San Biagio della Cima – il paese di Biamonti

Conoscete lo scrittore Francesco Biamonti? Nacque qui in questo paesello di circa mille anime nel primo entroterra di questa mia Liguria. WP_20150705_001Questo paese, a 100 metri s.l.m. si chiama San Biagio della Cima. Qui, Biamonti, che nelle sue famose opere come: Vento largo, L’Angelo di Avrigue e Attesa sul mare racconta di una terra, la sua, aspra e corrosa dalla salsedine, nacque nel 1928 e vi morì nel 2001. WP_20150705_018Siamo nella Valle Nervia, una valle accanto alla mia e, il territorio è pressochè simile. Gli ulivi, il sole che bacia i colli e le case assemblate una su l’altra da scoprire, passo dopo passo, tra i carrugi poco illuminati da una luce che non penetra.WP_20150705_006 Il caldo fa dormire il paese e l’unico rumore è il ticchettio di una fontana che gocciola acqua dalla bocca di un leone scolpito nella pietra. Questo paese appartenne fino al 1700, ai Conti di Ventimiglia, città di frontiera poco più ad Ovest e, ancora oggi, le sue bellezze, ne raccontano la storia. WP_20150705_010Sembra di entrare in una pigna. In un alveare. Un labirinto. Alcuni antri mettono quasi timore.WP_20150705_011 Le viuzze si chiudono come capillari giunti alla meta e l’umidità rende fresco l’ambiente. Guardate i gradini, verdi di muschio.WP_20150705_025 Questo è il centro storico. Il centro protetto dove un tempo i nemici faticavano ad entrare. I locali sono chiusi. La Birreria, forse l’unica, scherzosamente, chiusa anch’essa, usa un deterrente simpatico contro gli avventori. WP_20150705_035Si passa sotto alle case, sotto ai panni stesi, sotto all’eco di una radio che probabilmente parla da sola.WP_20150705_004 Si respira l’aria della letteratura in strade nelle quali vige il silenzio ed è persino vietato suonare il clacson. I percorsi in onore di Francesco Biamonti, portano alla scoperta delle sue opere. WP_20150705_016C’è persino la sua casa. La casa nella quale è nato e vissuto e, previo appuntamento è visitabile assieme a tutti i suoi scritti. Si respira aria di opere che hanno saputo descrivere bene queste terre come ha saputo fare Montale precedentemente. WP_20150705_015Si parla di contrabbando, di fughe, di speranza. Un luogo che a tratti pare un presepe. Le sue cantine, le dimore, le pavimentazioni. Tutto è in pietra grigia. Monocolore. WP_20150705_007Ma alcuni scorci invece, sono abbelliti da fiori e piccole opere d’arte colorate.WP_20150705_028 Più o meno al centro del paese, una loggia che offre da sedersi, mette in mostra una tipica citazione ligure la quale traduzione è:WP_20150705_029 Piove, pioviggina, i gatti vanno nel mare, le donne sotto la terra e gli uomini in guerra -. Fa sorridere pur non essendo buffa, l’idea di questa scritta. WP_20150705_034Altri muri sono arricchiti da affreschi o lastre che indicano l’esistenza di ulteriori personaggi famosi e importanti in quel di San Biagio come l’abate Giuseppe Biamonti descritto come “astro fulgentissimo della classica e italiana letteratura”, probabilmente parente dello scrittore più recente che qui, in questa casa che vedete, è nato.WP_20150705_030 E il Prof. Francesco Macario esperto di ginecologia ed ostetricia. Oltre le targhe, a ricordarlo, persino un busto in bronzo ovviamente, anche in questo caso, il tutto è stato creato davanti alla sua abitazione. WP_20150705_026La Passiflora e il Plumbago sono in fiore tra le ombrose stradine. Sono loro a donare quei tocchi colorati in alcuni angoli del paese di cui vi parlavo prima. Salendo alcuni gradini e bagnandoci un pò dalle fontanelle che si trovano in giro, ci troviamo in una piccola piazza che ospita in vecchio Oratoria dell’Assunta. WP_20150705_005E’ antico e rispecchia appieno l’impostazione tipica degli Oratori confraternali liguri dalla forma architettonica a navata unica in pianta rettangolare. Il fuori, nonostante i vecchi e i preziosi dipinti sulla facciata principale, appare logoro e malconcio. Povero. Mentre l’interno, nasconde diverse ricchezze come un organo del 1850 creato da Nicomede Agati. Purtroppo non posso fotografarvelo. Questo Oratorio non è l’unica attrazione religiosa.WP_20150705_027 Le chiese di San Biagio della Cima sono diverse, come la Chiesa dei Santi Fabiano, Sebastiano e Biagio ma soprattutto, quella fuori paese, in cima al monte dietro il borgo, che in estate, diventa un luogo d’interesse per ammirar le stelle. E’ il Santuario di Nostra Signora Addolorata. WP_20150705_019Ed è stato passeggiando davanti ad una di queste architetture che scorgemmo un indicazione riguardo un’opera di Biamonti:WP_20150705_031I vecchi, ancora numerosi, erano tutti radunati sotto a un portico. La piazza era vuota -. Si. E’ un verso tratto da “L’Angelo di Avrigue”, la sua opera del 1983. Un paese da leggere. Da guardare nei minimi particolari. Osservate qui. WP_20150705_033Una lastra di cemento. Un numero. Una data. Niente di che. 1784. Ebbene è l’anno della Guerra di Successione Austriaca e, un anonimo agricoltore, incise questa data in ricordo di quel tragico periodo. Le truppe austro-sarde saccheggiarono questo paese distruggendo vigne e uliveti e riducendo, di conseguenza, la popolazione in un completo stato di miseria. Erano il loro unico sostentamento.WP_20150705_017 Ogni villaggio ha la sua storia. San Biagio della Cima, tra la sua frescura, il suo panorama, il suo essere cullato un pò dal mare e un pò dai colli, ha questa. Una storia scritta elegantemente, sottolineando l’importanza della lingua e della prosa. San Biagio della Cima, attraversato dal suo torrente, il Verbone, che trascina via con se tutti i brutti ricordi. Giù, sino al mare poco distante. WP_20150705_024Un paese dal lungo passato. Si pensi che pare essere stato uno dei primi nuclei abitativi del Medioevo, vissuto da fuggitivi e nomadi francesi: i “passeurs” come li chiamava Biamonti nelle sue storie. WP_20150705_014Coloro che volevano attraversare il confine. Coloro che lasciavano la loro vita. E per oggi, in senso metaforico, vi lascio anch’io ma prima, vi riporto alcune parole scritte da lui stesso.WP_20150705_002 Io mi vado a preparare per il prossimo tour, nel quale ovviamente, verrete con me. Spero vi siate divertiti. Buona giornata a tutti.

WP_20150705_009« Il confine non è tra Italia e Francia: coinvolge tutti i vecchi, ancora numerosi, erano tutti radunati sotto a un portico. La piazza era vuota o il Mediterraneo. Ci sono tre grandi personaggi nel Mediterraneo: il Golfo di Genova (Montale); il Golfo di Marsiglia (Valéry), e il Golfo di Orano (Camus) che hanno creato una civiltà letteraria legata alle cose, in cui le cose parlano al posto dell’uomo. I loro paesi diventano aspri e emblematici di una civiltà umana legata a una sorta di corrosione dell’esistenza, quella che provoca il salino. È una civiltà data dalla luce e dal sapere, dalla lucidità e dalla corrosione ».WP_20150705_021

(Francesco Biamonti)

E qui ora comandiamo noi!

…dissero i Romani dopo aver sconfitto i Galli in questa meravigliosa zona. E per sottolinearlo e non dimenticare, costruirono un imponente monumento conosciuto con il nome di Trofeo delle Alpi. WP_20150509_025Bianco, alto, impressionante. Enorme. Visitabile da vicino per chi vuole ma fino a fine maggio non si entra oltre alle 16:30. Sono rimaste di lui alcune colonne e alcune pietre che incantata mi son chiesta come abbiano fatto a portare fin lassù. WP_20150509_030Si può definire il Colosseo Francese. Un luogo di grande interesse. Chiamato anche Trofeo d’Augusto, proclama la gloria di Augusto appunto, che celebra la sua vittoria su vari popoli alpini, ed è il cimelio che conserva la più lunga iscrizione latina scolpita conosciuta nella storia antica.WP_20150509_029 Continuiamo quindi il nostro giro nella vicina Francia amici. Oggi siamo nell’entroterra, nell’entroterra di Monte Carlo e precisamente a La Turbie, un paesino veramente bello, forse uno dei più belli ch’io abbia mai visto. E qui Augusto ha lasciato altre testimonianze come la strada intitolata a lui, la famosa Via Julia Augusta, eccola. WP_20150509_018Una via consolare romana che collegava Roma con Arlès attraversando proprio la costa meridionale della Gallia. La Turbie è un comune francese di circa 3.200 abitanti. I suoi carrugi sono caratterizzati da casette ben curate con un ingresso incantevole.WP_20150509_022 Fiori, dipinti, statue. Tutto ordinatamente assemblato come a voler dare un rigoglioso benvenuto. E ci son proprio tutti ad accogliere! WP_20150509_027La pavimentazione delle strade è antica e, a illuminarla, ci pensano dei lampioni in ferro battuto appesi qua e la’ per il paese. WP_20150509_016Il suo punto di forza però è sicuramente il panorama dal quale si può vedere un incredibile mare, tutta la città di Monte Carlo sottostante e le colline fiorite a destra e a sinistra arricchite da villette con tanto di giardino e piscina. Numerosi i personaggi storici e famosi legati a questo borgo oltre all’Imperatore che ho citato prima.WP_20150509_020 Personaggi come Rudolf Nureyev che qui ha avuto la sua residenza per parecchi anni, Lucien-Jean Barbera benefattore del paese e stimato professore al quale è stata dedicata la biblioteca,WP_20150509_021 il Principe Alberto di Monaco ovviamente, possidente di alcuni edifici e la bellissima, elegante e raffinata Grace Kelly, sua mamma. Perché? Perché per arrivare a La Turbie, si percorre la strada D37.WP_20150509_031 La stessa strada in cui l’attrice e Principessa di Monaco incontrò la morte a bordo della sua Rover 3500S V8. In uno dei tornati definito oggi “il gomito del diavolo”, Grace, assieme alla figlia Stèphanie, perse il controllo della sua auto e cadde nel dirupo. La stessa strada nella quale anni prima, girò assieme all’attore Cary Grant, il film “Caccia al Ladro” del regista Alfred Hitchcock. Grace-in-caccia-al-ladro-da-gucciandgyoza.blogspot.com_Eccoli, splendidi tutti e due. E dietro a loro il panorama di cui vi parlavo. Che luoghi emozionanti! Pieni di fascino, storia, folklore e cultura.WP_20150509_015 In pochi chilometri quadrati si ha la possibilità di passare ore intere di vario interesse senza mai annoiarsi. E basterebbe anche solo fermarsi e ammirare.WP_20150509_028 I negozietti caratteristici che vendono souvenirs e le botteghe di frutta e verdura che nelle cassettine di legno espongono anche fiori colorati. I bar, le taverne, i campi per il gioco della Petanque, i giardini per i bambini. WP_20150509_017Le stradine da percorrere a piedi per vivere un’atmosfera che non si respira ovunque. I gatti che tengono compagnia durante le passeggiate a meno che non abbiano voglia di starsene distesi al sole nella quiete di questa località. WP_20150509_019La Turbie che dalla sua vetta comanda e osserva, che lascia senza parole. Una perla della Costa Azzurra. Ricca di virtù da mostrare: la Fontana dedicata al re Carlo Felice di Savoia e l’Acquedotto da lui restaurato, le chiese, gli oratori, la Cava Romana, in questo paese si potrebbero fare mille reportage.WP_20150509_023Non vedo l’ora di tornarci, considero la giornata trascorsa in questo luogo, meravigliosa e ovviamente, in una sola giornata, non ho davvero potuto vedere tutto quello che offre. WP_20150509_024E’ veramente un borgo dal fascino che rapisce, bellissimo, vi consiglio di venire a visitarlo di persona e documentarvi su quello che amereste visitare o rischierete di perdervi qualche meraviglia.WP_20150509_026 Un abbraccio a tutti e… al prossimo tour.

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Ancora nella vicina Francia

Oggi vicina, vicina davvero. Siamo a Mentone. WP_20150411_001Praticamente attaccati all’Italia, anzi, ad essere precisa un tempo qui era tutta terra italiana. Oggi non più, per cui si sorpassa il luogo dove una volta esisteva la frontiera e ci si lascia alle spalle il cartello della bella Italie circondato da stellette bianche. WP_20150411_003Lasciamo Ventimiglia e la piccola frazione di Latte per arrivare qui, dove l’atmosfera è diversa, indubbiamente. Non migliore, non peggiore. Diversa. Alla nostra sinistra il mare e una parte di Liguria che si lascia baciare dallo stesso, alla nostra destra invece, questo piccolo paesino che arranca fin sulle prime colline. WP_20150411_004Palazzine ordinate e dai chiari colori sul fronte mare, in bella vista, a lasciarsi ammirare. Annodati vicoli e tinte più calde in quelli che sono i carrugi che si, esistono anche qua. Stradine nodose che avanzano curiose tra case spesse, pesanti, vicine, attaccate le une alle altre. WP_20150411_005Alcuni archi in pietra le uniscono del tutto pur essendo esse di fronte come a specchiarsi in un riflesso. Assomiglia molto ai miei paesini del Ponente però devo dire che i localini, sono ancora più graziosi e invitanti. E quanti tipi diversi ce ne sono! Si può spaziare tra la cucina indiana e quella marocchina o scegliere ottimo pesce fresco come forse siamo più abituati. WP_20150411_006Mi piace conoscere ricette internazionali ma il mio occhio vispo si è posato su una delle tante lavagnette ben esposte fuori a descrivere il menu: “Insalata tiepida di Capesante e Crema di Gamberi”…… sei mia! E non ho sbagliato! Una prelibatezza! WP_20150411_007Tutt’intorno è molto tranquillo, la gente passeggia serena, posso vederla dai vetri trasparenti. Fontane, palazzi e ciotoli rendono la serata romantica e ricca di emozioni. Una bella passeggiata a fine cena è quello che ci vuole per godere di questo bel paesaggio ascoltando le onde che lo accarezzano. WP_20150411_008Giardini ben curati, golosi gelati acchiappa-turisti, vetrine accese e grandi bastioni di un tempo che fu, regalano a Mentone un fascino particolare. WP_20150411_009Le luci soffuse che emanano un arancio chiaro, la rendono persino un pò misteriosa, nella sua eleganza, nella sua quiete. E quanti profumi dalle spezie d’Oriente! Quanti colori! WP_20150411_010Quante lingue diverse si sentono liberarsi nel vento che soffia su questo paese. Un vento che arriva dal mare, che scuote le barche appisolate nel porto e s’intrufola spedito per i vicoli bui. WP_20150411_011Menton dove tutto qui è già francese, ogni cosa, ogni suono, ogni vita. E allora Salut! Vi aspetto per la prossima promenade.

Un semino duro dal cuore tenero: la Nocciola

Buone eh? Le conoscete tutti lo so. Alcuni di voi ne vanno matti, altri invece magari ne sono allergici. Con loro, o si va d’accordo o no. Non ci sono mezze misure. SONY DSCSono semini duri. Quello che noi mangiamo, che stà dentro al guscio, o meglio pericarpo, è proprio il seme. Gustoso, croccante. Ma è anche tenero perchè ha delle dolci proprietà. La Nocciola infatti è sebonormalizzante, idratante, addolcente e ideale per le pelli giovani. Dona energia e salute al nostro organismo essendo un grasso vegetale e, come lo fa con lui, lo fa anche con la nostra pelle rendendola turgida e morbida. Molto ricercato anche il suo olio che viene utilizzato appunto dall’industria cosmetica perchè essa è un insieme di grassi buoni e utili, proteine e acqua. Mangiandola infatti, si assumono molte calorie. SONY DSCAl tempo dei Romani, veniva già usata, anche solo per il suo aspetto simpatico, come augurio di felicità, in ricche e divertenti composizioni e si leggono tracce di lei, addirittura su manoscritti cinesi risalenti a 5.000 anni fa. Ancora oggi, in terre come la Francia, si continua con queste antiche usanze soprattutto durante la celebrazione dei matrimoni. Avete mai pensato di sposarvi con in mano un mazzolino di Nocciole? Carino e sicuramente originale! Vi sembrerà ridicolo ma in realtà state semplicemente sprigionando tanta energia positiva per festeggiare il lieto evento. Il vero nome di questa pianta è Corylus Avellana e appartiene alla famiglia delle Betullacee, quasi tutte addolcenti per il nostro fisico e lenitive. La mia valle ne è piena, sono fortunata. Molto spesso mi avrete sentito nominarle. Le uso spesso e non solo le mangio sgranocchiandole davanti a un film ma le trovo ottime in insalata oppure nei dolci. Per non parlare del gelato a questo gusto! Lo adoro! SONY DSCNella lingua anglossassone è chiamata Hazel con diverse sfaccettature che ne indicano la grandezza e la qualità ma, in questa lingua, pensate, Hazel è anche il nome di una città del Kentucky, negli Stati Uniti d’America. Devo andare nel Kentucky uno di questi giorni…. se sparisco di nuovo sappiate che sono lì. Scherzo! Nel mio dialetto invece si chiama Ninsoa con la O molto stretta. Eh… ma noi topini… non siamo gli unici ad amarle sapete? Devo dividerle sempre con Scoiattoli, Ghiri e persino Cinghiali! Sarà per via della sua enorme quantità di Vitamina E. Loro vogliono sempre avere il pelo il più liscio possibile. E’ per questo che mi stò preparando in anticipo.SONY DSC Ebbene si, vedete, anche se oggi in commercio questi frutti sono reperibili tutto l’anno, in realtà la loro maturazione avviene verso fine estate, giusto, giusto in tempo per prepararci meglio al letargo. Quindi è tutto un gira, gira e magna, magna. Dovreste sentire che bailamme nel bosco in quei giorni! Per fortuna però i nostri alberi sono molto generosi. Incredibilmente generosi. Spesso, si formano veri e propri grappoli di Nocciole che, con il loro peso, piegano persino i rami più fragili. Uno spettacolo. Per cui topini, preparatevi. Ancora qualche mese di pazienza ma poi potrete farvi la giusta scorpacciata. Io vado, inizio a fare posto nel Mulino. Un bacio!

 

Una giornata alla Villa Ephrussi de Rothschild

Cari topi,index oggi vi porto con me in un luogo fantastico e che ci rimanderà indietro nel tempo. Andiamo a trovare una baronessa. La baronessa Beatrice Ephrussi de Rothschild. Lei, una splendida ragazza, malinconica ed esigente, viveva in questa meravigliosa casa che aveva fatto costruire da quaranta architetti ed è una casa enorme, piena di stanze e una bellissima sala nella quale riceveva gli ospiti. Oggi, questa casa, è una delle dimore più belle della Costa Azzurra, si trova nella baia più suggestiva del sud della Francia, Cap Ferrat e, in solo un’ora di strada, mi è possibile raggiungerla. La baronessa Beatrice era un’amante dell’arte e dei giardini e queste sue passioni, non si possono non notare. Amava molto anche viaggiare e spesso, si soffermava sulle terrazze del suo immenso parco, ad ammirare le navi che passavano su quel mare azzurro e che si confondeva con il cielo, godendo di uno dei panorami più affascinanti che il Mediterraneo può offrirci. Venticinque erano i suoi giardinieri e ogni giorno, lei controllava che svolgessero il suo lavoro al meglio. La casa invece,SONY DSCvenne costruita in sette anni e, a predominare, come potete vedere, era il colore rosa, il preferito dalla ragazza, un pò eccentrica e un pò romantica. Un colore che tinteggia non solo le pareti ma anche diversi oggetti all’interno della casa come orologi,SONY DSC lampade, drappi. Beatrice nacque a Parigi nel settembre del 1864 e morì in Svizzera nell’aprile 1934. Morì giovane e il cognome Ephrussi lo prese dal marito Maurice. Il suo nome da nubile era infatti Charlotte Beatrice de Rothschild. Era una grandeSONY DSC collezionista di opere d’arte ed essendo figlia di un famoso bancario poteva godere di grandi somme di denaro grazie anche alla sua nobiltà. Nella sua casa si respira il suo animo sognatore, la passione di dipinti e statue, come i putti che adorava e la musicaSONY DSC che amava ascoltare. Oggi, al centro del grande parco, in suo onore, diverse fontane si muovono schizzando fiotti d’acqua a tempo di musica. Vivaldi, viene interpretato dall’acqua fresca che si tuffa nelle vasche e tutto sembra un trionfo di gioia. Intorno, quei giardini bellissimi, SONY DSCpermettono di vivere diversi stili e diverse sensazioni. I giardini sono infatti sette e ognuno è particolare. Si passa da quello spagnolo al giapponese, dal fiorentino al francese, realizzato per assomigliare al ponte di una nave (la baronessa obbligava i suoi SONY DSCventicinque  giardinieri a indossare i vestiti da marinai), fino al giardino dell’amore, in cui appunto le fontane musicali, si attivano ogni 20 minuti. E poi quello delle pietre, più aspro e primitivo e quello provenzale. I roseti e lassù, a dominare,SONY DSCla statua della Dea Venere, dea dell’amore e della bellezza. Ma dei giardini parleremo meglio un’altra volta, oggi, vi farò entrare in questa splendida villa. Il portone di accesso ci permette di metter piede in un grande salone e da qui, si smistano i vari locali.SONY DSC Primo fra tutti, il salone per ricevere gli ospiti che, come altre stanze, si affaccia sui giardini di un verde smagliante. Le poltrone, imbottite e lavorate, mostrano l’usura degli anni ed è facile immaginare la giovane donna, seduta a chiaccherareSONY DSC con amiche o artisti. Poco più in là, si può accedere alla sua stanza. E’ una camera da letto che da sul rosa. Un rosa tenue, dolce e, meraviglia delle meraviglie, possiamo vedere su una sedia, il suo abito delicatamente sistemato, le sue piccole SONY DSCscarpette bianche ed eleganti e un vassoio d’argento contenente le tazze per il tè e la teiera. Il letto è grande e sembra comodo. Il copriletto, lavorato minuziosamente. E i suoi guanti, il suo specchio, la sua spazzola. Come una principessa. E che bellezzaSONY DSC gli affreschi sulle pareti, sul soffitto, a volte alternati da arazzi enormi, costruiti a mano, e mosaici originari di Pompei. Anche il pavimento del primo piano, è in realtà un vasto mosaico. Tutto è sontuoso ma senza strafare, c’è un tocco di delicatezzaSONY DSCe buon gusto che regna ovunque. Questa casa è ricca di suo. Ricca di storia, di arte, ma anche di finezza. Un patrimonio per tutta la Riviera della Francia del sud. E quanti regali da tutto il resto del mondo ha ricevuto la nostra baronessa! Soprattutto dall’Oriente.SONY DSCA parte le statuette in giada e quarzo, guardate queste piccolissime scarpette. Venivano usate dalle donne e più avevano il piede piccolo, più venivano considerate affascinanti. Molto lavorate così come i vestiti. Tutti doni per Beatrice, SONY DSColtre a oggetti preziosi acquistati direttamente da lei. E cosa dire dei suoi set? Ricchi di ogni utile oggetto. Il set da bagno, con tanto di acqua di rose e acqua di colonia, e il set da safari; immagini che fanno sognare. Sognare quella BaronessaSONY DSC di Rothschild nella giungla africana trasportata da elefanti e uomini di colore e con l’ombrellino sulla testa, non pensate anche voi? Una vera nobildonna. Frustino, cannocchiale, zanzariera. E anche tutte le sue collezioni di porcellane sono da nobildonna,SONY DSCper non parlare della sala da pranzo, imbandita da tanto valore e dove, sopra a un caminetto, regna un grosso orologio anch’esso rosa. Tutto quello che vediamo appartiene oggi all’Accademia delle Belle Arti francese ed è di estremo valore. E’ stata la stessa Beatrice a donare tutta la sua dimora all’ Istituto attraversoSONY DSC il testamento del 25 febbraio del 1933, un anno prima di morire. E tutto è stato mantenuto come allora, con la stessa cura e la stessa gelosia che aveva lei. Le tapezzerie di queste stanze, e i tendoni, arrivano dal Vaticano e sono preziosissimi e imponenti. Sfavillanti di ogni colore, SONY DSCattorno all’orologio rosa, fanno pensare a un tempo che si è fermato tanti anni fa e tutto, è rimasto come allora. Qui, in questo salone, il pavimento è composto da un elaborato parquet. Lo stile Impero dei mobili è stato prettamente deciso da un tocco femminile, su questo non c’è dubbio. GliSONY DSCarchitetti uomini, hanno probabilmente pensato a tutto il resto. Ora, possiamo andare al piano superiore dove c’è la sala dei Putti. Da quaggiù, la si può intravedere attraverso la balconata sorretta da colonnine di marmo e che splendore, tutto SONY DSCda guardare il soffitto! In legno, intagliato e rivestito da ritratti di personaggi illustri. Sembra quasi che la Baronessa non sapesse più dove mettere le sue opere d’arte alle quali teneva particolarmente. Una scalinata di marmo ci porta al pianoSONY DSC superiore, topina è felicissima di poter far finta di essere una principessa e salendo, continua a lanciare occhiate a quegli abiti protetti da teche di vetro. Quanto vorrebbe indossarli e uscirci per farli vedere alle sue amiche senza dover per forzaSONY DSC aspettare il carnevale! Degli uccelli di bronzo si affacciano e guardano di sotto accompagnando il nostro cammino che si è nuovamente riempito di curiosità. Molti sono gli specchi, antichi, che allargano e ravvivano il corridoio. Molti i busti e iSONY DSC tappeti, anch’essi, inutile dirlo, cucini completamente a mano. Qui, c’è ancora una camera da letto e una stanza dedicata alla lettura dotata di comodo divanetto. La camera matrimoniale invece, chiamata “stanza blu” è composta da due letti ricopertiSONY DSC da un tessuto blu scuro, profondo e con testiere importanti e rivestite di velluto. Dagli spiragli delle persiane leggermente aperte s’intravedono i giardini, curati nei minimi particolari, non vedo l’ora di scendere e andare a vederli più da vicino. SONY DSCE la baia di Cap Ferrat, meravigliosa. Laggiù, una villa a ridosso del mare, ha persino un porticciolo privato; possono usare la barca come noi usiamo l’auto, ci pensate? Giro l’angolo. Prima di poter scendere ho ancora molte cose da vedere. SONY DSCMi colpisce il tavolo da backgammon o tavola reale che dir si voglia. Un gioco anticchissimo, si dice sia nato addirittura 5.000 anni fa ma mi fa sorridere pensare a dei nobili intenti a queste attività ludiche eppure, perchè no? Anzi, ci sono delle SONY DSCricamate sedie tutt’intorno e questo significa che si facevano gare importanti e con tanto di pubblico! Sopra a questo tavolino che si può aprire e chiudere, due grossi candelabri in argento. E poi, ancora statue, ancora sculture, ancora regali: SONY DSCorientali, fiamminghi, africani. Delle lavorazioni che lasciano di stucco. E poi, tappeti enormi, grandissimi. Non avete idea la loro immensità; riuscivano a riempire un salone intero. Bene, ora finalmente posso andare a scorrazzare nel parco. SONY DSCNon vedevo l’ora anche se, dettagliatamente, ve lo racconterò in un prossimo post perchè merita un articolo tutto suo e inoltre, non voglio tediarvi troppo. Passo prima al piccolo chiosco chiccoso della villa a bere un fresco cocktail e m’inoltro. SONY DSCI barman sono gentilissimi e tutti vestiti con elegante divisa. Ve l’ho detto che Villa Eprussy è anche locazione per matrimoni. Sposarsi in questo contesto dev’essere incredibile per le spose che amano fare le cose in grande e sentirsi delle vereSONY DSC principesse quel giorno! E ora perdonatemi ma devo proprio andare, non resisto più, quei meravigliosi giardini mi chiamano e inoltre, stà per iniziare la musica e quindi le fontane inizieranno a danzare. Che spettacolo divertente. Andrò aSONY DSC sedermi su quelle panchine in cemento per ascoltarla meglio e rilassarmi. Villa Eprussy non è piccola, ho già camminato tantissimo! Non mi resta altro che augurare anche a voi una felice giornata e ovviamente consigliarvi di venire aSONY DSC visitare questa dimora se vi capita di passare da queste parti. Passerete un pomeriggio fantastico e vi conviene farlo durante la bella stagione per poter godere anche dell’esterno. Questa casa è sempre aperta e, in estate, lo rimane ogni giorno finoSONY DSC alle ore 19:00. Potrete anche sedervi sulle ringhiere bianche in muratura e lasciarvi ammaliare dal panorama vasto e azzurro che vi si presenta davanti e vi fa sognare. Un bacione topini e vi aspetto per la prossima avventura. La vostra Pigmy.SONY DSC

Il Bunker di Sospel

MettetevSONY DSCi la giacca a vento topini. Si lo so che fa caldo ma dove vi porto oggi tanto caldo non fa. Andiamo in un posto ricco di storia, di testimonianze e umidità. SONY DSCUn luogo che fa venire i brividi in tutti i sensi. Andiamo nel bellissimo paesino di Sospel, un tempo Sospello, situato nel dipartimento delle Alpi Marittime. Un tempo italiano, Sospel si trova proprio sul confine francese, sopra Olivetta San Michele che a sua volta è dietro la città di Ventimiglia. Anche lui merita un post tutto suo prima o poi. Qui si parla il montenasco, il dialetto di Mentone, un misto tra ligure e occitano e, sempre SONY DSCqui, si trova una delle costruzioni più incredibili della nostra storia passata. Un bunker preservato in ottimo stato appartenente alla Linea Maginot che si estendeva dal Mar del Nord al Mar Mediterraneo. Le prime fortezze furono costruite nelle Alpi Marittime e Fort Saint-Roch fu costruito tra il 1930 e il 1934 per proteggere Sospel. Pensate topi, solo quattro anni per creare ciò che vi mostrerò oggi. Sin da quel tempo, Sospel si trova al centro del dispositivo di difesa dello Stato Maggiore Francese. E tutto ciò che vedrete è l’originale. Tutte quelle stanze, le attrezzature, le armi, la ruggine, l’usoSONY DSC, sono le reali condizioni in cui, durante la seconda guerra mondiale hanno vissuto i soldati francesi prima e tedeschi poi. Tutto è rimasto come un tempo. Noterete solo, al posto di vere persone, dei manichini che sono stati messi a dimostrazione di come un tempo si viveva e si lavorava all’interno di questa fortezza, vestiti con le divise originali dell’epoca e con tanto di gradi. C’era infatti il militare medico, il comandanteSONY DSC, il militare cuoco, il militare addetto alle caldaie e agli impianti elettrici, il centralinista, il cecchino, il generale. Il tutto a 12-15 gradi di temperatura e con un tasso di umidità costante del 75%. E allora preparateviSONY DSC, stiamo per entrare. La grossa porta davanti a noi, un vero e proprio ponte levatoio, si apre e dal calore esterno, ci sembra di entrare in un frigorifero. Per chi soffre di claustrofobia non è il luogo più adatto per chi invece è affascinato dal passato, da qui, non vorrà più venir via. L’odore che ci punge il naso è quello di umido, di muffa. E’ stagnante ma il fresco, ci permette di farci fare presto l’abitudine. Tutto è di cemento e ferro, ogni cosa che si tocca, produce un forte “dleng!”. Devo essere sincera. Rimango incredulaSONY DSC, allibita. E’ affascinante. Nelle cucine, la prima stanza in cui si entra, ci sono ancora addirittura le pentole e la lavagna sulla quale si scrivevano le pietanze della mensa. Un lavandino, in pietra. Dai vecchi rubinetti, cola del liquido arancione arrugginito. Di fronte alle cucine, la stanza dei macchinari, sarà una sensazione ma la ventola produce un rumore così forte che sembra di essereSONY DSC ancora in guerra. Ciò che attrae e spaventa anche un pò però è il lunghissimo e buio corridoio che si prospetta davanti a noi e del quale non se ne vede la fine. Buio, che poi buio non è, ma le fioche luci, si notano solo dopo una leggera curva, poi, tutto dritto, fino… boh, non lo so fin dove. Il flash della mia macchina fotografica non arriva a tanto. Lo vedete? Per terra dei freddi binari. Erano i binari dei carri. Carri che sembravano i carri delle miniere. Servivano per trasportare le attrezzature pesanti, i grandi proiettili delle grandi mitragliatrici fisse o dei cannoni. A condurre alcuni di questi carri un soldato. Si, potevano trasportare anche le persone, soprattutto su dalla ripida scalinata, e si topi perchèSONY DSC poi scenderemo, scenderemo fin giù sotto terra, non so nemmeno io di quanto. Le tubature, in alcuni punti, sono rifasciate da un materiale che sembra carta stagnola e intorno, altre entrate annunciano i vari locali. I bagni, deprimenti. Delle vecchie turche. Non so in quanti soldati vivevano li ma di urinatoi/turche ne ho contate cinque. Solo cinque. Le altre due porte iSONY DSCn lamiera portano invece a delle docce e un gocciolio perpetuo fa impressione. Oltre i bagni le camerate: i soldati semplici, dormSONY DSCivano tutti insieme nei dormitori che contenevano parecchi letti e alcuni anche a castello, il comandante aveva invece una stanza tutta sua, con il comodino per giunta. Attaccata ad ogni lettino, dalla testiera anch’essa in ferro come la maggior parte delle cose lì dentro, una borraccia in pelle, un cappello di riconoscimento e una sacca come porta-oggetti e anche porta-armi presumo. Si era costantemente pronti alla battaglia. E’ vicino ai dormitorSONY DSCi che c’è una camera nella quale si può notare come si decidevano le operazioni di attacco o di difesa e, attraverso le radio e i telefoni, alcuni a circuito esterno altri interno, si facevano conoscere a tutta la truppa. Si era una grande squadra, un’unica grande squadra, questo è quello che trapela ancora da questo luogo ormai da anni disabitato. Non posso fare a meno di immaginarmi al posto di quegli uomini SONY DSCqui, davanti a questo lavatoio, a lavarmi i denti o qui, seduta a questa scrivania a scrivere una lettera alle persone care e mi vengono i brividi poi, un locale particolare mi incuriosisce molto. E’ l’infermeria e non è solo uSONY DSCn’infermeria: è una vera e propria sala operatoria che funzionava anche da semplice ambulatorio. Mette i brividi. Sugli scaffali, ordinati, tutti gli attrezzi del mestiere, senza pietà, in bella vista. In fondo, la realtà era quella. Bisturi, ganci, aghi, coltelli, pinze, garze, lacci, tutto mi dipinge un’espressione seria sul viso. Guardo quella branda lurida ormai. Eppure qualcuno c’è stato lì sopra. Immagino il vero medico al posto del pupazzo in lattice, è incredibile, mi sembra di sentSONY DSCire l’affanno del militare ferito che non può e non vuole urlare mentre l’etere, o il cloroformio, s’impossessano di lui. Ci sarà stato almeno un modo per anestetizzare? Mah, non ci voglio pensare. La cabina di comando è invece piena di roba. Ognuno aveva una scrivania personale, un telefono, un notes e tutti dei bottoni da cliccare. Non ci siSONY DSC capisce nulla. Solo su alcuni altoparlanti ci sono dei bottoni che riportano la scritta “ecoutè” e “start“. Delle agende, riportano dei conti. SfidoSONY DSC chiunque a comprenderne il significato ma sembrano le quantità delle munizioni e del cibo. Può essere. Dentro a delle bacheche in vetro, dei cimeli preziosissimi: passaporti, documenti, tesserini che riportano i dati anagrafici di chi ha vissuto lì e posso vedere anche qualche viso in vecchie foto color seppia. Il verSONY DSCde militare è ovunque e poi bandiere, cappelli, svastiche, medaglie, proiettili da qualsiasi parte io mi giri. A prendere tutta una parete, oltre alle solite armi da portata come pistole e fucilSONY DSCi, l’ala intera di un particolare aeroplano, completamente devastata dai proiettili e staccata dalla matrice. E qui si scende, si va giù grazie ad una scala che porta a un cinema dove dei filmini dimostrano in bianco e nero come si viveva in quel tempo.SONY DSC Dai lati di questo posto si può andare sia a destra sia a sinistra, nel centro delle grosse munizioni ben stipate dentro a delle gabbie. Delle piccole e strette scalette, da ambedue le parti, mandano alle torretteSONY DSC di appostamento dove, comodamente seduti, si poteva sparare al nemico vedendolo arrivare attraverso delle feritoie. Fa ancora più freddo. Sopra le nostre teste, non potevamo vederlo ma c’era il prato, il prato della Provenza, quella magnifica distesa di lavanda e origanoSONY DSC che incontriamo spesso nella mia entroterra. Questo, se si potesse sorvolare con un aereo. Si sarebbe visto solo una gran meraviglia ma sotto, tutto era ben diverso. Quella montagna dentro era un Gruviera. Dal cinema intanto continuano a provenire i rumori soffocati e lontani dei bombardamenti aerei e degli spari dei fucili. Siamo nelle campane di questa casamatta e mi accorgo che davvero nessuno può vederci. Siamo in una delle prime fortificazioni della Linea Maginot, un complessSONY DSCo integrato di opere militari che il Ministro francese, Andrè Maginot, obbligò a costruire su tutto il confine Est della Francia e, la cosa straordinaria, è che queste mega strutture, distanziano da loro di 5 km circa ma all’interno, sono tutte collegate. Incredibile. Non possiamo passare alla prossima. Dei pesanti portoni blindati ce lo vietano anche perchè non tutte sono mantenute bene come questa che, per 5.00 euro, si può visitare perSONY DSC tutto il tempo che si desidera. Costruzioni da record e vennero fatte in soli 12 anni. In Alsazia, l’opera di Schoenenbourg, pare essere la più grande di tutte. Alcune,SONY DSC sono sotto il Demanio francese e quindi visitabili come questa, altre invece appartengono ancora al territorio militare percui, è impossibile accedervi. Scendo dal mortaio 81 mm, mi ci ero arrampicata per vedere fuori: il bosco, gli uccellini, il cielo azzurro, c’era aria di buono la fuori, c’era il sole. A questo punto, posso tornare indietro. Via da quel cemento e quell’acciaio. Ripercorro all’indietro tutti quei metri e continuo. Mi ci è voluto quasi un intero pomeriggio per godere di questa avventura. Sono rimSONY DSCasta meravigliata e ho tante emozioni contrastanti. Qui, in questo bunker che doveva proteggere i francesi, hanno poi preso piede le forze militari tedesche Wehrmacht. Qui, in un luogo che mi fa sentire fredda e appiccicaticcia, ho potuto vedere molte cose e ne sono stata contenta. Ora però, ho voglia di sole, di caldo, di aria sana. Esco e il vecchio custodeSONY DSC mi saluta senza quasi nemmeno alzare lo sguardo. E’ intento nella lettura di un fumetto pare. E allora topi, che ne dite? E’ un luogo comunque interessante, una tana particolare. Basta cunicoli per un pò però. Vi mando un bacio e vi aspetto per il prossimo tour. La vostra Pigmy.

Le verdi distese di Cima Marta

…le verdi e meravigliose distese di Cima Marta. Non so voi ma solo guardandole, queste foto, mi aprono il cuore. Vi avevo tempo fa postato delle immagini di questo luogo in inverno, quando le distese diventano completamente bianche e nella passeggiata che avevamo fatto insieme, da Triora al Monte Grai, vi avevo fotografato questo posto dalla strada sterrata. Questa volta invece a scattare queste splendide immagini ed ad andarci proprio nel bel mezzo, ci ha pensato Niky. E’ un tour che quest’estate io non ho ancora fatto ma non mancherò, come ogni anno del resto. Ho zampettato più in basso, ma su questi luoghi, che conosco come la punta dei miei baffi, posso raccontarvi ogni cosa. Da che sono topina, ogni tot mesi devo salire fin quassù. Neve permettendo ovviamente. Siamo in un tratto importante della mia Valle sapete? Innanzi tutto siamo nell’Alta Valle Argentina e questa meta è sempre presa di mira da persone che vogliono sognare, in pace con loro stesse, ammirando un panorama mozzafiato. Cima Marta 2.138 metri da far invidia ad Alice nel paese delle meraviglie. E’ uno dei luoghi più elevati della mia valle. Siam0 sulle Alpi Marittime, sul Marguareis, sul confine tra l’Italia e la Francia. Siamo sopra Colle Melosa e questa zona è famosa per il “Sentiero degli Alpini” e la presenza di fortificazioni risalenti alla seconda guerra mondiale situate sui Balconi di Marta, ossia, i pendii di queste montagne. Un intero complesso fortificato con alcune opere addirittura precedenti al conflitto mondiale e risalenti alla metà dell’800.  La strada stessa è una strada militare. Tra le più importanti costruzioni, il bunker. 1.350 metri di cunicoli e scale soterranee. Un giorno vi ci porterò. Tanti sono anche i fortini e le batterie; riempiono questo luogo sorprendente che è conosciuto anche con il nome di Monte Vacchè. Un casone, dove risiedevano 100 soldati. Le mura di trincea. I magazzini delle munizioni di scorta. Alcuni ancora in piedi, altri solo ruderi. A contornare il paesaggio, tre dei principali monti che chiudono la mia valle in bellezza, il Pietravecchia, il Toraggio e il Grai, con i loro rifugi e i loro sentieri. Rare bellezze. Pascoli senza una fine. Una natura mista. Aspra e selvaggia, dolce e sinuosa. Il posto ideale per una giornata con gli amici, il pallone e il proprio cane, tutti insieme su di un plaid. I costoni rocciosi non riescono ad interrompere i prati infiniti. L’aria è frizzantina, sempre, ma in estate, non c’è la fitta nebbiolina che disturba nelle altre stagioni a seconda delle giornate. E’ facile notare, tra questi ripidi pendii, che cingono il vallo ligure, tanti agili animali come camosci, poiane, tassi, marmotte. E ovviamente anche qualche topino. Non c’è abitante della mia valle che ogni tanto non salga su per questi sentieri. Bisogna venirci, se ne sente il bisogno. E’ come fare rifornimento di energia. Si ci può avventurare a piedi oltrepassando foreste e lastroni di roccia, in bici, a cavallo o in auto naturalmente, bisogna solo fare molta attenzione. Questa strada non ha protezioni ed è molto stretta e inoltre, vi sconsiglio vivamente di venirci con una macchina troppo bassa. Quanta vita c’è stata su queste montagne e quanta morte. Quanti ricordi tengono racchiusi in sè questi pascoli baciati dal sole. Quante impronte ricopre quell’erba che da verde diventa dorata. E nei pressi di tanta magnificenza si può notare uno splendido panorama che scende giù, fino in fondo, e permette di scorgere la Diga di Tenarda, i casoni dei pastori, i boschi più in basso, di un verde più cupo. Nemmeno il più bravo dei pittori potrebbe riuscire a fare tanto. E allora topi, è arrivata l’estate, datemi retta, una giornata dedicatela a questo paesaggio. Tornerete a casa contenti.

Le caprette della mia amica Niky

Oggi voglio dedicare un post a loro. Alle caprette. Le caprette della mia cara amica Niky (per chi non la conoscesse è la salvatrice di Miele nel post “Per fortuna… un pò di Miele”). Le caprette più belle che ci siano. Le caprette sono animali che mi piacciono molto. Sono simpatici, testardi, intrepidi, curiosi… probabilmente, a modo loro, assomigliano molto a noi topi. Spesso scappano o fanno danni e in quei momenti si misura davvero chi ha una testardaggine maggiore, se loro o voi nello sgridarle. Ma che buono il loro latte e il loro formaggio e il loro yogurt. Con quel gusto forte, deciso che molti identificano come “puzza di capra”. Ma è una puzza buona! Tutta natura. Preferisco mille volte loro allo smog delle auto. Devo ammettere che il maschio della capra, il caprone o il becco, come si chiama da noi, ha un odore terribile, soprattutto quando va’ in calore ma loro, le femminuccie, sono davvero graziose e accarezzarle è simpaticissimo. Nei parchi della nostra vicina Francia ci sono tantissime caprette, molto socievoli, con i quali i bimbi possono giocare in tutta tranquillità. Io sono fortunata, mi basta andare dalla mia amica! Queste topi, ve le presento. Ecco a voi Mowgli, quello grande, bianco e nero, padre di tutte le cucciolate – Nuvola, quella tutta bianca – Stella, quella marrone e bianca insieme ai cuccioli – mentre, i due caprettini, tenerissimi… allora, quello bianco e nero non ha ancora il nome in quanto sarà adottato da una famiglia che sceglierà come chiamarlo, e quello tutto nero è invece già stato adottato, chiamato Totò e ora vive in una villa a cinque stelle. Bhè, a questo punto io farei nuovamente tanti complimenti ancora a questa mia cara amica amante degli animali, perchè vedete, voi non la conosciete bene ma, se solo sapeste come li tratta! Anche alle capre, se solo potesse, stenderebbe il tappeto rosso per farle camminare meglio. Guardate come son tenute. Il loro pelo e la pulizia che le circonda. E’ incredibile davvero. E quanto sono belle loro? Meravigliose con quel musetto e quel naso che sembra una freccia. E voi avete delle capre che vi tengono compagnia? Tante carezze caprette simpatiche, devo venire presto a trovarvi. La vostra Pigmy.

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