Chiesetta alpina

Nel parco giochi di Molini, all’ombra di pini secolari, c’è una piccola chiesetta dedicata agli alpini.

Il piccolo santuario, costruito interamente in pietra, si erge proprio di fianco a una delle strade principali del paese, quella che conduce a San Giovanni dei Prati. Il tetto e il pavimento sono formati da lastre di ardesia e nient’altro.

Il contesto nel quale è stata edificata è bellissimo. Un prato ricco di panche e tavoli di legno offre la possibilità di comodi pic-nic, dotati anche di fontana, dalla quale si può bere un’acqua buonissima, e una griglia per fare la carne alla brace. I giochi dei bimbi e il campo sportivo adiacenti permettono ai topini di divertirsi, rimanendo sempre a portata di sguardo.

Il melo, poco distante dall’edificio, in questo periodo è fiorito e fa da cornice colorata alla chiesetta.

È proprio piccolissima, così come il suo campanile. La campana, poi, è minuscola, in bronzo, rimane sopra la scritta di ferro che ne indica il nome: “Chiesetta Alpina”. Fuori, su una parete, è stata sistemata nel 1975 una lapide con una scritta scolpita in memoria dei valorosi eroi caduti per la patria.

Attraverso la grata che fa da porta, si può vedere all’interno il modesto altarino, sul quale, in bella mostra, è stato posto un cappello degli alpini in ottone su ardesia e un pezzo di roccia per indicare le montagne della valle attraversate più volte da queste truppe dell’Esercito Italiano.

Questo corpo, il più antico della fanteria, ha combattuto contro francesi, tedeschi e austriaci su per i monti che spesso vi fotografo e vi mostro. In tanti paesi della mia Valle vengono ancora oggi ricordati non solo da monumenti in loro onore, ma anche da riunioni, associazioni e feste che ancora vengono tradizionalmente mantenute da uomini orgogliosi di aver fatto parte della salvezza dell’Italia.

Non ci sono croci al suo interno, un’unica grande croce fa da finestra. Sottile e alta, è stata creata sulla parete retrostante e permette alla luce di entrare. Un’altra, molto più piccola, è posizionata sopra la campana.

A Molini di Triora il raduno degli alpini avviene il 29 maggio ed è l’unico giorno in cui questa chiesetta viene usata per celebrare la Santa Messa, dopodichè si festeggia mangiando, bevendo e ascoltando i cori della vallata come il coro alpino “Monte Saccarello”. Nella mia valle ci sono un’infinità dichiese e ognuna è stata costruita in onore di qualcuno o riporta antiche testimonianze. Questa, è quella dedicata agli alpini.

Un abbraccio,

la vostra Pigmy.

M.

Goina – La località dei Pastori

Oggi andiamo a fare un giro appena sopra Triora. A Goina. Una piccola manciata di case, un forno e una chiesetta che si affacciano sulla meravigliosa Valle. Anche per questo posto ho avuto foto dal mio amico Marco, anch’esso amante della Valle Argentina. Ormai, sono diventata così famosa da avere anche i toporeporter-amici!

Ma torniamo a noi. A Goina, non è semplice arrivarci, è un posticino quasi nascosto che è stato creato nel’500 dalla fuga della gente per la pestilenza che colpì appunto Triora.

Dopo un periodo di frequentazione stabile, durante il quale si sfruttarono molto le qualità del Castagno, il posto andò via via spopolandosi sempre di più, fino ad arrivare a oggi, che è completamente disabitato.

Offre però ancora, a chi viene a visitarlo, il tipico paesaggio alpestre che è della mia Valle.

Sarà una stradina sterrata a portarvici e, una volta giunti, la prima cosa che colpisce il vostro sguardo sarà la splendida chiesetta con un cordone attaccato alle campane del suo minuscolo campanile in modo da poterle far suonare.

Questa chiesetta è stata costruita dal Comitato “Amici di Goina” che, ogni anno, si ritrovano lì per stare tutti insieme e festeggiare.

Questo piccolo Santuario è stato dedicato al Buon Pastore proprio in ricordo a coloro che vivevano questo borgo. I pastori. Ed era gente così povera che le loro case venivano usate per tutto: come dimora, come fienile, come cantina.

Con solo un pugno di castagne crude in tasca – racconta Giacumin Lanteri sul sito del Comune di Triora – si partiva di buon’ora per i pascoli -.

Goina, nome che probabilmente deriva da “piccola gola”, si trova sotto una grotta nell’Alta Valle del Capriolo, dove sono stati rinvenuti resti di questi pastori che popolavano questi luoghi tantissimi anni fa.

La condizione dei denti e delle ossa, ha permesso di capire le vere difficoltà che queste persone avevano per vivere. Non avendo da mangiare e con l’acqua come loro unica fonte di salvezza, anche la crescita ne ha risentito.

Quella grotta era come una fossa comune dove la gente portava i loro morti con un vero e proprio rito funebre e li ricopriva con collane, amuleti e oggetti vari.

Chiamata Grotta del Pertuso si trova ai piedi del Monte Franzè a ben 1300 metri sotto al livello del mare. Pensate. E, in essa, sono stati ritrovati, oltre a utensili inerenti all’età del bronzo, anche una perla azzurra di origine egiziana.

Poco distante alla chiesetta, è stato costruito un forno, completamente in pietra, e viene tutt’oggi usato durante il raduno annuale degli amanti di questi luoghi o da chi decide di passare una giornata in questo verde posticino sfiorato da aria fresca e ricoperto da un cielo azzurro intenso.

Ora vi saluto topi ma vi aspetto per la prossima passeggiata.

Intanto voi godetevi questo piccolo mucchietto di storia, cultura e vita tra i pascoli. Uno squit!

M.