Da Verezzo ai prati di San Giovanni

Lo so che la mia Valle sarà gelosa del post che sto scrivendo, ma oggi vi porto a conoscere un posto che non si trova nella Valle Argentina, bensì nelle zone immediatamente limitrofe.

Se c’è una cosa che di solito ci invidiano tutti della Liguria, è la sua caratteristica di essere a metà tra i monti e il mare, e spesso percorrendo sentieri dell’entroterra si può osservare la distesa d’acqua che lambisce la costa, mentre si danno le spalle alle Alpi.

Ebbene, un giorno d’autunno prendiamo la topo-mobile e allontaniamoci dai miei luoghi, ma non tanto, eh!

Arriviamo fino a Verezzo, frazione di Sanremo, e lasciamo la macchina proprio davanti alla chiesetta di Sant’Antonio.

Mi perdonerete se non farò tante foto, questa volta, ma ho le zampe ghiacciate. Tira un’aria così fredda che si fatica a tirarle fuori dalle tasche, figurarsi a scattare fotografie!

Comunque, dicevo, dalla chiesa imbocchiamo la mulattiera visibile sulla strada e, inerpicandoci, arriviamo su una strada asfaltata che sale ancora tra bellissime villette. Presto l’asfalto si trasforma in cemento, e il cemento in pietra. Si raggiunge così un’altra mulattiera, contornata dalla vegetazione di tipo mediterraneo, dalle campagne curate da mani sapienti e da case di agricoltori.

Il percorso prosegue tutto al sole, non ci sono alberi ad adombrare il sentiero. Lungo il cammino ci imbattiamo nella Ginestra, nel Cisto, nel Timo, in cespugli rigogliosi di Ginepro. E poi, di tanto in tanto, ecco spuntare Querce, Mandorli, Pini e Ulivi.

Si sale sempre, senza fermarsi mai, e la presenza delle mucche è evidente, bisogna fare attenzione a dove si mettono le zampe, se non si vuole finire dritti dritti nella… busa!

Più si va in alto, più la vista diventa mozzafiato. Se volgiamo lo sguardo verso l’interno, possiamo vedere le antenne di Monte Bignone, ma guardando verso sud veniamo invasi dal colore del mare, che oggi è blu intenso, specchio perfetto del cielo terso. E poi si scorgono Sanremo, la Valle Armea, Bussana, Castellaro, da una postazione più elevata possiamo vedere anche Arma di Taggia.

Verezzo

Tornando con lo sguardo verso l’entroterra, riconosciamo il Monte Faudo.

Salendo, la vegetazione si fa più brulla e i Grilli saltano allegri in mezzo all’erba, ormai quasi del tutto secca.

Poi, a un tratto, il sentiero si fa più pianeggiante, la pendenza diminuisce drasticamente. Si procede in mezzo alle Ginestre, i cui rami spogli si impigliano allo zaino, alla giacca e ai capelli. Anche il Rovo si fa spazio in questo ambiente, bisogna fare attenzione a non lasciare che prenda confidenza con noi, perché potrebbe graffiarci le guance, le zampe e lacerare i nostri vestiti. Si sale ancora un po’, ma questa volta la salita è più dolce che in precedenza. Ed eccoci arrivati ai prati, bellissimi, quasi sconfinati, in mezzo ai quali si stagliano ruderi di costruzioni antiche come il tempo e alberi solitari di maestosa bellezza.

Verezzo1

Continuando a camminare in mezzo alle distese erbose, dove pascolano le Mucche, grufolano i Cinghiali e dove passano anche i Cavalli, ci dirigiamo verso la pineta che si vede sulla cresta, poco più in alto rispetto a dove ci troviamo.

E, una volta arrivati, le meraviglie da assaporare non sono poche.

prati Verezzo

Tappeti di pigne ricoprono il terreno e un Pino Silvestre trasuda resina dalla corteccia, si vede anche a distanza. Guardate la meraviglia di questa colata d’ambra!

Sebbene la perdita della resina dalla corteccia non sia un buon segno per la pianta, non possiamo che rimanerne affascinati.

Più avanti ci fermiamo a mangiare un boccone con lo sguardo rivolto al mare, ma facciamo in fretta, perché il vento è forte quassù, non si riesce a rimanere fermi a lungo. Dopo mangiato, proseguiamo il sentiero per pochi istanti e ci ritroviamo alla chiesetta rurale di San Zane, San Giovanni. Subito sotto c’è il paese di Ceriana, un cartello indica che è possibile arrivarci, ma oggi non vogliamo proseguire. Da qui si potrebbe arrivare anche a Monte Bignone, ma neppure questo sarà la nostra meta. In lontananza scorgiamo il Toraggio e, sullo sfondo, le cime innevate delle alture cuneesi.

prati di san giovanni ceriana

C’è pace, il profumo della neve arriva quasi alle nostre narici. Il freddo sferza il viso, ci copriamo di più per sentire di meno il suo schiaffo, ma il vento è potente. E allora decidiamo di tornare indietro, contenti per la bella e rigenerante passeggiata, mentre godiamo dell’oro del sole che ci pervade e illumina ogni cosa intorno a noi.

Pigmy

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Il Cerchio delle Streghe: Mistero in Valle Argentina

Ecco. Lo vedete nell’immagine quel cerchio sul prato? IMG-20150626-WA0003No, non si tratta dei classici “cerchi nel grano” che tanto hanno fatto discutere la popolazione a livello mondiale. In questo cerchio, se riuscite a notare bene, la circonferenza non è designata dalla mancanza d’erba, bensì è come se la stessa erba fosse nata sfoggiando un altro lato di sè oppure ancora, proprio formando un perfetto circolo, sia nata un’ altra erba che ha creato questo disegno geometrico. Cerchio_delle_streghe1Un’alone piacevole di mistero e magia. Siamo nell’Alta Valle Argentina ma, il luogo preciso, tramite le ricerche che ho condotto sul web, mi suggeriscono di non rivelarlo per non creare una sorta di mito che causerebbe l’arrivo di folle probabilmente poi incriminabili di inquinamento e disturbo della quiete di questo luogo meraviglioso dove flora e fauna vivono in perfetta armonia ogni giorno. Gli abitanti del luogo inoltre, preferiscono fare gli indifferenti sul caso e non è certo mio volere usurpare la loro intimità. Questo perchè riguardo a questo cerchio sospetto, si sono venute ovviamente a creare delle leggende e delle storie che come spesso accade non si sa mai quanto possano essere vere. Ma affascinanti si, su questo non c’è dubbio. Innanzi tutto, a codesta figura, già è stato dato un nome arcano e suggestivo. “Il Cerchio delle Streghe” si chiama e, nome migliore, non potevano scegliere per la mia valle che ha come protagonista il paese di Triora conosciuto come la Salem d’Italia. Parrebbe che questo cerchio, abbia il diametro di una dozzina di metri. Mi sembrano tanti per come l’ho visto io ma non sono all’altezza di dare una valida misurazione e inoltre ero abbastanza lontana in un sentiero stupendo e panoramico. Ora, potrete ben capire come sia assolutamente interdetta la zona interna, anche se solo moralmente, in quanto, le Streghe, con le loro persecuzioni, potrebbero compiere nuovi atti malvagi nei confronti della popolazione. Le credenze continuano a vivere ma, su sanremonews, il ricercatore Vittorio Stoinich, racconta che la tradizione è sempre viva nel cuore della Valle. Perciò, quando si sente dire che un pastore, che ha voluto sfidare il potere delle nostre Bazue (streghe), dopo aver messo il piede all’interno del cerchio per raccogliere il fieno, si è ritrovato con le pecore che producevano il latte rosso come il sangue anzichè candido come sempre, tutti si sta zitti e ci si fa cullare da questa sorta di affascinante racconto che rapisce gli animi. E anche la mia Valle quindi, come se già non le bastassero tutte le varie storie di Wicca e stregonerie che vivono da anni nel suo cuore, vuole avere il suo primato. E attenzione; questo cerchio pare non essere l’unico nella Valle Argentina. Ne scoprirò altri? Lo saprete nelle prossime puntate amici! Sgattaiolo immediatamente sui monti come un piccolo segugio! Baci e…. non fatene parola con nessuno!

photo – la seconda immagine appartiene a sanremonews ed è stata scattata da Vittorio Stoinich

L’Euphorbia – avere stile

Il genere Euphorbia comprende tantissime specie di piante, sia erbacee che succulente ma quella che voglio presentarvi io oggi, dovrebbe essere l’Euphorbia Cyparissias o Cipressina e dico – dovrebbe – perché non ne son sicura al cento per cento in quanto molte si assomigliano. Quello che però posso dirvi con sicurezza è che questo tipo di Euphorbia che ho fotografato, nasce spontanea nei giardini, nei sentieri e nelle campagne apparendo come una semplice erba. Ma che così semplice non è e lo potete vedere anche da voi, insomma, è bellissima. WP_20150403_016La sua più grande particolarità stà nel colore dei suoi fiori. Verdi come tutto il resto della pianta, qualità che a mio dire, la rende elegante e molto originale. Un bel verde acceso che si distingue da tutte le altre tonalità. Questi fiorellini sono piccoli e numerosi su ogni stelo. Molto più numerosi delle foglie che sono invece poche e quasi sempre solo verso l’alto della pianta lasciando il resto del fustarello completamente glabro. Foglie lunghe e sottili. E guardate come s’intona bene con gli altri colori accanto a lei. L’Euphorbia può raggiungere in alcuni casi, anche un’altezza di 40 – 60 centimetri, spiccando così tra il resto delle altre piante erbacee o dei fiori che la circondano. Tra l’altro, si parla di un’erba infestante dunque non sarà difficile notarla e di certo, potete credermi, fastidio non ne da.WP_20150403_017 Dal punto di vista del suo uso in fitoterapia, bisogna tener presente che alcune Euphorbie contengono un latte biancastro che può essere irritante per la pelle e un suo uso sbagliato risulta altamente tossico. Lo sanno persino gli animali da pascolo che la evitano brucando nei prati ma, se lavorata nelle giuste dosi, con competenze mediche e botaniche, la sua radice risulta essere un valido purgante. Ne sono invece attirate le formiche che adorano questa pianta anche se non se ne conosce il motivo. Capita comunque facilmente di trovare una formichina dentro ai petali di un fiore di Euphorbia. Probabilmente è dolce, ma come vi ho spiegato non è conveniente assaggiarla. Nel linguaggio dei fiori questa pianta è strettamente legata a Gesù Cristo e alla sua Passione forse a causa del suo riuscire a stare eretta nonostante il suo essere esile e nuda, affrontando diverse difficoltà e simulando in questo modo non solo la sofferenza del Messia ma anche tutta la Via Crucis che ha dovuto percorrere.WP_20150403_018 Compiere una fatica quindi. Alcune specie di questa famiglia infatti, nascono accanto agli alberi proprio per poter in futuro, una volta cresciute, aggrapparsi ai forti tronchi e rimanere nella posizione elevata che la natura ha deciso per loro. Bella e tenace. Aggraziata e caparbia. Una pianta davvero particolare che riesce a vivere bene sia in esposizione assolata che più all’ombra proprio grazie al suo carattere rustico e resistente. E ditemi, la conoscevate già per caso? Sono sicura di si. Certamente l’avrete già vista da qualche parte. Questa che vi ho fotografato io è nata spontanea nel giardino della mia amica Dina che vi ho fatto conoscere qualche articolo fa. Un abbraccio topi e al prossimo articolo!

Ciao Estate

Da qualche giorno è arrivato l’autunno.

Accogliamo questa nuova stagione con gioia, anche se un po’ più fredda e più piovosa e, per me, meno piacevole. So che tanti di voi amano questo periodo dell’anno, quindi sono contenta, perchè inizierete a vivere quello che è il più bel momento dell’anno per voi. Oh, non mi annoierò di certo quest’autunno e mi divertirò molto a scoprirne le sue bellezze, ma sono sincera: l’odore del sottobosco, le castagne, la vendemmia, la raccolta dei funghi, le foglie colorate, spettacolo indescrivibile, non riescono a estasiarmi come il periodo che va da giugno ad agosto. Il mio momento prediletto è appena andato via. Tornerà il prossimo anno e io son già qui ad aspettarlo. Permettetemi, quindi, di salutarlo e dargli il mio personale arrivederci.

Da brava topina, è ovvio che d’estate mi senta più attiva e più viva. Per uscire non occorre imbaccuccarsi. Al mattino non si provano i brividi per vestirsi, e non devo lavarmi il muso con l’acqua fredda perchè la calda tarda ad arrivare. Questo proprio non mi piace, e le mie zampine posteriori sono perennemente ghiacciate.

D’estate no. Si possono fare molte più cose. Amo il sole e la sua luce. Si mangia fuori con gli amici, si fanno le grigliate, si godono gli animali, le piante sono vivaci ed esaltate, trionfanti di foglie e frutti. Sono accese e vogliose di raccontarci la loro storia. La terra è calda e ci offre figli colorati, come le fragole, i lamponi, le albicocche, i mirtilli, i kiwy, le tinte vivaci, naturali, con le quali sfamarci. Poi ci sono le verdure da cuocere sul barbecue, quelle verdi, viola, rosse…

E allora ciao Estate, con le tue more, le tue zucchine, i tuoi corbezzoli… Ciao, con le tue fronde fresche e ombrose, con le tue foglie smeraldine.

Ciao Estate delle sagre, dei balli in piazza, delle feste, delle processioni, delle chiese addobbate, della musica, delle tipiche ricette offerte a tutto il villaggio. Saluto con te le gare di bocce e le partite di scapoli contro ammogliati, mentre i moscerini sorvolano curiosi.

Do l’arrivederci ai mercatini dell’artigianato, alle bancarelle dei libri introvabili, ai fuochi d’artificio che ancora non hanno smesso di affascinare e il loro boato eccheggia per tutta la Valle.

Un saluto alle bandierine appese, colorate, che mettono allegria. E si ride. Si ride fino a tardi, con i topini, con gli amici. Si è in vacanza, si è in ferie, ci si può permettere quel che è proibito durante il resto dell’anno. Il vino fresco è sempre pronto per qualsiasi ospite, la chitarra non serve nemmeno toglierla dalla macchina: sempre utile, sempre pronta. Si canta a squarciagola, fino a toccare il cielo con le grida.

E allora ciao Estate, con i tuoi fiori di campo, le tue spighe dorate, i papaveri e i girasoli, il ronzio delle api e dei calabroni che fanno scorpacciate. E’ la stagione delle farfalle che si posano sulle tinte estive, che si sporcano le ali di magica polverina. Ciao ai petali, ora rigonfi, turgidi e felici, che si muovono alla leggera brezza e al mattino si lavano di rugiada. Ciao ai petali che ravvivano i prati, le fasce, le terrazze, i balconi.

Un saluto agli uccellini che vi si nascondono sotto, a cercare il loro cibo prediletto. Arrivederci ai gatti, che in mezzo ai fiori, ci stanno sempre a meraviglia.

Ciao ai monti, ricoperti di morbida infiorescenza. Un solo seme può racchiudere un’intera vita. E un fiore non è solo un fiore, è molto, molto di più.

L’erba tiepida diventa pagliuzza, bagnata da acqua fresca, limpida, cristallina. Arrivano i cumuli di fieno, puro oro, e cataste di legna ad asciugare, a seccare, risorsa vitale.

Ciao al ramoscello che scricchiola, che metti in bocca e trattieni con le labbra e allora… più allegro tutto sembra… e alle cicale, che in quel paradiso si nascondono per frinire beate.

E arrivederci, mare dell’Estate, dall’azzurro indescrivibile, spesso, incorniciato di verde. Alle tue onde lievi, leggere che accarezzano, ai tuoi gabbiani che ti sorvolano o che da te si lasciano cullare, a te che sei mestoso e ti confondi con il cielo, che brilli, sorridi, ti arrabbi… alla tua sabbia che ci scotta i piedi, a te che in questa stagione ci accogli a qualsiasi ora: grazie.

Che emozione i bagni di notte, quando non si sa dove si appoggiano i piedi e tu sei nero, senza fine. Quando fai tremar la luna e a illuminarti, di tanto in tanto, ci pensa il faro, laggiù, dalla costa. Accogli le coppie innamorate, alla sera, sui tuoi scogli, e ti riempi di risa di bambini.

Arrivederci ai tuoi pescatori, che patiscono meno freddo in questo periodo. Mare, ti si vive sempre, tutto l’anno, ma d’Estate appari più felice e alla sera e al mattino presto regali sfumature incantevoli.

Ciao mare, che d’ora in poi mi ascolterai, ti farai ammirare e nulla più. E ogni volta che ti vedo, mi par di respirare.

Ciao alle gite, alle passeggiate, agli zoo, ai parchi, quelli acquatici con le tartarughe, e le papere e i cigni che tanto divertono i piccoli.

Ciao agli scivoli che spruzzano acqua, ai gommoni, ai salvagenti. Ciao alle uscite in barca, verso l’orizzonte, alla ricerca di balene e delfini. Un saluto agli acquari che affascinano tutti, a pesci e insetti.

Ciao a voi che siete stati svegli e ora andate a fare la nanna, voi coleotteri o lepidotteri, che in inverno sbadigliate parecchio e non vi si sente più. Saluto voi, che spesso non si può neppure parlare dal chiasso che fate insieme ai vostri cugini: rane, grilli, lucciole… tutti in festa, sempre! E quando si dice che v’illuminate, lo fate davvero! Siete le stelle cadenti del bosco… Da tenere in mano, qualche secondo, e poi lasciar andare. Siamo contenti di vedervi e di sentirvi, perchè vuol dire che l’aria è pulita, sana. Sappiamo già che l’Estate è arrivata, ma voi ne date la conferma. Voi, che siete più sensibili, che non uscite in altri periodi dell’anno e noi ci affidiamo al vostro istinto.

Ti saluto, Estate, che proprio non ti sopporto quando non si trova altra soluzione che cospargerci di ogni cosa pur di allontanare le tue zanzare che ronzano nelle orecchie!

E allora ciao Estate, che lasci il posto al tempo bigio che svuota i gusci, i nidi, le strade. Grazie per fortificare e prepararci a superare ciò che viene dopo di te.

Arrivederci Estate, che quando te ne vai nascondi le creature del bosco. I piccoli merli, e i passerotti ormai cresciuti hanno messo ormai tutte le piume e possono svolazzare via e nascondersi. Ti hanno riempito del loro cinguettio stridulo e disperato, aspettando la mamma e la pappa con il becco completamente aperto. Erano nudi, ma sapevano che ci saresti stata tu, a scaldarli. Ora, la loro casetta di paglia e foglie secche è vuota.

Ciao Estate, che ci hai fatto provare i brividi della scoperta, dell’essere investigatori e andare a ficcare il naso dove a volte sarebbe meglio non andare. La curiosità è tanta, c’è abbondanza intorno a noi e le altre stagioni non ci permettono di fare tante cose come invece fai tu.

Arrivederci Estate calda, afosa o fresca, dai temporali improvvisi e i grandi goccioloni che nemmeno riescono a bagnarci. Ciao alla tua luna, pallida, grande, pulita che si mostra vanitosa, senza paura. Sorpassa le nuvole e si avvicina.

Ciao al tuo sole, grande il doppio, così caldo da penetrarti nella pelle. Ti fa mettere la mano sulla fronte per asciugare il sudore o anche solo per guardare meglio chi ti sta davanti. Il tuo sole fa consumare acqua a più non posso, ti fa bagnare ovunque sei, chi se ne frega, tanto a breve sarò di nuovo asciutta. Ciao a quel sole che tinge il cielo di rosa, di lilla, di arancio, che ti fa chiudere le persiane per poter guardare la tv, che stende le donne in cerca della tintarella ideale. Sei tu a far accendere i ventilatori. Il cielo estivo è il soffitto delle bibite ghiacciate, dei gavettoni, del suo essere palcoscenico di gabbiani, come di aquile che volano verso il suo aspro splendente.

E allora, arrivederci Estate.

Arrivederci al prossimo anno, arrivederci al prossimo cambio di ora dopo quello che sta per arrivare.

Io sono qui e ti aspetto.

Ciao.

M.

Questo ponte non durerà molto

Oggi vi parlo di pietre che sembra stiano su per miracolo… Eh sì, cari topi, quest’altro ponte romano della mia Valle, purtroppo, sta cedendo.

Parecchie pietre sono già crollate e questo per me è un gran dispiacere.

Siamo ad Agaggio inferiore, sulla strada principale, e vi sto presentando l’ennesima costruzione romana della mia Valle. Questo ponte è piccolino, ma si trova in un contesto delizioso. Dietro di lui c’è una cascatella di acqua limpida e sotto un laghetto dal colore verde trasparente, fa sembrare il tutto una piccola laguna montana. E’ un angolino meraviglioso a 370 metri sul mare.

Tempi addietro, questo ponticello breve, ma piuttosto alto, veniva usato per attraversare il rio e recarsi nei campi.

Dalle foto non vi sarà difficile vedere come nel centro manchino diversi sassi. Si notano distintamente i buchi vuoti, nonostante l’erba ci sia cresciuta sopra. Forse è il ponte più piccolo e anche quello più in pericolo di tutti, ma nessuno pare abbia intenzione di salvarlo.

Io, grazie al consiglio del mio amico Marco, sono contenta di averlo fotografato. Un giorno o l’altro potrebbe davvero non esistere più.

Nella mia Valle, come ormai sapete anche voi, ce ne sono tantissimi. I Romani hanno creato insediamenti nei  luoghi che circondano il luogo in cui vivo, poiché servivano loro per raggiungere la vicina Gallia, e ci hanno lasciato numerose costruzioni.

Questo ponte, contornato dal verde della natura, può passare inosservato. Mi ha fatto piacere vedere i ciclisti fermarsi a fotografarlo, perché è una delle tante opere d’arte della mia Valle.

Formato da un’unica campata realizzata da un grande arco, rappresenta la tecnica costruttiva della cultura romana e, a mio parere, ha un grande valore archeologico. Non ha subito nessun restauro, nè modifiche: è così dai tempi antichi.

Il suo corridoio di passaggio è largo meno di un metro e il basamento è addossato a speroni di roccia e costituisce la parte più solida rimasta.

Venite a vederlo, topi, ma evitate di salirci, datemi retta!

Un abbraccio.

M.

Dalla radura ai Cianazzi

I Cianazzi, topi, sono un insieme di grandi prati pianeggianti (“cian” nel nostro dialetto vuole appunto  piano) che si trovano sopra il paese di Ciabaudo. Da lì, praticando una stretta strada non asfaltata che passa in mezzo a un bosco, possiamo raggiungerli in auto, ma io vi ci voglio portare a piedi e quindi partiremo dalla radura del Monte Ceppo. In questo modo, non solo avremo un maggior feeling con la natura, ma godremmo anche di un panorama meraviglioso.

Partiamo allora. Siamo nello spazio contornato da un viale di Pini da una parte e da una catena di Alpi dall’altra, dalla quale si scorge, come già vi avevo detto, persino il Monviso. Qui si può cucinare. Sono sette le pietre messe in cerchio che permettono di cuocere la carne e di contenere le braci e il fuoco. Ci sono le panchine, l’erba, i tavoli e l’aria pura. Da qui parte un sentiero sempre pulito e aperto. Solo nell’ultimo tratto si passa in mezzo al bosco di noccioli e si possono trovare anche buonissimi funghi. In estate questo sentiero è ricco di fiori di ogni tipo, ma adesso, dato che qui fa ancora freddo, troviamo soltanto Crocus bianchi e rosa, che sono stupendi, e altri fiori dai colori sgargianti. Siamo a 1.600 metri e, anche se può sembrarvi impossibile, ma da qui si vede persino il mare. A seconda della stagione, si può vedere anche la Corsica! Non sono esclusi dalla vista panoramica i paesi marittimi della Valle Argentina: Riva Ligure, Pompeiana, Cipressa.

Oggi il mare è a pecorelle. Si distingue perfettamente la schiumetta bianca delle onde che s’infrangono ancor prima di aver toccato gli scogli. La pace è assoluta, a rompere il silenzio ci pensano soltanto gli uccelli, spesso rapaci, e qualche cicala che prova a uscire, timida, per vedere se il sole ha deciso di iniziare a scaldare oppure no. Prima del mare, si mostrano davanti ai nostri occhi un’infinità di monti. Belli, verdi, sembrano panettoni spumeggianti e morbidi, ma questi bizzarri aggettivi non intendono sminuire la loro austerità.

Le lucertole si godono i primi raggi e poche farfalle svolazzano in cerca di qualche nettare dolce da succhiare. Non è ancora periodo, l’inverno sta per uscire di scena, ma all’imbrunire il freddo si fa ancora sentire. Siamo a maggio, eppure in qualche curva è rimasta della neve dura che non vuole sciogliersi, e il termometro segna solo 7°C. Non si può fare  a meno di ammirare il cielo azzurro, gli alberi grandi che ombreggiano la nostra stradina e i piccoli Pini appena nati, che avranno sì e no un anno di vita. Tra poco, la tenera erba che ricopre questo luogo verrà rosicchiata da tante caprette e mucche. Il Monte Ceppo in estate è pieno di questi animali che i pastori portano a far pascolare. E’ un luogo incontaminato, meraviglioso. Un leggero venticello fa muovere i boccioli del Maggiociondolo e si sente la nostra voce che si allontana seguendo il vento e, piano piano, si arriva a destinazione: il prato.

Ci vuole circa una mezz’oretta, è una passeggiata abbastanza breve. Lo vedete quel piano laggiù? Quello è il primo grande prato dei Cianazzi, dove in estate viene fatta anche una bellissima festa e si mangia e si beve tutti in compagnia, giocando con i bambini al tiro alla fune e alla corsa nei sacchi.

Corro a rotolarmici in mezzo, topi! Vi saluto e vi lascio promettendovi di portarvi presto a fare qualche altra passeggiata. Questa è tra le più belle che offre la mia Valle, ma ovviamente non è l’unica. Alla prossima!

M.

Drego, il paesaggio fantasma

Cari topi, oggi vi porto in uno dei posti per me più belli della mia valle. Be’, a dir la verità sono tanti i luoghi che mi colpiscono, ma questo è proprio tra i miei preferiti. È uno di quei posti in cui vale il “M’illumino d’immenso”. La bellezza, qui, è nell’atmosfera, nel paesaggio e in tutti i pensieri che ti balzano in mente. Cari topi, oggi andiamo a Drego, un insediamento preromano nel comune di Molini di Triora.

Si tratta di un antico villagio di pastori ormai abbandonato, ne sono rimasti solo i ruderi contornati da malghe, prati, monti e fiori. Siamo a 1.100 metri sul livello del mare completamente immersi nel verde. È un verde vivo, che riempie gli occhi.

Abbiamo sorpassato Andagna; oggi questa strada si presenta asfaltata e la si può percorrere comodamente in auto godendo di un panorama fantastico. Tanti, infatti, sono i punti in cui le rupi permettono di sporgersi e ammirare l’intera la valle. Non sarò mai abbastanza brava per farvi capire la bellezza di questo posto, è incredibile davvero, toglie il fiato. Guardando i casolari rimasti, e adagiati su questi immensi tappeti d’erba, pare di scorgere ancora qualche pastore, sono così ordinati e così puliti intorno! Vari terrazzamenti e muraglioni costruiti con pietre a secco dividono i campi, e alcuni ammassi di pietre più chiare formano delle costruzioni chiamate castellari. Fu proprio vicino a uno di essi che vennero ritrovate delle monete appartenenti all’era dell’Imperatore Giuliano e queste antichità hanno permesso di capire qualcosa di più di questo luogo. Fu costruito prevalentemente durante l’Età del Ferro tutt’intorno a una rocca, chiamata appunto la Rocca di Drego. Essa, situata in posizione strategica, permetteva di avvistare il nemico e prepararsi alla difesa. Anche attraverso i castellari si poteva avere un ampio controllo del territorio. La vista è aperto, libera da intralci e permette di ammirare parecchia porzione di valle.

Sono ancora pochi i fiori che ricoprono i prati, per ora dobbiamo accontentarci di Semprevivi e Tarassaco. Il verde è infatti spesso chiazzato di giallo. Qui fa più freddo, siamo in alto, poco prima di Passo Teglia che è situato a 1.380 metri e ci troviamo sulle pendici del Carmo dei Brocchi, un monte ricco di flora che raggiunge i 1.600 metri di altezza. La maggior parte di piante che nasce qui è ricoperta da una peluria volta a proteggerle dal freddo. Vicino a noi inizia il Parco Naturale delle Alpi Marittime e tanti sono i camosci, le marmotte, le poiane, le aquile e i tassi che possiamo incontrare in certi periodi dell’anno. Dentro questo parco si trova la Foresta di Rezzo, che è una tale meraviglia da essere un luogo protetto. Per poter vivere giornate in completa pace e serenità, ho scoperto da poco anche l’esistenza di un agriturismo “La Fontana dell’Olmo“, che saprà ospitarvi al meglio sia nella calda che nella fredda stagione e i proprietari vi forniranno la guida alpina per visite ambientali ed escursionistiche. Siamo vicini alla Via Marenca, la famosa strada che vi ho descritto parecchi post fa, una delle strade più importanti per il commercio e il passaggio della mia valle. Ci sono tante cose da scoprire, oltre all’appagamento della vista!

Questo, topi, è un posto selvaggio e ancora incontaminato, puro. I suoi colori, i suoi profumi e la sua aria sono di una purezza che apre i polmoni.

Allora, vi è piaciuto questo posticino? Fantastico, vero? Come vi dicevo, io lo adoro: quando sono qui, mi sento libera come non mai.

Mentre continuo a sognare di avere ali di farfalla per poter volteggiare sul prato, vi lascio un caro saluto. A presto!

M.

Le Violette… selvatiche

Eccole… timide, timide spuntano tra i fili d’erba facendo un accenno di capolino.

Sono tra i fiori più amati, tra i più ricordati.

Sono le Violette e, in questo caso, del tutto selvatiche. Nate spontaneamente in natura, ai margini del bosco.

Sono piccole, molto più piccole di quelle coltivate e, la loro foglia tondeggiante, è di un verde cupo quando è adulta.

Erano tra i fiori preferiti della mia topo bis-nonna insieme al Mughetto. Se ne faceva numerosi mazzetti da guardare, da mettere nella biancheria e da regalare.

Nel linguaggio dei fiori portano il significato dell’umiltà e della semplicità. Il loro stesso essere. Così modeste, sembra proprio non si rendano conto di quanto sono belle.

E anche di quanto sono buone! Eh si, non solo vengono usate per ricette come torte, risotti e quant’altro, ma anche per insaporire delicatamente alcune bevande. Non solo, quante volte vi è capitato di lavarvi con un sapone o un bagnoschiuma alla Violetta? Si, oggi è meno usata, sono usate maggiormente diverse profumazioni, ed è proprio per questo che la Viola sa di antico. Riporta ai vecchi ricordi. Sa di nonna, di bucato, di focolare.

Vederle tra le foglie è stata una gioia. Il loro colore, a volte più viola, a volte più bluette, risulta ancora più acceso tra le tinte spente del sottobosco e ci dicono che il freddo è finito.

Sempre chine, a testa in giù, sembra porgano costantemente rispetto, mentre, i loro petali, innalzati verso il cielo, sembrano voler cospargere profumo tutt’intorno.

Nella mia Valle, e forse anche nella vostra, le anziane donne di chiesa dicono che, se all’improvviso si sente il profumo delle Viole, anche se in realtà di Violette non ce n’è nemmeno l’ombra, significa che Padre Pio è presente. Quante credenze dietro un solo fiore! Ma queste tradizioni, sono per me importantissime.

Ma ci pensate topi? Io posso uscire di casa, fare pochi passi e vedere questi magnifici fiorellini. E’ per me una grande ricchezza questa. E’ uno dei motivi che mi porta ad amare così tanto i luoghi nei quali sono nata e posso garantirvi che non sono gli unici fiori che vedo.

Tanti, tanti e tanti altri riempiono la vallata, colorati esemplari che mi circondano ogni giorno e rallegrano le mie giornate.

Quest’oggi, il post l’ho dedicato a loro ma presto anche gli altri avranno il loro meritato elogio.

Corro a fotografarli per farveli conoscere al più presto quindi, un saluto, la vostra Pigmy.

M.

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