Pigmy e il turco orafo

Ah,topi! Questa è bella e può esservi utile.

Seduti su una panchina rosicchiando un panino, io e topoamico ci lasciamo baciare dal sole chiaccherando del più e del meno. A un certo punto, davanti a noi passa un topo, a mio parere di nazionalità turca, si accuccia a terra e raccoglie qualcosa pizzicando il terreno con le dita e, tirandosi su, sbarra gli occhi con un’espressione stupita in volto. Si gira verso di me e, in un italiano un po’ bislacco, mi dice con tono gentile: “Bella toposignora, questo suo?”.

Un po’ risentita del “toposignora” che mi fa sentire vecchia, guardo il palmo aperto della sua man e scorgo un anello grosso e dorato, che il topo fa cadere nella mia zampa.

“Non è mio”, rispondo con tutta onestà. Topoamico lo prende e lo osserva attentamente. Nella parte interna sono ben chiare le sigle 750 e 18k. L’anello era grosso e pesante. Topoamico mi guarda: “No suo, toposignora? Be’, io regalo lei. Lei molto bella”.

Ehm… non parlava correttamente la mia lingua, ma ci vedeva bene eccome! Ammaliata da tali lusinghe, alzo gli occhi al cielo. So già che dovrò pagare pegno per aver ricevuto quel complimento.

“Solo un euro, per favore, amico! Io dare voi quello” dice, rivolgendosi questa volta al mio compagno di avventura.

“Daglielo”, mi intima lui.

Prendo il soldino e gli e lo porgo.

“No, aspetta. Io dire 10! 10 euro.”

“Eh, no! 10 euro non te li do”, ribatto, ché i complimenti, se voglio, me li dedico tutte le mattine gratuitamente.

“Allora 5. 5 euro: tu bella e gentile”, contratta.

Va a finire che mi parte uno stipendio.

Va be’, in fondo quell’anello valeva qualche zero in più davanti alla cifra da lui richiestami. Perchè non tentare?

Gli do’ i 5 euro. Ne voleva altri.

No, tassativamente NO!

Quando si parla di  elemosina e donazioni sono in pace con la mia coscienza. Il topo, per nulla offeso, prende la banconota e se ne va.

Una voce dentro di me mi dice che quell’anello non è vero, me lo sento. Eppure pesa… e le sigle? Quelle sono dell’oro, inconfondibili! Insomma se qualcuno lo ha perso e lo indossava, era molto facile che fosse di valore…

Ciononostante prendo l’anello e, il giorno dopo, mi dirigo da un mio conoscente orafo. “Puoi buttarlo via “, mi annuncia senza pietà.

Per tutto il pelo dei topi, lo sapevo! Lui scorge la delusione dipinta sul mio muso. Non sono delusa per l’anello, né per i 5 euro. A rodermi era la fantasmagorica presa per il C _ _ o che avevo subito, anche perchè un po’ ci avevo creduto davvero.

Per convincermi, il topo orafo lo strofina su una lastra dorata e poi aggiunge un liquido. Tutto diventa nero. Ora sono convinta della truffa.

Be’, topi, volete sapere il giochetto del turco? Cammina con le tasche piene di questi anelli. Quando giunge vicino al primo imbecille, tipo me ad esempio, si accuccia e fa finta di raccogliere qualcosa, ma in realtà ce l’ha già in mano. Si tratta di ottime imitazioni, come ha detto anche l’orafo mio amico. Li realizzano pesanti e, come vi ho detto, con le sigle giuste. Ma non cedete alla tentazione! In effetti, ripensandoci, intorno a noi c’era un suolo di terriccio bianco come il latte. Un anello così grosso, immaginate una fede alta un centimetro e mezzo e bella spessa, proprio vicino ai miei piedi, l’avrei vista.

Sono furbi, non sanno più cosa inventare. E così Pigmy ne ha imparata un’altra. Mi consola che la persona alla quale ho portato il finto gioiello mi ha detto: “Ne stanno girando a milioni, non sei la prima, Pigmy!”. E c’è gente che magari gli dà anche 50,00 euro come ricompensa! Sigh!

Un bacio, realmente prezioso, a tutti voi.

M.