C’è Pippo e Pippo

 

Era il 1944 nella mia terra. La gente lo chiamava Pippo e non era un simpatico personaggio dei fumetti. Era un piccolo aereo che ogni giorno sorvolava il mio paese e semplicemente… lasciava cadere piccole bombe qua e la’. Piccole bombe devastanti. Ancora oggi, i nonni che ne parlano, non sanno dire da che parte arrivasse, ne di che nazionalità fosse. Mi è capitato di chiedere – era tedesco? – non lo sanno, sanno solo che, oltre agli aerei che bombardavano distruggendo letteralmente il paese, c’era lui, che instancabilmente, come un solerte contadino, seminava paura. Quando passava Pippo bastava trovare un qualsiasi riparo e si poteva stare quasi tranquilli, ma bisognava correre, e il suo rombo, che si sentiva arrivare da lontano, faceva un effetto fuggi fuggi, come una gara a nascondino dopo “l’uno, due, tre, pronti…via!”. Le strade, di colpo, deserte. E non erano scherzi, no. Fortunatamente, qui nella mia terra, oggi Pippo è solo un cartone animato. E mi rincuora pensare che tutti i bambini del mondo possano conoscere Pippo solo per quello che è, con Topolino e Minni.

Il Pippo di un tempo, quel Pippo che terrorizzava chiunque, non esiste più e non deve più esistere. Il vero Pippo deve accompagnare i piccoli bimbi con risate e filastrocche. Una vecchina mi recita un canto che i giovani soldati urlavano in marcia inascoltati. Quel canto, così diverso dalle nostre nenie, lei e gli altri anziani del paese, lo ricordano così:

” Benito Mussolini ha perso l’intelletto,

fà partire il ’25 che piscia ancor nel letto,

Il Duce che comanda, il Re che obbedisce,

il Popolo patisce, Dio mio quando finisce? “

E la stessa vecchina, come un fiume in piena, con gli occhi colmi di ricordi e le mani che stringono la gonna inconsciamente, mi recita ora anche la preghiera tanto sentita che, più volte al giorno, la sua mamma le chiedeva di dire in quegli anni fatidici quando lei, era solo una giovane ragazza. Quando Pippo, ancora sorvolava lento:

” Ave Maria Grazia plena

fà che non suoni la sirena

fà che non vengan gli aeroplani

e che io possa dormir fino a domani

se qualche bomba vuol cader giù

Madre pietosa soccorrimi Tu

Gesù Giuseppe e Maria

fate si che il nemico perda la via”.

Inutile dire che queste parole mi hanno toccata profondamente. Inutile pensare a quanto siamo fortunati oggi. Troppo. E non è retorica. Questi scorci del nostro passato non devono essere dimenticati così come la dolce vecchina, ancora non ha dimenticato quelle parole. Un bacione a tutti.

L’immagine qui sopra è stata presa da questo bellissimo sito reportage www.immaginidistoria.it.

Per questo post ci tengo a ringraziare mia mamma. Mamma Topa.

 
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La bellezza pura del Giglio

Il Giglio è un fiore particolare. Nella mia Valle non c’è comare che nella sua corte non abbia questo bellissimo fiore, in vaso, in giardino… ovunque.

Il suo nome deriva dal celtico e vuol dire bianco, come simbolo di purezza e splendore. La sua è una bellezza pulita.

In realtà, oggi se ne trovano di tutti i colori e ognuno ha il suo significato. Quelli che vi mostro sono: il Giglio giallo o Cytronella, che significa nobiltà, il Giglio arancio screziato o Davidii che simboleggia ricchezza e orgoglio, e il Giglio rosa e bianco o Superbum che rappresenta la vanità.

Questo fiore, conosciuto anche con il nome di Lilium, e appartenente alla famiglia delle Liliaceae, ed è originario di diverse parti del mondo: Asia, Europa, America.

La nostra tradizione cristiana vuole che provenga dalla Palestina e ne simboleggia la Madonna, Vergine, pura, immacolata, maestosa. E’ il fiore religioso per eccellenza; il Sosan Sahor, Giglio in ebraico, lo è diventato addirittura tramite un editto papale del XVII secolo.

Un’antica leggenda narra che Maria scelse come uomo della sua vita Giuseppe, proprio perchè lo vide con un Giglio in mano, ed è per questo che San Giuseppe è spesso accompagnato da un bastone ricoperto di Gigli. Oggi, però, non è più solo emblema di castità come un tempo, (appartenuto anche a tanti altri santi della nostra religione, come Sant’Antonio, San Luigi, etc…), ma anche di dignità e nobiltà d’animo. Lla mitologia vuole che il Giglio sia nato da una goccia di latte caduta dal seno della madre di Ercole (Giunone o Alcmena, non è chiaro), mentre allattava il figlio prediletto di Giove ancora in fasce.

Siate felici, quindi, se qualcuno vi regala un Giglio, soprattutto voi topine. I maschi potranno pavoneggiarsi come gagliardi, arditi, coraggiosi, distinti… ma voi feminucce, nel riceverlo,, dovrete pensare che è come se vi stessero dando un bigliettino con sopra scritta la frase: “Sei la mia Regina”. Regina di virtù, forte, fiera, elegante, dall’animo pulito.

Se, come immagino, vi farete prendere da tanta gioia, state solo attente nell’abbracciare il donatore a non scontrare gli stami del fiore; i vostri abiti si macchieranno in modo irreparabile. Indelebile è anche il suo profumo:  è persistente, deciso.

Alto fino a un metro e mezzo, il Giglio è un bulbo e le sue radici sono perenni e capaci di rinnovarsi ogni anno per sbocciare durante la primavera o l’estate e regalarci la loro bella visione. I petali, chiamati in realtà tepali, si alternano con i sepali per donarci una meraviglia colorata. I tepali si alternano tra loro, uno sopra, uno sotto e così via a formare la corolla.

Anche il Giglio ha delle proprietà terapeutiche, anche se non se ne conoscono tantissime e, per la maggior parte, sono da utilizzare in modo esterno, se non per il decotto fatto con il bulbo, che risulta essere diuretico ed espettorante. E’ bene usare il bulbo solo in autunno, quando ha completamente finito la fase di fioritura. Il resto di questo fiore può essere utilizzato su ferite, eczemi e dermatiti perchè ha capacità astringenti, decongestionanti e cicatrizzanti.

Mi sembra di vederlo, così nobile e altero, farsi largo tra i germi della nostra lesione e, con tono imperativo, dichiarare: “Oderint dum metuant” alla maniera di Caligola.

Il Giglio è così: può essere tanto bello quanto autoritario. Non per niente stiamo parlando di un fiore abituato a difendere e che in natura deve proteggersi con l’unica arma a sua disposizione: la beltà, mettendosi in mostra. Deve avere per forza questo carattere. E’ lui. lo specchio per le allodole. Innalzandosi così tanto sopra gli altri fiori ed essendo affascinante, fa calare in secondo piano tutti gli altri fiorellini. Accade, allora, che gli altri fiori, bellissimi ma infestanti, non vengano esageratamente fatti riprodurre dagli insetti,  ma rimangano comunque difesi, mentre lui può essere impollinato e creare altri Gigli.

Quanti sono i pittori che lo hanno dipinto! Tantissimi, davvero. Tiziano, Lippi e Botticelli lo raffiguravano spesso in immagini sacre.

Io non potevo fare altro che immortalarlo per voi e per me, con la mia macchina fotografica. E’ meraviglioso. Un’emozione per gli occhi.

Un abbraccio di purezza dalla vostra Pigmy.

M.

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