Tuffi simbolici in Valle Argentina – il Martin Pescatore e l’abbondanza

Corriamo immediatamente a conoscere un caro amico, decisamente più simpatico di Serpilla, la presuntuosa Ghiandaia (alla quale però voglio bene). Oggi intendo presentarvi una creatura strabiliante sotto diversi punti di vista, in primis, il colore sgargiante della sua livrea; un bellissimo azzurro metallico.

Topine e topini, ecco a voi, messer Martin Pescatore!

Vi chiederete perché ve lo presento. Beh… è molto semplice. Anche se parecchi di voi magari non lo hanno mai visto, esso popola le rive del Torrente Argentina soprattutto nella zona della foce. Siamo ad Arma quindi, poco prima della Darsena, dove gabbiani, papere e altri uccelli vivono serenamente trascorrendo le giornate al sole e osservando l’infinita’ del mare. Tra questi, sono tantissime le specie di volatili che abitano questo luogo: aironi, falchetti, pettegole, scriccioli, verdoni e… insomma, chi più ne ha più ne metta. E’ davvero incredibile pensare che, dove il mio torrente incontra il mare, ho la possibilità di vedere tanta bellezza.

E, la bellezza di oggi, il grande protagonista, possiamo ammirarlo grazie alle splendide foto di un fotografo esperto di avifauna, l’amico Luigi Giunta, che per questo articolo mi ha permesso di utilizzare le sue immagini. Anche perché se aspettavate che io riuscivo a immortalare un Martin Pescatore… potevate stare anni…

Ma veniamo a noi, ho diverse cose da raccontarvi su questo uccello che brilla.

Partirei subito con il messaggio che vuole trasmetterci. Fin dai tempi più antichi, infatti, il Martin Pescatore era considerato simbolo di abbondanza intesa come opportunità. E’ come se dicesse << Tuffati, senza paura, e vivi la vita che meriti! E’ ricca di cose che ti aspettano! Ci sono molte altre cose che non sai e belle per te! >>.

In effetti, se parliamo di tuffi, a lui non lo batte nessuno. Saprete bene che, appena adocchia un pesce nuotare sott’acqua, si tuffa a capofitto senza timore e fiducioso e non sbaglia il colpo. Per questo consiglia all’essere umano di buttarsi in un nuovo lavoro o in un nuovo amore, cogliendo le occasioni.

Per la maggior parte del tempo, se ne sta appollaiato su rami, o giunchi, che reggono bene il suo peso leggero e che lui trasforma nei suoi punti d’osservazione. Attento e con in sé il brivido del prossimo slancio. Per questo ci dice di uscire dalla propria zona di comfort e vivere la vita appieno!

Il Martin Pescatore, chiamato anche Alcione, dal suo nome scientifico Alcedo atthis, è un uccello solitario e diurno. Ed è un gran mangione. Non si accontenta di un solo pesce al giorno. I suoi balzi in acqua possono essere parecchio numerosi. Ma quando il cibo scarseggia, non può perdere tempo, deve “andare a caccia” e quindi lo si vedrà svolazzare a pelo d’acqua, con voli veloci e brevi, in una posizione di tanto in tanto quasi ferma definita: volo a spirito santo. In questi periodi di magra, si adegua a mangiare anche piccoli anfibi o insetti.

Il nome Alcione, non è dato a caso. Alcione era la Dea Greca figlia di Eolo, Dio del Vento. Essa fece arrabbiare il Re dell’Olimpo perchè, assieme al marito Ceice, si chiamavano tra loro con i nomi di Zeus ed Era visto che vivevano molto felici come gli Dei più importanti. Quest’ulitimi si arrabbiarono e fecero morire Ceice annegato. L’ombra di Ceice appariva ogni tanto sott’acqua e, la povera Alcione, nel disperato tentativo di riprendersi il marito, si tuffava con sicurezza tra le onde ma senza riuscire ad afferrare il suo grande amore. A quel punto, gli Dei, ebbero pietà di loro e permisero ai due giovani di tornare a vivere assieme e gli permisero anche di realizzare la loro casa sulla riva di un fiume dopo il solstizio di primavera affinchè potessero riprodursi.

In Europa e in Italia ce ne sono molti perché amano il clima temperato e sono molto felice di sapere che si trovano anche nella mia zona. Nidifica all’incirca due volte all’anno e il guscio delle sue uova è di un bianco talmente bianco che sembra di plastica.

Il maschio e la femmina sono pressoché uguali anche se il maschio ha colori forse appena più vivaci ma una differenza tra loro c’è e si trova nel becco, completamente nero nel maschio e più chiaro nella femmina soprattutto per quello che riguarda la parte di becco inferiore.

Allora topi, sapevate le cose che vi ho raccontato su questo fantastico animale? Mi auguro di avervi detto qualcosa che non sapevate ancora ma ora devo andare a cercare qualche altra creatura per voi.

Prima di concludere fatemi ringraziare ancora una volta Luigi Giunta per le splendide foto che mi ha dato e per quelle che ogni giorno scatta facendo conoscere a molti la meraviglia che ci circonda e che gli occhi spesso non notano.

Al prossimo amico!

Ad Arma, le spiagge della Valle

Come ogni fiume e ogni torrente del mondo, anche l’Argentina sfocia nel mare in quella che è chiamata “zona della Darsena”, ad Arma di Taggia. Si immette nel Mar Ligure, un mare chiaro dal carattere deciso che ha scolpito e intagliato nel tempo, col suo andirivieni, paesaggio e abitanti.

Un mare che si infrange contro scogli scuri, moli sistemati dall’uomo nell’ultima metà dello scorso secolo e spiagge chiare, color maggese, che accolgono spesso folate di forti venti nonostante il clima mite che perdura a ogni stagione.

Quella che si presenta è una spiaggia sabbiosa che nel 2016 ha ottenuto il conferimento della Bandiera Blu dalla FEE-Italia (Foundation for Environmental Education).
Arma, con le sue spiagge, risulta essere una zona bella e pittoresca del Golfo Ligure e la passeggiata a mare che costeggia i lembi di sabbia è lunga quanto tutto il paese.
In queste zone, i gabbiani sono i padroni assoluti, sorvolano gridando sulle teste di chi passeggia pigro, per poi tuffarsi nell’acqua e lasciarsi cullare dalle onde. Anche i piccioni bazzicano sulla sabbia tiepida e le loro impronte sono inconfondibili.
Un bello svago e un gran vantaggio anche per gli amici a quattro zampe degli armaschi, i quali possono scorrazzare liberi e giocare con un’onda e con l’altra, soprattutto durante la stagione invernale.
Anch’io mi diverto molto sulla morbidezza di questo terreno. E mi diverto a rincorrere le alghe essiccate al sole che svolazzano rapite dalle correnti.

Su queste spiagge si possono trovare anche molte cose interessanti. È la corrente a portarle. Come gli splendidi pezzi di legno, levigati dall’acqua, dalle forme più stravaganti. Solo la fantasia può dare un senso a certe sagome bizzarre, ma il divertimento è assicurato.
Per non parlare di sassolini e conchiglie: ce ne sono per tutti i gusti!
È bello vedere le persone anziane ritemprarsi al profumo di salsedine e al rumore soave del mare.
Se ne stanno lì, seduti per ore, a contemplare l’infinito azzurro. È in questo infinito che si può scorgere la Corsica in base a determinate condizioni meteorologiche.
I più attivi, invece, e anche più giovani, sono decisamente più sportivi, ma questa zona balneare offre spunti interessanti per l’attività fisica. Immaginatevi cosa vuol dire correre o camminare sulla spiaggia con un panorama come questo. C’è anche chi può praticare nordic-walking, uno stile di camminata molto salutare che si esegue con i bastoncini.
E che meraviglia quando queste spiagge vengono baciate dai colori delle albe e dei tramonti! Nessun pittore riuscirebbe a creare qualcosa di più bello… no, no.
Le sfumature si riflettono sulla sabbia beige e l’accendono di toni caldi e nutrienti.
Nutrono lo sguardo e il cuore.
Le spiagge di Arma, un luogo meraviglioso di cui godere, nella pace e nella quiete, preludio di una Valle incredibile che offre tutto.
Uno zampettante bacio marino topi, alla prossima!

Taggia padrona

Fu quando, durante una bella mattina di sole, decisi di scendere verso il mare su una delle spiagge di Arma di Taggia che udii nuovamente la sua voce. Ero accovacciata sulla spiaggia e osservavo l’orizzonte lontano e i Gabbiani. Come sono diversi dagli uccelli che di solito vedo nel bosco… e come sono grandi! Ne salutai uno che, curioso, mi si avvicinò e sentii chiaramente qualcuno salutarmi.

«Ciao piccola Pigmy!»

Avrei riconosciuto quella voce tra mille e sapevo perfettamente non appartenere al Gabbiano.

«Ciao Spirito della Valle! Sei anche qui?! Allora è proprio vero che sei dappertutto!»

«Te lo dicevo! Sono ovunque mi cerchi e mi vuoi.»

«In effetti ti stavo pensando. Non vengo spesso da queste parti, ma è tutto magnifico: il mare, tanto cielo… e che colori! E i Gabbiani! E poi guarda lassù. Come sono verdi, le colline, e quante case!». Da Arma infatti potevo vedere diversi paesi sul mare alla mia destra e alla mia sinistra e, guardando in su, tante colline verso il paese di Taggia. Che vista!

«Sì, sono luoghi diversi da quelli in cui hai la tana, ma stupendi anche loro, se ne sai cogliere la bellezza.»

«Per me non è difficile! Apprezzo anche le costruzioni dell’uomo, o almeno le sue dimore, guarda lì che belle case. Quel paese dev’essere Bussana.»

«Esattamente» annuì lo Spirito.

«È un paese bellissimo, peccato che, per un soffio, non appartiene alla mia Valle!» esclamai con un po’ di rammarico.

«Oh, forse non lo sai, cara Pigmy, ma una volta è appartenuto alla Valle Argentina!»

«Cosaaa?!» mi si drizzarono i baffi dallo stupore.

«Sì, o meglio, diciamo che apparteneva al paese di Taggia» rispose decisa quella calda voce.

Ero ancora più curiosa:  «Dici davvero?». Non sapevo nulla di tutta quella storia.

«Certo, ma parliamo di molto tempo fa»

Scansai la coda dalle mie piccole chiappette e mi misi comoda su una conchiglia: «Racconta!», lo esortai con entusiasmo.

«Oh… Ehm, vediamo… se non ricordo male correva l’anno 1261. Sì, 1261. Il Comune di Genova unì Bussana a Taggia dopo averla acquistata dai figli di Oberto, Conte di Ventimiglia, la Signora Veirana e il Signor Michele, ma… – mi parve che a quel punto lo Spirito stesse ridendo – nel 1428, i Bussanesi chiesero alla Repubblica di Genova di staccarsi da Taggia e che la cittadina divenisse Comune a sé, perché i tabiesi pare governassero in malo modo e che fossero troppo presuntuosi.»

«Ah sì?»

«Già. Volevano sempre far capire che erano loro a comandare.»

«Non l’avrei mai detto! Sono così simpatici, gli abitanti di Taggia!»

«Infatti lo sono davvero, Pigmy, ma devi pensare che stiamo parlando di molti secoli fa e si viveva per difendersi e combattere. Nulla è paragonabile a ora.»

Come sempre, lo Spirito della Valle aveva ragione.

«E quindi ora non appartiene più a Taggia?» chiesi per sicurezza.

«No, da tanto tempo. Ora Bussana è sotto il Comune di San Remo.»

«Tu pensa!»

«Eh, cara Pigmy! Sapessi quante volte i paesi sono stati venduti e ripresi per mano della Grande Repubblica. Quasi tutti, sai?»

Vendere un paese, una zona intera… mi sembrava impossibile! Mi pareva assurdo che, al di là della Repubblica Marinara, un solo uomo, ad esempio un Conte, potesse un tempo essere proprietario di un intero paese e di molto di più.

Lo Spirito della Valle continuò senza lasciarmi il tempo di rispondere: «A volte le terre venivano cedute attraverso semplici contratti, altre, invece, dure battaglie si combattevano per appropriarsi di una zona.»

Non riuscivo proprio a concepire questo modo di fare degli umani. Anche tra noi animali può capitare che uno rubi la tana all’altro, ma sono casi particolari e sappiamo bene che il bosco è di tutti, anzi… non è che ci sia da saperlo… così è.

«E quanti pentimenti, ancora oggi! – continuò lui senza giudizio, ma con un tono quasi di incomprensione – Ancora oggi, che siamo nel ventunesimo secolo, ci sono rammarichi nei confronti di terre cedute o perse. Si pensa, infatti, che adesso sarebbero potute servire per determinate cose anche se, in realtà, come dicevi tu, tutto dovrebbe essere di tutti.»

Era un po’ come se i paesi fossero merci, caramelle da vendere e da comprare. Davvero una stranezza!

«Fatto sta che oggi Bussana appartiene a Valle Armea e non più a quella Argentina…» dissi.

«Sì, e quindi nemmeno la Grotta dell’Arma.»

«Ma come? Davvero? Ma è attaccata ad Arma di Taggia!»

«Infatti la si considera di questa cittadina in un certo senso… Furono i tabiesi a sconfiggere i Saraceni che si erano rifugiati al suo interno, ma, durante la spartizione del territorio, quando Bussana si staccò da Taggia, si prese anche la grotta, nonostante la Chiesetta, edificata dagli abitanti di Taggia, in onore della Vergine Annunziata che li difese durante gli scontri.»

«Non l’avrei mai detto… E allora anche la Fortezza di Arma appartiene a Bussana?»

«Credo proprio di no ma son stati mai tanti i tafferugli! Tra l’altro, per volere della Repubblica di Genova, furono proprio i taggesi a ergerla.»

«Quante cose sai, Spirito della Valle!»

«Le ho vissute, cara Pigmy. Vedi? Non solo non sono in nessun luogo e dappertutto, ma mi trovo anche nel mai e nel sempre.»

Accarezzai la calda sabbia di Arma con una zampa, come a voler donare una carezza allo Spirito e feci ritorno alla mia tana. Con lo sguardo continuavo a osservare Bussana. Che ricco passato hanno questi luoghi! E io ne avevo scoperta un’altra!

Ora non mi resta che andare a investigare sulla prossima che vi racconterò.

Vi mando un bacione!

Il Mio Mare

 

Ciaf! Ciaf!

Così facevo, come una bambina.WP_20150618_004 In queste calde mattine di giugno, con ancora poca gente intorno a me e l’acqua più limpida di quella che beviamo, mi sono concessa una splendida passeggiata in riva al mare. L’acqua non era freddissima e mi arrivava alle ginocchia. WP_20150618_001Ogni tanto un’onda, come se quell’immensa distesa azzurra avesse voluto dire – Ehi! Sono viva eh?! Mi muovo! -. Altrimenti, data la pace e il suo esser così calma, non si sarebbe mai detto. Era bellissimo ammirare l’orizzonte celeste. WP_20150618_003Era bellissimo guardare il mio paese che si rifletteva in quello specchio immenso. Era divertente vedere quelle poche persone che c’erano, prevalentemente anziane, fare ginnastica sugli scogli per mantenersi in forma. Attivi. Così si fa! Tutta la mia ammirazione. Non si sentivano rumori, persino i gabbiani non osavano emettere alcun suono. Volavano sopra la mia testa planando delicati tra le lievi correnti d’aria. Nell’acqua, qualche pesciolino trasparente, dai riflessi brillanti, guizzava di qua e di là. Sembrava di essere in un microcosmo fantastico e mai visto prima. Eppure era lei. Era sempre Arma. WP_20150618_005Arma di Taggia ad offrire quel panorama, quella vita così particolare. Arma di Taggia che quest’anno ha ricevuto il riconoscimento internazionale Bandiera Blu. Quella sabbia morbida sotto ai miei piedi che sentivo spostarsi ad ogni mio passo e formare una culla.WP_20150618_006 L’acqua faceva attrito e mi massaggiava le gambe, una sensazione di benessere unica. Camminare nell’acqua fa davvero bene. Smuove la circolazione, per cui ossigena il sangue, elasticizza i vasi sanguigni, diminuisce gli edemi, è davvero un toccasana. WP_20150618_007Che quiete, che rilassatezza! Il sole indisturbato illuminava ogni cosa e le creste d’acqua scintillavano sotto ai suoi baci. WP_20150618_002C’era anche qualche barchetta più al largo che con la sua vela disegna chiari triangoli verso la Corsica. La mia passeggiata è stata mattiniera ed è durata solo un’ora e mezza ma è stata meravigliosa. Poi il dovere mi ha chiamata e sono dovuta rientrare ma che bellezza! Da ripetere sicuramente! Come vi ho già detto tante volte, il bello della mia Valle è proprio questo: poter scegliere quel giorno quale ambiente frequentare, se il mare o la montagna. Ambedue sono vicini a me e pronti a farsi vivere e a tenerti compagnia. WP_20150618_008Lo so, vi faccio un po’ invidia… ma so anche che la vostra è un’invidia buona. Vi saluto e vi lascio attendere. Chissà dove sarò la prossima volta!

Piazza Tiziano Chierotti

Piazza T. Chierotti si trova ad Arma, sul lungo mare.

Un piazzale illuminato costantemente dal sole e accarezzato dalla brezza marina ogni giorno.

Si affaccia sulla spiaggia ed è contornata da panchine e palme che offrono, entrambe, un’oasi di riposo e serenità ai passanti. Ma questa piazza, fino a poco tempo fa, non esisteva. E non esisteva non solo perchè la Passeggiata a Mare non era stata rinnovata e abbellita, non esisteva anche perché la persona alla quale è stata dedicata era ancora tra noi. Parlo del giovane Caporalmaggiore Tiziano Chierotti. Un solare ragazzo di Arma di Taggia che è stato ucciso nel distretto di Bakwa, in Afghanistan, da fuoco nemico, nell’ottobre del 2012. Aveva 24 anni.tiziano-Chierotti_436.jpg_415368877 E’ stato colpito all’addome e, per lui, non c’è stato purtroppo nulla da fare.

Apparteneva alla Brigata Alpina Taurinense. Alcune immagini, di giornali e social, lo mostrano sorridente e fiero vestito da militare. Sembra contento nella sua divisa. Un uomo ormai.

Mentre io lo ricordo quando, nel suo passeggino, accompagnato dalla mamma, veniva a prendere il fratello maggiore che era a scuola con me. Eravamo tutti bambini. Più grandi, più piccoli… nessuno avrebbe mai pensato che un giorno, nel paese che ci ha visto crescere, si sarebbe intitolata una Piazza in onore a “uno di noi”. “Uno di Tutti”. Invece oggi, per lui, è stata posta una lapide appoggiata ad un grosso masso e, sulla lastra, il suo ricordo. WP_20150226_002In basso, davanti alla pietra innalzata dalle sfumature scintillanti, sono stati messi dei Ciclamini bianchi, rossi e rosa. Abbelliscono quel luogo di memoria.

Questa è sicuramente la zona più frequentata del paese. Tanti bar con i loro dehors circondano questa piccola piazza e, sul lato opposto a questa testimonianza, a vegliare  c’è Santa Barbara dei “Caduti in Mare” e le barchette che sostano pigre. Il mare è il suo panorama. Da qui possiamo vedere anche Bussana Nuova e verso sinistra Santo Stefano al Mare e gli Aregai, il tutto, in un pezzo di arco di Riviera.

Il sole che sorge e tramonta e che attraversa il cielo. L’acqua brillante che si schianta contro i moli e trasporta gocce di salmastro fin sulle mattonelle color avorio.

Qui non passano le auto. I bambini possono giocare, i gabbiani riposare e le persone osservare questo piccolo angolo di paradiso, godendosi la serenità prima della bolgia estiva. Il cielo sopra a questa piazza si apre con il suo azzurro splendente. Il vociare della gente riecheggia. E si sente il sale sulla pelle. WP_20150226_010Piazza T. Chierotti è diventata presto, per i più giovani, il punto di riferimento estivo, quello delle loro prime uscite nella vita, con la compagnia. Senza genitori. Una zona in cui, durante la bella stagione, si organizzano eventi, concerti, discoteche all’aperto.

E gli adulti, mai abituati a chiamarla così, si son dovuti adeguare presto quando i loro figli gridavano: – Ci vediamo in Piazza Chierotti! –, senza sapere nulla di quel nome che sentivano pronunciare. Soprattutto per chi, ad Arma, veniva solo a passare le vacanze. Chissà per quanti Tiziano è un poeta, un attore, un politico. E invece no. Tiziano era un soldato ed era uno di noi. Il giovane soldato di Arma di Taggia. E oggi, questa piazza, è dedicata a lui.

prima immagine ospedaletti.ponenteoggi.it

M.

Neve, Monti, Mare, Sole…

IMAG4860… questa è la mia Valle amici topi. In questi giorni amici topi. In questi giorni invernali di febbraio in cui, nonostante il sole, tutto par grigio, bianco, azzurro.

Questa è la mia Valle amici.IMAG4871 Un tappeto di sabbia bagnato dal mare, scendiletto di monti coperti di neve. E allora guardate, guardate e ditemi se potete crederci. Se potete credere che qui scende la neve, in questi stessi giorni e ci permette di zampettare allegri.

E ricopre Taggia, il suo storico panorama, gli alberi d’Ulivo, le alte serre, i monti ad Ovest e tutta la mia vallata, sempre più bianca, sempre più fredda. Scende arzilla, spensierata, disordinata in grossi fiocchi pomposi.

La neve… neve che scende sulle viole, senza guardare nulla, senza chiedere permesso. Che si posa dove decide lei. IMAG4891Non fa differenza con nessuno. Neve che ci vede a scattare foto e non ha voglia di perder tempo a mettersi in mostra. A star ferma, in posa, no… Neve, che rimane, si adagia, a riposare sui nostri boschi. Qui, sì. Qui, dove il tempo sembra essersi fermato. Ma due metri più in là? Due metri giusti,SONY DSC giusti non di più? Ah… e qui vi volevo!

Siete forse disposti a credermi ancora, adesso, topi? Siete disposti a pensare che queste foto sono state fatte nello stesso periodo? Potete pensarlo mentre strizzate gli occhi abbagliati da questo solo accecante? Potete pensarlo mentre vi par di sentir garrire qualche gabbiano?

Siamo sempre nella mia Valle topi, e qui, ogni cosa può accadere!

Ma conoscendovi, e immaginandovi stralunati al sol pensiero, ve ne do anche la prova. Non è solo perchè son buona, ma orgogliosa di mostrarvi una rarità.

Guardate bene questa foto. Questa foto qui a destra con questi palazzi in diagonale. Siamo sul mare vedete? Vedete SONY DSCin primo piano la sabbia e i cumuli di alghe di chi ancora non ha sistemato le spiagge? Vedete l’acqua che le accarezza sulla battigia? Gli stabilimenti, ancora in disuso. Adesso osservatela bene. Avvicinatevi allo schermo. Guardate laggiù, nello sfondo, tra il palazzo alto e quella pianta verde. C’è un monte, e quel monte topini, è ricoperto di neve. La sua punta si confonde con il bianco delle nuvole.

Basta mezz’ora. Mezz’ora soltanto per raggiungerlo. Ebbene si topi. Questo è il segreto. Io dalla spiaggia, Niky dai monti. QuestoSONY DSC è stato quello che i nostri occhi hanno visto. Questo è stato quello che abbiamo creato per voi. Questo è quello che si crede insolito ma, per noi, è più che normale. E questa volta, la neve, non ha insistito. Ha ricoperto poco, lo riconosco. Se avesse continuato, avrebbe fatto come nel ’84 o forse era l’86, non ricordo bene, ricordo solo le barche, completamente coperte di neve e l’acqua salata del mare che, sulla spiaggia, scioglieva la bianca signora onda dopo onda. Ancora più bianca di fianco all’azzurro cupo della grande distesa d’acqua. Ancora più soffice.

E da dove qui, tra le nubi, sono passati solo raggi di sole, lassù, dalla mia cara amica, è passato anche il gelo.

E noi vi salutiamo topi cari con un abbraccio forte e caldo.

M.

La Grande Regata

Fa freddo. Freddo e vento. L’aria punge. E più c’è vento e più loro son contenti. Sono anime libere. Sono i protagonisti della – Grande Regata -.SONY DSC Sono i bambini.

Ebbeni si topi, impavidi, coraggiosi, pronti a sfidare tutte le intemperie, la domenica mattina, non c’è santo che tenga; si naviga! Mi sembra d’aver capito che, gli adulti, quando partecipano alla Regata, hanno le barchette a vela tutte colorate e sono splendide da vedere tutte insieme come una miriade di puntini colorati. Ma… chiamale barchette! Sono lunghissimeSONY DSC. I bimbi invece, hanno le barche bianche e più corte. Ed è meraviglioso vederle stagliate in un mare che sembra un vassoio d’argento. Un mare di stagnola. Che siano adulti a rincorrersi oppure no, è sempre un piacere guardarli e le immagini parlano da sole. Questo alluminio come sfondo non può passare indifferente. Quel sole che sberluccica e rimbalza, fa quasi male agli occhi.

E questa è la Regata della domenica mattina. Una sfida per i concorrenti, un appuntamento per gli appassionati, un divertimento per chi passa e non può fare a meno di soffermarsi un attimo. Di lasciarsi cullare un secondo da tanta maestosità. Da lasciar spazio alla luce e alla pace mandando per un momento via lo stress e la velocità che ci avvinghiano. E chi ha la fortuna di poterli vedere dal proprio balcone, non rientrerebbe mai in casa.

Mi piace pensare a cosa si dicono loro lì sopra, su quelle imbarcazioni che, a volte, s’inclinano così tanto che possono rovesciarsi sull’acqua. Adagiarsi su un mare calmo, nonostante il vento. Pluf… E quanto le fa correre il SONY DSCvento!

Sembra di volare, non ci sono sopra ma lo so. So che è così. E quell’aria salata sul viso, che spettina i capelli e li riempie di salsedine. Si sente l’eco delle loro urla, i richiami,SONY DSC gli ordini, non saprei ma li senti, concitati, divertiti, impegnati.

Fin dal mattino presto guidano quelle esili imbarcazioni venendo verso riva a fare il giro per poi ripartire. E quando ripartono corrono più veloci di prima come a voler raggiungere l’orizzonte, laggiù in fondo, che li accoglie con gli stessi colori del mare.

Chi arriverà per primo? Questo spettacolo va avanti fin verso le due del pomeriggio, dopodichè, si capisce, tirate giù le vele, che con più calma, fanno ritorno a casa. Ora sembrano passeggiare a braccetto e raccontarsela.SONY DSC Non sembrava si superassero alternativamente e con vigore pochi minuti prima.

Tutt’intorno silenzio, solo qualche gabbiano li saluta e gli dà appuntamento per la prossima settimanaSONY DSC. Si divertono anche loro. Gli volano intorno gridando e starnazzando, facendo il tifo, e trasformando quella barca in una bellissima modella per un dipinto.

Anche le nuvole incorniciano quei momenti e ammirando questo paesaggio, respirando aria salmastra, mi chiedo se in quel momento, ci può essere qualcosa di più bello al mondo.

E chissà loro, laggiù in mezzo al mare a far tanta fatica, ma a provare anche un’estrema SONY DSCfelicità. Quello è il loro momento, dove la passione è la protagonista indiscussa. Quella è la loro strada e nulla SONY DSCpotrà fargli cambiare idea. Quella, in quell’attimo, è tutta la loro vita. E a noi tengono compagnia, fanno brillare gli occhi e il sorriso ci dipinge il viso. Questo ci offre, a volte, il nostro mare.

Un forte abbraccio topi, alla prossima puntata marinaresca.

M.

Il molo di Topina

E’ qui che venivo fin da bambina. Qui, oltre la Darsena, oltre il depuratore, oltre il piccolo cantiere, ancora più in là verso Riva, verso Santo Stefano, camminando sugli scogli facendo ben attenzione a non bagnarmi il vestito.

E’ qui che fin da cucciola, topopapà mi ha messo in mano una canna di bambù con una lenza legata all’estremità e un piccolo amo che mi faceva paura solo a guardarlo.

Dai Pigmy, butta giù l’amo nell’acqua! – mi diceva entusiasta. Papà, lui sì era bravo, io più sfigata invece, ma ricordo ancora i miei primi due pesciolini.

I primi di tutta la mia vita. Un Gobbo e una Girella. Uno brutto, color del fango, l’altra splendida con tutti i colori dell’arcobaleno e poi, topozia, che mi preparava da mangiare, e per rendermi felice e farmi sentire utile, con quei due pesci ci ha fatto il sugo. Il quantitativo era adatto alla Barbie ma topozia era più contenta di me.

E son sempre venuta qua, anche da grande, anche senza papà e con una canna vera.

Ricordo il mio primo mulinello. Questa volta non dovevo più posare la canna sugli scogli e tirare la lenza con le mani. E ricordo il primo verme. Povera bestiola, inchiodato all’uncino di ferro. Le mie dita che diventavano marroni e uno sguardo schifato in volto. E papà rideva. E poi era solo questione di… aspettare.

E non potevo nemmeno rincorrere i granchi che andavano a nascondersi nei tagli degli scogli per farsi sempre una bella doccia fresca con gli spruzzi delle onde.

E questo è un po’ il mio molo. Il molo che mi aspettava anche solo per pensare. Per venire a giocare col mio cane. Per ammirare tramonti magici e infiniti. E ho dovuto dividerlo con tanta gente. Sgrunt! Che rabbia.

Così basso. I lavaggi erano ovvi e devastanti quando Signor Mare si alterava un po’ e, in certi giorni, no, non si ci poteva proprio stare. Nemmeno adesso.

Al mattino presto, da qui, potevo vedere la Corsica, giù in fondo, di fronte a me e, a destra Arma e, a sinistra, così tanta terra da credere di scovare la Toscana.

Questo è il mio molo, baciato dal sole, ammirato dalle nuvole. La meta di tanti gabbiani. Il molo del quale ho ricordi, ricordi intimi, dolci e avventurosi. Un luogo che posso definire il primo punto di tutta la mia Valle.

Questo è il mio molo, luogo dei mille sogni, dal quale si potevano vedere pirati furiosi e piovre giganti. Nettuno che fuoriusciva dalle acque con Ariel e, più in là, al largo, Moby Dick, la balena bianca.

E quante canzoni su quei massi in mare, quando più grandi si andava con gli amici e una chitarra. Una sola chitarra bastava a tutta la compagnia. Sempre lì, sempre sul mio molo.

E oggi che ci son tornata ho deciso di condividerlo anche con voi. Di portarvici, farvi sedere su questi scogli a fantasticare assieme a me.

M.

Ciao Estate

Da qualche giorno è arrivato l’autunno.

Accogliamo questa nuova stagione con gioia, anche se un po’ più fredda e più piovosa e, per me, meno piacevole. So che tanti di voi amano questo periodo dell’anno, quindi sono contenta, perchè inizierete a vivere quello che è il più bel momento dell’anno per voi. Oh, non mi annoierò di certo quest’autunno e mi divertirò molto a scoprirne le sue bellezze, ma sono sincera: l’odore del sottobosco, le castagne, la vendemmia, la raccolta dei funghi, le foglie colorate, spettacolo indescrivibile, non riescono a estasiarmi come il periodo che va da giugno ad agosto. Il mio momento prediletto è appena andato via. Tornerà il prossimo anno e io son già qui ad aspettarlo. Permettetemi, quindi, di salutarlo e dargli il mio personale arrivederci.

Da brava topina, è ovvio che d’estate mi senta più attiva e più viva. Per uscire non occorre imbaccuccarsi. Al mattino non si provano i brividi per vestirsi, e non devo lavarmi il muso con l’acqua fredda perchè la calda tarda ad arrivare. Questo proprio non mi piace, e le mie zampine posteriori sono perennemente ghiacciate.

D’estate no. Si possono fare molte più cose. Amo il sole e la sua luce. Si mangia fuori con gli amici, si fanno le grigliate, si godono gli animali, le piante sono vivaci ed esaltate, trionfanti di foglie e frutti. Sono accese e vogliose di raccontarci la loro storia. La terra è calda e ci offre figli colorati, come le fragole, i lamponi, le albicocche, i mirtilli, i kiwy, le tinte vivaci, naturali, con le quali sfamarci. Poi ci sono le verdure da cuocere sul barbecue, quelle verdi, viola, rosse…

E allora ciao Estate, con le tue more, le tue zucchine, i tuoi corbezzoli… Ciao, con le tue fronde fresche e ombrose, con le tue foglie smeraldine.

Ciao Estate delle sagre, dei balli in piazza, delle feste, delle processioni, delle chiese addobbate, della musica, delle tipiche ricette offerte a tutto il villaggio. Saluto con te le gare di bocce e le partite di scapoli contro ammogliati, mentre i moscerini sorvolano curiosi.

Do l’arrivederci ai mercatini dell’artigianato, alle bancarelle dei libri introvabili, ai fuochi d’artificio che ancora non hanno smesso di affascinare e il loro boato eccheggia per tutta la Valle.

Un saluto alle bandierine appese, colorate, che mettono allegria. E si ride. Si ride fino a tardi, con i topini, con gli amici. Si è in vacanza, si è in ferie, ci si può permettere quel che è proibito durante il resto dell’anno. Il vino fresco è sempre pronto per qualsiasi ospite, la chitarra non serve nemmeno toglierla dalla macchina: sempre utile, sempre pronta. Si canta a squarciagola, fino a toccare il cielo con le grida.

E allora ciao Estate, con i tuoi fiori di campo, le tue spighe dorate, i papaveri e i girasoli, il ronzio delle api e dei calabroni che fanno scorpacciate. E’ la stagione delle farfalle che si posano sulle tinte estive, che si sporcano le ali di magica polverina. Ciao ai petali, ora rigonfi, turgidi e felici, che si muovono alla leggera brezza e al mattino si lavano di rugiada. Ciao ai petali che ravvivano i prati, le fasce, le terrazze, i balconi.

Un saluto agli uccellini che vi si nascondono sotto, a cercare il loro cibo prediletto. Arrivederci ai gatti, che in mezzo ai fiori, ci stanno sempre a meraviglia.

Ciao ai monti, ricoperti di morbida infiorescenza. Un solo seme può racchiudere un’intera vita. E un fiore non è solo un fiore, è molto, molto di più.

L’erba tiepida diventa pagliuzza, bagnata da acqua fresca, limpida, cristallina. Arrivano i cumuli di fieno, puro oro, e cataste di legna ad asciugare, a seccare, risorsa vitale.

Ciao al ramoscello che scricchiola, che metti in bocca e trattieni con le labbra e allora… più allegro tutto sembra… e alle cicale, che in quel paradiso si nascondono per frinire beate.

E arrivederci, mare dell’Estate, dall’azzurro indescrivibile, spesso, incorniciato di verde. Alle tue onde lievi, leggere che accarezzano, ai tuoi gabbiani che ti sorvolano o che da te si lasciano cullare, a te che sei mestoso e ti confondi con il cielo, che brilli, sorridi, ti arrabbi… alla tua sabbia che ci scotta i piedi, a te che in questa stagione ci accogli a qualsiasi ora: grazie.

Che emozione i bagni di notte, quando non si sa dove si appoggiano i piedi e tu sei nero, senza fine. Quando fai tremar la luna e a illuminarti, di tanto in tanto, ci pensa il faro, laggiù, dalla costa. Accogli le coppie innamorate, alla sera, sui tuoi scogli, e ti riempi di risa di bambini.

Arrivederci ai tuoi pescatori, che patiscono meno freddo in questo periodo. Mare, ti si vive sempre, tutto l’anno, ma d’Estate appari più felice e alla sera e al mattino presto regali sfumature incantevoli.

Ciao mare, che d’ora in poi mi ascolterai, ti farai ammirare e nulla più. E ogni volta che ti vedo, mi par di respirare.

Ciao alle gite, alle passeggiate, agli zoo, ai parchi, quelli acquatici con le tartarughe, e le papere e i cigni che tanto divertono i piccoli.

Ciao agli scivoli che spruzzano acqua, ai gommoni, ai salvagenti. Ciao alle uscite in barca, verso l’orizzonte, alla ricerca di balene e delfini. Un saluto agli acquari che affascinano tutti, a pesci e insetti.

Ciao a voi che siete stati svegli e ora andate a fare la nanna, voi coleotteri o lepidotteri, che in inverno sbadigliate parecchio e non vi si sente più. Saluto voi, che spesso non si può neppure parlare dal chiasso che fate insieme ai vostri cugini: rane, grilli, lucciole… tutti in festa, sempre! E quando si dice che v’illuminate, lo fate davvero! Siete le stelle cadenti del bosco… Da tenere in mano, qualche secondo, e poi lasciar andare. Siamo contenti di vedervi e di sentirvi, perchè vuol dire che l’aria è pulita, sana. Sappiamo già che l’Estate è arrivata, ma voi ne date la conferma. Voi, che siete più sensibili, che non uscite in altri periodi dell’anno e noi ci affidiamo al vostro istinto.

Ti saluto, Estate, che proprio non ti sopporto quando non si trova altra soluzione che cospargerci di ogni cosa pur di allontanare le tue zanzare che ronzano nelle orecchie!

E allora ciao Estate, che lasci il posto al tempo bigio che svuota i gusci, i nidi, le strade. Grazie per fortificare e prepararci a superare ciò che viene dopo di te.

Arrivederci Estate, che quando te ne vai nascondi le creature del bosco. I piccoli merli, e i passerotti ormai cresciuti hanno messo ormai tutte le piume e possono svolazzare via e nascondersi. Ti hanno riempito del loro cinguettio stridulo e disperato, aspettando la mamma e la pappa con il becco completamente aperto. Erano nudi, ma sapevano che ci saresti stata tu, a scaldarli. Ora, la loro casetta di paglia e foglie secche è vuota.

Ciao Estate, che ci hai fatto provare i brividi della scoperta, dell’essere investigatori e andare a ficcare il naso dove a volte sarebbe meglio non andare. La curiosità è tanta, c’è abbondanza intorno a noi e le altre stagioni non ci permettono di fare tante cose come invece fai tu.

Arrivederci Estate calda, afosa o fresca, dai temporali improvvisi e i grandi goccioloni che nemmeno riescono a bagnarci. Ciao alla tua luna, pallida, grande, pulita che si mostra vanitosa, senza paura. Sorpassa le nuvole e si avvicina.

Ciao al tuo sole, grande il doppio, così caldo da penetrarti nella pelle. Ti fa mettere la mano sulla fronte per asciugare il sudore o anche solo per guardare meglio chi ti sta davanti. Il tuo sole fa consumare acqua a più non posso, ti fa bagnare ovunque sei, chi se ne frega, tanto a breve sarò di nuovo asciutta. Ciao a quel sole che tinge il cielo di rosa, di lilla, di arancio, che ti fa chiudere le persiane per poter guardare la tv, che stende le donne in cerca della tintarella ideale. Sei tu a far accendere i ventilatori. Il cielo estivo è il soffitto delle bibite ghiacciate, dei gavettoni, del suo essere palcoscenico di gabbiani, come di aquile che volano verso il suo aspro splendente.

E allora, arrivederci Estate.

Arrivederci al prossimo anno, arrivederci al prossimo cambio di ora dopo quello che sta per arrivare.

Io sono qui e ti aspetto.

Ciao.

M.