C’è Aria d’Inchiostro in Valle Argentina!

Ormai lo sapete, quella in cui abito è una Valle ricca di gente volenterosa che ama quello che fa e ha voglia di mettersi in gioco, com’è successo anche ad Alice Balbo che lo scorso dicembre ha aperto proprio qui, in Valle Argentina, il paradiso di ogni topo-lettore, adulto o bambino che sia.

Sto parlando della nuova, giovane e indipendente libreria Aria d’Inchiostro, un respiro a pieni polmoni che ha aperto i battenti all’interno del centro commerciale La Riviera Shopville, ad Arma di Taggia.

Aria d'Inchiostro libreria2

Aria d’Inchiostro è un luogo accogliente, lo si intuisce già guardandola dall’esterno, con quelle luci soft e ben diffuse, di quelle che non fanno male agli occhi dei topi di biblioteca (eh sì, un po’ topina di biblioteca lo sono anche io).

C’è profumo di candele, una fragranza dolce e accogliente di frutti di bosco che si mescola a quella della carta stampata. Un piacere anche per il naso, insomma!

Aria d'Inchiostro libreria

Un posticino sul fondo del negozio lascia ampio spazio agli autori locali, di alcuni di loro vi ho anche già parlato diverse volte e sono strettamente legati alla Valle Argentina.

libri di autori locali valle argentina

Gli scaffali sono in legno laccato, con l’alternanza dei colori bianco e nero. Una scelta, questa, che ricorda tanto le pagine di un libro, fatte di carta bianca e di nero inchiostro, ma che è stata voluta per dare un effetto di movimento all’aspetto di questa libreria così particolare.

Due tavoli abbelliscono l’ambiente, fungendo da base per corsi e laboratori, ma che sono funzionali anche a mettere in bella mostra i volumi più preziosi e particolari.

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I libri – come mi ha spiegato Alice – non sono statici, a differenza di quanto si possa pensare a un primo sguardo. E anche la libreria vuole trasmettere questo messaggio, perché da Aria d’Inchiostro, topi miei, si può fare tutto tranne che annoiarsi!

Già, perché le libraie Alice e Zelda sono sempre intente a inventare qualcosa di nuovo per i visitatori della loro bottega, un luogo nel quale potersi dedicare a tante attività differenti e per conoscere gente accomunata dalle stesse passioni.

Aria d'Inchiostro libri2

 

I topi adulti possono dilettarsi con i gruppi di lettura a cadenza mensile, per i quali le libraie scelgono un tema che sarà oggetto di confronto durante l’incontro, una tavola rotonda che andrà fatta partendo da un libro che si è letto e che si vuole far conoscere anche ad altri e che porta in sé messaggi degni di essere discussi insieme.

C’è la possibilità di riunirsi e divertirsi con i cari, vecchi giochi da tavolo… e che risate in compagnia! A proposito di giochi di società, Aria d’Inchiostro ha organizzato anche il Gioco dell’Oca Letterario, con un lancio di dadi settimanale che al momento vede partecipare ben 16 ochette. Ogni dado corrisponde a una sfida letteraria tematica da portare a termine e si guadagnano punti in base alle missioni completate, che permettono di lanciare il dado e di avanzare di casella nel colorato tabellone appeso nella bacheca della libreria.

gioco dell'oca letterario

Tutto questo ben di Dio sta facendo nascere pian piano una comunità coesa di appassionati anche sul web, che seguono su Facebook e Instagram l’avanzare delle proprie pedine e si scambiano opinioni in tutto divertimento sui libri letti per il gioco, che alla sua conclusione – ad agosto – prevederà un premio per tutti.

Sempre per i più grandi, si sta svolgendo da un po’ di tempo anche un corso di scrittura creativa per imparare l’arte di scrivere romanzi.

Se tutto questo non bastasse, i più grandi troveranno soddisfazione anche nell’incontrare dal vivo gli autori di romanzi, saggi e raccolte di racconti: ogni fine settimana, infatti, sono presenti da Aria d’Inchiostro gli scrittori disposti a presentare al pubblico la propria opera.

Ci sono le poltrone comode e avvolgenti per leggere tranquillamente seduti e indisturbati, come nel salotto della propria tana.

Aria d'Inchiostro - poltrone relax

E poi ci sono le attività per i topini più piccoli, con un angolo dedicato al libero sfogo della fantasia, scaffali traboccanti di storie, storielle, peluches e giochini per aiutare chi muove i primi passi nel mondo della lettura. Ogni venerdì pomeriggio e sabato mattina mamme e topini possono godersi una bella lettura e partecipare a un bel laboratorio creativo. Aria d’Inchiostro svolge anche attività con le scuole del territorio, adattandosi alle esigenze delle insegnanti.

Non ci sono solo libri sugli scaffali… nossignori! Vi troverete anche simpatiche tazze come idea regalo o per sorseggiare le vostre bevande calde, fantasmagorici biglietti d’auguri pop-up per ogni ricorrenza, giochi per soddisfare la curiosità dei più piccoli, candele profumate, borse, penne, matite, quaderni, topini di lana, segnalibri, collezioni di Tarocchi per gli appassionati e splendide miniature in ceramica dei personaggi più disparati.

Insomma, un negozietto mica male, vi pare?

E guardate, guardate in che modo Alice ha omaggiato la bella Valle Argentina…

etichette libreria - Aria d'Inchiostro

Al posto delle classiche etichette, a indicare il genere letterario contenuto sugli scaffali della sua libreria ci sono dei segnalini in ardesia, la pietra tanto elogiata e amata da tutta la Valle.

Che poi, a ben pensarci, non poteva esserci nome migliore per la preparata, gentile ed entusiasta libraia titolare di Aria d’Inchiostro: Alice, come la protagonista del celebre romanzo di Lewis Carroll, che in questa libreria ci conduce in un vero e proprio Paese delle Meraviglie.

Aria d'Inchiostro

Qui le iniziative non mancano e tante devono ancora vedere la luce. Io vi consiglio proprio di passare a sbirciare, divertirvi e trascorrere qualche momento spensierato, che fa sempre bene al cuore e all’anima!

Uno squit di carta e inchiostro a tutti.

 

Giochi di un tempo

Eh! Topini… nella mia valle non si scherza mica! Quando d’estate ci sono delle sagre o delle feste, si fanno le cose in grande, organizzando addirittura tanti tanti, giochi per i piccoli topini. Loro, vengono prima di tutto.

E quindi si mangia, si beve, si canta, si suona ma poi si gioca! Si gioca a più non posso! E, ovviamente, non si utilizzano i giochi moderni e tecnologici di adesso… no, no. Tutto ritorna come un tempo dove il pallone è l’indiscusso protagonista ma il divertimento lo si ha anche cercando di colpire colorati birilli o tirando un cerchio intorno al collo di una bottiglia. Si può anche riempire un secchio d’acqua, a furia di mestolate, correndo con il cucchiaio pieno cercando di perdere meno acqua possibile e, sempre con il cucchiaio ma questa volta in bocca, si deve trasportare un uovo senza naturalmente farlo volare giù. E poi c’è il gioco del fazzoletto e il gioco dei mimi, ma ditemi, quanti di voi non hanno mai partecipato a una sana corsa nei sacchi o ad un, spesso dolorosissimo, tiro alla fune?

I topini di adesso, inoltre, sono un pò com’eravamo noi una volta sapete? Io vedo che si divertono un mondo in quei momenti e non pensano davvero ad altro! E allora mi vengono in mente le mie giornate estive passate ad Andagna quand’ero una piccola topina anch’io.

Mi ricordo quando dovevo fasciare l’amica di turno con la carta igienica il più veloce possibile. La mia compagna poi, trasformata completamente in una mummia, doveva di corsa andare dall’altra parte del palco o del giardino, saltellando a gambe tese e cercando di accaparrarsi la vittoria ma, correre con le braccia e le gambe legate non era per niente semplice! E c’era chi cadeva, chi andava completamente dalla parte opposta e allora, quante risate!

Poi c’era il gioco più romantico di tutti. Quello della mela. La famosa mela da tenere sotto il mento con le braccia legate, e il topino che ritenevi più carino fra tutti, se decideva di giocare in coppia con te, doveva portarti via il frutto (proibito!) utilizzando solo la forza del suo collo.

Ah! Ricordo bene quando nella testa partiva immediatamente la colonna sonora “Reality” del film: – Il tempo delle mele -. Che emozione!

E insomma, ora che è giunta l’estate bisognerebbe proprio approfittarne. In fondo basta un prato, un pò di spazio e via! Di divertimento ce n’è per tutti, perchè anche per chi rimane solo a guardare, ci sono un mucchio di risate da fare!

Beh… insomma… tanti giochi a tutti! La vostra Pigmy.

M.

Dalla radura ai Cianazzi

I Cianazzi, topi, sono un insieme di grandi prati pianeggianti (“cian” nel nostro dialetto vuole appunto  piano) che si trovano sopra il paese di Ciabaudo. Da lì, praticando una stretta strada non asfaltata che passa in mezzo a un bosco, possiamo raggiungerli in auto, ma io vi ci voglio portare a piedi e quindi partiremo dalla radura del Monte Ceppo. In questo modo, non solo avremo un maggior feeling con la natura, ma godremmo anche di un panorama meraviglioso.

Partiamo allora. Siamo nello spazio contornato da un viale di Pini da una parte e da una catena di Alpi dall’altra, dalla quale si scorge, come già vi avevo detto, persino il Monviso. Qui si può cucinare. Sono sette le pietre messe in cerchio che permettono di cuocere la carne e di contenere le braci e il fuoco. Ci sono le panchine, l’erba, i tavoli e l’aria pura. Da qui parte un sentiero sempre pulito e aperto. Solo nell’ultimo tratto si passa in mezzo al bosco di noccioli e si possono trovare anche buonissimi funghi. In estate questo sentiero è ricco di fiori di ogni tipo, ma adesso, dato che qui fa ancora freddo, troviamo soltanto Crocus bianchi e rosa, che sono stupendi, e altri fiori dai colori sgargianti. Siamo a 1.600 metri e, anche se può sembrarvi impossibile, ma da qui si vede persino il mare. A seconda della stagione, si può vedere anche la Corsica! Non sono esclusi dalla vista panoramica i paesi marittimi della Valle Argentina: Riva Ligure, Pompeiana, Cipressa.

Oggi il mare è a pecorelle. Si distingue perfettamente la schiumetta bianca delle onde che s’infrangono ancor prima di aver toccato gli scogli. La pace è assoluta, a rompere il silenzio ci pensano soltanto gli uccelli, spesso rapaci, e qualche cicala che prova a uscire, timida, per vedere se il sole ha deciso di iniziare a scaldare oppure no. Prima del mare, si mostrano davanti ai nostri occhi un’infinità di monti. Belli, verdi, sembrano panettoni spumeggianti e morbidi, ma questi bizzarri aggettivi non intendono sminuire la loro austerità.

Le lucertole si godono i primi raggi e poche farfalle svolazzano in cerca di qualche nettare dolce da succhiare. Non è ancora periodo, l’inverno sta per uscire di scena, ma all’imbrunire il freddo si fa ancora sentire. Siamo a maggio, eppure in qualche curva è rimasta della neve dura che non vuole sciogliersi, e il termometro segna solo 7°C. Non si può fare  a meno di ammirare il cielo azzurro, gli alberi grandi che ombreggiano la nostra stradina e i piccoli Pini appena nati, che avranno sì e no un anno di vita. Tra poco, la tenera erba che ricopre questo luogo verrà rosicchiata da tante caprette e mucche. Il Monte Ceppo in estate è pieno di questi animali che i pastori portano a far pascolare. E’ un luogo incontaminato, meraviglioso. Un leggero venticello fa muovere i boccioli del Maggiociondolo e si sente la nostra voce che si allontana seguendo il vento e, piano piano, si arriva a destinazione: il prato.

Ci vuole circa una mezz’oretta, è una passeggiata abbastanza breve. Lo vedete quel piano laggiù? Quello è il primo grande prato dei Cianazzi, dove in estate viene fatta anche una bellissima festa e si mangia e si beve tutti in compagnia, giocando con i bambini al tiro alla fune e alla corsa nei sacchi.

Corro a rotolarmici in mezzo, topi! Vi saluto e vi lascio promettendovi di portarvi presto a fare qualche altra passeggiata. Questa è tra le più belle che offre la mia Valle, ma ovviamente non è l’unica. Alla prossima!

M.

Chiesetta alpina

Nel parco giochi di Molini, all’ombra di pini secolari, c’è una piccola chiesetta dedicata agli alpini.

Il piccolo santuario, costruito interamente in pietra, si erge proprio di fianco a una delle strade principali del paese, quella che conduce a San Giovanni dei Prati. Il tetto e il pavimento sono formati da lastre di ardesia e nient’altro.

Il contesto nel quale è stata edificata è bellissimo. Un prato ricco di panche e tavoli di legno offre la possibilità di comodi pic-nic, dotati anche di fontana, dalla quale si può bere un’acqua buonissima, e una griglia per fare la carne alla brace. I giochi dei bimbi e il campo sportivo adiacenti permettono ai topini di divertirsi, rimanendo sempre a portata di sguardo.

Il melo, poco distante dall’edificio, in questo periodo è fiorito e fa da cornice colorata alla chiesetta.

È proprio piccolissima, così come il suo campanile. La campana, poi, è minuscola, in bronzo, rimane sopra la scritta di ferro che ne indica il nome: “Chiesetta Alpina”. Fuori, su una parete, è stata sistemata nel 1975 una lapide con una scritta scolpita in memoria dei valorosi eroi caduti per la patria.

Attraverso la grata che fa da porta, si può vedere all’interno il modesto altarino, sul quale, in bella mostra, è stato posto un cappello degli alpini in ottone su ardesia e un pezzo di roccia per indicare le montagne della valle attraversate più volte da queste truppe dell’Esercito Italiano.

Questo corpo, il più antico della fanteria, ha combattuto contro francesi, tedeschi e austriaci su per i monti che spesso vi fotografo e vi mostro. In tanti paesi della mia Valle vengono ancora oggi ricordati non solo da monumenti in loro onore, ma anche da riunioni, associazioni e feste che ancora vengono tradizionalmente mantenute da uomini orgogliosi di aver fatto parte della salvezza dell’Italia.

Non ci sono croci al suo interno, un’unica grande croce fa da finestra. Sottile e alta, è stata creata sulla parete retrostante e permette alla luce di entrare. Un’altra, molto più piccola, è posizionata sopra la campana.

A Molini di Triora il raduno degli alpini avviene il 29 maggio ed è l’unico giorno in cui questa chiesetta viene usata per celebrare la Santa Messa, dopodichè si festeggia mangiando, bevendo e ascoltando i cori della vallata come il coro alpino “Monte Saccarello”. Nella mia valle ci sono un’infinità dichiese e ognuna è stata costruita in onore di qualcuno o riporta antiche testimonianze. Questa, è quella dedicata agli alpini.

Un abbraccio,

la vostra Pigmy.

M.

Benedetto Revelli e l’origine dei furgari

Topi carissimi, provenendo dalla Valle Argentina, non posso fare a meno di spiegarvi e raccontarvi un’altra bella favola. Una favola vera, che tanti, tanti anni fa è accaduta realmente.

Vi sarete accorti che ultimamente vi parlo spesso del paese di Taggia e c’è un perché. Siamo nel mese di febbraio, tra poco giunto al termine, ed è ovvio che io vi racconti di questo luogo. Ma perchè? Ve lo spiego subito. Tutto gira intorno a un personaggio, chiamato Benedetto Revelli, divenuto poi Santo, che ha salvato la città di Taggia e, ancora oggi, per tutto il mese di febbraio è ricordato tramite feste, manifestazioni, canti, balli, furgari, fuochi d’artificio… insomma, tutto gira intorno a lui. I suoi compaesani, come a credere di non fare abbastanza, rendono omaggio al loro salvatore ogni anno e da tantissimo tempo. Con grande impegno e orgoglio, organizzano numerose attività e manifestazioni. Sarà per questo, cari amici miei, che per qualche giorno vi racconterò del loro talento e la loro devozione.

Prima, però, devo raccontarvi qualcosa che possa farvi comprendere tutto ancora meglio. Ciò che sto per scrivervi è stato stampato da Roberto Bracco e sono le origini di questa lunga manifestazione divisa in tanti altri festeggiamenti settimanali:

“Tra storia e leggenda, risalgono a circa 400 anni fa, quando, il 26 aprile del 1625, il consiglio degli Anziani e il Parlamento di Taggia espresse il voto di costruire un Oratorio in onore del suo Santo Patrono, Benedetto Revelli, tra le altre cose Vescovo di Albenga, facendo solenne promessa di festeggiare in perpetuo, il 12 febbraio di ogni anno, visitando in processione detto Oratorio. È quindi dal 1626 che l’intera città festeggia San Benedetto, abbinando alla cerimonia sacra la Festa dei Fuochi, con accensione di falò in tutte le piazze. La storia indica l’origine di tali festeggiamenti durante la famosa Guerra dei Trent’anni, tra la Repubblica di Genova ed il Ducato di Savoia, quando per la conquista dei territori strategici di Bajardo, in mano ai Genovesi, e di Carpasio, controllato dai Savoia, la Valle Argentina, tra l’aprile e il maggio del 1625, fu teatro di cruenti scontri. All’epoca non si facevano prigionieri, e la conquista dei territori portava a pesanti saccheggi, nonchè a violenti oltraggi verso donne e bambini. Fu così che, nonostante una strenua difesa delle milizie locali, di fronte alle forze preponderanti dei Franco-Piemontesi, il 16 maggio del 1625, Taggia si arrese ai Sabaudi, confidando nel voto fatto precedentemente al patrono San Benedetto affinchè fosse salvata da saccheggi e soprusi. In effetti i Sabaudi si mostrarono clementi, accontentandosi di un donativo e richiedendo l’ospitalità delle proprie truppe e l’omaggio al Duca di Savoia. La leggenda, invece, prendendo spunto dal tipo di festeggiamenti che si protraggono dal 1626 e cioè dalla Festa dei Fuochi, fa risalire le origini allo scampato pericolo di incursioni saracene che, a quei tempi, erano abbastanza frequenti nel Mar Ligure. L’intervento del Santo, che Santo all’epoca ancora non era, che suggerì di accendere dei grossi fuochi in ogni piazza del paese, fu decisivo a convincere i Saraceni, in avvicinamento alle nostre coste, che la città di Taggia era già stata oggetto di saccheggi e quindi a proseguire per altri lidi. Comunque, a prescindere da cosa abbia dato origine ai festeggiamenti in onore di San Benedetto, quello che conta è la passione e l’entusiasmo che la cittadinanza intera mette nell’impegnarsi alla perfetta riuscita della manifestazione che, nel corso degli ultimi anni si è arricchita molto, migliorando sino al punto di meritare l’iscrizione alla F.I.G.S. (Federazione Italiana Giochi Storici) che patrocina solo le migliori manifestazioni in costume d’Italia. E, inoltre, nel 2009 la Duea Film dei fratelli Avati-Roma è venuta a riprendere la nostra manifestazione considerata tra le venti migliori in Italia per trasmetterla sul canale satellitare TV2000 visibile anche in Europa”.

Che dirvi ancora? Non mi resta altro che mostrarvi, ora che tutti questi festeggiamenti sono giunti alla fine almeno per quest’anno, ulteriori post per farvi sognare un mondo a noi sconosciuto. In questi giorni chi entra a Taggia viene catapultato davvero in un’altra epoca! Tutto è studiato e preparato con massima cura e ogni via, ogni persona. ogni casa del paese si trasforma.

Preparatevi!

Un abbraccio.

Pigmy

 

M.