Il Ruio dell’Acqua

Io sinceramente non lo so come si chiama questo luogo, non so nemmeno se un nome preciso ce l’ha. So soltanto che da qui si può godere di un panorama fantastico. Si vede tutta Triora, si vede tutta Andagna e la chiesetta di San Bernardo. Tutta la vallata e la strada degli alti monti. So soltanto che c’è una fontana dalla quale sgorga perennemente dell’acqua limpida, fredda, cristallina. So soltanto che c’è la cappelletta di una Madonnina e un cavallo color mogano che ti saluta quando passi. Che sembra sorridere. So soltanto che è un posto magnifico e noi, alla fine, abbiamo preso a chiamarlo così: “Il ruio dell’acqua”.

– Andiamo lassù… là… da quel ruio d’acqua! -. Ruio, sta proprio a significare “acqua che scorre” nel nostro dialetto. Siamo appena sopra Triora, sotto a Goina, più precisamente sopra il Camposanto di Triora, per la strada che va a Sansone.

Siamo dopo il campo sportivo, dopo la vecchia Caserma della Seconda Guerra Mondiale (che stà decadendo) e che si affaccia sulla strada che un tempo era governata dalla Repubblica di Genova, la quale la considerava uno dei suoi migliori punti strategici.

Da qui, guardando verso Nord, si vede un grande faraglione, meta preferita dai centauri, e le rovine di una chiesa. Una chiesa molto grande.

Un’altra grande chiesa era quella della Maddalena ma, da come potete leggere sulla lastra d’ardesia, di essa, non si hanno più tracce dal 1942.

In questo punto dominante della mia Valle, gli abeti hanno un verde acceso, soprattutto nella stagione estiva e il praticello davanti alla sorgente permette ai topini di giocare in uno spazio che non è enorme ma pulito.

A rendere questo luogo particolare sono anche gli enormi cubi di ardesia sui quali si può mangiare un panino all’aperto, usandoli come fossero tavoli. E’ meraviglioso.

Poca gente sale fin qui, si è sempre molto tranquilli.

I due tornanti che portano in questo luogo passano nel mezzo di prati e orti e una lunga distesa d’erba, permette al cavallo color mogano, alto e muscoloso, di correre in libertà.

Dalla sorgente, un sentiero che s’inerpica tra le rocce della montagna, ci permette di giungere in cima al monte e non è difficile, nel giusto periodo, trovare qualche fungo. Ma ciò di cui non si può rimanere senza, venendo qui, sono le piante aromatiche come il Timo e l’Origano, dei quali il profumo, è così intenso che lo si sente già percorrendo i primi passi in salita.

E bellissimo è notare i falchetti. I piccoli falchi che girano in tondo, in alto, sulle nostre teste, per poi tuffarsi in picchiata, fino a sparire nel verde della Valle, una volta adocchiata la preda.

Anche le lucertoline ci tengono compagnia crogiolandosi al sole sulle taglienti pietre.

Il Ruio dell’Acqua, è un angolino davvero grazioso, completamente aperto su tutti i lati.

Siamo in cima ad un promontorio e ci si sente parte della natura. Non se ne può fare a meno.

Via dal rumore, dalla città. Venendo qui si gode di tutta la pace che si desidera. Una piacevole sosta.

Se poi si vuole, si può proseguire, alla scoperta dei magnifici itinerari che offre la mia Valle. Questa, è una delle tante porte d’accesso, ricordatevelo, subito sopra a Triora. Un bacione a tutti!

M.

Goina – La località dei Pastori

Oggi andiamo a fare un giro appena sopra Triora. A Goina. Una piccola manciata di case, un forno e una chiesetta che si affacciano sulla meravigliosa Valle. Anche per questo posto ho avuto foto dal mio amico Marco, anch’esso amante della Valle Argentina. Ormai, sono diventata così famosa da avere anche i toporeporter-amici!

Ma torniamo a noi. A Goina, non è semplice arrivarci, è un posticino quasi nascosto che è stato creato nel’500 dalla fuga della gente per la pestilenza che colpì appunto Triora.

Dopo un periodo di frequentazione stabile, durante il quale si sfruttarono molto le qualità del Castagno, il posto andò via via spopolandosi sempre di più, fino ad arrivare a oggi, che è completamente disabitato.

Offre però ancora, a chi viene a visitarlo, il tipico paesaggio alpestre che è della mia Valle.

Sarà una stradina sterrata a portarvici e, una volta giunti, la prima cosa che colpisce il vostro sguardo sarà la splendida chiesetta con un cordone attaccato alle campane del suo minuscolo campanile in modo da poterle far suonare.

Questa chiesetta è stata costruita dal Comitato “Amici di Goina” che, ogni anno, si ritrovano lì per stare tutti insieme e festeggiare.

Questo piccolo Santuario è stato dedicato al Buon Pastore proprio in ricordo a coloro che vivevano questo borgo. I pastori. Ed era gente così povera che le loro case venivano usate per tutto: come dimora, come fienile, come cantina.

Con solo un pugno di castagne crude in tasca – racconta Giacumin Lanteri sul sito del Comune di Triora – si partiva di buon’ora per i pascoli -.

Goina, nome che probabilmente deriva da “piccola gola”, si trova sotto una grotta nell’Alta Valle del Capriolo, dove sono stati rinvenuti resti di questi pastori che popolavano questi luoghi tantissimi anni fa.

La condizione dei denti e delle ossa, ha permesso di capire le vere difficoltà che queste persone avevano per vivere. Non avendo da mangiare e con l’acqua come loro unica fonte di salvezza, anche la crescita ne ha risentito.

Quella grotta era come una fossa comune dove la gente portava i loro morti con un vero e proprio rito funebre e li ricopriva con collane, amuleti e oggetti vari.

Chiamata Grotta del Pertuso si trova ai piedi del Monte Franzè a ben 1300 metri sotto al livello del mare. Pensate. E, in essa, sono stati ritrovati, oltre a utensili inerenti all’età del bronzo, anche una perla azzurra di origine egiziana.

Poco distante alla chiesetta, è stato costruito un forno, completamente in pietra, e viene tutt’oggi usato durante il raduno annuale degli amanti di questi luoghi o da chi decide di passare una giornata in questo verde posticino sfiorato da aria fresca e ricoperto da un cielo azzurro intenso.

Ora vi saluto topi ma vi aspetto per la prossima passeggiata.

Intanto voi godetevi questo piccolo mucchietto di storia, cultura e vita tra i pascoli. Uno squit!

M.