oggi non conosceremo, e Porta Sottana, subito sotto questa piccola chiesetta, sotto la quale passeremo insieme per andare al centro del paese. La parte di paese più moderna. Quest’ultima portaSONY DSC, è chiamata anche Porta di Santa Lucia, prendendo il nome dalla chiesa che vi ho appena descritto. Anche la salita si chiama così. Per arrivarci, occorre discendere la scalinata soleggiata. Da fare in salita non è uno scherzo, ve lo assicuro. E il punto è strategicoSONY DSC; di fronte a noi, in lontananza, si può vedere Castellaro e dietro, la cresta del monte che porta alle neviere, e a Santa Rita, e all’Eremo della Maddalena. Una vista stupenda. La discesa, ci conduce dritta, dritta, sotto ad un arco splendido. Pensate, assieme alla sua “Porta” antagonista, questo è l’accesso più antico della città. E’ tutta in pietra e le pietre, soprattutto quelle che formano l’arcata, sono messe con grande maestria, lo vede anche una come me che non è nessuno in architettura. Ti chiedi come possano star lì, ferme, a testa in giù. Dall’alto, a scendere, sono prima larghe e piatte e poi, diventano tondeggianti o quasi cubiche. Grosse. Immagino pesantissime. Il sole fa fatica ad entrare nel centro di questa galleria. Deve fermarsi prima, forse non è gradito. Per attraversare tutta Porta Sottana, bisogna percorrere parecchi passiSONY DSC. Il sole, non riesce a scaldare l’unico portone sotto di lei. Un portone color mogano che, in alto, su un bellissimo e lucido blasone di ardesia nera come la pece, porta i simboli della chiesa e del paese. Di parecchi di questi stemmi, la Repubblica di Genova, ne volle la distruzione. Originario dello stesso periodo di Porta Sottana è il famoso castello di Taggia sul quale sventola la bandiera del paese. Questo SONY DSCtunnel, è stato rimaneggiato nel corso dei secoli XVI e XVII e, ai tempi, permetteva un comodo collegamento con un’altra fontana situata in questa zona, che dava acqua alla popolazione.  Siamo nel centro storico topini, la vita non era semplice e ancora oggi, bisogna avere gambe buone ma, assaporare tutte queste tradizioni e respirare l’aria di un tempo quotidianamente, ripaga ogni fatica. E ora topi, lo avrete capito, dobbiamo per forza andare a riposare; abbiamo sgambettato anche oggi e abbastanza direi! Se volete, domani vi porterò in un posto nuovo! Un bacione a tutti, la vostra Pigmy.

La Parrocchia, le coppiette e Padre Pio

La ParrocchiaSONY DSC di San Pietro in Vincoli, a Castellaro, domina su un meraviglioso e ampio panorama che ci mostra il turchese del cielo e del mare, e il bellissimo paese di Pompeiana. E’ una chiesa molto grande, maestosa, nella quale oggi nonSONY DSCposso farvi entrare in quanto è chiusa al pubblico, ma posso ugualmente portarvi con me a fare un bellissimo giro. Eretta nel 1619 dove, un tempo,  originariamente, sorgeva l’antico castello, contiene tra i diversi oggetti sacri che l’abbelliscono, due crocifissi, di cui uno dello scultore Anton Maria Maragliano; questo per lo meno ve lo posso dire. San Pietro in Vincoli, antichissimo titolo cardinalizio risalente al pontificato di Papa Simmaco. Dietro di lei, l’Oratorio dell’Assunta. E’ alta, con le pareti tinte di giallo e il portone che sembra di un verde acido. Attaccato a lui, tutti gli appuntamenti religiosi del mese su un foglietto in bianco e nero. Una chiesa che padroneggia, senza mezzi termini, in uno dei punti più alti del paese. Il suo cortile, con la pavimentazione in ciottoli e i pini marittimi a circondarlo, ci permette di compiere una passeggiata che ci porterà a scoprire un piccoloSONY DSC nascondiglio. A circondare lei e la roccia sulla quale è arroccata e a proteggerci, assieme ai pini solo una ringhierina nera e poi, uno spazio che ti apre il cuore che, nell’articolo dedicato a Castellaro, vi avevo già mostrato. Ebbene, da come forse avrete già capito, questa volta,  la bellezza di questo edificio religioso non l’ammiriamo sul davanti, dato da colonne in marmoSONY DSC o dalla facciata principale come spesso vi ho mostrato. Non l’ammiriamo dentro, data dalle opere d’arte austere e pregiate che l’arredano, bensì andiamo nella sua parte retrostante, dove, con grande sorpresa, troviamo tre grotte di pietra, tre nicchie, piccole, intime, particolari e bellissime. Nella prima, contornata da tante candele, fiori e lumini, c’è la candida statua rappresentante la Madonna di Lourdes. Nella seconda, bianca anch’essa, la statua di un Padre Pio che da la sua benedizione con, appesi al braccio i tanti rosari dei pellegrini che credono in lui. Colorato dalle piante e dai fiori, sembra quasi sorridere. Infine, il terzo posticino, è l’ultima piccola grotta, con al centro un’unica panchina e una pianta in vaso. Luogo di ritrovo e pettegolezzo per le vecchine del pomeriggio che sgrananoSONY DSC anch’esse rosari a tutto andare, luogo di amori alla sera quando il buio diventa complice, le luci della vallata riverberano e, d’estate, le lucciole tengono compagnia assieme ai grilli. San Pietro in Vincoli, un luogo quasi in cima al paese dove davvero si può star tranquilli e, di notte, ancora di più. Di notte, SONY DSCnemmeno il suo alto campanile si permette di disturbare. I sassolini bianchi del ciottolato tutto intorno, formano dei rombi e dei disegni a terra. Un muretto in pietra, ci permette di sedere e riposare. la panchina di legno, vien quasi da non sciuparla. E’ come se fosse prenotata dalle giovani coppiette in amore! San Pietro in Vincoli, dal latino vincula ossia in catene. Il nome è infatti riferito, e vuole commemorare, l’episodio dell’incarcerazione di San Pietro sotto il regno di Erode Agrippa I a Gerusalemme. Tante le Chiese che portano questo nome: una a Londra e quattro in italia, compresa questa o forse anche di più, tra le quali, quella di Roma dove è custodito il famoso Mosè di Michelangelo e le reliquie di San Pietro, ossia delle grosse e pesanti catene. In questa basilica, esse sono contenute in una teca di vetro e ve le mostro prendendo l’immagine da Wikipedia. Questa chiesa, è baciataRoma_san_pietro_in_vincoli_catene - Copia dal sole tutto il giorno se le nuvole lo permettono e, infatti, nella grande piazza, spesso si ritrovano i bambini a giocare. Qui non c’è pericolo, le auto non possono passare. Come la chiesa di Nostra Signora di Lampedusa, è adatta per celebrare i sacramenti dei bambini, battesimi, comunioni… Al di qua, se mi giro verso Nord-Ovest, SONY DSCposso vedere i miei monti. Che belli, di un verde molto scuro e sembrano di velluto. Li seguo con lo sguardo, io so che mi portano fino in cima alla mia valle anche se da qui, ne posso vedere solo un pezzo. Questa è la chiesa più grande di Castellaro e sicuramente, è anche quella con, all’interno, più valore tra tutte. Un luogo che volevo mostrarvi, una passeggiata che volevo fare assieme a voi sempre alla ricerca di quiete e anche qui, ne possiamo trovare tanta. Ma ora topini, è bene che ce ne andiamo. Stà per arrivare la bella stagione e la panchina di cui vi parlavo, è già sicuramente prenotata. Si inizia a stareSONY DSC bene qui e la primavera, fa sbocciare qualunque cosa, perchè no, anche nuovi amori. Non diamo fastidio. Venite con me, tanto ci sono altri tantissimi posti meravigliosi nella mia valle da andare a scoprire…

Castellaro, il paese medioevale

Castellaro SONY DSCtopini. Oggi vi porto qui a fare una splendida gita. A Castelà, come diciamo noi. Il toponimo deriva da “castellari”, fortificazioni costruite dagli antichi Liguri in posizione sovrastanteSONY DSC. Vi porto in questo paese dall’ancora calcata impronta medioevale e feudale. Un paese in collina; in cima alle colline affacciate alla costa ligure a poco meno di 300 metri sul livello del mare. Castellaro che troneggia tra gli ulivi argentati degli altipianiSONY DSC intorno a noi e le infinite coltivazioni di palme. Due verdi completamente diversi, uno più spento e uno più acceso. Castellaro che è cresciuta, e da un pugno di case, è diventata una cittadella elegante e ben tenuta, variopinta dal grigio della storia e dai colori tenui e tipici della Liguria. Negli ultimi cinquant’anni, sono aumentati anche i suoi abitanti, da 500 circa, a 1200 più o meno, se prima su Castellaro non scommettevano una lira, SONY DSCoggi si parla della Beverly Hills della Valle Argentina. No, non ‘stò scherzando, mica tutti i paesi qui da noi, ti aprono la porta d’ingresso invitandoti ad entrare, con un campo golf da far acquolina a Tiger Woods sapete? E pensate, un prato immenso completamente a ridosso del mare! Ma andiamo a conoscere meglio questoSONY DSC stupendo borgo. Il suo centro storico, ricco di viuzze, carrugi e pietre poste a formare le strade, mostra ancora tanta storia, risultando meraviglioso e simile a un labirinto. Innanzi tutto, quello che colpisce di Castellaro, già da lontano, quando se ne vede il panorama, è il bellissimo Palazzo Arnaldi del XIX secolo, un’architettura civile edificata in stile neogotico e con una grande piazza davanti. SONY DSCIn questa piazza oggi c’è un parcheggio, una bella fontana e un dipinto dedicato a Maria dove regnano le scritte in onore della Madonna di Lampedusa da parte dei pellegrini che sempre la ricordano e la ringraziano, ma torniamo al bellissimo palazzo. Un castellaro trasformato dalla famiglia Quaranta in un vero e proprio castello e, attorno ad esso, pian piano, cominciò a svilupparsi tutto il paese. La famiglia QuarantaSONY DSC, prese questo feudo dai marchesi di Clavesana prima che la Repubblica di Genova, nel 1228, lo assegnò ufficialmente a Bonifacio di Lengueglia aSONY DSCssieme ad altri territori circostanti. Nella seconda metà del Cinquecento, lasciato senza difesa dagli Spinola, nuovi signori del borgo, ma residenti a Genova, fu attaccato dai pirati saraceni che lo saccheggiarono e ne uccisero o rapirono gli abitanti (non se ne conoscosce la fine precisa ma rimase senza proprieSONY DSCtari), tant’è che, nei secoli, fu oggetto di aspre contese tra gli eredi degli Spinola fino alla fine del Seicento, periodo in cui passò nei dominii di Marc’Antonio Gentile e di sua moglie Maria Brigida Spinola e vi rimase fino SONY DSCalla conquista da parte di Napoleone nel 1797. Esso oggi è il luogo in cui si effettuano le conferenze, le riunioni e un centro polivalente comunale. E che belli tutti gli araldi e i simboli che lo abbelliscono, e non solo di Castellaro e della RepubblicaSONY DSC di Genova ma anche di tutte le altre terre. Di fronte a lui, su una casa rosa, c’è dipinta una meridiana e, una lastra di marmo bianco porta i ringraziamenti a Vivaldi Domenico, primo presidente della Società di Mutuo Soccorso della zona di Castellaro.  Non è il caso di mettersi i tacchi per venire a visitare questo borgo, i tacchi non sonoSONY DSC adatti a nessun paesino ligure che mantiene le viuzze inerpicate a potersi difendere meglio dai nemici. I muri delle case sono freddi, in certi punti qui non ci batte mai il sole. Le case sono unite da piccoli archi di pietra ad unica volta e, i panni stesi, ricordano i tempi antichi. La stradina che sale verso la Chiesa parrocchiale di San Pietro in Vincoli è molto bella, ti permette di vedere laggiù fino al mare, gran parte della valle, fino a Pompeiana, un altro paesino della mia zona. SONY DSCSiamo sul puntale ad Est della valle Argentina, un angolo meraviglioso e quello che vediamo ci toglie il fiato. Aperto. Infinito. Appagamento totale per i nostri occhi.  E bellissima è anche questa chiesa eretta nel 1619 che, un giorno, vi farò conoscere meglio. Sono tante le chiese qui in Castellaro senza contare quella della Nostra Signora di Lampedusa, la più importante e significativa di tutta la zona non solo del paese, che vi avevo fatto vedere SONY DSCqui, in questo post https://latopinadellavalleargentina.wordpress.com/2011/12/28/la-chiesa-di-lampedusa/ . Spuntano campanili ovunque in questo villaggioSONY DSC. Rimango un pò qui, il sole batte sulla facciata principale di questa chiesa donandole un colore ocra vivo. Un bagliore che esalta la tinta con la quale è stata pitturata. La sua porta è chiusa. Non possiamo entrare. I pini marittimi, la incorniciano in un verde cupo. Tutta la parete è piena di arte. Quanta arte qui a Castellaro, quanto gusto c’è. Un giorno vi farò conoscere anche le opere di un artista che ha reso il paese SONY DSC molto colorato, con le sue belle idee ma oggi, vogliamo continuare a scovare luoghi che parlano di storia.SONY DSC Ecco le prigioni ad esempio, (purtroppo chiuse, mi sarebbe piaciuto vederle) e la torre. Che fascino topini! Stiamo parlando di prigioni davvero in uso nel medioevo e di una vera torre di camminamento del castello della famiglia “Linguilia già dei Quadraginta” (i nomi che vi ho detto prima in lingua ancora più antica) del secolo XI. E’ stata restaurata non molto tempo fa, nel 1999, ed era a pianta semicircolare. Che fascino! Sembra davvero di essere in quel tempo! E lasciano a farsi ammirare anche le altre grate che trovi qui e là in tutto il paese, viene da chiedersi chissà chi c’è stato SONY DSCdietro a quelle sbarre. Da lì, esce aria fredda e guardandole ci si ritrova avvolti da un’atmosfera misteriosa. Al loro interno è tutto buio. Buio pesto. Non si vede nulla, si può solo immaginare. E davanti a loro, per non annoiarsi assolutamente, si trovano la Biblioteca civica dedicata a Ivan Arnaldi e il Palazzo dei MarchesiSONY DSC Gentile e Spinola, risalente al secolo XVII. Un altro bellissimo edificio. Davvero tanto, tanto passato intorno a noi.  E’ piacevole camminare per Castellaro, questi scorci lasciano a bocca aperta e, per qualsiasi bisogno, all’inizio del paese, “L’Osteria della Braia”, sarà un valido punto d’appoggio. Pizza, bevande e buon cibo. Potete camminare tranquilli topini. Le mura di cinta, tutte rigorosamente in pietra, fanno un certo effetto. Non ne sono rimaste molte ma le poche restanti, portano ancora la loro altezza e le fessure dalle quali le guardie e i soldati sparavano verso il nemico. Nessuno poteva avvicinarsi a quel mondo a sè. Le antiche mura, un orgoglioSONY DSC per i castellaresi. Li difesero dalle continue invasioni da parte dei Saraceni fino al 1797SONY DSC, anno in cui, Napoleone Bonaparte, conquistò e abolì tutti i feudi liguri che iniziarono a far parte del Nuovo Governo Franco – Genovese della Repubblica Ligure. Su Castellaro si potrebbe scrivere per ore e ore e passeggiando in lui, si passeggia sempre con il naso all’insù. Oggi, le sue stradine a ciottoli sono deserte, ma due importanti feste raggruppanoSONY DSC le genti in questo paese. La prima è quella dedicata alla chiesa di cui vi parlavo prima, San Pietro in Vincoli e la si festeggia il primo di agosto. L’altra invece, per la Nostra Signora di Lampedusa, con tanto di SONY DSCprocessione, si effettua la domenica successiva all’8 di settembre. Queste sono due feste conosciute anche in gran parte del resto della valle e i partecipanti sempre tantissimi. Ma Castellaro è bella anche dal punto di vista geografico. Si, non solo da qui si può vedere dall’alto tutto il panorama di Taggia e lo scorrere fino al mare del Torrente Argentina, da qui si vedono, in lontananza: Colle d’Oggia e i Prati Piani dietro a Carpasio, il monte dei Vignai attraversato dalla strada dedicata a Don Aldo Caprile e dietro la colla, dove è appoggiato, c’è il Monte delle Sette Fontane. Esso è un monte che fa parte delle Alpi Liguri alto 781 metri. Il suo nome è dato dalla presenza di varie sorgenti che, insieme a una morfologia quasi pianeggiante della sommità, ne fanno un habitat ideale per la pastorizia. Su questo monte inoltre ci sono moltissime “caselle”, delle costruzioni circolari in pietra a secco, SONY DSCche in passato servivano da ricovero durante il lavoro nei campi e la stagionatura dei formaggi. Sono costruzioni tipiche della nostra zonaSONY DSC anche se ormai rare, e vengono chiamate in dialetto “casui”. Bella inoltre tutta la cresta ad Ovest delle montagne; le montagne della Maddalena, di Monte Ceppo e più in su di San Faustino. Per non parlar, come ho già detto prima, della splendida vista. Le grida dei bambini che giocano ci rimbalzano nelle orecchie. Giù in fondo, all’inizio del paese, c’è un campetto da calcio e, per la strada che va’ a Pompeiana, si trovano anche i giochi per i più piccini. Qui a Castellaro c’era anche un orfanotrofioSONY DSC tempo fa, trasferitosi mi pare più in giù, nel paese di San Remo. A me non rimane più molto da dirvi se non quello di farvi ammirare alcune chicche che abbelliscono questo borgo come le statuine appese fuori dalle porte, i battacchi particolari e le cosine in creta, fatte a mano, create per abbellire gli ingressi. SONY DSCTanti i soli e le lune. La gente ci tiene a far bella figura. Castellaro è ricco di dettagli che lo distinguono. Una vera meraviglia. Non c’è porta che non abbia un vaso di fiori colorato davanti. Avrei voluto fotografarvelo tutto. Guardate i piloni, le targhe, le aiuole, i campanelli, ricercati. Particolari. E come se non bastasseSONY DSC, per abbellire ancora di più la loro dimora, ecco la costruzione di divertenti miniature che ti fanno soffermare per essere osservate, messe lì, “puf!”, come un tocco artistico.  Mi ha colpito molto anche il lampione del palazzo che vi ho mostrato prima, Palazzo Arnaldi. Così antico, così arrugginito. Non ci vedo da qui ma sicuramente ci sarà anche qualche ragnatela. Sembra lì dai tempi dei tempi. E chissà, forse è davvero lì da quel passato. Quel passato che ancora oggi si può toccare con mano. Quel passato a volte scomodo, a volte no. Quegli stemmi, che ci ricordano a chi siamo appartenuti e a chi dovevamo obbedire. Che ci ricordano il nostro onore, le nostre battaglie e la ricchezza che oggi abbiamo dentro. SONY DSCPezzi di storia affiancati dall’estroSONY DSC più moderno di chi vuol far apparire Castellaro come un bellissimo paese, originale, da scoprire angolo dopo angolo. E c’è riuscito. Ora sono un pò stanca. Se volete continuare a girare voi, fate pure, io mi metto comoda, sopra a questa panchina di cemento e mattoni e mi godo il fresco, ciò che si mostra ai miei occhi e l’atmosfera che mi circonda. Socchiudendo le palpebre mi sembra di sentire anche i suoni e i rumori del tempo che fu. Il medioevo e immagino mantelli sventolare al vento e sento il tintinnare di spade e ferraglie. Sono contenta di eSONY DSCssere qui. Sono contentaSONY DSC di avervi fatto conoscere questo paese. Ora me lo godo in pace. E allora vi saluto, aspettandovi per la prossima avventura, non mancate, mi raccomando. Un bacio, la vostra Pigmy e un pò di profumo da questa viola del pensiero che è qui vicino a me.

 

Strava… gante Bussana Vecchia: il paese dove il tempo si è fermato

Cari Topi, è anche giusto ch’io vi spieghi com’è Bussana Vecchia visto che vi ci mando in passeggiata e visto che voglio raccontarla alla mia cara amica Stravagaria http://stravagaria.wordpress.com/ .  Forse alcuni di voi conoscono già questo paesino vicino a San Remo ma attaccato ad Arma di Taggia, per quelli che invece non sanno di cosa stia parlando, eccomi qua. Per un soffio, non appartiene alla mia valle ma a Valle Armea ed è comunque collegato appunto alla cittadina di Arma. E’ un paese spettacolare. Ha una storia alle sue spalle ricca di avvenimenti e lunga tanti anni ed è uno dei borghi più caratteristici che io abbia mai visto. Possiamo quasi definirla la Saint-Paul de Vence della Liguria. Non smetterei mai di ammirarla in tutti i suoi angolini e fotografarla. Una modella senza precedenti. La prima cosa che stupisce, in questo piccolo villaggio della provincia d’Imperia, è come sia assemblato. Arroccato su una collina e i suoi carrugi a far da labirinto. Le sue viuzze a ciottoli sono un circuito quasi impenetrabile contornato da case una più particolare dell’altra, o semplicemente avvolte dalla vite rossa, o con qualche cosa di fantasioso appeso fuori. Case di Italiani ma anche di Olandesi e Tedeschi, purchè artisti; artisti nel cuore e nel sangue. Case costruite ancora con il metodo romano. Vado spesso in questo posto, da che son bambina. Si mangia bene nelle uniche due osterie esistenti e la cosa che mi piace di più è che quando sei lì, sei amico di tutti. Si mangia, si canta, si beve, tutti in compagnia, anche tra sconosciuti. Lì non conta l’apparenza, vai vestito come vuoi, nessuno ti giudica. Tutto ovviamente avviene nel rispetto del prossimo e nel rispetto degli animali che, a Bussana Vecchia, sono accettati ovunque e liberi di circolare come e dove vogliono per tutto il paese. Sono i cocchi di tutti. Nessun’altro per il resto, invade troppo il tuo territorio ma si sta insieme, e per una sera, si è coinvolti in uno stile di vita che oggi tendiamo a scostare molto da noi. Purtroppo. Ti ritrovi a parlare con un inglese, o con un tedesco, o un francese senza capire nulla di quello che ti dicono e viceversa, ma ridi e ti diverti un mondo. Noi della zona soprannominiamo questo villaggio “il paese degli artisti” e infatti, potete vedere qua, in queste immagini, quanto è caratteristico e persino stravagante. Quella caffettiera gialla appesa al muro ad esempio, è un portacenere. Nulla viene lasciato al caso. Geniali! E che meraviglia passeggiare tra le tante botteghe di artigianato e laboratori d’arte. Botteghe colorate dai mille stili diversi e al loro interno, tante le opere. Tutto quello che si vende è fatto a mano ed è un pezzo unico. C’è chi crea e propone le sue candele, le sue collane, i suoi fiori fatti di carta, le sue borse di lana cotta, le piccole sculture ma soprattutto, a Bussana Vecchia, ci sono i pittori e i loro studioli sono piccoli negozietti dai muri spessi e la luce fioca. Pittori che arrivano da ogni parte del mondo e alcuni di loro hanno segnato molto Bussana in modo indelebile. Per alcuni, sono state anche dedicate delle vie e il loro nome è stato scritto su lastre di ardesia appese ai muri di pietra come per Peter Van Wel, nato il 28 agosto del 1946 e mancato il 5 febbraio del 2008. Pittori disposti a farti un ritratto, pittori che vedono quel borgo in un modo tutto loro, pittori astratti, realisti, cubisti. Ma l’arte trapela ovunque in questo paese senza tempo, dove nemmeno gli orologi hanno più le lancette. Un tempo che si è fermato e regna sovrano. E tu ti giri, ti guardi intorno e oltre alle tele dipinte scopri i mosaici, i mosaici fatti di cocci, gli specchi rotti che riflettono la tua immagine più volte, il Museo “Il Giardino tra i Ruderi”, i cesti di vimini, il ferro battuto, il legno intarsiato. Ogni cosa. E a Bussana non manca nemmeno uno dei più grandi venditori di bonsai della zona. Li crea, li cura, li fa nascere e realizza opere straordinarie, veri giardini e boschi in miniatura. E se si và nella giusta stagione, si possono ammirare addirittura i piccoli alberi con i microscopici fruttini attaccati. Quello che però attira maggiormente l’attenzione del turista è l’andare a visitare la chiesa, anzi le due chiese, semicrollate nel terremoto del 23 febbraio del 1887, un mercoledì delle ceneri. Un terremoto che ha raso al suolo l’intera collina. Sono rimaste in piedi soltanto le pareti esterne degli edifici religiosi e i campanili che dominano su tutto il paese, il resto, si è frantumato, uccidendo ahimè, parecchie persone che stavano proprio seguendo la messa in quel mentre. Ancora oggi, guardandole si provano dei brividi. Essere al centro di esse e poter guardare il cielo sopra di noi pare impossibile. Esserci “dentro” e calpestare l’erba alta sembra fantascientifico. Su alcune pareti, delle scritte. Sigle di giovani che han voluto mettere la loro firma. Dentro a una delle due chiese ci sono delle strutture che mantengono in piedi i muri e un cancello non ci permette di entrare. E’ pericolante. Ancora si possono vedere gli affreschi da quel che rimane. Il rosso, il viola, l’azzurro, traboccano da storiche pareti che sembrano di gruviera. Ancora si può notare dove c’erano l’altare e l’oratore. Ancora le nicchie dei Santi e le acquesantiere. E una di queste chiese, la più grande, è quella dedicata alla Madonna delle Grazie e rinnovata in stile barocco nel 1600 ma prima, questa struttura era medievale e nominata di Sant’Egidio, realizzata pensate, nel lontano 1404. Anche il suo castello, ormai del tutto in rovina, appartiene a quell’epoca. Bussana, come gli altri paesi del mio territorio, apparteneva a una Repubblica di Genova che governava questo splendido posto. E Genova aveva visto bene rubandola alla Corte di Ventimiglia. Ogni angolo di questo piccolo paese è un’opera d’arte, è tutto da fotografare e fa impressione pensare che nel 1894 si spopolò del tutto rimanendo un paese fantasma per più di cinquant’anni. Ed è proprio a causa di questo terremoto che venne poi costruita un’altra Bussana, Bussana Nuova, giù al mare. Ma voglio ancora soffermarmi sulle chiese. Voglio rimanere ancora un pò qua sotto questo cielo terso e raccontarvele. Sono opere meravigliose, spero che le immagini rendano quello che vorrei farvi capire. Ogni casa, a prima vista mezza distrutta, è in realtà la culla della fantasia di chi ha deciso di abitarci e qui dentro, anche se nessuno più ci vive, la fantasia galoppa felice. E io mi sento piccola. C’è una brezza leggera. Una brezza come quel giorno maledetto che ha inghiottito con sè tantissime anime; ma quel giorno, avevano raccontato i superstiti, quella brezza diventò presto un vento forte e violento. Sospiro e continuo il mio tour. Vado a cercare altri angoli caratteristici per voi ma qui, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Tutti mi salutano. Sono simpatici. Hanno le loro regole e si aiutano l’un con l’altro, sono molto uniti. Sono come una grande comunità. E scordatevi di venire qui e pensare di poter dettar legge, il loro regolamento ce l’hanno già e alla base di tutto c’è la libertà. A Bussana Vecchia infatti non guardano nulla, non guardano i tuoi vestiti, la tua auto, la tua pettinatura, notano solo cosa apprezzi di loro e del loro paese. O per lo meno, di quello che ne resta, che hanno comunque saputo mantenere o forse addirittura trasformare in un mondo a sè. Vedete, magari notano se rimanete indifferenti davanti a un cancello come questo, che è poi una porta d’entrata fantastica, o uno scorcio così bello perchè no, non si può far finta di niente. E qual’è il più bell’angolo? Boh! E’ impossibile scegliere. Come è impossibile non notare i dettagli: i merletti sui lampioni, le gargoyle e strane statue che richiamano il diavolo. Dentro ai muri, un pò nascoste, sembrano osservarti. Bussana Vecchia, rimasta senz’acqua, senza luce, senza gas, con la luminosità soltanto della sua magia e i suoi 66 abitanti. Bussana Vecchia a 200 metri sul mare. E tutto scorre e tutto sembra essersi fermato in questo piccolo paese che persino l’Autostrada dei Fiori indica come località turistica e bella da vedere. Dove c’è aria umida e fresca. Dove una sedia, un pezzo di legno, un tubo di ferro, diventano un’architettura particolare, un’opera d’arte. Questa è Bussana Vecchia e a chi non l’ha mai vista consiglio vivamente di venirla a visitare. Ne rimarrà entusiasta. Verrà a visitare il più bel paese sulle colline rocciose di San Remo fondato in antica epoca romana, con l’originario nome di Armedina, simile alla valle che la ospita. Spesso colpita e saccheggiata dai Longobardi a monte e dai Saraceni dal mare, ha saputo tener duro e questo piglio, questa dignità, ancora si notano. Una terra circondata da terrazzamenti colmi di ulivi e agrumi, una terra che fino a poco tempo fa ospitava piccoli allevamenti di bestiame. Una terra che viveva di se stessa, come ora, ma in modo diverso. Mi auguro che questa passeggiata che vi ho fatto fare in un’entroterra che non è mia per un solo soffio, vi sia comunque piaciuta. Spero di avervi fatto sognare, di avervi fatto respiare quest’amosfera e di avervi portato là, in quel paese in cui tutto scorre ma il tempo, sembra essersi fermato. Un bacione a tutti, la vostra Pigmy.

Strada Don Aldo Caprile e la chiesetta di San Bernardo

Pronti topini? Si parte. Oggi andiamo verso il paese di Badalucco, ma svoltiamo un attimo prima, a sinistra, e saliamo per la strada che va’ ai Vignai. Dopo circa un quarto d’ora di cammino, anche se siamo comodamente seduti in auto, ci avviciniamo al paese di Ciabaudo e sulla nostra destra questa volta, inizia una strada. Una strada che si arrampica in salita, in mezzo ai brughi, al timo, al ruscus. Quella è la strada dedicata a Don Aldo Caprile. E noi la percorriamo. Nativo del paese di Corte, Don Aldo Caprile è stato parroco nel paese di Badalucco per 42  anni, dal 1947 al 1989. La sua accoglienza e il suo buon carattere hanno lasciato il ricordo di un uomo umile e pieno di voglia di fare. La gente, gli ha voluto un gran bene e non lo dimentica al punto di dedicargli una delle strade più belle della mia valle. E’ la strada che porta al Santuario della Madonna della Neve, sul Monte Carmo e oltre, la stessa strada, porta a una bellissima statua. Questa via ci permette di godere di un panorama mozzafiato. I monti, gli alberi, il terreno più arido, scosceso, più roccioso. Da una curva, giù in fondo, si può notare il paese di Montalto, il villaggio romantico, la sentinella della Valle Argentina. Sopra di lui i pascoli e da qui, si possono ammirare tutti. La strada di Colle d’Oggia e Prati Piani. Ma non finisce qua. A stupirci ci pensa anche il Monte Faudo, 1.149 metri d’altezza. Un ambiente prettamente prealpino, che svetta con le sue antenne, unico, riconoscibile tra mille. Il monte dei cavalli selvatici rimane dietro la cresta dei pini. E oltre, ancora più in là, non ci crederete ma si vede anche il mare. Il mio mare, come sempre, circondato dal verde. Un verde scuro, intenso. Un mare che non mi abbandona mai. E vedere quel suo spicchio d’azzurro che si confonde con il cielo, fa sorridere gli occhi. Una visione incantevole. E i dolci tornanti di questa stradina, si snodato uno dopo l’altro, senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Non siamo più in auto, siamo a piedi, vogliamo guardare bene ciò che ci circonda. Non solo il panorama distante ma anche quello che ci stà vicino. Sentiamo gli odori e i rumori del bosco. Gli aghi di pino scricchiolano sotto i nostri piedi e ci ritroviamo a camminare anche sopra schegge di ardesia che provocano come delle piccolissime valanghe. Bisogna fare attenzione e scavalcarle, si sdrucciola e sono taglienti. Ma rendono il terreno particolare alla vista. Pezzettini di lavagna. Si possono prendere e usare come gessi. Come matite per scrivere sull’asfalto il nostro nome e “Noi siamo stati qui”. Contornati da piante di corbezzolo e piselli selvatici siamo immersi da colori vivi, accesi. E’ finita la stagione dei corbezzoli ma i loro piccoli alberi son più vivaci che mai e alcuni, così alti da riuscire a farci ombra. I piselli selvatici invece, con quel loro romantico fucsia, tinteggiano di brio la vallata. Non profumano ma sono dolci come lo zucchero. Sono sparsi per la via ma tanti, li troviamo intorno a lei. Una splendida chiesetta tutta in pietra, una chiesetta antica. Si parla di lei già in trattati del 1443 e, nel 1600, ha anche goduto di qualche ristrutturazione. E’ il Santuario di San Bernardo e domina da qui, su questo monte, una grande parte della Valle Argentina e della sottovalle Oxentina. E’ lei la piccola chiesa montana che collega il sentiero che porta fino al paese di Ciabaudo con le prime case del villaggio. Questa chiesa è solitaria e, come dicevo prima, completamente in pietra. Pietre cubiche, alcune più spesse, altre meno, posizionate una sull’altra con incredibile maestria. A vederla dal davanti, sembra piccolina, in realtà, è parecchio lunga e la terra battuta la circonda. Entrando sotto il suo arco sembra di entrare in un antro ma da qui, possiamo vedere cosa si nasconde al suo interno. A colpirci, un dipinto, lo Spirito Santo e i Santi. Delle panche di legno, dei candelabri, una croce in legno ma soprattutto un bellissimo pavimento a scacchiera, in lavagna. Sono state anche portate delle statue in legno, di Sant’Antonio Abate e quella della Madonna della Neve, provenienti, come si può leggere nel sito del Consorzio della Valle Argentina, dallo stabilimento di Sturfless, nel Tirolo.  Anche il soffitto è in legno con travi e perlinato dal color mogano. Siamo qui, sotto a questo portico, davanti alla sua porta e, sulle nostre teste, è affrescata una crocifissione risalente al ‘600 che le intemperie, hanno ormai cancellato parecchio. Andrebbe restaurata. E’ un disegno molto particolare perchè sembra di vedere come dei riflessi di altri dipinti sotto di esso. La sua volta in pietra non riesce a proteggerlo del tutto e una gran parte si sfoglia. Sotto di lui, a lato dell’entrata, una lastra di ardesia ricorda, con tanto di foto, il Partigiano Marco Bianchi “Beretta” morto il 12 gennaio del 1945 “Nell’apice della lotta per la liberazione d’Italia 1940-1945 qui cadde sotto il piombo fascista…”. Due girasoli e un rametto d’edera, colorano quell’immagine in bianco e nero e il grigio della lavagna scolpita. Ma le bellezze di questo Santuario non sono solo al suo interno. Se ci giriamo intorno infatti, non ci vuole nulla a capire che è un luogo di raccolta e di gioia. La prima cosa che testimonia ciò è un grande e lungo tavolo di legno pronto ad ospitare tanta gente che immagino mangiare e bere tutta insieme in allegria. Tra le feste patronali più caratteristiche infatti, quella di San Giorgio è quella che raduna più gente. Ma quel tavolo torna utile anche a chi semplicemente si è voluto fare una passeggiata e si sofferma in questo luogo pacifico a mangiarsi un panino. Con la fontanella vicino, possiamo dire che abbiamo tutto, anche l’acqua e attorno alle fronde degli alberi, tante lucette ora spente, se venissero accese, di notte, regalerebbero una gran festa. Da qui si può vedere bene il suo campanile. E’ un campanile piccolino e basso con una bella campana di bronzo e una piccola crocetta in ferro sulla sua punta. Tutt’intorno a lui le ciappe, la famose ormai ciappe del tetto. Penso sia uno dei campanili più minuscoli ch’io abbia mai visto seppur molto carino. E’ una chiesetta davvero particolare ed è posizionata in un luogo stupendo, utile da poterci venire con gli amici. Ricordo le volte che ci son salita con Niky e i nostri amici a quattro zampe. E’ ricca di paricolari. Guardate ad esempio cosa c’è su un suo davanzale appoggiato a delle sbarre. Un piccolo crocifisso azzurro con un Gesù fatto di cera, la cera delle candele. Immagino sia un dono che nessuno ha voluto togliere. Ma non solo dalle finestre ci sono le sbarre. Ne troviamo anche davanti ad una porta dietro la chiesa. Una stanza buia e vuota, con dentro solo un tavolino, è protetta da una griglia. Da qui, al suo interno, s’intravede un’altra apertura, sulla destra, che probabilmente permette l’entrata nella chiesa. Vi è piaciuto vero topi questo posto? Lo so, è una chiesetta originale in un angolo altrettanto particolare. Ma non è finita qui. Il bello deve ancora arrivare. Riprendiamo la macchina e andiamo oltre al Santuario. Torniamo a vedere il mare, Montalto e il Monte Faudo, sentiamo l’odore del bosco, facciamo qualche curva e poi, al primo bivio, giriamo a destra. Continuiamo a salire. La sorpresa stà per arrivare e infatti, dopo ancora qualche centinaia di metri, eccola, in tutto il suo splendore, la statua bianca come le nuvole della Madonna della Neve. Da qui, preannunciando l’omonimo Santuario che un domani vi porterò a conoscere, domina tutto il lato ovest della valle. E’ molto bella. Candida. Come fa ad essere così candida non lo so. Da qui vive tutte le stagioni e subisce pioggia, sole e neve. Con il suo nome inciso su un pezzo di gesso e protetta da una ringhiera nera, spicca davanti al monte. Qualche ciclamino intorno, più in basso, le dona un pò di colore. Giovane, come una fanciulla, tiene in braccio il suo bambino dall’alto di una mozza piramide di pietra. Il mantello e la corona in testa. La Madonna della Neve, qui nella strada di Don Aldo Caprile sopra alla chiesa di San Bernardo.

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