Messaggi per noi da Madre Natura

Topi, voi siete fortunati, lo sapete?

E lo siete anche tanto, perché avete una topina che vi aiuta a interpretare il mondo come altrimenti, forse, non riuscireste a fare!

Per esempio, lo sapete che la Natura può parlarvi in diversi modi? Ecco, lo sapevo. Devo spiegarvi tutto come al solito. Santa Ratta, che pazienza devo avere! Ah, ma vi voglio bene. Sì, ve ne voglio proprio tanto, ecco perché sono qui a picchiettare le zampe sulla tastiera per voi!

Ditemi un po’: vi è mai capitato di vedere cuori disegnati da foglie abbandonate sull’asfalto, da giochi di ombre tra le rocce? E vi siete mai accorti di trovare piume in modi e posti insoliti? Ecco. Zac! Beccati! Ma scommetto che non vi sarete mai chiesti il perché, o che non siate sicuri di interpretare questi segni nel modo giusto, ma non preoccupatevi: c’è qui la vostra Prunocciola, che possiede il vocabolario giusto per voi.

Ah, la Natura… che madre meravigliosa per noi creature che popoliamo la Terra e questo angolino di Universo! Non lascia mai nulla al caso, pensa sempre a tutto, proprio come una vera, premurosa mamma. La forma di una chiocciola, per esempio, è perfetta, così come la fisionomia di altri animali e delle piante. Ogni cosa ha il proprio perché, lo sapete. E questi simboli che lei lascia in giro per noi non possono essere da meno.

Sono segnali importanti da cogliere, veri e propri messaggi per noi, e solo per noi! Ma ci pensate? Oh, guardate che non vi racconto musse, eh! Che già li sento, i più scettici. Ve l’ho dimostrato altre volte che dico la verità, per cui non perdete il filo del discorso e state a sentire quel che ho da dirvi.

I cuori… che grande messaggio! C’è chi li trova ovunque. A me è capitato di trovarne sui pomodori maturi baciati dal sole, nella ruggine del lavandino, persino in una nocciola rosicchiata dal mio amico Scoiattolo… guardate coi vostri occhi, topo-Tommaso che non siete altro.

C’è un’energia che lega ogni cosa vivente e non, i nativi americani la conoscevano col nome di Grande Spirito, e un po’ mi piace chiamarla così anche io. Perché è davvero una grande energia che si trova in ogni cosa esistente, come un fiume invisibile nel quale ognuno di noi è immerso.

Ed è questo fiume, con la nostra diretta partecipazione, a far capitare tra le nostre zampe i messaggi giusti per noi in un momento specifico.

I cuori, per esempio, portano questo messaggio: “Sei pieno/a d’Amore.” Bellissimo, vero? chi vede spesso queste forme, significa che sa donarlo agli altri e a se stesso senza aspettarsi nulla in cambio, con generosità. E la Natura ce lo mostra così, mettendocelo “su un piatto d’argento” perché noi lo notiamo.

C’è una regola di comunicazione importante in questo fiume d’energia di cui facciamo parte: tutto torna indietro amplificato, sia il bene che il male. Non è superstizione, topi, ma una legge della fisica quantistica, se proprio volete saperlo. Oh, come siete antipatici oggi.

E poi, vi è capitato di trovare sorrisi? La mia topo-amica li ha trovati! Sfornando una torta, si è accorta che aveva una crepa a forma di sorriso. E sapete cosa significa questo messaggio? “Dentro di te c’è molta Gioia”. Oh, sì! Una gioia contagiosa capace di arrivare ovunque, come i raggi dorati del sole!

C’è anche chi trova piume in ogni dove, se le vede spuntare tra le zampe nei momenti più disparati. Per queste è più difficile trovare il significato, perché c’è chi dà importanza anche ai colori e all’uccello che se ne è liberato, ma in generale posso dirvi che la piuma ricopre il corpo dei volatili, svolgendo dunque una funzione protettiva.

piuma

Per questo motivo uno dei tanti messaggi che la piuma ha per voi è il seguente: “Non avere paura, sei protetto/a”. Bello, eh? Ma non finisce qui. Le piume sono fondamentali per il volo, e questo significa che anche voi, in un certo senso, state volando: verso la libertà, verso una crescita personale. Trovare una piuma è come un incoraggiamento a fare sempre meglio, con entusiasmo.

Dovete però anche fare attenzione agli animaletti che si avvicinano a voi sia grandi che piccini!

Vedete… queste creature si muovono solo attraverso l’energia. Non pensano come noi. Lavorano con altri sensi molto più importanti e sottili. Quindi, quando un animale vi viene accanto, o addirittura su una zampa, è come se foste stati scelti come prediletti per lui in quel momento. Anche il loro giungere a voi è un segno perchè un buon movimento di frequenze energetiche e, gli animali, hanno sempre e solo frequenze d’amore anche quando a noi pare vogliano farci del male. Per loro non esiste il “male” inteso dall’essere umano e quindi è tutta purezza.

Allora, topi, avete imparato qualcosa di nuovo oggi?

Io vi saluto e vi do appuntamento al prossimo articolo.

Un bacio affettuoso a tutti!

 

 

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La Valle del Caffè e della Caffeomanzia

Fu portato in terra ligure dai nostri primi naviganti che molto tempo fa, partendo per luoghi lontani oltremare, permisero anche a noi di assaporare nuove spezie, nuovi gusti e nuovi aromi tra i quali il Caffè.

Esso rigenerava! Corroborava! Riscaldava! E ovviamente, come tutti sappiamo, donava molta energia. Ancora oggi è assai amato e bevuto per queste doti.

Nella mia Valle non si coltiva; la Coffea, il genere di piante che comprende circa 100 specie diverse di Caffè ed è appartenente alla famiglia delle Rubiacee, è una pianta che adora altri climi i quali gli permettono di crescere florida e fiorire con i suoi piccoli fiori bianchi che sembrano stelline.

Nella mia Valle, però, un’antica arte di origine greca e mesopotamica, considerata divinatoria, è ancora praticata da diverse donne legate alle usanze e alle tradizioni di un tempo che, anche in Liguria, avevano molto successo ed erano considerate arricchimenti per la cultura popolare.

Vi sto parlando della Caffeomanzia, o Caffeamanzia, ossia la tecnica che insegna a leggere il futuro di una persona attraverso i fondi del Caffè. E non vi dico le nostre Bazue quanto uso ne hanno fatto di questo sapere!

Provo a spiegarvela essendo anch’io un’amante di certe meraviglie, le quali non voglio vadano perdute.

In pratica, quando una persona beve un Caffè, e deve berlo in una tazzina chiara, occorre osservare bene le forme che i residui lasciano dentro alla tazzina o sul piattino. Quelli sul piattino indicano la situazione attuale mentre quelli nella tazzina indicano gli avvenimenti futuri. A volte compaiono addirittura dei numeri e sono inerenti ai giorni, o ai mesi, o agli anni nei quali questi eventi si realizzerebbero.

C’è però tutta una tecnica da tener presente e che non mi vede molto capace ma so che bisogna far roteare la tazzina tra le mani, almeno tre volte, e aspettare che si raffreddi consolidando così quelle figure.

In realtà, quest’arte, è nata moltissimi anni fa quando la scura bevanda si preparava con polvere finissima di Caffè mescolata all’acqua e messa a bollire in un pentolino. I chicchi macinati rimanevano nell’acqua e la bevanda era più torbida rispetto a quella che beviamo oggi sporcando ancora di più la tazza e mostrando così figure ancora più distinte. Volete degli esempi?

Beh… per dire… l’apparizione di una forma simile ad una barca prevedeva l’arrivo di qualcuno, il cappello invece segnava un cambiamento e la candela mostrava che si aveva del sostegno nella vita. Forte vero?

Inoltre, anche le sfumature di colore raccontano qualcosa. Le tonalità chiare rappresenterebbero gli avvenimenti positivi mentre quelle scure gli avvenimenti negativi.

E voi sapete tradurre i fondi del Caffè? La mia topo-zia lo faceva ma io ero così piccola che non ricordo nulla ahimè!

Sapete però che non tutti possono bere il Caffè? Ovviamente ad alcuni non piace, altri invece, che ne berrebbero dei litri, non se lo possono permettere poiché esso causa loro delle fastidiose palpitazioni. Chi soffre di tachicardia, infatti, preferisce non lasciarsi guidare dalla gola.

Peccato… il Caffè accelera il metabolismo, fa dimagrire e rende toniche le pareti dei capillari. Sempre se non si esagera ovviamente.

Ora devo lasciarvi, indovinate perché?

Beh, devo andare a preparare il Caffè è ovvio! Oggi verrà a trovarmi Maga Gemma e… Ohmmmmammatopa! Non oso neanche pensare a tutto quello che una Maga come lei può leggere nel fondo di una tazzina!

Un bacio energetico topi!

Il divino nella Vite, nell’Uva e la Vendemmia

Topi cari, l’estate ci abbandona e i suoi colori sgargianti si spengono per lasciare posto a tinte più scure. In tutta la Valle e le sue zone limitrofe le aree collinari sono cariche degli acini succosi e tondi dell’Uva, uno dei frutti autunnali per eccellenza. Com’era divertente, quando ero topina, schiacciarli con le zampe per aiutare con la vendemmia! Una vera gioia, una di quelle che difficilmente si possono dimenticare.

vite e uva

Ebbene, proprio una manciata di sere fa è venuta nella mia tana Maga Gemma. L’ho invitata per condividere con lei l’abbondanza del mio raccolto ed è stata entusiasta di  unirsi a me. La mia tavola era imbandita: non mancavano piatti a base di zucca, mele e frutta secca, ma l’attenzione della Maga era rivolta interamente verso quello che è divenuto il vero protagonista della serata…

«Il tuo vino è squisito, Pruna. Ah, la Vite… che pianta divina!» mi ha detto sorseggiando dal bicchiere.

vino rosso

«Sono proprio contenta che ti piaccia, lo abbiamo fatto io e topo-papà. Non è molto, perché non abbiamo una vigna ampia, ma quel poco che ricaviamo è prezioso, lo usiamo per le occasioni speciali, come questa per esempio.»

«Ti ringrazio, Pruna. Davvero molto gentile da parte tua. Un tempo, così come oggi, il vino era considerato una bevanda sacra, legata al Divino: per questo mi fai ancor più onore offrendomelo con la generosità che ti contraddistingue.»

 

«In effetti, ora che ci penso, il vino insieme al pane non manca mai sulle tavole della Valle…»

«Esatto. E come accade sempre, dietro ogni abitudine ci sono origini e motivi ormai quasi dimenticati.»

«Il pane e il vino sono simboli importanti della religione cristiana, alla quale gli abitanti della Valle sono molto devoti. Credo sia noto a tutti il significato di questa usanza… no?»

Gemma ha annuito: «Hai ragione, certo. Ma persino nella gestualità e nelle parole della religione si celano significati più profondi di quelli che siamo abituati a cogliere in superficie. Fin dall’antichità la Vite è stata assunta come simbolo della divinità, dell’amore e della purezza. Si sono celebrate feste e cerimonie in onore di questa pianta e dei suoi frutti…»

vite

«Parli dell’antica Grecia?»

«Certo, ma non solo.» ha puntualizzato sorseggiando ancora un po’ dal calice. «La Vite divenne uno dei simboli per eccellenza dell’immortalità, sai perché?»

Ho riflettuto un secondo prima di darle la mia risposta: «Be’, i frutti della Vite sfamano esseri umani e bestioline d’ogni genere. E poi dall’Uva si produce il Vino e quest’ultimo viene consumato abitualmente da tutti. Non è difficile trovare la sua analogia con il ciclo di vita, morte e rinascita.»

«Brava, topina!» ha detto soddisfatta. «La Vite ci racconta proprio questo. Ci parla del ciclo delle stagioni, della Trasformazione alla quale nessuno è immune e che coinvolge tutti gli esseri viventi del pianeta. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Lo stesso atto della vendemmia, per esempio, rappresentava nell’antichità la morte, il disfacimento del corpo. Il Vino che si ricava da tale procedimento, necessiterà di buio e temperature basse per essere chiarificato e divenire limpido, come noi lo beviamo. Freddo e assenza di luce sono, guarda caso, due elementi che associamo per antonomasia alla morte, ma l’antica saggezza racchiusa anche nella Vite e nel Vino ci insegna che questi due elementi sono necessari per giungere all’essenza delle cose. Accade nella morte fisica, ma anche simbolicamente nelle avversità che tutti siamo chiamati ad affrontare. Si scende metaforicamente in quelli che chiamiamo gli inferi per poi ascendere al paradiso, al regno celeste.»

damigiana vino

Ero affascinata dall’interpretazione di Maga Gemma, i miei occhi brillavano di meraviglia: «Insomma, niente di diverso da quello che tocca a tutti noi in questa stagione appena cominciata, quella autunnale: attraverseremo il buio e il freddo del prossimo Inverno, per rinascere rinnovati in Primavera, in un ciclo che si ripete sempre e che noi bestioline conosciamo molto bene!».

Maga Gemma ha sorriso: «Esatto, Pruna. Non esiste il tempo dei fiori, se prima non viene il tempo del seme: il momento del buio, del riposo, di un’energia che si concentra all’interno per poi manifestare la bellezza della vita all’esterno.»

A quel punto, restava un solo piccolo nodo da sciogliere nella mia testolina di sorcio: «Maga Gemma… che mi dici, allora, del fatto che i cristiani associno il Vino al sangue?»

vino bianco e rosso.jpg

«Una domanda davvero interessante, la tua. Vedi, Pruna, come immaginerai il Vino è diventato sinonimo del sangue per via del suo colore e le sue caratteristiche. E’ il sangue di Cristo offerto per l’umanità. Non siamo abituati a pensare in questi termini, ma il sangue rappresenta la gioia, quella di vivere in armonia con il Creato e le sue leggi, tant’è che perdere sangue, sia esso in piccole o grandi quantità, equivale a perdere un po’ di quella vita preziosa che ci è stata donata. Il sangue che Cristo ci offre è la sua gioia, la gioia di chi vive seguendo i suoi principi. E quella gioia è offerta con amore a tutti noi. Possiamo attingere in ogni istante al suo calice, ma troppo spesso lo dimentichiamo.»

«Wow!» ho esclamato.

vite dipinta

La Maga ha continuato: «Ma il simbolismo in sé nasce dal fatto che, come sai, Gesù ha sempre accettato la volontà del Dio suo Padre “barcollando” molto raramente in fatto di Fede. Ebbene, la prima volta che ebbe paura fu proprio durante la sua notte passata nel Getsemani, nell’uliveto, dove sapeva bene che le guardie sarebbero andato a prenderlo da lì a poco per crocifiggerlo. In quel momento Gesù esclamò: “Padre, tu che puoi tutto, allontana da me questo calice!”, ma subito si riprese e continuò: “Tuttavia, sia fatta la tua volontà, non la mia”. La sua angoscia, Pruna, era così forte e tanti erano il suo spavento e la sua sofferenza che si dice abbia sudato sangue. Quel suo sudore, talmente concreto e intriso di terrore, aveva i bagliori rossi e purpurei del sangue. Lo stesso sangue, sostituito dal Vino, che ancora oggi viene offerto. Ancora una volta, la Fede totale e assoluta verso Dio aveva prevalso in quel cuore puro. Quello venne considerato dai teologi un momento catartico della vita del Messia.»

«Cavoli… non conoscevo questa precisazione. Però, tornando al discorso della gioia… Be’ mi pare proprio di capire che, ancora una volta, gli esseri umani si facciano tanti problemi, quando in realtà avrebbero la soluzione a portata di mano, sotto i loro occhi, dico bene? Basterebbe solo comprendere di avere dentro una riserva preziosa di gioia e amore, per non focalizzarsi sempre e solo sulle cose negative.»

«Hai detto proprio bene, amica mia. Pensaci tu a ricordarlo, ora però propongo un bel brindisi.» ha detto, alzando il calice.

«Alla gioia!»

«E all’Amore, di cui dobbiamo ricordarci sempre.»

«E sia!»

Unitevi a noi, topi! Brindiamo insieme! In alto i calici, allora, e… Cin cin!

Quando la Valle chiama…

Non si può sempre viaggiare per monti e boschi. Si è sempre in Valle, certo, anche giù verso il mare, e i luoghi sono ugualmente magnifici, ma l’atmosfera della montagna cambia, senza essere necessariamente più bella o più brutta di quella marina.

Ed è proprio questa atmosfera a richiamarti a sé dopo un po’ che non la frequenti e non la vivi.

E’ la natura degli alberi, delle falesie, delle cime innevate, dei pascoli verdi e di tutto il suo silenzio che ti chiama a sé per abbracciarti.

E allora non si può non andare. Dopo un po’ occorre. Bisogna zampettare alla svelta proprio là, dove Madre Terra si fa sentire potente e si mostra suggestiva in una delle sue tante bellezze.

Il verde abbaglia, i versi degli animali acclamano la tua presenza, i colori sfavillano e l’aria accarezza, ricolma di luce. Ogni cosa, anche la più piccola, assume un’importanza indescrivibile.

E allora, quando le mie avventure si trasformano in public relations ( J ) e devo allontanarmi un po’ dalla mia tana, ecco giungere la malinconia. Il suo chiamare è forte, il mio petto inizia a farsi pesante, la coda mi si ammoscia… Entrare nel cuore della Valle è come fare rifornimento di energia.

I miei occhi ricominciano a brillare, gli odori mi stuzzicano i baffi, i suoni melodiosi mi riempiono le orecchie. E vedo fiori, musi, frutta, foglie, alberi, creste, prati, fili d’erba, massi, muschio, sassolini, sentieri… tutto è una magia. Tutto è incantevole e incantato.

Non importa se è inverno o estate. La Valle Argentina sa regalare sempre nuove e sorprendenti emozioni attraverso nuove tinte, nuovi strepitii, nuovi profumi. Ogni volta si trasforma nel carburante perfetto, quello che ti dà la carica per affrontare i giorni a venire e per sopravvivere in città, anch’essa dotata di una propria bellezza, ma io, ormai mi conoscete, sono una Topina di campagna.

E’ come se si riuscisse a toccare davvero il cielo con un dito. Quel cielo è più blu e più vicino. E’ come se si fosse immensi e si potessero tenere i monti tra due dita. E’ come sentirsi co-creatori dell’Universo. Noi animaletti abbiamo il dono di sentirci così, per questo operiamo assieme durante la nostra esistenza: per trasformare l’esistenza in vita e la vita palpita in Valle.

Amo avere farfalle che mi svolazzano attorno. Api che ronzano tra le ciocche del mio pelo dietro le orecchie. Camosci che scattano accanto a me. Aquile che mi guardano dalla loro altezza. Lupi che giocano a nascondino tra i tronchi scuri. Perché sì, sono loro (e non solo) gli animali che popolano la mia Valle.

Amo avere le mucillagini sotto alle zampe e quella loro morbida frescura. Amo il grigio degli scogli montani, ruvidi e caldi, baciati dal sole. Amo sentire quel suo respiro, di tutta Lei, che inizia ad appartenermi e mi riempie i polmoni.

Mi basta giocare con la sua acqua. La si può trovare sotto ogni forma ma sempre fresca e limpida. A volte gelata anche durante la calda stagione. Così chiara e sincera.

Amo le pigne che racchiudono meraviglie e tesori. E i germogli e i semini che prospettano nuova vita.

Una vita che risiede in ogni cosa e in ognuno di noi perché fa parte di noi.

E’ bella la mia Valle. Tanto. E’ un luogo che pare una fiaba e forse, molte fiabe, sono state inventate proprio grazie a luoghi così. E’ meravigliosa e non mi stancherò mai di descriverla.

Squit!

Panax Ginseng

Si, questo è il vero nome del Ginseng, ovvero la panacea, il rimedio a tutti i mali.

“Jen-Sen” uguale a “Pianta-Uomo”.

Solo questo nome ci fa capire come questa pianta, perenne, dei paesi orientali, sia anche per noi indispensabile. Però… perchè ne parlo se non è una pianta che nasce spontanea nella Valle Argentina? Semplice, ve lo dico subito: è il gioco preferito di Miele! Lo vedete? Ve lo ricordate il gattino abbandonato e raccolto come un fiore dalla mia amica? Anche questa cosa dovrebbe farvi capire che questa pianta piace davvero a tutti! Nessuno escluso!

E’ infatti un ottimo tonico, stimolante ed eutrofico, nonché, per le amiche topine, anche rassodante.

Se vogliamo soffermarci un attimo sull’estetica, posso confidarvi che è molto utile per le pelli senescenti, distrofiche, arrossate e tendenti alla fragilità vasale. I suoi fitoestrogeni, inoltre, dotati di grande capacità nello stimolare i fibroblasti ed incrementare la produzione di collagene, rimodellano il tessuto combattendone il rilassamento e, il Ginseng, previene la cellulite per la sua azione antiessudativa.

Ma topini maschi, il Ginseng, può essere usato anche da voi. Se assunto sottoforma di capsula ad esempio, o di tisana, che è buonissimo, vi darà un’energia incredibile! Una vitalità come mai avete avuto prima! Attenzione infatti ad assumerlo nel tardo pomeriggio o faticherete a dormire!

Zuccheri, saponine e mucillagini sono i suoi componenti principali.

E’ capace d’interagire con i processi fisiologici del nostro corpo e risulta infatti rivitalizzante per tutto l’organismo, pelle compresa. Antiossidante, contro i radicali liberi, migliora anche il microcircolo sottoepidermico.

Grande calmante contro le congestioni. Il Ginseng lo si può trovare anche come bonsai e si dice che coltivare bonsai voglia dire – fare arte -, in quanto queste piante in miniatura sono definite vere sculture.

Gli orientali vedono, nel bonsai del Ginseng, diverse forme a seconda della sua nascita, della sua crescita e della sua ramificazione. La forma di un uomo, di un animale, di una nuvola e così via. Lo stimano moltissimo.

Pensate che invece in India, si crede addirittura che, chi ha la fortuna di avere questa pianta spontanea vicina a casa, sia protetto dagli Dei. In oriente è una pianta sacra. Un regalo di gran pregio che l’Universo ha voluto fare all’essere umano.

Con la sua radice, in medicina e in erboristeria, si producono tantissimi rimedi per differenti malesseri e se ne tirano fuori anche ottimi liquori, freschi e adatti anche come ingredienti per dolci particolari.

Questa pianta, che fa parte della famiglia delle araliacee, compare persino nel primo e più antico trattato di medicina cinese. Bellissimo, scritto in suo onore, è il libro di Michail Prisvin intitolato “Ginseng”, dove un giovane chimico abbandona la Russia e si lascia guidare da un vecchio rugoso cinese alla conquista della Montagna di Nebbia, per trovare il “proprio Ginseng”. La radice della vita. Una metafora che vi porterà in un’entusiasmante avventura.

– L’essenza che se ne trae -, questo vuole farvi capire il significato del suo nome. Pianta meravigliosa dai curvi rami chiari tondeggianti e il fiore giallo splendente. E il suo profumo, così inebriante. Ne fanno anche tanti incensi.

Ecco, non è una pianta che nasce spontanea nella mia Valle, ma queste cose, utili a tutti, magari vi sono piaciute. E sono sicura che Miele, me ne è riconoscente, ora sa, da dove gli arriva tutta quella energia!

Un abbraccio a tutti!

M.

Un inchino al Biancospino

Eccomi qui, topi! Mentre topoamico si disintossica dal veleno per topi ingerito, sabotandomi così la vacanza, eccovi un nuovo post che spero vi piaccia. Già il nome del protagonista è tutto un programma: Biancospino. Sentite la poesia, la leggerezza. Il Biancospino, topi, non è una pianta: è un re, Sua Maestà dei boschi. Appartiene, infatti, alla famiglia delle Rosaceae come le Rose, regine del giardino. Anch’esso è dotato di piccole spine e fiorellini bianchi. Con i suoi frutti si possono preparare squisite marmellate e deliziose tisane che aiutano contro l’ansia e dilatano i vasi sanguigni. Il suo vero nome è Crataegus Monogyna, un nome difficile!

La mia Valle è piena di questo arbusto. Esso, infatti, predilige la boscaglia e il terreno calcareo. Ma chi è veramente il Biancospino? E’ la pianta della longevità. quella che compie ogni giorno un piccolo miracolo: riesce a crescere anche nel cuore del bosco senza un briciolo di sole. Egli prende luce ed energia dalla sua amica Edera che, sostenendo chi ha bisogno, dona vigore e vita. Egli sarà la nostra bussola: i suoi fiori, solitamente, vanno sempre verso ovest, guardano verso sinistra. Il Biancospino è l’Io del bosco, la coscienza, colui che media e mette in comunicazione la radura, il confine e il centro della vegetazione.

Meno debole e instabile del nostro Io, il Biancospino è in realtà molto saggio e sa cosa vuole. Conosce il bene e il male. E’ bello, profumato, la sua presenza non può passare inosservata. La sua incredibile forza quasi stona con la delicatezza dei suoi fiori e delle sue foglie. Il suo fiore simboleggia la buona speranza, la buona fortuna ed è portatore di messaggi positivi; venivausato fin dai Romani nelle messe, nelle battaglie e nei matrimoni. Il suo potente messaggio è arrivato fin quasi ai giorni nostri. La mia topobisnonna ne adornava le culle dei pargoli per proteggerli dalla negatività, e stendere il bucato su arbusti di Biancospino permetteva agli indumenti di profumarli per giorni interi.

Una leggenda dedicata al Biancospino vuole che esso sia nato su un terreno brullo, proprio dove la Madonna stese i panni al sole. Dove c’è Biancospino c’è vita, pace, serenità e, se saprete ascoltare, sentirete tutt’intorno aleggiare un messaggio positivo.

Un abbraccio topi, dalla vostra Pigmy.

M.