Da Sanson a Forte Colle Alto… e i pascoli attorno

Oggi, topi, saliamo in alto, potete vederlo dalla strada che vi mostro qui sotto, perché andiamo in un luogo davvero incredibile. Siamo infatti a 1.883 mt sul livello del mare in un luogo molto suggestivo sotto ogni punto di vista: storico, edile e naturalistico. Oggi andiamo a visitare la Caserma Difensiva Centrale del Colle di Tenda, costruita tra i pascoli più incontaminati, verso la fine del 1880. Passeremo, però, dalla Valle Argentina.

Sono diversi i Forti a costituire l’intera Batteria:

Forte Colle Alto, Forte della Margheria, Forte Taborda, Forte Pernante, Forte Giaura e Forte Pepino.

Noi andiamo in quello più grande di tutti, chiamato anche Forte di Colle Alto, dove si dava appoggio alla Fanteria Mobile durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il silenzio qui è assoluto e, a volte, è presente anche una leggera nebbiolina che rende tutto più misterioso e antico.

In effetti mi duole dirlo, ma alcuni punti dell’architettura non dureranno più molto tempo. Stanno crollando, tuttavia qui ogni più piccolo mattone e ogni più piccola pietra rendono il tutto ancora molto affascinante. Un’architettura a pianta poligonale e immensa! E non lo dico perché sono piccina! Lo è davvero! Molto, molto grande. Il tutto costruito, come vi dicevo, con mattoni pieni e pietre ricavate da una Cava non molto lontana da qui.

Questo Forte è appartenuto al territorio italiano fino agli anni 1945/46 passando poi ai francesi dopo il Trattato di Parigi, ma prima di essere “consegnato”, venne spogliato di tutto ciò che poteva cedere e tutto quello che si poteva eliminare, come: porte, persiane, travi, finestre, arredamento, armi, munizioni… per questo oggi appare ancora più nuda del previsto e nulla, se non le mura, può raccontare di quei giorni di molti anni fa.

Le mura ci dicono dove esistevano le camerate, le cucine, i bagni. Ci mostrano le feritoie da cui i fucilieri sparavano e i sotterranei nei quali si mantenevano provviste, si rinchiudevano per breve tempo scomodi personaggi o si sgattaiolava in varie direzioni, senza essere visti, pur non essendoci tracce di bunker. Attaccati ai muri, dei grossi anelli di ferro servivano per legare a essi i buoi e sono presenti ancora oggi tra una pietra e l’altra.

All’interno delle mura perimetrali, in mezzo a quello che oggi è un prato con tanto di Tarassaco e Trifoglio, c’è una larga strada che collega le due porte principali un tempo chiuse da grandi e pesanti portoni. Per questa strada si può vedere la grande fontana, le scale che portano ai piani superiori, gli abbeveratoi per i cavalli. Alzando lo sguardo si vedono alcuni piccoli ponti che collegano una parte della struttura all’altra. Accanto alle due grandi entrate, le pareti sono semicircolari, come bastioni tagliati a metà, e dotate anch’esse di feritoie per sparare e per permettere ai fucilieri di osservare ogni angolatura della zona esterna.

Le pareti più lunghe e denominate mura perimetrali, invece, ci mostrano i resti di alcuni balconi dove solidi travi di cemento tenevano su questi terrazzi dai quali si poteva osservare tutto il circondario.

Il vento a volte non lascia scampo, siamo in una zona alpina completamente aperta, dove tra i verdi colli si intravedono stradine bianche che portano agli altri Forti. Sono pochi gli alberi, c’è solo qualche abete, mentre i prati appaiono infiniti e, nella giusta stagione, sono tante le simpatiche marmotte che si possono incontrare.

Ma come si fa ad arrivare fin qui? Be’, gli itinerari sono diversi. Io vi consiglio di avviarvi per una delle nostre famose Vie del Sale che si trova dopo Triora, nella mia splendida Valle, e precisamente alla Baisse de Sanson. Scendere poi verso il versante francese e dirigersi verso La Brigue. Grazie a questo percorso si può accedere anche al bellissimo e incredibile Santuario di Notre Dame des Fontaines, non male da visitare e ricco di arcane leggende (o storie vere) che lo riguardano. Proseguire poi per Colle di Tenda. La strada è a tratti asfaltata, a tratti sterrata, mentre a Sanson ci si inoltra nel fiabesco bosco di Col Linaire, assolutamente da vedere.

Ci si ritrova così, arrivando alla Caserma, esattamente sulla cresta spartiacque tra la Valle Roya e la Val Vermenagna tra le due conosciute gallerie che percorrono l’interno del monte.

Durante il periodo estivo, una volta giunti intorno a questi luoghi, nel Parco Naturale del Marguareis, si può sostare al Rifugio Don Barbera su Colle dei Signori aperto però soltanto da giugno a ottobre.

Be’, direi che anche oggi un bel giretto ve l’ho fatto fare, ora non mi resta che riposare le mie stanche zampette mentre a voi, invece, consiglio di mettervi subito in viaggio verso questi luoghi magnifici. Ehm… proprio subito magari no… in questa stagione, con la neve, è un po’ difficile passare per certe strade e valichi. Dovrete aspettare la primavera topi oppure…. beh, oppure buona avventura!

Squit!

Alla Rocca di Andagna

Ci sono arrivata in un giorno di pioggia, dopo essermi avventurata su sentieri bagnati senza conoscere bene la direzione da prendere, andando a naso, come si suol dire.

Topi, è stata proprio un’esperienza mistica, quella della vostra Pigmy Jones.

Lei, la Rocca, meglio conosciuta semplicemente come La Turre d’Andagna dagli abitanti della zona, si erge maestosa su uno sperone di nuda roccia. La si vede dominare la scena dall’alto, quando si scorre sull’asfalto con la topo-mobile e si rimane affascinati dai suoi merli, che le ornano il capo come una corona. Tuttavia la sensazione che si prova osservandola da lontano non è minimamente paragonabile a quella che si sente farsi largo nel cuore quando si è al suo cospetto. Andiamoci insieme, venite con me.

sentiero Rocca Andagna

Si percorre una breve discesa nel bosco, immaginatevi il ticchettio della pioggia che accarezza le foglie, potete riuscirci? Subito nell’aria si spande il tipico odore di queste giornate, quello di terra bagnata. Continuiamo ad avanzare in quello che pare lo scenario perfetto per una fiaba o una storia di fantasia. A un certo punto riusciamo a scorgere i merli della torre e continuiamo ad avanzare, immersi nella boscaglia. Non la vediamo più per qualche istante, poi di nuovo la Rocca fa la sua comparsa, questa volta stagliandosi sulla vegetazione, vicinissima e austera.

Rocca Andagna

Il sentiero si fa nuovamente ombroso e la affianca, diventa subito chiaro che bisognerà arrampicarsi un po’ per raggiungerla ed entrarvi dentro. Oh sì, si può eccome, topi miei!

sentiero Rocca Andagna1

Le rocce sono altine, ma con un colpo di reni è possibile salire su questi gradoni naturali, per me che sono una topina non è difficile fare un balzo, ma fate attenzione.

Con poco più di due passi, eccoci giunti ai piedi di sua maestà la Rocca di Andagna, coi suoi gradini di pietra che invitano a entrare. A destra e a sinistra di quella breve scalinata c’è il vuoto e, sotto, un paesaggio a dir poco mozzafiato si spiega ai nostri occhi. Ci si sente un po’ i signori della Valle, da quassù!

Rocca di Andagna - Torre di Andagna

Entrando, ci si sente come stretti in un abbraccio di pietra. La Rocca ha pianta circolare, al suo interno delle finestrelle che sono più simili a feritoie permettono di godere della vista e lasciano entrare un po’ di luce.

 

Le pietre che la compongono sono a vista, ma… alziamo lo sguardo, topi, guardiamo un po’ il soffitto.

affreschi soffitto Rocca Andagna

Li vedete anche voi? Ci sono degli affreschi! Purtroppo il tempo è tiranno, ha consumato e sgretolato l’intonaco del dipinto, se ne trovano persino dei frammenti sul pavimento, che le zampe calpestano con dispiacere. Si intravede ancora il motivo floreale rappresentato sulla volta, tutto in tinte diverse di azzurro e di blu. Pare quasi, alzando il naso, che il soffitto sia stato strappato per lasciare il posto a scampoli di cielo.

Dalle mura è stato persino ricavato un sedile di pietra che corre lungo tutta la struttura interna della Rocca, così ci si può godere la pace stando seduti. Che silenzio, topi! E’ davvero surreale!

Ovviamente sono nate le storie più disparate su questo posto favoloso. Sono state raccontate storie di streghe che qui si riunivano per le loro congreghe (anche Andagna ha le sue bàzue, non solo Triora, ma di questo parleremo un’altra volta), si è detto anche che la Rocca sia originaria di tempi assai remoti, della preistoria addirittura, e sono sorte storie che la ricollegano alle incursioni dei Saraceni.

Un topo che è mio caro amico, però, mi ha confidato diversamente. Pare, infatti, che la Torre sia in realtà recentissima, dei primi anni del Novecento. Fu costruita per desiderio dell’ingegnere Capponi e dello scrittore e navigatore Enrico De Albertis in un luogo in cui, un tempo, pare sorgesse un’altra torre andata distrutta. Ho ricevuto testimonianze di un topo il cui padre lavorò alla sua costruzione.

Rocca di Andagna5.jpg

La Torre doveva servire come casa di caccia nella quale venivano posizionate delle trappole – che noi chiamiamo trappini – per uccelli di piccola taglia, come tordi o fringuelli, per fortuna oggi vietate e costituite da bastoncini cosparsi di vischio, una colla molto forte. Le bestioline vi rimanevano invischiate, appunto, ed erano così pronte per essere catturate e utilizzate per preparazioni culinarie.

L’ingegnere Capponi era un grande appassionato di caccia, tanto da collaborare con la vecchia rivista venatoria intitolata “Diana”.

La Rocca di Andagna6

Insomma, topi, che storie!

Quel che è certo, è che il fascino di questa Torre è ancora grande. Sarà per il mistero che aleggia intorno a lei, sarà per il suo sguardo di pietra che ci osserva dall’alto, mentre passiamo ogni giorno sulla strada che scorre ai suoi piedi… ma è un gioiello della mia Valle, uno di quelli che andrebbe preservato e che è bello conoscere.

Un gotico abbraccio dalla vostra Pigmy e un grazie a Giampiero Laiolo.