Via Camurata e il quartiere Sambughea

Topi, la festa di Halloween è già passata, ma oggi ho da raccontarvi una storia che mette davvero i brividi. Munitevi di coraggio, perché ve ne servirà per attraversare i luoghi che voglio mostrarvi in questo articolo.

Siamo a Triora, il paese più misterioso della mia bella Valle.

Vi ho parlato spesso delle sue meraviglie nascoste e delle dolorose vicende che si susseguirono qui, ma c’è una cosa che ancora non vi ho raccontato.

Seguitemi, entrate con me dentro il paese. Percorrendo tutta la via principale, si giunge alla piazza Beato Reggio, quella con lo stemma di Triora raffigurato al centro del pavimento lastricato. Alla nostra sinistra c’è la chiesa della Collegiata, sorta – così si dice – su un antico tempio pagano.

Alla nostra destra, invece, ci sono i tavoli colorati del Ricici Caffè e del Cocò Café. Le persone qui si siedono a sorseggiare qualcosa in compagnia, scambiandosi due chiacchiere.

Dirigendoci verso i portici, imbocchiamo la via che ha inizio sulla destra. Il suo nome è già tutto un programma, topi miei. Si chiama Via Camurata e c’è una leggenda che spiegherebbe il motivo particolare e spaventoso dietro questo appellativo.

Via Camurata - Sambughea - Triora

Una targa arrugginita ci comunica dell’accesso a un quartiere molto suggestivo, quello della Sambughea, “dove il borgo mostra i suoi più genuini aspetti”, così cita l’insegna.

Credo non ci sia niente di più vero, topi, perché ci troviamo nel cuore nascosto di Triora, quello che non si spiega facilmente agli occhi dei turisti. Era – ed è ancora – il limite più basso della città, il suo confine, ed è rimasto uno scrigno dai mille misteri.

La via Camurata è buia, coperta da volte più o meno alte, raramente intervallata dalla vista del cielo. I lampioni la illuminano notte e giorno, si respira un’aria molto suggestiva. Si procede in discesa, mentre non si può fare a meno di notare che il borgo, che mostrava il suo volto più allegro e giocondo in Piazza Beato Reggio, qui fa trapelare una faccia assai diversa, cupa e ombrosa.

Il silenzio pervade ogni cosa, non c’è traccia degli schiamazzi dei bambini, delle voci lontane della televisione, né del chiacchiericcio delle persone che fanno comunella davanti ai negozietti di souvenir.

Si ode il fruscio del vento, lieve, ma costante, come se ci trovassimo nel bosco. Gli uccelli cinguettano in lontananza, la loro eco, però, qui sembra meno gioiosa. Ovunque c’è odore di pietre umide, a tratti si percepisce quello tipico delle cantine.

La maggior parte delle case di questa via sono abbandonate, in rovina, sembrano grotte, talmente sono buie. Il tempo pare essersi fermato a decenni, forse secoli fa, come avvolto da un terribile incantesimo.

Via Camurata - Triora3

Persiane rotte e scardinate, infissi usurati dal tempo, porte ricoperte di ragnatele, piume di uccello sui muri e vetri rotti alle finestre la fanno da protagonisti in questo scenario surreale.

Sembra di sentire cigolare i cardini al vento, ma è solo suggestione. Ci si accorge che qualcosa non va, si percepisce.

Stando alla leggenda di cui vi parlavo prima, questa via racchiuderebbe segreti terribili.

Pare, infatti, che un anno in cui la peste si fece particolarmente feroce, la gente ammorbata che viveva in questa via e resisteva tenacemente alla malattia senza voler spirare per ricongiungersi al Creatore, venisse murata ancora viva all’interno delle abitazioni.

Non mi credete? Lo so che è difficile e che penserete che io abbia alzato un po’ troppo il gomito, ma sembrerebbe vero, a giudicare da quello che ho potuto vedere nel mio tour. Guardate!

La via, tutta, è costellata di porte evidentemente murate. Ce ne sono a bizzeffe, alcune nascoste, altre più irriverenti nel mostrare il loro passato, ma sono numerose, è impossibile non notarle.

Come se ciò non bastasse, ad accrescere la tetraggine dell’atmosfera che qui si respira sono alcuni soffitti delle volte che fanno da tetto alla via.

Triora - Via Camurata

Forse dalle foto si nota poco, ma sono neri come la pece, perché questo quartiere fu interessato anche da un devastante incendio, forse lo stesso appiccato dai nazisti nel luglio del 1944 e che interessò in particolar modo Molini di Triora.

Insomma, non ci si stupisce che questa stradina sia rimasta disabitata per tantissimo tempo!

Sotto la Via Camurata scorre un altro carruggio, altrettanto suggestivo: la Via Sambughea, dalla quale il quartiere trae il suo nome. Anche qui una leggenda ne spiega l’appellativo. In seguito all’abbandono della zona, pare che tutto il quartiere sia stato invaso dai sambuchi, piante che, tra l’altro, sono considerate tra le più care alle streghe.

Anche qui il tempo sembra essersi fermato, ma qualche coraggioso abita ancora tra queste pietre affastellate le une sulle altre.

Gli scorci che si vengono a creare sono stupendi, a metà tra l’abbandono e il recupero. Casette rustiche curate da mani sapienti si alternano a ruderi pericolanti, che paiono tenuti insieme solo dalle tenaci radici dell’edera.

In Via Camurata sorgono ben due Bed&Breakfast: La Stregatta e Casa Grande. Nelle vie adiacenti, invece, ce ne sono altri due, La Tana delle Volpi e Ai Tre Cantici. Sapete dove andare, se volete sostare qualche giorno a Triora per attraversare gli scorci più suggestivi che il borgo nasconde.

Qualcuno di voi topi sa dirmi di più riguardo queste due vie e le porte murate? Son solo leggende per spaventare i topini, o in esse c’è un fondo di verità? Fatemi sapere!

Io vi saluto, adesso. Ho i brividi ai baffi, con tutto questo parlare di misteri.

Un bacio terrificante dalla vostra Prunocciola.

 

Belin che zucca!

Be’, topi, io lo so che non tutti amano questo ortaggio, ma non posso proprio non farvelo conoscere. Negli orti della mia Valle cresce così bene che è uno spettacolo vedere quelle trombe appese, attorcigliate, allungate, contorte… assumono forme incredibili! Nelle altre zone d’Italia le zucche sono per lo più tonde, mentre qui da me, come vi ho già detto altre volte, esiste quasi solo la qualità lunga, a forma di tromba, che non si trova altrove. Gli esperti dicono abbia un gusto assimilabile a quello della nocciola e pare sia stata importata nella mia terra in tempi remoti dai marinai.

 

Qualche mio convallese pianta anche le tonde, ma noi liguri amiamo di gran lunga quelle tipiche del nostro territorio.

Tonda, a fiasco o a tromba che sia, oggi ve ne racconto qualcuna su questo frutto colorato.

zucche

Nell’antichità rappresentava la resurrezione dei morti, come testimoniano alcune tombe ritrovate in Germania, dentro le quali erano state collocate noci, nocciole e zucche, che erano considerate un viatico per la rinascita e l’ascesa al cielo.

Ed ecco che ci ricolleghiamo alla notte di Halloween, che precede la festa dei morti cristiana. E ora non cominciate ad arricciare i nasi, fate i bravi, che vi sento lamentarvi di questa festa un po’ strana, ma devo raccontarvene una che forse non sapete. Come da tradizione, si svuotano le zucche per trasformarle in teste dalle sembianze mostruose, che vengono illuminate da un piccolo lumino posto al loro interno. Le zucche vengono messe poi sui davanzali delle tane o agli angoli delle strade, rappresentando l’arrivo dei morti nella notte che i Celti consideravano il vero e proprio Capodanno.

zucca halloween

Come già detto, esistono diverse varietà di zucca, e quella tonda evocò in Europa la somiglianza con la testa umana,  tant’è che nacquero i vari modi di dire legati a questo ortaggio: “Copriti la zucca”, “zucca pelata”, “aver poco sale in zucca”… A me fa sorridere il fatto che per la festa di Halloween si illuminino le zucche. Mi sembra quasi che, con la luce messa dentro l’ortaggio, si voglia simbolicamente portare luce, illuminazione, saggezza anche nella testa di chi le guarda.

zucca halloween jack o'lantern

Nell’antica Grecia la zucca era associata alla Luna e alla Grande Madre, simboleggiava l’abbondanza, la fecondità e la prosperità, oltre che la buona salute.

Anticamente la zucca veniva svuotata e usata come contenitore per trasportare cibi e bevande, oltre che per conservarvi il sale. Si faceva seccare per bene nei solai, in modo che la polpa al suo interno si asciugasse e la scorza diventasse rigida come il legno. A quel punto si tagliava la parte del picciolo e si riempiva di cibi e bevande. Il mio topo-nonno ci teneva dentro il vino e nella sua tana ne aveva conservata una con dentro un piccolo presepe! Eccola qui, vi mostro la sua fiaschetta, decorata con le sue mani:

zucca lagenaria fiaschetta

Le zucche atte a questo utilizzo erano le zucche lagenarie, insieme a tutte quelle qualità non commestibili. Sempre con le zucche lagenarie si creavano addirittura degli strumenti e oggi si realizzano oggetti d’arredo molto carini, come abat-jour, casette per gli uccelli, portafrutta e vasi. Non crediate, però, che sia semplice dedicarsi a quest’arte. Nossignore! Le zucche lagenarie richiedono una certa cura, sia quando sono ancora nell’orto, che una volta raccolte. Bisogna pulirne bene la scorza e assicurarsi che non marciscano, per non parlare, poi, di tutti i decori fatti al pirografo o a intaglio!

Quelle che vedete qui sotto le ho decorate io con la tempera, è stato divertente e ora fanno la loro ratta figura nella mia tana.

zucca lagenaria decorativa

Un altro uso antico di questo ortaggio era quello di aiutare gli aspiranti nuotatori, che si immergevano nell’acqua insieme a una zucca che fungeva da galleggiante.

Alla zucca, però, sono stati anche associati simboli negativi, poiché è grande e bella sì, ma non ha altrettanti valori nutritivi; essa, infatti, è povera di protidi e lipidi ed è insipida. Eppure credo che questa possa essere una caratteristica molto utile alle topine attente alla linea, visto che è assai poco calorica.

La zucca contiene le vitamine A, B ed E, è altamente digeribile e si presta bene alla realizzazione di piatti dolci e salati. Si mangiano persino i semi, abbrustoliti e salati. Io ne vado davvero matta! Sempre il mio topo-nonno teneva per abitudine in tasca questi semi, sgranocchiandoli con me sul sentiero che mi portava a scuola.

Dai semi si estrae anche un olio che viene usato nella cosmesi e vengono utilizzati in medicina per combattere la tenia, ovvero il verme solitario, per il quale i semi della zucca risultano tossici. I semi, inoltre, sono in grado di prevenire le disfunzioni delle vie urinarie.

zucca autunno.jpg

Questo ortaggio è originario dell’America centrale. I nativi americani del nord la consideravano un alimento base della loro dieta. Sono davvero molte le sue proprietà benefiche; la polpa contiene diversi principi attivi e viene usata come diuretico e lassativo, oltre che per lenire le scottature della pelle e il prurito causato dalle punture degli insetti. Ha un basso contenuto calorico, è antiossidante ed è ricca di minerali (calcio, sodio, potassio, fosforo, magnesio, ferro…), previene i tumori e contrasta il diabete e l’ipertensione arteriosa. Fin dall’antichità, alla zucca sono state attribuite proprietà calmanti; è infatti consigliata a chi soffre di ansia, insonnia e nervosismo.

zucca decorazioni

Un vero toccasana, insomma! Personalmente amo questo ortaggio, lo faccio in mille modi durante tutto l’inverno: sformati, risotti, minestre, vellutate, dolci… e chi più ne ha più ne metta. Mentre le zucche tonde si prestano bene a zuppe e minestre, quella trombetta è molto versatile e meno farinosa delle sue parenti. E’ l’ingrediente principe di ricette tradizionali quali i Barbagiuai e la Torta Verde, ma la usiamo anche grigliata, in sformati e torte dolci.

zucca grigliata

Insomma, sbizzaritevi topi! E ricordatevi di mettere sempre un po’ di sale… in zucca.

Un abbraccio dalla vostra Pruni-zuccona.

 

Triora: siete pronti per Halloween?

“Il Comune di Triora organizza, per i giorni 31 ottobre e 1° novembre ‘Halloween 2012‘.

La manifestazione, che rappresenta da diversi anni un appuntamento imperdibile per le migliaia di persone che si riversano a Triora, prevede oltre ad animazioni, concerti e varie rappresentazioni, anche una ‘mostra mercato’, riservata a 50 bancarelle, che verranno selezionate dall’Amministrazione Comunale tra esercenti, commercianti, coltivatori ed artigiani, che vendono prodotti in sintonia con il tema della manifestazione. I banchi potranno essere montati a partire dalle 8 del 31 ottobre”.

Ecco cosa potete leggere su sanremonews.it topini! Un avviso importante. Un appuntamento al quale non potete mancare. Perchè? Semplice. Secondo voi, in quello che è considerato il paese delle streghe, la Salem d’Italia, ossia appunto Triora, che tipo di festa di Halloween possono fare? Ripeto, semplice…. Meravigliosa! Una festa meravigliosa.

Un momento dell’anno che non potete perdere. Potrete travestirvi da ciò che vorrete: streghe, maghi e lupi mannari. Potrete acquistare graziosi oggetti nel mercatino a tema. Potrete bere e cantare in compagnia. Di giorno, di notte, è sempre festa.

Unico neo, ma mi sento in dovere di dirlo: attenti ai bimbi piccoli, a una cert’ora della notte, perchè spesso c’è chi alza un pò il gomito. E’ normale, voglio dire, ma… fate come Cenerentola, a mezzanotte, se avete pargoli con voi, ritornate alla tana.

Per chi invece è libero e bello, non rimane altro che aspettare l’alba!

Un alba misteriosa, colorata, frizzantina… E sarà bellissimo vedere tutti quei costumi sfilare. Ognuno si compra, o si crea, l’abito più bello. Il cappello più particolare, la gonna più sgualcita. Con ragni finti che penzolano e ragnatele che avvolgono. Con zucche al posto delle teste e lumini da tenere in mano.

Ma i divertimenti della “Notte Nera” non finiscono qui. Ci sarà il teatro all’aperto, il concerto, i racconti sulle streghe del XVI e la loro danza, insomma, non vi annoierete di certo e, se la stagione lo permette, si potranno gustare anche le caldarroste.

Non sarà l’unico post su Halloween che farò, perchè è una festa molto sentita nella mia Valle ma volevo, in tempo, non farvi perdere questa occasione.

Un bacio, preparatevi, non manca molto!

M.

Altro che scherzetto di Halloween!

Queste notti di pioggia mi fanno venire in mente una sera di qualche anno fa.

Ero nella tana da sola, mi capitava spesso in quel periodo, ora fortunatamente non più. Saranno state circa le 22:00. Da qualche giorno pioveva ma, come fosse stato fatto apposta, solo di notte. Pochi i danni, fogliame per le strade, nessuna stella in cielo e nessuna anima viva per le vie. Ero al computer e non c’erano disguidi alla linea elettrica.

A un certo punto squillò il telefono fisso.

Risposi: «Pronto?»

Non sentii nessuno dall’altra parte, solo una specie di click e un brusio, e allora ripetei: «Pronto?».

Iiniziai a sentire respirare in modo pesante e restai in ascolto. Dopo pochi secondi, dall’altra parte della cornetta, mi risposero in questo modo: «Prontoooo…..sono iooooo….prontooo!».

La voce era gracchiante, metallica, ansimante. Era sicuramente lo scherzo di qualche amico idiota e non mi preoccupai più di tanto.

Feci per posare il cordless sul tavolo ma squillò di nuovo. Ripetei la stessa parola di pochi minuti prima con tono più deciso: «Pronto?»

Attesi.

Ancora quel click e lo stesso brusio, come un collegamento che viene effettuato.

Questa volta la voce rispose prima: «Ciaooooo…. sono ioooo…. chi parlaaaa?»

La storia iniziò a piacermi poco, un amico non avrebbe continuato a schernirmi e perchè, poi, chiedere a me chi stesse parlando? Non dissi nulla, aspettai e la voce continuò: «Chi seiiiii? Chi seiiii?» .

Ero nervosa. Deglutii e d’istinto chiusi la comunicazione.

Mi guardai intorno, come ad aspettarmi di vedere una nera figura venirmi incontro. Iniziai a correre per le stanze, ad accertarmi che le finestre fossero ben chiuse e, mentre giravo il chiavistello alla porta d’entrata, il telefono squillò di nuovo.

Risposi, credendo di poter tenere sotto controllo le mosse del malintenzionato: «Pronto?!»

«Pig……!», click, ssshssh. Poi, silenzio. Era la mia amica, la riconoscerei tra mille.

Mi stava chiamando, ma non fece in tempo a ultimare il mio nome, qualcosa interruppe la comunicazione.

Cosa stava succedendo? La voce della mia amica era agitata, ma non potei finire di pensare. Quella voce, di nuovo, interruppe le mie riflessioni: «Sentiiiii….sentiiii….sono iooo….»

«Ma io chi?» domandai innervosita.

«Sono iooo! Ciaooo…sonooo… »  sibilò.

Chiusi, presi il cellulare e chiamai la mia amica.

«Pigmy, sono tre volte che provo a chiamarti, perchè mi rispondi e non parli?»

«Ma sì che parlo, però sento una voce gracchiante che continua a dirmi “sono io”!»

Dissi alla mia amica che quella voce, probabilmente maschile, era davvero fastidiosa, lasciava un senso di freddo nelle ossa.

«Hai paura?» mi chiese lei preoccupata.

«Non proprio, mi sono assicurata di aver chiuso tutto, ma sto bene. Eventualmente ti farò sapere, lascia il cellulare acceso.»

Tuttavia quella sera non accadde più nulla. L’indomani sera, però, si verificò la stessa scena, ad ampliare la suspense cerano i tuoni e i lampi che brillavano nel cielo nero.

Squillò il telefono fisso, erano le 21:00, questa volta.

«Pronto?»

Nessun click e nessun brusio. La voce iniziò: «Ciaooo…sono iooo….devooo parlartiii….» e nel mentre un respiro affannato, oppresso. Per dire due sillabe impiegava mezz’ora.

Non ne potei più: «Ma chi sei?! – urlai – La vuoi finire?!»

La voce mi rispose nel modo peggiore possibile:  «Non avereeee pauraaaa….»

Se in quel momento mi avessero fatto un prelievo, probabilmente non avrebbero trovato nemmeno una minima stilla di sangue dentro di me.

Dovevo chiamare i carabinieri? Non lo sapevo nemmeno io. E se fosse stato solo uno stupido scherzo? Forse potevo dire loro di mettere il telefono sotto controllo ma…. CSI esiste solo in America. Quelli, con tutto il rispetto, avrebbero iniziato a fare ciò che meno avrei voluto e, cavoli, dovevo finire assolutamente dei lavori per l’indomani.

Se avessi chiamato la mia amica, si sarebbe precipitata a casa mia e non volevo metterla in pericolo né spaventarla.

Mi risolsi che avrei fatto finta di niente. Avrei fatto credere alla mia amica che volevo prendere delle precauzioni.

«Ascolta, – le dissi al cellulare – non ha telefonato, ma richiamami lo stesso sul fisso. Anche se non mi senti parlare, dimmi una qualsiasi frase da far capire che in casa con me ci sono i miei genitori, io non parlerò, perchè di fatto non riesco a sentirti. Parla da sola, fai botta e risposta»

«Ok.» mi rispose lei convinta, e così fece.

Non so se fu quello a funzionare, ma quella sera non accadde più nulla.

Mi tranquillizzai e, non so come, andai anche a dormire.

L’indomani sera la scena fu la medesima, o quasi.

Driiiin…driiiin…

Alzai di botto lo sguardo verso la parete davanti a me.

Avevo il terrore a rispondere, ma allo stesso tempo, questa volta, avrei dovuto chiamare davvero le forze dell’ordine, non avevo più dubbi. Potevano fare ciò che volevano, anzi, sarei andata direttamente a dormire in caserma.

Di colpo non era più né uno scherzo né un malintenzionato: nella mia testa il misterioso interlocutore si era trasformato in un omicida seriale che aveva preso di mira proprio me, per ammazzarmi nel modo più cruento ch’io abbia mai visto in qualsiasi film dell’ hor……

Interruppi il mio chiacchiericcio mentale e risposi, sebbene fossi meno sprintosa delle sere prima: «P…pronto?» chiese la mia flebile voce.

«Pronto, signora Pigmy?» la voce era quella di una donna.

Mi destai immediatamente: «Chi parla?»

Quella che doveva essere una signora di mezz’età si presentò: «Signora Pigmy, mi chiamo Euridice.»

Chi strafunchia è Euridice?, mi chiesi con un’espressione incomprensibile in volto, ma me lo disse lei: «Ascolti, signora Pigmy, sono la figlia del signor Taldeitali. Vede, devo parlarle per un disguido che c’è stato.»

E se fosse la moglie del serial killer che verifica se sono in casa?

Non dicevo nulla, lasciavo parlare lei: «Io abito in via Vattelapesca, ha presente dove c’è il negozio di computer? Ecco, lì, al secondo piano. Mi chiamo Euridice Taldeitali, volevo avvisarla che i tecnici della telecom, quando l’altro ieri c’è stato quel problema per il maltempo, hanno collegato il suo numero di telefono alla nostra centralina. Penso abbiano invertito i cavi o messo tutti e due i cavi al suo numero.»

Stavo ragionando, non riuscivo a rispondere. Pronunciai solo un “Ah…” e allora lei continuò: «Signora Pigmy, mio padre ha provato a spiegarle, ma vede,  è stato operato alla gola e parla con una macchinetta che gli dà una voce artificiale…»

Non ho altro da dirvi, cari amici topi.

So che state faticando a crederci, ma è la verità! Mi trovai di colpo a provare due sentimenti contrastanti. Il primo era una tenerezza infinita per quell’uomo anziano, che poi conobbi e che avevo praticamente maltrattato; il secondo era continuare a chiedermi:

  1.  quante probabilità ci fossero che, tra milioni e milioni di linee telefoniche, con un temporale, dovesse saltare proprio la mia.
  2. quante probabilita ci fossero che, tra milioni e milioni di tecnici telefonici, l’unico idiota a collegare due numeri sulla stessa linea capitasse a me.
  3. quante probabilità ci fossero che, tra milioni e milioni di persone, si dovesse collegare la mia linea con quella di un uomo di circa novant’anni con la voce da robot grazie a un gracidante marchingegno.

In ultimo, tanto per darmi anche il ben servito, questa gentilissima signora mi disse anche: «Certo, Pigmy, che lei ha un nome davvero strano!»

Sorrisi, nonostante tutto:  «Già, ha proprio ragione signora E-U-R-I-D-I-C-E!»

Un urlo a tutti con abbraccio, perchè Halloween mi fa un baffo!

 

photo caterpillar.blog.rai.it

 

M.

Le Bazue e il brindisi delle streghe

Lo sapete chi sono le Bazue? La zeta viene pronunciata quasi come una s. Sono le streghe!

Cosa volete, in fondo vivo in una valle in cui si parla principalmente di loro, di gnomi e di lumache. A proposito di ciò, mi viene in mente che tra quasi un mesetto si festeggerà Halloween, e non vi dico qui cosa succede! Feste, travestimenti, notte in bianco, vampiri, zucche e chi più ne ha, più ne metta: una festa che meriterà sicuramente un articolo tutto per sé. Quello che però volevo farvi sapere è che nulla può iniziare senza prima un piccolo tocco di magia. Ho pensato allora, facendomi aiutare dalla mia amica Titania Hardie, inventrice di pozioni d’amore, di aiutarvi a preparare “Il brindisi delle streghe”. Sì, avete capito bene, e lascerete tutti senza fiato.

Questa bevanda è ideale per creare un clima allegro o suscitare un’atmosfera euforica e, ve lo dice una topostrega. Potete stare certi che non è utile solo in compagnia, ma anzi, con un ammiratore/rice solitario/a, fa miracoli!

Eccovi gli ingredienti e fidatevi di Titania: ha scritto libri interi stracolmi di ricette!

Procuratevi:

  • foglie e una dozzina circa di fiori di borragine;
  • 50g di cubetti tostati di pane nero;
  • 100g di zucchero grezzo
  • 3 zollette di zucchero imbevute di Grand Marnier o Cointreau;
  • 1/2 noce moscata (in un pezzo unico);
  • 1 stecca di cannella;
  • 1 pizzico a testa di zenzero in polvere;
  • qualche chiodo di garofano;
  • 1 cucchiaio da tavola di acqua di fiori d’arancio;
  • 1 scorzetta d’arancia;
  • 1 litro di birra scura;
  • 1 litro di vino aromatizzato ai fiori di sambuco o mirtillo.

Tremate, tremate, le streghe son tornate!

Ora, mescolate tutti gli ingredienti in una grossa coppa, cominciate con le foglie di borragine finemente sminuzzate e i cubetti di pane tostato, aggiungete lo zucchero, le zollette di zucchero, le spezie, l’acqua di fiori d’arancio e la scorzetta di arancia. Scaldate leggermente la birra e il vino in una pentola capiente, senza far bollire, e aggiungeteli poi agli ingredienti della coppa, poco per volta, mescolando bene finché tutto non si è amalgamato (o la coppa è esplosa). Infine, spargete i fiori di borragine in superficie e lasciateveli per circa dieci minuti finché sarete pronti per servire.

L’ideale, sarebbe tenere il tutto su un fornellino, quindi cercate il contenitore adatto. La borragine fiorisce bene per tutto l’autunno, ma se non riusciste a trovarla, acquistate da un buon erborista un preparato per tisane alla borragine e scegliete un altro fiore per decorare, come ad esempio i petali di rosa.

Correte ad allenarvi, Halloween è alle porte, non vorrete mica rimanere a mani vuote? E siate originali al momento del “dolcetto-scherzetto”, fate bere un sorso caldo a chi sta fuori al freddo… Be’, magari risparmiate i piccoli topini.

Pigmy.

M.