Il corteo storico

Pronti a sfilare, topi? Vi siete vestiti? E allora dai, cominciamo.

Sotto lo sguardo critico dell’ Oratorio dei Ss. Sebastiano e Fabiano dei Bianchi, una realizzazione iniziata pensate già nel 1644 in Piazza Cavour, le coppe della premiazione stanno aspettando di andare in mano ai vincitori. Il premio andrà al rione che, per i costumi, per la trama della scenetta che ha scelto, per il modo di recitare e per la minuziosità dell’ambientazione avrà colpito particolarmente l’attenzione dei giudici.

Partiamo da via Soleri, conosciuta meglio come “U Pantan“, e sfiliamo davanti a tantissima gente. Le persone sono arrivate da ogni dove per vederci. Ma… forse è meglio che io mi faccia da parte per lasciar passare loro.

Ecco, me ne vado lassù, su quel muretto, così non avrò nessuno davanti a impedirmi la visuale.

Uh, eccoli! Wow, che vestiti! I primi due sono sicuramente dei nobili, guardate lui con che fierezza accompagna la sua dama. Sono solo i primi a sfilare, ma sono già uno più bello dell’altro. Appartengono al primo rione, ed essendo gli aristocratici, passano davanti a tutti gli altri. Ma non c’è solo sfarzo. Ecco spuntare un popolano, tiene stretta a sé la botte di vino e, mentre cammina, fa finta di essere ubriaco e barcolla. Viene  sorretto da due baldi giovani che gli indicano la retta via. Queste persone recitano anche durante il corteo, non solo nelle scenette in giro per le vie del paese. Mantengono la loro parte fino al momento della premiazione. Il pubblico sta già applaudendo e non ha ancora visto nulla. Ad ampliare la bellezza di questa manifestazione, ecco arrivare anche i cavalli, bardati, puliti e pettinati e questo lo è in particolar modo, con una splendida dama bianca sopra. Sarà sicuramente una principessa. È bellissima nel suo vestito candido e dorato, ha anche un vistoso gioiello appeso al collo. Con grazia, il suo accompagnatore la fa scendere da cavallo per accompagnarla vicino al palco. Anche lui, come cavaliere, è davvero niente male! Per rimanere nel tema del bianco, ecco spuntare addirittura un fantasma. Oh, ma è un meraviglioso fantasma. Una donna bionda, vestita con una tunica e i capelli lasciati sciolti. Il suo trucco è composto soltanto da pallida cipria e un velo nero sotto gli occhi. Tra le sue braccia stringe un neonato ed è anch’essa accompagnata da due uomini vestiti simili a lei. Nei suoi occhi c’è ancora finzione, recita. È brava, mantiene il personaggio nel quale oggi si è calata senza battere ciglio. Dopo di lei, ecco la sfilza delle nobildonne. E ce n’è davvero per tutti i gusti! Con i loro ampi abiti di velluto o ciniglia blu, rossi, verdi, viola e con il loro portamento, si distinguono, sono impeccabili. I loro gioielli ricoprono anche il capo e le coppie unite dal sacro vincolo del matrimonio indossano abiti simili. Ebbene sì, un tempo era usanza realizzare, con lo stesso pezzo di stoffa, il vestito sia a lei che a lui, per poter individuare con facilità lo stesso casato o lo stesso titolo nobiliare.

Sono tanti i Duchi e le Duchesse, i Conti e le Contesse, i Marchesi e le Marchese a sfilare nel corteo. LE coppie sono curate in tutto, anche nei più piccoli dettagli. E le stoffe sono molto pregiate, altro che Rossella O’Hara che si fa il vestito con la tenda! (Mitica). E, ovviamente, a proteggere chi comanda la città, non possono mancare le guardie, tutte con lo stesso vestito nero e la lancia affilata. A cambiare è solo la pettinatura. Sono rigidi, imperturbabili, fedeli al loro padrone, e sfilano davanti a un popolo che li osserva con timore. Ma le guardie, oltre a difendere i nobili, proteggono anche i cardinali, i prelati che hanno i loro soldati personali, con una divisa che si distingue tra le altre, armati anche di spada. Sono soldati di fiducia che li accompagnano ovunque, senza abbandonarli mai, mentre loro camminano a testa bassa, quasi a voler nascondere il volto.

Tutto è spettacolare e perfetto, dalla punta del cappello a quella degli stivali. Persino i vestiti dei bambini sono bellissimi. Anche loro hanno un copricapo adatto per l’occasione e anche loro hanno sfilato per tutto il paese.

In questo corteo sono stati rappresentati anche il Senato della Repubblica di Genova e il Vescovo di Albenga con la sua Corte. Il dominio genovese, ai tempi, era molto sentito ed è anche grazie a Genova se oggi abbiamo delle costruzioni così suggestive.

Il corteo ha iniziato a sfilare alle 15:30, partendo dalla salita di San Cristoforo, e alle 17:30 ci sarà la premiazione con gran finale e letture delle delibere. Questi personaggi hanno attraversato tutto il paese. Ma… chi ha vinto alla fine? Qual è stato il rione e, quindi, la scenetta che ha colpito di più i direttori di gara? Ve lo svelo subito.

Il rione San Dalmazzo, con la storia che vi ho raccontato precedentemente “U valun de me so Luisa“! Questo episodio deve aver toccato in particolar modo chi giudicava.

Il mio sottocoda è quadrato e segnato dalle pietre del muretto, non ce la faccio più, ma mi sono divertita un mondo e spero anche voi. Questa rievocazione storica mi ha fatto sentire un po’ topo di corte. E allora, amici topini, vi saluto, lasciandovi agli applausi del popolo che si è unito nel complimentarsi con il rione vincitore. E tutti hanno festeggiato fino a sera chiudendo, per quest’anno, una serie di manifestazioni che dura da giorni.

Un abbraccio,

la vostra Pigmy.

M.

Le Bazue e il brindisi delle streghe

Lo sapete chi sono le Bazue? La zeta viene pronunciata quasi come una s. Sono le streghe!

Cosa volete, in fondo vivo in una valle in cui si parla principalmente di loro, di gnomi e di lumache. A proposito di ciò, mi viene in mente che tra quasi un mesetto si festeggerà Halloween, e non vi dico qui cosa succede! Feste, travestimenti, notte in bianco, vampiri, zucche e chi più ne ha, più ne metta: una festa che meriterà sicuramente un articolo tutto per sé. Quello che però volevo farvi sapere è che nulla può iniziare senza prima un piccolo tocco di magia. Ho pensato allora, facendomi aiutare dalla mia amica Titania Hardie, inventrice di pozioni d’amore, di aiutarvi a preparare “Il brindisi delle streghe”. Sì, avete capito bene, e lascerete tutti senza fiato.

Questa bevanda è ideale per creare un clima allegro o suscitare un’atmosfera euforica e, ve lo dice una topostrega. Potete stare certi che non è utile solo in compagnia, ma anzi, con un ammiratore/rice solitario/a, fa miracoli!

Eccovi gli ingredienti e fidatevi di Titania: ha scritto libri interi stracolmi di ricette!

Procuratevi:

  • foglie e una dozzina circa di fiori di borragine;
  • 50g di cubetti tostati di pane nero;
  • 100g di zucchero grezzo
  • 3 zollette di zucchero imbevute di Grand Marnier o Cointreau;
  • 1/2 noce moscata (in un pezzo unico);
  • 1 stecca di cannella;
  • 1 pizzico a testa di zenzero in polvere;
  • qualche chiodo di garofano;
  • 1 cucchiaio da tavola di acqua di fiori d’arancio;
  • 1 scorzetta d’arancia;
  • 1 litro di birra scura;
  • 1 litro di vino aromatizzato ai fiori di sambuco o mirtillo.

Tremate, tremate, le streghe son tornate!

Ora, mescolate tutti gli ingredienti in una grossa coppa, cominciate con le foglie di borragine finemente sminuzzate e i cubetti di pane tostato, aggiungete lo zucchero, le zollette di zucchero, le spezie, l’acqua di fiori d’arancio e la scorzetta di arancia. Scaldate leggermente la birra e il vino in una pentola capiente, senza far bollire, e aggiungeteli poi agli ingredienti della coppa, poco per volta, mescolando bene finché tutto non si è amalgamato (o la coppa è esplosa). Infine, spargete i fiori di borragine in superficie e lasciateveli per circa dieci minuti finché sarete pronti per servire.

L’ideale, sarebbe tenere il tutto su un fornellino, quindi cercate il contenitore adatto. La borragine fiorisce bene per tutto l’autunno, ma se non riusciste a trovarla, acquistate da un buon erborista un preparato per tisane alla borragine e scegliete un altro fiore per decorare, come ad esempio i petali di rosa.

Correte ad allenarvi, Halloween è alle porte, non vorrete mica rimanere a mani vuote? E siate originali al momento del “dolcetto-scherzetto”, fate bere un sorso caldo a chi sta fuori al freddo… Be’, magari risparmiate i piccoli topini.

Pigmy.

M.