Un semino duro dal cuore tenero: la Nocciola

Buone eh? Le conoscete tutti lo so. Alcuni di voi ne vanno matti, altri invece magari ne sono allergici. Con loro o si va d’accordo o no. Non ci sono mezze misure. SONY DSCSono semini duri. Quello che noi mangiamo, che sta dentro al guscio, o meglio pericarpo, è proprio il seme. Gustoso, croccante. Ma è anche tenero perchè ha delle dolci proprietà. La Nocciola infatti è sebonormalizzante, idratante, addolcente e ideale per le pelli giovani. Dona energia e salute al nostro organismo essendo un grasso vegetale e, come lo fa con lui, lo fa anche con la nostra pelle rendendola turgida e morbida. Molto ricercato anche il suo olio, che viene utilizzato appunto dall’industria cosmetica, perchè è un insieme di grassi buoni e utili, proteine e acqua. Mangiando Nocciole, infatti, si assumono molte calorie. SONY DSCAl tempo dei Romani, la Nocciola, veniva usata anche per il suo aspetto simpatico, come augurio di felicità, in ricche e divertenti composizioni e si leggono tracce di lei, addirittura su manoscritti cinesi risalenti a 5.000 anni fa. Ancora oggi, in terre come la Francia, si continua con queste antiche usanze soprattutto durante la celebrazione dei matrimoni. Avete mai pensato di sposarvi con in mano un mazzolino di Nocciole? Carino e sicuramente originale! Vi sembrerà ridicolo ma in realtà state semplicemente sprigionando tanta energia positiva per festeggiare il lieto evento.

Il vero nome di questa pianta è Corylus Avellana e appartiene alla famiglia delle Betullacee, quasi tutte addolcenti per il nostro fisico e lenitive. La mia Valle ne è piena, sono fortunata. Molto spesso mi avrete sentito nominarle. Le uso tanto e non solo le mangio sgranocchiandole davanti a un film, ma le trovo ottime in insalata oppure nei dolci. Per non parlare del gelato a questo gusto! Lo adoro! SONY DSCNella lingua anglosassone è chiamata Hazel con diverse sfaccettature che ne indicano la grandezza e la qualità ma, in questa lingua, pensate, Hazel è anche il nome di una città del Kentucky, negli Stati Uniti d’America. Devo andare nel Kentucky uno di questi giorni…. se sparisco di nuovo sappiate che sono lì. Scherzo! Nel mio dialetto invece si chiama Ninsoa con la O molto stretta. Eh… ma noi topini… non siamo gli unici ad amarle sapete? Devo dividerle sempre con: Scoiattoli, Ghiri e persino Cinghiali! Sarà per via della sua enorme quantità di Vitamina E. Quei maiali selvatici vogliono sempre avere il pelo il più liscio possibile. E’ per questo che mi sto preparando in anticipo.SONY DSC Ebbene sì, vedete, anche se oggi in commercio questi frutti sono reperibili tutto l’anno, in realtà la loro maturazione avviene verso fine estate, giusto, giusto in tempo per prepararci meglio al letargo. Quindi è tutto un gira gira e magna magna. Dovreste sentire che bailamme nel bosco in quei giorni! Per fortuna però i nostri alberi sono molto generosi. Incredibilmente generosi. Spesso si formano veri e propri grappoli di Nocciole che, con il loro peso, piegano persino i rami più fragili. Uno spettacolo. Per cui topini, preparatevi. Ancora qualche mese di pazienza ma poi potrete farvi la giusta scorpacciata.

Io vado, inizio a fare posto nel Mulino. Un bacio!

M.

 

Lumachina, Lumachina dove vai?

Lumache che girano la mattina, acqua assai vicina.

Un proverbio che si sente dire molto spesso nella mia Valle.

Cari topi, oggi vi voglio parlare di un piccolo esserino che mi è davvero simpatico.DSC_1076 La Lumaca. E’ così buffa. Prende la vita con tutta calma e poi, ogni centimetro che fa, annusa e gusta con quei suoi cornini altezzosi che si ritirano offesi al minimo sfioramento. Mi piace tantissimo guardarle. A molti fanno senso perchè sono bavose, emettono infatti un liquido colloso e trasparente che serve all’animale come lubrificante, per evitare di ferirsi durante gli spostamenti o durante il rientro in tana, spesso veloce.DSC_1079 La sua tana è un guscio calcareo che lei si porta sul dorso costantemente e la forma a spirale, di questo carapace, conferisce a questa bestiolina anche il suo vero nome che è Chiocciola. Appartiene alla famiglia dei molluschi ed è anche commestibile.IMAG7940 Sua cugina, la Limaccia, quella senza guscio, chiamata da noi “bauscia” (bava-bavosa), se ingoiata viva, ha la capacità di guarire dall’ulcera allo stomaco grazie proprio agli enzimi della sua bava. Così hanno sempre detto i nostri nonni.IMAG7942 E questo veniva fatto spesso, durante la Seconda Guerra Mondiale, quando non c’erano altri mezzi.

A Molini di Triora, un ottimo liquore assume il nome di “Latte di Lumaca” proprio perchè questo paese è famoso per la sua Sagra delle Lumache. IMAG7945Si dice fosse un ottimo elisir che usavano le nostre streghe.

Non ci crederete ma le nostre amiche Lumache sono anche utili per la cheratinizzazione della nostra pelle e per cicatrizzare eventuali ferite se fatte strisciare sulla cute. Una connettivina naturale in poche parole.

La Chiocciola è un animale dal carattere assai cauto e molto timido. IMAG7950Ricordo che, quand’ero bambina, le prendevo, le mettevo in una scatola da scarpe e, ogni tanto, davo loro delle foglie di lattuga da mangiare. Amano l’Insalata, la Piantaggine, la Bardana, il Tarassaco e, con i miei amici, gli facevamo fare le corse per vedere quale arrivava prima stuzzicando il codino (che poi sarebbe il piede) con una foglia.IMAG7955 Povere Lumache se ci ripenso! Con quella loro casetta a conchiglia che andava di qua e di là.

Il suo significato è molto semplice da immaginare. Quel suo andare tranquillo indica pacatezza e riflessione soprattutto nelle scelte importanti della vita. Equilibrio e sessualità serena e felice. Legato a questo non dobbiamo scordarci che, la Lumaca, rappresenta anche la fecondità. E’ infatti un animale molto prolifico che partorisce lentamente delle uova grandi come piselli standoci anche tutto il giorno a donare questa vita. A volte, tra l’uscita di un uovo e l’altro, può passare anche un’ora.IMAG7967 Non amano il freddo; in inverno infatti si rifugiano nel loro guscio per starci tutta la stagione e, per proteggersi ulteriormente, creano una membrana all’entrata del loro carapace. Questo velo le protegge dal clima rigido e dai piccoli insetti predatori. E’ difficile infatti che una Lumaca diventi adulta. Nonostante sia completamente trasparente in giovane età, essa è un bocconcino prelibato per uccelli e altri animali… compreso l’uomo, che le mangia quando iniziano a crescere. IMAG7972Quelli che noi chiamiamo “Ciuin”, ossia quelle Chiocciole dal guscio più chiaro, sono le più buone, perchè rimangono piccole e quindi tenere. E sono molto molto proteiche. Come vi dicevo, non amano l’inverno ma amano invece la pioggia, o meglio, l’umidità.IMAG7976 Dopo che ha piovuto, infatti, si possono vedere scorrazzare sulle foglie bagnate e nei prati a bere, rinfrescarsi e mangiare. E che fastidiose sono a volte per fiori e verdura! Non hanno pietà. Divorano tutto. La loro voracità rimane impressa e distinta sulle foglie di parecchi ortaggi. Ma, nonostante tutto, non si può non volergli bene e non sorridere quando se ne vede una.

E, nella mia Valle, è un animale molto conosciuto e molto apprezzato che prendiamo anche molto in considerazione in detti e proverbi. La sapete quella di quando uno è tradito dalla moglie? Ossia cornuto? Noi usiamo dire: “è come un cesto di lumache“.

Io vi mando un bacio e me ne vado, pian pianin, a fare un giro insieme a loro… devo sempre aspettarle, uffi!

Ringrazio Niky per queste belle immagini.

M.

Cucciolo di Geco

Questo, topi, è un post alla Piero Angela e lo dico senza modestia alcuna. Secondo me la troupe di Super Quark può invidiarci tranquillamente e, questa volta, il merito va alla mia amica Nikon che ha immortalato qualcosa di veramente unico: un Geco appena uscito dal suo ovetto. Che piccolo! Penso che una cosa così possa far tenerezza a chiunque. Ma andiamo con ordine.

In campagna è molto facile trovare uova che non si sa a chi possano appartenere. Purtroppo, a volte vengono abbandonate e, raffreddandosi troppo, non ne nasce più nulla. Altre invece, sono quasi in procinto di rompersi, o meglio, di essere rotte. Da chi? In questo caso dal nostro amico Geco che, grazie a un dentino che ha sopra la punta del naso, come Lucertole e Tartarughe, può spaccare il guscio. Quello stesso dente,  dopo pochissimi giorni dalla nascita, sparirà e, al suo posto, ci sarà il naso tondo classico che questi piccoli sauri posseggono.

Cugini della Lucertola, sono ancora più utili. In cosa? Ma è semplice: nell’acchiappare insetti fastidiosi, primi fra tutti le zanzare. Inoltre, grazie alle particolari ventose di cui è formata la parte inferiore del suo corpo, può arrampicarsi su ogni superficie e inclinazione rimanendo anche a testa in giù. Le sue zampe  sono studiate da anni per questa loro grande capacità.

Il Gekkonidae è innocuo nei confronti degli umani, ma spesso viene rincorso con scope e ramazze, in quanto considerato un rettile schifoso e pericoloso. Sapete, invece, qual è il suo significato? Il Geco è un animale dalla forte carica simbolica. In tutto il mondo rappresenta la rigenerazione, la forza davanti alle avversità e l’amicizia duratura. Ecco perchè è spesso usato come simbolo di tatuaggi o gadgets e in tante tribù se lo dipingono sul corpo. In diversi luoghi del mondo, poi, i Gechi sono considerati animali portafortuna o addirittura delle divinità. In Italia, invece, non è così dappertutto. In alcuni luoghi e regioni, questi piccoli animaletti sono visti come portatori di malattie e sventure. In particolare nelle zone meridionali, dove sono più diffusi, si crede che se un Geco cammina sulla pancia di una donna incinta ne causi l’aborto o una malformazione nel bambino. Si dice anche che, se un geco cammina su una parte del corpo scoperta, ne provochi la perdita per necrosi immediata. Posso giurarvi che da piccola giocavo a tenere in mano i Gechi tutto il giorno e le mie due zampe anteriori non hanno nessun problema. In alcune regioni  queste piccole creature sono considerate velenose e vengono addirittura chiamate tarantole. In effetti, ci sono dei Gechi velenosi, ma non vivono nelle zone temperate e non hanno questi colori spenti dei nostri Gechi europei. Solitamente vivono in Africa o nell’America del Sud, in zone con una grande escursione termica e hanno colori sgargianti, quasi fosforescenti. Fortunatamente, in molte zone dell’Italia, come l’Abruzzo,  i Gechi vengono considerati portafortuna, tanto che quando una persona è molto fortunata si dice “hai un geco in tasca” e quindi non vengono cacciati di casa o, peggio ancora, uccisi.

E poi guardatelo, così piccolo, ancora sporco del liquido dell’uovo. Come si fa a non emozionarsi? E Niky vi fa vedere come è grande mettendoci vicino la sua unghia del dito indice! Allora, che ne pensate, siete ancora un po’ incerti se apprezzare questi esserini oppure no? Be’, io vi abbraccio ugualmente e vi aspetto per il prossimo post. Un bacio a tutti!

M.

Lucertola, anche lei tra un po’ andrà in letargo

Miss Lizard topini! Ecco a voi la Lucertola.

Ohi, ohi… già vedo le vostre smorfie… Ma cosa vi ha fatto di male? Striscia ed è veloce, è questo che v’infastidisce vero? Eh sì, lo capisco, e in effetti devo ammettere che quei suoi scatti rapidissimi destabilizzerebbero chiunque. Ma, in realtà, la Lucertola è un animaletto molto buono che non farebbe male nemmeno a una mos… Beh, a una mosca forse sì.

Si nutre infatti di vari tipi di insetti, aracnidi, vermetti, lumachine microscopiche e piccoli frutti. Per una legge della natura e della sopravvivenza io la trovo utilissima quindi!

Questo esserino fa parte della famiglia dei Lacertidi e, in questi giorni, nei quali le temperature stanno iniziando ad abbassarsi, comincia a cercarsi una tana per l’inverno.

Cibo, non ne troverebbe e, con il freddo, i suoi movimenti diventerebbero lentissimi e sarebbe una preda troppo facile per i predatori, senza contare che, alle temperature vicino allo zero, incontrerebbe morte certa.

E noi possiamo aiutare le Lucertole sapete? In un modo semplicissimo. Basterà organizzare nel nostro giardino un insieme di piccoli muretti a secco e rami accatastati o mucchi di pietre. Lo allestiremo con qualche siepe di diverso genere ed ecco, bello e pronto, uno splendido habitat per questi piccoli rettili.

Nella mia Valle ce ne sono di tantissime razze senza contare quelle che possiamo incontrare in tutta Italia!

Ma lo sapete che esiste addirittura una razza di Lucertola Campestre, molto comune, chiamata proprio Lucertola Ocellata della Liguria? Ebbene sì. E poi ancora: quella di Horwarth, quella Alpina, quella Muraiola, quella Tirrenica, quella Bedriaga e infine, quella Vivipara. No, non sono pazza; quest’ultima particolare specie di Lucertola, partorisce i suoi cuccioli già sviluppati e completamente autonomi mentre, solitamente, la Lucertola depone, scavando una buca nella terra con le zampette anteriori, dalle 2 alle 12 uova all’anno durante il periodo estivo. Queste uova si sviluppano e vengono poi rotte dal piccolo grazie al “dente della vita”. Un particolare corno di cheratina che si trova sulla punta del muso e che poi cadrà senza lasciare segni. Come accade alle tartarughe. Queste uova rimarranno sotto terra fino alla loro schiusura.

I colori della Lucertola Campestre, quella più visibile da maggio a ottobre che riposa ai tiepidi raggi del sole e che tutti conosciamo, sono stati splendidamente descritti da Sergio Abram, scrittore e ricercatore faunistico-ambientale che così ne descrive la livrea: superiormente è bruna-grigiastra, o grigia-rossastra, o bruna-verdastra, o verde con macchie o con reticolature scure. Inferiormente è rossastra, aranciata o giallastra, macchiettata di scuro e, talvolta, con bordi scuri o blu.

E’ vero. La Lucertola può essere così variopinta, a seconda della razza e delle sfumature che mostra che, sotto il sole, oltre a brillare, sfodera tutte queste tinte luccicanti. E’ un animale dal sangue freddo, eterotermo e, ormai, farà capolino dal suo nascondiglio il prossimo aprile.

A lei dedicati sono diversi i detti e i proverbi creati dall’uomo alla ricerca di metafore verso questo animale simbolo del Dio Ermes: “Essere agile come una Lucertola” – “Sembra vivere di Lucertole” – “Stare al sole come una Lucertola”, e chi più ne ha più ne metta. Perchè è un animale che ha sempre convissuto con noi.

Questo sauro, dalla testa piuttosto piatta e triangolare, è conosciuto fin dall’antichità, dalle credenze mitologiche, dai tempi dei Greci e dei Romani che addirittura credevano, du­rante l’inverno, che la Lucertola andasse in letargo per risvegliarsi poi in primavera e, per questo, assumeva un significato simbolico anche in ambito funerario, rap­presentando la morte e la rinascita, e spesso, era ri­prodotta in questo contesto sulle lastre tombali.

La rinascita. Come a rinascere può pensarci la sua coda se viene mozzata. La Lucertola, dotata della capacità cosiddetta della “morte apparente” permette a questo suo quinto arto di staccarsi tramite tagli interni vertebrali e rimanere quindi nelle fauci del predatore che, quando riesce ad accorgersi della presa in giro, ha ormai già lasciato troppo tempo di fuga alla Signora Lucertola. Eh sì. A quel codino, finchè rimane ossigeno nei vasi sanguigni, continuerà a muoversi come un esserino acchiappato che tenta di liberarsi. Lucertola se ne andrà contraendo i muscoli che eviteranno l’emorragia e starà così fino alla ricrescita della nuova coda a punta. Affascinante non trovate?

Sono tanti i cugini di Lucertola che vivono qui da me: c’è la Salamandra, il Ramarro, il Geko… il Camaleonte… Scherzo, il Camaleonte non vive qui in Valle Argentina ma è parente di questo simpatico animaletto e, piano piano, vi farò conoscere tutta la famiglia.

Per ora vi saluto, alla prossima!

M.