Soldano – perchè paese vuol dire…

Paese vuol dire “non essere soli”. “Famiglia”. Questo si legge entrando in questo borgo. Rimaniamo nelle valli attaccate alla mia. WP_20150705_045Sono anch’esse molto belle da scoprire e i loro paesi, tutti arroccati come nella Valle Argentina, offrono dei bei panorami. La nostra meta oggi sarà Soldano un comune di quasi mille anime lungo le rive del torrente Verbone. Un torrente che, se pur piccolo, tanti anni fa ha esondato rovinando gran parte del villaggio. WP_20150705_051Soldano fu fondato, prevalentemente con l’utilizzo della pietra, da un gruppo di profughi o di carcerati giunti da Ventimiglia (la cosa non è ben nota) e prende il nome dal Re Sultano dell’epoca, Imperatore arabo con il quale s’intrattenevano rapporti commerciali via mare e, ancora oggi, racconta tutta la sua storia passata. Basta osservarlo.WP_20150705_052Attraverso diverse iconografie e pergamene colorate, appese sotto ai suoi carrugi, un’idea che ho trovato simpaticissima tra l’altro, racconta la sua esistenza, i suoi perchè, la sua vita. Dalla mappa è comprensibilissimo che è stato costruito al solo scopo di difendersi. Probabilmente dai feroci Saraceni. WP_20150705_054Un labirinto ma non solo. Racconta della Porta Nord con tanto di grossi cardini che dava accesso dal monte e che obbligava il nemico ad entrar da sinistra e qui rimanere intrappolato. Racconta del Bivio con Vicolo Chiuso dal quale si accede alla prima fortificazione del borgo, antecedente pare addirittura all’anno 1000, facilmente difendibile perchè si trovava molto in alto e circondata da due torrenti. WP_20150705_060Un vicolo che spaventa, che mette timore. Da qui, dall’alto, veniva lasciato cadere olio o acqua bollente sul saccheggiatore nemico attraverso aperture che erano chiamate “bocche”. Brividi! WP_20150705_057Racconta della Piazza Nuova, la Piazza dove esiste anche l’Oratorio, la Piazza di San Giovanni Battista, divenuto anche patrono, che prima era solo un terreno coltivato e pieno di ulivi. WP_20150705_061San Giovanni Battista che da il nome persino alla nuova Chiesa, grande e imponente, colorata. E il Municipio, esteticamente abbellito con opere in stile trompe l’oeil.WP_20150705_062Racconta di dove passava il Rio Fullavin, proprio qui sotto, dove vedete ora questo praticello verde e gli scalini rossi. WP_20150705_067Un elemento basilare della struttura del “castrum”. Qui non c’era nessun ponte e non si poteva quindi arrivare al borgo se non attraversando a piedi o a nuoto il Rio. Cosa ardua. Si pensava ad ogni cosa. Si costruiva in base agli attacchi che non si dovevano subire! Tutto riporta ai castellari, alle fortificazioni. In effetti, sembra di essere dentro ad un guscio. WP_20150705_058Soldano, a soli 80 metri di altitudine, è silenzioso. WP_20150705_043Gli anziani passano il pomeriggio seduti sulle panchine e qualche giovane, al bar con gli amici, su umili sedie di legno di locali ancora di un tempo. Soldano ci spiega come si viveva una volta, persino i suoi colori sono rimasti gli stessi di sempre. WP_20150705_044Tante le guerre e le battaglie che lo sconvolsero. L’ultima nel 1944 ovviamente, quando venne occupato dalle truppe naziste che daranno alle fiamme molte case contando però fortunatamente, nel male, solo due vittime civili, un panettiere che stava facendo il pane da portare alla gente fuggita nelle campagne e un giovane ventenne che tentò di rientrare in paese per recuperare del denaro da utilizzare per la festa di san Luigi.WP_20150705_048 Tanti i domini che subì, primo fra tutti quello dell’Impero Napoleonico. Fu verso la metà del ‘700 che, a Soldano, venne fatta costruire una delle prime e più antiche scuole della zona. Venne edificata da Giò Battista Soldano che volle fare un regalo al parroco e ai ragazzi, alunni del paese. WP_20150705_049Un tempo Soldano era conosciuto soprattutto per la sua agricoltura. Era varia e molto ampia, adagiandosi anche sulle colline circostanti. Alcune opere in gesso dimostrano come la maggior parte degli abitanti si dedicavano a coltivare la terra. WP_20150705_050Uomini e donne. Agricoltori e contadine. Oggi invece si presta molto per la coltivazione di un particolare vigneto e produce il famoso Rossese di Dolceacqua, un vino conosciuto ovunque e prodotto in tutta la valle. I vigneti che scendono ricoprendo i pendii del monte appaiono ordinati e lussureggianti, di un bel verde acceso.WP_20150705_055 Il monte si chiama Cima Gian Domenico e arriva a 454 metri d’altezza. Oggi, tutto terrazzato. Soldano sta qui, a 5,6 km dal mare. Sta nel suo fresco, nel buio dei suoi carrugi e nel sole delle sue mura. Soldano non dimentica. WP_20150705_063Tanti sono nel borgo, sparsi qua e là, gli emblemi che obbligano a ricordare. Messaggi che celano sempre comunque un qualcosa di triste come un velo di malinconia. Persino il cercare di abbellire con operette originali è umile e povero. Piccole biglie. Semplici pietre.WP_20150705_053Ma Soldano la sua ricchezza ce l’ha intrinseca. E la porta riparata con orgoglio. Un bacione a tutti, alla prossima.WP_20150705_065

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Torre Gallinara, ancora una volta al Parco delle Pietre

SONY DSCAncora una volta al Parco delle Pietre topini. Il bellissimo parco tematico di Cipressa, uno dei paesi più a Est della mia valle. Un parco voluto fortemente dal Sindaco Gianna Spinelli. Un’idea grandiosa della quale vi avevo già parlato in altri post ma oggi, vi ci voglio riportare per farvi ammirare quella che è sicuramente la costruzione principale di questo posto.SONY DSC Permettetemi solo prima una piccola introduzione fatta di ringraziamenti che vanno a Giampiero Laiolo, autore di quella che è la cartellonistica ricca di spiegazioni, che si trova vicina ad ogni costruzione. Ricordate la Sella e la Casella ad esempio che vi avevo fatto conoscere tempo fa? Ebbene, tutto quello che ho potuto scrivere a voi, lo devo a lui. Tanti complimenti inoltre, vanno anche alla Prof. Giacomina Ricca disegnatrice dell’intero parco. Quando delle menti brillanti, si mettono a lavorare insieme, non può che nascere qualcosa di magnifico.SONY DSC Un parco che ci permette di capire come si viveva un tempo e quali erano le tipiche opere della mia valle e di tutta la Liguria di Ponente dove la pietra, era la sola protagonista. Tra queste, come vi dicevo, la Torre Gallinara o Gallinaro che vanta innanzi tutto un panorama mozzafiato potendo vedere tutta Cipressa, tutta Arma e un infinito mare che si scontra contro Pini Marittimi e Ulivi.SONY DSC La Torre che vedete, come tante altre dei miei luoghi, era una torre d’avvistamento. Spesso vi ho spiegato che il posto in cui vivo era terra di frontiera e bisognava difendersi dagli attacchi dei Saraceni e dei Barbari. La Repubblica di Genova fece così costruire fortezze e bastioni sia sul mare che nella prima entroterra e questa che vi mostro oggi è una di quelle.SONY DSC All’interno, grazie ad un’idea del signor Laiolo, si possono inoltre trasmettere videodocumentari interessanti e capire ancor meglio, il suo utilizzo. Fuori invece, circondata da un bellissimo prato, lei si presenta così. Austera, imponente, non è altissima ma quella pietra con la quale è stata costruita mette quasi a disagio.SONY DSC Sono stati messi vetri e una nuova porta per poterne usufruire anche l’interno e l’impressione che dà, è quella della buona manutenzione e della cura. Questa torre, situata nella frazione di Gallinaro, è stata costruita su questo poggio nel 1544. Ha una pianta quadrata e si sviluppa su due piani.SONY DSC In cima, una cornice superiore è composta da quelli che vengono chiamati caditoie che servivano come drenaggio dell’acqua piovana. Una specie di merletti. La sua importanza nasce dal fatto che era situata in un punto strategico e poteva comunicare con tantissime altre postazioni come quelle di Porto Maurizio o quelle di Pompeiana e, sotto di lei, con quella importante, ottagonale, di Santo Stefano al Mare. Da qui si poteva avere una difesa pressochè totale sia dal punto di vista marittimo che anche collinare.SONY DSC Quello che mi piace di questo posto è che è utilissimo soprattutto per i bambini delle scuole e vorrei che ogni classe, potesse visitarlo. E’ un mio personale appello. Le cose da studiare qui, in modo divertente, sono molte. Proponendo queste foto spero di averne fatto venir la voglia. Guardate che precisione nel posizionare questi massi. Guardate che precisione in tutto questo lavoro. Oggi, ci sono persone che ce lo regalano e alle quali voglio ancora rivolgere un grazie. E grazie alle alte piante che ci circondano, qui si stà proprio bene. Venite a visitarlo anche voi, non bisogna neppure pagare l’entrata, è un regalo ed è aperto, accessibile a tutti. Vi aspetto per il prossimo post topini, un bacione.

Le verdi distese di Cima Marta

…le verdi e meravigliose distese di Cima Marta. Non so voi ma solo guardandole, queste foto, mi aprono il cuore. Vi avevo tempo fa postato delle immagini di questo luogo in inverno, quando le distese diventano completamente bianche e nella passeggiata che avevamo fatto insieme, da Triora al Monte Grai, vi avevo fotografato questo posto dalla strada sterrata. Questa volta invece a scattare queste splendide immagini ed ad andarci proprio nel bel mezzo, ci ha pensato Niky. E’ un tour che quest’estate io non ho ancora fatto ma non mancherò, come ogni anno del resto. Ho zampettato più in basso, ma su questi luoghi, che conosco come la punta dei miei baffi, posso raccontarvi ogni cosa. Da che sono topina, ogni tot mesi devo salire fin quassù. Neve permettendo ovviamente. Siamo in un tratto importante della mia Valle sapete? Innanzi tutto siamo nell’Alta Valle Argentina e questa meta è sempre presa di mira da persone che vogliono sognare, in pace con loro stesse, ammirando un panorama mozzafiato. Cima Marta 2.138 metri da far invidia ad Alice nel paese delle meraviglie. E’ uno dei luoghi più elevati della mia valle. Siam0 sulle Alpi Marittime, sul Marguareis, sul confine tra l’Italia e la Francia. Siamo sopra Colle Melosa e questa zona è famosa per il “Sentiero degli Alpini” e la presenza di fortificazioni risalenti alla seconda guerra mondiale situate sui Balconi di Marta, ossia, i pendii di queste montagne. Un intero complesso fortificato con alcune opere addirittura precedenti al conflitto mondiale e risalenti alla metà dell’800.  La strada stessa è una strada militare. Tra le più importanti costruzioni, il bunker. 1.350 metri di cunicoli e scale soterranee. Un giorno vi ci porterò. Tanti sono anche i fortini e le batterie; riempiono questo luogo sorprendente che è conosciuto anche con il nome di Monte Vacchè. Un casone, dove risiedevano 100 soldati. Le mura di trincea. I magazzini delle munizioni di scorta. Alcuni ancora in piedi, altri solo ruderi. A contornare il paesaggio, tre dei principali monti che chiudono la mia valle in bellezza, il Pietravecchia, il Toraggio e il Grai, con i loro rifugi e i loro sentieri. Rare bellezze. Pascoli senza una fine. Una natura mista. Aspra e selvaggia, dolce e sinuosa. Il posto ideale per una giornata con gli amici, il pallone e il proprio cane, tutti insieme su di un plaid. I costoni rocciosi non riescono ad interrompere i prati infiniti. L’aria è frizzantina, sempre, ma in estate, non c’è la fitta nebbiolina che disturba nelle altre stagioni a seconda delle giornate. E’ facile notare, tra questi ripidi pendii, che cingono il vallo ligure, tanti agili animali come camosci, poiane, tassi, marmotte. E ovviamente anche qualche topino. Non c’è abitante della mia valle che ogni tanto non salga su per questi sentieri. Bisogna venirci, se ne sente il bisogno. E’ come fare rifornimento di energia. Si ci può avventurare a piedi oltrepassando foreste e lastroni di roccia, in bici, a cavallo o in auto naturalmente, bisogna solo fare molta attenzione. Questa strada non ha protezioni ed è molto stretta e inoltre, vi sconsiglio vivamente di venirci con una macchina troppo bassa. Quanta vita c’è stata su queste montagne e quanta morte. Quanti ricordi tengono racchiusi in sè questi pascoli baciati dal sole. Quante impronte ricopre quell’erba che da verde diventa dorata. E nei pressi di tanta magnificenza si può notare uno splendido panorama che scende giù, fino in fondo, e permette di scorgere la Diga di Tenarda, i casoni dei pastori, i boschi più in basso, di un verde più cupo. Nemmeno il più bravo dei pittori potrebbe riuscire a fare tanto. E allora topi, è arrivata l’estate, datemi retta, una giornata dedicatela a questo paesaggio. Tornerete a casa contenti.

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