Dai granai della Valle alla tavola: la trasformazione del grano e di te

Topi, qualche volta capita che, anziché invitarla io, sia Maga Gemma in persona a chiedermi di andare da lei a consumare un pasto salutare e genuino. E, cercate di capirmi, come posso rifiutare tanta gentilezza?

Ebbene, ieri ho avuto il piacere di essere ospitata a casa sua. Mi sono seduta al suo tavolo, avvolta dai rivoli di fumo dell’incenso, e mi sono preparata ad ascoltare quello che avrebbe voluto insegnarmi. Quando si parla di Maga Gemma, infatti, c’è sempre qualcosa da imparare, statene certi!

tavola apparecchiata - occasione speciale

«Mia cara topina, sai perché ti ho invitata da me, oggi?»

Ho scosso la testa, così lei ha continuato: «Perché desideravo parlarti di una cosa che credo sia molto importante.»

«So che può sembrare strano, detto da me, ma sono tutt’orecchie!» ho ribattuto.

La Maga ha sorriso: «Molto bene. Come sai, la Natura può essere nostra Maestra in moltissime occasioni. Nessuna creatura terrestre può sottrarsi alle sue regole e ai suoi influssi, che influenzano ogni cosa. A dire il vero, volendo essere precisi, non è solo la Terra a influenzare le creature che la abitano: i pianeti, le stelle e l’Universo intero hanno potere sull’Esistenza.»

Pendevo già dalle sue labbra, topi! Non ho fiatato, l’ho lasciata continuare, perché volevo capire dove volesse arrivare con quei discorsi grandiosi.

«Adesso, per esempio, ci troviamo in un momento dell’anno molto particolare…»

I suoi occhi mi hanno interpellata, così ho cercato di dire la mia: «Sì, siamo in Estate!»

«Esatto, piccola amiche. Ma anche l’Estate ha in sé diverse energie.»

Questa Maga mi fa sudare freddo, con le sue domande a trabocchetto: «Be’, è la stagione dei frutti…» ho risposto.

«Proprio così, ma è anche molto altro. Conosci il motto “Come sopra, così sotto; come dentro, così fuori; come l’Universo, così l’Anima“?»

Ho riflettuto un attimo su quella specie di indovinello appena ascoltato, poi ho scosso la testa: «No, non mi pare di averlo mai sentito.»

«Era proprio qui che volevo arrivare. Forse non avrai mai udito le parole umane di cui ti ho resa testimone poco fa, ma sono sicura che tu in realtà le conosca profondamente: sei una bestiolina e, come tale, sei molto sensibile ai cambiamenti della Natura, molto più di quanto lo siano gli esseri umani, ormai offuscati dai loro pensieri e spesso dormienti. Il moto del nostro pianeta intorno al Sole ha fatto sì che il nostro emisfero lo scorso giugno entrasse nella stagione in cui ci troviamo tuttora, l’Estate. L’energia dapprima euforica di questo periodo, data dal Sole che con i suoi raggi ci scalda e permette alla Natura di rinascere, ora, sul finire di luglio, assume sfumature differenti. E’ tempo di trasformare i doni preziosi della Natura, lo sai bene anche tu.»

«Ah sì, è vero! E’ tempo di conserve e provviste, sia per gli esseri umani che per noi animali del bosco.» ho detto entusiasta, credendo di essere entrata meglio nel discorso che voleva farmi la Maga.

Grano

«Proprio così. Ed è la Trasformazione, quella di cui voglio parlarti oggi.» Dicendo così, mi ha porto del pane fragrante. Era tiepido, sfornato da poco, e aveva un profumo e un aspetto indescrivibili. «Per lungo tempo, qui in Valle Argentina, le coltivazioni di grano hanno arricchito i pendii delle montagne con il loro colore oro. Che tinta meravigliosa, topina! Quello del grano è l’oro della rinascita, del Sole che sorge al mattino con tutte le sue potenzialità. E’ la nuova Vita in tutta la sua prorompenza.»

«Il mattino ha l’oro in bocca, come dice il detto popolare!»

«Esatto, ed è davvero così. Come ti dicevo, il grano era protagonista indiscusso dei nostri luoghi…»

«Sì, non per niente Triora era il granaio della Repubblica di Genova» l’ho interrotta per la seconda volta.

farina

Maga Gemma ha annuito: «E non solo! Tutta la Valle abbondava di una qualità di grano particolare e unica per le sue proprietà. Il nostro grano sfamava gran parte della Liguria, e arrivava fino alla Francia. Questa ricchezza si traduceva anche in un’infinità di mulini, i quali funzionavano grazie allo scorrere del torrente Argentina e alla forza della sua acqua. Ora non esistono più, ma un tempo il grano veniva macinato nei numerosi mulini che hanno dato il nome al borgo di Molini di Triora, ma ce n’erano anche in altre località della Valle. Lì si macinava il grano che con fatica veniva raccolto e trebbiato, è in quei luoghi che avveniva la prima Trasformazione: dal chicco si ricavava la farina, e la farina è l’ingrediente essenziale di una pietanza che, come abbiamo già avuto modo di dire io e te, viene consumata quotidianamente.»

pane grano valle argentina

«Certo, il Pane!» ho esclamato.

«Oh, bene! Il Pane è la seconda Trasformazione.» A questo punto, ha spezzato la profumata pagnotta, sfoggiandone l’interno. Aveva lievitato proprio bene, perché l’impasto era ben forato e leggero. «Il Pane, per la gente di questi luoghi, era una ricchezza. Era ed è ancora un vanto, un simbolo di abbondanza e ringraziamento. Col Pane sulla tavola si rendeva Grazie a Madre Terra per il raccolto appena svolto, ma anche a Dio, che permetteva all’uomo di sopravvivere grazie ai doni della Terra che lui concedeva ai propri figli.»

spezzare il pane

«Nel Vangelo al quale gli umani si affidano si dice che Gesù spezzò il Pane e rese Grazie, dicendo che esso è il corpo del figlio di Dio offerto in sacrificio per l’umanità.» La Maga, con quel gesto, mi aveva ricordato le parole che ho udito tante volte recitare passando nelle vicinanze delle chiese. Anche se una topina come me non appartiene alle religioni degli uomini, non ho potuto fare a meno di notare l’analogia tra Gemma e le gestualità dell’eucarestia.

«Ecco, brava, hai fatto proprio una bella considerazione. Il Pane è il corpo della Terra, possiamo leggere così questo passo del Vangelo. E il corpo della Terra, come sapevano bene le antiche popolazioni, è anche quello di Dio, dell’Energia Universale che tutto pervade. E’ un corpo trasformato, poiché dal seme è stata tratta la farina per plasmare poi una forma nuova. E arriviamo così alla terza e ultima Trasformazione…» Mi ha offerto una metà di quel suo pane invitante e io l’ho preso tra le zampe tremanti di emozione. «Riesci a dirmi quale sia? Non mangiarlo, aspetta ancora un momento.»

pagnotte

«Credo… forse la terza Trasformazione avviene dentro di noi?»

«Bravissima! Con il gesto di portarci il Pane alla bocca, introduciamo in noi il frutto della trasformazione, dell’abbondanza e della gratitudine. Ecco la chiave per attraversare nel modo più giusto questo periodo dell’anno. Purtroppo non tutti lo sanno, ma sono sicura che tu saprai fare in modo di divulgare questa importantissima conoscenza. Mangiando il Pane con consapevolezza, possiamo portare dentro e fuori di noi la trasformazione che vogliamo vedere avverata. Ci poniamo nella condizione di ricevere abbondanza, ma possiamo ottenerla davvero nella nostra vita solo se utilizziamo l’ingrediente fondamentale: la Gratitudine. “Spezzò il Pane e rese Grazie”, dice il Vangelo. Se si è in grado di ringraziare per ciò che non si è ancora ottenuto, per ciò che si possiede già e, meglio ancora, ringraziare incondizionatamente, avverrà in noi la terza trasformazione. Come in alto, così in basso: i moti celesti hanno condotto la Terra e i suoi abitanti in questo periodo stagionale, e noi risentiamo delle sue energie. Come dentro, così fuori: mangiando il Pane, che è il frutto della trasformazione, possiamo trasmutare la nostra realtà interiore ed esteriore. Come l’Universo, così l’Anima: l’Energia di questo momento ci spinge a ringraziare e a godere appieno di quello che abbiamo conquistato con fatica. Ti è più chiara, ora, l’affermazione che ti avevo presentato all’inizio?»

«Sì, Maga Gemma, ed è veramente fantastica! Ora il Pane assume per me un significato nuovo, ancor più importante. Grazie per questa condivisione, ti sono profondamente grata.»

«Brava, vedo che ti sei messa sulla giusta lunghezza d’onda per la serata che avevo in mente. Mangiamo, ora. E ricorda: queste caratteristiche si protrarranno fino al periodo autunnale, quando ci sarà un nuovo simbolo trasformativo di cui parlare…»

«… il Vino!»

«Esatto. Buon appetito, piccola amica. E che la tua Trasformazione sia grandiosa!»

Con quelle parole, Maga Gemma ha toccato delle corde talmente profonde dentro di me da lasciarmi senza squittii. Il suo augurio, topi, lo rivolgo a voi quindi. Fate tesoro di quello che avete imparato fin qui, mi raccomando!

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Il culto Mariano nella Valle Argentina

E’ molto sentito nella mia Valle, cari topi, ormai lo sapete anche voi. Ovunque si vada, si è sempre affiancati e protetti da una raffigurazione della Vergine Maria, una Madonna che tiene in braccio il suo bambino, che apre le mani devota o, a mani giunte, prega. E’ una Madonna pura e immacolata nella sua veste bianca o azzurra, è scalza con la sua regale corona a cingerle il capo.

La troviamo in ogni forma e dimensione. Statue, quadri, dipinti… piccola o grande che sia, viene posizionata ovunque, in ogni angolo: sui muri delle case, nelle crepe delle rocce, dentro a tronchi cavi di alberi o sotto grotte come a Lourdes, e una leggenda vuole che nessuna pianta rampicante possa avvinghiarvici e coprire così la candida Signora. I fiori, però, veri o finti, non mancano mai e c’è sempre, anche nei luoghi più sperduti, qualche vecchietta che, miracolosamente, riesce ad andarli a cambiare di tanto in tanto e ad accendere un lumino. Come se non bastasse, anche diversi santuari prendono il suo nome e le attribuiscono proprietà sempre diverse: Madonna della Neve, Madonna del Ciastreo, Nostra Signora della Pace, e così via.

La Madonna è l’immagine stessa della Chiesa, venerata e onorata in lungo e in largo. Per gli abitanti della mia Valle, poterla pregare è un privilegio, una coccola alla quale ci si concede volentieri.

Se la sua immagine non c’è, sembra che manchi qualcosa. Lei era lì anche nel periodo della guerra, unica boa in un mare di dolore, sofferenza e sangue. E pensare che alcuni sostengono che questo culto  fosse totalmente assente alle origini del Cristianesimo e che sia stato inventato di sana pianta per motivi di convenienza politica. In realtà, i dati storici e la passione sempre testimoniata, ci presentano una realtà diversa alla quale si può credere, composta da fedeltà pura.

Il falegname la intaglia nel legno così come il muratore le crea una cappella in cemento e mattoni. Ma forse è sbagliato chiamare questa devozione culto. Direi che è semplicemente una grande forma di rispetto. Dal punto di vista teologico e storico, si sa, la sua opera di mediazione tra Dio e gli esseri umani si spiega con l’investitura che ricevette da Gesù sulla croce, un compito da portare a termine e senza fine, quando venne donata agli uomini la sua bellezza e bontà per farli sentire più vicini a Lui. Soprattutto dopo quella che il cattolicesimo reputa l’ascensione di Gesù, Maria rimase il punto di riferimento per la comunità dei credenti. E in Valle Argentina sono anche tante le feste Mariane, realizzate prevalentemente durante il periodo estivo, come tanti sono i luoghi delle mille Bernadette Soubirous. Passeggiare nella mia Valle vuol dire anche questo, topi: ammirare queste opere dell’uomo, opere eterne che da sempre lo accompagnano e lo tengono per mano. C’è chi si è anche offeso, perché solo Dio deve essere onorato, e nessun altro. E c’è chi la pensa come vuole. Io credo che, al di là dei nostri personali pensieri, al di là dei nostri Credo e di ciò che si può considerare, vedere tanta gioia, meticolosità ed entusiasmo in queste costruzioni, non possa fare che piacere e compagnia e, perché no, magari donare un senso di unione. Se si guardano queste immagini, si può vedere come trapeli da esse tanta voglia di realizzarle bellissime.

M.

 

L’Ippocastano, ombroso e imponente

Il suo nome scientifico, Aesculus Hippocastanum, deriva da hippos – ovvero cavallo – e da castanon, castagna.

Si chiama così perchè i suoi frutti tondi e bitorzoluti erano un tipico alimento per cavalli, li rendeva forti e attivi. Non sono commestibili per noi, però.

Le sue castagne sono più tondeggianti di quelle alimentari, nascono in un riccio dalle spine più rade e più tozze. Quando ero bimba, con l’aiuto di un ago e uno spago, fabbricavo con esse delle lunghe collane che tutta la mia famiglia era obbligata a portare addosso.

Con i suoi semi si può fare un’ottima farina, ma, se non sono precedentemente trattati, risultano tossici e hanno un effetto narcotico.

Il loro impiego, tuttavia, risulta interessante in ambito fitoterapico, poiché questi frutti sono ricchi di sostanze  come i tannini, l’escina e i flavonoidi, dotate di azione antinfiammatoria, vasocostrittrice e antiedemigena.

Quante volte, da piccoli, ci siamo sentiti dire dagli adulti di non mangiarli assolutamente?

La mia Valle ne è letteralmente piena. E’ infatti un albero molto resistente, patisce poco anche il freddo più intenso o il caldo soffocante. Anzi, che bell’ombra offre quando ci si siete sotto le sue fronde, d’estate! E’ alto, grande, imponente.

Chiamato anche Castagno D’India, fa parte della famiglia delle Sapindaceae e lo si trova in ogni zona d’Italia, ma è originario dell’Asia ed è stato portato da noi solo nel 1500. Simbolo di tanti paesi e della famosa casa di Anna Frank; su di lui, la ragazza ha scritto molto nel suo celebre diario.

Simboleggia l’amore eterno, duraturo e reso forte dall’onestà e dalla sincerità; le sue fronde, così maestose, donano un senso di protezione. La sua gemma, utilizzata come un fiore di Bach,  il fiore dell’anima, è indicato per le persone che non sanno vivere il presente e rifuggono nel futuro, persone disattente e frettolose, che non imparano mai dalle loro esperienze e commettono sempre gli stessi errori. Sono individui incapaci di fermarsi e riflettere. L’ippocastano dona loro stabilità, serenità, risulta essere un punto di riferimento anche a livello psicologico.

Ed è un punto di riferimento anche nelle piazze dei paesi. Non vi è mai capitato di darvi ogni giorno appuntamento sotto il perenne Ippocastano? A me sì, tante volte. Ci si vedeva tutti lì, in piazza, sotto di lui, per poi decidere che gioco intraprendere. E, ai miei tempi, non sapevamo certo di essere sotto un albero tanto importante!

L’Ippocastano, nella mitologia norrena, rappresenta il Dio Thor, famoso per la sua forza leggendaria. Mica male, no? E’ forte anche lui: pensate che può raggiungere i trenta metri d’altezza! Potete immaginare che radici solide abbia?

L’Ippocastano ci dice di stare tranquilli, che tanto c’è lui, e che per aiutarci, non ha bisogno di niente in cambio. Pensa a tenerci sotto le sue lunghe fronde, a far da nido a tanti animali, a rinfrescarci e a darci energia. Evviva l’Ippocastano allora!

Quello di queste immagini è il bellissimo e secolare Ippocastano della chiesetta di San Bernardo di Andagna.

Un abbraccio a tutti.

M.

Intervista a Pigmy

Cari topi, conoscete Mirial?

Allora, Mirial è una ragazza davvero speciale. La reputo tale perchè è molto gentile, umile, sempre indaffarata, fantasiosa, sognatrice, ma con la testa sul collo e soprattutto mi piace di lei che vive un rapporto con la natura pari al mio e quindi, ovviamente, condivido i suoi pensieri.

Come me, anche lei ha la sua filosofia di vita, che poi è uguale alla mia. Ma al di là di questo, Mirial è anche molto sensibile e, le persone sensibili, quelle che amano le piccole cose della vita reputandole grandi,  hanno sicuramente un’intesa con me.

Cosa succede, quindi, se una persona che ritieni speciale decide di intervistarti? Be’, succede che sentirti onorata è poco, insomma! E così, sono andata a finire anch’io dentro a quel blog, quel blog che amo tanto, pieno di particolari e angolini deliziosi da scoprire http://miopaesedellemeraviglie.blogspot.it/ un blog dal nome bellissimo e misterioso “Sogni di una Notte di Luna Piena”. Una tana delle meraviglie, davvero! Andate a darci una sbirciatina.

E ora eccovi l’intervista che mi è stata fatta direttamente dal suo post, presa e messa qui per voi. Buona lettura!

L’intervista s’intitola

A TU PER TU CON… PIGMY

Ed eccoci di nuovo qui, creature del bosco! Oggi  ho il piacere di avere la compagnia di un tipetto che vorrei presentarvi ^^ Si chiama Pigmy, è una topina e gestisce un blog davvero molto, molto bello che vi consiglio di visitare che si chiama La topina della valle Argentina – cronache dal mondo di un Mulino. Oggi la ospito qui, sotto le fronde di questa mia foresta. Siete pronti a conoscerla? Bene, allora iniziamo l’intervista ^^
 
– Ciao Pigmy! Presentati ai lettori del blog ^^  
Ciao a tutti, ciao anche a te Mirial e grazie, innanzi tutto. Mi presento: Sono una ragazza che si è trasformata in topina per poter vivere al meglio il contatto con la natura e il mondo che la circonda. Un mondo che ama e che vorrebbe far conoscere anche a voi. I topini, quelli dei boschi, sono vivaci, lavorano alacremente, sono sempre attenti, un po’ come me, insomma. Mi occupo di tante cose, gironzolo di qua e di là, fotografo, ogni tanto ne combino qualcuna. Ho sempre fame, mi piace rosicchiare, ricordare le favole e difendere i più deboli, ma soprattutto, adoro passare le mie giornate tra le piante e gli animali.
-E adesso che sappiamo qualcosa di te, raccontaci del tuo bellissimo blog: quando è nato e cosa ti ha spinto a scrivere il primo post?
Grazie per il bellissimo! Il mio blog è nato l’anno scorso, ad agosto. E’ nato con l’intenzione di lanciare diversi messaggi, come l’amore per i propri luoghi natii, per tutto quello che vive intorno a noi, ma anche per scambiare idee, ricette, socializzare, coinvolgere. E questa passione per il blog mi ha preso sempre du più. Ora ho anche una socia che spesso mi aiuta e che saluto e ringrazio. Si chiama Niky e vive e ama la mia Valle come me. Siamo amiche da parecchio tempo. Il blog ha subito diverse modifiche, ho cercato di incentrarlo sempre di più sui temi che volevo  approfondire. Ora penso di aver trovato il giusto stile, raccontare di cose che si conoscono già, oppure no, cercando di far vedere altre prospettive delle cose, quelle che vedo io. Cerco di far capire come vivo. E’ un blog semplice, ma che mi ha dato tantissime soddisfazioni, soprattutto nella Valle Argentina, che è la mia casa, ma anche da tutti gli amici blogger che ho conosciuto in questa avventura. Un blog è per me come un’opera d’arte, chi con passione ne ha uno, è come se volesse farci entrare nel suo mondo e questo è ciò che vorrei si notasse. La porta del mio mulino è sempre aperta per chiunque.
-Sul tuo blog parli molto della valle in cui abiti, dei luoghi che ti circondano… parlacene brevemente anche qui =) La tua valle è stupenda, io stessa la visito spesso!
La mia valle è meravigliosa. Mille luoghi nel mondo sono meravigliosi, ma qui mi sento davvero a casa, protetta. E’ una valle che bisogna saper guardare, capire, ascoltare, perchè ha tanto da svelare. Un fiore, ad esempio, non è solo un gambo verde con del colore intorno, è molto, molto di più! E così è lei, in ogni suo particolare. Quando mi addentro in Valle, mi si apre il cuore. Vedi, a volte cerco di vederla con gli occhi di qualcuno che non prova affetto per lei e spesso mi capita anche di pensare “Bah, capirai, è una Valle come le altre, due case… due monti… due alberi… “, ma già mentre pronuncio queste parole inizio a sentire come dei brividi di emozione, e allora continuo e mi dico “…sì… due alberi… però che belli, ‘sti due alberi! E quel prato? Meraviglioso. In effetti… dai, un prato così dove si è mai visto? E il torrente! Guarda che vegetazione! No, no, è troppo bello, è meglio degli altri torrenti!” e allora rido e me la godo tutta, la mia Valle. Cosa vuoi che ti dica? Sono matta, ma mi piace! E poi, geograficamente parlando, è davvero un territorio particolare. Pensa che offre il mare e la montagna insime, e poi, con il Monte Saccarello, tocchiamo la punta più alta di tutta la Liguria! Immagina lo spettacolo. E poi c’è una vegetazione davvero rigogliosa, quindi non è solo bella, fiorita in primavera e colorata in autunno, ma anche utile dal punto di vista erboristico. Sono tantissime le piante officinali. Per non parlare della sua storia: le battaglie contro i Saraceni, il sottostare alla Repubblica di Genova, le leggende sulle streghe… insomma, ce n’è per tutti i gusti, non posso non amare questo posto.
-Sei una lettrice accanita? Che libri leggi?
Ero una lettrice accanita, leggevo tantissimo. Ora un po’ meno. Dopo i figli, gli animali, il lavoro, gli studi, la casa e chi più ne ha più ne metta, il mio tempo va alle mie passioni tra le quali non c’è, ahimè, la lettura in questo momento. Ero comunque affascinata dai thriller, dai gialli e dai testi di medicina senza essermi fatta mancare i classici ovviamente.
-Un altro ingrediente del tuo blog è la cucina: parlaci un po’ dei tuoi sapori preferiti e paragonati a dei cibi… se fossi una ricetta cosa saresti? 
Bella domanda! La cucina è una cosa che ho inserito da poco. Sono più una mangiona che una cuoca, ma, quando cucino, vedo che le ciotole tornano tutte belle pulite nel lavandino. L’arte culinaria fa parte della mia Valle, che ha i suoi piatti tipici. Se fossi una ricetta, io?! Mamma mia… be’, potrei essere tante cose, ma per attenermi ai miei luoghi ti potrei dire “La torta Pasqualina”, la classica torta verde tipica conosciuta anche con il nome di “torta di riso”. Perchè? Perchè piace a tutti, può essere piena di ingredienti diversi e quindi sempre una sorpresa, tutti la conoscono, è adatta a ogni occasione e soprattutto…. Ti ricordi quel detto di noi liguri? – O torta di riso o…. -, ecco, io sono l’unica alternativa praticamente! Modesta no?
-Parliamo del tuo rapporto con la Natura che condivido in pieno, come già sai. Da cosa è nato? Ti è stato trasmesso da qualcuno?
Mi apro dicendoti che, per qualche anno, durante la mia adolescenza, a causa di un trasferimento, è stata la mia unica vera amica. Quasi la detestavo, all’inizio. C’era solo lei. Forse per colpa mia, forse no, non lo so, ma era l’unica cosa che avessi. Bene, io ora non voglio fare il Mowgli della situazione, ma lei mi ha davvero accolta e nonostante quello che provavo per lei, mi ha svelato tanti suoi aspetti: quelli spiacevoli, ma anche quelli da lasciarmi senza fiato. Il nostro rapporto è cresciuto sempre di più, fino a diventare una cosa sola. Quando sono tornata nel mio mondo, presa dalla gioia di ciò che stavo vivendo, l’ho abbandonata, ma lei ha iniziato a mancarmi sempre di più. Avevo nostalgia di lei. Ho iniziato quindi a riviverla, dovevo vivere con lei, e, da allora, siamo ancora adesso insieme. Per me è tanto, è la mia guida, il mio universo, il mio Dio. Se ho un credo, quello è lei.
-Ho notato che ami molto gli animali: qual è il tuo preferito e quello che invece non sopporti in assoluto? Ammesso che ce ne sia uno, ovvio ^^
Amo tutti gli animali, ma è inutile essere ipocriti e quindi ti dico subito che alcuni non devono entrare nel mio territorio, così come io non entro nel loro. I ratti, per esempio, quelli che vivono nelle fogne (nonostante parenti alla lontana!) e le zanzare. Non li trovo utili a nulla, sono approfittatori, mordaci, troppi e dall’indole davvero poco buona o umile. Non mi piace la loro aggressività gratuita. E meno male che sono relativamente piccoli, soprattutto le zanzare! Sto invece imparando ad accettare i ragni e le cavallette. Ecco, quelle zampe lunghe e quella loro imprevedibilità mi ha sempre un po’ destabilizzato. Gli animali che adoro, invece, sono tantissimi, tutti praticamente. Non ne ho uno in particolare, ognuno ha un suo perchè, un messaggio da dare, un’emozione da regalare e quelli che vivono con me devono poter essere liberi.
-La tua citazione preferita?
Nonostante il mio Dio sia ogni forma di vita, come ti spiegavo prima, la mia citazione preferita è una frase di Maria Teresa di Calcutta che dice “Perchè io vedo Dio dietro ogni suo travestimento”. Per me ha un grande significato.
-E ora… la tua filosofia di vita =)
Riuscire a vedere Dio dietro ogni suo travestimento. Sto imparando ogni giorno di più che tutti noi siamo maestri e allievi, in ogni cosa che facciamo. Siamo un tutt’uno con quello che accade, sia bello che brutto. E non parlo solo di noi esseri umani. Intendo tutto. Penso che abbiamo la forza di smuovere un’energia positiva o negativa, che possedimo capacità molto più grandi di quello che pensiamo, ma che abbiamo perso. Mi sto impegnando per ritrovarle. Penso che l’odio, la rabbia, la cattiveria si possano combattere con l’amore. Vedi, se io odio una persona che mi odia, genero solo odio. Bisognerebbe cercare di elevarsi. Senza contare che provare sentimenti negativi fa solo male a chi li prova, e allora perchè farlo? Se tu volessi il mio male, ma io per te vorrei il bene, io sono felice. La mia filosofia è questa: cercare di vivere bene, senza far del male a nessuno, senza mai mancare di rispetto e cercare di portare amore. Oh! Io non sono Maria Teresa di Calcutta, però quando al mattino, da quattro persone diverse, ti senti dire: – Finalmente una persona che sorride! – ti fa piacere. Perchè probabilmente si ha bisogno di più sorrisi, e sapere di averli regalati, per me è il più bel complimento che possano farmi.
-Bene Pigmy, l’intervista è conclusa! Grazie per aver accettato di essere intervistata e grazie per le tue risposte ^^
Grazie a te Mirial! Ma sai che quest’intervista mi ha emozionata?! Grazie davvero e tanti complimenti per questa tua tana, è meravigliosa!
Non pensate anche voi che valga la pena di visitare il suo blog? Pigmy è una topina speciale, vi accoglierà con gentilezza e cordialità al suo Mulino! Correte a visitarlo, non ve ne pentirete =)
Che dite, topi? Posso gasarmi un po’? Io mi gaso!
Un bacione a tutti e a te Mirial. Alla prossima.
p.s.= Il mio bellissimo primo piano e la foto della vallata sono merito di Mirial!
M.