L’Eremo di Santa Maria Maddalena del Bosco

Come vi ho promesso ieri, vi porto in un bosco ricco di storia e arte. Grazie alla Compagnia di Santa Maddalena del Bosco ( www.maddalenadelbosco.info), meglio conosciuta con il nome de I Maddalenanti, oggi posso raccontarvi di un luogo antico e misterioso, ma molto conosciuto della mia Valle.

Ci vuole un po’ per raggiungerlo. L’aria è frizzante e in alcuni punti le nuvole coprono la volta arborea. Possiamo parcheggiare l’auto sotto due Castagni e proseguire a piedi, oltre la spessa catena che troviamo ad accoglierci.

Il complesso di S. Maria Maddalena del Bosco è subito lì, e dista da Taggia all’incirca 11 Km. Si trova in un luogo selvaggio e incontaminato, a 623 metri sul livello del mare, sul cocuzzolo di una rupe che forma un pianoro boscoso di piante millenarie, chiamato un tempo Castagneto di S. Maiolo. Prendiamo la stessa strada di confine che ci ha già portato ieri a Santa Rita, sul Cammino del Ghiaccio, è la strada delle Neviere. Questa chiesa, di origine benedettina, venne fondata nel IX secolo, come succursale del priorato che aveva sede a Taggia, presso la Madonna del Canneto, e si raggiunge solo a piedi dopo aver attraversato la stalla. Quest’ultima serviva a sistemare i cavalli al fresco il giorno della festa della Maddalena, in estate.

Una fontanella gocciola acqua freddissima e si trova proprio davanti all’eremo. Anticamente vi era annesso un piccolo monastero, in cui avevano sede le celle dei Padri Benedettini, di cui restano poche tracce nell’attiguo edificio. Il complesso, di modeste dimensioni, è provvisto di un lungo pronao, dal quale si accede anche al locale in cui abitava, a suo tempo, l’eremita (ora serve da dormitorio per la notte della vigilia della festa che vi nominavo prima).

“A festa dà Madarena” ha per simbolo un santuario isolato, accanto al quale, alla base della rupe su cui sorge il complesso, esiste una grotta composta di due piccole cavità adiacenti collegate da uno stretto passaggio detta “u Bauzu da Madarena”. Qui, secondo la leggenda, avrebbe sostato la Santa in viaggio verso la Provenza: i fori all’ingresso e all’uscita del cunicolo segnerebbero l’impronta delle ginocchia nel punto in cui si sarebbe raccolta in preghiera. Di fianco all’ingresso è stata realizzata una splendida meridiana. Sopra, invece, vi è un piccolo dipinto murale trecentesco molto sciupato. Vi si distinguono due figure; alcuni vi vedono l’Incontro di Gesù con la Maddalena, ma non è escluso che si tratti di un’Annunciazione. Purtroppo è davvero antico e malridotto per poter giudicare meglio.

Nel 1921, per ricordare gli interventi promossi da quattro soci benemeriti, fu posta nel pronao una lapide marmorea con l’iscrizione: “Ad nomina indeficienti grato animo, perpetuaeque memoriae, sociorum sacranda ad exemplum viventibus posterisque praehibendum, societas socios benemeritos decrevit Joannem Cunnizzoli a Verona, Thomas Laurentium et Benedictum Fratres, Arrigo Josephum De Carli, qui fervente amore generosisque elargitionibus decorem et commoda societatis munifice auxere, MCMXXI”. Non chiedetemi di tradurre parola per parola, per favore!

Andiamo avanti nella nostra escursione, piuttosto. I Maddalenanti hanno intrapreso molte opere di restauro in questo luogo, e si vede.E’ grazie a loro se oggi si può ancora accedere a questo posto magnifico.

La sagra estiva è famosissima nella zona qui intorno, è molto sentita. Guardate  che grandi lavandini ha l’eremo e quanti tavoli! Ce ne saranno più di cento tutt’intorno, e ci sono ben due forni. Pare che nel secolo XVI l’eremo venisse adibito a ricovero per malati contagiosi. Secondo una tradizione locale, tre vescovi di Albenga vi si ritirarono ai tempi della peste e fecero dipingere sulla parete laterale di sinistra della chiesa i loro emblemi.

Nel 1634 venne aggiunta una piccola sacrestia. Da una notizia dovuta alle ricerche di Umberto Martini, estratta dal libro delle delibere comunali dell’epoca, si apprende che il 10 Aprile 1635, Fra’ Guglielmo, eremita della Maddalena, presentò istanza al Comune di Taggia, allo scopo di ottenere un sussidio per officiare funzioni sacre e sopperire alle esigenze della sua vecchiaia. E intorno a questo vecchio eremo, secondo quanto scrive il Tirocco nel libro “I Paesi e i Santuari di Valle Argentina” del 1933 esisteva un orto, o fascia, con alberi da frutta.

All’interno della chiesa è presente un affresco  del ‘400 con i Santi Sebastiano Martire, Michele Arcangelo e Bernardino da Siena. Accanto a quest’ultimo, sono raffigurate tre mitre, come allusione alle sue rinunce alla carica di vescovo; in basso si vedono una chiesa, riconoscibile probabilmente come la cattedrale di Albenga e un castello indecifrabile. Sul libro che S. Bernardino tiene in mano, si possono leggere le lettere PICT, G e, sotto P e E. Vi è pure la data 1615, tracciata con un punteruolo, che non è quella dell’esecuzione del dipinto. Purtroppo la porta è chiusa e attraverso la grata e il buio non ho potuto fare foto migliori rispetto a quelle che vi mostro.

Lungo le pareti di questo edificio religioso si trovano le tracce di alcune croci di Malta che sembrerebbero testimoniare l’antica presenza in zona degli Ospitalieri Gerosolimitani, noti come Cavalieri di Malta. Sopra l’altare è collocata la statua della Maddalena in ginocchio davanti al Crocifisso. La scena è ambientata all’interno di una piccola grotta ornata di stalattiti. La scultura venne posta nel 1937, in sostituzione di una tela del medesimo soggetto che, secondo una credenza popolare riferita da Giacomo Martini nell’opera “Passeggiata nei dintorni di Taggia” del 1884, aveva la curiosa caratteristica di non impolverarsi mai. Dentro la nicchia si conserva un piccolo crocefisso detto “nero” dal colore della croce, databile alla fine del ‘400 o prima metà del ‘500. Sulla parete di destra si trova un dipinto raffigurante la Madonna in preghiera ancora esistente, tuttavia del soggetto rappresentato esisteva un altro quadro che venne rubato insieme ad altri oggetti. Che peccato!

L’opera d’arte più significativa, un crocefisso in legno di pioppo (un altro) databile al XIV secolo, è stata trasferita nella piccola Parrocchia dopo il restauro e sostituita da una copia realizzata dallo scultore Carlo Piffer, autore anche di un più piccolo Cristo in Croce ricavato da un ramo.

Tutte queste nozioni molto interessanti mi sono state raccontate da chi questo luogo lo conosce molto bene.

Allora topi, vi è piaciuto il giro di oggi? E’ stato bello come vi avevo promesso? Bene, io adesso vado a farmi un giretto in mezzo al bosco. Sento il canto di tanti uccellini e l’atmosfera è da sogno. Inoltre, ci sono tante cosine da raccogliere. Ecco, scatto un’ultima immagine da lontano all’eremo e me ne vado a zonzo.

Un abbraccio a tutti, la vostra Pigmy.

M.