Andagna che si mostra e accoglie

E’ bella Andagna, sapete? Sa di buono, di gente piacevole, di buon cibo, di allegria.

Ad Andagna gli Andagnin ci tengono allo stare insieme, al giocare, all’organizzare feste ed eventi.

Andagna

Lo sapete cos’è Andagna? E’ uno dei paesi della mia Valle, e io personalmente lo porto nel cuore. Ho passato la mia infanzia ad Andagna, quando ero ancora una piccola topina e, ancora oggi, ogni tanto, mi vede tornare.

Siamo a 730 mt s.l.m. e, durante gli inverni più freddi, qui nevica! Nelle serate agostine si è obbligati comunque a indossare il golfino, nonostante le splendide e calde giornate. Siamo a 730 mt d’altitudine e già si respira un’aria nettamente diversa rispetto ai paesi più bassi. Pura, fresca e che trasporta i profumi della legna o dei fiori in base alla stagione.

vie andagna

Molti pensano che il suo nome derivi dalla frase “Un posto dove andare”, che nel mio dialetto si direbbe “In postu dund’andà” ma, in realtà, il suo nome ha a che fare con due Sante molto care al paese: Santa Bega e Santa Gertrude. E, da come si può leggere sul sito di Andagna, dalla frase latina “Andanie apud septem ecclesias beatae Beggae viduae sororis sanctae Geltrudis” è stato creato appunto “Andagna”.

Il primo posto sul quale poggiare le zampe, una volta giunti ad Andagna, è la Croce. Un luogo così chiamato perché qui sorge una grande croce di ferro denominata “Croce del Porto” al centro di un piccolo prato. Una fontanella, dalla quale sgorga acqua freddissima ma preziosa, è stata costruita proprio accanto a essa. Qui siamo ad un bivio molto famoso.

fontana Andagna

Continuando a salire si arriva alla piccola Chiesa di San Bernardo e, ancora oltre, a quella di Santa Brigida per dirigersi poi verso Drego, Rezzo e riscendere a Imperia godendo di una vista mozzafiato. Andando dritti, invece, per la strada in sanpietrini che la nota Croce osserva ogni giorno dall’alba al tramonto, si entra nel centro del paese, dove ad accoglierci, vicino alla grande piazza, c’è la Chiesa di San Martino, una struttura religiosa ormai non più agibile a causa di un violento terremoto che la semi distrusse alla fine dell’800.

san martino andagna

In questa piazza, fino a qualche anno fa, regnava il più grande Ippocastano ch’io abbia mai visto e faceva ombra gradita a tutti gli abitanti.

ippocastano

La Chiesa principale che oggi ad Andagna raccoglie i fedeli durante le messe e gli eventi più importanti è la Chiesa della Natività di Maria Vergine, che è anche la patrona del paese.

andagna

Andagna sa di villaggio e si sviluppa verso l’alto come il guscio a chiocciola di una lumaca. Per giungere in cima si può passare dalla strada esterna e curva che permette di vedere in lontananza il paese di Corte, con il suo Santuario poco distante. E’ una strada asfaltata e offre edicole e gelsi, fiori e tornanti sinuosi. Proprio per questa via, molti anni fa, mi attraversò sfiorandomi le zampe una piccola biscia dai colori fosforescenti. Era gialla e verde e presumo la si potesse vedere anche al buio, tanto era sgargiante. Dal centro del borgo, invece, si passa sotto i carruggi, dove l’aria si fa più frizzantina, l’ombra oscura le case e, tra le pietre degli archi, dei gradini e dei contrafforti nascono minuscole margheritine.

carruggi Andagna

Come gli altri paesi della Valle Argentina è stato costruito anche lui in questo modo, a scopo difensivo. I Barbari, infatti, riuscirono a saccheggiare totalmente il primo abitato di Andagna, leggermente più piccolo di questo, il quale sorgeva proprio dove ora si trova la Croce del Porto.

Diverse vie, infatti, mostrano solchi a lisca di pesce per permettere alle persone di non scivolare e per lasciar fluire l’acqua a causa della ripida discesa che percorrono. Si fatica ad arrivare lassù, alle ultime case, ma ne vale la pena.

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Da lì parte un sentiero che attraversa il bosco ed è una meraviglia soprattutto in primavera ed estate, dove si possono ammirare tantissime specie di farfalle. Questo sentiero porta alla Chiesetta di Santa Brigida e agli antichi lavatoi e ritempra, palesando la natura più pura.

Andagna sentiero

Andagna passò dalle mani dei Benedettini, che diedero molto al paese, ai Conti di Ventimiglia come altre borgate di questa parte di Liguria. Fino al 1650 circa, anno nel quale riuscì a ottenere una totale indipendenza persino dal paese più conosciuto e rinomato, Triora, al quale Andagna apparteneva a livello comunale.

Ad Andagna i bambini possono giocare nel piccolo parco dove altalene e scivoli fan divertire, mentre gli adulti non perdono l’occasione di fare qualche partita a bocce nei campi sotto la piazza, poco prima della via che porta al Cimitero.

andagna3.JPG

Tutt’intorno si sviluppano le famose terrazze che accolgono le coltivazioni grazie alla loro tenuta attraverso i muretti a secco. Un tempo erano in molti, in paese, ad avere conigli, capre e galline e, in queste fasce, si raccoglieva anche l’erba da dare a queste bestiole. Nei pressi di Andagna, infatti, c’è erba ovunque tranne di fronte. Di fronte a lei si apre lo spettacolare scenario di monti meravigliosi che spesso stagliano i loro profili contro i colori accesi dei tramonti.

Andagna panorama.jpg

Ho molto altro da dirvi di questo piccolo pezzo di paradiso, un borgo di pastori e contadini, ma non posso svelarvi tutto in un solo articolo. Perciò, continuate a seguirmi topi, Andagna ci aspetta ed è sempre pronta ad accoglierci.

Un bacio da qui!

 

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A Badalucco nella piccola Piazza Etra

È una minuscola piazza, quella in cui vi porto oggi. Minuscola perché, più che come piazza, questo spazio nasce come punto panoramico. Una specie di terrazza di circa dieci metri quadrati, che si affaccia sui tetti di Badalucco e mostra le cime di alcuni monti, compresa la parte alta della facciata di una delle chiese più grandi del paese.

Questo luogo si chiama Piazza Etra e lo si può definire “giovane”, nel senso che è nato non molti anni fa, durante il periodo delle realizzazioni delle opere d’arte che abbelliscono il centro storico dell’abitato di Badalucco. Sono tutte opere bellissime ed è una meraviglia passeggiare per i carruggi e vedere certe creazioni. Case dipinte, muri disegnati, oggetti appesi alle pareti, alcuni disegnati, altri fatti in argilla o porcellana. Anche Piazza Etra manifesta molta beltà artistica.

Guardate i muri che la circondano. Guardate che splendore questi disegni che rappresentano grandi figure. Affascinanti, le donne nude, con quei capelli lunghi che sanno di grazia.

Guardate la loro altezza e il bianco, nonostante l’aggressività del tempo trascorso e le intemperie.

Per arrivare in Piazza Etra bisogna inoltrarsi nel centro antico e nel dedalo delle sue viuzze fino a giungere in Via Marco Aurelio. Da questa strada la si può già scorgere, laggiù in fondo. Un ampio dipinto attira l’attenzione.

Pochi gradini e ci si ritrova sospesi sopra case e altre vie.

Due grossi cespugli l’abbelliscono con il loro verde, che si staglia contro quel bianco intenso della facciata e una piccola fontanella, bianca anch’essa, mostra uno stile dolce e gentile con i suoi bordi arrotondati e le sue curve armoniose.

Sotto di noi una breve volta in pietra permette di vedere quel piccolo e buio carruggio che… chissà dove va a finire…

La ringhiera attorno a questo spazio sa di balconata. Il panorama non è quello che ci si può aspettare parlando di “punto panoramico”. Non si vede la vallata, né si scorge tutto il paese, ma si percepisce di essere in alto e le case attorno donano un senso di intimità raccolta. Io l’ho trovata una zona molto accogliente, dove si sta bene e ci si può anche riposare dopo aver salito scalini, percorso ciottolati e faticato per l’ascesa. Si sta bene, nel silenzio.

Cercando di informarmi per darvi più nozioni possibili, come di consueto, ho scoperto che i dipinti di questa piazza rappresentano scenari mitologici e questo era facilmente comprensibile, ma quello che mi fa piacere aver appreso è che sono stati realizzati da Massimo Paterna e Stefano Orlandini.

Ecco, ora quindi, se non ci sono errori nei risultati di questo mio investigare, posso indirizzare i miei complimenti ad artisti che meritano davvero un applauso.

Non vi resta, topi cari, che venir a visitare di persona questo luogo e ammirare con i vostri occhi tanta arte in tanta quiete.

Ah! E ovviamente, come già avrete capito, nessuna topo-mobile: qui si può solo zampettare, le meraviglie bisogna sudarsele!

Su! Su! Pigroni! Mettetevi in marcia che io intanto vado a prepararvi un altro articolo!

Squit!

Chiesetta alpina

Nel parco giochi di Molini, all’ombra di pini secolari, c’è una piccola chiesetta dedicata agli alpini.

Il piccolo santuario, costruito interamente in pietra, si erge proprio di fianco a una delle strade principali del paese, quella che conduce a San Giovanni dei Prati. Il tetto e il pavimento sono formati da lastre di ardesia e nient’altro.

Il contesto nel quale è stata edificata è bellissimo. Un prato ricco di panche e tavoli di legno offre la possibilità di comodi pic-nic, dotati anche di fontana, dalla quale si può bere un’acqua buonissima, e una griglia per fare la carne alla brace. I giochi dei bimbi e il campo sportivo adiacenti permettono ai topini di divertirsi, rimanendo sempre a portata di sguardo.

Il melo, poco distante dall’edificio, in questo periodo è fiorito e fa da cornice colorata alla chiesetta.

È proprio piccolissima, così come il suo campanile. La campana, poi, è minuscola, in bronzo, rimane sopra la scritta di ferro che ne indica il nome: “Chiesetta Alpina”. Fuori, su una parete, è stata sistemata nel 1975 una lapide con una scritta scolpita in memoria dei valorosi eroi caduti per la patria.

Attraverso la grata che fa da porta, si può vedere all’interno il modesto altarino, sul quale, in bella mostra, è stato posto un cappello degli alpini in ottone su ardesia e un pezzo di roccia per indicare le montagne della valle attraversate più volte da queste truppe dell’Esercito Italiano.

Questo corpo, il più antico della fanteria, ha combattuto contro francesi, tedeschi e austriaci su per i monti che spesso vi fotografo e vi mostro. In tanti paesi della mia Valle vengono ancora oggi ricordati non solo da monumenti in loro onore, ma anche da riunioni, associazioni e feste che ancora vengono tradizionalmente mantenute da uomini orgogliosi di aver fatto parte della salvezza dell’Italia.

Non ci sono croci al suo interno, un’unica grande croce fa da finestra. Sottile e alta, è stata creata sulla parete retrostante e permette alla luce di entrare. Un’altra, molto più piccola, è posizionata sopra la campana.

A Molini di Triora il raduno degli alpini avviene il 29 maggio ed è l’unico giorno in cui questa chiesetta viene usata per celebrare la Santa Messa, dopodichè si festeggia mangiando, bevendo e ascoltando i cori della vallata come il coro alpino “Monte Saccarello”. Nella mia valle ci sono un’infinità dichiese e ognuna è stata costruita in onore di qualcuno o riporta antiche testimonianze. Questa, è quella dedicata agli alpini.

Un abbraccio,

la vostra Pigmy.

M.

Villa Curlo – la Villa del Giudice

Oggi topi andiamo a Taggia, paese ricco di storia, leggende e caratteristiche costruzioni.

Al di là del torrente, chiamato Argentina, al di là del ponte romano, al di là delle coltivazioni di Pitosforo e Ruscus, s’innalza maestosa Villa Curlo, una splendida villa settecentesca di colore rosa. Il rosa tipico delle case della Liguria.

Qui, dove oggi sorge questo nobile palazzo, nel 1489 venne firmata la pace tra i Guelfi, i Ghibellini e i Doria e, più precisamente, il giorno 13 del mese di Aprile.

Questa villa, considerata una specie di castello, apparteneva al giudice G.B.Curlo e oggi è usata come sede per musei ed eventi. Vorrebbero farla diventare sede della Biblioteca Comunale, mi sembra di aver capito, ma i lavori di ristrutturazione non sono ancora iniziati ma speriamo comincino presto. Come altre parecchie belle opere a me pare un pò lasciata andare al suo destino.

L’imponente caseggiato gode di una bellissima loggia e di un parco immenso.

Ovviamente il luogo è chiuso e non possiamo entrare ma ci basta affacciarci dal cancello verde, in ferro, per respirare tutta la sua storia e la sua nobiltà.

Un lungo viale la circonda oltre le inferriate che la proteggono e si scorge un giardino che un tempo doveva essere bellissimo con tante piante grasse e alberi secolari.

Essendo situata dopo il ponte romano di Taggia, è stato scritto in rilievo, sull’arco che porta al parco, “Villa Ponte” e, subito dietro questa prima arcata, si erge la cappella dotata di altri quattro piccoli archi. Da qui si può vedere tutto il centro storico di Taggia. E’ bellissimo, la chiesa di San Benedetto, la chiesa della Maddalena, la Fortezza con la bandiera gialla e rossa che si muove seguendo il vento.

Siamo davanti ad un Palazzo protagonista di molti dipinti e studiato anche dall’Accademia delle Belle Arti. Al suo interno infatti, si dice siano parecchi gli affreschi del pittore Cambiaso, un artista che ha decorato tantissimi monumenti e chiese nella zona della Liguria di Ponente. Non c’è costruzione storica, qui dalle mie parti, che non contenga un suo dipinto.

Sul suo portone principale la scritta, anzi la sigla, I H S, accompagnata da una croce e abbellita da piccole pietroline grigie. Il Cristogramma usato tantissimo nell’arte figurativa già fin dopo il Medioevo.

Sopra ad un piccolo tetto di Ardesia, costruito proprio a proteggere questa scritta, un’altra croce in ferro e, su un’altra porta di legno, pare scorgere le iniziali di Maria, la Madonna. Quest’ultima porta è particolare perchè è circondata da mattonelle in marmo grigio alternate ad altre in marmo rosso e lastre di Ardesia anch’esse. Un lavoro, tipo puzzle, ricco di fascino e originale. Non ci sono in zona altri caseggiati con questa caratteristica.

Davanti a Villa Curlo ci fa strano vedere la piccola e vecchia fontanella con, l’acqua completamente ghiacciata nella sua vaschetta. Fa freddo, un freddo che poche volte, nella mia valle, si è manifestato così pungente e prepotente.

Bellissimo invece è stato vedere, di fronte a questo nobile Palazzo, una pianta di Kiwi senza più foglie, avvinghiata ad un grande albero di Nespole. Un qualcosa che, a prima vista, sembrava quasi un raro incrocio.

Spero che anche questo viaggetto storico che vi ho fatto fare vi sia piaciuto. Ri-preparatevi però perchè, come sempre, non sarà l’ultimo quindi, tenetevi pronti, tra non molto si ripartirà per un’altra avventura nella mia Valle, forse ancora più affascinante di questa.

Io rimango ancora un pò qui ad annusare l’aria che profuma di cultura e di un passato che ritorna, che non vuole essere dimenticato. Inizio a vedere particolari personaggi vivere questa Villa ma… ma questo sarà un altro articolo.

Un abbraccio la vostra Pigmy.

M.

 

Week End in tenda

Nella mia Valle sono numerosi i luoghi nei quali d’estate si può pernottare in tenda.

Prati infiniti, verdi montagne, ambienti da togliere il fiato ma, questa volta, vi porto in un altro luogo anche se poco distante la mia Valle.

In questo periodo, guardare queste foto calde e estive, mi fa venire malinconia!

Siamo ad una trentina di km dalla città di Imperia, fa ovviamente un gran caldo e qui, posso dire di aver visto uno dei cieli notturni più belli ch’io abbia mai osservato.

Quella notte, in tenda, ho potuto godermi tutte le costellazioni del firmamento.

Siamo ad Armo, “marito” montano probabilmente della più marinara Arma ma, i suoi abitanti, per distinguersi dagli armesi vengono chiamati armensi.

Siamo a quasi 600 m d’altitudine e, l’aria, nonostante vi stia portando in quel che era il periodo di agosto, è fresca e ti obbliga al golfino.

Armo è un piccolo paesello di circa 120 anime. Come Comune si dice sia il meno abitato di tutta la mia provincia.

Esso si trova ai piedi del monte Rocca delle Penne e la sua economia è basata maggiormente sulle coltivazioni d’Ulivo che permettono un ottimo olio, la vendita di funghi trovati nei dintorni e la produzione di latte ottenuto dall’allevamento del bestiame.

Dove sono stata io in campeggio, non c’era nulla di tutto questo.

Il mio campeggio è avvenuto in un luogo dove solo qualche Pino ci circondava ma, per il resto, si vedevano solo prati di un verde chiarissimo e l’unica costruzione era una splendida chiesetta solitaria su un’altura.

Nulla a che vedere con la grande chiesa nel centro del paese dedicata alla Natività di Maria del XVI secolo.

Lo stemma di Armo è suddiviso in quattro quadrati, ognuno contenente un simbolo del paese: la A del nome, la campana dorata, due ricci di Castagno e un grappolo d’Uva color porpora.

Anche in questo caso si parla di un nome che deriva dalle stesse origini del paese di Arma. Equivale a dire che, anch’esso, deriva dall’antico Barma o Balma che significa roccia, grotta; non è da meno infatti nei ritrovamenti di cimeli e documentazioni inerenti alla preistoria.

Anche a livello storico questo borgo non scherza e una lunga vita ha questa fontanella che troviamo poco distante da noi. Nonostante sia stato rifatto il suo perimetro recentemente e sia stata abbellita la sua fonte, essa sgorga direttamente da una roccia accanto ad un casone per attrezzi e animali.

Nel 1233 questo paese si unì ad altri per la costruzione del più giovane Pieve di Teco al quale venne poi aggregato nel 1928 e, come toccò alla maggior parte di questi Comuni, venne governato dalla Repubblica di Genova per parecchio tempo.

Siamo nella Alta Valle Arroscia e famose sono le vecchie battaglie che Armo combatteva contro i Comuni Cuneesi, come Caprabruna, alla conquista e per le divisione dei pascoli, essendo vicino al confine con il Piemonte.

La pace e la tranquillità che si assaporano ad Armo sono indescrivibili. Se si vuole staccare dalla frenetica vita cittadina non c’è altro di meglio e il panorama che regala è meraviglioso, da godere con gli occhi.

Non vi ho postato foto del paese in quanto l’ho solo visitato di sfuggita, ho preferito godermi il suo silenzio intorno, per due giorni, che mi ha davvero riportato freschezza e vitalità a contatto della sua natura.

Questa volta il paesaggio. Il paese invece, la prossima volta.

Ora però, devo tornare nel freddo invernale che ci circonda e abbandonare questi caldi ricordi. Piacevoli però. Felice di averli vissuti.

Uno squit tutto per voi Pigmy.

M.